Nel mondo di Musetti: "Mi sento simile a Tsitsipas. Porte chiuse? Basta che ci sia Simone"

Interviste

Nel mondo di Musetti: “Mi sento simile a Tsitsipas. Porte chiuse? Basta che ci sia Simone”

Lunga chiacchierata con il classe 2002 più promettente del mondo. Le ambizioni, il coach come un secondo padre e gli allenamenti con i big a Melbourne: “Djokovic mi ha impressionato più di tutti”

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - Pre qualificazioni Internazionali d'Italia 2019 (foto Felice Calabrò)
 

Sono tornato a giocare dal 4 maggio dopo un mese di inattività. Non è stato difficile perché in quarantena mi sono allenato tutti i giorni fisicamente, ma nemmeno semplice perché non ho sentito la pallina per un mese“. Se gli chiedi quanto tempo gli servirebbe per essere pronto a tornare in campo, la risposta è l’avverbio di tempo che chiude questa intervista – una risposta che tradisce tutta l’energia della sua fresca maggiore età. Lorenzo Musetti è il tennista nato nel 2002 più alto in classifica (è 284°, suo best ranking), uno che se non fosse arrivato Jannik Sinner a cambiare le regole del gioco occuperebbe la prima riga di ogni taccuino italiano.

Campione dell’Australian Open dei piccoli nel 2019, Musetti ha abbandonato l’attività junior dopo il Roland Garros dello stesso anno ed è passato definitivamente tra i grandi, dimostrando subito di essere fatto di una pasta interessante. Un quarto e una semifinale a livello challenger, l’ultimo turno di qualificazione raggiunto all’Australian Open di quest’anno e il dignitosissimo esordio nel circuito maggiore a Dubai, contro Rublev, conquistato partendo dalle qualificazioni. “Il torneo più bello della mia vita. Affrontavo uno dei giocatori più in forma del momento ma gli sono stato attaccato alle caviglie sin da subito. Lui alla fine mi ha fatto i complimenti, gliel’ho fatta sudare“.

Lo dice miscelando modestia e ambizione nelle giuste proporzioni. Ogni volta che si inorgoglisce un po’ per i suoi traguardi – ‘mi sento migliorato, per me parlano anche alcuni risultati‘ – rimette dopo pochi istanti i piedi per terra, come una compensazione inevitabile – ‘so di dover imparare a tenere un livello ‘medio’ più alto, anche in allenamento“. Lorenzo insiste parecchio su questo argomento durante l’intervista, alti e bassi che devono essere livellati sia tra una partita e l’altra che all’interno della stessa partita. O anche tra tornei diversi: “In Sudafrica (dove ha giocato gli ultimi due tornei – un challenger e un ITF – prima del lockdown, ndr) ho giocato molto male, ed era solo una settimana dopo Dubai“.

 

Tutto passa per la continuità e l’abnegazione, specie quando la genetica ti ha dotato di un talento nel toccare la palla che schiude leciti scenari di grandeur. Il rovescio – ci racconterà che lo sente come il suo colpo naturale – è bello e coraggioso, il servizio fa più male di un anno fa e la creatività nelle soluzioni offensive non gli è mai mancata. Non che basti per diventare uno di quelli forti davvero, o anche solo per entrare in top 100, ma Lorenzo da Carrara (una trentina di chilometri da La Spezia, dove si allena) in campo sa fare più o meno tutto. Onestamente è meglio partire da questa base, se proprio si deve scegliere, per costruire il resto.

Che tipo di ragazzo è? Lo avevamo conosciuto lo scorso anno a Barletta, riconoscendogli subito una certa eleganza nei modi e una chiarezza espressiva che non caratterizza molti suoi coetanei, e lo abbiamo risentito qualche giorno fa in una chiacchierata su Skype. Legato, anzi legatissimo al suo allenatore Simone Tartarini – ‘Quando cresci un tennista sin da bambino è come diventarne il secondo padre’ – Lorenzo ha soltanto due piccoli nei: uno sul mento, l’altro è una certa inclinazione a lamentarsi in campo, certo sempre con se stesso, tendenza che il suo coach cerca di non assecondare anche se il rischio di eccedere con il bastone è dietro l’angolo. Deve sempre esserci una carota pronta da qualche parte.

Simone Tartarini e Lorenzo Musetti

Il resto, potete apprenderlo direttamente dalle sue risposte. Un paio potete ascoltarle anche dalla sua viva voce.


D: Lorenzo, parlaci della tua ripresa dopo un mese di inattività.
R: Ho avuto la fortuna di ritornare in campo con Alessandro Giannessi, che è di La Spezia, e ci alleniamo tutti i giorni presso il circolo Junior Tennis San Benedetto: stiamo facendo un ottimo lavoro e ci siamo adattati bene a questa situazione (bene come si trova con Giannessi, Musetti dice di trovarsi solo con Giulio Zeppieri, suo grande amico e compagno di doppio, ndr). Giochiamo spesso dei punti ‘dal basso’ e a fine allenamento facciamo sempre un paio di cesti di servizio. Nel pomeriggio faccio cesto con Simone e a volte lui mi serve da tre quarti di campo, così alleno anche un po’ la risposta. In generale stiamo lavorando più sul movimento, sulla fatica, che sui colpi di inizio gioco perché manca ancora tanto alla ripresa.

Senti che questo periodo di stop ti ha frenato un po’? In Sudafrica non hai giocato benissimo, ma venivi dalla bella settimana di Dubai e sei al tuo best ranking.
Credo che mi abbia fatto abbastanza bene perché l’ho gestito bene. Ho passato un po’ di tempo con la mia famiglia, una cosa che noi tennisti facciamo poco oramai, e mi sono dilettato in alcune cose che di solito non posso fare, ad esempio la cucina. Abbiamo fatto il tiramisù, la pizza, la polenta: qualche cosa abbiamo sperimentato, dai! Ma il piatto preferito sono sempre gli gnocchi della nonna.

Durante l’anno come è la tua routine di allenamento?
Dipende dal tempo che ho a disposizione tra un torneo e l’altro. Se ho una-due settimane vado anche qualche giorno a Tirrenia, visto che Roberto (Petrignani, il suo preparatore atletico, ndr) lavora e mi segue da lì. Se invece ho solo pochi giorni sto a casa e mi alleno al San Benedetto.

Qual è il tuo rapporto con gli studi? Tu frequenti il quarto anno di scuola superiore di un istituto paritario, di solito durante l’anno come ti organizzi con la scuola? E cosa è cambiato durante il lockdown?
Durante i tornei preferisco non pensarci e mettermi in pari quando ritorno qui a casa o comunque quando ho del tempo libero. Quando vado in campo preferisco concentrarmi sul torneo. In queste settimane mi hanno mandato del materiale didattico via mail, come fanno più o meno tutto l’anno perché io sono sempre in giro e le video-lezioni in pratica non esistono. Ho studiato un po’ quel materiale e a fine anno farò l’esame ‘interno’ per accedere all’anno successivo.

In Australia hai avuto l’opportunità di allenarti con Federer, ma anche con Djokovic e Medvedev. Dicci come è stato scambiare con loro e se davvero la palla che propone Federer è così diversa rispetto a quella degli altri.
È difficile giudicarli basandosi su una mezz’ora, anche se con Djokovic e Medvedev ho giocato un’oretta. Con Roger è stato un riscaldamento, non ho fatto nessun punto o esercizio particolare, ma sono d’accordo con i suoi tifosi che lo considerano il migliore di tutti: è il mio idolo tennistico. Ma se devo essere sincero, quello che mi ha impressionato di più è stato Djokovic: fa impressione per come è stabile, fermo, sempre in equilibrio e per come risponde. Con lui ho fatto qualche punto ed è quello che mi ha fatto più effetto dei tre. Medvedev invece è un giocatore molto particolare e credo che in partita sia veramente ostico perché gioca molto profondo. Non ha una velocità di palla pazzesca ma è talmente solido e preciso che fargli il punto è veramente tosta.

Ascolta la risposta di Musetti su Federer e Djokovic

Un anno fa ci siamo conosciuti a Barletta, e quel giorno ci dicesti che ti sentivi più sicuro con il dritto. Come valuti oggi l’equilibrio tra i due colpi?
Forse la situazione si è un po’ capovolta. Con il rovescio sono migliorato tanto e ho preso tanta sicurezza, e secondo me è dovuto anche tanto alla parte atletica: soprattutto in questa quarantena mi sono ingrossato parecchio e ho preso qualche chilo – ma non di grasso! (Lorenzo ci ha raccontato di aver portato a casa qualche peso dal circolo, da utilizzare nel periodo di isolamento, ndr) Il rovescio mi viene più naturale, mentre il dritto, quando ho meno fiducia, lo perdo un po’ e a volte ‘non lo tiro’.

Ricordiamo le dichiarazioni del tuo coach sulla crescita della velocità del tuo servizio, lo scorso anno in Australia. Sei riuscito a mantenerla? Il servizio è un colpo che ti dà sicurezza oggi?
Sì, credo di sì. A Dubai ho fatto tanti ace e ho avuto un’ottima percentuale di prime: credo di essere migliorato molto con il servizio. La velocità di palla credo si possa aumentare ancora un po’ (qui Lorenzo fa riferimento alla totalità dei suoi colpi, ndr) e spero di poterlo fare, il tempo non mi manca. Si tratta proprio di dettagli tecnici su cui bisogna lavorare, e magari curando un determinato aspetto guadagni piano piano chilometri orari.

Riavvolgiamo il nastro all’8 maggio 2019. Stadio Pietrangeli, semifinale delle pre-qualificazioni degli Internazionali d’Italia: Sinner ti batte dopo due ore e quaranta di una partita bellissima. Che ricordi hai?
È stata molto bella, combattuta e la ricordo molto volentieri anche se ho perso fallendo un match point nel secondo set. Lui era molto in forma e anche io stavo giocando bene, poi è stata la mia prima emozione al Foro e giocavamo su un campo così importante come il Pietrangeli. E so che tutti volevano vederci giocare contro.

Pre-quali – Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, 8 Maggio, 2019. Foto Felice Calabrò

Quale superficie sceglieresti per riaffrontarlo? Più in generale, dove giocheresti la tua ‘partita della vita’?
Di sicuro non il veloce indoor, perché lì (Jannik, ndr) gioca veramente bene. Forse sceglierei di nuovo la terra. In generale, forse gioco meglio sul veloce: in Australia gioco sempre bene, anche quest’anno, e adesso i campi veloci sono comunque più lenti di una volta. Il mio campo ideale è un veloce ‘non troppo veloce’ insomma, anche se ho giocato benissimo a Ortisei dove il campo è velocissimo – praticamente ghiaccio! Lì non si scambia: altura, indoor… Sull’erba invece ho giocato una sola volta, per un Wimbledon junior. Diciamo che posso giocare bene su tutte le superfici.

C’è un tennista che ti somiglia? Uno a cui ti ispiri per stile di gioco e modo di stare in campo?
Tsitsipas è un giocatore su cui faccio riferimento perché le sue caratteristiche sono abbastanza simili alle mie. Ovviamente lui è molto più forte e molto più avanti, ma ha un concetto tennistico simile al mio sul quale spero di potermi basare nel corso della mia carriera.

Tsitsipas è il modello di Lorenzo Musetti

Qui raccontiamo a Lorenzo una cosa che sembra fargli piacere: due anni prima di incrociarlo, sempre a Barletta, avevamo conosciuto in circostanze simili un certo Stefanos Tsitsipas (all’epoca quasi 19enne e in fondo alla top 200). Anche in quel caso eravamo rimasti ben impressionati dall’estetica del rovescio. Sappiamo cosa è successo negli anni successivi e ci limitiamo a incrociare le dita.

Nel costruire il tuo tennista ideale in un’intervista, hai citato la volée di Edberg. Non è una risposta usuale per un ragazzo della tua età. Come lo conosci? Ti capita di rivedere partite del passato?
Beh, la volée di rovescio di Edberg è talmente famosa che la conoscono tutti, è un’icona del tennis. Il mio allenatore Simone poi me ne parla spesso, in riferimento al suo gioco di rete perfetto.

Hai saputo qualcosa del torneo di Todi? Ci sarai?
Se lo organizzeranno, perché per il momento è ancora ufficioso e non si sanno ancora tante cose, valuterò. Per questo non sono ancora sicuro di partecipare. Devo ancora parlarne con il mio allenatore e decidere cosa fare: al momento non posso dirti sì o no.

Non sappiamo quando riprenderà il circuito, ma con quale torneo ti piacerebbe ricominciare? (Lorenzo ci lascia a malapena finire la domanda)
Roma! Aspettavo solo maggio per giocare al Foro Italico, c’è un’atmosfera bellissima e da italiano vale ancora di più. Voglio rivivere le emozioni dello scorso anno contro Jannik, negli altri match di pre-quali e contro Ruud nelle qualificazioni. Spero però non a porte chiuse…

Non ti piacerebbe giocare senza tifosi?
Ora ti dico così perché sono qui in camera, ma se fossi in campo andrebbe bene anche senza nessun tifoso: basta che ci siano l’arbitro e Simone. Anche se ho visto quel circuito in cui hanno giocato Opelka e Kecmanovic, e se posso dire la mia da vedere è un’oscenità! Dal punto di vista televisivo è proprio brutto.

“Basta che ci sia Simone”. Il vostro sembra un rapporto speciale. Senti di avere ancora molti stimoli lavorando con lui?
Assolutamente sì. La forza del nostro rapporto è quella, come è successo a Max Sartori con Seppi. Quando cresci un tennista sin da bambino è come diventarne il secondo padre: io ho iniziato a nove anni con lui. Prima mi allenavo a Carrara, poi mi sono spostato al Circolo Tennis Spezia che è un po’ più grosso, lì Simone ha lavorato per tanti anni. Nonostante fosse molto qualificato per attrezzature, era però un circolo con molti soci e lì è difficile allenarsi per un agonista. Quindi cinque anni fa ci siamo trasferiti al San Benedetto, che è molto più familiare: ha solo tre campi, una piccola palestra e molti spazi verdi. Poi facciamo quello che vogliamo perché Simone è il presidente del circolo e suo padre è il direttore sportivo. Stiamo da Dio!

Proiettati a fine 2021, fra un anno e mezzo. Quale obiettivo vorresti aver raggiunto? E quale colpo senti di dover migliorare di più?
Entrare nel tabellone principale di uno Slam, grazie al ranking o passando per le qualificazioni (quest’anno in Australia ci è andato vicino, perdendo al turno decisivo contro Griekspoor, ndr). E fare più male con il dritto, avvicinandomi alla linea di fondo. Questo credo sia fondamentale nel mio gioco.

Bene, ci sembri pronto per riprendere a giocare. Quanto tempo ti servirebbe per prepararti?
Tempo? Va bene anche domani!

Lorenzo Musetti (foto Ufficio Stampa Park Tennis Club Genova)


Continua a leggere
Commenti

Flash

Wilander sui Fab 4: “Vedremo se le rivalità del futuro saranno allo stesso livello”. Schett: “Non credo che a Djokovic manchi Federer”

Le parole degli opinionisti di Eurosport sul tramonto di un’era, e su quanto lascerà in eredità. “Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo” dice Mats Wilander

Pubblicato

il

Mats Wilander e Barbara Schett

Il tennis, come tutti i grandi sport, vive dei grandi nomi che lo popolano, delle imprese, i momenti epici… e soprattutto delle rivalità. Le contrapposizioni tra grandi giocatori che alle volte quasi arrivano a prendere forma di complementarità e contemporanea distanza come yin e yang. Ma rivalità del livello di quelle dei Fab Four, la cui era sta ormai finendo, è difficile pensare di rivederne. “Ci mancheranno tremendamente“, spiega Matts Wilander dai microfoni di Eurosport, “penso che Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo. Sembra essere in grado di affrontare gli infortuni che subisce. È così fresco, sembra così giovane, presumo batterà Federer anche nello sci (hobby che il campione svizzero ha ripreso a praticare dopo 15 anni, ndr), visto che Novak è cresciuto sciando. Ci mancherà“.

L’ex campione svedese sa quanto abbiano dato al tennis questi grandissimi, come prima aveva fatto lui insieme a Edberg e Lendl, e prima di loro Borg, Connors e McEnroe, o Sampras e Agassi subito dopo. In fin dei conti ci saranno altri grandissimi giocatori, altri duelli epici, ma varranno un Fedal o i 59 incontri di Rafa e Nole? La risposta dell’ex n.1 al mondo è chiara, ma lascia aperta una porticina: “Non dobbiamo preoccuparci che questi tre se ne vadano, perché si tratta solo di rivalità. Abbiamo visto Alcaraz e Jannik Sinner allo US Open lo scorso anno e per me è stato come “oh mio dio”, è tutta una questione di rivalità. La domanda è: ne avremo come le abbiamo avute con Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. E Andy Murray“.

Barbara Schett, il volto di punta della cosiddetta “casa degli Slam” (almeno in TV), esamina lo stesso argomento, ma da una prospettiva diversa e più spinosa: cioè quanto e se realmente si possa dire che a un Novak Djokovic, ancora in piene forze sul circuito, manchi l’amico-rivale Roger Federer. Una questione non scontata, e che certamente vale la pena di considerare: “Novak ha detto che gli manca Roger nel Tour, ma quelle rivalità li hanno portati tutti e quattro dove sono oggi, a ricoprire il ruolo che hanno nel Tour in questo momento“.

 

Non credo che gli manchi Roger“, pizzica Schett, “probabilmente perché ha ottime possibilità di entrare nei libri di storia vincendo il maggior numero di titoli del Grande Slam di sempre. Certo, c’è Rafael Nadal, ma lui [Djokovic] è in ottima forma. Ha dei problemi ma non subisce infortuni gravi e sembra che il suo corpo stia davvero bene. Ed è anche ancora così motivato. 21 titoli del Grande Slam non sono sufficienti per Novak Djokovic ed è bello da vedere. Da un lato, probabilmente gli manca Roger Federer, ma dall’altro penso che probabilmente sia felice che non ci sia più“. Una disamina interessante della giornalista austriaca, che tratta chiaramente l’ipotesi di una felicità meramente sportiva, ma che considerando quanti titoli e quante vittorie si siano strappati a vicenda il serbo e lo svizzero, non è poi così azzardata.

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open, Rybakina: “Sabalenka è tra le poche che sanno mettermi in difficoltà. Non mi sentirò diversa per la classifica”

“Si dovrebbe spingere le altre tenniste verso un gioco più aggressivo”, così la kazaka dopo la finale persa. “Aryna ha avuto grandi miglioramenti”

Pubblicato

il

Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il torneo di Elena Rybakina, di livello altissimo e di intense emozioni, certamente non si è concluso nel modo da lei auspicato. La kazaka, dopo una bella finale in cui ancora una volta ha espresso un ottimo tennis, si è dovuta arrendere ad Aryna Sabalenka, una ragazza in missione che ormai da troppo aspettava il momento che finalmente è giunto. Nonostante ciò rimane un gran risultato quello di Elena, con una finale Slam e l’orgoglio di entrare per la prima volta in carriera tra le prime 10. Con questo spirito Rybakina si è presentata in sala stampa per la conferenza post match, mansione mai facile da svolgere dopo una finale persa.

D: “Penso di essere nel giusto dicendo che da lunedì sarai in top 10. Non hai ricevuto i punti per lo Slam che hai vinto (Wimbledon 2022), ma ti sei mai sentita come una giocatrice da prime dieci? Domani ci sarà una differenza per te per il fatto che lo sarai ufficialmente?
Rybakina: “Non credo che domani mi sentirò diversamente solo a causa della classifica. Ma di sicuro cambierà per i tornei più piccoli. Sarò testa di serie, forse in alcuni tornei non giocherò il primo turno. Quindi ovviamente ci sono alcuni vantaggi da questa cosa, ma di certo non guardo così tanto al ranking

D: “Su Sabalenka, considerando quello che ha passato con il suo servizio, quanto è difficile per una giocatrice, contando il livello in cui era lei l’anno scorso, arrivare a servire sotto pressione in quel modo in un grande incontro?
Rybakina: “Di sicuro ha servito davvero bene oggi, non importano i doppi falli. Poche seconde, che ha colpito probabilmente come prime. Il suo servizio era davvero buono, e di sicuro non è facile mentalmente. Lei non ha avuto grandi numeri in battuta l’anno scorso, ma oggi era super forte e ha servito bene. Gliene do atto, so quanto lavoro ci vuole

 

D: “Quanto è importante per te arrivare a questa seconda finale Slam così rapidamente dopo aver vinto Wimbledon? Ti toglie un po’ do pressione il sapere che puoi farlo ancora?
Rybakina: “Sicuramente. Anche se vorrei dire che sto provando a non pensare alle aspettative. Come ho detto nei giorni scorsi, dopo una grande pre-season, stavo pensando che avrei dovuto mostrarlo in campo. Le prime settimane non sono state così belle come forse ho iniziato gli altri anni, ma penso che alla fine ci voglia solo fiducia per andare avanti, per continuare a lavorare. Ora mi sento anche bene fisicamente. So che se continuerò a lavorare, i risultati ci saranno

D: “Potresti un po’ spiegare cosa sia affrontare il tennis di Sabalenka rispetto alle altre giocatrici incontrate in tour?
Rybakina: “Vorrei dire che non molte sono in grado di mettermi realmente sotto pressione. Contro di lei non è facile, perché ha un gran servizio e gioca in maniera davvero aggressiva. La sua palla arriva molto pesante, ci sono forse un paio di altre che giocano come lei. Io solo che dovrò servire bene, c’è pressione fino alla fine, e appena ho delle opportunità, devo prenderle. Oggi ho avuto delle opportunità, non le ho sfruttate, e il match non è andato nella mia direzione. È un’avversaria molto ostica

D: “Ti sei trovata sotto pressione nei tuoi game di servizio più di quanto ti saresti aspettata? Ti ha reso le cose difficili con l’avanzare della partita?
Rybakina: “Assolutamente. Aryna stava rispondendo davvero bene. Ma mi sentivo come quando ho giocato con Vika, non era facile tenere alta la velocità del servizio, le palle erano piuttosto pesanti. Sapevo che non stavo servendo molto veloce, allora avrei dovuto cercare dei buoni piazzamenti. Sentivo una sorta di pressione in quei momenti. Abbiamo giocato molti game davvero lunghi sul mio servizio, tra parità e vantaggi. Ma avrei potuto servire forse un po’ meglio. Basta qualche momento qua e là e la partita può girare, ma non oggi, non per me

D: “Riesci ad apprezzare quanto la partita sia stata di qualità? Cosa pensi possa fare uno spettacolo come questo per il tennis femminile in generale?
Rybakina: “Penso che la qualità della partita fosse buona. Il gioco è stato molto potente da parte di entrambe e, come ho detto, non sono molte le giocatrici potenti in tour. Forse si dovrebbe spingere le altre verso un gioco più aggressivo, anche se le condizioni sono sempre diverse. Devi adattarti a tutto: alla velocità, alla pesantezza della palla, non è facile. Penso che alla fine la partita sia stata di un buon livello…sono troppo stanca, non so più cosa dire (sorridendo)“.

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open, la grande notte di Sabalenka: “Questo trofeo è per il mio team” [VIDEO]

Tutte le dichiarazioni della nuova campionessa di Melbourne dopo la vittoria del suo primo titolo Slam

Pubblicato

il

Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca QUI per vedere il video completo!

Aryna Sabalenka, all’età di 24 anni, vince il suo primo trofeo dello Slam. Battuta in rimonta Elena Rybakina nella finale dell’Australian Open 2023 al termine di una contesa durata due ore e ventinove minuti (qui la cronaca). La bielorussa si è lasciata andare così dopo il match point:

Indimenticabile il momento in cui Aryna ha ricevuto il trofeo dalle mani di Billie Jean King:

Così Aryna Sabalenka ha risposto, a caldo, alle domande di Barbara Schett nella one to one con Eurosport.

Schett: “Congratulazioni, a cosa stai pensando?”

Sabalenka: “Avrò bisogno di qualche giorno per realizzare. Sono felice e orgogliosa, tante cose mi passano per la testa, ora non sono con i piedi per terra”.

Schett: “Cosa provi, gioia, sollievo…?”

Sabalenka: “Un po’ di tutto. Sono tra le prime 10 da un po’ di tempo ma ancora non avevo tra le mie mani uno trofeo Slam. Era sempre più complicato, ogni Slam mi creava grosse emozioni. Quindi sì, gioia e sollievo”.

Schett: “Cosa hai detto al tuo team quando li hai abbracciati?”

Sabalenka: “Qualche parolaccia… Loro sono stati presenti, ad incoraggiarmi nei momenti complicati. Mi sentivo quasi responsabile per loro. Si meritavano questo trofeo e per questo sono scese le lacrime”.

Schett: “Parliamo del match. Hai perso il primo, poi tatticamente sei andata più sul suo dritto…”

Sabalenka: “Nel primo set ero tesa, lei giocava benissimo e tatticamente non ho fatto tutto nel modo giusto. Nel secondo set ho modificato qualche cosa, ho cercato di farla giocare più di dritto, di spostarla, di metterla più sotto pressione sul suo servizio”:

Schett: “Cosa farai stasera?”

Sabalenka: “Non lo so, forse mangerò un po’ di cose che di solito non posso mangiare…”

Schett: “E la Coppa dove la metti?”

Sabalenka: “Staranno lottando mia mamma e mia nonna su cui può averla per prima”.

Successicamente a queste interviste, si è recata in sala stampa per la conferenza post partita.

D: “Puoi provare a spiegarci come ti stavi sentendo in quel game finale, e in particolare quando hai commesso doppio fallo sul championship point?

Sabalenka: “Per me è stato un buon inizio. Ero tipo ‘bene, sarà divertente dopo il doppio fallo’ (ridendo). Ero un po’ nervosa nell’ultimo game. Continuavo a ripetere a me stessa ‘nessuno dice che sarà facile, devi lavorare per questo, fino all’ultimo punto’. Come game è stato molto difficile, sono contenta di essere riuscita a gestire le emozioni e vincerlo

D: “Date le circostanze, il momento più importante della tua carriera finora, è questa la miglior partita che tu abbia mai giocato?

Sabalenka: “Sì penso che sia realmente la migliore, direi che lo è stata. Lei ha giocato un tennis incredibile, ho combattuto molto duramente per vincere. Penso che il tennis fosse di alto livello. Sono molto felice che non sia stata una partita facile, mi è piaciuta davvero molto questa battaglia

D: “Cosa hai imparato da quella sconfitta a New York, la tua ultima in uno Slam? Cosa hai usato a tuo favore in finale?

Sabalenka: “Cos’ho imparato? Ho imparato che devo essere un po’ più calma sul campo e non devo fare le cose di fretta. Devo solo giocare la mia partita, essere calma, e credere in me stessa, ciò che attualmente posso fare. Credo che durante queste due settimane sia stata davvero super calma sul campo e abbia creduto molto in me stessa, e che il mio gioco mi avrebbe dato molte opportunità in ogni partita per vincere questo titolo

D: “Ad Adelaide hai parlato di diventare più calma sul campo, di imparare a controllare le tue emozioni. Portaci attraverso quello che hai fatto. Alla fine qual è stato il fattore che ha risolto tutto?

Sabalenka: “Ho sempre avuto questo strano sentimento che quando le persone venivano da me e chiedevano un autografo, avrei voluto dirgli ‘perché lo stai chiedendo? Io non sono nessuno. Sono una giocatrice, non ho neanche vinto uno Slam’. Ho solo cambiato il modo in cui mi sento. Ad esempio, iniziando a rispettare di più me stessa. Comincio a capire che in realtà sono qui perché lavoro molto duramente e sono una buona giocatrice. Avendo capito ciò, posso gestire molte emozioni. Ogni volta che ho avuto un momento difficile in campo, ho semplicemente ricordato a me stessa che sono abbastanza brava da gestire tutto questo

D: “Oggi hai colpito 51 vincenti, commesso 28 non forzati. Un buon rendimento. Dopo aver perso il primo set, sembravi più determinata a fare più vincenti. Attualmente il numero di vincenti sta diventando più alto. Qual era la tua mentalità, la tua tattica, dopo aver perso il primo set?

Sabalenka: “Sono ottime statistiche, più vincenti che non forzati. Dopo il primo set ero nervosa. Ho solo detto a me stessa che dovevo andare avanti, continuare a lottare, a provarci, e avrei avuto la mia possibilità di rientrare nella partita

D: “Sono passati 10 anni da quando Vika ha vinto qui. Ora sono tre gli Australian Open delle donne bielorusse. Quale influenza ha avuto su di te? Cosa c’è tra le giocatrici bielorusse e l’Australian Open?

Sabalenka: “Non so. Penso che amiamo l’Australia, e spero che l’Australia ami noi. C’è qualcosa di buono per noi riguardo l’Australia. 10 anni sono molti, e ad essere onesta non guardavo così tanto il tennis quando lei ha vinto l’Australian Open. Ma, naturalmente, avere una grande giocatrice dal mio Paese mi ha aiutato ad avere quella sorta di fiducia nel poter fare bene. Ho pensato che se ha potuto lei, probabilmente posso anche io

D: “Ovviamente vuoi goderti questo momento. Il n.1 del ranking è tra i tuoi obiettivi quest’anno? È qualcosa che ti piacerebbe raggiungere?

Sabalenka: “Più o meno abbiamo tutte lo stesso tipo di obiettivi. E vincere uno Slam non è l’ultimo sulla mia lista

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement