Nel mondo di Musetti: "Mi sento simile a Tsitsipas. Porte chiuse? Basta che ci sia Simone"

Interviste

Nel mondo di Musetti: “Mi sento simile a Tsitsipas. Porte chiuse? Basta che ci sia Simone”

Lunga chiacchierata con il classe 2002 più promettente del mondo. Le ambizioni, il coach come un secondo padre e gli allenamenti con i big a Melbourne: “Djokovic mi ha impressionato più di tutti”

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Lorenzo Musetti - Pre qualificazioni Internazionali d'Italia 2019 (foto Felice Calabrò)

Sono tornato a giocare dal 4 maggio dopo un mese di inattività. Non è stato difficile perché in quarantena mi sono allenato tutti i giorni fisicamente, ma nemmeno semplice perché non ho sentito la pallina per un mese“. Se gli chiedi quanto tempo gli servirebbe per essere pronto a tornare in campo, la risposta è l’avverbio di tempo che chiude questa intervista – una risposta che tradisce tutta l’energia della sua fresca maggiore età. Lorenzo Musetti è il tennista nato nel 2002 più alto in classifica (è 284°, suo best ranking), uno che se non fosse arrivato Jannik Sinner a cambiare le regole del gioco occuperebbe la prima riga di ogni taccuino italiano.

Campione dell’Australian Open dei piccoli nel 2019, Musetti ha abbandonato l’attività junior dopo il Roland Garros dello stesso anno ed è passato definitivamente tra i grandi, dimostrando subito di essere fatto di una pasta interessante. Un quarto e una semifinale a livello challenger, l’ultimo turno di qualificazione raggiunto all’Australian Open di quest’anno e il dignitosissimo esordio nel circuito maggiore a Dubai, contro Rublev, conquistato partendo dalle qualificazioni. “Il torneo più bello della mia vita. Affrontavo uno dei giocatori più in forma del momento ma gli sono stato attaccato alle caviglie sin da subito. Lui alla fine mi ha fatto i complimenti, gliel’ho fatta sudare“.

Lo dice miscelando modestia e ambizione nelle giuste proporzioni. Ogni volta che si inorgoglisce un po’ per i suoi traguardi – ‘mi sento migliorato, per me parlano anche alcuni risultati‘ – rimette dopo pochi istanti i piedi per terra, come una compensazione inevitabile – ‘so di dover imparare a tenere un livello ‘medio’ più alto, anche in allenamento“. Lorenzo insiste parecchio su questo argomento durante l’intervista, alti e bassi che devono essere livellati sia tra una partita e l’altra che all’interno della stessa partita. O anche tra tornei diversi: “In Sudafrica (dove ha giocato gli ultimi due tornei – un challenger e un ITF – prima del lockdown, ndr) ho giocato molto male, ed era solo una settimana dopo Dubai“.

 

Tutto passa per la continuità e l’abnegazione, specie quando la genetica ti ha dotato di un talento nel toccare la palla che schiude leciti scenari di grandeur. Il rovescio – ci racconterà che lo sente come il suo colpo naturale – è bello e coraggioso, il servizio fa più male di un anno fa e la creatività nelle soluzioni offensive non gli è mai mancata. Non che basti per diventare uno di quelli forti davvero, o anche solo per entrare in top 100, ma Lorenzo da Carrara (una trentina di chilometri da La Spezia, dove si allena) in campo sa fare più o meno tutto. Onestamente è meglio partire da questa base, se proprio si deve scegliere, per costruire il resto.

Che tipo di ragazzo è? Lo avevamo conosciuto lo scorso anno a Barletta, riconoscendogli subito una certa eleganza nei modi e una chiarezza espressiva che non caratterizza molti suoi coetanei, e lo abbiamo risentito qualche giorno fa in una chiacchierata su Skype. Legato, anzi legatissimo al suo allenatore Simone Tartarini – ‘Quando cresci un tennista sin da bambino è come diventarne il secondo padre’ – Lorenzo ha soltanto due piccoli nei: uno sul mento, l’altro è una certa inclinazione a lamentarsi in campo, certo sempre con se stesso, tendenza che il suo coach cerca di non assecondare anche se il rischio di eccedere con il bastone è dietro l’angolo. Deve sempre esserci una carota pronta da qualche parte.

Simone Tartarini e Lorenzo Musetti

Il resto, potete apprenderlo direttamente dalle sue risposte. Un paio potete ascoltarle anche dalla sua viva voce.


D: Lorenzo, parlaci della tua ripresa dopo un mese di inattività.
R: Ho avuto la fortuna di ritornare in campo con Alessandro Giannessi, che è di La Spezia, e ci alleniamo tutti i giorni presso il circolo Junior Tennis San Benedetto: stiamo facendo un ottimo lavoro e ci siamo adattati bene a questa situazione (bene come si trova con Giannessi, Musetti dice di trovarsi solo con Giulio Zeppieri, suo grande amico e compagno di doppio, ndr). Giochiamo spesso dei punti ‘dal basso’ e a fine allenamento facciamo sempre un paio di cesti di servizio. Nel pomeriggio faccio cesto con Simone e a volte lui mi serve da tre quarti di campo, così alleno anche un po’ la risposta. In generale stiamo lavorando più sul movimento, sulla fatica, che sui colpi di inizio gioco perché manca ancora tanto alla ripresa.

Senti che questo periodo di stop ti ha frenato un po’? In Sudafrica non hai giocato benissimo, ma venivi dalla bella settimana di Dubai e sei al tuo best ranking.
Credo che mi abbia fatto abbastanza bene perché l’ho gestito bene. Ho passato un po’ di tempo con la mia famiglia, una cosa che noi tennisti facciamo poco oramai, e mi sono dilettato in alcune cose che di solito non posso fare, ad esempio la cucina. Abbiamo fatto il tiramisù, la pizza, la polenta: qualche cosa abbiamo sperimentato, dai! Ma il piatto preferito sono sempre gli gnocchi della nonna.

Durante l’anno come è la tua routine di allenamento?
Dipende dal tempo che ho a disposizione tra un torneo e l’altro. Se ho una-due settimane vado anche qualche giorno a Tirrenia, visto che Roberto (Petrignani, il suo preparatore atletico, ndr) lavora e mi segue da lì. Se invece ho solo pochi giorni sto a casa e mi alleno al San Benedetto.

Qual è il tuo rapporto con gli studi? Tu frequenti il quarto anno di scuola superiore di un istituto paritario, di solito durante l’anno come ti organizzi con la scuola? E cosa è cambiato durante il lockdown?
Durante i tornei preferisco non pensarci e mettermi in pari quando ritorno qui a casa o comunque quando ho del tempo libero. Quando vado in campo preferisco concentrarmi sul torneo. In queste settimane mi hanno mandato del materiale didattico via mail, come fanno più o meno tutto l’anno perché io sono sempre in giro e le video-lezioni in pratica non esistono. Ho studiato un po’ quel materiale e a fine anno farò l’esame ‘interno’ per accedere all’anno successivo.

In Australia hai avuto l’opportunità di allenarti con Federer, ma anche con Djokovic e Medvedev. Dicci come è stato scambiare con loro e se davvero la palla che propone Federer è così diversa rispetto a quella degli altri.
È difficile giudicarli basandosi su una mezz’ora, anche se con Djokovic e Medvedev ho giocato un’oretta. Con Roger è stato un riscaldamento, non ho fatto nessun punto o esercizio particolare, ma sono d’accordo con i suoi tifosi che lo considerano il migliore di tutti: è il mio idolo tennistico. Ma se devo essere sincero, quello che mi ha impressionato di più è stato Djokovic: fa impressione per come è stabile, fermo, sempre in equilibrio e per come risponde. Con lui ho fatto qualche punto ed è quello che mi ha fatto più effetto dei tre. Medvedev invece è un giocatore molto particolare e credo che in partita sia veramente ostico perché gioca molto profondo. Non ha una velocità di palla pazzesca ma è talmente solido e preciso che fargli il punto è veramente tosta.

Ascolta la risposta di Musetti su Federer e Djokovic

Un anno fa ci siamo conosciuti a Barletta, e quel giorno ci dicesti che ti sentivi più sicuro con il dritto. Come valuti oggi l’equilibrio tra i due colpi?
Forse la situazione si è un po’ capovolta. Con il rovescio sono migliorato tanto e ho preso tanta sicurezza, e secondo me è dovuto anche tanto alla parte atletica: soprattutto in questa quarantena mi sono ingrossato parecchio e ho preso qualche chilo – ma non di grasso! (Lorenzo ci ha raccontato di aver portato a casa qualche peso dal circolo, da utilizzare nel periodo di isolamento, ndr) Il rovescio mi viene più naturale, mentre il dritto, quando ho meno fiducia, lo perdo un po’ e a volte ‘non lo tiro’.

Ricordiamo le dichiarazioni del tuo coach sulla crescita della velocità del tuo servizio, lo scorso anno in Australia. Sei riuscito a mantenerla? Il servizio è un colpo che ti dà sicurezza oggi?
Sì, credo di sì. A Dubai ho fatto tanti ace e ho avuto un’ottima percentuale di prime: credo di essere migliorato molto con il servizio. La velocità di palla credo si possa aumentare ancora un po’ (qui Lorenzo fa riferimento alla totalità dei suoi colpi, ndr) e spero di poterlo fare, il tempo non mi manca. Si tratta proprio di dettagli tecnici su cui bisogna lavorare, e magari curando un determinato aspetto guadagni piano piano chilometri orari.

Riavvolgiamo il nastro all’8 maggio 2019. Stadio Pietrangeli, semifinale delle pre-qualificazioni degli Internazionali d’Italia: Sinner ti batte dopo due ore e quaranta di una partita bellissima. Che ricordi hai?
È stata molto bella, combattuta e la ricordo molto volentieri anche se ho perso fallendo un match point nel secondo set. Lui era molto in forma e anche io stavo giocando bene, poi è stata la mia prima emozione al Foro e giocavamo su un campo così importante come il Pietrangeli. E so che tutti volevano vederci giocare contro.

Pre-quali – Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, 8 Maggio, 2019. Foto Felice Calabrò

Quale superficie sceglieresti per riaffrontarlo? Più in generale, dove giocheresti la tua ‘partita della vita’?
Di sicuro non il veloce indoor, perché lì (Jannik, ndr) gioca veramente bene. Forse sceglierei di nuovo la terra. In generale, forse gioco meglio sul veloce: in Australia gioco sempre bene, anche quest’anno, e adesso i campi veloci sono comunque più lenti di una volta. Il mio campo ideale è un veloce ‘non troppo veloce’ insomma, anche se ho giocato benissimo a Ortisei dove il campo è velocissimo – praticamente ghiaccio! Lì non si scambia: altura, indoor… Sull’erba invece ho giocato una sola volta, per un Wimbledon junior. Diciamo che posso giocare bene su tutte le superfici.

C’è un tennista che ti somiglia? Uno a cui ti ispiri per stile di gioco e modo di stare in campo?
Tsitsipas è un giocatore su cui faccio riferimento perché le sue caratteristiche sono abbastanza simili alle mie. Ovviamente lui è molto più forte e molto più avanti, ma ha un concetto tennistico simile al mio sul quale spero di potermi basare nel corso della mia carriera.

Tsitsipas è il modello di Lorenzo Musetti

Qui raccontiamo a Lorenzo una cosa che sembra fargli piacere: due anni prima di incrociarlo, sempre a Barletta, avevamo conosciuto in circostanze simili un certo Stefanos Tsitsipas (all’epoca quasi 19enne e in fondo alla top 200). Anche in quel caso eravamo rimasti ben impressionati dall’estetica del rovescio. Sappiamo cosa è successo negli anni successivi e ci limitiamo a incrociare le dita.

Nel costruire il tuo tennista ideale in un’intervista, hai citato la volée di Edberg. Non è una risposta usuale per un ragazzo della tua età. Come lo conosci? Ti capita di rivedere partite del passato?
Beh, la volée di rovescio di Edberg è talmente famosa che la conoscono tutti, è un’icona del tennis. Il mio allenatore Simone poi me ne parla spesso, in riferimento al suo gioco di rete perfetto.

Hai saputo qualcosa del torneo di Todi? Ci sarai?
Se lo organizzeranno, perché per il momento è ancora ufficioso e non si sanno ancora tante cose, valuterò. Per questo non sono ancora sicuro di partecipare. Devo ancora parlarne con il mio allenatore e decidere cosa fare: al momento non posso dirti sì o no.

Non sappiamo quando riprenderà il circuito, ma con quale torneo ti piacerebbe ricominciare? (Lorenzo ci lascia a malapena finire la domanda)
Roma! Aspettavo solo maggio per giocare al Foro Italico, c’è un’atmosfera bellissima e da italiano vale ancora di più. Voglio rivivere le emozioni dello scorso anno contro Jannik, negli altri match di pre-quali e contro Ruud nelle qualificazioni. Spero però non a porte chiuse…

Non ti piacerebbe giocare senza tifosi?
Ora ti dico così perché sono qui in camera, ma se fossi in campo andrebbe bene anche senza nessun tifoso: basta che ci siano l’arbitro e Simone. Anche se ho visto quel circuito in cui hanno giocato Opelka e Kecmanovic, e se posso dire la mia da vedere è un’oscenità! Dal punto di vista televisivo è proprio brutto.

“Basta che ci sia Simone”. Il vostro sembra un rapporto speciale. Senti di avere ancora molti stimoli lavorando con lui?
Assolutamente sì. La forza del nostro rapporto è quella, come è successo a Max Sartori con Seppi. Quando cresci un tennista sin da bambino è come diventarne il secondo padre: io ho iniziato a nove anni con lui. Prima mi allenavo a Carrara, poi mi sono spostato al Circolo Tennis Spezia che è un po’ più grosso, lì Simone ha lavorato per tanti anni. Nonostante fosse molto qualificato per attrezzature, era però un circolo con molti soci e lì è difficile allenarsi per un agonista. Quindi cinque anni fa ci siamo trasferiti al San Benedetto, che è molto più familiare: ha solo tre campi, una piccola palestra e molti spazi verdi. Poi facciamo quello che vogliamo perché Simone è il presidente del circolo e suo padre è il direttore sportivo. Stiamo da Dio!

Proiettati a fine 2021, fra un anno e mezzo. Quale obiettivo vorresti aver raggiunto? E quale colpo senti di dover migliorare di più?
Entrare nel tabellone principale di uno Slam, grazie al ranking o passando per le qualificazioni (quest’anno in Australia ci è andato vicino, perdendo al turno decisivo contro Griekspoor, ndr). E fare più male con il dritto, avvicinandomi alla linea di fondo. Questo credo sia fondamentale nel mio gioco.

Bene, ci sembri pronto per riprendere a giocare. Quanto tempo ti servirebbe per prepararti?
Tempo? Va bene anche domani!

Lorenzo Musetti (foto Ufficio Stampa Park Tennis Club Genova)


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Essere un professionista di tennis… col joypad: intervista a Lorenzo Cioffi, campione di E-sports

Lunga chiacchierata con uno dei migliori videogiocatori di tennis del mondo, che ha commentato il Mutua Madrid Open Virtual Pro. Il futuro della racchetta passa anche da qui

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Lorenzo Cioffi, vincitore della seconda edizione del Daikin eSport Open (ATP 250 Monaco 2019)

In un mondo emerso solo da poche settimane dal lockdown, gli “e-Sport” si sono imposti come una delle fonti principali di intrattenimento sportivo; in generale, tutto l’universo del gaming ha ricevuto una spinta propulsiva dalla ‘nuova normalità’ a cui siamo stati costretti per quasi tre mesi.

Per quanto indietro rispetto ad altri sport come il calcio o il basket, anche il tennis sta iniziando a ritagliarsi il suo piccolo spazio nel campo degli e-Sport. Infatti, sempre molto attento alle nuove tecnologie, il torneo di Madrid diretto da Feliciano Lopez ha di recente organizzato un torneo di tennis virtuale al quale hanno preso parte tennisti professionisti come Nadal e Murray: un’iniziativa che non sembra aver accolto il favore della base di appassionati del tennis, non particolarmente giovane, ma che ha l’obiettivo di provare a stabilire un contatto con le nuove generazioni, gli ipotetici tifosi del futuro. La stessa direzione verso cui si muove il nuovo circuito pensato da Mouratoglou, l’Ultimate Tennis Showdown che ha ricevuto più critiche che elogi per l’eccessiva spregiudicatezza del cambiamento regolamentare.

C’è stata anche un po’ d’Italia al Mutua Madrid Open Virtual Pro. Oltre a Fognini, in gara da partecipante, il commentatore internazionale dell’evento è stato Lorenzo Cioffi, professionista italiano di E-sport.

 

Lorenzo ha una carriera ricca di successi nel mondo dei videogiochi di tennis: è stato per 15 settimane il numero 1 del mondo su Tennis Elbow e due volte campione italiano di Tennis World Tour, e vanta anche un secondo e un terzo posto alle Roland Garros eSeries, che quest’anno si sono tenute a inizio giugno.

Proprio con Lorenzo abbiamo fatto una lunga chiacchierata sull’evento di Madrid e sulle implicazioni future che potrà avere, relativamente al pianeta del gaming nel tennis. Un argomento che l’ATP e la WTA non possono più ignorare se l’intenzione è avvicinare un pubblico più giovane al tennis.


Partiamo proprio dal principio. Come ti sei avvicinato al mondo degli E-sport di tennis?
Nel 2014, l’anno in cui mi sono avvicinato a Tennis Elbow – il videogioco con cui mi sono appassionato al genere. È un gioco ‘indie’ e quindi non ha tornei per i pro, ma quando gioco sono sempre molto competitivo. Poi mi sono avvicinato al mondo dei tornei e ho cominciato a dedicare maggiore impegno. Nel 2018, quando c’è stato il torneo per lanciare Tennis World Tour a Roma, sono partito in treno al mattino presto da Ancona e senza aver mai provato il gioco (era in versione beta, ndr) ho vinto il torneo. Mi sono avvicinato così a Tennis World Tour, in maniera molto naturale. Io volevo solo provare il gioco e il fatto che abbia vinto il torneo è stato secondario. Ero già abituato da Tennis Elbow mentalmente e questo mi ha aiutato.

Lorenzo Cioffi

Cosa pensi del futuro del tennis nel mondo dei videogiochi dopo l’evento di Madrid? L’ATP comincerà a interessarsi del settore?
L’ATP spingerà sicuramente. I videogiochi sono ottimi per sponsorizzare e le competizioni non possono fare che bene perché dimostrano che il tennis è uno sport con un target giovane. L’obiettivo da anni è anche quello di svecchiare un po’ lo sport e i videogiochi potrebbero essere un ottimo modo come fatto dalla FIFA (la federazione che governa il calcio, ndr)… con FIFA (il videogioco, ndr). Ci sarà una crescita delle competizioni come c’è stata dal 2018 al 2019, e si è vista sicuramente un maggiore interesse delle stesse federazioni a organizzare i tornei. Probabilmente, con un gioco migliore, avremmo avuto più tornei e una community più grande. Questo avrebbe contribuito a far crescere gli E-sport, e sicuramente TWT (Tennis World Tour, ndr) non è la piattaforma migliore; speriamo bene con TWT2. Se ci sarà un gioco valido supportato da una buona community, l’ATP e la WTA non staranno con le mani in mano.

Sempre che non si uniscano nel breve periodo
Anche questa cosa non è ben chiara. La WTA potrebbe avere qualcosa da dire nei videogiochi. Sono a conoscenza di alcuni dettagli che non posso rivelare, ma sicuramente qualcosa si sta muovendo a livello di licenze.

Quindi hai avuto contatti diretti con ATP e WTA?
Non direttamente, però mi sono informato molto e ho contatti con diversi sviluppatori; insomma mi sono mosso abbastanza nel settore.

Pensi che l’ATP abbia fatto abbastanza per promuovere il tennis tra le nuove generazioni? Ci riferiamo al periodo pre-Gaudenzi…
Ci sono stati pochi eventi legati ai videogiochi e non li hanno organizzati loro in prima persona. L’unica cosa che ATP ha fatto per svecchiarsi un po’ negli ultimi anni è sviluppare un po’ il lato social, specialmente YouTube. Hanno cercato di copiare e far propri molti format come ad esempio i punti migliori della stagione, del torneo eccetera. Si sta muovendo abbastanza bene, ma vediamo se succederà qualcosa anche sul fronte dei videogiochi.

Con la pausa degli sport tradizionali per il coronavirus, c’è stato un vero e proprio boom dei videogiochi sportivi, con gli sportivi stessi come Leclerc a testare i titoli di Formula 1. Pensi che dopo questa pausa forzata anche l’ATP abbia cambiato atteggiamento sul tema videogiochi?
Sono abbastanza sicuro che lo faranno e penso l’avrebbero fatto comunque. Titoli come Tennis Elbow erano già stati annunciati e probabilmente avrebbero innescato qualche reazione da parte dell’ATP. Nel 2020 non penso sia difficile realizzare un bel gioco di tennis, ci sono tutti gli strumenti adeguati e l’ATP potrebbe dare una mano dal punto di vista delle licenze, che renderebbero il gioco appetibile anche per i giocatori ‘casuali’ interessati a divertirsi con Federer, Nadal o Djokovic. Sicuramente, durante l’emergenza sanitaria, l’ATP si è resa conto di essere ‘scoperta’ da questo punto di vista a differenza del Motorsport dove ci sono tantissimi simulatori.

Raccontaci un po’ della tua esperienza da commentatore per il torneo virtuale di Madrid con Nadal, Murray e altri campioni. Com’è nata la tua partecipazione all’evento?
Ho saputo dell’evento e conoscevo un ragazzo che mi ha portato all’interno dell’organizzazione. Avevamo già esperienze di streaming insieme e sapeva che avrei potuto portare esperienza sul campo e spunti tecnici. Anche se il target secondo me era diverso (più tarato sui partecipanti che sul gioco in sé, ndr), ero lì per fornire il commento tecnico e sono rimasti tutti contenti del lavoro che ho fatto. Il fatto che avessi un palmarés importante sicuramente ha contribuito.

Come vi siete organizzati concretamente?
Ci siamo sentiti su un canale Discord (applicazione molto usata dai gamers per essere in contatto durante le sessioni di gaming, ndr), solo noi commentatori. Gli organizzatori non li abbiamo sentiti direttamente ma tramite un’agenzia. È stato un po’ strano, ma era l’unico modo considerato il lockdown generale. C’è stato da organizzare per preparare i due giorni, ma è stata un’esperienza fantastica.

Da eventi del genere mi aspetto un montepremi molto ampio.
Si, sicuramente il montepremi riservato ai partecipanti era importante, cifre che noi non abbiamo mai visto ad esempio.

Qual è il montepremi medio nei tornei di e-Sport di tennis?
Si aggira sui 10.000-15.000 euro, rispetto agli altri e-Sport sicuramente è basso ma è normale sia così. I tornei sono condensati da marzo a giugno, praticamente sulla stagione della terra battuta. Ci sono molti tornei di preparazione al Roland Garros come Estoril, Monaco. Per adesso il tennis “virtuale” è più una passione rispetto ad altri e-Sport in cui si può considerare un lavoro vero e proprio. Non mi dispiacerebbe diventasse tale in futuro.

Tendenzialmente per una stagione da numero 1 al mondo quanti soldi ti guadagnano?
Si può arrivare a 6.000-8.000 euro, dipende dai tornei. Il Roland Garros non è quello che paga di più ad esempio. Il montepremi è di 10.000 euro ma il vincitore ne prende 5,000 e il resto è diviso tra gli altri partecipanti. A Monaco la prima edizione metteva in palio 2000 euro, 1500 dei quali al vincitore, invece l’anno scorso al vincitore sono andati 4000 euro. Per me vincere Monaco è stato più appagante di arrivare in semifinale al Roland Garros, dopo tante partite non si vince poi così tanto. Monaco è un torneo molto ben organizzato in generale, il migliore dello scorso anno.

Passiamo al tennis giocato. Da appassionato di tennis pensi si giocherà nel 2020? E se si giocherà, quale sarà lo scenario? Pensi che i Big3 soffriranno il periodo di pausa forzata come detto da Becker?
Non so se si giocherà nel 2020, io spero di si ma deve essere garantita la sicurezza. Se iniziassero ad agosto, considerando che il tennis è globale, sarà difficile superare tutte le barriere che rimangono in alcune parti del mondo Per me si dovrebbe passare direttamente al 2021, anche se così Djokovic resterebbe imbattuto. Per me gli anziani” saranno avvantaggiati perché avranno meno pressione addosso.

Eppure sembra proprio che si giocherà nel 2020, tra Roma, Parigi e US Open…
Sinceramente non credo riusciranno a starci dentro a livello finanziario e se non ci saranno le condizioni perfette (niente pandemia) secondo me non si deve giocare. Giocare un torneo di tennis vuol dire mettere insieme persone da tutto il mondo e mi sembra impossibile al momento.

Potete seguire Lorenzo Cioffi su Twitch

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Gaudenzi: “I tornei ATP dovrebbero giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze”

Dopo le polemiche su Djokovic e l’Adria Tour, torna a parlare il Chairman ATP. I tornei programmati al momento non sembrano a rischio: “La salute va sempre messa in primo piano, ma non possiamo azzerare i rischi”

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Andrea Gaudenzi (foto ATP Tour 2019)

Manca circa un mese e mezzo alla ripartenza della stagione tennistica 2020. ATP e WTA hanno pubblicato due settimane fa il calendario rimodulato che scandirà i ritmi della stagione post-Covid. Il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, dopo la bacchettata a Novak Djokovic, è tornato sugli argomenti che riguardano il Tour e la sua imminente ripresa e al sito ATP ha ribadito un concetto fondamentale di questi tempi: La nostra priorità numero uno è stata quella di proteggere la salute. E così sarà sempre. Resta l’elemento che ci dice come e quando il tennis può essere in grado di riprendere. Non prendiamo decisioni senza consultare esperti medici competenti. Disponiamo di protocolli robusti ed esaustivi da implementare in occasione degli eventi ATP al fine di mitigare i rischi di infezione, ma dobbiamo anche essere realistici sul fatto che non è possibile rimuovere tutti i rischi”.

Oltre a una prima valutazione di natura sanitaria, è stato (e sarà) necessario prendere decisioni delicate per tutto l’universo tennistico: “Dopo la salute, il nostro obiettivo principale è quello di perseguire il bene più grande per il nostro sport e di cercare di recuperare il più possibile della stagione in termini di gioco, punti di classifica, premi in denaro e offrendo il nostro sport ai fan che sono desiderosi di rivedere il tennis. Ci rendiamo conto che la ripresa del calendario non è assolutamente perfetta: ci piacerebbe avere più eventi, più opportunità di gioco e più spazio tra i nostri eventi per facilitare la programmazione dei giocatori”.

La realtà è che l’impatto economico della crisi ha fatto sì che i tornei minori siano meno in grado di resistere alla tempesta rispetto a quelli in cima ha precisato il Chairman. “Ciò significa che dovremmo bloccare l’intero Tour fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità? Il nostro giudizio è che si debba iniziare da qualche parte e se abbiamo tornei ai massimi livelli in grado di svolgersi in un ambiente sicuro, offrendo opportunità di guadagno non solo per i giocatori ma per l’intero settore, beh, questo è un inizio. A lungo termine, sono ottimista sul fatto che con le misure preventive sviluppate e l’unità dimostrata dalle parti interessate, il tennis tornerà più forte che mai e continuerà a crescere per gli anni a venire“.

 

Ciò che è accaduto lo scorso weekend all’Adria Tour ha generato molta preoccupazione all’interno del circuito, oltre che tra appassionati e addetti ai lavori. Dopo la scoperta della positività di Dimitrov, una serie di contagi a catena – ultimo in ordine di tempo quello di Ivaniseviccausati da un generale disinteresse verso le misure basilari per il contenimento del COVID-19 (nessuna mascherina, spalti gremiti, partite di calcio e basket) hanno messo il tennis sotto una luce negativa a livello globale, nonostante sia di base uno degli sport con le dinamiche di gioco più adatte al rispetto del distanziamento sociale.

Gruppo A, Adria Tour 2020 a Zara (foto HTS/Mario Ćužić)

Gaudenzi al momento non sembra mettere in discussione la ripresa dei tornei programmata per agosto: “Penso che sia naturale la preoccupazione. La situazione globale del coronavirus si sta rapidamente sviluppando e presenta molte incognite. Credo che le nostre precauzioni e i nostri protocolli siano ben formati e, in base ai piani attuali, alcuni dei più grandi eventi ATP dovrebbero essere in grado di giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze. Alla fine, però, possiamo anche attuare i piani più solidi, ma la collaborazione e l’approvazione da parte dei governi locali saranno fondamentali e continueremo a monitorare le restrizioni ai viaggi internazionali settimanalmente, con l’evolversi della situazione”.

La fine della pandemia è ancora lontana, ma per Gaudenzi è opportuno guardare anche agli obiettivi a lungo termine, valutare come migliorare il circuito e far crescere il numero di appassionati: “Possiamo fare meglio come sport? Credo di sì, altrimenti non avrei assunto questo ruolo. Per me la domanda è: come si può unire uno sport e collaborare in modo significativo per alzare l’asticella per tutti? A questo proposito, dobbiamo chiederci se la distribuzione del montepremi funziona come previsto, nella direzione che vogliamo intraprendere come sport. Abbiamo in atto un piano strategico che spera di affrontare questi temi. L’attenzione, in primo luogo, è far crescere l’intera torta per l’intero sport, ma anche garantire la ridistribuzione attraverso tutto l’ecosistema del tennis fino al Challenger Tour, il che è necessario se vogliamo uno sport sano che sia attraente e praticabile come percorso professionale”.

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Giulio Zeppieri non ha fretta: “Se hai le qualità arrivi. Il tennis in TV non mi piace troppo”

Alla scoperta del diciottenne di Roma. L’operazione alle tonsille gli ha impedito di essere a Todi, ma sarà pronto alla ripresa. Il rapporto speciale con coach Melaranci e l’amico Musetti

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Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

“La cosa più sbagliata che puoi fare è avere troppa fretta di arrivare”. Parole e musica di Giulio Zeppieri. “Ognuno deve fare il suo percorso, ognuno deve avere il suo tempo. Poi se hai le capacità e le qualità sicuramente arrivi”. Il mancino nato a Roma il 7 dicembre del 2001, oggi numero 371 del ranking ATP, è reduce dalla sua prima stagione da ‘pro’ e da un inizio di 2020 condizionato da alcuni problemi fisici: “Sono stato male a inizio anno e ho giocato pochissimo: ho fatto tre tornei e in due avevo la febbre. Ho avuto un problema alle tonsille e anche alcuni fastidi alla schiena, quindi sono stato molto fermo“. Poi lo stop del circuito a causa della pandemia di COVID-19 e il lockdown.

Raggiungiamo Giulio telefonicamente durante la pausa pranzo, tra un allenamento e l’altro, e iniziamo parlando proprio della ripresa dell’attività sul campo, alla Capanno Tennis Academy di Latina: “All’inizio abbiamo giocato solo due-tre volte alla settimana. Non ho avuto grandi difficoltà a riprendere, anche perché durante lo stop ho lavorato tanto a livello fisico con il mio preparatore Roberto Petrignani. Mancano ancora due mesi al prossimo torneo, è tanto tempo. Diciamo che l’obiettivo del ritorno in campo per ora rimane lontano, per questo motivo ancora non c’è tantissimo stimolo nell’allenarsi.

Ha destato una certa sorpresa l’assenza di Zeppieri ai Campionati Assoluti di Todi. “Avrei voluto esserci, ma ho dovuto rinunciare. Oltre al fatto che il 2 luglio farò la maturità e quindi devo studiare, alla fine ho deciso di fare l’intervento chirurgico alle tonsille: mi opero il 26 giugno”. L’intervento chirurgico non dovrebbe comunque mettere a rischio la sua presenza nei tornei di agosto: “Dopo l’operazione dovrò stare fermo almeno una ventina di giorni prima di iniziare l’attività fisica. Diciamo che potrei riprendere a giocare intorno a metà luglio, dovrei essere pronto per la ripartenza. Non so bene come si evolverà la situazione dei Futures e dei Challenger, vediamo che faranno nei prossimi giorni. Quello che sappiamo noi è quello che sanno tutti. Non ci dicono né più né meno”.

 

Chiediamo a Giulio quale sia l’aspetto da curare maggiormente in vista del ritorno in campo dopo uno stop così lungo: quello fisico o quello mentale? “Sicuramente tutti e due. Secondo me ricominciare a giocare non sarà facile. Chi si farà trovare subito pronto anche a livello mentale potrà avere un grande vantaggio rispetto agli altri”.

Lo stop forzato ha però permesso a Zeppieri di lavorare su diversi aspetti del suo gioco: Abbiamo lavorato tantissimo sul dritto, sull’approccio a rete e sulle volée. In questo periodo era necessario, è un po’ come fare la preparazione invernale. Il dritto è migliorato molto, ma c’è ancora del lavoro da fare. Così come sulle volée. I colpi su cui mi sento più sicuro rimangono il servizio e il rovescio”. Se sul cemento l’aiuto arriva dalla battuta (“Servendo abbastanza bene sul duro mi trovo meglio”), sulla terra è necessario adattare un pochino il rovescio, che l’azzurro al momento gioca ancora relativamente piatto: “È una delle cose su cui ho lavorato tanto in questo periodo. Stiamo cercando di cambiare un pochino il rovescio quando gioco sulla terra, l’obiettivo è cercare di far girare un po’ di più la palla per poi spostarmi sul dritto. Comunque credo di giocare bene anche sulla terra, sono abbastanza versatile”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Merito anche di Piero Melaranci, il coach che segue Zeppieri praticamente da sempre. “Con Piero ci siamo trovati bene fin da subito. Sono stato molto fortunato a trovare una persona così brava e preparata, non è una cosa semplice”. Qual è il segreto? Perché questo rapporto funziona così bene? Funziona perché la pensiamo allo stesso modo. Perché ha sempre cercato di farmi capire le cose e come affrontarle. Mi ha aiutato molto anche dal punto di vista mentale, anche per le cose che riguardano la vita di tutti i giorni. Sono stato con lui fin da piccolo, abbiamo passato tantissimo tempo insieme… alla fine è un po’ una figura paterna”. Insieme a Melaranci e al preparatore atletico Petrignani, anche il mental coach Lorenzo Beltrame ha un ruolo di primo piano nel team, perché come spiega Giulio “è importante per un giocatore non accelerare troppo i tempi, iniziare con calma e non esagerare subito fin da piccolo, perché certe cose possono essere complicate da capire”.

La conversazione si sposta sulla situazione del tennis maschile italiano: “Non siamo messi per niente male… credo che a livello giovanile in questo momento il movimento italiano sia uno dei migliori che abbiamo mai avuto, forse il migliore. Abbiamo tantissimi ragazzi che giocano bene”. Come il suo grande amico Lorenzo Musetti (intervistato da Alessandro Stella poche settimane fa): Abbiamo un rapporto veramente speciale, ci conosciamo benissimo. Nei tornei stiamo sempre insieme, viaggiamo insieme. Io conosco bene i suoi genitori, lui conosce i miei. La competizione c’è solo quando scendiamo in campo. Ma abbiamo giocato pochissime volte uno contro l’altro: solo tre, è assurdo!”. A proposito di giovani connazionali, a livello junior Giulio ha giocato spesso in doppio con Sinner: “Sì, un anno abbiamo giocato sempre insieme. Jannik ha sempre giocato benissimo a tennis, si sapeva che era uno che poteva esplodere. Però così, da un momento all’altro… nessuno pensava che potesse raggiungere un livello del genere in così poco tempo. Speriamo che diventi ancora più forte”.

Lo scorso anno, nella sua prima stagione da professionista, Zeppieri ha trionfato nel 25000 dollari di Santa Margherita di Pula e raggiunto la sua prima semifinale a livello Challenger a Parma (sconfitto al tie-break decisivo da Federico Gaio). Come ha vissuto il passaggio da junior a ‘pro’? “Abbastanza bene direi. Sono stato fortunato perché ho giocato pochissimi Futures, avendo ricevuto le wild card della federazione per i Challenger. Non è stato un trauma così grande. Naturalmente all’inizio il livello dei Challenger era abbastanza alto, però devo ammettere che mi sono subito adattato abbastanza bene. Una delle differenze più grandi è l’attenzione dei match e anche la qualità fisica delle partite. Ho avuto dei problemi all’inizio a livello fisico: fastidi al braccio, crampi… L’intensità della partita è molto alta. Tutta gente che lotta, che non molla mai e che sbaglia poco. È difficile. Il livello Challenger è il più duro, tutti vogliono salire e nessuno vuole scendere. Tutti si impegnano tantissimo, forse è il più difficile da quel punto di vista”.

L’azzurro si dice comunque soddisfatto del suo primo anno: “Ho giocato delle ottime partite, naturalmente molte le ho perse ma c’era da aspettarselo. Però credo di aver fatto un ottimo esordio, un ottimo anno. Ho giocato bene a sprazzi, ho avuto un po’ di difficoltà a mantenere alto il livello di gioco. Non ho avuto troppa continuità nei risultati, però è anche vero che ho alzato tantissimo il livello rispetto ai tornei che giocavo l’anno prima”.

A proposito di nuove regole e nuovi format di punteggio, che ne pensa Zeppieri della possibilità di ridurre la durata dei match? “Ho giocato con i set a quattro game, potrebbe essere un’idea ma io non credo che si possa fare a breve. Sinceramente io preferisco giocare due su tre o tre su cinque con il punteggio classico. Tre su cinque a quattro credo sia troppo corto… non c’è tempo. A me non piace come format. Vorremmo chiedergli un giudizio sull’Ultimate Tennis Showdown, ma con grande prontezza ci anticipa: Ho visto che hanno fatto un torneo un po’ strano da Mouratoglou, mi hanno parlato di alcune regole ma non ho seguito benissimo. Qualcosa si potrebbe fare, sarebbe divertente, ma sempre a livello di esibizione. Non credo si possa fare qualcosa del genere in un torneo.

Visto che secondo Patrick Mouratoglou “nessun giovane guarda più un match di tre ore”, proviamo a chiedere conferma al 18enne Zeppieri, ma Giulio ammette di non seguire molto il tennis in TV, con qualche eccezione: “Non sono uno che guarda tantissime partite di tennis, non è una cosa che mi piace troppo. Lo seguo poco… Federer lo vedo però! Diciamo che non mi metto a vedere le partite tra numero 20 e 30, però le partite importanti le guardo. Lo scorso anno ho visto la semifinale di Wimbledon tra Federer e Nadal, però mi sono addormentato. Ho visto il primo set e poi mi sono svegliato al quarto (ride, ndr). Non so perché, ma faccio fatica”. Poi ci rivela di non avere grandi punti di riferimento per quanto riguarda lo stile di gioco: Io credo che tutti siano unici, non c’è uno stile da seguire. Non mi ispiro proprio a qualcuno, ognuno cerca di essere la sua miglior versione. Comunque mi piacciono Medvedev e Kyrgios. Kyrgios più come persona fuori dal campo, anche come gioca… poi vabbè quello che fa dentro al campo sono affari suoi”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Torniamo a parlare della ripartenza del circuito e la conversazione si concentra sul nuovo calendario e gli Internazionali d’Italia: “Sono contento che si giochi, anche per la federazione. Fa piacere avere un torneo così grande anche quest’anno”. Chissà, magari salta fuori una wild card… ”Sarebbe bello, anche nelle quali. Sarebbe una bella esperienza”.

Da Roma allo US Open: “È il torneo in cui mi sono trovato meglio, anche come location. È veramente bello. Il mio torneo preferito. Zeppieri sembra condividere i dubbi espressi da alcuni giocatori: “Credo che sia giusto, per me è una cosa veramente complicata. Sinceramente non pensavo che lo US Open si facesse. Io in questo momento non mi sentirei troppo sicuro ad andare lì… anche con tutte le precauzioni del mondo. Sai quanta gente ci gira là dentro anche se non c’è il pubblico? Tutte le persone che ci lavorano, i raccattapalle, i giudici, lo staff… non sono mica poche. Però bisogna vedere anche come si evolve la situazione in questi due mesi, manca ancora molto tempo. Se fossi stato uno dei top, in questo momento avrei storto un po’ il naso, come hanno fatto molti. Però poi sicuramente secondo me ci andranno. Ovviamente se sei numero 40 o 50 ci vai al 100%”.

L’intervista giunge così al termine, ma prima di riconsegnare Giulio al campo da tennis e fargli un grande in bocca al lupo per l’operazione, la maturità e la ripartenza del circuito, gli chiediamo di proiettarsi a fine 2021 e rivelarci i suoi obiettivi: “Sinceramente non ne ho uno fisso a livello di classifica, non ci sto pensando in questo momento. Cerco solamente di migliorare tanto a livello generale, anche sul piano mentale. A fine 2021 però spero di entrare in top 100. Poi vediamo”. E il sogno invece?Essere stabile tra i primi 10 del mondo”.

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