Nel mondo di Musetti: "Mi sento simile a Tsitsipas. Porte chiuse? Basta che ci sia Simone"

Interviste

Nel mondo di Musetti: “Mi sento simile a Tsitsipas. Porte chiuse? Basta che ci sia Simone”

Lunga chiacchierata con il classe 2002 più promettente del mondo. Le ambizioni, il coach come un secondo padre e gli allenamenti con i big a Melbourne: “Djokovic mi ha impressionato più di tutti”

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Lorenzo Musetti - Pre qualificazioni Internazionali d'Italia 2019 (foto Felice Calabrò)

Sono tornato a giocare dal 4 maggio dopo un mese di inattività. Non è stato difficile perché in quarantena mi sono allenato tutti i giorni fisicamente, ma nemmeno semplice perché non ho sentito la pallina per un mese“. Se gli chiedi quanto tempo gli servirebbe per essere pronto a tornare in campo, la risposta è l’avverbio di tempo che chiude questa intervista – una risposta che tradisce tutta l’energia della sua fresca maggiore età. Lorenzo Musetti è il tennista nato nel 2002 più alto in classifica (è 284°, suo best ranking), uno che se non fosse arrivato Jannik Sinner a cambiare le regole del gioco occuperebbe la prima riga di ogni taccuino italiano.

Campione dell’Australian Open dei piccoli nel 2019, Musetti ha abbandonato l’attività junior dopo il Roland Garros dello stesso anno ed è passato definitivamente tra i grandi, dimostrando subito di essere fatto di una pasta interessante. Un quarto e una semifinale a livello challenger, l’ultimo turno di qualificazione raggiunto all’Australian Open di quest’anno e il dignitosissimo esordio nel circuito maggiore a Dubai, contro Rublev, conquistato partendo dalle qualificazioni. “Il torneo più bello della mia vita. Affrontavo uno dei giocatori più in forma del momento ma gli sono stato attaccato alle caviglie sin da subito. Lui alla fine mi ha fatto i complimenti, gliel’ho fatta sudare“.

Lo dice miscelando modestia e ambizione nelle giuste proporzioni. Ogni volta che si inorgoglisce un po’ per i suoi traguardi – ‘mi sento migliorato, per me parlano anche alcuni risultati‘ – rimette dopo pochi istanti i piedi per terra, come una compensazione inevitabile – ‘so di dover imparare a tenere un livello ‘medio’ più alto, anche in allenamento“. Lorenzo insiste parecchio su questo argomento durante l’intervista, alti e bassi che devono essere livellati sia tra una partita e l’altra che all’interno della stessa partita. O anche tra tornei diversi: “In Sudafrica (dove ha giocato gli ultimi due tornei – un challenger e un ITF – prima del lockdown, ndr) ho giocato molto male, ed era solo una settimana dopo Dubai“.

 

Tutto passa per la continuità e l’abnegazione, specie quando la genetica ti ha dotato di un talento nel toccare la palla che schiude leciti scenari di grandeur. Il rovescio – ci racconterà che lo sente come il suo colpo naturale – è bello e coraggioso, il servizio fa più male di un anno fa e la creatività nelle soluzioni offensive non gli è mai mancata. Non che basti per diventare uno di quelli forti davvero, o anche solo per entrare in top 100, ma Lorenzo da Carrara (una trentina di chilometri da La Spezia, dove si allena) in campo sa fare più o meno tutto. Onestamente è meglio partire da questa base, se proprio si deve scegliere, per costruire il resto.

Che tipo di ragazzo è? Lo avevamo conosciuto lo scorso anno a Barletta, riconoscendogli subito una certa eleganza nei modi e una chiarezza espressiva che non caratterizza molti suoi coetanei, e lo abbiamo risentito qualche giorno fa in una chiacchierata su Skype. Legato, anzi legatissimo al suo allenatore Simone Tartarini – ‘Quando cresci un tennista sin da bambino è come diventarne il secondo padre’ – Lorenzo ha soltanto due piccoli nei: uno sul mento, l’altro è una certa inclinazione a lamentarsi in campo, certo sempre con se stesso, tendenza che il suo coach cerca di non assecondare anche se il rischio di eccedere con il bastone è dietro l’angolo. Deve sempre esserci una carota pronta da qualche parte.

Simone Tartarini e Lorenzo Musetti

Il resto, potete apprenderlo direttamente dalle sue risposte. Un paio potete ascoltarle anche dalla sua viva voce.


D: Lorenzo, parlaci della tua ripresa dopo un mese di inattività.
R: Ho avuto la fortuna di ritornare in campo con Alessandro Giannessi, che è di La Spezia, e ci alleniamo tutti i giorni presso il circolo Junior Tennis San Benedetto: stiamo facendo un ottimo lavoro e ci siamo adattati bene a questa situazione (bene come si trova con Giannessi, Musetti dice di trovarsi solo con Giulio Zeppieri, suo grande amico e compagno di doppio, ndr). Giochiamo spesso dei punti ‘dal basso’ e a fine allenamento facciamo sempre un paio di cesti di servizio. Nel pomeriggio faccio cesto con Simone e a volte lui mi serve da tre quarti di campo, così alleno anche un po’ la risposta. In generale stiamo lavorando più sul movimento, sulla fatica, che sui colpi di inizio gioco perché manca ancora tanto alla ripresa.

Senti che questo periodo di stop ti ha frenato un po’? In Sudafrica non hai giocato benissimo, ma venivi dalla bella settimana di Dubai e sei al tuo best ranking.
Credo che mi abbia fatto abbastanza bene perché l’ho gestito bene. Ho passato un po’ di tempo con la mia famiglia, una cosa che noi tennisti facciamo poco oramai, e mi sono dilettato in alcune cose che di solito non posso fare, ad esempio la cucina. Abbiamo fatto il tiramisù, la pizza, la polenta: qualche cosa abbiamo sperimentato, dai! Ma il piatto preferito sono sempre gli gnocchi della nonna.

Durante l’anno come è la tua routine di allenamento?
Dipende dal tempo che ho a disposizione tra un torneo e l’altro. Se ho una-due settimane vado anche qualche giorno a Tirrenia, visto che Roberto (Petrignani, il suo preparatore atletico, ndr) lavora e mi segue da lì. Se invece ho solo pochi giorni sto a casa e mi alleno al San Benedetto.

Qual è il tuo rapporto con gli studi? Tu frequenti il quarto anno di scuola superiore di un istituto paritario, di solito durante l’anno come ti organizzi con la scuola? E cosa è cambiato durante il lockdown?
Durante i tornei preferisco non pensarci e mettermi in pari quando ritorno qui a casa o comunque quando ho del tempo libero. Quando vado in campo preferisco concentrarmi sul torneo. In queste settimane mi hanno mandato del materiale didattico via mail, come fanno più o meno tutto l’anno perché io sono sempre in giro e le video-lezioni in pratica non esistono. Ho studiato un po’ quel materiale e a fine anno farò l’esame ‘interno’ per accedere all’anno successivo.

In Australia hai avuto l’opportunità di allenarti con Federer, ma anche con Djokovic e Medvedev. Dicci come è stato scambiare con loro e se davvero la palla che propone Federer è così diversa rispetto a quella degli altri.
È difficile giudicarli basandosi su una mezz’ora, anche se con Djokovic e Medvedev ho giocato un’oretta. Con Roger è stato un riscaldamento, non ho fatto nessun punto o esercizio particolare, ma sono d’accordo con i suoi tifosi che lo considerano il migliore di tutti: è il mio idolo tennistico. Ma se devo essere sincero, quello che mi ha impressionato di più è stato Djokovic: fa impressione per come è stabile, fermo, sempre in equilibrio e per come risponde. Con lui ho fatto qualche punto ed è quello che mi ha fatto più effetto dei tre. Medvedev invece è un giocatore molto particolare e credo che in partita sia veramente ostico perché gioca molto profondo. Non ha una velocità di palla pazzesca ma è talmente solido e preciso che fargli il punto è veramente tosta.

Ascolta la risposta di Musetti su Federer e Djokovic

Un anno fa ci siamo conosciuti a Barletta, e quel giorno ci dicesti che ti sentivi più sicuro con il dritto. Come valuti oggi l’equilibrio tra i due colpi?
Forse la situazione si è un po’ capovolta. Con il rovescio sono migliorato tanto e ho preso tanta sicurezza, e secondo me è dovuto anche tanto alla parte atletica: soprattutto in questa quarantena mi sono ingrossato parecchio e ho preso qualche chilo – ma non di grasso! (Lorenzo ci ha raccontato di aver portato a casa qualche peso dal circolo, da utilizzare nel periodo di isolamento, ndr) Il rovescio mi viene più naturale, mentre il dritto, quando ho meno fiducia, lo perdo un po’ e a volte ‘non lo tiro’.

Ricordiamo le dichiarazioni del tuo coach sulla crescita della velocità del tuo servizio, lo scorso anno in Australia. Sei riuscito a mantenerla? Il servizio è un colpo che ti dà sicurezza oggi?
Sì, credo di sì. A Dubai ho fatto tanti ace e ho avuto un’ottima percentuale di prime: credo di essere migliorato molto con il servizio. La velocità di palla credo si possa aumentare ancora un po’ (qui Lorenzo fa riferimento alla totalità dei suoi colpi, ndr) e spero di poterlo fare, il tempo non mi manca. Si tratta proprio di dettagli tecnici su cui bisogna lavorare, e magari curando un determinato aspetto guadagni piano piano chilometri orari.

Riavvolgiamo il nastro all’8 maggio 2019. Stadio Pietrangeli, semifinale delle pre-qualificazioni degli Internazionali d’Italia: Sinner ti batte dopo due ore e quaranta di una partita bellissima. Che ricordi hai?
È stata molto bella, combattuta e la ricordo molto volentieri anche se ho perso fallendo un match point nel secondo set. Lui era molto in forma e anche io stavo giocando bene, poi è stata la mia prima emozione al Foro e giocavamo su un campo così importante come il Pietrangeli. E so che tutti volevano vederci giocare contro.

Pre-quali – Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, 8 Maggio, 2019. Foto Felice Calabrò

Quale superficie sceglieresti per riaffrontarlo? Più in generale, dove giocheresti la tua ‘partita della vita’?
Di sicuro non il veloce indoor, perché lì (Jannik, ndr) gioca veramente bene. Forse sceglierei di nuovo la terra. In generale, forse gioco meglio sul veloce: in Australia gioco sempre bene, anche quest’anno, e adesso i campi veloci sono comunque più lenti di una volta. Il mio campo ideale è un veloce ‘non troppo veloce’ insomma, anche se ho giocato benissimo a Ortisei dove il campo è velocissimo – praticamente ghiaccio! Lì non si scambia: altura, indoor… Sull’erba invece ho giocato una sola volta, per un Wimbledon junior. Diciamo che posso giocare bene su tutte le superfici.

C’è un tennista che ti somiglia? Uno a cui ti ispiri per stile di gioco e modo di stare in campo?
Tsitsipas è un giocatore su cui faccio riferimento perché le sue caratteristiche sono abbastanza simili alle mie. Ovviamente lui è molto più forte e molto più avanti, ma ha un concetto tennistico simile al mio sul quale spero di potermi basare nel corso della mia carriera.

Tsitsipas è il modello di Lorenzo Musetti

Qui raccontiamo a Lorenzo una cosa che sembra fargli piacere: due anni prima di incrociarlo, sempre a Barletta, avevamo conosciuto in circostanze simili un certo Stefanos Tsitsipas (all’epoca quasi 19enne e in fondo alla top 200). Anche in quel caso eravamo rimasti ben impressionati dall’estetica del rovescio. Sappiamo cosa è successo negli anni successivi e ci limitiamo a incrociare le dita.

Nel costruire il tuo tennista ideale in un’intervista, hai citato la volée di Edberg. Non è una risposta usuale per un ragazzo della tua età. Come lo conosci? Ti capita di rivedere partite del passato?
Beh, la volée di rovescio di Edberg è talmente famosa che la conoscono tutti, è un’icona del tennis. Il mio allenatore Simone poi me ne parla spesso, in riferimento al suo gioco di rete perfetto.

Hai saputo qualcosa del torneo di Todi? Ci sarai?
Se lo organizzeranno, perché per il momento è ancora ufficioso e non si sanno ancora tante cose, valuterò. Per questo non sono ancora sicuro di partecipare. Devo ancora parlarne con il mio allenatore e decidere cosa fare: al momento non posso dirti sì o no.

Non sappiamo quando riprenderà il circuito, ma con quale torneo ti piacerebbe ricominciare? (Lorenzo ci lascia a malapena finire la domanda)
Roma! Aspettavo solo maggio per giocare al Foro Italico, c’è un’atmosfera bellissima e da italiano vale ancora di più. Voglio rivivere le emozioni dello scorso anno contro Jannik, negli altri match di pre-quali e contro Ruud nelle qualificazioni. Spero però non a porte chiuse…

Non ti piacerebbe giocare senza tifosi?
Ora ti dico così perché sono qui in camera, ma se fossi in campo andrebbe bene anche senza nessun tifoso: basta che ci siano l’arbitro e Simone. Anche se ho visto quel circuito in cui hanno giocato Opelka e Kecmanovic, e se posso dire la mia da vedere è un’oscenità! Dal punto di vista televisivo è proprio brutto.

“Basta che ci sia Simone”. Il vostro sembra un rapporto speciale. Senti di avere ancora molti stimoli lavorando con lui?
Assolutamente sì. La forza del nostro rapporto è quella, come è successo a Max Sartori con Seppi. Quando cresci un tennista sin da bambino è come diventarne il secondo padre: io ho iniziato a nove anni con lui. Prima mi allenavo a Carrara, poi mi sono spostato al Circolo Tennis Spezia che è un po’ più grosso, lì Simone ha lavorato per tanti anni. Nonostante fosse molto qualificato per attrezzature, era però un circolo con molti soci e lì è difficile allenarsi per un agonista. Quindi cinque anni fa ci siamo trasferiti al San Benedetto, che è molto più familiare: ha solo tre campi, una piccola palestra e molti spazi verdi. Poi facciamo quello che vogliamo perché Simone è il presidente del circolo e suo padre è il direttore sportivo. Stiamo da Dio!

Proiettati a fine 2021, fra un anno e mezzo. Quale obiettivo vorresti aver raggiunto? E quale colpo senti di dover migliorare di più?
Entrare nel tabellone principale di uno Slam, grazie al ranking o passando per le qualificazioni (quest’anno in Australia ci è andato vicino, perdendo al turno decisivo contro Griekspoor, ndr). E fare più male con il dritto, avvicinandomi alla linea di fondo. Questo credo sia fondamentale nel mio gioco.

Bene, ci sembri pronto per riprendere a giocare. Quanto tempo ti servirebbe per prepararti?
Tempo? Va bene anche domani!

Lorenzo Musetti (foto Ufficio Stampa Park Tennis Club Genova)


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Berrettini: “Dopo l’infortunio ho pensato ‘appena torno, spacco tutto’. Ora me la godo”

Matteo Berrettini è raggiante dopo il successo al Queen’s: “Qui si respira un’aria diversa, è come se le foto dei campioni nei corridoi ti dicessero che qui si è fatta la storia”

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Matteo Berrettini - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

A prescindere dal livello effettivo degli avversari incontrati, forse leggermente inferiore a quanto ci si attenderebbe da un ATP 500, Matteo Berrettini ha vinto il torneo del Queen’s confermando il pronostico suggerito dal suo status di prima testa di serie. Ci è riuscito alla prima partecipazione come Boris Becker nel lontano 1985, l’anno magico della vittoria a Wimbledon da teenager.

Qualora ci fosse bisogno di una conferma, Matteo rivela che per location e prestigio il Queen’s non è un torneo come gli altri.Qui si respira un’aria diversa“, ha raccontato in conferenza stampa dopo la finale. “In tutti i corridoi di questo circolo – che è come un labirinto – ci sono i nomi e le foto dei grandi campioni che hanno vinto questo torneo. È come se ti dicessero ‘guarda che qui s’è fatta la storia’. Questa cosa mi ha dato tanta energia. Poi me l’ha detto anche Vincenzo: ‘Forse non ti rendi conto di quello che hai fatto’. Io gli ho risposto che lo so! Venire qui da prima testa di serie, dopo aver giocato a Parigi fino a pochi giorni fa, non era per niente facile. Ho dimostrato ancora volta che sono un buon giocatore“.

Forse qualcosa in più che un buon giocatore, se è vero che Matteo è già il quarto italiano di sempre per titoli vinti nel circuito maggiore (gli restano davanti solo Panatta, Fognini e Bertolucci).

 

È stata sicuramente una grande settimana, del resto lo è sempre quando vinci un torneo“, ha detto Berrettini. “Partita dopo partita il mio livello è cresciuto, oggi ho dovuto giocare il mio miglior tennis soprattutto nei punti importanti – credo che Cameron abbia giocato una gran partita, è un tennista creativo e soprattutto è mancino. Il secondo set è sfuggito davvero per un soffio, perché 4-4 15-40 se vinco quel game lì non dico che è finita… ma ci sono buone chance. Ma sull’erba il tennis è così – un mini-break al tie-break e il set è sfuggito via. Devo fare i complimenti a lui, perché a un certo punto faceva molta più fatica di me a tenere il servizio e questa è una cosa che alla lunga ti stanca, ti butta giù, invece lui è rimasto lì fino alla fine perché è un giocatore di alto livello, soprattutto mentalmente“.

Se parliamo di solidità mentale, però, è proprio Matteo ad essersi dimostrato il più forte di tutti questa settimana. “Questa consapevolezza arriva dal lavoro, ma un’altra cosa importante è imparare dal passato per essere pronto in futuro. Quando ci ragioni su, sai che quella cosa è successa per un determinato motivo”. Anche da un infortunio si può imparare? Ovviamente avrei preferito non averlo, ma mi ha dato tanta voglia di riscatto: ho pensato ‘appena torno, spacco tutto!’. E non è stato facile, perché quando sono tornato non ero prontissimo. Ora me la godo e mi diverto”.

Matteo Berrettini – ATP Queen’s 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

Inevitabilmente il discorso tocca nuovamente l’argomento Wimbledon, già approfondito dopo la semifinale. Un giornalista britannico gli chiede conto dell’ultima partita giocata ai Championships, la sonora lezione subita da Federer agli ottavi del 2019. “In quel momento ho pensato di aver raggiunto un gran risultato, affrontare Federer sul centrale di Wimbledon era uno dei miei sogni sin da piccolo. C’era il mio idolo dall’altra parte della rete e mi sono sentito un po’ sopraffatto, non sono riuscito a concentrarmi al massimo. Analizzando la partita mi sono detto che in fondo è una cosa normale, sono umano, e quando l’ho affrontato di nuovo e in generale negli altri match importanti mi sono fatto trovare più pronto. Sapevo che sarebbe potuto succedere di nuovo e ho fatto in modo che non succedesse. Credo che quella partita mi abbia aiutato molto ad affrontare gli Slam successivi“. Appena due mesi dopo, infatti, Matteo avrebbe centrato la semifinale allo US Open.

Adesso ho un’altra fiducia, so che sto giocando bene e so di poter fare bene a Wimbledon. Certo, le condizioni di gioco sono diverse e tutti i giocatori hanno motivazioni extra, ma non avrei potuto immaginare un modo migliore di avvicinarmi allo Slam. Per un paio di giorni non penso di toccare la racchetta, dovrò far riposare il corpo e soprattutto la mente. E poi la testa andrà a Wimbledon“.

Con una suggestione data dal fatto che la finale dello Slam londinese e degli Europei di calcio – dove l’Italia sta andando a gonfie vele e si è qualificata per gli ottavi di finale a punteggio pieno – si svolgeranno entrambe a Londra l’11 luglio. La suggestione è sufficiente a estorcere un sorriso a Matteo, questa volta senza gesti scaramantici. Un giornalista britannico gli fa notare che sarebbe una bella storia se lui e l’Italia arrivassero entrambi in finale. “Beh, spero di sì, per me e per l’Italia in generale. Ma ci sono ancora tanti ostacoli da superare, sia per me che per i ragazzi della Nazionale“. Laddove l’espressione ‘tanti ostacoli’ assume i contorni dell’eufemismo, ma chiaramente è una storia che ci auguriamo di poter raccontare. Magari non alla stessa ora, ecco.

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L’importanza del calcio nel tennis: intervista al dottor Luca Bottoni

SPONSORIZZATO – Abbiamo fatto due chiacchiere con un nutrizionista sportivo che ci ha illustrato i segreti della dieta perfetta per gli sportivi: pochi eccessi, il giusto riposo

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Nello sport professionistico, alimentazione e prestazione agonistica formano da tempo una coppia più affiatata e indissolubile di Fleming-McEnroe. Un atleta che non presta adeguata attenzione al proprio piano alimentare è un atleta dimezzato; i tennisti non costituiscono un’eccezione alla regola.

Nell’immaginario collettivo l’associazione cibo-tennis è probabilmente legata a Michael Chang, pioniere della banana nella memorabile edizione ’89 del Roland Garros. Più in generale ci siamo chiesti però quali siano le regole alimentari alle quali un tennista dovrebbe attenersi per avere prestazioni ottimali in campo, e per conoscere la risposta ci siamo rivolti a un esperto in materia alimentare, il dottor Luca Bottoni.

 

Luca Bottoni è un nutrizionista sportivo I.S.S.N. (International Society of Sport Nutrition) specializzato in Nutraceutica e Nutrigenomica e un esperto in protocolli Antinaging e Project manager per A.M.I.A. (Associazione Medici Italiani Antiaging).

Di seguito l’intervista completa.

Come si è evoluta negli ultimi 50 anni la scienza dell’alimentazione sportiva applicata agli atleti professionisti?

Le attività sportive sia anerobiche che aerobiche sono condizionate da una serie di risposte metaboliche e ormonali, che variano da atleta a atleta, più o meno evidenti e significative, in stretta relazione e dipendenza con l’intensità e la durata del lavoro. Negli ultimi 50 anni la scienza dell’alimentazione sportiva applicata agli atleti professionisti si è evoluta su questa base. La personalizzazione in base alle proprie specifiche e alle finalità dello sport in cui si compete hanno modificato l’approccio alimentare. Non da meno le nuove conoscenze, per quanto mi riguarda sul DNA, microbiota e sull’idratazione hanno dato una visione più ampia e articolata dell’alimentazione sportiva specifica. Il vecchio adagio, ‘noi siamo quello che mangiamo’ oggi lo rivedrei in: noi siamo ciò che siamo in grado di assimilare. 

Il tennis rientra tra gli sport di tipo aerobico, anaerobico o misto?

Il tennis è senza dubbio una disciplina sportiva di tipo misto, poiché è caratterizzato da movimenti che vengono effettuati a velocità diverse intervallati da brevi e numerose pause. I sistemi metabolici si alternano frequentemente durante ogni sessione. Non bisogna mai sottovalutare questo aspetto per avere una prestazione ottimale durante tutta la gara.

Alla luce della precedente domanda, quali sono le regole fondamentali per la corretta alimentazione di un tennista professionista?

Le regole fondamentali sono: conoscere se stessi e rispettare il bilancio energetico. Ogni atleta ha delle esigenze particolari che vanno tenute in considerazione. La scelta di nutrienti qualitativi e la facilità digestiva favoriscono anche a livello quantitativo (meno volume, più energia) in particolar modo sulle sostanze a fine energetico. In tutto ciò gioca un ruolo fondamentale l’idratazione.

I macronutienti principali da quali alimenti sono forniti?

Carboidrati, grassi e proteine sono forniti nello specifico da farinacei, amidacei (pasta, pane, riso) e zuccheri (dolci, frutta). I grassi in alcuni pesci, oli, burro e alcune forme vegetali. Le proteine animali: carne, pesce, uova e vegetali nei legumi, soia, tofu, seitan e altri derivati. Il Parmigiano reggiano, con il suo 35% di contenuto in Aminoacidi (proteine), meno del 30% di grassi Insaturi (salubri) e assenza di carboidrati evidenzia doti nutrizionali importanti. 

Molti ricordano Chang a Parigi nel 1989 intento a sbocconcellare una banana ad un cambio campo. È possibile immaginare Jannik Sinner che mangia del Parmigiano?

Non solo è possibile, ma è a parer mio un’immagine che vedremo sul campo. Calcolando che 50gr di Parmigiano donano circa 200Kcal con un volume di prodotto ridotto e una ottima facilità digestiva, il suo utilizzo è una realtà prevedibile. Con il suo circa 35% di contenuto proteico il Parmigiano Reggiano conferma il suo grande valore biologico. Le sue proteine, a livello aminoacidico globale, pervengono in proporzioni tanto equilibrate da non richiedere elevati processi di conversioni metaboliche, dunque idonee ad affaticare meno il ricambio proteico.

Rafael Nadal mangia una banana

Supponiamo che un tennista debba scendere in campo alle 15: quale dovrebbe essere il suo piano alimentare ideale a partire dal risveglio sino all’inizio della partita, durante la partita e dopo la partita in vista di un match da sostenere il giorno dopo?

Come anticipato nelle risposte precedenti, ogni atleta ha delle risposte metaboliche e ormonali che condizionano le scelte alimentari. In linea di massima dovrebbe privilegiare una colazione leggera e in prevalenza energetica (carboidrati/grassi), così come lo spuntino e il pranzo. Un alimento/integratore energetico circa un’ora prima di scendere in campo e, a seconda della durata della prestazione, scegliere un integratore in forma liquida con dei carboidrati misti (velocità di assimilazione). Nel post gara un refiner per reintegrare quanto perso e privilegiare una cena a prevalenza proteica/grassi. Cenare presto e avere almeno 12 ore di stop metabolico prima della colazione. Poi, ricominciare con colazione leggera in prevalenza energetica (carbo/grassi).

Per ogni atleta professionista ce ne sono migliaia amatoriali. Quali regole alimentari dovrebbero seguire? Quali gli errori più comuni da evitare?

A parer mio è sempre il bilancio energetico a far da punto di riferimento. Calorie introdotte=Calorie utilizzate. Studi condotti sulle abitudini alimentari confermano ciò che sembra emergere da un confronto tra le regole alimentari tipiche di varie culture, evidenziando molti modi per seguire un’alimentazione sana ed equilibrata e solo le scelte estreme, basate su un consumo eccessivo delle proteine animali o sulla totale eliminazione delle proteine animali, possono diventare fonte di problemi. Mi sento di suggerire sempre un confronto con un professionista, piuttosto che il ‘fai da te’ dato dai sentito dire.

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Berrettini sogna: “Mentirei se non dicessi che voglio spingermi avanti a Wimbledon”

Matteo Berrettini è in finale al Queen’s con un tennis che autorizza a sognare in grande: “L’erba ti perdona poco. Meno pensi e meglio è, se vai deciso può essere vincente”

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Matteo Berrettini - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

Sono passati meno di tre anni dalla prima finale giocata (e vinta) da Matteo Berrettini, sulla terra di Gstaad, e il tennista che nel luglio 2018 attendeva ancora di fare ancora il suo ingresso in top 50 è adesso un top 10 affermato. Sull’erba del Queen’s ha appena raggiunto la sua settima finale in carriera; ne ha già una per ogni categoria di tornei (Slam esclusi) ma non ancora una per ogni superficie, con un curioso zero alla voce cemento – quella che ci si attendeva si sarebbe riempita invece più rapidamente.

Non so come mai” ha commentato Matteo dopo aver battuto de Minaur in semifinale con la medesima autorità dei turni precedenti (anzi, convincendo anche di più). “Però il risultato più importante della mia carriera, la semifinale dello US Open, l’ho fatto sul cemento. Quest’anno ho giocato la finale dell’ATP Cup, un evento un pochino diverso ma si giocava sul cemento. Non lo so, mi viene da pensare che il 2019 – una delle mie migliori annate – non è partito benissimo sul cemento australiano. Poi mi sono fatto male e non ho giocato Montreal, a Cincinnati ero ancora così così, poi c’è stato l’exploit dello US Open e la semifinale a Shanghai. Non lo so – ripete – la cosa importante è che sono competitivo su tutte le superfici“.

Quel che è certo è che Berrettini è già l’ottavo tennista italiano per numero di finali raggiunte a pari merito con Cancellotti e Furlan. Insegue Volandri e Gaudenzi, che ne hanno giocate due in più con un bilancio però piuttosto negativo (rispettivamente 2-7 e 3-6; Matteo invece è 4-2). E con due finali sull’erba insegue anche Seppi, l’unico italiano capace di giocarne tre; con tutto il rispetto per Andreas, un istituzione del tennis italiano, la sensazione è che il potenziale di Berrettini sui prati a lungo termine sia ben superiore.

 

Ogni partita è andata meglio e ho preso più fiduciaquesta è una superficie che ti perdona poco” dice Matteo, ricostruendo le vittorie contro Travaglia, Murray, Evans e de Minaur. Partite in cui ha reso meglio del previsto anche con il rovescio, sempre meno falloso partita dopo partita (10, 7, 5 e 5 il conteggio dei gratuiti dal lato sinistro nei quattro match). “Non so bene i dati ma credo di sbagliare di più con il dritto perché con quel colpo cerco di fare di più, prendo più rischi (28 a 27 sinora, non una gran differenza in realtà, ndr). Oggi credo di aver fatto un ottima prestazione con il rovescio e non mi sento debole da quel lato. Ovviamente se lo paragoniamo al dritto è molto diverso, ma anche perché penso di avere uno dei dritti più importanti del circuito; non si può avere tutto, altrimenti non sarei umano! In generale sono molto contento dei progressi che ho fatto e delle mie variazioni con il rovescio“.

Matteo Berrettini – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Durante la conferenza sapeva già che avrebbe sfidato un mancino, ma non che sarebbe stato quello di minor prestigio – Norrie, che ha battuto a sorpresa Shapovalov e sarà il terzo britannico sul suo cammino. “Le rotazioni dei mancini, soprattutto al servizio, sono diverse. Sull’erba possono prendere gli angoli esterni e mandarmi fuori dal campo – che è una cosa abbastanza scomoda perché appunto prende il mio rovescio, mentre il destro tira lo slice esterno sul mio dritto”. Nulla per cui fasciarsi troppo la testa, ad ogni modo: “Ho giocato con diversi mancini in passati e di solito mi concentro sul mio tennis; ci sarà da cambiare qualcosa, ma su questa superficie meno pensi e meglio è. Se vai deciso non importa dove tiri, può essere vincente“.

Pur con una finale ATP da giocare, c’è chi gli chiede di volgere lo sguardo già a Wimbledon. Senza Nadal, con l’incognita Federer e gli altri top 10 che non possono certo dirsi maestri della superficie – solo Djokovic, Federer e Bautista hanno giocato i quarti ai Championships – Matteo ha il diritto di provare ad arrivare in fondo. “Sicuramente questo è l’obiettivo, ormai ho raggiunto un bagaglio d’esperienza e consapevolezza che mi fa iniziare le due settimane di uno Slam con grandi aspettative. Questa settimana è la prova ulteriore che sull’erba posso giocare molto bene. Mentirei se non dicessi che voglio spingermi in avanti a Wimbledon. Poi che sia difficile lo sappiamo tutti, ma le cose che stanno succedendo aiuteranno sicuramente“.

Le eventuali differenze tra l’erba del Queen’s e quella del più prestigioso circolo londinese non lo spaventano: “Non ho mai giocato qui e poi Wimbledon, quindi non so quanta differenza ci sarà – ma so che sono simili. Il mio servizio e le mie armi in generale non vengono influenzate più di tante dalla superficie, nel senso che gli ace si possono fare anche a Wimbledon e forse il fatto che sia un po’ più lenta come superficie mi aiuta in risposta. Ci avreste creduto mai, appena tre anni fa? Un italiano tra i possibili outsider a Wimbledon, senza che ciò costituisca blasfemia.

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