Riunione ATP: lunedì si decide. Sì allo US Open, idea folle due set su tre?

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Riunione ATP: lunedì si decide. Sì allo US Open, idea folle due set su tre?

La teleconferenza di ieri sembra aver amplificato la portata di diverse problematiche. Indiscrezioni sul motivo del bye bye di Federer al 2020. L’attacco di Trungelliti a Gaudenzi

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ascolta in diretta la discussione sulle possibili opzioni per la ripresa del circuito nella puntata di Ubi Radio in onda alle ore 19

Com’è noto, ieri si è svolta la madre di tutte le video-conferenze tennistiche di Zoom, che ha visto coinvolte le facce di ATP e USTA e una larga fetta dei giocatori del circuito maschile per discutere della ripresa dei giochi (il tour è fermo fino al 31 luglio) e in particolare dei tornei americani.

Le proposte principali si possono trovare nel primo pezzo sull’argomento, ma si è parlato di molto altro. Lunedì 15 giugno è ancora la deadline, e, se da un lato la risoluzione di USTA e ATP sembra irremovibile, dall’altro nodi da sciogliere sono veramente tanti, come ha riassunto da un icastico Lukas Lacko:

 

I partecipanti alla riunione sono stati circa 400 (su 500 invitati), con Andrea Gaudenzi, Massimo Calvelli e Stacey Allaster, Chief Executive per la USTA, nel ruolo di anfitrioni – anche Steve Simon, presidente WTA, ha partecipato, ma solo in veste di ascoltatore, riporta “Marca” – e la durata è stata di tre ore e 36 minuti, diciamo quattro set intensi o cinque rapidi, con interventi di veterani come il nostro Paolo Lorenzi e Kevin Anderson.

Lo swing nord-americano è stato, almeno inizialmente, al centro della chiamata. Diversi i corollari del piano, alcuni dei quali non dipendenti dalla disputa o meno dello US Open: per esempio, Gaudenzi avrebbe detto che l’idea di giocare nella off-season non è stata presa in considerazione, e che non verrebbero presi provvedimenti qualora dei giocatori decidessero di saltare tutti i tornei, o anche solo una parte, per paura del virus.

Altri oggetti di discussione, invece, hanno fatto riferimento alle logistiche del primo 1000, quello di Cincinnati (che verrebbe trasferito a New York) e al primo Slam in programma. C’è il problema della tennis bubble (abbastanza espressamente mutuata dall’analoga decisione presa dalla NBA, che si trasferirà quasi in toto a Disney World, in Florida, per proseguire la stagione), la gabbia dorata che vedrebbe i giocatori come novelli Tom Hanks in “The Terminal“, costretti a dormire in aeroporto e a non interagire con i media e con il pubblico, rimanendo a distanza da Manhattan se non per giocare e allenarsi, una condizione che sembra non andare a genio in particolare a Djokovic, ma più in generarle a molti big, fra cui Milos Raonic, che ha citato la propria condizione di lungodegente bisognoso di assidue cure.

Qualche settimana fa, Vasek Pospisil aveva detto che, quando i Big Three agiscono in concerto, la loro parola è Cassazione, ma stavolta la volontà della maggioranza potrebbe soprassedere le loro volontà, o almeno quelle di Rafa e Nole, essendosi chiamato fuori Roger. Tennis Magazine Italia riporta delle voci (non troppo circostanziate, per la verità) secondo cui la decisione di Federer di non giocare più nel 2020 possa essere stata influenzata dalla direzione che ATP e USTA stanno prendendo contro ai suoi desideri – e a quelli degli altri due mammasantissima.

Già da diversi giorni le polemiche stanno montando nei loro confronti, sostanzialmente perché le loro perplessità sembrano essere percepite come problematiche ‘da primo mondo’: Djokovic ha sì parlato di giocatori che gli avrebbero confidato (in quanto presidente dell’ATP Council) di non voler volare a New York, ma allo stesso tempo ha poi criticato la tennis bubble perché gli impedirebbe di andare a Manhattan, e la restrizione in termini di personale a cui i giocatori sarebbero costretti (ogni giocatore potrebbe portarsi un solo membro del proprio staff), di fatto troncando i vantaggi dei giocatori più abbienti in termini di preparazione. Rafa è parso un pochino più conciliante, ma non si è discostato più di tanto dalle perplessità sollevate dal rivale.

Mentre Raonic, come detto, ha supportato Nole nelle sue critiche contro le limitazioni dello staff, un’altra voce contraria alla trasferta americana è arrivata da Nick Kyrgios, ma per motivi più simili a quelli di Nadal, vale a dire l’opportunità di giocare in un momento in cui, forse, le preoccupazioni dovrebbero essere altre. Resta il fatto che, per i giocatori di livello più basso e per i tanti lavoratori ‘normali’ del tennis, riprendere a lavorare è prioritario e probabilmente è parte integrante delle altre preoccupazioni a cui si riferisce Kyrgios.

Secondo quanto riportato dai diversi organi, il desiderio dei giocatori di ripartire potrebbe aver ragione sull’ipse dixit dei protagonisti, anche perché la USTA sembra decisa a tirare dritto, così come l’ATP. Quest’ultima starebbe però guardando a piani alternativi nel caso di un annullamento dello swing nord-americano, piani che consisterebbero in una stagione sulla terra europea a partire da metà agosto.

Il tema porte chiuse non è stato affrontato, ma a fine mese inizierà il World Team Tennis, che avrà un limite di 500 spettatori a partita, mentre il proprietario del torneo di Washington (in teoria il primo torneo in programma al momento) aveva ipotizzato di contingentare gli spettatori in un range che va dal centinaio al migliaio, e non è quindi da escludere che il torneo con gli stadi più grandi al mondo possa prendere decisioni simili, anzi, potrebbe farlo con il beneficio di maggiori condizioni di sicurezza.

Un altro grosso inconveniente (il più grosso, per certi versi) è stato l’assenza della WTA dalla chiamata – letteralmente, visto che non è proprio stata citata. Come detto, Steve Simon ha fatto da ascoltatore, ma non è intervenuto. La questione è di grande importanza logistica, perché il torneo di Cincinnati è sì un combined, ma con diversi proprietari, visto che il torneo femminile non è sotto l’egida della USTA, ma bensì sotto quella di Octagon. Se si vuole spostare il torneo a New York, dunque, la discussione non potrà essere unilaterale come sembra essere stata finora, e, se il punto di vista del circuito femminile divergesse da quello dell’ATP, dove andrebbero a finire tutti i piani di fusione e collaborazione?

Un punto prettamente maschile riguarda invece il format degli incontri. Molti hanno sottolineato le difficoltà a cui si andrebbe incontro se Flushing Meadows dovesse diventare il primo torneo in calendario, obbligando i giocatori a partire con match tre su cinque – è uno dei motivi per cui la USTA vorrebbe giocare Cincinnati come evento preparatorio. Se però si decidesse di giocare direttamente lo US Open, Allaster avrebbe detto che si potrebbe considerare l’idea di giocare il torneo con il due su tre (e che Slam sarebbe in quel caso?), previa richiesta dei giocatori.

Va anche detto che, su 400 partecipanti, meno di un terzo avrebbe questo problema (gli altri vorrebbero certamente averlo a loro volta), e quindi la discussione non vi si è soffermata più di tanto. Per lo stesso motivo, la questione Finals non ha trovato grande spazio, anche se al momento gli aruspici del torneo (all’ultima edizione londinese) non stanno mandando segnali positivi, visto che un evento indoor ha molte più restrizioni a cui sottostare, e altresì lo swing asiatico non è stato oggetto di dibattito, forse per l’incertezza legata all’effettivo impatto del virus in Cina.

Le vere patate bollenti sono state altre. In primis, diversi atleti hanno proposto di giocare senza punti ATP fino a marzo 2021, per poi riprendere dall’ultima classifica, ma Gaudenzi è stato categorico: è un’idea inattuabile, perché in quel caso i tornei diventerebbero esibizioni e il prize money scenderebbe con il crollo delle sponsorizzazioni, mentre le trattative intraprese finora hanno fatto sì che i portafogli dei tornei non venissero intaccati in maniera sensibile – lo US Open erogherebbe una cifra pari al 95% di quella dello scorso anno, più di quanto pagato a pieno regime nel 2018.

Questo punto si collega a un altro contenzioso economico: la cancellazione dei Challenger fino al prossimo anno, visto che quasi tutti i tornei perderebbero meno soldi a rimanere chiusi. I partecipanti alla chiamata erano per la maggior parte giocatori di bassa classifica e doppisti (Federer e Nadal erano sicuramente assenti), vale a dire giocatori a cui dei grandi tornei interessa relativamente, soprattutto se il numero di coppie in gara a New York dovesse essere tagliato di più della metà.

La preoccupazione di questo gruppo, spalleggiato soprattutto da Marin Cilic, è che senza tornei continuerebbero a non avere introiti, e che se le classifiche non venissero cancellate il divario (non solo economico ma anche di punti) si allargherebbe ulteriormente – un punto su cui sembrano avere ragione, visto che tre quarti del prize money di 75-80 milioni di dollari a disposizione sarebbe distribuito dai due Slam in programma. L’annullamento delle qualificazioni di Cincinnati, inoltre, ridurrebbe ulteriormente il numero di giocatori che potrebbero ricevere denaro dai tornei.

Al momento, l’idea (riportata dal sito canadese Open Court) sarebbe quella di ridistribuire una piccola parte (circa due milioni di dollari) degli introiti di Cincinnati e New York ai giocatori che avrebbero partecipato in normali condizioni e che invece sarebbero tagliati fuori con il nuovo format (una cifra che si unirebbe al sostegno del Relief Fund), oppure di finanziare alcuni Challenger ad hoc in Europa per permettere a un parco più ampio di giocatori di preparare la stagione su terra.

Stando a Marca, l’aspetto più prettamente pecuniario del dibattito avrebbe portato anche a un attacco personale nei confronti di Gaudenzi: infatti, Marco Trungelliti lo ha criticato per non essersi abbassato lo stipendio (a differenza degli omologhi WTA), ma Gaudenzi avrebbe risposto facendo notare di aver lavorato a tempo pieno durante la pandemia.

Come si è visto, dunque, stanno emergendo numerosi punti controversi. L’opinione diffusa, però, è che entro lunedì verrà presa una decisione affermativa, vale a dire che lo US Open si dovrebbe disputare, e con esso il resto del calendario – solo una decisione unanimemente contraria dell’ATP Council potrebbe ribaltare l’esito della contesa. Sarebbe però una sorpresa se la decisione fosse definitiva sotto ogni punto di vista, perciò sarebbe ragionevole aspettarsi altre polemiche e altri aggiustamenti in futuro.

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WTA Lione: Tauson in finale a 18 anni senza perdere set

La danese ha vinto 12 set su 12 finora disputati. Sfiderà Golubic (anche lei qualificata), che ha battuto Ferro

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Photo by Alexandre Hergott/Open 6ème Sens - Métropole de Lyon

Clara Tauson va sempre più veloce, e adesso è a un passo dal suo primo titolo WTA a Lione alla terza partecipazione in un tabellone principale. La danese, che in questi giorni ha rivelato di essere stata soprannominata “la Wikipedia dei risultati tennistici” (soprannome decisamente auto-esplicativo), ha vinto il suo sesto match in una settimana, anche questa volta in due set, contro la spagnola Paula Badosa, tds N.7, per 7-5 6-1 in 90 minuti.

Dopo un primo set giocato sul filo dell’equilibrio, con due break per parte nei primi dieci giochi, Tauson ha piazzato l’allungo decisivo nell’ultimo game del parziale, ed è scappata nel secondo dopo che Badosa (che molti ricorderanno essere stata l’unica tennista positiva al coronavirus fra quelle presenti a Melbourne) ha chiesto un MTO per fasciarsi la gamba sinistra, non riuscendo praticamente più a servire da lì in avanti. Tauson ha chiuso con l’81,3 percento di punti fatti con la prima e sette ace, vincendo la sua diciottesima partita stagionale su 21 fra ITF e tornei del circuito maggiore.

In finale troverà Viktorija Golubic, anche lei proveniente dalle qualificazioni, che ha dovuto battagliare per due ore e 26 minuti per aver ragione della tds N.2 Fiona Ferro per 4-6 6-0 7-6 (4) dopo essersi trovata per quattro volte a due punti dal match. Come riporta il sito della WTA, sarà la prima finale fra due qualificate da Tokyo 2017 (Diyas vinse contro Kato) e la seconda sfida dell’anno fra le due – la prima è stata la finale del W25 di Fujairah, vinta da Tauson. Per la svizzera questa sarà la terza finale in carriera (un titolo a Gstaad nel 2016).

 

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WTA

WTA Doha: Kvitova domina Muguruza per il suo secondo titolo in Qatar

Appena tre game vinti per l’iberica in una finale segnata dal vento

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Petra Kvitova (Credit: WTA Insider)

[4] P. Kvitova b. G. Muguruza 6-2 6-1

Petra Kvitova ha conquistato il WTA 500 di Doha per la seconda volta, battendo Garbine Muguruza per 6-2 6-1 in 66 minuti. La ceca aveva già vinto nel 2018 battendo la stessa avversaria in rimonta, ma stavolta si è imposta molto più nettamente in una finale giocata in condizioni complicate per via del vento. Si tratta della sua quinta vittoria consecutiva contro Mugu, con cui i confronti diretti sono ora sul 5-1 – l’unica vittoria di quest’ultima risale al loro primissimo duello alle Finals del 2015.

IL PERCORSO DELLE FINALISTE – La Muguruza di questo inizio di 2021 è stata estremamente continua, perdendo solo tre match su 15, due dei quali contro Barty e Osaka, le prime due giocatrici al mondo; la dolorosa sconfitta con la giapponese in quella che è probabilmente stata la finale anticipata dell’Happy Slam (due match point sprecati in risposta e gli ultimi quattro giochi persi consecutivamente) non sembra aver lasciato scorie, e questa settimana è arrivato un percorso piuttosto netto (con anche il bye di ieri contro Azarenka), nonostante qualche chance di troppo sprecata nei secondi set dei primi due match con Kudermetova e Sabalenka – nemmeno l’isolamento forzato della sua coach Conchita Martinez sembra averla disturbata.

Per Kvitova, invece, questo è stato il primo buon torneo del 2021, dopo una performance oceanica poco brillante, rilanciandosi in uno dei suoi tornei preferiti: oltre alla vittoria di tre anni fa contro Muguruza, infatti, Kvitova era giunta all’ultimo atto pure l’anno scorso (entrambe edizioni Premier 5), perdendo abbastanza nettamente con Sabalenka. In questo torneo ha fatto bene soprattutto in risposta, vincendo sempre oltre il 60 percento dei punti sulle seconde avversarie (dato confermato oggi).

 

PRIMO SET – In un confronto fra quelle che sono forse le due migliori colpitrici pure del circuito WTA, Kvitova ha cercato da subito di fare la partita ma è stata piuttosto fallosa all’inizio, concedendo due palle break nel terzo gioco quando ha messo largo un tocco su una risposta molto fortunosa dell’iberica, la cui parata sulla botta al corpo ha superato di poco la rete, mettendo in ambasce la ceca che però è riuscita a salvarsi con il servizio slice.

Nel gioco successivo, le folate continue hanno messo in difficoltà Muguruza (dallo stesso lato di campo), che ha avuto qualche problema con il lancio di palla e ha concesso la prima chance dell’incontro con un rovescio lungo, ma l’ha cancellata con servizio e dritto. Nel sesto gioco, Kvitova ha avuto un’altra palla break, mettendo a segno un dritto vincente e approfittando di due errori di rovescio dell’avversaria (fuori misura soprattutto con il lungolinea) per salire sul 4-2.

Il set si è quindi chiuso rapidamente grazie anche ai 13 non forzati di Muguruza, che non è mai riuscita a pungere con il servizio (pur mettendo l’84 percento di prime in campo) e ha concesso due set point con un dritto in corridoio, cedendo sul 6-2 quando non è riuscita a tenere in campo un rovescio sulla risposta profonda di Kvitova.

SECONDO SET – Muguruza è inzialmente parsa più registrata con i colpi da fondo, mentre Kvitova ha commesso tre gratuiti con il dritto per il 15-40 immediato; l’iberica ha sprecato la prima chance con il rovescio, ma la risposta successiva ha colto impreparata l’avversaria in uscita dal servizio, dandole l’1-0. Si è trattato però dell’ultimo game vinto dalla spagnola: in quello successivo ha commesso due esiziali doppi falli sul 30-30 che hanno regalato il contro-break; una risposta di rovescio lungolinea vincente le ha poi dato altre due opportunità, ma Kvitova è stata brava a spingere in sicurezza e a tenere nello scambio, salendo sul 2-1.

La ceca ha continuato a incidere con la risposta centrale, approfittando di una Muguruza che spesso sembrava incerta su quale colpo utilizzare in uscita, perdendo l’attimo necessario per tenere la palla in campo. Tre punti ottenuti in questo modo sono valsi il 3-1 a Kvitova, che non si è più guardata indietro, anche se Garbine può recriminare su un punto completamente buttato sul 30-30 nel quinto game, quando per due volte non ha chiuso a campo aperto finendo passata da uno splendido bimane incrociato della tds N.4:

Sprecata quella chance, Muguruza è uscita dalla partita, finendo sull’1-4, 0-40 con un errore di dritto, e, pur riuscendo a salvare le prime due con il servizio, nulla ha potuto sul dritto incrociato di Kvitova, sempre molto difficile da leggere. Mugu ha avuto un sussulto d’orgoglio, salvando due match point e guadagnandosi una palla del 2-5, ma ha continuato a sbagliare, mettendo lungo un ultimo rovescio lungolinea che ha chiuso la partita.

I NUMERI – Ventottesimo titolo in carriera per Kvitova (su 38 finali), la dodicesima in un Premier/WTA 500, mentre il bilancio di Muguruza è di sette vinte ed altrettante perse. Invariato il ranking delle due: Muguruza rimane al sedicesimo posto, mentre Kvitova (che non poteva guadagnare, avendo fatto la finale in un’edizione Premier 5 che quindi valeva più punti di un WTA 500) rimarrà al decimo. Settimana prossima giocheranno entrambe nel 1000 di Dubai: Muguruza attende una qualificata al primo turno, mentre Kvitova attende la vincente di Badosa-Teichmann al secondo.

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ATP

Rublev perfetto: batte Tsitsipas e vola in finale a Rotterdam

Il russo gioca una partita solidissima e centra la diciannovesima vittoria consecutiva in un ATP 500. In finale aspetta il vincente di Coric-Fucsovics

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[4] A. Rublev b. [2] S. Tsitsipas 6-3 7-6(2)

Andrey Rublev supera in due set Stefanos Tsitsipas e approda in finale a Rotterdam al termine di una partita di grande solidità. Il russo conferma lo splendido feeling con i tornei ATP 500 e conquista la 19esima vittoria a questo livello, eguagliando il record di Rafael Nadal che ne accumulò altrettante tra il secondo turno di Barcellona 2012 e la semifinale di Pechino 2013. Il russo è stato bravissimo a vincere tutti i punti importanti e ad approfittare di ogni minima sbavatura dell’avversario, portandosi a casa un match molto equilibrato e pareggiando il bilancio dei confronti diretti contro Tsitsipas (3-3). Per lui domenica si profila la decima finale in carriera (ha vinto le ultime sei) contro uno tra Borna Coric e Marton Fucsovics.

IL MATCH – Tsitsipas non parte benissimo e con qualche imprecisione di troppo regala un break di vantaggio a Rublev già nel terzo gioco. Il greco avrebbe la chance di rientrare subito in partita, ma non riesce a sfruttarla e anzi deve poi cancellare una palla del 4-1 pesante che avrebbe compromesso precocemente il set. Rublev mena come un fabbro ferraio con il dritto – e questa non è una novità – e trova ottime variazioni in lungolinea anche con il rovescio, dominando di fatto gli scambi. Tsitsipas però, superato un primo momento di sconforto, inizia a carburare e a ribaltare un po’ la situazione. Al greco manca sempre però un centesimo per arrivare all’euro, o meglio, è il russo a rubargli spesso l’agognata ultima monetina di rame. Rublev salva una palla break nel sesto gioco e ben tre nell’ottavo. Sul 5-3 poi, un nastro beffardo e un dritto in rete di Tsitsipas proiettano il russo sullo 0-30. Due robustissime risposte di dritto (di cui la prima vincente) valgono a Rublev un altro break e il primo set dopo 44 minuti di gioco.

 

Nel secondo parziale, Tsitsipas è bravo a resettare e a ripartire senza lasciarsi troppo turbare dalla rocambolesca conclusione del set precedente. Il greco si attacca al servizio e procede spalla a spalla con Rublev che dal canto suo non ha intenzione di cedere di un millimetro. I due si scambiano legnate da fondo con alterne vicende, mentre il russo solletica spesso il passante di Tsitsipas con buone discese a rete in controtempo. Alla fine è il tiebreak a decidere le sorti del parziale. L’equilibrio però dura davvero poco, anzi non lo si intravede nemmeno. Rublev infatti carica a testa bassa con il dritto e vola rapidamente sul 4-0. I punti consecutivi potrebbero anche diventare cinque, ma il russo affossa in rete una comoda volée non raccogliendo i frutti dell’ennesima grande accelerazioni. L’esito della partita è comunque segnato ed è proprio un’altra sortita a rete, stavolta vincente, a regalare la vittoria a Rublev, che esulta alzando sobriamente un pugno al cielo.

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