Lettere al direttore: chi è il n.1 dei “perdenti” negli Slam? Federer più probabile a Torino? Ubitennis a US Open

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Lettere al direttore: chi è il n.1 dei “perdenti” negli Slam? Federer più probabile a Torino? Ubitennis a US Open

Rios, Mecir, Nalbandian in pole-position con Ferrer, Berdych e tre francesi. Alla “scoperta” delle video-interviste di Ubitennis. Un altro “archivista” si candida…

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Striscione dedicato a Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
 
 

Vi avevo invitato a scrivermi delle lettere perché io potessi rispondervi. Anche questa settimana siete stati numerosi e di questo vi ringrazio. Di seguito le mie risposte alle domande che ho selezionato: continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.


Egr. direttore Scanagatta, leggendo i racconti di Remo Borgatti sugli anni del periodo Sampras si fa cenno a Rios, unico numero uno senza vittorie in uno slam, mi è venuta una curiosità. Chi è stato il più forte giocatore, secondo lei, tra quelli che non hanno vinto uno slam? Il suddetto Rios, Nystrom, “gattone” Mecir, Ljubicic? altri che mi sfuggono ora? Io penso Mecir…grazie per l’attenzione e spero in una risposta Luca Sconfienza (città non indicata)

Mmm. Lei, Luca, ha messo a dura prova la mia memoria. A Nystrom non avevo pensato… a Rios e Mecir sì. E Tommaso Villa aveva ripreso non tanto tempo fa un’inchiesta di ESPN i cui lettori avevano segnalato otto nomi, che vi consiglio di leggere.

 

In ordine sparso insieme ai nomi suggeriti da lei, c’erano in quell’articolo Nalbandian (che essendo la “bestia nera di Federer godeva di particolare reputazione…e ammirazione da parte dei tifosi di Nadal!), Ferrer (anche lui fra i miei favoriti insieme a Berdych, eterni secondi o terzi però…), Coria (che si mangiò un Roland Garros incredibile con Gaudio che era certo meno forte di lui), Todd Martin (due finali di Slam all’US open e in Australia ma la più clamorosa fu quella che non disputò nel 1996 a Wimbledon quando dilapidò un 5-1 al quinto con Malivai Washington in semifinale; guardate la mia videointervista…aveva un head to head favorevole con Krajicek che dominò la finale!), ma anche Soderling, due volte di fila finalista a Parigi e un rarissimo vincente su Nadal al Roland Garros… per la gioia dei Federeriani!

Spremendomi un po’ le meningi – dopo essermi faticosamente ricordato che Vitas Gerulaitis aveva vinto uno Slam, l’Australian Open del ’77 (quando il torneo era la “gamba zoppa del tavolo degli Slam”, definizione di Rino Tommasi che fece andar su tutte le furie il presidente della Federtennis australiana Brian Tobin… ma quella era la pura verità), perché altrimenti sarebbe stato lui il mio n.1 dei “perdenti”, per aver raggiunto finali a Parigi e New York e due semifinali a Wimbledon – ci sono tutti questi altri giocatori che forse potevano essere presi in considerazione per essere stati a lungo fra i primi 10 del mondo, e anche fra i primi 5, e aver vinto magari altri tornei e/o la Coppa Davis.

Penso al tiro francese Forget, Leconte e Tsonga (certo più che ai top-ten Gasquet, Monfils, Grosjean, Simon e Clement), a Norman, a Henman (sei semifinali di Slam, quattro a Wimbledon… non sono uno scherzo) a Rusedski, Clerc, Haas (n.2 del mondo, quattro semifinali e quattro quarti in vari Slam), a Corretja (finalista al Roland Garros e vincitore di un Masters)…sempre che i vari Thiem (tre finali di Slam), Tsitsipas e Zverev proseguano a perdere quando si avvicinano ai grandi exploit. A voi chi pare il ‘n.1 dei perdenti’? Scrivetelo.

David Ferrer con moglie e figlio – Madrid 2019 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

Ho provato anche a pensare a chi potesse essere considerato il più forte fra i non vincitori di Slam prima del tennis Open: direi quasi certamente il britannico Bunny Austin, che ebbe la sfortuna di trovare sempre sulla sua strada Fred Perry. Così dovette accontentarsi di essere il n.2 del mondo, di tre finali di Slam (due a Wimbledon, 1930 e 1938, una a Parigi, 1937, e quarti di finale negli altri due Slam) ma anche di vincere ben quattro Coppe Davis.

C’era anche il sudafricano Sturgess, classe 1920, che nell’immediato dopoguerra fece due finali a Parigi a distanza di quattro anni (1947 e 1951), una a Forest Hills (1948), due semifinali a Wimbledon e una a Forest Hills in quegli anni.    


Buongiorno direttore, secondo lei aumentano le chance di vedere Roger Federer alle ATP finals di Torino nel 2021? Dal momento che presumo farà il possibile per partecipare alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021 salvo nessun ritorno di covid e ritentare forse l’ultimo assalto al trofeo di Wimbledon, io la vedo molto possibilistica come cosa. In tal caso sarebbe una bella fortuna per Torino ospitare l’ultimo Atp finals in carriera di re Roger soprattutto a livello economico. Lei cosa ne pensa? Francesco Tagliaferro (Legnago provincia di Verona).

Secondo me sì. E sono d’accordo che per Torino sarebbe una gran bella fortuna, ammesso che questo benedetto vaccino si trovi nel primo semestre del 2021. Dicono che ci sono centinaia di team che stanno sperimentando diversi vaccini e mi fa paura questa corsa… ad arricchirsi. Come faremo, soprattutto se il COVID-19 dovesse mutare in qualche suo elemento, a capire quale sarà il vaccino nel quale confidare? Non saremo noi individualmente, certo, a dover capire, ma di chi ci potremo fidare?

Intanto, come ho già avuto modo di scrivere in un recente editoriale, secondo me se le condizioni per disputare le finali ATP all’02 Arena quest’anno… non mi sentirei di escludere affatto che Federer non si presenti a giocarle. Ho letto che ha ricominciato a giochicchiare. Tempo tre mesi perché non potrebbe essere pronto e voglioso di scendere in campo (COVID-19 e Mirka permettendo). Qualche lettore si arrabbia se io cito Mirka come una delle persone che può influire sulle decisioni agonistiche di Roger. Mi accusa di voler fare inutili pettegolezzi. Ma è sempre stato Roger a dire che lui fa quel che vuole lei, e lo ha confermato anche di recente.


Gent.mo dott. Scanagatta, Mi sono piaciute moltissimo le videointerviste che lei ha fatto a tanti campioni del passato e prospect del futuro, nessun sito che io sappia è in grado di offrirci qualcosa di simile, complimenti… ma credo di essermene persa qualcuna. Come si fa a rivederle tutte? Se non andrà all’US Open dove mi pare d’aver capito i giornalisti non potranno essere presenti… scriverà ugualmente i suoi editoriali anche se le partite si svolgeranno nella notte italiana? E i vostri inviati come faranno per le interviste? – Alessandro Frati (Venezia)

Grazie per i complimenti, sempre graditi. Come può immaginare non è tanto compiere l’intervista ma organizzarla. Se non ci fossero contatti personali, magari costruiti negli anni con i vecchi campioni, sarebbe impossibile ottenerle. Non è che – soprattutto in tempi di COVID-19 – ci sia chi ti dà gran mano con i tennisti attualmente in attività anche se abbiamo provato a chiedere assistenza all’ATP e alla WTA. Con i campioni di qualche anno fa era più semplice avere rapporti ravvicinati a suo tempo e anche oggi. Alla fine, le dirò, dicono anche cose più interessanti di chi si preoccuperebbe di dire cose politically correct sempre e comunque – senza troppo esporsi –  anche se capisco che ai giovani lettori che ci seguono magari anche alcuni ex n.1 del mondo e vincitori di Slam possono non interessare troppo, perché magari non conoscono o ricordano le loro imprese. Mentre per Steve Flink e il sottoscritto sono invece memorie nitidissime.

Cliccando qui troverà tutte quelle in inglese, pubblicate su Ubitennis.net, mentre a questo indirizzo può trovare gli articoli scritti in italiano per ogni video-intervista; le posso assicurare che io e Steve Flink ci siamo parecchio divertiti nell’ascoltare tanti aneddoti che perfino noi, che qualcuno ne abbiamo vissuto, non conoscevamo! E visto che siamo in argomento, se qualcuno dovesse aver voglia di rileggere uno dei miei editoriali, li trovate raccolti qui. Momento ‘archivio’ terminato!

Per quanto riguarda l’US Open saremo tutti, direttore e collaboratori vari, messi a dura prova. Avremo tutti le occhiaie e chissà quanti errori/orrori faremo dormendo poche ore a notte per cercare di offrirvi un servizio all’altezza. Contiamo (poco eh…) sulla vostra comprensione. Vado in vacanza per i primi 20 giorni di agosto (con tappa per il torneo di Palermo…) per modo di dire, perché non riesco a non aprire il sito più volte al giorno, perché so già che a settembre se si gioca l’US Open, si dormirà poco o niente. E in quali condizioni arriveremo a seguire Madrid, Roma, e Roland Garros (sebbene questi si giochino di giorno), non oso pensare; forse un solido piano di sonnellini pomeridiani, da svolgersi a turno, ci consentirà di portare a termine l’impresa.

Per quanto riguarda le interviste, cercheremo di coprire le più importanti. Dovremmo essere collegati via Zoom con la sala stampa, per raccogliere le interviste dei protagonisti cui potremo far domande… ma quanti italiani ci consentiranno di sentire? Si potranno fare le interviste one&one? Tutto è incerto, salvo il fatto che lo sforzo per noi sarà doppio, triplo per via del fuso orario. Tramite Eurosport e il canale Europlayer si dovrebbe poter seguire – noi e voi – i vari incontri su tutti i campi, ma seguirli fra le 3 e le 4 del mattino e poi scriverne, dopo aver cercato di sapere cosa hanno detto i protagonisti sarà un inferno. Ma faremo del nostro meglio. Sono certo che Vanni Gibertini con i suoi podcast della serie ‘Ubi Radio’, che vanno online ogni giovedì (vi aiuto anche in questo caso: potete riascoltarli tutti qui, direttamente su Spotify) vi aggiornerà sul modo in cui noi seguiremo lo US Open e voi potrete seguire noi.

Una volta stabilito un ‘piano di battaglia’ completo, vi metteremo al corrente con un articolo riassuntivo.

Apro un inciso: se, causa nostra probabile carenza di organico, qualcuno volesse candidarsi – fra coloro che sanno di tennis e hanno buone capacità di scrittura – per seguire qualche match notturno su qualche campo laterale, scriva a joinus@ubitennis.com e – sebbene (ATTENZIONE!) non mi senta assolutamente di garantire che lo interpelleremo perché ad agosto abbiamo pochissimi collaboratori in forza e invece ci vuole tempo anche solo per esaminare le eventuali proposte di collaborazione accompagnate da qualche prova di scrittura, per poi dedicare del tempo ad istruire gli eventuali volontari sul modo di scrivere una cronaca – potremmo forse metterne alla prova un paio già con il torneo di Cincinnati o con i primi turni dello US Open (sempre che si svolgano…).

È possibile che questa pratica di “insegnamento” la svolga direttamente io, ove i miei collaboratori fossero già presi da mille vicende prioritarie. Del resto, aggiungo, il sottoscritto conquistò da La Nazione lo status di praticante giornalista – prodromo del successivo contratto da professionista – una quarantacinquina di anni fa grazie al fatto che approfittando delle ferie di tantissimi cronisti, dimostrò di sapersi far valere “coprendo” tutti mesi di una torrida estate in cronaca. Quella mia rinuncia alle vacanze, al ritmo di tre articoli al giorno, mi valse l’apprezzamento dei capi della cronaca di Firenze e della direzione. Costituì, di fatto, la svolta della mia carriera giornalistica (quando decine di altri collaboratori restarono precari per tantissimi anni).


Carissimo Ubaldo

Sono un affezionato lettore di Ubitennis e forse sei uno dei pochi che mi può chiarire i motivi, per me arcani, per cui mai tennista italiano è riuscito a raggiungere il podio nel ranking mondiale del tennis professionistico. Mi rifiuto di credere alla semplicistica spiegazione che sia solo tutta colpa del calcio cannibale che ridimensiona gran parte dello sport in Italia (anche se i giornali e mamma rai come tutto il sistema mediatico sportivo più noto vede a senso unico in direzione pedata salvo eccezioni). Molto altri sport individuali o di squadra anche molto meno popolari del tennis anche solo per poco tempo hanno espresso campioni ai vertici assoluti. Mi piacerebbe proprio sapere la tua opinione da una persona così navigata e di grande competenza nel mondo del tennis – Sergio da Bergamo   

Sergio mi scusi se non le rispondo adesso, mi ero segnato di farlo già oggi ma sono andato lungo… Le prometto che le risponderò prossimamente perché la sua intreessante domanda richiede una risposta articolata che non posso liquidare in poche righe. Lei ha atteso fin qui pazientemente e io le chiedo ancora un po’ di pazienza.


Gentile Direttore, 

mi chiamo Francesco Perotti, ho 64 anni, abito a Bologna e sono un suo ammiratore. La seguo da tempo immemore e sono sempre rimasto ammaliato dalla sua competenza e dal suo garbo.  D’altra parte la scuola è quella. Trovo fantastico il suo giornale on line (Ubitennis). Dai suoi articoli, dalle sue interviste e da quelle dei suoi collaboratori emerge una passione profonda per il tennis. È un pregevole mix tra memoria storica e prospettive future di questo sport. Non ho mai potuto praticarlo ma l’ho sempre amato.  Ero un assiduo lettore di Matchball e non mi perdevo una telecronaca di Guido Oddo. 

Vorrei porgerle alcune considerazioni. Parlando del GOAT, vale a dire il miglior tennista di sempre, credo che non sia corretto cercarne uno in assoluto.  Tutto troppo diverso: i tempi,  i materiali, le regole, gli spostamenti,  la mentalità,  l’entourage,  l’alimentazione. Basta considerare l’evoluzione fisica dei tennisti (a maggior ragione delle tenniste). Certo, ci sono i Fognini, ci sono state le Pennetta e le Vinci ma, come si dice, “una rondine non fa primavera”. Dunque, a mio parere, è più corretto parlare di campioni di un’epoca, laddove i parametri sarebbero più uniformi. Lei che ne pensa? 

Le pongo un’altra questione. Con l’apertura all’era Open (1968) non vi è più stata distinzione tra dilettanti e professionisti. Il mio pensiero, è forse lei non sarà d’accordo, è che gli Slam conquistati prima di questo periodo abbiano una caratura inferiore rispetto a quelli successivi, poiché mancavano i tennisti passati al professionismo (a proposito, in che cosa consistevano questi circuiti? Tornei? Esibizioni? E quando è iniziata questa separazione?).  Così come non si può paragonare la Coppa Davis del Challenge Round con quella post-1971, quando la nazione detentrice dove solo attendere la sfidante in finale,  senza sottoporsi ai turni di qualificazione. Gradirei una sua opinione. 

Infine, mi piacerebbe fare parte del suo team di “bibliotecari-archivisti-ecc.”. Credo che la sua proposta si inserisca agevolmente nei miei progetti futuri (da due mesi sono in pensione). Ho una certa dimestichezza con tutto ciò che è cartaceo (sono laureato in Storia anche se ho fatto per 40 anni l’infermiere) ma  non ce l’ho con i computer. Si può sempre migliorare. Mi faccia sapere se posso esserle utile. La ringrazio per l’attenzione. Francesco Perotti (Bologna)

Gentile Francesco, come con il lettore di Bergamo, e anche diversi altri in waiting list (Paolo Fazzi, Claudio Gentili, Roberto Bruni, Giuseppe Marini e altri fermi da un po’), mi scuso ma rinvio alla prossima, la risposta alle sue domande (già, sono due…). Ho già scritto tantissimo…e non riesco proprio – è più forte di me – a essere sintetico nelle risposte quando ponete quesiti interessanti come questi. Però, dovreste anche voi scrivere meno! Dieci righe devono bastare per porre una domanda… (certo, sembra un po’ il bue che dice cornuto all’asino, me ne rendo conto e ci scherzo sopra).

Riguardo al discorso “bibliotecari-archivisti” la ringrazio e vediamo se riusciamo a organizzare un altro team con qualche altro volontario. I tre amici venuti da Perugia devono smazzarsi ben 120 videocassette, altri tre collaboratori lo scorso weekend hanno lavorato una decina di ore per portare a casa alla fine un ventesimo del materiale che ho…Vediamo se si fa vivo qualcun altro disposto a venire a Firenze a trovarmi, ma ormai se ne riparlerà per fine agosto. O dopo la sfuriata agonistica di settembre-ottobre (al primo weekend libero da impegni).


Scrivete a scanagatta@ubitennis.com

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Roland Garros: Auger-Aliassime al terzo turno, finisce la corsa di Carabelli. Fuori a sorpresa Fritz [VIDEO]

Il n. 9 del mondo mostra tutti i miglioramenti su questa superfice e riesce a cavarsela in un secondo set molto combattuto. Avanti Isner e Khachanov

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Felix Auger-Aliassime - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Dopo la grande paura dell’esordio, con la rimonta da due set sotto – un doppio 6-2 – contro il qualificato peruviano Varillas, che aveva fatto riemergere i fantasmi dello scorso anno quando al primo turno dell’Open di Francia era stato sconfitto in quattro parziali da Andreas Seppi, Felix Auger-Aliassime ha centrato la qualificazione al terzo turno del Roland Garros in modo agevole con lo score di 6-0 6-3 6-4 in 2h17 interrompendo la corsa di un altro sudamericano proveniente dalle qualificazioni al suo primo main-draw Slam: Camilo Ugo Carabelli. Il 22enne di Buenos Aires, numero 155 del mondo, aveva approfittato, nel suo debutto assoluto in un tabellone principale di un Major, dello stato di forma assolutamente precario di Karatsev. Comunque gli sono volute oltre quattro ore e dieci per superare il russo, al long tie-break della quinta frazione, e le fatiche della sfida con Aslan si sono ripercosse nel bagel subito in apertura.

Poi, però l’argentino ha offerto una prestazione più che dignitosa, specialmente nel secondo set, dove ben 6 giochi sui 9 totali si sono decisi ai vantaggi. Un 6-3, dunque per certi versi bugiardo considerando anche il fatto che il canadese ha commesso qualche errore di troppo ed è inciampato in diversi doppi falli. In seguito, molto lucido Felix nell’amministrare con tranquillità il break decisivo della terza frazione maturato nel terzo game. Tanti meriti, al di là della poca esperienza di Ugo (prima del torneo non aveva mai affrontato un Top 50, discreta carriera da junior dove è stato al massimo n. 70) per Auger che ha mostrato tutti i miglioramenti compiuti su questa superfice da quando siede sulla sua panchina Toni Nadal. In particolar modo, oggi, ottima resa nei pressi della rete con 26 punti vinti su 33 discese complessive. Bene anche il numero dei punti diretti con il servizio: 8 ace; e il dato sui vincenti: 41 a fronte di 37 non forzati. Soli 6 winners, contro 27 gratuiti per il n. 155.

IL MATCH – Inizio da incubo per Carabelli che cede il primo parziale senza incamerare alcun game. Un bagel ad aprire l’incontro che ha messo in mostra tutta la differenza di livello tra i due protagonisti della sfida. Le 146 posizioni che distanziano il n. 9 del mondo dal 22enne argentino, si vedono tutte; dalla pesantezza di palla alla profondità dei colpi; dalla solidità dei fondamentali all’incisività del servizio. Il 21enne di Montreal fa il bello ed il cattivo tempo, giocando sul velluto e potendo esibire al meglio le sue armi principali che si riassumono nello schema concreto e risolutivo dell’uno-due: servizio e drittone come primo colpo dopo la battuta. Una manata dal lato destro, in grado di poter spolverare qualsiasi angolo sia dal centro del campo con le direzioni inside-in e inside-out che con le classiche traiettorie incrociate in diagonale e anomale in lungolinea.

 

Inoltre potendo giocare a braccio totalmente sciolto, il classe 2000 di origini africane ha regalato anche spettacolo nell’affollato Campo 7 eseguendo pregevoli smorzate e disimpegnandosi in chirurgiche discese a rete con tanto di ricamini in demi-volée a sigillare i punti. Tutto ciò sotto gli sguardi compiaciuti di Frederic Fontang e Toni Nadal. Chiaramente la prestazione della tds n. 9 finora va presa con le pinze, visto che il sudamericano è poco avvezzo a questi livelli. I numeri di questa frazione a senso unico raccontano di un predominio sotto ogni aspetto da parte di Felix, dal bottino tra winners e unforced (9/5) ai punti ottenuti con il servizio – 62% con la prima e 75% con la seconda – fino alla concretizzazione dei break point (3/3). Dall’altra parte il qualificato albiceleste racimola un misero 18% con il primo servizio e solo il 40% con la seconda, dato che contribuisce al bilancio finale dei punti vinti nel parziale (26 contro 11).

Ad inizio secondo set Auger-Aliassime molla un po’ la presa e rallenta un attimo. Un comprensibile e fisiologico appagamento dopo il 6-0. In questo avvio di set è il servizio a tradirlo: commette tre doppi falli nei primi due turni di servizio della frazione, e nel secondo di questi concede anche tre palle break – l’argentino ne aveva avuta solo una nel terzo game del match -. Riesce a salvarsi su tutte e tre le occasioni. Ma quantomeno il nativo di Buenos Aires nel gioco precedente interrompe l’emorragia, ponendo fine ad una striscia di 7 sette game consecutivi del suo avversario, e grazie a questo sussulto finalmente entra in partita trovando le prime esecuzioni degne di nota con un ceto grado di profondità – fino a quel momento aveva sempre giocato costantemente corto, con i suoi colpi che raramente atterravano negli ultimi centimetri di campo disponibili. Tenendo meglio lo scambio da fondo, Carabelli può anche essere più verticale ed aggressivo nel suo gioco dandosi la possibilità di andare a prendersi il punto a rete.

Il semifinalista dello Us Open 2021 continua a sbagliare qualcosina di troppo, non riesce più a variare le traiettorie come invece faceva magnificamente nel primo set. E non potendo più affidarsi a palle lavorate, con maggiore top-spin, dunque non riuscendo ad eseguire come prima colpi più arrotati in sicurezza, ciò comporta che il margine di errore si assottigli essendo costretto a giocare sempre in spinta. Inoltre il n. 155 del ranking rinvigorito anche dal primo turno di servizio vinto a 0 (il quarto game del set, sul 2-2) costringe il canadese al terzo game alla battuta su tre ai vantaggi. Ma Auger in qualche modo, nonostante le palesi difficoltà in questo frangente della sfida, alla sesta palla game impatta sul 3-2. Proprio quando Camilo Ugo sembrava essere il giocatore in campo con più possibilità di centrare l’allungo, dando la sensazione di essere il tennista più solido in quel momento, ecco che due gratuiti gli complicano nuovamente la vita.

Poi a quel punto il dritto della tds n. 9 del seeding torna a frullare meravigliosamente. Il n. 1 di Canada torna a costruire ogni 15 in modo impeccabile, aprendosi il campo con lo sventaglio sul bimane dell’avversario per poi chiudere con l’anomalo in avanzamento. Anche il drop-shot, che per un po’ ha latitato, torna a funzionare proprio in occasione dello scambio che certifica la palla break. Il problema, per il vincitore del torneo di Rotterdam, è che continua a crearsi delle difficoltà dove altrimenti non ci sarebbero. Non chiude subito un game di servizio in cui era 40-15 (il secondo in fila), facendosi rimontare ai vantaggi (quattro turni alla battuta su quattro ad oltranza), concede anche una palla break. Ma alla fine riesce comunque a portarsi sul 5-2. Obbligato a servire per rimanere nel parziale e prolungarlo, il tennista argentino dimostra di non voler mollare e accorcia le distanze, in quello che è il sesto game su otto del set decisosi ai vantaggi. L’abnegazione di Carabelli viene premiata da un ghiottissimo 30-30 sul 5-3 e servizio Felix. Ma la battuta del canadese è micidiale, e dopo un combattuto secondo parziale (a discapito di quello che potrebbe far pensare il punteggio) durato oltre l’ora di gioco, Aliassime è ad un solo set dai sedicesimi di finale.

L’equilibrio nella terza frazione si rompe già nel terzo game, con il break subito a 15 dal qualificato albiceleste. Il canadese rischia di restituire immediatamente il favore, ma aggrappandosi al fondamentale d’inizio gioco rimonta dallo 0-30 e s’inerpica 3-1. A questo punto, si prosegue on-serve per quattro giochi consecutivi senza ulteriori scossoni – con il n. 9 molto prolifico a rete con 5 punti vinti su 7 discese -, fino al momento della verità: il nono game come nel secondo set. Carabelli ancora una volta si rivela encomiabile, annulla tre match point e prolunga la resistenza. La quale però si spezza definitivamente sul 5-4, Auger-Aliassime mette le mani sul terzo turno al quarto match ball.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Musetti ci ha fatto ancora sognare finché Tsitsipas ci ha risvegliato bruscamente. Ma Corretja lo vede top5 in quattro anni. Ha ragione?

Sei italiani su dodici al secondo turno. Sinner impressiona, Sonego convince, Cecchinato rimonta, la Giorgi sorprende…per la maglietta. Paire imbastisce un discreto casino. Wimbledon minaccia di ridurre il montepremi in risposta all’azzeramento dei punti ATP e WTA. Una piccola guerra a fronte di quella vera

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Ieri su parte del titolo del mio editoriale si leggeva: “Oggi 8 italiani in campo, finirà 4 pari?”.

E’ finita effettivamente 4 pari, perché hanno vinto Sinner, Sonego, Giorgi e Cecchinato, hanno perso Bronzetti, Paolini, Zeppieri e Musetti. Ma i rimpianti per un possibilissimo 5-3, se non addirittura 6-2 ci sono, perché Jasmine Paolini ha servito per il match – ammesso che il servire fosse un vantaggio – e poi ha perso al tiebreak decisivo del terzo set, cominciato bene, 3-1, ma finito malissimo 10-5. E poi perché quando Musetti ha vinto, giocando stupendamente, i primi due set contro Tsitsipas, era certo lecito sperare che non si ripetesse la stessa storia di un anno fa con Djokovic, quando Lorenzo aveva vinto i primi due al tiebreak e poi era letteralmente crollato nei set successivi, 6-1,6-0,4-0 e ritiro.

Invece anche questa volta, e contro il greco che a sua volta lo scorso anno contro lo stesso Djokovic in finale aveva dilapidato anche lui un vantaggio di due set a zero, Musetti fra terzo, quarto e quinto set, non è riuscito che a raccogliere pochi game, sette in tutto, 2-3-2.

 

Questa volta non è stato soltanto un crollo fisico, ma anche un po’ di testa, anche se certamente Tsitsipas dal terzo set in poi è apparso debordante, con una condizione atletica paurosa, una potenza nei colpi impressionante, una concentrazione mostruosa. Proprio il contrario di Lorenzo che invece ha cominciato a guardare sempre più spesso il proprio angolo, come se Tartarini potesse fare chissà quale miracolo. E poi a parlare, a lamentarsi, come quando sul 5-3 15-0 del quarto set lo si è sentito dire “Ma perché – e giù un moccolo – perdo sempre, mi manca anche tanta fortuna, ma non è possibile!”…e quelle sono frasi che un Djokovic, un Nadal e anche uno Tsitsipas non direbbero mai quando, a ben vedere, lui era ancora avanti due set a uno con tutto un quinto set ancora da giocare.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Lo sfogo del ragazzo di Carrara denoterebbe una certa fragilità di testa, però sembra più giusto osservare che Lorenzo ha 4 anni meno di Tsitsipas e semmai fidarsi di uno che di tennis ha sempre capito molto come Alex Corretja, lo spagnolo ex n.2 del mondo oggi opinionista di Eurosport-Discovery Channel: Musetti è un talento straordinario, da anni non ricordavo un primo turno di Slam di questa qualitàe Alex ha citato un match di Kafelnikov all’inizio del terzo millennio – e il ragazzo italiano è ancora giovanissimo. Secondo me entro pochi anni sarà uno dei primi 5 tennisti del mondo…”.

Beh, mi pare una profezia lusinghiera. Che può consolare Lorenzo per questa sgradita remuntada, peraltro effettuata dal maggior candidato della metà bassa del tabellone ad un posto in finale, nonché –come appena ricordato – già finalista qui un anno fa.

Nello spareggio fra due “rimontati” è normale che la maggior esperienza del greco si facesse valere. Il tennis è forse lo sport più completo che esista, anche se il fatto che lo dica io possa sembrare di parte. Ma nel tennis ci vuole il fisico, la testa, un gran braccio, grandi gambe, l’esperienza e anche quella parola diventata ultimamente un po’ abusata, la resilienza, che però è fondamentale. Lorenzo ha 20 anni, era reduce da un infortunio che ne ha minato la preparazione, ha giocato un secondo set da fenomeno e, sempre contando sul grande talento naturale, ha tutto il tempo necessario per costruirsi fisico, testa, esperienza, resilienza. “Credo di avere il livello per avere un futuro importante e sono contento di essermi battuto fino alla fine“.

Tsitsipas – che ha fatto tanti complimenti a Lorenzo (ma intanto lo ha battuto tre volte su tre) – aveva vinto soltanto due partite dopo aver perso i primi due set, con Munar nel 2020 e con Rafa Nadal nel 2021 in Australia nei quarti, quando poi in semifinale perse con Medvedev. Stefanos è stato bravo, soprattutto a non perdersi d’animo e a tenere i nervi saldi – la testa – e incontenibile da metà del terzo set in poi quando il trend del match è completamente cambiato.

Insomma, alla fine, 4 pari poteva essere e 4 pari è stato. Così, esaurito il primo turno, dei 12 azzurri al via, possiamo ricordare che sei sono approdati al secondo, cioè quelli vittoriosi questo martedì e appena enunciati in aggiunta a Fognini  e Trevisan che giocano il loro secondo turno questo mercoledì, rispettivamente contro l’impronunciabile olandese Van de Zandschulp – la pronuncia me la sono fatta ripetere 3 o 4 volte dal collega olandese del De Telegraph finché ho rinunciato – e la polacca Linette, giustiziera di Jabeur e n.52 WTA, ma abbordabile dalla Trevisan di questi giorni felici. Chi non lo sarebbe dopo il primo torneo vinto, a Rabat il weekend scorso, e 26 posti guadagnati nel ranking che adesso la vede a n.59? La differenza di soli 7 posti nel ranking dice che la vittoria la si può raggiungere. Sono meno ottimista, invece, sul match di Fabio, n.51 e alle prese con l’olandesone di Wageningen che è salito recentemente a n.26. Penso che Fabio possa vincere in 3 set, ma che sia difficile ci riesca in 4, e sia quasi impossibile una vittoria in cinque. [Le quote non lo danno per favorito].

Lo scorso anno qui avevamo portato in tabellone 11 uomini e 4 donne, isnomma 15 contro i 12 di quest’anno. Dieci avevano passato il primo turno: Sinner, Berrettini, Cecchinato, Musetti, Mager, Seppi, Fognini, Paolini, Giorgi e Trevisan.

Al terzo turno erano passati poi Fognini, Sinner, Berrettini, Musetti e Cecchinato (che si sarebbero sfidati nel derby) e nessuna delle ragazze. Agli ottavi arrivarono Sinner (battuto da Nadal), Musetti (da Djokovic) e Berrettini che si sarebbe poi ritrovato nei quarti senza giocare per il ritiro di Roger Federer.

Quest’anno le cose si sono messe meno bene, un po’ per sfortuna – vedi gli infortuni a ripetizione di Berrettini (ma anche di Sinner e Musetti) e i sorteggi tipo quello occorso a Parigi per Musetti – e un po’ perché i ragazzi italiani non hanno ancora ripetuto gli stessi exploit.

Ho fiducia nei progressi di Sinner che contro Fratangelo – di cui ho parlato diffusamente nel video, del suo nome Bjorn, di papà Mario, di quel suo status di top 100 per una sola settimana, dopo che nel 2011 aveva vinto qua il torneo junior …sia pur deludendo gli appassionati del gossip…e rimedio qui: è “fidanzato” con Madison Keys – ha servito molto bene e non ha mai perso la battuta, concedendo solo due pallebreak annullate con grande spavalderia.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Questo Sinner non dovrebbe avere problemi con Caballes Baena che ha sofferto per 5 set prima di eliminare il tedesco Otte. E io penso che vincerà anche con Basilashvili o McDonald. Né lo darei per battuto in ottavi con Rublev o Garin (che ha eliminato Paul, testa di serie n.30).

Cecchinato ha approfittato dei 36 anni del tennista del Park Genova Andujar per dominarlo alla distanza dopo essere stato sotto due set a uno, ma ora de la dovrà vedere con un avversario molto più tosto, Hurkacz, che non ha concesso neppure una pallabreak ne 7-5,6-2,7-5 con cui ha regolato Zeppieri alla prima esperienza, qualificatosi in uno Slam. Con Khachanov a Roma, dopo aver battuto Molcan, e con Hurkacz, Zeppieri non ha sfigurato ma ha dato l’impressione di essere sulla strada giusta insieme al suo nuovo allenatore Fischetti. Immagino il dispiacere di Melaranci, ma la vita è così.

Sonego ha dominato Gojowczyk e è leggermente favorito con il portoghese Sousa. 1 a 1 i duelli diretti, ma la sconfitta di Lorenzo risale a Roma 2016, mentre quella di Joao è di Antalya 2019. Sousa è n.79 ATP e ha recentemente dimostrato un grande stato di forma raggiungendo la finale al torneo di Ginevra dove ha messo alla frusta Casper Ruud cedendo al norvegese soltanto 7-6 al terzo, ma in semifinale aveva battuto Gasquet e prima, a ritroso, Ivashka, Basilashvili e Andujar. Però potrebbe risentire, a 33 anni, della fatica compiuta nella maratona di 5 set e 4h e 23 m.,  per aver ragione del cinese di Taipei Tseng.

Non ci sono state chances per la Bronzetti con la Ostapenko all’inizio. Poi invece qualcuna è affiorata. Ma l’azzurra un anno fa non sognava neppure di arrivare dove è arrivata. Diamole il tempo che merita. Ne ha meno Camila, che mi ha rimproverato perché guardando solo pochi punti del suo match su un monitor non ho fatto caso al fatto – eccezionale mi dicono – che avesse giocato indossando una maglietta e non un abitino disegnato da mamma Giorgi. Chissà se mai mi perdonerà. Con l’ostica e battagliera Putintseva non avrà vita facile secondo me, sia che indossi un’altra magliettina oppure un abitino. La piccola guerriera kazaka (1m e 63cm secondo il media guide WTA ma a me sembra meno) lasciò il…tennis russo perché non le dettero una wild card al torneo di Mosca anni fa. Ora con passaporto kazako potrà giocare tranquillamente a Wimbledon anche se è moscovita. Non si sarà certo pentita della decisione presa a suo tempo per quella impuntatura.

Mettendo da parte il tennis italiano le notizie del giorno sono venute dal danese Rune che ha inflitto una severissima lezione a Shapovalov. A 19 anni questo ragazzino che l’aveva sparato grossa qualche mese fa quando aveva dichiarato di poter battere il record dei 13 Roland Garros appartenente a Rafa Nadal, ha tenuto sempre l’iniziativa aiutando Sciupavalov a sbagliare lo sbagliabile: 53 errori gratuiti sono tanti. Rune si è fermato a 19. Quasi un terzo.

Nella giornata si è parlato molto della decisione di ATP e WTA di non attribuire punti al torneo di Wimbledon, e si dice che Wimbledon – che ha fatto a parer mio un errore clamoroso nell’impedire a russi e bielorussi di partecipare ai Championships –  potrebbe inasprire il conflitto abbassando drasticamente il montepremi. Cosa che spingerebbe un numero ancora superiore al previsto a recarsi altrove. Fognini ha buttato lì Formentera, Camila Giorgi ci ha detto che “potrebbe essere la volta buona che vado finalmente in Thailandia”, mentre Sonego ha fatto capire che dopo lo sbaglio di Wimbledon anche l’ATP è stata forse un po’ troppo precipitosa.

Di quel che ha detto Benoit Paire senza tanti mezzi termini “Ma l’ATP difende la Russia o i giocatori? Il 99% dei giocatori, mai interpellati, sono contrari… e decidendo di concedere lui una intervista che nessuno gli aveva richiesto proprio per attaccare l’ATP che non avrebbe consultato i giocatori che lui ha raccontato essere contrarissimi agli zero punti di Wimbledon per tutti, trovate un ampio servizio in questa home page.

È molto probabile che se Djokovic vedrà scadere i suoi 2.000 punti di Wimbledon 2021 senza poterne sostituire alcuno, chi godrà sarà Medvedev che diventerà n.1 del mondo nel modo ancora una volta più strano. E questa volta potrebbe restarci molto più a lungo della prima.

2.000 punti da conquistare non sono uno scherzo, non sono certo i 180 che Daniil non può recuperare dal Wimbledon 2021.

Commovente il canto del cigno Jo Wilfried Tsonga, ragazzo cui tutti hanno sempre voluto bene. Commossi sono apparsi tutti i giocatori francesi che gli hanno tributato il doveroso omaggio, da Monfils a Gasquet, a Simon che…anche lui aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo Roland Garros e sembrava proprio che anche il suo ultimo giorno fosse lo stesso di quello di Tsonga, era sotto di un break nel quinto set, dopo aver perso nettamente terzo e quarto con Carreño Busta, e invece trascinato da un pubblico entusiasta “Allons enfants de la Patrie” si è concesso almeno un paio di giorni di gloria sciovinista in più.

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ATP

Roland Garros: buona la prima per Medvedev, Bagnis battuto con un triplice 6-2

Il russo approda al secondo turno dello slam francese superando in tre set l’argentino. Al secondo turno Djere o Berankis

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Dopo la sconfitta all’esordio sulla terra rossa in quel di Ginevra contro Richard Gasquet, ritrova il sorriso Daniil Medvedev che in un’ora e 38minuti liquida la pratica Facundo Bagnis, numero 103 del ranking ATP, e approda al secondo turno dello slam parigino, contro il serbo Laslo Djere.

Per il russo il successo è arrivato con un periodico 6-2; ha mostrato buona condizione fisica visti i recenti problemi fisici e l’intervento all’ernia, non cedendo alla fatica anche quando lo scambio si è allungato. Positive anche le statistiche con 35 vincenti messi a referto dal russo a fronte di 19 gratuiti, con ben 12 ace. Punto dolente i 7 doppi falli che con un avversario più ostico di Bagnis avrebbero potuto incidere in ben altra maniera. Dal canto suo l’argentino, anch’egli non al 100% della forma (era reduce dal ritiro al primo turno di Ginevra) ha provato a resistere alla potenza di Medvedev, cercando di muovere il russo. Tuttavia, Bagnis si è dimostrato troppo falloso e poco incisivo col servizio.

 

IL MATCH – Primo set dominato dal russo, che pronti via si procura il palla break. Bagnis ad inizio match è molto combattivo e con un’ottima combinazione servizio e attacco a rete si salva una prima volta, ma due vincenti uno di dritto e uno di rovescio al termine di due scambi durati rispettivamente 16 e 14 colpi regalano il break al numero 2 al mondo.

La seconda di Medvedev è poco incisiva e il russo paga dazio nel secondo game con Bagnis che si guadagna subito due occasioni per l’immediato contro break con un dritto incrociato che trafigge Medvedev a rete. Due aces ad oltre 190 km/h rimettono il game in equilibrio. Un rovescio out del russo e il primo doppio fallo dell’incontro rimettono la sfida in parità.

Da quel momento è un monologo del russo, 92% di punti vinti con la prima (dodici su tredici), 6 aces e una aggressività in risposta che mette in difficoltà un buon giocatore da rosso come Bagnis. A fare la differenza è stata la quantità di errori di Bagnis ben 11 contro i 5 del russo, mentre Medvedev che alterna corsa e potenza non soffrendo neanche gli scambi lunghi. Infatti, quando lo scambio si allungava Medvedev ha vinto 12 punti su 17 scambi andati oltre i 9 colpi.

Il dominio di Medvedev è totale nel secondo set, con il russo che con un doppio break si issa facilmente sul 4-0. Unico passaggio a vuoto il sesto game, con Medvedev che recupera da 0-40, beneficiando prima di un gratuito di Bagnis e poi mettendo a segno tre vincenti di dritto.

Il russo dimostra anche una certa confidenza al gioco sul rosso, sia per l’ottima capacità di lettura dei dropshot tentati da Bagnis, che quasi mai si rivelano pericolosi, sia per la buona capacità nel variare gli scambi con dei dropshot ben eseguiti che spesso trovano impreparato l’argentino.

Anche nel terzo set, così come nei due precedenti, Medvedev piazza il break in apertura approfittando ancora degli errori di Bagnis col dritto. A rimettere in gioco l’argentino ci pensa Medvedev nel corso di un orribile quarto game, nel quale mette in campo solo due prime, commette tre doppi falli e innervosito dalla situazione sparacchia out un dritto che rimette il set in equilibrio.

Bagnis però cede subito alla pressione del russo in risposta, che in un attimo si ritrova 0-40. L’argentino si salva per ben due volte ma poi spreca tutto con un dritto mal eseguito che finisce fuori in lughezza. La fuga di Medvedev viene certificata con il break del 5-2 con l’argentino che prova a correre Medvedev per tutto il campo ma si incarta con una palla corta sulla palla break che finisce in corridoio. Per Medvedev è una formalità chiudere al servizio l’incontro per il 6-2 finale.

Buona prestazione dunque per il russo, ma forse non basta questo match per dire che Medvedev sia tornato al top della forma considerando che in questa prova Slam, prima dello scorso anno aveva uno score di zero vittorie e quattro sconfigge: “Amo il Roland Garros dallo scorso anno, prima non potevo dirlo, non sono mai rimasto molto ha dichiarato il russo a fine incontro spesso la domenica per me era già finito. Quest’anno per fortuna ho iniziato il martedì e sono contento di aver vinto. Ci rivediamo giovedì

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