Lettere al direttore: chi è il n.1 dei “perdenti” negli Slam? Federer più probabile a Torino? Ubitennis a US Open

Focus

Lettere al direttore: chi è il n.1 dei “perdenti” negli Slam? Federer più probabile a Torino? Ubitennis a US Open

Rios, Mecir, Nalbandian in pole-position con Ferrer, Berdych e tre francesi. Alla “scoperta” delle video-interviste di Ubitennis. Un altro “archivista” si candida…

Pubblicato

il

Striscione dedicato a Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Vi avevo invitato a scrivermi delle lettere perché io potessi rispondervi. Anche questa settimana siete stati numerosi e di questo vi ringrazio. Di seguito le mie risposte alle domande che ho selezionato: continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.


Egr. direttore Scanagatta, leggendo i racconti di Remo Borgatti sugli anni del periodo Sampras si fa cenno a Rios, unico numero uno senza vittorie in uno slam, mi è venuta una curiosità. Chi è stato il più forte giocatore, secondo lei, tra quelli che non hanno vinto uno slam? Il suddetto Rios, Nystrom, “gattone” Mecir, Ljubicic? altri che mi sfuggono ora? Io penso Mecir…grazie per l’attenzione e spero in una risposta Luca Sconfienza (città non indicata)

Mmm. Lei, Luca, ha messo a dura prova la mia memoria. A Nystrom non avevo pensato… a Rios e Mecir sì. E Tommaso Villa aveva ripreso non tanto tempo fa un’inchiesta di ESPN i cui lettori avevano segnalato otto nomi, che vi consiglio di leggere.

 

In ordine sparso insieme ai nomi suggeriti da lei, c’erano in quell’articolo Nalbandian (che essendo la “bestia nera di Federer godeva di particolare reputazione…e ammirazione da parte dei tifosi di Nadal!), Ferrer (anche lui fra i miei favoriti insieme a Berdych, eterni secondi o terzi però…), Coria (che si mangiò un Roland Garros incredibile con Gaudio che era certo meno forte di lui), Todd Martin (due finali di Slam all’US open e in Australia ma la più clamorosa fu quella che non disputò nel 1996 a Wimbledon quando dilapidò un 5-1 al quinto con Malivai Washington in semifinale; guardate la mia videointervista…aveva un head to head favorevole con Krajicek che dominò la finale!), ma anche Soderling, due volte di fila finalista a Parigi e un rarissimo vincente su Nadal al Roland Garros… per la gioia dei Federeriani!

Spremendomi un po’ le meningi – dopo essermi faticosamente ricordato che Vitas Gerulaitis aveva vinto uno Slam, l’Australian Open del ’77 (quando il torneo era la “gamba zoppa del tavolo degli Slam”, definizione di Rino Tommasi che fece andar su tutte le furie il presidente della Federtennis australiana Brian Tobin… ma quella era la pura verità), perché altrimenti sarebbe stato lui il mio n.1 dei “perdenti”, per aver raggiunto finali a Parigi e New York e due semifinali a Wimbledon – ci sono tutti questi altri giocatori che forse potevano essere presi in considerazione per essere stati a lungo fra i primi 10 del mondo, e anche fra i primi 5, e aver vinto magari altri tornei e/o la Coppa Davis.

Penso al tiro francese Forget, Leconte e Tsonga (certo più che ai top-ten Gasquet, Monfils, Grosjean, Simon e Clement), a Norman, a Henman (sei semifinali di Slam, quattro a Wimbledon… non sono uno scherzo) a Rusedski, Clerc, Haas (n.2 del mondo, quattro semifinali e quattro quarti in vari Slam), a Corretja (finalista al Roland Garros e vincitore di un Masters)…sempre che i vari Thiem (tre finali di Slam), Tsitsipas e Zverev proseguano a perdere quando si avvicinano ai grandi exploit. A voi chi pare il ‘n.1 dei perdenti’? Scrivetelo.

David Ferrer con moglie e figlio – Madrid 2019 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

Ho provato anche a pensare a chi potesse essere considerato il più forte fra i non vincitori di Slam prima del tennis Open: direi quasi certamente il britannico Bunny Austin, che ebbe la sfortuna di trovare sempre sulla sua strada Fred Perry. Così dovette accontentarsi di essere il n.2 del mondo, di tre finali di Slam (due a Wimbledon, 1930 e 1938, una a Parigi, 1937, e quarti di finale negli altri due Slam) ma anche di vincere ben quattro Coppe Davis.

C’era anche il sudafricano Sturgess, classe 1920, che nell’immediato dopoguerra fece due finali a Parigi a distanza di quattro anni (1947 e 1951), una a Forest Hills (1948), due semifinali a Wimbledon e una a Forest Hills in quegli anni.    


Buongiorno direttore, secondo lei aumentano le chance di vedere Roger Federer alle ATP finals di Torino nel 2021? Dal momento che presumo farà il possibile per partecipare alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021 salvo nessun ritorno di covid e ritentare forse l’ultimo assalto al trofeo di Wimbledon, io la vedo molto possibilistica come cosa. In tal caso sarebbe una bella fortuna per Torino ospitare l’ultimo Atp finals in carriera di re Roger soprattutto a livello economico. Lei cosa ne pensa? Francesco Tagliaferro (Legnago provincia di Verona).

Secondo me sì. E sono d’accordo che per Torino sarebbe una gran bella fortuna, ammesso che questo benedetto vaccino si trovi nel primo semestre del 2021. Dicono che ci sono centinaia di team che stanno sperimentando diversi vaccini e mi fa paura questa corsa… ad arricchirsi. Come faremo, soprattutto se il COVID-19 dovesse mutare in qualche suo elemento, a capire quale sarà il vaccino nel quale confidare? Non saremo noi individualmente, certo, a dover capire, ma di chi ci potremo fidare?

Intanto, come ho già avuto modo di scrivere in un recente editoriale, secondo me se le condizioni per disputare le finali ATP all’02 Arena quest’anno… non mi sentirei di escludere affatto che Federer non si presenti a giocarle. Ho letto che ha ricominciato a giochicchiare. Tempo tre mesi perché non potrebbe essere pronto e voglioso di scendere in campo (COVID-19 e Mirka permettendo). Qualche lettore si arrabbia se io cito Mirka come una delle persone che può influire sulle decisioni agonistiche di Roger. Mi accusa di voler fare inutili pettegolezzi. Ma è sempre stato Roger a dire che lui fa quel che vuole lei, e lo ha confermato anche di recente.


Gent.mo dott. Scanagatta, Mi sono piaciute moltissimo le videointerviste che lei ha fatto a tanti campioni del passato e prospect del futuro, nessun sito che io sappia è in grado di offrirci qualcosa di simile, complimenti… ma credo di essermene persa qualcuna. Come si fa a rivederle tutte? Se non andrà all’US Open dove mi pare d’aver capito i giornalisti non potranno essere presenti… scriverà ugualmente i suoi editoriali anche se le partite si svolgeranno nella notte italiana? E i vostri inviati come faranno per le interviste? – Alessandro Frati (Venezia)

Grazie per i complimenti, sempre graditi. Come può immaginare non è tanto compiere l’intervista ma organizzarla. Se non ci fossero contatti personali, magari costruiti negli anni con i vecchi campioni, sarebbe impossibile ottenerle. Non è che – soprattutto in tempi di COVID-19 – ci sia chi ti dà gran mano con i tennisti attualmente in attività anche se abbiamo provato a chiedere assistenza all’ATP e alla WTA. Con i campioni di qualche anno fa era più semplice avere rapporti ravvicinati a suo tempo e anche oggi. Alla fine, le dirò, dicono anche cose più interessanti di chi si preoccuperebbe di dire cose politically correct sempre e comunque – senza troppo esporsi –  anche se capisco che ai giovani lettori che ci seguono magari anche alcuni ex n.1 del mondo e vincitori di Slam possono non interessare troppo, perché magari non conoscono o ricordano le loro imprese. Mentre per Steve Flink e il sottoscritto sono invece memorie nitidissime.

Cliccando qui troverà tutte quelle in inglese, pubblicate su Ubitennis.net, mentre a questo indirizzo può trovare gli articoli scritti in italiano per ogni video-intervista; le posso assicurare che io e Steve Flink ci siamo parecchio divertiti nell’ascoltare tanti aneddoti che perfino noi, che qualcuno ne abbiamo vissuto, non conoscevamo! E visto che siamo in argomento, se qualcuno dovesse aver voglia di rileggere uno dei miei editoriali, li trovate raccolti qui. Momento ‘archivio’ terminato!

Per quanto riguarda l’US Open saremo tutti, direttore e collaboratori vari, messi a dura prova. Avremo tutti le occhiaie e chissà quanti errori/orrori faremo dormendo poche ore a notte per cercare di offrirvi un servizio all’altezza. Contiamo (poco eh…) sulla vostra comprensione. Vado in vacanza per i primi 20 giorni di agosto (con tappa per il torneo di Palermo…) per modo di dire, perché non riesco a non aprire il sito più volte al giorno, perché so già che a settembre se si gioca l’US Open, si dormirà poco o niente. E in quali condizioni arriveremo a seguire Madrid, Roma, e Roland Garros (sebbene questi si giochino di giorno), non oso pensare; forse un solido piano di sonnellini pomeridiani, da svolgersi a turno, ci consentirà di portare a termine l’impresa.

Per quanto riguarda le interviste, cercheremo di coprire le più importanti. Dovremmo essere collegati via Zoom con la sala stampa, per raccogliere le interviste dei protagonisti cui potremo far domande… ma quanti italiani ci consentiranno di sentire? Si potranno fare le interviste one&one? Tutto è incerto, salvo il fatto che lo sforzo per noi sarà doppio, triplo per via del fuso orario. Tramite Eurosport e il canale Europlayer si dovrebbe poter seguire – noi e voi – i vari incontri su tutti i campi, ma seguirli fra le 3 e le 4 del mattino e poi scriverne, dopo aver cercato di sapere cosa hanno detto i protagonisti sarà un inferno. Ma faremo del nostro meglio. Sono certo che Vanni Gibertini con i suoi podcast della serie ‘Ubi Radio’, che vanno online ogni giovedì (vi aiuto anche in questo caso: potete riascoltarli tutti qui, direttamente su Spotify) vi aggiornerà sul modo in cui noi seguiremo lo US Open e voi potrete seguire noi.

Una volta stabilito un ‘piano di battaglia’ completo, vi metteremo al corrente con un articolo riassuntivo.

Apro un inciso: se, causa nostra probabile carenza di organico, qualcuno volesse candidarsi – fra coloro che sanno di tennis e hanno buone capacità di scrittura – per seguire qualche match notturno su qualche campo laterale, scriva a joinus@ubitennis.com e – sebbene (ATTENZIONE!) non mi senta assolutamente di garantire che lo interpelleremo perché ad agosto abbiamo pochissimi collaboratori in forza e invece ci vuole tempo anche solo per esaminare le eventuali proposte di collaborazione accompagnate da qualche prova di scrittura, per poi dedicare del tempo ad istruire gli eventuali volontari sul modo di scrivere una cronaca – potremmo forse metterne alla prova un paio già con il torneo di Cincinnati o con i primi turni dello US Open (sempre che si svolgano…).

È possibile che questa pratica di “insegnamento” la svolga direttamente io, ove i miei collaboratori fossero già presi da mille vicende prioritarie. Del resto, aggiungo, il sottoscritto conquistò da La Nazione lo status di praticante giornalista – prodromo del successivo contratto da professionista – una quarantacinquina di anni fa grazie al fatto che approfittando delle ferie di tantissimi cronisti, dimostrò di sapersi far valere “coprendo” tutti mesi di una torrida estate in cronaca. Quella mia rinuncia alle vacanze, al ritmo di tre articoli al giorno, mi valse l’apprezzamento dei capi della cronaca di Firenze e della direzione. Costituì, di fatto, la svolta della mia carriera giornalistica (quando decine di altri collaboratori restarono precari per tantissimi anni).


Carissimo Ubaldo

Sono un affezionato lettore di Ubitennis e forse sei uno dei pochi che mi può chiarire i motivi, per me arcani, per cui mai tennista italiano è riuscito a raggiungere il podio nel ranking mondiale del tennis professionistico. Mi rifiuto di credere alla semplicistica spiegazione che sia solo tutta colpa del calcio cannibale che ridimensiona gran parte dello sport in Italia (anche se i giornali e mamma rai come tutto il sistema mediatico sportivo più noto vede a senso unico in direzione pedata salvo eccezioni). Molto altri sport individuali o di squadra anche molto meno popolari del tennis anche solo per poco tempo hanno espresso campioni ai vertici assoluti. Mi piacerebbe proprio sapere la tua opinione da una persona così navigata e di grande competenza nel mondo del tennis – Sergio da Bergamo   

Sergio mi scusi se non le rispondo adesso, mi ero segnato di farlo già oggi ma sono andato lungo… Le prometto che le risponderò prossimamente perché la sua intreessante domanda richiede una risposta articolata che non posso liquidare in poche righe. Lei ha atteso fin qui pazientemente e io le chiedo ancora un po’ di pazienza.


Gentile Direttore, 

mi chiamo Francesco Perotti, ho 64 anni, abito a Bologna e sono un suo ammiratore. La seguo da tempo immemore e sono sempre rimasto ammaliato dalla sua competenza e dal suo garbo.  D’altra parte la scuola è quella. Trovo fantastico il suo giornale on line (Ubitennis). Dai suoi articoli, dalle sue interviste e da quelle dei suoi collaboratori emerge una passione profonda per il tennis. È un pregevole mix tra memoria storica e prospettive future di questo sport. Non ho mai potuto praticarlo ma l’ho sempre amato.  Ero un assiduo lettore di Matchball e non mi perdevo una telecronaca di Guido Oddo. 

Vorrei porgerle alcune considerazioni. Parlando del GOAT, vale a dire il miglior tennista di sempre, credo che non sia corretto cercarne uno in assoluto.  Tutto troppo diverso: i tempi,  i materiali, le regole, gli spostamenti,  la mentalità,  l’entourage,  l’alimentazione. Basta considerare l’evoluzione fisica dei tennisti (a maggior ragione delle tenniste). Certo, ci sono i Fognini, ci sono state le Pennetta e le Vinci ma, come si dice, “una rondine non fa primavera”. Dunque, a mio parere, è più corretto parlare di campioni di un’epoca, laddove i parametri sarebbero più uniformi. Lei che ne pensa? 

Le pongo un’altra questione. Con l’apertura all’era Open (1968) non vi è più stata distinzione tra dilettanti e professionisti. Il mio pensiero, è forse lei non sarà d’accordo, è che gli Slam conquistati prima di questo periodo abbiano una caratura inferiore rispetto a quelli successivi, poiché mancavano i tennisti passati al professionismo (a proposito, in che cosa consistevano questi circuiti? Tornei? Esibizioni? E quando è iniziata questa separazione?).  Così come non si può paragonare la Coppa Davis del Challenge Round con quella post-1971, quando la nazione detentrice dove solo attendere la sfidante in finale,  senza sottoporsi ai turni di qualificazione. Gradirei una sua opinione. 

Infine, mi piacerebbe fare parte del suo team di “bibliotecari-archivisti-ecc.”. Credo che la sua proposta si inserisca agevolmente nei miei progetti futuri (da due mesi sono in pensione). Ho una certa dimestichezza con tutto ciò che è cartaceo (sono laureato in Storia anche se ho fatto per 40 anni l’infermiere) ma  non ce l’ho con i computer. Si può sempre migliorare. Mi faccia sapere se posso esserle utile. La ringrazio per l’attenzione. Francesco Perotti (Bologna)

Gentile Francesco, come con il lettore di Bergamo, e anche diversi altri in waiting list (Paolo Fazzi, Claudio Gentili, Roberto Bruni, Giuseppe Marini e altri fermi da un po’), mi scuso ma rinvio alla prossima, la risposta alle sue domande (già, sono due…). Ho già scritto tantissimo…e non riesco proprio – è più forte di me – a essere sintetico nelle risposte quando ponete quesiti interessanti come questi. Però, dovreste anche voi scrivere meno! Dieci righe devono bastare per porre una domanda… (certo, sembra un po’ il bue che dice cornuto all’asino, me ne rendo conto e ci scherzo sopra).

Riguardo al discorso “bibliotecari-archivisti” la ringrazio e vediamo se riusciamo a organizzare un altro team con qualche altro volontario. I tre amici venuti da Perugia devono smazzarsi ben 120 videocassette, altri tre collaboratori lo scorso weekend hanno lavorato una decina di ore per portare a casa alla fine un ventesimo del materiale che ho…Vediamo se si fa vivo qualcun altro disposto a venire a Firenze a trovarmi, ma ormai se ne riparlerà per fine agosto. O dopo la sfuriata agonistica di settembre-ottobre (al primo weekend libero da impegni).


Scrivete a scanagatta@ubitennis.com

Continua a leggere
Commenti

Focus

Le mille bolle di tutti gli sport: tra poco ci sarà anche il tennis con lo US Open

“Bolla” è ormai la parola più in voga di questo periodo nel mondo sportivo. Ma di cosa si tratta concretamete? I dettagli delle norme sanitarie per lo US Open

Pubblicato

il

In questa situazione che si sta lentamente trasformando da emergenza distopica a nuova normalità, il tennis si appresta a mandare in scena uno dei suoi eventi più importanti in quella che fino a pochi mesi fa era uno degli epicentri della pandemia di COVID-19.

Un’impennata di casi in Spagna ha appena costretto ATP e WTA a cancellare uno dei loro tornei cardine, ovvero il Mutua Madrid Open, ma dall’altra parte dell’oceano, al Billie Jean King National Tennis Center di Flushing Meadows, i preparativi continuano febbrilmente per ospitare un inedito “double header” composto dal Western&Southern Open, solitamente ospitato al Lindner Family Center di Mason, Ohio, e il tradizionale US Open.

Sotto la guida del Dottor Brian Hainline, Chief Medical Officer della NCAA e membro del Board della USTA, è stato approntato un protocollo sanitario per limitare al massimo le possibilità di contagio tra i partecipanti al torneo e tutte le migliaia di persone che servono per far funzionare l’imponente macchina organizzativa dello Slam newyorkese.

 

Alla base del protocollo della USTA c’è il concetto di “bolla”, in inglese “bubble”, che racchiude l’idea di un ambiente più o meno sterile, isolato dal mondo circostante, nel quale gli abitanti sono frequentemente testati e seguono comportamenti per eliminare o fortemente limitare i contatti che potrebbero potenzialmente diffondere il contagio. Ciò vale sia per quel che riguarda le interazioni con individui al di fuori della bolla, sia per quanto concerne i contatti tra membri della bolla.

Si tratta di un concetto messo in pratica da diverse leghe professionistiche sportive, alcune delle quali sono riuscite a riprendere l’attività anche in aree geografiche particolarmente problematiche dal punto di vista del livello dei contagi. La NBA ha ricominciato la propria regular season nella “bolla” approntata all’ESPN Wide World of Sports Complex di Orlando in Florida, un gigantesco resort di 89 ettari che comprende alberghi, palestre, campi da golf, ristoranti, piscine e altre amenità, all’interno del quale i giocatori della lega rimarranno fino a che la loro squadra non avrà terminato il campionato. La MLS, Major League Soccer, è ospite della stessa bolla e gioca su due campi da calcio allestiti appositamente per le riprese televisive.

La “bolla” è ormai sulla bocca di tutti nel mondo sportivo, anche se l’utilizzo dello stesso termine generico può far pensare che la struttura sia simile in tutte le sue configurazioni, quando in realtà ognuna delle “bolle” intorno al mondo ha caratteristiche diverse ed è stata adattata alle necessità e alle caratteristiche del singolo sport.

LE DIVERSE BOLLE

La “bolla” più pura, più rigorosa, è quella che è stata costruita dalla UFC, la Ultimate Fighting Champions, l’organizzazione che gestisce il circuito di arti marziali miste, particolarmente popolare negli Stati Uniti. La UFC ha creato la cosiddetta “Fight Island”, un’isola nel Mare d’Arabia a circa 30 chilometri da Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, dove si è ricreato un microcosmo autosufficiente per disputare le riunioni ogni weekend. Atleti, tecnici, personale della produzione, giornalisti e tutto il personale di servizio è stato rinchiuso in uno spazio predefinito, con procedure rigorosissime all’ingresso. A tutti i membri della bolla, con esclusione degli atleti, è stato richiesto un periodo di quarantena di 14 giorni all’interno degli alberghi di Yas Island (la stessa isola che ospita il Gran Premio di Formula 1 a novembre), con test negativo all’inizio e alla fine del periodo. Tutti gli atleti sono stati trasportati con voli dedicati dal luogo di raccolta a Las Vegas e hanno dovuto superare test prima del decollo, all’arrivo negli Emirati, 48 ore dopo l’arrivo e prima di tutti gli incontri. Ogni domenica mattina alle 6 ora locale (corrispondente alle 22 di sabato sera sulla costa Est degli USA, per favorire la trasmissione in diretta da parte della ESPN) viene disputata una riunione con vari incontri.

Le bolle messe in piedi in Nord America per le leghe professionistiche come la NBA, MLS ed NHL prevedono un livello di flessibilità superiore: buona parte del personale di servizio, ovvero pulizia, manutenzione ordinaria, cucina, non risiede nella bolla ma normalmente alloggia nella propria residenza quando non è in servizio. Per permettere questo tipo di organizzazione, però, sono stati costituiti diversi livelli di sicurezza all’interno della bolla, che sanciscono il tipo di interazione che i vari individui possono avere tra loro a seconda dei vari livelli. Chi non risiede nella bolla solitamente appartiene al livello più esterno (di solito chiamato “Tier 3” o “Tier 4”) , che anche se viene sottoposto allo stesso livello di test di tutti gli altri membri della bolla, non può avere contatti con i membri del livello più interno (“Tier 1”), quello dove stanno gli atleti e i membri della squadra.

ESPN’s Wide World of Sports (AP Photo/John Raoux)

La NHL ha costituito due bolle, entrambe in Canada, a Toronto ed Edmonton, che sono regolate da un manuale di 75 pagine estremamente dettagliato che prevede protocolli per qualunque fase della vita delle squadre, dalle partite agli allenamenti, comprei anche i viaggi in ascensore.

L’unica lega che non ha costruito una bolla è stata la MLB, il campionato professionistico di baseball, che ha mantenuto la propria struttura itinerante, pur producendo un manuale di oltre 100 pagine che regimenta tutti gli aspetti del gioco e della vita delle squadre (compreso anche dove si può sputare), ma non pone le pesanti restrizioni della bolla per quel che riguarda l’alloggio permanente dei giocatori. Questa scelta però, forzata dall’associazione giocatori che non ha accettato la soluzione della bolla, non sta dando buoni risultati, in quanto ci sono state parecchie partite (disputate comunque a porte chiuse) che sono state rimandate a causa della simultanea positività di vari giocatori di una stessa squadra.

Non è comunque detto che il modello itinerante sia necessariamente da scartare: la MLB ha deciso di giocare il proprio campionato senza co-locare le squadre nelle zone degli USA più colpite dalla pandemia. La Formula 1, invece, che ha iniziato il proprio campionato in luglio in Austria e sta programmando di portare a termine una stagione con 13-16 gran premi (anch’essi a porte chiuse), sta avendo un discreto successo, nonostante un caso positivo registrato da parte del pilota Carlos Sainz di Point Racing prima del Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone pochi giorni fa.

Come nel caso delle altre bolle, ogni volta che viene rilevata una positività da parte di un individuo, questi viene isolato per 10-14 giorni (a seconda del protocollo) e viene aumentata la frequenza dei test per tutti i membri della sua microbolla più vicina. Nel protocollo della Formula 1, infatti, sono state predisposte sotto-bolle all’interno della bolla: una per team, una per pilota, e così via. Le interazioni tra bolle devono essere limitate e non ci possono essere interazioni con chi proviene da fuori la bolla durante il weekend di gara, mentre è possibile lasciare la bolla tra un Gran Premio e l’altro a patto di non fare contatto con persone al di fuori della propria bolla sociale (stretto gruppo familiare). Naturalmente al rientro della bolla vengono predisposti una serie di test ravvicinati con isolamento tra un test e l’altro.

LA BOLLA DEL TENNIS

E il tennis? Come si comporta? Il tennis si posiziona a metà tra lo scenario NBA e quello della Formula 1: a ogni torneo si crea una bolla simile a quella di Orlando, anche se l’alloggio dei giocatori non è co-locato rispetto alla sede di gioco, per cui è necessario avere un sistema di trasporti sicuro. Tuttavia il problema si pone quando si tratta di passare da una bolla all’altra, ovvero da un torneo all’altro. Anche perché in questo caso bisogna fare i conti con le restrizioni alla mobilità internazionale che non rappresentano un problema per le leghe professionistiche nazionali (dalla NBA alla Serie A alla Bundesliga).

Le organizzazioni che gestiscono il tennis pro stanno cercando di trovare un modo per consentire ai giocatori di poter viaggiare da un Paese all’altro evitando di dover osservare periodi di quarantena ogni volta che si attraversa un confine: per fare ciò è molto probabile che si faccia leva sul fatto che atleti provenienti da altre “bolle” nelle quali sono regolarmente testati ogni qualche giorno e vivano in un ambiente pensato per evitare contagi (con sotto-bolle e i vari “Tier”) già soddisfino i criteri per i quali la quarantena viene richiesta. Tuttavia, per soddisfare questi prerequisiti, è possibile che non sia permesso agli atleti di uscire dalla bolla di un torneo prima di entrare nella bolla di un altro, ovvero di “tornare a casa” una volta sconfitti in un torneo prima di spostarsi nella sede del prossimo evento.

Novak Djokovic – US Open 2018 (credit USTA/Garrett Ellwood)

Durante il torneo di Palermo, dove ai test d’ingresso una giocatrice è stata esclusa per essere risultata positiva al test ed è stata isolata in una struttura apposita, ci sono state parecchie critiche perché l’albergo ufficiale non è riservato alle giocatrici, ma ci sono anche altri ospiti che ovviamente non sono sottoposti a nessun controllo della bolla. In questo caso è necessario trattare gli “estranei” dell’albergo come appartenenti al livello più esterno della bolla ed evitare ogni contatto con loro. L’efficacia del concetto in questo caso dipende, come è il caso almeno in parte anche per le bolle NBA e NHL, dalla disciplina degli atleti e del loro entourage nei loro comportamenti al di fuori della propria stanza e della sede di gara.

Per quanto concerne lo US Open, sono state rese note alcune delle norme di sicurezza cui saranno sottoposti gli accreditati al torneo, e sembra che la USTA abbia deciso di fare sul serio. Come era già stato anticipato, si potrà alloggiare nei due hotel ufficiali (Long Island Marriott o Garden City) oppure si potrà affittare una casa privata. Ma per chi dovesse optare per la casa privata (disponibile ad un costo indicativo di 40.000 dollari per due settimane) sarà anche necessario pagare un costo supplementare per avere l’agenzia privata di sicurezza della USTA che sorveglia l’abitazione 24 ore al giorno (onde controllare gli spostamenti degli occupanti della casa), e si dovrà disporre di trasporto privato da e per il torneo.

Ogni giocatore avrà a disposizione al massimo tre ospiti nella propria abitazione (o nelle due stanze a disposizione negli alberghi ufficiali) con accesso all’impianto, ma solamente uno di questi ospiti potrà accompagnare il giocatore al campo da gioco, al campo d’allenamento, negli spogliatoi o al ristorante giocatori. Nessun’altra persona potrà visitare gli alloggi dei giocatori e ogni accreditato verrà testato almeno una volta ogni quattro giorni.

Nel caso in cui un giocatore dovesse risultare positivo a un test oppure lasciare la bolla senza autorizzazione, costui verrà automaticamente squalificato dal torneo e dovrà essere isolato per 10 giorni. La persona eventualmente nella stanza con il positivo verrà isolata in quarantena per 14 giorni. Di conseguenza, nel caso in cui il compagno di stanza di un giocatore dovesse risultare positivo, anche qui il giocatore in questione verrebbe squalificato dal torneo e messo in quarantena. Se un qualunque ospite del giocatore dovesse lasciare la bolla senza autorizzazione, questa persona dovrà lasciare la bolla entro 24 ore, le sarà ritirato l’accredito, non potrà essere accreditata allo US Open 2021 e il giocatore verrà multato.

I giocatori di doppio fungeranno da “alternate per i giocatori di singolare, dal momento che non ci sono le qualificazioni e non si può accedere a quella risorsa per riempire i posti lasciati vuoti in tabellone da eventuali giocatori risultati positivi prima dell’inizio del torneo.

Nell’ultimo documento fatto avere dalla USTA ai giocatori martedì scorso è stata garantita l’esenzione alla quarantena per tutti i partecipanti al torneo in arrivo a New York. Siccome questa quarantena è imposta non a livello federale ma a livello dello Stato di New York, essendosi il Governatore Cuomo impegnatosi personalmente per la disputa dello US Open, era abbastanza scontato che l’esenzione sarebbe arrivata. Al momento, tuttavia, non c’è ancora la sicurezza di un’esenzione simile per chi si recherà in Europa dopo lo US Open, ma il fatto che ci sia ancora abbastanza tempo per ottenere il semaforo verde dalle autorità del Vecchio Continente, e il relativo ottimismo che traspare dai giocatori che si stanno preparando a partire per gli Stati Uniti sembra far pensare che questo nulla osta dovrebbe arrivare.

Si tratta sicuramente di un mosaico molto complesso in cui ci sono parecchi elementi non ancora del tutto definiti e dove diverse cose possono creare problemi non indifferenti. Ma se c’è qualcuno che può far funzionare tutto questo probabilmente è proprio la USTA, che da mesi sta cercando di mettere in piedi un torneo che solo 6-8 settimane fa sembrava impossibile da disputare.

Continua a leggere

Italiani

WTA Palermo: imprese di Cocciaretto ed Errani, male Paolini

Giornata piena di gioia per i colori italiani a Palermo, Cocciaretto ed Errani volano ai quarti di finale

Pubblicato

il

Elisabetta Cocciaretto al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

PAOLINI KO – È Jasmine Paolini la prima italiana a scendere in campo a Palermo, contro la numero 116 del mondo Aliaksandra Sasnovich. Nonostante la differenza di classifica Sasnovich si presentava alla partita dopo la grandissima vittoria contro Mertens e non si può dire che la partita non abbia rispettato le aspettative. Paolini viene dominata completamente nel primo set, dove vince solo 6 punti su 19 al servizio e subisce un pesante 6-0 senza appello. Non migliora molto la situazione nel secondo set, dove subisce subito il break e ha un sussulto solamente nel sesto game, dove non sfrutta 5 palle break per tornare dentro la partita. Sasnovich scampa il pericolo e chiude comodamente con 6-2.

Molto lucida Paolini nella sua analisi post-partita Paolini: “In queste situazioni è molto difficile. Ho provato a incitarmi, a rimanere vicina nel punteggio ma quando parti male e l’altra parte molto bene è difficile. L’atteggiamento però è quello giusto, oggi purtroppo non è andata: lei mi è salita subito sopra“. Sasnovich sfiderà la vincente tra la numero 1 del seeding Petra Martic e Samsonova per un posto in semifinale.

ERRANI IN RIMONTA – Sfida inedita quella tra Sara Errani e Krystina Pliskova ed è la tennista italiana a volare nei quarti del Palermo Ladies Open. La tennista ceca, reduce da una grandissima vittoria contro Maria Sakkari, non rispetta le previsioni della vigilia e cede ad una Sara Errani che parte male ma che carbura col passare dei game.

 

L’inizio non è appunto dei migliori. La Pliskova vince ben 13 punti di fila ad inizio partita portandosi abbastanza comodamente sul 3-0. Sembra una partita dall’esito scontato, sulla falsariga di quella di Jasmine Paolini, ma Errani ha il merito di rimanere dentro la partita. Paradossalmente Errani non sembra soffrire tanto al servizio quanto in risposta, dove non riesce mai a mettersi in posizione di comando nello scambio e subisce perennemente l’iniziativa di Pliskova.

Nonostante la situazione pesante di punteggio sembra essere scattato qualcosa in Sara, che dopo il quarto game salvato aumenta i giri del motore in risposta e rende sempre la vita difficile a Pliskova sin dal primo colpo dopo il servizio. E il break arriva per l’italiana, dopo aver salvato tre set point. Ma bastano due seconde attaccabili di Errani per portarsi a due palle break e un rovescio affondato a rete vale il set per la ceca.

Lo spartito del match cambia completamente nel secondo set. Errani non sbaglia praticamente niente da fondocampo e Pliskova non riesce più a dominare lo scambio con il suo dritto. In un attimo la tennista ceca si ritrova sotto 0-2 e rischia anche il doppio break, ma una bellissima demi-volée di dritto la tiene a galla. Una riga profonda salva Pliskova da un pericoloso set point ma non basta, Errani va a servire per il set sul 5-4 e chiude con autorità un secondo set pienamente meritato. Un set in cui Sarita non ha mai perso il servizio.

Il momentum della tennista bolognese continua nel terzo set, con Errani che continua a dominare da fondocampo e a tenere medie accettabili al servizio. Chiuderà la partita con il 78% di prime in campo e il 59% di punti vinti con la prima. L’italiana trova il break nel quinto game e non si guarda più indietro. Tiene la concentrazione nonostante il rain delay sul 5-3 e chiude il match con l’ennesimo break. Troverà una Fiona Ferro in grandissima forma nei quarti, ma visto il livello tenuto in questo inizio di torneo tutto è possibile. “Ho cercato di rimanere concentrata durante la pausa per la pioggia – ha detto Errani a fine match -. Sono più tranquilla rispetto allo scorso anno, sono sempre dentro la partita. Ferro prossima avversaria? Questa mattina ci siamo allenate insieme. È giovane e molto potente”.

SORPRESA COCCIARETTO – Elisabetta Cocciaretto si conferma il nostro miglior prospetto femminile e sconfessa i pronostici della vigilia battendo Donna Vekic dopo un’ora e mezzo di battaglia. È la prima vittoria contro una top30 e la seconda contro una top100 nell’arco di due giorni. La tennista italiana ha fatto valere la sua maggiore solidità da fondocampo e soprattutto al servizio, dove nonostante non abbia brillato particolarmente per potenza è stata molto più costante dell’avversaria.

La partita è dura sin da subito. Cocciaretto deve salvare due palle break in un game di dieci minuti e la stessa Vekic soffre parecchio al servizio in altri due game interminabili. È Cocciaretto però a spuntarla grazie al suo dritto. L’italiana si porta a palla break con un bellissimo dritto in corsa e si prende il 4-2 grazie ad un errore non forzato della croata. Vekic non trova mai il ritmo da fondocampo e soprattutto ha un servizio troppo poco incisivo per creare problemi a Cocciaretto. L’italiana è estremamente aggressiva sulle seconde della numero 24 del mondo e non ha problemi a sfruttare il servizio timoroso della Vekic, portandosi a casa break e set per il 6-2.

Le distrazioni della tennista croata non si fermano nel secondo set, dove viene breakkata subito e mostra un linguaggio del corpo che non lascia presagire niente di buono. Nonostante ciò ha un sussulto e tanto basta per riaprire il set, approfittando di un passaggio a vuoto di Cocciaretto al servizio. L’italiana non si perde d’animo e tiene senza problemi i suoi turni di battuta, per poi trovare il break decisivo nel decimo game e lanciare la racchetta al cielo per quella che è la più grande vittoria della sua carriera finora. Saranno i primi quarti a livello WTA per Elisabetta Cocciaretto, che troverà la vincente tra Kontaveit e Siegemund.

Risultati:

[Q] A. Sasnovich b. J. Paolini 6-0 6-2
[WC] S. Errani b. Kr. Pliskova 3-6 6-4 6-3
[WC] E. Cocciaretto b. [6] D. Vekic 6-2 6-4
F. Ferro b. [8] E. Alexandrova 7-5 6-2

Il tabellone aggiornato

Continua a leggere

Italiani

WTA Palermo: Camila Giorgi completa il poker azzurro

Convincente esordio per Camila Giorgi a Palermo contro Rebecca Peterson. Prossimo impegno contro Juvan. Fuori la n. 2 Vondrousova

Pubblicato

il

Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

Ritorno vincente per la n.1 italiana Camila Giorgi (n. 89 del ranking) che ha fatto il suo rientro sul circuito WTA aggiudicandosi il suo in contro di primo turno al Palermo Ladies Open contro la svedese Rebecca Peterson (n. 44 WTA) con il punteggio di 7-5 6-4. Nel suo primo match sulla terra battuta da più di due anni a questa parte, la marchigiana ha fatto un po’ fatica all’inizio del match a trovare il ritmo partita e ha dovuto recuperare da 1-3 e servire per rimanere nel set sul 4-5. Da lì però ha infilato ben sette giochi consecutivi che hanno segnato il destino del match. “Mi sono allenata qualche settimana sulla terra, mi sono trovata molto bene – ha spiegato Giorgi -. I primi punti sono stati un po’ difficili per il ritmo, poi ho iniziato a muovermi meglio. Il pubblico è stato fantastico”.

La vittoria di Camila completa l’en-plein azzurro al primo turno della competizione palermitana, raggiungendo Errani, Cocciaretto e Paolini che avevano superato il loro primo impegno nella giornata di lunedì. Il prossimo turno per Giorgi sarà contro la slovena qualificata Kaja Juvan (n. 121 WTA) che nel primo incontro della giornata sul campo centrale aveva eliminato la testa di serie n.2 Marketa Vondrousova (n. 18 WTA), finalista lo scorso anno al Roland Garros.

Negli altri incontri di martedì da segnalare il facile ingresso del torneo della testa di serie n.1 Petra Martic, che ha lasciato solamente tre giochi alla belga Van Uytvanck, e l’affermazione di altre tre giocatrici provenienti dalle qualificazioni: la russa Samsonova, che ha superato Flipkens, la bielorussa Sasnovic che ha eliminato la n. 5 del seeding Elise Mertens e la lucky loser Dodin che ha avuto la meglio di Zidansek.

 

I risultati:

[1] P. Martic b. A. Van Uytvanck 6-0 6-3
[Q] L. Samsonova b. K. Flipkens 6-4 6-2
[Q] A. Sasnovich b. [5] E. Mertens 6-4 6-1
F. Ferro b. [Q] N. Podoroska 6-2 6-1
[LL] O. Dodin b. T. Zidansek 2-6 6-4 6-4
C. Giorgi b. R. Peterson 7-5 6-4
[Q] K Juvan b. [2] M. Vondrousova 1-6 7-5 6-4

Il tabellone aggiornato

Il programma di mercoledì 5 agosto

Campo centraleore 16
[8] E. Alexandrova vs F. Ferro
J. Paolini vs [Q] A. Sasnovich
[WC] S. Errani vs Kr. Pliskova
[WC] E. Cocciaretto vs [6] D. Vekic

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement