In cosa i protocolli anti-Covid del Roland Garros 2020 sono stati diversi da quelli dello US Open

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In cosa i protocolli anti-Covid del Roland Garros 2020 sono stati diversi da quelli dello US Open

ESPN ha elencato le differenze fra New York e Parigi nell’approccio al contenimento della pandemia. Vediamo quali sono, nel dettaglio

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Qui il link all’articolo originale – pubblicato prima della conclusione del Roland Garros. Alcuni tempi verbali sono stati corretti in accordo alla pubblicazione successiva fine del torneo


L’Open di Francia 2020 iniziato domenica 27 settembre a Parigi si è svolto, come la maggior parte degli altri eventi sportivi, con rigorosi protocolli a tutela della salute, a causa della pandemia da coronavirus. Gli organizzatori dell’evento, posposto rispetto alla sua consueta collocazione a tarda primavera proprio a causa della crisi sanitaria, sperano di lasciare un segno profondo. Vogliamo che il nostro torneo sia eccezionale e che faccia da esempio, da tutti i punti di vista, ha dichiarato Jean-François Vilotte, direttore generale della Federazione Francese di Tennis in un’intervista pubblicata sul sito del torneo. “Dando l’esempio con la nostra manifestazione, speriamo di mostrare che sia possibile rimettere l’economia in riga, anche se, naturalmente, determinate condizioni e restrizioni dovranno essere rispettate”.

L’unico altro torneo dello Slam disputato dall’esplosione della pandemia è stato lo US Open recentemente conclusosi a New York. Anche se taluni protocolli e restrizioni adottati dalla Federazione Francese potranno sembrare simili, se non identici, c’è una differenza sostanziale di approccio rispetto a quanto fatto dalla USTA. Gli organizzatori dello US Open hanno progettato il loro evento affinché si svolgesse all’interno di una bolla biologicamente sicura, che tra le altre cose escludeva la presenza del pubblico e limitava in qualche modo i comportamenti dei giocatori. I francesi hanno scelto di prendersi un rischio calcolato e creare un torneo un po’ più… open. Mettiamo di seguito a confronto i due differenti approcci in alcune aree chiave.

IL PUBBLICO

ROLAND GARROS – Gli organizzatori del Roland Garros inizialmente avevano un ingegnoso piano per portare 11.500 spettatori in loco, dividendoli in tre aree separate per limitare i possibili assembramenti a 5.000 persone. Ma un picco dei casi di COVID-19 nella tarda estate ha costretto il torneo, dopo un consulto con le autorità sanitarie, a ridurre il numero massimo di spettatori a 1.000. L’idea iniziale della divisione per settori è stata quindi scartata. I posti a sedere al Roland Garros sono stati assegnati secondo determinati parametri di distanziamento sociale, lasciando dei posti vuoti a separare le persone (anche se è capitato, soprattutto durante le finali, di vedere persone sin troppo vicine tra loro sugli spalti, ndr). Fino a quattro persone in gruppi singoli sono state autorizzate a sedere in posti contigui. I posti nei campi esterni sono rimasti liberamente accessibili, ma con l’obbligo di lasciare almeno una seggiola libera tra gli spettatori. Tutti coloro che hanno più di undici anni hanno dovuto indossare costantemente una mascherina o una qualche copertura del viso, e inoltre sono stati installati degli erogatori di igienizzante per le mani in varie zone dello stadio.

 

US OPEN – Poiché New York stava uscendo proprio in quel momento dai giorni peggiori della pandemia, l’USTA ha deciso di creare una bolla per avere il nulla osta da parte delle autorità sanitarie locali e statali alla manifestazione. Consentire l’ingresso agli spettatori sarebbe stato del tutto incoerente con questo approccio. Senza la presenza dei tifosi, l’USTA è stata in grado di convertire l’intero Billie Jean King National Tennis Center in una zona sicura e confortevole per i giocatori e per il personale essenziale.

Dettaglio pubblico, finale Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

I TORNEI

ROLAND GARROS – La Federazione Francese non vuole alcun asterisco a fianco del proprio Slam, cosicché gli organizzatori hanno deciso di ospitare tutte le consuete manifestazioni, incluse le qualificazioni, i doppi e i tornei junior e per giocatori in sedia a rotelle. Soltanto il doppio misto è stato cancellato.

US OPEN – Gli organizzatori hanno ritenuto che fosse assolutamente necessario limitare il numero di persone all’interno della bolla, pur continuando a mettere in scena un torneo Slam credibile, con tutti gli eventi principali. Alla fine, hanno optato per dieci manifestazioni, con tabelloni di singolare e doppio maschili, femminili e per giocatori in carrozzina, nonché singolare e doppio per la categoria quad. Qualificazioni, tornei junior e doppio misto sono stati invece cancellati.

PREMI

ROLAND GARROS – Il montepremi complessivo del Roland Garros è stato ridotto soltanto dell’11% rispetto al 2019 ed ammonterà a circa 44,3 milioni di euro. Ma, mentre i giocatori top guadagneranno di meno, ne trarranno beneficio i professionisti che ne hanno più bisogno in tempi difficili come questi. A questo scopo, la differenza di premi assegnata ai vincitori dei singolari è stata ridotta drasticamente. I campioni di singolare riceveranno circa 1,8 milioni di euro (a differenza dei 2,7 milioni dello scorso anno), mentre gli eliminati al primo turno guadagneranno circa 70.000 euro, un aumento del 30% rispetto al 2019.

US OPEN – Il montepremi totale di 53,4 milioni di dollari ha rappresentato una diminuzione del 6,7% rispetto al 2019. La quota assegnata ai vincitori dei tornei di singolare maschile e femminile ha subito la decurtazione maggiore, scendendo del 22% e assestandosi sui tre milioni di dollari. Gli sconfitti al primo turno hanno guadagnato 61.000 dollari, 3.000 in più dell’anno scorso. Anche gli eliminati al primo e secondo turno nei tornei di doppio hanno beneficiato di un leggero aumento.

QUALIFICAZIONI

ROLAND GARROS – Gli incontri di qualificazione sono stati disputati senza spettatori, soprattutto per le preoccupazioni relative all’affollamento, visto che un gran numero di giocatori stava iniziando in quei giorni ad arrivare nella sede del torneo per cominciare ad allenarsi in vista degli eventi principali. Gli organizzatori hanno aumentato il montepremi delle qualificazioni del 27%. Gli sconfitti al primo turno hanno guadagnato circa 11.500 dollari, il 42% in più rispetto all’anno scorso. “I giocatori impegnati in queste qualificazioni sono stati quelli maggiormente affetti dalla crisi generata dal Covid-19, dal punto di vista economico” hanno dichiarato i dirigenti della Federazione Francese in un comunicato stampa.

US OPEN – Gli ufficiali dello Stato di New York hanno imposto che il torneo non ospitasse qualificazioni separate, a causa delle preoccupazioni legate alla pandemia e all’integrità della bolla. Al contrario, i 16 posti solitamente spettanti ai giocatori qualificati sono stati assegnati ai più meritevoli, in base al ranking – è semplicemente stato esteso il cut-off.  

TEST AI GIOCATORI E PROTOCOLLI

ROLAND GARROS – Appena arrivati a Parigi, i giocatori (così come tutto il personale legato all’evento) hanno dovuto sottoporsi ad un test per il covid-19, con un secondo controllo 72 ore più tardi. Se negativi, i giocatori sono stati successivamente controllati “ad intervalli regolari” [dopo la stesura di questo articolo il protocollo sulla positività è stato leggermente modificato, e il torneo ha tenuto in considerazione la “storia medica” di giocatori e allenatori prima di decidere se escluderli dal torneo anche in seguito a un test positivo, ndr]. Inoltre, dovranno anche soggiornare in uno dei due hotel ufficiali del torneo, ma non sono state annunciate restrizioni a loro carico sugli spostamenti al di fuori del sito. Il divieto di soggiornare in abitazioni private è stato un peso per Serena Williams, ad esempio, che possiede un appartamento a Parigi.

“Sono super prudente, perché ho alcune serie problematiche di salute, quindi cerco di stare alla larga dai luoghi pubblici, ha dichiarato Serena agli U.S. Open. “Sono stata all’ospedale in condizioni davvero difficili un po’ di volte, quindi non vorrei finirci di nuovo”. Ai giocatori è stato concesso di esser presenti nella sede del torneo soltanto nei giorni in cui sono programmate le loro partite. Negli altri giorni (ai tornei dello Slam, i giocatori alternano un giorno di gioco ed uno di riposo) i giocatori hanno avuto accesso solo al centro di allenamento Jean-Bouin”, una struttura nelle vicinanze solitamente utilizzata per il rugby. Questa è stata attrezzata per soddisfare le esigenze dei partecipanti in modo del tutto analogo al Roland Garros, con zone per l’allenamento, aree relax e servizi di ristorazione. Ai giocatori è stato chiesto di indossare mascherine o coperture per il viso quando non impegnati in partite ufficiali o allenamenti.

Serena Williams – Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

US OPEN – L’approccio della bolla ha portato necessariamente a limitare molto la libertà di movimento dei giocatori rispetto a quanto succede invece in Francia, ma ha anche significativamente ridotto i rischi di contagio e trasmissione. Lo US Open è stato organizzato come blocco biologicamente sicuro per gli allenamenti, le partite, i pasti e il relax. La maggior parte del National Tennis Center è stato convertito in un gigantesco salotto all’aperto, cosicché i giocatori avessero l’opzione di trascorrere lì l’intera giornata. È stato loro richiesto di indossare la mascherina in qualsiasi momento non fossero impegnati in allenamenti o partite. Senza la presenza di pubblico o persone estranee al torneo, l’atmosfera era estremamente rilassata, sebbene Andy Murray l’abbia invece definita “triste”, trovandola in qualche modo fastidiosa.

Coloro che volevano alloggiare in case private hanno potuto farlo, con alcune condizioni e restrizioni per assicurarsi che non violassero i protocolli e le regole della bolla. La maggior parte dei giocatori ha alloggiato in uno dei due hotel vicini. Indipendentemente dal luogo in cui soggiornavano, erano loro vietati i viaggi a Manhattan. Sebbene la maggior parte dei giocatori abbia condiviso l’approccio della bolla e si sentisse sicura al suo interno, alcuni si sono risentiti per le restrizioni, soprattutto tra i sette che hanno dovuto sottostare al “protocollo avanzato” perché venuti in contatto con Benoit Paire, l’unico positivo al coronavirus prima che cominciassero le partite (ed escluso dal tabellone). Una di questi giocatori, Kristina Mladenovic, dopo la sconfitta al secondo turno ha dichiarato: “Stavo giocando bene, ma mi sentivo al limite. Ciò a cui ci hanno sottoposto è stato abominevole. Rivoglio la mia libertà. Mi sento come se fossimo prigionieri qui”.

PROTOCOLLI IN CAMPO

ROLAND GARROS – È stata disposta la pulizia costante di tutte le superfici di contatto nell’intero sito, oltreché un’abbondanza di erogatori di igienizzante per le mani nei grounds. Raccattapalle, giudici di linea e di sedia hanno indossato mascherine. Gli asciugamani non sono stati passati di mano in mano, i giocatori hanno deciso se usare o meno l’asciugamano, pur dovendo rispettare la regola dei 25 secondi fra un punto e l’altro. Gli ufficiali del torneo ritengono che la verifica elettronica delle righe non sia necessaria sulla terra, perché la palla lascia un segno sulla superficie che può esser controllato dall’arbitro di sedia in caso di chiamata dubbia. Durante i match ci sono stati i giudici di linea, che hanno indossato mascherine e rispettato il distanziamento sociale e tutti gli altri protocolli di sicurezza.

US OPEN – A New York ci sono state restrizioni simili. La regola sugli asciugamani ha infastidito alcuni giocatori, che credevano fosse impossibile utilizzarli senza sentirsi troppo sotto pressione per lo scorrere del tempo. Lo US Open è diventato il primo torneo dello Slam ad utilizzare il controllo elettronico di linea Hawk-eye totalmente automatico in tutti i campi, ad eccezione dei due principali (l’Arthur Ashe e il Louis Armstrong, nei quali c’erano i consueti giudici di linea e il sistema Hawk-eye a disposizione su chiamata dei giocatori).

CAMBI ALLE INFRASTRUTTURE

ROLAND GARROS – Lo stadio principale, il Philippe Chatrier, è stato interessato da profondi lavori di ristrutturazione, con l’aggiunta di un tetto e l’installazione di luci per il gioco in notturna, quando la pandemia ha costretto a posticipare il torneo agli ultimi giorni di settembre. I lavori sono ora completati. Altri 12 campi sui 30 acri del sito sono stati dotati di riflettori. Sebbene non siano previste sessioni in notturna fino all’anno prossimo, le luci sono tornate utili per terminare più di qualche partita nel crepuscolo autunnale o sotto al tetto, se il tempo dovesse virare al brutto (basti pensare a Sinner-Nadal, che per il prolungarsi del programma di giornata si è concluso sullo Chatrier in piena notte, ndr).

US OPEN – La USTA non ha intrapreso cambi strutturali significativi nei passati 13 mesi. Il National Tennis Center occupa una superficie di estensione del 50% maggiore rispetto al Roland Garros (46,5 acri) e lo Slam statunitense vanta una lunga tradizione di gioco in notturna. Anche con le restrizioni legate alle condizioni sanitarie e al distanziamento sociale, non c’era alcuna pressione su chi programmava le partite. Tuttavia, il torneo ha rinunciato ad utilizzare il campo Grandstand da 8.215 spettatori inaugurato nel 2016 per dedicarlo alla disputa del Western & Southern Open, il primo appuntamento del “double in the bubble”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

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Montecarlo: Nadal si inchina a un Rublev quasi perfetto

Rafa troppo falloso, il russo una macchina: sarà lui in semi contro Ruud

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Andrey Rublev - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

[6] A. Rublev b. [3] R. Nadal 6-2 4-6 6-2

Non è solo Fabio Fognini a mancare l’appuntamento con l’attesa rivincita della semifinale di due anni fa: neanche Rafael Nadal ce l’ha fatta. La colpa è di un contrattempo di nome Andrey Rublev, autore di una solidissima prestazione di fronte a uno spagnolo troppo falloso a cominciare dal servizio, vera spina nel fianco per un set e mezzo. Rovesciata la situazione disperata con un punto à la Rafa che gli ha permesso di pareggiare il conto dei set, non ha saputo dare seguito all’inerzia favorevole soprattutto per i meriti di Rublev, lungi dal crollare mentalmente dopo quella che ormai pareva un’enorme opportunità buttata e tenendo magnificamente anche dal punto di vista atletico.

 

Diventano così 23 le sue vittorie in stagione a fronte di 4 sconfitte, ma questa ha sicuramente il sapore più dolce di tutte. È il secondo successo contro uno dei Big 3 dopo quello contro Roger Federer di due anni fa a Cincinnati. Resta invece la performance deludente di Rafa, che finisce in anticipo la caccia al dodicesimo titolo a Monte Carlo con 36 errori non forzati, 19 di rovescio, e un dritto che ha brillato solo a tratti.

IL MATCH – Non ci sono più scuse per Andrey, nettamente sconfitto nei due precedenti confronti – ancora teenager al primo duello con un Big 3 ai quarti dello US Open 2017 e al tremolante esordio delle ultime ATP Finals. Niente più scuse, dunque, tranne quella di affrontare Rafa sulla terra battuta, tra l’altro meno di ventiquattr’ore dopo essere venuto a capo di Bautista Agut in due ore e tre quarti. La scelta di iniziare al servizio non si rivela particolarmente azzeccata per Rafa che in pratica regala il primo game all’avversario con un doppio fallo e altri due errori piuttosto evidenti; dal canto suo, Andrey tiene d’autorità sparando i soliti drittoni. Il fenomeno di Manacor comincia a carburare e parte all’inseguimento. Se l’inseguimento non è proprio mozzafiato, visto che raggiunge l’altro già sul 2 pari, lo è lo scambio concluso da rovescio lungolinea imprendibile con cui si vede costretto ad annullare una nuova opportunità del sorpasso. Il dritto spagnolo è caldo, appoggia pure una precisa smorzata, ma il servizio non lo è altrettanto e il terzo doppio errore del game riconsegna il vantaggio a un Rublev che ha comunque risposto più che degnamente e che questa volta non ha problemi a consolidare il break. Ritmo prevedibilmente molto alto, i colpi di Rublev fanno davvero male e il servizio non aiuta Nadal a tenere lontano il ribattitore, anzi, concede un altro punto gratis, sintomo – o forse concausa – di ciò che succede negli scambi dove gli unforced arriveranno a 13.

Andrey Rublev – ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

C’è tempo per vedere una smorzata del rosso ben pensata ed eseguita e un passante maiorchino che finisce in corridoio invece di punire la direzione sbagliata dell’attacco, mentre la reazione in extremis del venti volte campione Slam lo porta a palla break. Rublev la annulla con un serve&(swinging)volley per poi far suo il parziale 6-2. Con poche prime in campo per entrambi (48%), Andrey domina 17-7 gli scambi sotto i cinque colpi e non sorprende la direzione preferita del suo dritto verso il rovescio dell’uomo in maglietta viola per aprirsi il campo dall’altra parte.

Il ventitreenne moscovita esibisce armi da consumato terraiolo come il caricone nell’angolo seguito dal drop shot, se la cava degnamente quando è chiamato a difendere e continua a limitare gli errori, ma, se è ancora il doppio fallo a dargli il la per partire in vantaggio anche nel secondo parziale, impressiona vedere Rafa non riuscire a tenere lo scambio sulla terra monegasca. Non si realizza invece il rientro sul 2 pari a dispetto dell’occasione, certo per merito di un Andrey che spinge senza timore, ma tre errori consecutivi con il rovescio slice sono merce più rara che altrettanti ace di Schwartzman. Possiamo solo immaginare cosa passi nella mente del n. 3 del mondo quando Rublev indossa i migliori panni nadaliani replicando al dritto lungolinea con il vincente in contropiede.

Da campione, prima con il drittone, poi con il tocco al volo, annulla lo 0-3 pesante, ma l’altro rimane lì a pestare brutalmente e solo la sua incapacità di andare a chiudere a rete i recuperi umili e disperati di Rafa gli impediscono di lasciare al palo l’avversario. Lo sa Rafa e lo sa Rublev che il prossimo turno di battuta non sarà una passeggiata sulla Prospettiva Nevski. Il game si allunga, le palle break diventano quattro, ma il n. 8 ATP le annulla tutte. Pesa soprattutto la terza, quando, cercando di replicare la volée smorzata prima perfettamente eseguita, offre un assist a Nadal che però affossa il comodo passante di dritto. Pur senza doppi falli, Rafa rischia ancora al servizio, ma poi agguanta il 4 pari grazie alla tragicità del classe 1997 nei pressi della rete: va bene non chiudere la volée a campo aperto, va bene la ruvidità dopo aver agguantato la smorzata, ma non si può lasciar rimbalzare la palla a un metro dalla rete per poi sventagliare il dritto giusto per dare all’avversario l’opportunità del puntazzo proprio sulla palla break. Cioè, si può, ma non se vuoi battere Nadal che infatti vola a prendersi il set per 6-4, lasciando al giovane sfidante la misera soddisfazione del vantaggio negli scambi lunghi.

E INVECE – Chi crede che il match sia ormai girato se non proprio finito, deve ricredersi in fretta perché Rafa cede di nuovo il servizio in apertura, con una cosa proprio brutta al volo e un dritto lungo e largo a testimoniare che la giornata di poca confidenza con la palla non è alle spalle e solo i doppi falli sono un ricordo. Perso uno scambio da 35 colpi che l’ha lasciato piegato in due, il trentaquattrenne ritrova la posizione eretta e il controbreak. Il moscovita continua a spingere come se fosse ancora all’inizio del match a dispetto delle fatiche della sera precedente e ancor più delle occasioni fallite che avrebbero steso un toro. È invece il Toro, quello di Manacor, a essere ancora in difficoltà, nonostante alcuni punti dei suoi e la grinta e la rabbia evidenti anche in alcuni gesti di stizza. Cede per la sesta volta la battuta: è la 16° volte che succede in 488 match su terra (e 10 volte ha comunque vinto). Incurante delle statistiche, Rublev martella senza tregua, la meta si avvicina, 5-2, e taglia il traguardo al primo match point con il dritto vincente numero 18. L’appuntamento in semifinale è quindi con Casper Ruud, sempre battuto nelle tre precedenti sfide.

Il tabellone completo di Montecarlo

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ATP

Ruud è troppo solido per Fognini: il campione in carica di Montecarlo fuori in due set

Il norvegese batte Fabio in un’ora e mezza. Giocherà la seconda semifinale di fila in un Masters 1000 contro Nadal o Rublev

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Casper Ruud - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

Casper Ruud ha dato un altro dispiacere al tennis italiano. Sul Campo Centrale di Montecarlo ha eliminato nei quarti di finale Fabio Fognini, campione uscente del torneo, col punteggio di 6-4 6-3 in un’ora e 35 minuti. Il 22enne norvegese aveva sconfitto nei quarti del Masters 1000 di Roma anche Matteo Berrettini, lo scorso anno. Ha confermato di essere un giocatore durissimo da battere su questa superficie (chiedete a Carreno Busta) e giocherà la seconda semifinale ‘Mille’ della carriera dopo quella splendida cavalcata in Italia. A conferma della sua natura di terraiolo puro, il dato delle vittorie nei Masters 1000: nei main draw ne ha ottenute dieci, tutte sulla terra, divise tra Roma (2019 e 2020) e Montecarlo.

C’è rammarico per Fognini, perché il punteggio non la racconta tutta. Ha avuto due palle del 5-5 nel primo set e, nonostante una brutta partenza, nel secondo ha subìto il break da 40-0 nell’ottavo game. Viste le premesse però (la brutta sconfitta contro Munar a Marbella una settimana fa nella prima uscita stagionale su terra) non è stato un brutto torneo per lui. Perderà comunque dei punti, dal momento che difendeva la vittoria del 2019. Dovrebbe infatti scendere alla 27esima posizione ATP, la più bassa per lui dall’inizio del 2018.

LA CRONACA – È Fognini ad avere più occasioni nel set d’apertura. Dopo aver salvato un break point sull’1-0 per Ruud, Fabio ha ben quattro chance di break sul 2-2, nel game peggiore del giocatore norvegese. L’unica su cui l’azzurro ha qualcosa da recriminare è la terza, per il resto Ruud rimedia bene ai suoi errori, riuscendo a spingere Fognini lontano dal campo e chiudendo col vincente di dritto, un colpo che si rivelerà fondamentale per la conquista del parziale. Si resta quindi ‘on serve’, ma anche sul 3-3 Fabio sembra pronto a cambiare marcia e mettersi a comandare nel punteggio. Stavolta però è il rovescio a tradirlo, permettendo a Ruud di recuperare il game da 0-30. Operazione che riesce anche allo stesso Fognini poco dopo.

 

Anche sul 4-4 il norvegese deve scuotersi e tirare fuori il meglio dal suo gioco per recuperare da 15-30. È evidente che in questa fase della partita sembra Fognini il primo candidato alla vittoria del set. La situazione cambia nel giro di pochi minuti. Il punto di svolta è un errore di centimetri di Fabio, che manda in corridoio con un dritto facile da chiudere. Dal possibile 5-5, arriva il 6-4 per Ruud, bravissimo a pescare due dritti massicci sul 40-40 e sul set point.

Fognini paga pesantemente questo strappo inaspettato e riesce a vincere solo tre punti nei primi tre game del secondo set. Sembra quasi voler mollare la partita nel quarto gioco, quando commette diversi errori da matita blu, concedendo tre palle (non consecutive) del 4-0 al suo avversario. Con attenzione però riesce a salvarsi, ma è chiaro che in questa fase gli serva una mano da Ruud per rientrare in partita e soprattutto guadagnare di nuovo fiducia nei suoi colpi. Aiuto che arriva subito, perché dopo aver mancato quei “semi-match point” sul 3-0 sbaglia una facile volée e commette un doppio fallo, restituendo il break di vantaggio.

È fondamentale il game vinto al servizio da Ruud sul 3-3, sia perché un secondo break subito avrebbe dato un’enorme carica a Fognini, sia perché riesce a prendere un buon ritmo con la battuta. Ha tanto da recriminare l’azzurro nell’ottavo game, perso da 40-0. Dai suoi errori e dalla gran difesa di Ruud nasce il break decisivo per il norvegese, che continua a servire bene la seconda palla di servizio e dopo aver salvato una palla break, vince la partita. Il dato sulla seconda (64% punti vinti per Ruud, 52% per Fogna) è uno di quelli che hanno determinato il risultato finale. A sfidare Casper in semifinale ci sarà l’undici volte campione Nadal o Andrey Rublev, contro il quale non ha mai vinto in tre precedenti.

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ATP

ATP Montecarlo: Evans continua a stupire. Rimonta Goffin e sfiderà Tsitsipas in semifinale

La terra non è la sua superficie preferita? Eppure Dan non si ferma: prima semifinale in un 1000. Ma il favorito sarà Tsitsipas

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Dan Evans - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos Tsitsipas e Daniel Evans si giocheranno il posto in finale riservato alla parte alta del bizzarro draw di Montecarlo 2021. Una semifinale inaspettata, ci si perdonino gli eufemismi del caso, ma se Tsitsipas in qualche modo era atteso al varco, lo stesso non si può dire del buon Dan, sin qui autore di una settimana tra le più imprevedibili ed esaltanti degli ultimi anni di tennis. Esagerato? Non crediamo: il ribelle da Birmingham per entrare nel privé riservato ai quattro migliori del torneo ha battuto il finalista dell’edizione 2019, l’ultimo campione di Miami, il numero uno al mondo e un tizio che su terra non vorresti incontrare, se non proprio necessario. Quattro vittorie contro pronostico, come quattro erano state sino a domenica scorsa le vittorie ottenute dall’estroso inglese on clay in tutta la carriera nel Tour maggiore. Se la numerologia è scienza di valore, il greco ha di che preoccuparsi.

Tsitsipas, da par suo, mancava dalle semifinali in un Masters su terra da Roma 2019, un’assenza ampiamente emendata dalla lunga pausa imposta dalla pandemia. Sta giocando bene il capellone greco, i precedenti sono a suo favore e il tempo da dedicare a riposo e massaggi pure. Per aver ragione di Goffin, il buon Dan ha dovuto correre in mezzo al vento per più di due ore e mezza, e avrà anche una partita di doppio da onorare nel pomeriggio. Stefanos è stato in campo meno di un’ora, prima di dare il cinque consolatorio all’affranto Davidovich Fokina, costretto al ritiro da un guaio alla coscia sinistra. Peccato, per Alejandro e per un match che stava promettendo molto bene, eppure sostanzialmente spirato sul tre pari quando lo spagnolo ha convocato d’urgenza il fisioterapista.

Sento tirare qui, peggiora sempre di più“: pomata, massaggio, antidolorifico e un’altra contrattura consegnata ai posteri nel 2021 delle lesioni muscolari. Quella che ha colto il biondo Alejandro non è migliorata nel corso dell’incontro, e il break colto a sorpresa nel settimo gioco, gentile omaggio di uno Tsitsipas distratto dagli eventi, è stato un sussulto estemporaneo. Impossibilitato a muoversi, Fokina ha atteso per altri cinque giochi che il medicinale facesse effetto, ma constatatone il ritardo, o l’inefficacia, ha servito da sotto sul set point nel dodicesimo game, incassato la risposta vincente, e alzato bandiera bianca per poi sedersi asciugamano in testa e lacrime.

 

Evans ha vinto una partita che moltissimi colleghi, e per comprovati mismatch, e per andazzo preso dalla contesa, avrebbero lasciato andare. La fiducia è il sale di ogni sport, ma nel tennis conta forse un po’ di più: è benzina pura, e il serbatoio di Dan ne è colmo. Scattato feroce dai blocchi, l’ex reprobo d’Inghilterra ha messo da subito pressione a David accorciando il campo a più non posso, affettando e spingendo e decelerando. Non dando punti di riferimento, per farla breve, a un rivale che sul ritmo ha costruito gran parte della propria fama. Gliel’ha messa scomoda, Dan, e Davidino non è mai riuscito a trovare la posizione, a sentire la palla, eccezion fatta per la porzione finale di primo set, giocata su livelli da Goffin e sufficiente a ribaltare con un parziale di quattro giochi consecutivi il break di vantaggio preso all’inizio dall’inglese.

In genere quando il favorito rimonta la partita per lo sfidante si fa dura, specie se gli scambi si allungano e l’avversario è un corridore come il belga. La proverbiale solidità di David avrebbe dovuto fare il resto, e invece Goffin si è sgonfiato come un pallone, cedendo molto male la seconda frazione. “A inizio secondo set ho perso un game stupido – ha dichiarato in conferenza stampa l’undicesima testa di serie -. Nel terzo ho avuto le opportunità migliori, 0-40 sul suo servizio e tutte quelle palle break sul 4-4, lui è stato bravo ad annullarle con il serve & volley, ha un grande tocco. Sa mischiare le carte ed è in grado di fare qualsiasi cosa sul campo. Poi oggi era difficile giocare a causa del vento. Oggi tra di noi c’è stata una differenza molto piccola, è stata davvero una questione di un punto qui e là“.

Nel vento, che ha condizionato sempre più il terzo set, lo skipper migliore si è dimostrato Evans. Miglior acrobata, anche: sotto zero-quaranta nel terzo gioco e costretto a fronteggiare tre pericolosissime palle break nell’ottavo, Dan ha preso ad attaccare come se fossimo sui prati, annullando una per una le molte chance avute da Goffin in risposta con altrettanti serve and volley. Il giocatore di Liegi – due su diciassette sulle palle break in tutta la partita, roba che nemmeno il Federer più prodigo – ha via via perso la pazienza, forse per colpa dei molti scialacqui. Di solito silenzioso e imperturbabile, egli ha sempre più spesso accompagnato gli scambi con gemiti per lui inusuali, sintomo di estrema prostrazione fisica. La condizione atletica, e la convinzione che tutto in certe settimane possa accadere, ha spinto il match dalla parte di Dan nel decimo gioco, dopo l’ultimo colpo mandato largo da un Goffin annaspante. C’è stato tanto spettacolo, nonostante non ci fosse nessuno dei favolosi tre in campo, e, siamo sicuri, tanto ce ne sarà domani: Dan Evans, nella sua magica settimana sotto la terrazza, ha intenzione di raccontare ai nipoti altre favole monegasche.

Il tabellone completo di Montecarlo

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