Naomi Osaka e la storia di due passaporti

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Naomi Osaka e la storia di due passaporti

La campionessa deve abbandonare la cittadinanza americana, così vuole la legge giapponese. Cosa significa questo per Naomi?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (photo by Simon Bruty/USTA)

Ci sono pochi dubbi che la stella del tennis femminile, o forse la stella del tennis in generale, dopo la ripresa del circuito in agosto sia stata Naomi Osaka. A dispetto dell’infortunio alla coscia che le ha impedito di partecipare al Roland Garros e a dispetto del ranking che la vede solamente al numero 3, la sua vittoria allo US Open insieme con il ruolo di leader nella clamorosa protesta che ha costretto il Western&Southern Open a spostare di 24 ore la giornata delle semifinali hanno innalzato il profilo di Naomi oltre la nicchia del tennis e in una dimensione che ormai è sconfinata nel mainstream.

Tuttavia, quest’ultima entusiasmante cavalcata estiva, culminata pochi giorni fa con la copertina nientemeno che di Vogue International è stata comunque soltanto la ciliegina sulla torta per un’atleta che già è stata nominata da Forbes come la sportiva più pagata al mondo nel 2019 (37,4 milioni di dollari in montepremi e sponsorizzazioni) e che non ha esitato a recarsi di persona a Minneapolis per vivere in prima linea la protesta sociale esplosa dopo l’uccisione da parte della polizia di George Floyd.

Il 2020 avrebbe dovuto rappresentare un passaggio importante per Naomi, per via della partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo proprio nel suo Giappone, il Paese che le ha dato i natali. Infatti, nonostante abbia passato la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti, Osaka ha sempre rappresentato la bandiera del Sol Levante nelle competizioni internazionali e per questo è stata scelta come uno dei volti per queste Olimpiadi.

 

Per onorare il supporto che ha ricevuto nel corso di tutta la carriera dalla Federazione Giapponese, e come atto di coerenza da parte di chi ha scelto fin da subito di rappresentare il Giappone nelle competizioni internazionali, Naomi Osaka ha annunciato nel 2019 che avrebbe rinunciato alla cittadinanza statunitense in ottemperanza alle leggi giapponesi che formalmente non riconoscono la doppia cittadinanza. Fino a oggi, infatti, Osaka ha beneficiato di un’eccezione concessa dalla legislazione nipponica ai cosiddetti ‘hafu’, il termine giapponese che viene usato per definire i figli di coppie di nazionalità mista. La madre di Naomi Osaka, Tamaki, è giapponese, mentre il padre, Leonard François, è un cittadino statunitense naturalizzato di origini haitiane. Secondo la legge giapponese, gli ‘hafu’ hanno la possibilità di mantenere il doppio passaporto fino al ventiduesimo anno di età, dopodiché devono scegliere l’una o l’altra nazionalità.

Osaka ha compiuto 22 anni il 16 ottobre 2019 e ha ripetutamente confermato che intende mantenere soltanto il passaporto giapponese.

Naomi Osaka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Tuttavia ciò comporta una serie di problemi logistici, e non solo, di non poco conto. Innanzitutto, Naomi ha sempre vissuto negli Stati Uniti, prima in Florida (dove la madre vive tuttora) e ora nell’area di Los Angeles dove convive con il suo ragazzo, il rapper YBN Cordae. Il trasloco in California è stato giustificato dalla maggiore facilità di seguire i suoi affari tennistici e non dalla preferenza della “città degli angeli” rispetto alla Florida. Se però dovesse rinunciare alla cittadinanza statunitense, perderebbe il diritto a vivere e lavorare liberamente negli Stati Uniti, dovendo ripartire da capo e ottenere il permesso di farlo attraverso i programmi che sono consentiti ai cittadini giapponesi.

Per un’atleta del suo calibro non dovrebbe tuttavia essere un’impresa troppo complicata: esiste un visto, chiamato O-1, che è riservato alle “persone che possiedono abilità straordinarie nelle scienze, nelle arti, in accademia, negli affari o nello sport, o che hanno dimostrato di poter raggiungere traguardi straordinari nel cinema o nella televisione e i cui traguardi sono stati riconosciuti a livello nazionale e internazionale”. Questo visto può condurre in maniera relativamente semplice alla “Carta Verde”, ovvero il permesso di residenza permanente negli Stati Uniti, che le consentirebbero di godere di quasi tutti i privilegi di cui godeva come cittadina. Ma la domanda del visto e della successiva “carta verde” potrebbe richiedere mesi, se non anni, e non potrebbe essere iniziata prima della rinuncia da parte di Naomi della cittadinanza americana. Cosa fare nel frattempo?

Questo non è tuttavia il problema più importante che deve affrontare. La rinuncia alla cittadinanza americana, infatti, potrebbe provocare la necessità di pagare una “exit tax, una tassa d’uscita che il Governo Federale degli Stati Uniti ha istituito per scoraggiare gli individui particolarmente benestanti dal lasciare gli USA e poter così evitare di pagare le imposte sul reddito al fisco americano.

Gli Stati Uniti sono uno dei soli due Paesi al mondo che tassa i propri cittadini sul proprio reddito mondiale indipendentemente da dove risiedano (ne abbiamo parlato anche nell’ultima puntata di Ubi Radio). La “exit tax” viene richiesta nel caso in cui gli aspiranti rinunciatari al passaporto USA rispondano a determinate caratteristiche, ma in generale non è dovuta da chi ha un valore totale dei propri beni inferiori a 2 milioni di dollari (comprese le stime attualizzate di supposti flussi di reddito futuri, come le pensioni) oppure da chi paga in media meno di 171.000 dollari l’anno all’erario statunitense. Con un reddito stimato a circa 37,4 milioni di dollari per il solo 2019, è difficile che Naomi Osaka rientri al di sotto di queste soglie, ed è quindi molto probabile che debba firmare un cospicuo assegno per poter dire addio al suo passaporto americano.

Osaka quindi si troverebbe nella paradossale situazione di dover pagare una cifra molto considerevole (potrebbero anche essere milioni) per poter continuare a fare quello che fa adesso, ovvero vivere negli USA, solamente in maniera più complicata e con più restrizioni, e il tutto continuando negli anni futuri a pagare le stesse tasse che paga ora agli Stati Uniti e alla California.

Naomi Osaka – Finale US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

La ‘exit tax’ può essere minimizzata con una ristrutturazione del proprio patrimonio attraverso l’uso delle donazioni a vari membri della famiglia. Durante l’amministrazione Trump, che sta avviandosi alla conclusione, queste donazioni sono state oggetto di esenzioni fiscali in misura mai raggiunta nella storia degli Stati Uniti, mettendo quindi diversi strumenti a disposizione degli avvocati di Osaka per minimizzare il ‘danno’. Ma questo tipo di operazioni richiede tempo, e questo forse spiega per quale motivo Osaka non ha ancora rinunciato alla sua cittadinanza statunitense, nonostante sia passato più di un anno dal suo ventiduesimo compleanno.

I nomi di tutti gli individui che hanno espresso l’intenzione di “espatriare” (questo il termine tecnico utilizzato) vengono pubblicati ogni tre mesi sul Federal Register, il giornale ufficiale del Governo Federale degli Stati Uniti. All’ultima pubblicazione della lista, lo scorso 29 ottobre, il nome di Naomi Osaka non risulta essere stato pubblicato sul Federal Register, per cui è logico concludere che la n.3 del mondo non abbia ancora rinunciato alla cittadinanza statunitense.

Secondo lo studio legale canadese Moodys LLP, specializzato nelle procedure di rinuncia alla cittadinanza statunitense, la durata media di tutto il processo varia dai 5 ai 10 mesi, sebbene alcuni uffici consolari abbiano una lista d’attesa fino a 20 mesi. Il processo di rinuncia prevede un colloquio personale con un ufficiale degli Stati Uniti in uno degli Uffici Consolari sparsi per il mondo, in quanto è necessario stabilire se l’individuo in questione sia coinvolto in attività illecite, oppure voglia rinunciare al passaporto americano solamente per sfuggire l’obbligo di pagare le tasse agli USA risiedendo in un altro Paese. Il quel caso, il Procuratore Generale degli Stati Uniti ha il potere di emettere un ordine di esclusione permanente che impedirà a questa persona l’ingresso negli Stati Uniti per sempre.

Ma nel frattempo cosa si può fare dal momento che, tecnicamente, Naomi è già in violazione della legge giapponese? Molti cittadini nipponici nella stessa situazione scelgono di non fare assolutamente nulla. Secondo dati diffusi dal Ministero della Giustizia e riportati dal New York Times, si stima che ci siano quasi 900.000 giapponesi in possesso di un’altra cittadinanza. Inoltre, il governo giapponese non ha mai revocato il passaporto a chi, come Osaka, l’ha ottenuta per nascita. Nella maggior parte dei casi queste persone vivono la loro esistenza cercando di evitare il più possibile di parlare di nazionalità o passaporti e rivelando la propria situazione a quante meno persone possibile, il tutto con la più o meno tacita connivenza del governo in questa versione internazionale del “don’t ask, don’t tell” (“Io non chiedo nulla se tu non mi dici niente).

Ma considerando la celebrità di Naomi Osaka a livello mondiale, non sembra verosimile pensare che la nipponica possa cercare di adottare un basso profilo e cercare di volare sotto i radar.

Durante lo scorso Western&Southern Open, a Naomi fu rivolta una domanda a proposito delle elezioni presidenziali USA, e in particolare sul candidato vice-presidente Kamala Harris, che come lei è una donna di origini asiatiche da parte della madre e ha un padre nato in un’isola caraibica. Questa fu la sua risposta: “Sono in una posizione strana, difficile. Non dovrei parlare di politica, perché tecnicamente non sono americana. Mi hanno sempre detto di non dire nulla, per cui non so comportarmi. Ma è strano vivere un paese, vedere le cose che succedono e voler esprimere la propria opinione, ma non poterlo fare”.

Vista la sua inclinazione a parlare pubblicamente contro ciò che ritiene ingiusto, Osaka potrebbe usare l’immenso seguito di cui gode per affrontare apertamente la questione con il governo giapponese e forzare un cambiamento che potrebbe far uscire dalla clandestinità le centinaia di migliaia di nipponici introducendo in qualche modo una legittimazione della doppia cittadinanza. Si tratterebbe però di una sfida contro la cultura e la tradizione giapponese, molto più grande di tutte quelle che ha affrontato finora, dentro e fuori dal campo.

Ovviamente, la soluzione più semplice sarebbe quella di andare via dagli Stati Uniti, lasciare il suo villone a Beverly Hills e trasferirsi in uno dei tanti paradisi fiscali che sarebbero lieti di accoglierla. Per esempio, se si trasferisse alle Bahamas, sarebbe a non più di 40 minuti di volo da sua mamma che abita a West Palm Beach, non dovrebbe più pagare le tasse allo “Zio Sam” su tutti i suoi redditi mondiali e potrebbe recarsi negli USA per prendersi cura dei suoi affari, risparmiando milioni e milioni di dollari di imposte negli anni a venire.

Ma Naomi non sembra tipo da prendere scorciatoie. Troverà una soluzione facendo ciò che in cuor suo ritiene giusto, e c’è da scommettere che troverà il modo di brillare anche in questa situazione.

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Laver Cup: l’Europa prende il largo, Berrettini vince il suo singolare ma perde in doppio

Casper Ruud vince il punto inaugurale contro Reilly Opelka. Matteo Berrettini rimonta Felix Auger Aliassime. In serata Andrey Rublev batte Diego Schwartzman prima che la coppia Isner/Shapovalov accorci le distanze con la vittoria su Berrettini/Zverev

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Matteo Berrettini - Laver Cup 2021 (foto Twitter @LaverCup)

EUROPA – RESTO DEL MONDO 3-1

Grande entusiasmo e spettacolo al TD Garden di Boston per la prima giornata della Laver Cup. Con Roger Federer in prima fila a fare da spettatore, e osannato ogno volta che la telecamera lo inquadra, l’Europa esce subito velocissima dai blocchi e conquista i primi due punti nella sessione pomeridiana.

Roger Federer – Laver Cup 2021 (foto Twitter @LaverCup)

Casper Ruud approfitta della superficie e delle palle lentissime per regolare Reilly Opelka in due set; poi Matteo Berrettini e Felix Auger Aliassime danno vita alla partita più lunga nella storia della Laver Cup, rimanendo in campo 2 ore e 52 minuti. Auger-Aliassime era arrivato a condurre 7-5 nel match tie-break, ma non è riuscito a chiudere la partita, dando via libera a Berrettini e al 2-0 per il Team Europa.

 

Nella sessione serale ritardata di oltre un’ora a causa del protrarsi del match precedente, poco dopo le ore 20 vanno in campo Andrey Rublev e Diego Schwartzman. Anche loro danno vita a una gran battaglia: Schwartzman vince un primo set pieno di break (ben cinque), poi Rublev impatta il punteggio e manda il match al tie-break decisivo. Ancora una volta Team World è avanti 7-5 nel set finale, e ancora una volta non riesce a chiudere: Rublev va a servire per il match sul 9-8 ma commette doppio fallo. Un errore di Schwartzman concede un secondo match point a Rublev, che questa volta chiude dopo uno scambio incredibile con una volée di diritto su un corpo a corpo a rete.

In chiusura di giornata, il Team World è riuscito ad accorciare le distanze con la vittoria al match tie-break in doppio per John Isner e Denis Shapovalov che hanno superato Matteo Berrettini e Alexander Zverev per 4-6 7-6(2) 10-1. Decisivo John Isner nel finale, che ha preso in mano la coppia del Team World e l’ha trascinata alla vittoria a forza di servizi e risposte vincenti.

C. Ruud (EUR) b. R. Opelka (WOR) 6-3 7-6(4)

È iniziata in salita l’avventura del Team World, impegnato nel difficile compito di strappare la Laver Cup al Team Europe che l’ha sempre vinta in tutte le altre edizioni della manifestazione. In quello che poteva apparire come uno degli incontri più possibili per la sqadra in rosso capitanata da John McEnroe, il n. 1 americano Reilly Opelka è stato sconfitto in due set da un altro esordiente nella competizione, il norvegese Casper Ruud, confermando così il risultato dei due precedenti confronti diretti a livello ATP.

La superficie nera posata sulle leggendarie assi incrociate del TD Garden di Boston (per la verità le assi incrociate originali erano quelle del vecchio Boston Garden, demolito nel 1998 e sostituito con questa più moderna arena) si è dimostrata lenta come era stato anticipato dai giocatori nel corso della settimana, ed ha permesso a Ruud di contrastare in maniera efficace il servizio di Opelka e di manovrare sapientemente con la propria battuta, mai ceduta nel corso dell’intero match e in pericolo solamente in due occasioni. Infatti dopo aver ottenuto il break al terzo gioco, Ruud ha dovuto salvarsi da una chance per il 4-4, uscendone in maniera molto brillante con un parziale di 8-2 che ha chiuso il parziale per 6-3.

Nel secondo set, anche se non ci sono stati break e solamente due palle break a testa, la sensazione generale è stata di una maggiore laboriosità dei game di servizio di Opelka, che ha provato con maggiore frequenza a sottrarsi agli scambi cercando la rete, anche sulla seconda, ma che ha trovato difficoltà nel dare sufficiente penetrazione ai suoi colpi, soprattutto le volée, per chiudere i punti. Incitato da McEnroe e Kyrgios durante i cambi di campo, Opelka ha ottenuto le sue uniche due chance nel set al settimo game, caricando con la risposta sulla seconda di Ruud, ma non è riuscito a concretizzare il 15-40 a seguito di un paio di servizi molto carichi del norvegese.

Nel tie-break una risposta di diritto da sinistra effettuata quasi dalla prima fila ha dato a Ruud il minibreak per il 2-1 che lo hanno messo saldamente al comando nel punteggio e gli hanno permesso di controllare il gioco fino al 7-4 finale in 1 ora e 48 minuti.

M. Berrettini b. F. Auger Aliassime 6-7(3) 7-5 10-8

Felix Auger-Aliassime – Laver Cup 2021 (foto Twitter @LaverCup)

Si può pensare ciò che si vuole della Laver Cup, ma lo spettacolo che offre e le emozioni che vengono prodotte dai match possono arrivare davvero a picchi molto alti. Il match tra Matteo Berrettini e Felix Auger-Aliassime ha certamente legittimato il prezzo del biglietto pagato dai 20.000 (forse qualcuno in meno, considerando alcuni posti vuoti) del TD Garden: 2 ore e 52 minuti di grande battaglia, che magari non ha mostrato le prelibatezze nei pressi della rete che fanno sciogliere anche gli appassionati più esigenti (sanguinosa la volée a campo aperto sbagliata da Berrettini nel match tie-break, poi comunque rivelatasi ininfluente), ma che hanno tenuto gli spettatori sugli spalti e in TV incollati al match.

Berrettini ha portato a casa anche il secondo punto a disposizione per il Team Europa grazie alla sua grande capacità di tirare fuori il meglio dal suo tennis nei momenti importanti e quella di saper resistere rimanendo nella partita anche nei frangenti nei quali il suo avversario sembra avere il controllo del gioco. Matteo ha annullato 12 delle 13 palle break avute nel match, perdendo la battuta solamente nel primo set dopo un game di 18 punti nel quale Auger Aliassime aveva giocato maluccio alcuni punti importanti, sbagliando malamente almeno tre risposte sulla seconda di servizio. Berrettini era riuscito a recuperare il break di svantaggio nel primo set impattando sul 5-5, ma nel tie-break successivo Auger Aliassime è riuscito a contrastare efficacemente il servizio dell’italiano, allungando gli scambi e martellandolo sul rovescio fino all’errore.

Matteo Berrettini con Bjorn Borg - Laver Cup 2021 (foto Facebook Laver Cup)

Negli 80 minuti del primo set Berrettini è riuscito a mettere a segno solamente quattro aces, ed è rimasto sotto al 50% nella conversione sulla seconda di servizio. Per buona parte del secondo parziale Auger-Aliassime è sembrato essere in grado di iniziare gli scambi sulla battuta dell’avversario. Dopo aver mancato due chance per breakkare al terzo game, la partita è stata quasi dominata dal giocatore al servizio fino a che non si è arrivati in dirittura d’arrivo del parziale, quando Berrettini ha annullato le due palle break affrontate sul 5-5, mentre è riuscito a convertire l’unica occasione avuta sul 6-5 per mandare il match al super tie-break.

L’episodio forse più curioso, e potenzialmente rilevante, del tie-break decisivo è stato l’insolito stop richiesto da Auger-Aliassime sul 7-5 in suo favore, dopo che Berrettini aveva mancato una incredibile volée di rovescio a campo spalancato: a causa della rottura di una scarpa, il canadese si è cambiato solamente una calzatura, invece di sostituire il paio. Da quel momento Berrettini ha girato il match vincendo cinque punti su sei, chiudendo il match con uno straordinario passante di rovescio incrociato che ha provocato anche i complimenti di John McEnroe. “Non l’ho mai visto passare di rovescio come oggi”, ha detto ‘Mac’ dopo la partita, facendo i complimenti a tutti e due i giocatori per il livello di gioco espresso. Auger-Aliassime ha valutato la prestazione di Berrettini superiore a quelle prodotte contro di lui a Wimbledon e a Cincinnati, aggiungendo che probabilmente il servizio di Berrettini ha fatto la differenza nei momenti importanti.

Naturalmente molto soddisfatto Matteo Berrettini per la sudatissima vittoria: “Una battaglia durissima contro un grande amico. Splendida atmosfera, mi sono gustato ogni minuto là fuori, e questa è stata la maniera migliore per iniziare la competizione con Bjorn al mio fianco. Essere convocato in Laver Cup era uno dei miei obiettivi di quest’anno, sono felicissimo di essere qui, è molto bello poter giocare non solo per se stessi ma anche per la squadra”.

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ATP

ATP Metz: Murray gioca alla pari con Hurkacz, ma esce sconfitto in due set

Come a Cincinnati, il polacco rifila un 7-6 6-3 all’ex numero 1 mondiale. Quarta ‘semi’ del 2021 per lui. Sfiderà Gojowczyk

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Hubert Hurkacz - Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Hubert Hurkacz mantiene viva la speranza di qualificarsi alle Nitto ATP Finals di Torino. All’ATP 250 di Metz il campione del Masters 1000 di Miami ha raggiunto la semifinale, la quarta della sua stagione, consolidando la sua nona posizione nella classifica ‘Race’ (data per certa l’assenza di Nadal, al momento settimo, ‘Hubi’ sarebbe qualificato). Nei quarti affrontava Andy Murray, già affrontato e battuto nel secondo round di Cincinnati: il match si è concluso con lo stesso identico punteggio, 7-6(4) 6-3.

Lo scozzese ha più volte esternato il suo disappunto, soprattutto nel finale di match, ma ha dimostrato di saper tener testa a uno dei migliori giocatori del circuito al momento. Questo ovviamente non sarebbe sufficiente per un campione Slam ed ex numero 1 ATP; lo è però per l’Andy Murray del 2021, anche se non è bastata una prova discreta contro il numero 1 del tabellone Hurkacz.

L’incontro avrebbe preso una piega totalmente diversa se lo scozzese avesse portato a casa un primo set in cui ha raccolto ben più del suo avversario in risposta. Murray ha mancato tre palle break nell’ottavo game (in due occasioni il polacco ha servito la prima in campo) ed è arrivato a due punti dal 6-4 nel turno di risposta successivo. Il tie-break non è partito bene per Andy e un colpo di coda finale non è bastato a ricucire lo strappo di 5 punti.

 

Lo stesso si può dire del secondo parziale. Murray, molto costante al servizio nel primo parziale, è andato più in difficoltà alla battuta, al contrario di Hurkacz, che si è involato sul 4-1. Il pubblico non ha risparmiato applausi per il tentativo di Murray di stare attaccato al match, sia nel sesto game (quando ha evitato un secondo break) che sul 5-3 e servizio Hurkacz. Lo scozzese ha salvato due match point (uno con un rovescio vincente) e si è guadagnato una palla break. Il 13esimo ace di Hurkacz ha però spento la fiamma di Murray e il match si è concluso dopo 1 ora e 50.

Nonostante abbiano giocato tre set, Marcos Giron e Peter Gojowczyk hanno impiegato mezz’ora in meno a concludere il loro match. Il giocatore tedesco (in gioco dal torneo di qualificazione) ha vinto in rimonta 3-6 6-1 6-3 e contro Hurkacz giocherà la seconda semifinale dell’anno. L’altra l’ha raggiunta sempre in Francia, al ‘250’ di Montpellier. Uno dei due protagonisti della semifinale della parte bassa del tabellone sarà invece Gael Monfils, in ripresa nelle ultime uscite, che non ha mai realmente sofferto contro Basilashvili (sconfitto con un doppio 6-3). Il francese si giocherà un posto in finale con il vincente dell’ultima sfida di giornata, quella tra il danese Holger Rune e il secondo favorito Pablo Carreno Busta.

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Editoriali del Direttore

Chi vuole biglietti sicuri a Wimbledon si affretti, costano poco

Niente click-baiting, è solo una reazione istintiva all’annuncio dell’All England Club che offre 1250 biglietti del campo n.1 per i prossimi 5 anni a prezzi incredibili

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Lì per lì, leggendo che l’All England Club aveva messo in vendita 1.250 biglietti per il campo n.1 e per 5 anni mi sono subito detto (2022-2026): guardiamo con attenzione. Fosse la volta buona che, sacrificandosi un po’, si arriva a conquistarne uno? Un affare non sarà di certo, però diamogli un’occhiata. E sono andato a leggere curioso la mail che mi è stata spedita, quasi che l’incalzare degli anni non mi avesse un pochino ammaestrato. Macché. Addirittura ho pensato che un biglietto solo, se vuoi fare un vero piacere a qualcuno cui tieni, di solito non basta. Devi averne due. Tutti amano viaggiare e vedere tennis in compagnia di qualcuno.

Dopo 47 anni di “persecuzioni” subite incessantemente da carissimi amici che mi tirano per la giacchetta, “Ma non avresti per caso un biglietto per farmi venire a Wimbledon? È il mio sogno…” e che vorrei esaudire, eccomi lì a spiegare pazientemente ogni volta che no, i biglietti a Wimbledon si trovano soltanto iscrivendosi al ballot, al sorteggio. E anche che le richieste sono centinaia di migliaia da tutto il mondo. E il ballot resta per quasi tutti l’unica soluzione, salvo che per pochissimi privilegiati, dignitari di corte, membri anziani dell’All England Club (fra i quali i vincitori dei Championships… se non si sono comportati male), giocatori finché sono in gara e con pochissimi biglietti solo per i campi sui quali giocano, perché sul centre court ci stanno soltanto 14.979 posti, non uno di più, contando a parte il Royal Box e la tribuna stampa.

Così mi sono documentato, speranzoso. I 1250 posti “Debenture Holders” – che sarebbero gli obbligazionisti che hanno “prestato” i loro soldi a Wimbledon a rate in cambio di biglietti dei Championships – sono per 11 giorni soltanto e per il campo n.1. Il Court 1 se non altro ha il tetto dal 2019 (lo hanno ultimato 10 anni dopo il centre court). Hai quindi la certezza di assistere ai match in programma anche se piove, ma tenendo presente che semifinali e finali femminili e maschili – dal giovedì in poi – di regola si giocano soltanto sul centre court.

 

Vero che dal 2022, ora che è stato abolito il tradizionale “Middle Sunday”, la domenica di mezzo che era destinata al riposo, c’è un giorno in più di gare, ma i britannici mettendo in vendita 11 giorni coprono per l’acquirente anche la possibilità che per motivi climatici o qualsiasi altra evenienza, si possano giocare match importanti sul n.1 anche nella giornata di giovedì della seconda settimana dei Championships.

Ma veniamo al dunque. Sapete quanto chiede l’All England Club agli “obbligazionisti” per 55 biglietti, cioè un biglietto al giorno per 11 giorni dei prossimi 5 anni? 46.000 sterline! VAT (la nostra IVA) inclusa… salvo che l’incidenza della VAT cambi nei prossimi 5 anni (sempre meglio cautelarsi). Dividendo 46.000 sterline per 55 significa semplicemente che per garantirsi un biglietto sicuro al giorno bisogna farsi carico della modica cifra di 836,36 sterline a biglietto, ovviamente anticipandola sin d’ora. Al cambio odierno 974 euro. E non sei sul Centre Court, non sai quel che ti può capitare.

Però l’All England Club si affretta a ricordare al colto e all’inclita che il Court One è stato il palcoscenico di alcune delle star più eccitanti del tennis… e che, udite udite, quest’anno ha ospitato addirittura Emma Raducanu nella sua ascesa verso gli ottavi di finale. Ma non si ferma lì: si premura di ricordarci anche che su quel campo nel 2019 avvenne la strepitosa performance di Coco Gauff contro Venus Williams, sempre nel suo percorso verso gli ottavi di finale. Insomma, amici, potrebbe capitarvi anche un ottavo di finale davvero epico (beh io ci ho visto Berrettini-Aliassime… e a suo tempo il trionfo di Quinzi). 

Chi volesse… “investire” 1.948 euro al giorno per assicurarsi una coppia di biglietti e fare le p.r. di maggior appeal, ora sa tutto. Occorre farsi avanti entro il 29 ottobre. Si riceverà risposta positiva o negativa entro il 12 novembre. Si pagherà la prima rata entro il 19 novembre. Si riceverà il certificato obbligazionario il 6 dicembre. Si pagherà la seconda rata il 30 marzo 2022. Il valore nominale del prestito obbligazionario verrà restituito il 3 agosto 2026.

Tutto chiaro? State correndo a mandare i soldi? Eppure sono certo che qualche banca, qualche grande azienda che ha necessità di fare p.r. con i suoi clienti, presenti o futuri, quei soldi li troverà. Bravi gli organizzatori a gestire i loro introiti così. Spero che non legga questo articolo Angelo Binaghi. Ora che Roma sembra destinata a poter disporre finalmente degli agognati 10 giorni di gare, gli occhi al presidente brillavano come quelli di Paperon de’ Paperoni alla vista della sua piscina piena di dollari.

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