Ticking clock parte due: da Andreescu a Swiatek, chi difende più punti in un solo torneo

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Ticking clock parte due: da Andreescu a Swiatek, chi difende più punti in un solo torneo

Nel circuito WTA, i punti andranno difesi al 100 percento – ci saranno più scossoni di classifica? Il curioso caso di Muguruza

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Bianca Andreescu - Pechino 2019 (foto via Twitter, @WTA)

Qualche settimana fa ci siamo occupati dei giocatori che devono almeno il 30 percento della propria classifica ATP ad un solo risultato, ed era naturale che un pezzo equivalente sulla WTA facesse seguito. 

Il tour femminile ha deciso di scalare completamente i punti ottenuti in tornei giocati nel 2019 che non si sono svolti nel 2020 ma si giocheranno nel 2021 (Indian Wells rimarrà escluso da questa sistematizzazione, e lo stesso vale per quegli eventi che non si disputeranno nemmeno in questa stagione), e questo significa che dal 5 di aprile la difesa dei punti non sarà eufemistica: le atlete dovranno lottare per salvaguardare la totalità dei propri score, anche se per tornei che nel 2020 si sono svolti a mesi di distanza dalla loro normale collocazione (come Parigi e Roma) una mancata conferma avrà comunque uno scoppio ritardato, visto che i punti ottenuti a ottobre 2020 dureranno comunque 52 settimane.  

IL QUADRO GENERALE

L’elenco delle giocatrici che segue ci dà un’idea del grande equilibrio del circuito WTA: se nel maschile i giocatori a rischio sono tutti fuori dalla Top 10, perché i migliori essenzialmente monopolizzano i piazzamenti di rilievo, nel femminile tante top player sono attaccate a un solo risultato, per vari motivi che includono per esempio un numero inferiore di tornei in calendario, soprattutto negli ultimi mesi, e anche il tipo di momento storico in cui si trovano i due tour. Questo significa che alcune giocatrici devono addirittura più della metà del proprio punteggio a un solo risultato, e che ora lo dovranno difendere in toto.

 

Rispetto al maschile, però, sono molti meno i casi di veterane che godono ancora di una buona classifica grazie a risultati del 2019 (essenzialmente solo Kuznetsova, che comunque è ancora competitiva, e Strycova). Tante giocatrici hanno realizzato la rispettiva pièce de résistance in tempi recenti, e tutto fa pensare che la loro statura nel circuito non potrà che crescere.

PARIGI VAL BENE UNA CLASSIFICA ALTA

Come si potrà notare, le ultime due edizioni del Roland Garros sembrano aver prodotto diverse grandi performance che sono rimaste isolate (per esempio quelle di Podoroska e Trevisan), in particolare quella del 2020 – il fenomeno può probabilmente essere attribuito alle condizioni uniche in cui il torneo si è svolto dal punto di vista climatico, e anche al fatto che da allora non si sia poi giocato molto, né a fine 2020 (c’è quindi stata poca possibilità di guadagnare sull’inerzia di un grande exploit) né in generale sulla terra battuta (per il rosso bisognerà aspettare la fine di Miami con il mini-swing americano e poi la stagione europea).

Infine, la situazione Ashleigh Barty è comparabile a quella di Roger Federer che si era citata nell’articolo precedente: è vero, è stata ferma un anno, ma ha tanti punteggi grossi a cui rimanere attaccata, dalle vittorie al Roland Garros, alle WTA Finals e a Miami nel 2019, fino alla semifinale dell’Australian Open del 2020; è quindi presumibile che nei prossimi mesi riuscirà quantomeno a rintuzzare un calo che al momento parrebbe inevitabile vista la lunga assenza dai campi, e se anche non dovesse aiutarla ad evitare il sorpasso da parte di Osaka, almeno potrebbe consentirle di rimanere nell’acme del gioco.

IGA, BIANCA E LE ALTRE

Di seguito l’elenco delle 18 giocatrici con classifica e punteggio attuali, nonché la data della scadenza delle loro cambiali più ingenti (“perdita massima” significa quante posizioni verrebbero persi se la giocatrice non riuscisse a difendere nessuno dei punti fatti nel proprio miglior torneo):

1. Iga Swiatek, N.16, 3570 punti

  1. Torneo: Roland Garros 2020 (2000 punti), scadenza ad ottobre
  2. Incidenza sul suo punteggio WTA: 56%
  3. Perdita massima: circa 35 posizioni

Si inizia proprio con la vincitrice del Roland Garros 2020, e che vincitrice: nessun set e solo 28 giochi persi – non male per una che non era troppo sicura di avere un futuro nel tennis. Grazie alla riforma del ranking, la polacca è sicura di tenere i suoi 2000 punti fino ad ottobre nonostante il Roland Garros si giochi fra maggio e giugno, ma in ogni caso ha già vinto un WTA 500 ad Adelaide nel 2021 e non sembra intenzionata a rimanere una Totò Schillaci della racchetta, anche perché dotata di un tennis che potenzialmente non ha limiti di superficie o palcoscenico.

Iga Swiatek – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

2. Martina Trevisan, N.92, 890 punti (Roland Garros 2020)

  • Torneo: Roland Garros 2020 (470 punti), scadenza ad ottobre
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 52,8%
  • Perdita massima: circa 85 posizioni

La corsa dell’azzurra fino ai quarti di Bois de Boulogne è stata una delle più grandi sorprese degli ultimi anni, arrendendosi solo contro la sopracitata Swiatek. In questo inizio di 2021, Trevisan non è per ora riuscita a confermarsi, ma come detto non ha ancora avuto modo di giocare sulla sua superficie preferita e soprattutto si è dovuta adattare ad un livello a cui non era usa fino a pochi mesi fa.

3. Nadia Podoroska, N.48, 1577 punti

  • Torneo: Roland Garros 2020 (820 punti), scadenza ad ottobre
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 52%
  • Perdita massima: circa 62 posizioni

Tutto quello che si è detto di Trevisan può essere ripetuto quando si parla dell’argentina, la cui esistenza è cambiata radicalmente nel giro di tre settimane, visto che da qualificata a Parigi si è guadagnata l’accesso in Top 50.

4. Barbora Strycova, N.45, 1630 punti

  • Torneo: Wimbledon 2019 (780 punti), scadenza a luglio
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 47,9%
  • Perdita massima: circa 65 posizioni

Appena compiuti 35 anni (lo scorso 28 marzo), la ceca ha appena annunciato di essere in dolce attesa:

Al momento è ancora N.4 al mondo di doppio, ma è lecito chiedersi se la rivedremo di nuovo in campo – la sua compagna di squadra, Hsieh, le ha comunque dato la staffetta raggiungendo le migliori otto a Melbourne.   

5. Marketa Vondrousova, N.20, 2957 punti

  • Torneo: Roland Garros 2019 (1300 punti), scadenza a giugno
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 44%
  • Perdita massima: circa 24 posizioni

Altra ceca, l’artista della smorzata aveva incantato durante la piovosa edizione dell’Open di Francia di ormai quasi due anni fa. Lo scorso settembre ha raggiunto le semifinali a Roma, e può quindi godere di un discreto cuscinetto a prescindere da quello che farà a Parigi.

6. Bianca Andreescu, N.9, 4735 punti

  • Torneo: US Open 2019 (2000 punti), scadenza a settembre
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 42,2%
  • Perdita massima: circa 14 posizioni

Sembrano passati un paio di eoni, ma solo 18 mesi fa la canadese era considerata il futuro del tennis WTA assieme a Osaka dopo aver vinto lo US Open e un paio di Premier Mandatory/Premier 5. Con un palmarès di questo tipo per una ragazza di neanche 21 anni, sembra strano che possa essere inclusa in una lista di questo tipo: il fatto è che Bianca paga gli infortuni che l’hanno fermata non solo per tutto il 2020 ma anche quando era al suo meglio nel 2019, visto che quell’anno ha sostanzialmente o vinto tornei o rinunciato per problemi fisici. Mentre i 900 punti della Rogers Cup 2019 scadranno ad agosto, subito prima di Flushing Meadows, è comunque sicura di mantenere i 1000 punti di Indian Wells probabilmente fino al 2022, e ha quindi il tempo di cercare la condizione migliore.

7. Amanda Anisimova, N.32, 1905 punti

  • Torneo: Roland Garros 2019 (780 punti), scadenza a giugno
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 40,9%
  • Perdita massima: circa 39 posizioni

Altro grande talento fermato dalla sfortuna, e nel suo caso il cliché esonda facilmente nell’eufemismo: nell’agosto del 2019 ha perso il padre, cosa che ha giustamente fatto passare il tennis in secondo piano, e dopo aver provato a riprendere un buon ritmo alla fine dell’anno scorso è stata fermata prima della trasferta australiana dalla positività al Covid. Ci si può solo augurare che la sua esplosione definitiva sia solo stata temporaneamente rimandata. 

8. Victoria Azarenka, N.15, 3665 punti

  • Torneo: US Open 2020 (1300 punti), scadenza a settembre
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 35,5%
  • Perdita massima: circa 12 posizioni

Come molti ricorderanno, Vika è stata protagonista di una clamorosa rinascita alla ripresa della scorsa estate: allargando un attimo il focus, ben 2550 dei suoi punti (il 69,6 percento) sono stati ottenuti nel giro di quattro settimane fra agosto e settembre, includendo la vittoria nell’allora Premier 5 e la semifinale di Roma. L’inizio di stagione è stato segnato dalla quarantena dura australiana e dai problemi respiratori accusati in campo a Melbourne (oltreché da un infortunio patito a Doha), ma dopo tutto quello che ha passato sarebbe una sorpresa se la cosa la limitasse sine die.

9. Sofia Kenin, N.4, 5760 punti

  • Torneo: Australian Open 2020 (2000 punti), scadenza a gennaio 2022
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 34,7%
  • Perdita massima: circa 11 posizioni

Altro caso particolare, visto che circa il 60 percento dei suoi punti deriva da due finali Slam, una delle quali, ormai lo sapete, le resterà fino a ottobre. L’inizio di stagione è stato complicato per Sonya, fra l’ammessa incapacità di gestire la pressione a Melbourne e soprattutto l’appendicite che l’ha colpita nelle settimane successive – forse la stretta allo stomaco non era solo psicologica! Comunque il tempo è dalla sua, e un gioco di quella solidità difficilmente non le permetterà di rimanere al vertici per anni.

10. Jennifer Brady, N.14, 3765 punti

  • Torneo: Australian Open 2021 (1300 punti), scadenza a gennaio 2022
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 34,5%
  • Perdita massima: circa 12 posizioni

Un po’ come Kenin, Brady ha capitalizzato due momenti di forma in due grandi eventi (ha anche i 780 punti della semi di Flushing Meadows 2020), ed è anzi probabile che il suo ranking salirà nei prossimi mesi, visto che circa il 55 percento dei suoi punti sono cristallizzati almeno fino a settembre, anche se i suoi punti di Melbourne dureranno circa tre settimane in meno del previsto per via della disputa posticipata di quest’anno.

11. Clara Tauson, N.96, 868 punti

  • Torneo: Lione 2021 (298 punti), scadenza a febbraio 2022
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 34,3%
  • Perdita massima: circa 49 posizioni

Classe 2002, la danese aveva già sorpreso a Parigi e ha appena vinto il suo primo titolo in carriera, da qualificata e senza perdere set. Giocatrice molto attesa e super-colpitrice, è presumibile che i punti di Lione che le sono valsi l’ingresso in Top 100 non saranno la sua preda più prestigiosa ancora a lungo.

12. Taylor Townsend, N.100, 836 punti

  • Torneo: US Open 2019 (280 punti), scadenza a settembre
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 33,5%
  • Perdita massima: circa 46 posizioni

Townsend è un caso a parte, visto che ha appena partorito e quindi al momento il tennis non sarà fra le sue priorità. Una delle ultime serve-and-volleyer, la mancina statunitense è una delle giocatrici più varie del circuito, e sta per compiere 25 anni, quindi avrebbe sicuramente una chance di ritagliarsi una buona posizione di classifica al suo ritorno.  

13. Barbora Krejcikova, N.39, 1756 punti, risultato veramente recente

  • Torneo: Dubai 2021 (585 punti), scadenza a febbraio 2022
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 33,3%
  • Perdita massima: circa 29 posizioni

Altro risultato estremamente recente, Krejcikova sta vincendo un buon numero di match, e quindi è lecito aspettarsi che consolidi il suo ranking nelle prossime settimane, magari raggiungendo un seed in vista di Parigi.

14. Margarita Gasparyan, N.88, 948 punti

  • Torneo: San Pietroburgo 2021 (305 punti), scadenza a febbraio 2022
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 32,2%
  • Perdita massima: circa 45 posizioni

Una delle sole tre monomani della Top 100 (con Golubic e Suarez Navarro), Gasparyan si è appena rilanciata dopo parecchi problemi fisici, e vedendola giocare non sembra plausibile che rimanga così bassa ancora a lungo.

15. Laura Siegemund, N.59, 1356 punti

  • Torneo: Roland Garros 2020 (430 punti), scadenza ad ottobre
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 31,7%
  • Perdita massima: circa 31 posizioni

Siegemund è l’ultima beneficiaria dello scorso Open di Francia, e forse più di tutte, visto che ha vinto un match con Mladenovic anche grazie ad una surreale svista del giudice di sedia. Si è appena ritirata dal torneo di Miami, quindi le sue condizioni in vista della terra battuta andranno verificate.

16. Svetlana Kuznetsova, N.35, 1865 punti

  • Torneo: Cincinnati 2019 (585 punti), scadenza ad agosto
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 31,4%
  • Perdita massima: circa 28 posizioni

La due volte campionessa Slam sembrava una ex-giocatrice un paio d’anni fa, quando un disguido burocratico le ha impedito di difendere il suo titolo a Washington nel 2019 spingendola quasi fuori dalla Top 200. Game over? No, perché due settimane dopo era in finale a Cincinnati, tornando prepotentemente ad alti livelli – addirittura, durante il recente torneo di San Pietroburgo è quasi riuscita a tornare N.1 di Russia. Nonostante non sia più quella di una volta, a quasi 36 anni è ancora vicina ad un seed negli Slam, il che è tutto dire.

17. Garbine Muguruza, N.13, 4235 punti

Garbine Muguruza – WTA Doha 2021 (via Twitter, @QatarTennis)
  • Torneo: Australian Open 2020 (1300 punti), scadenza a gennaio 2022
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 30,7%
  • Perdita massima: circa 8 posizioni

Curioso paradosso: Muguruza è stata probabilmente la seconda miglior giocatrice di inizio 2021, ma in condizioni normali avrebbe perso classifica in virtù della sconfitta contro Osaka a Melbourne (con tanto di doppio match point sprecato), e invece è stata bravissima a capitalizzare sull’immobilismo del ranking per raggiungere la finale a Doha e vincere a Dubai, dove ha messo in cantiere 900 punti. La situazione si è quindi ribaltata, visto che pur vincendo tanto ora non sta guadagnando molte posizioni, e le due cose in qualche modo si controbilanciano, ma è comunque notevole come l’iberica stia arrivando in fondo ai tornei che gioca pur affrontando grandi avversarie fin dai primi turni.

18. Saisai Zheng, N.53, 1540 punti,

  • Torneo: San José 2019 (470 punti), scadenza ad agosto
  • Incidenza sul suo punteggio WTA: 30,5%
  • Perdita massima: circa 21 posizioni

Zheng ha avuto un inizio negativo di 2021, e paga, come altre giocatrici cinesi, la decisione di stare ferma alla ripresa delle operazioni. Bisognerà vedere se saprà rimettersi in corsa o se l’anno di stop le precluderà altri progressi di classifica.  

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ATP Atlanta, Sinner vince il suo primo torneo di doppio in coppia con Opelka

Battuti Johnson e Thompson al super tie-break: una bella iniezione di fiducia per l’azzurro

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Jannik Sinner e Reilly Opelka ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis/Alex Smith on Twitter)

Se Brandon Nakashima non è riuscito a vincere il suo primo titolo in singolare ad Atlanta, la città della Coca Cola ha però portato bene a Jannik Sinner e Reilly Opelka, che hanno conquistato il primo alloro di doppio nelle rispettive carriere (per Sinner era anche la prima finale, mentre Opelka ne aveva già giocate tre, l’ultima a giugno al Queen’s Club) battendo Steve Johnson e Jordan Thompson per 6-4 6-7(6) 10-3.

I vincitori non sono riusciti a mantenere un iniziale vantaggio di 3-1 nel primo set, ma sul 4-4 hanno piazzato l’allungo decisivo. Nel secondo hanno invece recuperato un passivo di 1-4, trascinando la contesa al tie-break dove hanno salvato un primo set point sul 5-6 per poi cedere ad oltranza – si è peraltro trattato del primo set perso dai due nel corso del torneo.

Nonostante la delusione per essersi trovati così vicini alla vittoria, Sinner e Opelka hanno dominato il super tie-break vincendo cinque punti di fila dal 4-2 in loro favore e chiudendo al secondo championship point. Un successo che potrebbe rappresentare un momento di svolta per il numero due italiano, reduce da quattro sconfitte consecutive in singolare (Nadal al Roland Garros, Draper al Queen’s, Fucsovics a Wimbledon e O’Connell qui ad Atlanta).

 

Ora Sinner si sposterà a nord per il 500 di Washington DC, dove al secondo turno attende il vincente di Gunneswaran-Ruusuvuori. Anche gli altri tre finalisti saranno presenti, e come lui saranno nella parte bassa: Opelka incrocerà il vincente di Paul-Galan Riveros, mentre Thompson e Johnson sfideranno dei qualificati al primo turno, rispettivamente Elias Ymer e Ramanathan.

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Isner è ancora il re di Atlanta: nona finale e sesto titolo, battuto Nakashima

Fra i giocatori in attività solo Federer, Nadal e Djokovic hanno vinto lo stesso torneo così tante volte. Grazie alla vittoria su Nakashima Long John tornerà fra i primi trenta al mondo

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John Isner ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Nel suo discorso post-partita, John Isner ha detto: “Questo torneo ha significato tutto per la mia carriera“. Ne ha ben donde, perché la sua vittoria per 7-6(8) 7-5 sul connazionale Brandon Nakashima (16 anni più giovane di lui) si è tradotta nel suo sesto titolo in Georgia (su 16 vinti, il 37,5%) alla nona finale (su 29, il 31%); in sostanza, un terzo circa degli allori del numero uno americano dell’ultimo decennio sono arrivati al Truist Atlanta Open. Questa vittoria comporta il ritorno alla trentesima posizione ATP per lui, un bel piazzamento in ottica Flushing Meadows.

Niente da fare per Nakashima, che settimana scorsa aveva battuto proprio Isner per raggiungere la sua prima finale di sempre a Los Cabos ma che ha finito per perdere ad un passo dal trofeo per la seconda volta di fila, sprecando due set point nel primo e due opportunità per andare a servire per il set nel secondo. Il Next Gen festeggia comunque l’ingresso in Top 100 con un balzo di 26 posizioni fino al N.89; è il secondo 2001 a riuscirci dopo Sinner e il più giovane fra chi accede direttamente agli Slam dopo Jannik, Alcaraz e Musetti.

IL MATCH – Il precedente della scorsa settimana era stato dominato dal servizio (7-5 6-4 Nakashima con due soli break in tutto il match), e la finale di ieri sera non ha deviato da questo leit motif, tutt’altro: il break è stato uno solo, ed entrambi hanno vinto l’81% dei punti con la prima andando in doppia cifra con gli ace (21 Isner, 12 Nakashima). Nel primo set i due sono andati via rapidi nei rispettivi turni di servizio: Nakashima non ha un servizio potentissimo ma estremamente versatile e complicato da leggere, senza mai consentire all’avversario di vincere più di due punti in risposta nello stesso game, e lo stesso vale per Isner, che ha messo il 74% di prime in campo perdendo appena cinque punti.

 

Nakashima ama impostare un tennis di pressione stando vicino al campo, un tipo di gioco che può mettere in difficoltà Isner; il problema è riuscire a creare le condizioni per farlo in risposta, cosa che non è mai riuscito a fare almeno fino al 6-5 in suo favore: a quel punto Nakashima è riuscito a trovare una risposta vincente di rovescio in allungo per il 15-30, salendo a set point con una bella combinazione di passanti chiusa con il rovescio in diagonale, Isner ha però trovato servizio e dritto, portando il parziale al tie-break. Dopo uno scambio di mini-break iniziale, Nakashima sembrava aver trovato l’allungo decisivo salendo 4-3 e servizio con uno splendido vincente di rovescio, ma Isner è riuscito a trovare una profonda risposta di rovescio inducendolo all’errore per il 4-4.

Da lì il game lungo ha seguito l’ordine dei servizi, alternando i set point: Brandon ne ha salvato uno sul 5-6 prendendo la via della rete, mentre Isner ne ha cancellata una sul 6-7 allo stesso modo. Nakashima si è portato 8-8 con uno slice lungolinea su cui Isner ha provato a cercare il vincente di dritto sbagliando di poco, ma al momento decisivo è stato tradito dal rovescio in salto, concedendo il terzo set point stavolta al servizio – Isner non aspettava altro, e ha chiuso con una seconda vincente al corpo.

Anche il secondo set è stato avaro di chance, almeno fino al 5-4 Isner, quando sono saltati gli schemi per entrambi: Nakashima ha perso la prima, commettendo due errori con il dritto, e un vincente bimane di Long John l’ha visto sprofondare a 0-40, tre championship point. Brandon li ha salvati tutti e tre, smistando benissimo con il dritto e prendendo la via della rete il prima possibile per chiudere con pregevoli soluzioni, e si è poi visto costretto a salvarne un quarto quando ha sbagliato uno slice. Anche quest’ultimo è stato salvato a rete, e il peso dell’occasione sprecata si è fatto sentire per Isner, che sul 5-5 ha concesso due palle break con un brutto errore di rovescio. Pur sfiorando un doppio fallo, il cinque volte campione si è salvato con il fido servizio, e tornato a rispondere sul 6-5 ha allungato il game, guadagnandosi la quinta palla del titolo con una risposta in allungo di dritto che è rimasta corta e bassa, forzando un errore con il rovescio tagliato dell’avversario. Quella è stata la volta buona, perché la seconda di Nakashima è stata deviata fuori dal nastro, dandogli la prima vittoria nella prima finale da Newport 2019.

I NUMERI – Seconda sconfitta su due finali ATP per Nakashima, che sale al cinquantottesimo posto della Race to Turin e al sesto della Race to Milan superando Brooksby. Come detto, Isner ha vinto 16 titoli su 29 finali; Isner è trentesimo nel ranking e trentacinquesimo nella Race.

Il sesto titolo vinto ad Atlanta gli garantisce infine il passe-partout per un club esclusivo. Solo i Big Three hanno infatti esercitato cotanto dominio su dei singoli tornei fra i giocatori in attività: Federer a Wimbledon, Halle, Basilea, Melbourne, Cincinnati, ATP Finals e Dubai, Nadal al Roland Garros, a Roma, Montecarlo e Barcellona, Djokovic a Melbourne, Wimbledon, Miami e Pechino.

Qui il tabellone di Atlanta e degli altri tornei della scorsa settimana

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Challenger

Challenger: la bella favola di Jason Kubler che torna al successo a Lexington

Terzo titolo per Zapata Miralles e Benjamin Bonzi, mentre il 19enne Lehecka sfiora il bis

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Jason Kubler (via Twitter, @ATPChallenger)

Al Challenger 80 di Lexington la finale vede di fronte il mancino cileno Alejandro Tabilo (n.174 ATP) e l’australiano Jason Kubler (n.272 ATP) che riesce a spuntarla alla fine di un match drammatico (7-5 6-7 7-5) durato quasi tre ore. Fondamentalmente Kubler ha quasi sempre avuto il controllo, a parte il tie-break del secondo set (perso nettamente 7-2) e un passaggio a vuoto nel decimo game del parziale decisivo quando subisce il contro-break che potrebbe riaprire la partita. Cosa che, fortunatamente per lui, non succede. Infatti si riprende immediatamente il maltolto e conduce in porto l’incontro, non senza qualche ulteriore patema quando, servendo per l’incontro, spreca tre match point consecutivi.

Ricordiamo che l’australiano nel 2010 fu n.1 del mondo a livello junior, salvo scoprire che le sue ginocchia di cristallo (cinque operazioni al sinistro e una al destro) gli avrebbero reso la vita molto complicata. Adesso, a 28 anni compiuti, sembra finalmente ristabilito e addirittura capace di tornare competitivo anche sul cemento, dopo che per anni le sue poche partite erano sempre state sulla terra battuta, superficie, in teoria, più gentile con le sue malconce articolazioni. Per lui è la sesta vittoria a livello Challenger e soprattutto la chance di riproporsi ai livelli che più gli competono (ricordiamo che nel 2018 arrivò alla posizione n.91). 

Al Challenger 90 di Segovia (cemento) il francese Benjamin Bonzi (n.111 ATP e seconda testa di serie) ha la meglio (7-6 3-6 6-4) sull’olandese Tim Van Rijthoven (n.290 ATP) al termine di una partita combattutissima, nella quale il primo set è stato probabilmente decisivo. Nel tie-break infatti il 24enne olandese si è ritrovato avanti 6-1 e si è rilassato: un paio di risposte sparacchiate e un doppio fallo e si è fatto raggiungere sul 6-6. Due ulteriori set point non avrebbero cambiato la situazione, ormai era scritto che il parziale se lo aggiudicasse il francese (12-10). Van Rijthoven è comunque bravo a rimanere in partita e a strappare il servizio all’avversario nel quarto game, portando l’incontro al set decisivo. In cui i servizi dettano legge (molto buone le percentuali per entrambi) fino al decimo gioco quando l’olandese perde il servizio, infilato sul primo match point da un bel passante di Bonzi che può alzare le braccia al cielo.

 

Per il 25enne francese è la terza vittoria Challenger in carriera, tutte ottenute quest’anno (PotchOpen in febbraio e Ostrava in maggio), che gli regala anche il nuovo best ranking e l’ingresso in top 100 (n.95 ATP). Qualche buon motivo di soddisfazione anche per l’olandese che, pur dovendo rimandare l’appuntamento con la sua prima vittoria Challenger, ottiene il nuovo best ranking al n. 260. 

Al Challenger 90 di Poznan (terra) finale a senso unico tra lo spagnolo Bernabé Zapata Miralles (n.121 ATP) e Jiri Lehecka (n.213 ATP), fresco vincitore a Tampere e finalista a Salisburgo. Il 19enne ceco sta attraversando un momento di forma incredibile, ma Zapata Miralles si è dimostrato semplicemente più esperto, superando senza apparente difficoltà, i pochi momenti difficili. Il punteggio finale 6-3 6-2 definisce bene i termini della questione, consegnando allo spagnolo la terza vittoria Challenger (Cordenons 2020 e Heilbronn 2021), nonché il nuovo best ranking (n.110 ATP). Buon progresso in classifica anche per Lehecka che al n. 188 migliora ulteriormente il proprio record, e siamo convinti che questo sia solo l’inizio di una bella storia.

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