Evoluzione delle calzature da tennis

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Evoluzione delle calzature da tennis

Come scegliere la scarpa più adatta al proprio fisico? Si può giocare a tennis a piedi nudi? Oggi rispondiamo a questa e altre domande, con un occhio al futuro: è possibile creare scarpe biodegradabili?

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Le nuove scarpe di Roger Federer (On)
 
 

Abbiamo visto come gli infortuni agli arti inferiori siano i più comuni tra i tennisti. Tra questi, le lesioni ai piedi tendono a manifestarsi con maggior frequenza solo dopo gli infortuni a caviglie e alle ginocchia. Quindi solo questo punto sposta la questione su quali criteri un tennista debba adottare per scegliere la scarpa da tennis corretta, essendo gli appoggi alla superficie estremamente importanti.

Le variabili che dovrebbero presiedere la corretta scelta di una calzatura da tennis, al di là della marca e del prezzo, dovrebbero essere le seguenti:

  • Il peso di un tennista, poiché un individuo che pesa 85-90kg eserciterà una forza con gli arti inferiori tale da richiedere una suola di uno spessore più adeguato rispetto a un tennista peso piuma. Va considerato che il peso complessivo delle calzature è un fattore chiave che agevola la corsa e riduce la fatica, come chiaramente dimostrato in laboratorio. Negli ultimi anni, sono stati pertanto compiuti passi significativi nella riduzione del peso delle calzature sportive, specialmente nel tennis professionistico, sacrificando la stabilità a favore di velocità e flessibilità.
  • La postura dei piedi, analizzabile mediante l’impronta dei piedi. Non tutti lasciamo la stessa orma, tendendo a spingere più o meno su certi punti. Esistono pertanto tre categorie che sono quella neutra, che non prevede nessun accento di rotazione del piede, quella del pronatore, che porta ad una rotazione interna del piede, e quella del supinatore, che, al contrario, porta il piede a ruotare verso l’esterno. Tutto ciò, nel caso di una scarpa non adatta alla propria tipologia di appoggio, porta non solo a dolori ma anche alla repentina usura della calzatura, con prestazioni non adeguate.
Tipologie di impronte dei piedi. Fonte: Tennistaste.com
  • Il terzo aspetto è correlato alla vestibilità della scarpa, intesa come comodità nel fare alloggiare i propri piedi all’interno della tomaia e facilità nell’allacciare la calzatura. Pur senza entrare in ambito specialistico, si può dire che una buona scarpa da tennis dovrebbe assicurarsi che il tallone sia saldamente tenuto nella parte posteriore, supportare ma non limitare gli angoli estremi della caviglia, fissare l’avampiede tenendolo saldamente intorno all’articolazione del piede e garantire uno spazio adeguato alle dita del piede.
  • Il quarto aspetto è legato alla aderenza della suola della scarpa sulla superficie di gioco: terra battuta, cemento (“All Court”) o più raramente erba. Normalmente l’impostazione delle scarpe “All Court” le rende più sensibili nella zona anteriore e in quella più bassa, mentre le versioni per terra battuta tendono ad essere più “sedute” sul tallone, con la conseguenza che le scarpe da gioco per terreni duri tendono a essere generalmente più reattive.

È auspicabile una scarpa che contribuisca alla “propriocezione” del giocatore (consapevolezza della posizione e del movimento di parti del corpo, inclusi piede e caviglia) e alla miglior sensazione individuale possibile della superficie del campo. I giocatori devono essere in grado di sentire quanto possono spingere sé stessi senza il rischio di lesioni – Novak Djokovic ha una sensazione così buona per una superficie di campo che può forzare una scivolata, anche su una superficie di cemento.

 

È POSSIBILE GIOCARE A TENNIS SCALZI?

Se già esiste una comunità di “runners” scalzisti, perché non dovrebbe essere possibile praticare tennis scalzi? Foot Doctor Zach, un podologo che ha un canale YouTube dedicato alla prova di scarpe da tennis e all’esplorazione degli effetti podologici di queste ultime, ha analizzato la questione in profondità. Nel suo blog viene osservato che la pelle sottostante la pianta del piede è il tessuto più spesso del nostro corpo e al microscopio si presenta formata da squame che hanno la funzione di proteggere il piede. Tuttavia, a coefficienti di frizione maggiori esercitati sui propri piedi corrisponde una maggior pressione esercitata sulle “squame” che compongono la pelle dei piedi – tale pressione si traduce in vesciche e lacerazioni. Per questa ragione i corridori a piedi nudi si appoggiano sulle punte dei piedi e non calcano mai la superficie con l’intera pianta, dando il tempo alle cellule della pianta dei piedi di rigenerarsi.

L’esperimento condotto da Zach mostra che dopo circa 15 minuti il nostro podologo ha accusato stanchezza ai piedi, con i colpi che sono risultati via via meno efficaci. Tuttavia, la conclusione da lui raggiunta è che i muscoli dei piedi, pur essendo deboli, danno delle eccellenti sensazioni tattili, dato che la connessione con la superficie di gioco è molto forte, generando un notevole feelingdi controllo dei movimenti. Per cui in ultima analisi il nostro podologo pone sotto accusa le scarpe da tennis moderne, ree di mettere troppa gomma piuma nella suola, in modo tale da ostacolare le sensazioni tattili di connessione alla superficie che si provano a livelli massimi quando si gioca a piedi nudi. Pertanto il suo consiglio è di giocare scalzi per 10-15 minuti per essere coscienti delle sensazioni positive di come si muove la muscolatura dei piedi, e poi tornare a indossare le scarpe da tennis. Novak Djokovic sembra avere parzialmente ascoltato Foot Doctor Zach, dato che sovente svolge sessioni defaticanti a piedi nudi sull’erba o sulla terra.

TIPI DI SUOLA

Ad oggi esistono diversi tipi di battistrada commercializzati per le diverse superfici: suole lisce per giocare su moquette indoor, battistrada puntinato per campi in erba e erba artificiale, e battistrada intricati poco profondi per campi in cemento e in terra battuta. Il modello classico è il motivo a zig-zag o spina di pesce poco profondo, ma vengono utilizzati anche molti altri disegni. Le suole possono anche incorporare piccole isole di design circolare nel battistrada per creare punti di articolazione in cui l’attrito torsionale o rotazionale è ridotto per facilitare la torsione, riducendo così le sollecitazioni torsionali sulla parte inferiore della gamba.

La maggior parte delle scarpe da tennis per campi in cemento ha un motivo a spina di pesce modificato che garantisce l’aderenza di cui si ha bisogno su superfici dure. Inoltre, queste scarpe di solito hanno una buona ammortizzazione, un’intersuola con cui ottenere un’impronta più energica, e materiali che assorbono l’impatto. La parte superiore della scarpa è solitamente più dura al fine di garantire maggiore supporto e durata, mentre la parte anteriore verso la punta è generalmente rinforzata, poiché la superficie dura può danneggiare notevolmente la scarpa.

Le scarpe da tennis per campi in terra battuta hanno un motivo a spina di pesce (zig-zag) su tutta la suola, che assicura l’aderenza su superfici scivolose. Questo tipo di disegno non consente allo sporco di penetrare nella suola e offre una migliore trazione quando si inizia a muoversi, fermarsi o cambiare direzione. Se capita che la terra penetri nelle scanalature della suola, basta dare un leggero tocco con la racchetta ai lati della scarpa per espellerla, un gesto comunemente eseguito da tennisti e tenniste del circuito professionistico.

Come la terra battuta, l’erba è una superficie molto meno aggressiva per il corpo e le articolazioni rispetto ai campi in cemento duro. Non c’è una vasta gamma di scarpe da erba, ma l’aspetto chiave per il gioco su questa superficie è la velocità negli spostamenti. La suola delle scarpe da tennis si compone di punti o piccoli tacchetti, al fine di attutire la scivolosità insita nella superficie. Nonostante la suola sia ruvida, non danneggia il campo e consente ai giocatori di eseguire movimenti veloci e comodi, proprio come richiede questa tipologia di tennis. Infine, ricordiamo che su moquette indoor si usano suole completamente lisce.

Principali tipologie di suola. Fonte: Tenniswarehouse-europe.com

A livello di metriche per quantificare il gioco di piedi, segnaliamo la soluzione proposta da IBM, nata da un accordo di collaborazione siglato con la USTAIBM concretamente raccoglie i dati posizionali dal sistema di tracciamento Hawk-Eye, generati durante lo US Open, per quantificare la velocità con cui un giocatore cambia direzione. La nuova metrica escogitata da IBM si chiama “redirect steps” o “red steps”. Queste informazioni possono guidare sia le tattiche che le decisioni di allenamento e, in futuro, potranno crescere fino a includere i dati di allenamento da dispositivi indossabili come le solette intelligenti che USTA offre ai giocatori – plantari con piastra rigida adattabili alle calzature da tennis.

STORIA DELLA SCARPA DA TENNIS

Il primo paio di scarpe da tennis aveva la tomaia in tela e la suola in gomma. Progettate e prodotte all’inizio del XIX secolo, queste scarpe erano destinate alla marina britannica per agevolare gli spostamenti su ponti scivolosi. Quando queste scarpe uscirono sul mercato nel 1892 erano conosciute come plimsolls o scarpe da ginnastica. Venne poi dato loro il nome di sneakers perché non emettevano alcun suono. In quell’epoca i ricchi aristocratici iniziarono quindi a indossare queste calzature per praticare gli sport più popolari dell’epoca, ovvero il tennis e il cricket, entrambi disputati su erba. Nella seconda decade del ‘900 nacquero negli Stati Uniti marche come Keds e successivamente Converse, che raggiungerà la notorietà per la sua iconica All-Star nel 1917. Adidas lanciò la sua versione nel 1931, introducendo nel 1930 la pelle per la tomaia invece della tela, ma non per il tennis. Tuttavia, con l’eccezione di sporadici cambi si può senza dubbio dire che il design della scarpa da tennis sia rimasto inalterato fino alla fine degli anni ’60. In quel periodo infatti molti designer iniziarono a migliorare lo standard delle scarpe da ginnastica attraverso la sperimentazione. Uno dei designer più importanti di quel periodo fu Bill Bowerman, che era anche l’allenatore della University of Oregon. Progettò una scarpa da tennis che fosse leggera utilizzando il nylon invece della tela per offrire al giocatore una maggiore trazione, così da creare una scarpa con una suola interna morbida per dare maggiore comfort al corridore. Grazie a questi miglioramenti, Bill fondò un’azienda che oggi è conosciuta come Nike, affibiandole  il nome della dea greca della vittoria. Nello stesso periodo aziende come Puma e Adidas iniziarono a sviluppare la loro versione migliorata della scarpa da tennis in base alle esigenze del giocatore.

SCARPE E SPONSORIZZAZIONI

A partire dagli anni ‘70, ovvero dall’Era Open, storiche sponsorizzazioni hanno caratterizzato le carriere dei tennisti – in quegli anni, Adidas aveva come testimonial Stan Smith (con le sue iconiche scarpe), Rod Laver e Ilie Nastase. A detta dello stesso Smith, “all’epoca Adidas era l’unica scarpa con tomaia in pelle, risultando piuttosto unica per il mondo del tennis. Mi ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi, ma alla fine erano abbastanza comode” – Ubitennis ha intervistato recentemente Stan Smith, e l’intervista è disponibile a questo link. Altre celebri sponsorizzazioni sono state le Nike di John McEnroe, le Adidas di Stefan Edberg, o ancora le Nike di Andre Agassi e Pete Sampras. Lo stesso Sampras ha confessato che i modelli che indossava al tempo si possono ancora indossare.

Altre volte, però, i contratti di sponsorizzazione delle calzature sportive sono finiti in tribunale. È il caso della vertenza tra Sergio Tacchini e Martina Hingis, con l’azienda rea, secondo la Svizzera di averle fornito una scarpa difettosa che ha contribuito a far concludere anzitempo la sua carriera sportiva.

FUTURI SVILUPPI ALL’INSEGNA DELL’ECOLOGIA

Considerando i sempre più stringenti vincoli posti dalla transizione ecologica e volti alla salvaguardia del pianeta, proviamo ad ipotizzare tre scenari di sviluppo futuro per le scarpe da tennis.

  •  Scarpe biodegradabili

Il primo prevede la creazione di scarpe biodegradabili almeno al 70 percento. Biodegradabilità significa che le scarpe (tracce secondo me) lasciate a contatto con la terra si decompongono per mezzo dell’azione di microrganismi che rompono i legami chimici nelle molecole del materiale, creando diverse molecole come anidride carbonica, acqua e altre funzionali all’ambiente, dato che in questo caso bisognerebbe parlare di oggetti compostabili. Materiali come le bioplastiche, del tutto simili alle plastiche per caratteristiche fisiche, aspetto e tatto, possono essere biodegradabili proprio perché si degradano in determinate condizioni, senza necessariamente trasformarsi in acqua, aria e biomassa, ma rompendosi in pezzi più piccoli di plastica e a volte in sostanze chimiche tossiche.

Altro caso è considerare materiali compostabili che fondamentalmente si pongono nel terreno che si acquista per mettere in un vaso al fine di far crescere una piccola pianta in casa. La scarpa biodegradabile secondo D’Wayne Edwards, designer di calzature sportive, potrebbe aprire la strada verso il suo sogno personale di una calzatura futuristica che consiste in un materiale liquido in cui immergere i piedi ogni giorno quando si esce di casa, modellando perfettamente il piede. Poi, al ritorno a casa, si tratterebbe di immergere nuovamente i piedi in un’altra cosa che rompe la “scarpa”, riciclandola e preparandola per il giorno successivo. Anche se l’idea resta al momento un’ipotesi, ricordiamo che soluzioni similari sono state lanciate per ridurre il consumo delle bottiglie di plastica attraverso un contenitore chiamato Ooho, che non è altro che una membrana commestibile, insapore e biodegradabile a base di alghe che può essere utilizzata per contenere acqua e altri liquidi in una piccola “bolla”.

Ecco l’unico dubbio personale di chi scrive, collegato alla produzione di scarpe compostabili riguarda la loro durata nel tempo e la resistenza agli agenti atmosferici. Conciliare compostabilità e lunga durata di un prodotto di massa potrebbe costituire un’impresa difficile e bisognerebbe ragionare forse sulla percentuale di biodegradabilità dell’oggetto. Già nel 2017 Reebok, appartenente al gruppo Adidas, annunciò di voler creare una scarpa al cento per cento compostabile, dopo aver lanciato una scarpa fatta di mais e cotone trattati, ma comunque costruita senza l’ausilio di materiali derivati dal petrolio. Bill McInnis, capo del dipartimeno di ricerca e sviluppo di Reebok, a capo dell’iniziativa “Cotton + Corn”, assicura che calzatura è biodegradabile al 100%, dato che sia la tomaia che la suola sono organiche e compostabili, assicurando tuttavia che il prodotto avrà una durata simile a tutte le altre scarpe in circolazione, essendo stato sottoposto ai rigidi standard della casa.

  • Riciclaggio e reimpiego di materiali non biodegradabili

Il video di cui sotto, illustra l’iniziativa di Adidas, in collaborazione con la ONG Parley for the Oceans, volta a riutilizzare la plastica in eccesso negli oceani, al fine di reimpiegarla, dopo un opportuno processo produttivo di separazione, nella fabbricazione di scarpe sportive, dando vita a un ciclo produttivo virtuoso.  L’obiettivo ambizioso dell’azienda tedesca è, entro il 2024, di sostituire il poliestere industriale con poliestere che proviene da plastica riciclata nell’ambito del processo produttivo.

Dominic Thiem, testimonial della nota casa tedesca, ha già ampiamente sposato questa causa, come temimoniava Kleinezeitung nel 2019 e più recentemente L’ Équipe in un articolo pubblicato a fine 2020. Anche Nike si sta muovendo sulla stessa linea per mezzo del programma “Nike Grind”, che utilizza scarpe vecchie per crearne di nuove. In particolare, l’azienda statunitense dichiara che per mezzo della tecnologia Flyknit produce il 60% in meno di rifiuti rispetto ai metodi di costruzione tradizionali, riducendone l’ammontare di quasi 3,5 milioni di libbre di rifiuti dal 2012.

  •  Combinazione di scarpe biodegradabili con riciclaggio e riduzione dei consumi

Il terzo scenario potrebbe essere quello più probabile, dato che prevedrebbe la coesistenza di scarpe biodegradabili e di altre costruite con materiali riciclabili, come ad esempio il poliestere. Le scarpe biodegradabili, in quanto dotate di durata inferiore, dovrebbero avere prezzi più bassi rispetto alle altre, anche se appare difficile fare previsioni sull’evoluzione del prezzo di mercato di queste due linee. La finalità ultima di allentare i consumi di sneakers risulterebbe attuabile mediante l’uso di materiali riciclabili, mentre l’impatto zero a livello ambientale dovrebbe essere perseguito attraverso i consumi di scarpe eco-sostenibili e compostabili.

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L’eco della guerra riecheggia al WTA di Cincinnati: donna allontanata per una bandiera ucraina

Durante il derby russo Kainskaya-Potapova, le tenniste infastidite dai colori ucraini. Gli organizzatori: “allontanata per via delle dimensioni fuori norma”

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Lola fan - Cincinnati 2022 (foto Twitter @BenRothenberg)

Si è consumato un evento spiacevole nel turno di qualificazioni femminili del Western & Southern Open. Mentre in campo disputavano il loro incontro le tenniste russe Anna Kalinskaya e Anastasia Potapova, sugli spalti l’attenzione si è focalizzata su una tifosa ucraina avvolta nella bandiera nazionale blu e gialla.

Lola, la signora ucraina con tanto di Vinok in testa, tipica corona di fiori della sua terra, è stata notata da una delle due tenniste che subito ha fatto notare al giudice di sedia la sua presenza “non opportuna”. L’ufficiale Morgane Lara le ha chiesto di rimuovere la bandiera dell’Ucraina sostenendo che non fosse “carino”, in quanto infastidiva una delle due tenniste. A quel punto Lola ha risposto: “Non è carino invadere un Paese“, con tanti altri spettatori che hanno preso le sue parti.

 

Successivamente ai microfoni di local12.com, la donna ha dichiarato: “Il messaggio che ho ricevuto è che stavo agitando i giocatori russi. Allora ho detto ‘non la metto via’. Così hanno continuato a giocare per due minuti prima di fermarsi di nuovo. A quel punto un addetto alla sicurezza si è avvicinato a me è ha detto ’Signora chiamo la polizia se non se ne va”. Al danno si aggiunge la beffa perché dopo essersi allontanata, Lola è stata nuovamente ripresa per via della bandiera ucraina che secondo un addetto alla sicurezza non rispettava la misurazione consentita di 18X18 pollici. A quel punto Lola in lacrime ha esclamato “Questa non è la Russia“, visibilmente turbata, “Questi sono gli Stati Uniti d’America”.

L’episodio in questione si è risolto con Lola scortata alla sua auto dove ha potuto riporre la bandiera incriminata per le sue dimensioni, e una volta messa da parte, ha potuto fare il suo rientro nell’impianto per tornare a seguire il tennis.

Gli organizzatori del Master 1000 di Cincinnati hanno poi inviato una dichiarazione in cui sostengono che il provvedimento nei confronti della tifosa riguardava esclusivamente le dimensioni della bandiera. In tutta risposta la portavoce e presidente dell’organizzazione no profit Cincy4Ukraine, Eugenia Nemirovska de Santos ha dichiarato: “I giocatori russi entrano e dettano qui cosa possono o non possono fare i cittadini statunitensi? Questo tipo di cose non fa ben sperare per la comunità ucraina. Bene. Non ti piace la nostra bandiera? E se fosse il nostro abbigliamento? Ci chiederai di toglierci anche i vestiti?”. Sono gli effetti collaterali di una guerra che invade anche lo sport, territorio neutrale che dovrebbe fare da collante, quindi avvicinare le persone, non dividerle.

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ATP

Medvedev sotto pressione, ma carico: “Posso fare grandi cose tra Cincinnati e New York”

Numero 1 a rischio per il russo, reduce dal k.o. contro Kyrgios. Nadal può superarlo, in una battaglia proiettata anche allo US Open dove Medvedev difenderà il titolo

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Daniil Medvedev - Miami 2022 (foto Twitter @miamiopen)

La precoce sconfitta di Montreal contro Nick Kyrgios – uno che, in giornata ‘sì’, può battere chiunque – ha messo un filo di pressione addosso a Daniil Medvedev. Il russo è pronto all’esordio a Cincinnati contro l’olandese Botic Van de Zandschulp (battuto due volte a livello Slam), e sa di non non poter sbagliare se vuole difendere il primo posto nel ranking. Il sorpasso in vetta da parte di Rafa Nadal avverrebbe infatti in caso di successo del maiorchino nel torneo e contemporanea eliminazione di Medvedev prima dei quarti di finale. In ogni caso, è una battaglia destinata a riaccendersi allo US Open dove il 26enne di Mosca – anche qui, pressione non poca – difende il titolo conquistato esattamente un anno fa.

Nell’incontro con i media in apertura del Masters 1000 dell’Ohio, Medvedev ha ricordato come proprio da Cincinnati nel 2019 fa partì la sua ascesa (primo trofeo sollevato in un torneo di questo livello) con l’approdo immediatamente successivo alla finale dello US Open (persa, in quella occasione, proprio contro Nadal). “Arrivai alle 4 del mattino per un ritardo aereo e il giorno dopo avrei giocato il primo turno – ha ricordato -, ero molto stanco, ho iniziato nell’ottica di vedere man mano come mi sentissi. Alla fine sappiamo com’è andata e ho grandi ricordi, specie della semifinale vinta contro Djokovic. Questo torneo non è cambiato, sa offrire una grande atmosfera.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

 

ROAD TO NEW YORK – Della sconfitta con Kyrgios in Canada, onestamente, Medvedev sembra aver smaltito le tossine. Impermeabile (questa volta) anche agli screzi con il pubblico che al solito hanno fatto notizia. Ma senza lasciare strascichi. “È sempre orribile perdere al primo turno – la sua analisi a freddo -, detto ciò, avevo di fronte un avversario di alto livello e ho giocato comunque una buona partita“. Capitolo chiuso, perché è opportuno guardare subito avanti in una coda d’estate per lui così densa di significato: “I risultati delle ultime stagioni qui negli Stati Uniti mi danno fiducia – ha concluso -, credo di poter fare grandi cose sia in questa settimana sia poi a New York. Vincere giocando bene rappresenta ovviamente la strada migliore verso lo US Open, ma va anche detto che il livello di questi primi turni è molto alto, bisogna pensare partita per partita“. Agli ottavi di finale, in proiezione, potrebbe trovare Shapovalov.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

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Italiani in campo oggi, martedì 16 agosto: esordi per Sinner, Musetti, Fognini, Sonego, Trevisan e Giorgi

Sono sei gli italiani in campo quest’oggi a Cincinnati: quattro singolari maschili e due singolari femminili nel torneo 1000

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Giornata tricolore al “Western & Southern Open”, settimo ATP Masters 1000 in calendario che si consuma sui campi in cemento di Cincinnati, in Ohio. Gli italiani in campo quest’oggi sono sei e disputeranno i loro incontri nel tardo pomeriggio, arricchendo un programma che vede già Kyrgios, Osaka e Venus scendere in campo. Con la speranza che gli azzurri oggi facciano meglio di quanto capitato a Berrettini – sconfitto in tre set da Tiafoe… senza mai perdere la battuta – vediamo di chi si tratta.

ATP – Jannik Sinner, testa di serie n.10, affronterà l’australiano Thanasi Kokkinakis, n.75 ATP, passato dalle qualificazioni. L’azzurro fresco 21enne è il favorito dai pronostici, tra i due non ci sono precedenti; se dovesse superare il turno ad attenderlo ci sarebbe Carreno Busta, suo giustiziere a Montreal. L’incontro sarà il primo sul Grand Stand. Lorenzo Musetti, n.33 ATP, anche lui proveniente dalle qualificazioni, fa il suo esordio nel main draw contro il croato Borna Coric, n.152 ATP, in gara con il ranking protetto (nessun precedente). La partita è in programma in apertura sul court 4. Sia Sinner che Musetti scenderanno in campo alle 17 italiane.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

È stato ripescato come lucky loser Fabio Fognini, n.61 ATP. Il 35enne affronterà lo spagnolo  Albert Ramos-Vinolas, n.40 ATP. Fabio ha vinto 10 dei 12 precedenti giocati tra i due. La partita di Fognini sarà la seconda sul Stadium 3, dunque alle ore 19 italiane circa. Ultimo Lorenzo Sonego, n.56 ATP, anche lui passato dal turno di qualificazione. Il suo esordio sarà con la wild card di casa Ben Shelyon, n.229 del ranking, in un match inedito; Sonego giocherà come terzo match sul Porsche Court, dunque alle 20:30 circa.

 

WTA – Sono due le ragazze che quest’oggi difenderanno i colori azzurri a Cincinnati: Martina Trevisan e Camila Giorgi. La 28enne mancina di Firenze è stata sorteggiata al primo turno contro la russa Anna Kalinskaya, n.69 del ranking, proveniente dalle qualificazioni. La moscovita si è aggiudicata l’unico precedente. La partita è in programma come seconda sul court 7. Giorgi debutterà invece contro l’ucraina Marta Kostyuk, n.74 del ranking, anche lei qualificata. L’unico altro incontro tra le due è stato vinto dalla  30enne di Macerata  a Praga nel 2020. Camila scenderà in campo dopo Musetti sul court 4. Si prevede per le due italiane l’inizio alle 18:30 circa.

Diretta televisiva integrale su SKY Sport Tennis (torneo maschile) e Supertennis (torneo femminile) a partire dalle 17:00 italiane.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

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