ATP Washington: Rublev d'ordinaria amministrazione, ora il sorprendente Wolf. Kyrgios straripante, Korda e Tiafoe fanno sorridere gli USA

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ATP Washington: Rublev d’ordinaria amministrazione, ora il sorprendente Wolf. Kyrgios straripante, Korda e Tiafoe fanno sorridere gli USA

Tre americani sui cinque impegnati raggiungono i quarti, poco da fare per Opelka e Cressy contro i due principali favoriti

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Frances Tiafoe – ATP Washington 2022 (foto via Twitter @atptour)
 
 

La testa di serie n.1 Andrey Rublev svolge in pieno il suo dovere, evitando al torneo di perdere tutti i primi tre favoriti (dopo Hurkacz e Fritz), mostrandosi in buona forma per questo swing sul cemento. 6-4 7(10)-6 lo score dei due buoni set messi in mostra per battere un discreto Maxime Cressy, che paga la bassa percentuale di prime, l’unico vero solco che avrebbe potuto scavare per avere la meglio, dato che da fondo solo qualche errore del russo gli ha regalato qualche scambio. Rimandato dunque il quinto quarto di finale dell’anno per il n.32 al mondo, nonché primo della carriera a livello 500, che si arrende però contro quello che è “l’uomo dei 500”, dato che per Rublev si tratta del diciottesimo approdo tra i primi 8 a questo livello (tra tutte le superfici) e il terzo dell’anno dopo Rotterdam e Dubai, dove rispettivamente fece semifinale e vinse il titolo.

IL MATCH – Nel terzo game c’è il primo spartiacque della sfida, che porta a Rublev un importante break per indirizzare il primo set, causato in egual misura da una buona solidità sua in risposta e da una certa imprecisione di Cressy nel seguire la prima a rete, la sua arma principale e unica che può funzionare contro le badilate del russo. Il parziale prosegue senza scossoni sui binari dell’ordinarietà. Un po’ titubante al momento di chiudere il russo, che spreca (senza particolare merito di Cressy) tre set point, per poi far valere una prima pesante al quarto e portarsi in vantaggio. E proprio il 100% di conversione di Andrey, contro il 79 dell’americano, scolpisce la differenza e il vantaggio in suo favore.

Niente da segnalare nel secondo set, se non più coraggio da parte di Cressy, che attacca spesso la rete e quando può imposta un gioco offensivo anche sfruttando la risposta. Alla fine si giunge al tie-break, ovvia conclusione di un buon secondo set, a tratti anche bello da vedere, sicuramente grazie a un miglior livello mostrato dall’americano, che riesce a trovarsi anche in vantaggio 5-3 nel tie-break, ma un po’ di sfortuna e la racchetta al bacio di Rublev rimandano di là un punto perso e rimettono in piedi tutto per il russo, che da allora fa valere la maggiore esperienza e il saper gestire la tensione. Nel mezzo comunque un set point e due match point vengono annullati, grazie a un Cressy che proprio non vuole saperne di arrendersi, prima che il n.8 al mondo trovi la chiave per raggiungere il secondo quarto di finale in carriera a Washington (nel 2018 vinse contro Kudla), dove troverà JJ Wolf.

 

L’americano, che già a Miami aveva stupito sfiorando il colpaccio contro Tsitsipas, ha oggi saputo sfruttare al meglio (anche sospinto da un pubblico entusiasta e ben vispo per far sentire al massimo il proprio giocatore) il suo gioco spumeggiante per battere, in tre duri set, 7-5 4-6 6-3 Holger Rune. Il danese, che deve ancora trovare la sua strada dopo lo splendido cammino al Roland Garros, prosegue nella sua spirale negativa, e gli vanno addossate una buona parte di colpe in questa sconfitta oltre che di meriti a Wolf: molto nervoso, a più riprese si è lamentato con l’arbitro, e ciò lo ha portato a deconcentrarsi e ad essere troppo falloso, regalando un pesantissimo game fiume (l’ottavo del nono gioco) al suo avversario. Wolf, da parte sua, ne approfitta cinicamente, e chiude al terzo match point sul suo servizio, eliminando la seconda tds di fila dopo Shapovalov. Il n.99 al mondo dunque sfrutta in pieno la sua wild card, trovando il primo quarto della carriera a livello ATP, e in un 500 prestigioso come Washington.

Prosegue il cammino immacolato di Nick Kyrgios, che miete una vittima illustre in Reilly Opelka, n.4 del seeding e 2 d’America, per 7-6(1) 6-2. Il big server sta attraversando un periodo di netta crisi di risultati, e anche questo Citi Open non fa eccezione; ha resistito un set per poi malamente capitolare, dopo la sospensione della partita all’alba del secondo parziale, sotto le botte e l’ispirazione dell’australiano, in condizioni straripanti. La settimana prossima, tra l’altro, a Opelka scadranno anche i punti della finale della Rogers Cup dello scorso anno, e pensare che possa difenderli, alla luce delle recenti prestazioni, è impresa ardua. Tutta un’altra storia invece per Kyrgios, sempre più protagonista di questo 2022, che porta a casa il sesto quarto di finale dell’anno, e secondo della carriera a Washington dopo quello del 2019 vinto contro Gombos (torneo che ad oggi rimane l’ultimo vinto dall’attuale n.63 del mondo). Chiude con 5 punti persi con la prima e una sola palla break concessa, e tra l’altro annullata, mandando chiari segnali per questo sempre più vicino quarto di finale.

Avversario di Kyrgios, per la quarta partita di fila, sarà un giocatore americano, trattasi stavolta di Frances Tiafoe. La tds n.10, in una partita che è stata interrotta all’inizio del terzo set e ripresa oggi, ha battuto in rimonta Botic Van De Zandschulp, con il punteggio di 4-6 6-2 6-3, dimostrando ancora una volta quanta grinta e quanto cuore sappia mettere in campo. Non indifferente è stato di certo il sostegno del pubblico, sempre pesante e presente quando si tratta di sostenere i giocatori di casa, specie quando la partita si allunga. Chiude con 12 ace e 73% di conversione con la prima il n.27 del mondo, una prestazione solida e continua per raggiungere per la quarta volta in carriera i quarti di un ATP 500, l’unico dei quali vinto a Vienna lo scorso anno, che lo ha poi portato alla (tristemente per noi) famosa semifinale con Sinner.

Nell’ultimo ottavo di finale rimasto, è un altro americano a poter sorridere e vedere ancora in divenire il suo cammino in questo torneo di Washington. Sebastian Korda, che all’interruzione della partita ieri era sotto di un set, ha saputo rimontare alla grande Grigor Dimitrov, quinta forza del tabellone, vincendo 4-6 6-1 6-2. La partita sembrava essere saldamente in controllo per il bulgaro, che ha staccato improvvisamente la spina, come suo solito, permettendo a Korda di trovare il suo tennis migliore (nel quinto gioco del terzo, quello del doppio break, mette a segno tre risposte vincenti) e rientrare in pieno nella partita, lasciandogli addirittura solo 3 game su 12. E se il calo di Grigor è stato decisivo, nulla va tolto alla prestazione del giovane americano, che ha saputo gestire un set di svantaggio e la tensione al momento di chiudere, trovando anche sprazzi di gran tennis. Ai quarti di finale, che raggiunge per la terza volta quest’anno (l’ultima ad Estoril ad aprile) affronterà da favorito, nello spicchio delle chance, in cerca della prima semifinale della carriera in un 500 al secondo tentativo dopo Halle 2021, Mikael Ymer.

Il tabellone completo dell’ATP 500 Washington

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Darren Cahill : “Jannik può giocare qualsiasi tipo di tennis. Può vincere uno Slam”

Il supercoach di Jannik Sinner parla a Tennis Italiano: “Può farcela in uno Slam ora, a patto che continui a migliorare”

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Darren Cahill

Darren Cahill è stato un tennista di tutto rispetto, sia in singolare (n.22) che in doppio (n.10), ma se possibile da allenatore – consigliere tecnico che dir si voglia – ha fatto ancora meglio. Tra gli altri si è seduto, portandoli in alto, sulle panchine di Lleyton Hewitt (che definisce il più vicino a Sinner dei suoi assistiti), Andre Agassi, e Simona Halep, prima di approdare come supercoach al fianco di Simone Vagnozzi su quella di Jannik Sinner. E proprio dell’altoatesino, in un’intervista realizzata da Stefano Semeraro per la rivista “Il Tennis Italiano“, parla lungamente e con vista rosea sul futuro.

Ho accettato di allenare Jannik perché è un bravissimo ragazzo, oltre che un grande giocatore“, esordisce Cahill, “In Australia mi ha impressionato perché sorrideva sempre, era molto gentile e determinato. Non mi interessa il ranking, ma la persona e le potenzialità che vedo in lui“. Ma da ciò, subito si parte poi a parlare dei miglioramenti in campo di Jannik, e degli obiettivi per il prossimo futuro: “Negli ultimi 12-15 anni il tennis è stato dominato da quattro signori molto forti, e per gli altri è stata dura. Potevano andare un po’ avanti, ma poi c’erano Roger, Rafa, Nole e Andy, anche gli ottimi giocatori. Ora le cose stanno cambiando, ci sono giovani campioni che crescono, e Jannik è tra quelli che possono vincere negli Slam. E non intendo in futuro, ma proprio ora, a patto che poi continui a migliorarsi nei prossimi 10 anni“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Jannik gioca molto bene sul duro“, prosegue il coach con sguardo alle prossime, intense settimane, “Ho visto i suoi match agli Australian Open, si muove bene sul cemento e il suo gioco è abbastanza potente per quel tipo di superficie, i campi degi US Open sono inoltre abbastanza veloci. Il suo servizio sta migliorando, come la transizione a rete e il gioco a volo, ha fatto importanti progressi negli ultimi due anni, con Riccardo e poi con Simone; è importante però che ragioni in prospettiva, che sappia che tipo di tennis vuole giocare nel giro di due anni e faccia di tutto per arrivarci“. E Sinner è migliorato decisamente anche sulla seconda di servizio, oltre che nel gioco a rete, per cui Cahill ha ricevuto i complimenti di Pat Cash: “Sia io che Simone ci stiamo lavorando, abbiamo le idee chiare ma Jannik deve esserne convinto. Sta dando il massimo, l’esercizio e la costanza rendono automatico ciò che non lo è. Pensiamo a Rafa, Novak o Andy: nessuno di loro all’età di Jannik andava volentieri a rete, hanno sviluppato il loro gioco nel corso degli anni. Ha inciso anche il secondo servizio, importantissimo, perché se riesci a renderlo vario ti aiuta anche con il primo, ti fa sentire più libero. Per me è più importante“.

 

Non dimentichiamo, inoltre, che Sinner senza mai aver vinto prima un match su erba, è stato due set in vantaggio contro Novak Djokovic, con Cahill al suo angolo: “Sull’erba più ci giochi e più ti trovi a tuo agio. I primi match sono stati incredibilmente importanti, ha imparato come muoversi, come stare nel punto. Sull’erba Jannik può diventare un giocatore molto pericoloso e lo ha dimostrato nella seconda settimana a Wimbledon. Deve essere solo orgoglioso di ciò che ha fatto“. Toccando l’argomento superfici, ormai sempre meno limitanti di quanto fossero un tempo, si parla anche della varietà gioco che possiede l’azzurro: “Per me è un tennista all around molto aggressivo da fondo che deve rifinire le sue qualità a rete. Non è il solo, altri possono fare il suo gioco, ma non si può vincere facendo un solo tipo di tennis, devi avere una varietà di opzioni, e Jannik può farlo“.

L’obiettivo ATP Final non può naturalmente essere taciuto: “Non ci siamo posti un traguardo preciso, un numero, un torneo. Jannik può vincere subito. ma è un processo che richiede tempo. Le ATP Finals sono importanti, un obiettivo per chiunque. Ci sono gli Slam e poi le Finals, giocarle è un grande onore; che siano a Torino è bellissimo, ma lo sarebbe ovunque“. In ultimo l’australiano parla anche del ruolo dell’allenatore, e di quanto sia cambiato: “Oggi è più facile allenare rispetto a 20 anni fa, perché non c’è un solo coach, ma i tennisti investono per avere più voci tecniche da ascoltare. Novak, Rafa, Roger e Andy hanno reso questo sport molto professionale. Sono scattati avanti, e gli altri hanno dovuto inseguirli e imparare da loro, capire perché erano così forte e dove migliorare“.

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Daniil Medvedev insultato dopo la sconfitta con Kyrgios. Troverà mai l’amore dei fan? [VIDEO]

Il n.1 al mondo non riceve un bel trattamento dopo la sconfitta all’esordio a Montreal

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Daniil Medvedev è un gran giocatore di tennis, il suo rovescio sfida le leggi della bellezza fisica, serve bene, è il primo giocatore al mondo, ma non manca (chiaramente) di difetti. Spesso si trova invischiato in fastidiose situazioni di amore/odio da parte del pubblico, il quale la maggior parte delle volte va contro il russo. Certamente Medvedev non sempre è un pezzo di pane, alle volte ha apertamente risposto alle provocazioni (fa scuola la lamentela nella conferenza di fine torneo all’ultimo Australian Open, considerando solo gli eventi più recenti). Eppure alcuni episodi non sono certo passabili di giustificazione, come appunto quello (di cui mettiamo il video in calce al testo) accaduto qualche giorno fa a Montreal.

Daniil, al rientro in una competizione importante dopo la pausa forzata da Wimbledon, carico del titolo di Los Cabos, ha appena perso all’esordio del Masters 1000 di Montreal, di cui era campione in carica, contro Nick Kyrgios, dopo aver anche vinto il primo set. Una brutta sconfitta certamente, doccia fredda per i suoi fan, ma l’episodio all’uscita dallo stadio non è per nulla ragionevole: mentre cammina, chiaramente anche scuro in volto, un tifoso gli urla “loser!” (“perdente” in inglese) più volte, costringendo il russo a fermarsi. Ma, stavolta, Medvedev dimostra grande maturità, e si limita a discutere con questo “simpatico” tifoso pacatamente, portando infine la mano alla tempia, come per invitarlo a ragionare. Che questo possa essere un piccolo passo, per il n.1 al mondo, verso una nuova vita dal punto di vista dell’amore dei tifosi?

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ATP Montreal, preview finale: Hurkacz, il servizio e il feeling con le finali. Ma a Carreno l’aria nordamericana fa bene

Il polacco, imbattuto nelle finali, non può prescindere dalla battuta, ma lo spagnolo si sente a casa sul cemento USA, a un passo dalla storia

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L’Open del Canada, negli anni, si è sempre mostrato un torneo foriero di sorprese fino all’atto conclusivo, di rivelazioni a due soli set dal titolo, e quest’anno, in effetti, non farà eccezione. Ma se, giusto una settimana fa, qualcuno avesse detto che la finale avrebbe visto incrociare le racchette di Hubert Hurkacz e Pablo Carreno Busta, difficilmente sarebbe stato preso seriamente in considerazione. Ma il polacco, n.8 del tabellone, e lo spagnolo giustiziere di italiani (eliminati sia Sinner che Berrettini sulla sua strada) sono stati autori di un grande torneo, sconfiggendo avversari anche più quotati, e venendo a capo di due semifinali decisamente dure contro Casper Ruud e Daniel Evans. Oggi, per entrambi, è un’occasione da non sprecare, di quelle che capitano “once in a lifetime” (per Hurkacz già il suo primo titolo 1000, a Miami 2021, venne dopo una finale tra rivelazioni, battendo Jannik Sinner).

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

Le statistiche vengono in soccorso per capire quanto la chance sia ghiotta: Carreno non era mai arrivato così lontano in un torneo di questo livello, nonostante i sei titoli vinti in carriera, fermandosi massimo in semifinale (Indian Wells 2017 e Miami 2018), a sostegno della teoria del suo essere uno spagnolo atipico, con i migliori risultati sempre ottenuti sul cemento d’oltreoceano, comprese le due semifinali del 2017 e del 2020 allo US Open. Inoltre per la terza volta negli ultimi 4 anni, dopo Reilly Opelka che si arrese a Daniil Medvedev nella passata edizione, e Stefanos Tsitsipas battuto da Nadal nel 2018 (nel 2020 il torneo fu cancellato), in finale arriva un giocatore fuori dai primi 16, non sorteggiato tra le teste di serie. Ma per trovare l’ultimo campione in questo senso, bisogna risalire addirittura al 2002 a Toronto, quando Guillermo Canas batté Andy Roddick.

 

E questa è una delle statistiche che porta decisamente acqua al mulino di Hurkacz, insieme alla ben favorevole percentuale del polacco nelle finali in tour: 5 vittorie su 5 disputate, compresa appunto l’unica 1000 a Miami, una piccola dose, a questo tipo di partite, di esperienza in più, non dimenticando che quella vittoria lo portò ad essere il vincitore di un Master classificato più in basso dai tempi di Berdych a Parigi Bercy 2005. Altro dato che può far sorridere Hubi, riguarda però i precedenti tra lui e Carreno, in parità (1-1), uno dei quali però disputato in finale a Metz lo scorso anno, e vinto abbastanza nettamente dal n.10 del mondo (lo spagnolo vinse invece a Cincinnati, sempre nel 2021). Se c’è un dato che forse può dare qualche fastidio al polacco, è il pensare che dal 2021 in poi ci sono stati (lui compreso) ben 5 campioni 1000 al loro primo titolo (gli altri sono Tsitsipas, Norrie, Fritz e Alcaraz).

Dunque il ritratto statistico darebbe leggermente favorito il n.8 del seeding, già campione in precedenza, più avvezzo di recente a trovarsi ancora in campo nei 1000 nel fine settimana… ma il campo cosa dice? La partita, inutile negarlo, passa dai turni di battuta di Hurkacz, che ha nel servizio la sua arma micidiale, e più letale. D’altra parte lo spagnolo è un ottimo ribattitore, e già ha eliminato un big server importante come Berrettini questa settimana (con tutte le variabili del caso riguardanti Matteo, certo) e nello scambio da fondo è nettamente avvantaggiato, avendo più resistenza e tendenza al sacrificio, per quanto paghi la differenza a rete con la mano dolce del suo avversario. E i colpi da fondo? Entrambi, pur con caratteristiche diverse, spiccano sulla diagonale di rovescio, dove però Hurkacz è capace più di cambiare o accelerare, oltre che giocare buoni slice, rispetto alla compostezza del compitino dello spagnolo. Insomma, anche il gioco li vede partire appaiati, forse con il muso del polacco qualche centimetro in avanti, ma lo spagnolo in Nord America trova la sua dimensione ideale, e potrebbe definitivamente eleggerla sua meta prediletta questa sera, nella partita più importante della sua carriera.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

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