Alex Michelsen non avrà nulla da perdere. Il tennista statunitense sfiderà Jannik Sinner, agli ottavi di finale del Miami Open presented by Itau, non prima delle 21 italiane di martedì 24 marzo. Il palcoscenico sarà il campo centrale del 1000 della Florida, dove i due daranno vita al loro terzo scontro diretto. I primi due si sono conclusi in favore dell’azzurro, vittorioso senza perdere set sia a Cincinnati 2024 che allo US Open pochi giorni dopo il loro primo testa a testa.
Se il numero 2 del mondo andrà a caccia del suo quinto quarto di finale a Miami, dove ha trionfato nel 2024 dopo aver perso le finali nel 2021 e nel 2023, l’americano punterà alla prima presenza al turno dei migliori otto in questo torneo. Ma non sarebbe il suo esordio ai quarti di un torneo 1000. Facciamo quindi un passo indietro e scopriamo qualcosa di più sul giovane tennista a stelle e strisce.
I genitori tennisti e i progressi durante il Covid
Alex Michelsen nasce a Laguna Hills, in California, il 25 agosto 2004. Sia il padre Erik che la madre Sondra hanno giocato al college da giovani, ottenendo peraltro buoni risultati. Non è un caso, quindi, che il piccolo Alex si diverta a sferrare rovesci contro il garage sin dalla tenera età. “Mia mamma mi ha insegnato come giocare”, ha raccontato l’americano al sito ATP. “Ho giocato con lei quasi ogni giorno sino ai 15, 16 anni. Il mio ricordo più datato risale a quando avevo quattro anni: mi misi a piangere perché pioveva e non si poteva giocare”.
Da junior Michelsen non ha i riflettori puntati su di sé come il suo idolo Gael Monfils. Nonostante la finale di doppio all’Australian Open e il titolo a Wimbledon nella categoria juniores, conquistati nel 2022, Alex non riesce a spingersi oltre la 25esima posizione nella classifica under 18. “Non pensavo di poter essere un professionista, ma sapevo di essere piuttosto bravo nel 2021”, ha affermato di recente in Laver Cup. “Poi ho iniziato a partecipare ad alcuni tornei Futures e mi sono detto: ‘Aspetta, posso essere come tutti questi ragazzi’”.
Se per molti l’arrivo del Covid è traumatizzante, per Michelsen quel periodo è di vitale importanza per la sua formazione. A partire dal 2020 lo statunitense si allena anche cinque ore al giorno e dal 2022 inizia poi a prendere parte ai primi tornei internazionali. Dal novembre di quell’anno al marzo del 2023 Alex raggiunge 5 finali ITF (2-3 il bilancio) e nel mezzo perde anche la prima finale Challenger a Rome (negli Stati Uniti, non in Italia). Ma non sa ancora cosa accadrà di lì a pochi mesi durante l’estate.
Shock: finale a Newport, rinuncia al college e top 100
“Dopo i primi piazzamenti Challenger i miei genitori volevano comunque che io continuassi a studiare. Avevo solo un periodo di tempo limitato per sfondare”. Detto, fatto. A inizio luglio Michelsen vince il Challenger di Chicago – il primo dei 3 che agguanterà in carriera – e di fretta si prepara a partecipare al suo secondo main draw ATP sull’erba di Newport. Nel 250 di casa Alex sorprende i veterani Maxime Cressy, James Duckworth, Mackenzie McDonald e John Isner, e in finale finisce per arrendersi contro l’esperto Adrian Mannarino.
In seguito, riceve una wild card per il suo primo tabellone principale di uno Slam. Allo US Open riesce a passare il primo turno e di lì a poco dice addio all’idea di andare al college. In chiusura di stagione partecipa alle Next Gen ATP Finals, ma torna a casa senza vittorie. Poco male, perché a fine 2023 grazie ai suoi risultati rompe per la prima volta il muro della top 100.
Un 2024 di prime volte
All’Australian Open Michelsen mostra subito un ottimo livello di tennis che gli consente di avanzare sino al terzo turno, nel quale Sascha Zverev gli rifila un secco 3-0. Nei mesi successivi Alex si stabilizza definitivamente nel circuito maggiore. Qualche partita la vince, qualche altra la perde. Si ripropone dunque la settimana con il torneo di Newport e qui, nuovamente, l’americano si arrampica sino all’ultimo atto, che perde contro Marcos Giron.
Di lì a poche settimane Lorenzo Sonego lo sconfigge nella finale del 250 di Winston Salem sul duro, superficie prediletta di Alex, che dal torneo di Metz aprirà una serie di sei semifinali perse una dietro l’altra. Se la prima delusione è quella in terra francese, la seconda capita alle Next Gen, dove l’amico e connazionale Learner Tien lo supera in cinque set. Anche se questi insuccessi bruciano parecchio, i progressi si notano a vista d’occhio. Tutti questi buoni piazzamenti regalano infatti a Michelsen la top 50 a fine 2024.
Il best ranking e l’avvio di 2026
“Sono io il mental coach di me stesso”, dichiara a Melbourne in avvio di 2025. Nel primo Slam dell’anno Alex migliora il risultato raggiunto nella stagione precedente. Batte Stefanos Tsitsipas e Karen Khachanov tra gli altri e viene fermato agli ottavi da Alex de Minaur per 3 set 0. “Ogni tanto mi siedo in camera mia e medito per dire a me stesso che sotto pressione devo rimanere calmo”. Il best ranking arriva in estate, dopo Wimbledon. Michelsen entra in top 30, avverte un’energia particolare e nel 1000 canadese sconfigge Lorenzo Musetti per poi arrestare la sua corsa ai quarti contro Khachanov.
Eccoci quindi al 2026, annata che parte subito con la semifinale nel 250 di Brisbane. Il suo giustiziere è Daniil Medvedev, che si ripete un paio di mesi dopo anche agli ottavi di Indian Wells, torneo nel quale Michelsen aveva però offerto una prova eccellente che gli aveva permesso di eliminare Taylor Fritz. “Mi ha impressionato”, aveva detto Fritz a seguito della sconfitta. Giunto a Miami, il suo tabellone gli mette di fronte, uno dietro l’altro, tre tennisti mancini: Mattia Bellucci, Cameron Norrie e Alejandro Tabilo. L’azzurro cade in due set, il britannico e il cileno perdono a seguito di tre parziali. Prossimo ostacolo, Jannik Sinner.
Alex Michelsen, un tennis compatto per la sfida contro Sinner
“Dall’ultima volta cha abbiamo giocato ha migliorato tutti gli aspetti del gioco”, ha sottolineato Sinner in un’intervista rilasciata a Sky sport. “Serve molto bene, molto forte”. Dall’alto del suo metro e 93 centimetri l’attuale numero 35 al mondo nella classifica virtuale sa utilizzare bene la battuta, con la quale sa trovare sia potenza ma anche precisione. È però il rovescio il colpo migliore. Dal lato sinistro Michelsen scambia ad alta intensità su quella diagonale e non disdegna le uscite in lungolinea, magari anche per conquistarsi la rete. Qui, nonostante non si direbbe data la sua natura di mazzuolatore da fondocampo, è capace di impattare delle soluzioni di fino notevoli.
In campo è estremamente concentrato e, come ha affermato lui stesso, a volte il tenerci troppo alla prestazione e all’aspetto competitivo finisce per ritorcersi contro la sua persona. Se da una parte Sinner ha una striscia aperta di 24 vittorie filate contro gli americani (l’ultima sconfitta risale a Shanghai 2023 contro Ben Shelton), dall’altra Michelsen proverà ad agguantare il suo primo successo ai danni di un top 5. Sarà dura, ma se con le sue armi migliori sarà in giornata potrà senz’altro dire la sua.
