“In un Roland Garros un po’ pazzerello come quest’anno ‘l’infiltrato’ Flavio ci sta bene”. Queste le parole ai microfoni dei media italiani presenti a Parigi di Stefano Cobolli, padre e coach del romano, alla vigilia della finale del Roland Garros contro Alexander Zverev. Un modo leggero, quasi familiare, per descrivere una scalata che nel giro di poche settimane ha assunto contorni enormi: prima la certezza dell’ingresso in top 10, poi la possibilità di giocarsi il primo Slam della carriera sul Philippe-Chatrier.
La finale di domenica arriva dopo due settimane particolari, culminate con il ritiro di Matteo Arnaldi prima della semifinale tutta italiana. Un epilogo inatteso, emotivamente complesso, che ha consegnato a Cobolli l’accesso all’ultimo atto senza scendere in campo. Ma la storia del torneo del romano non si esaurisce certo in quel passaggio: il suo Roland Garros ha confermato una crescita ormai strutturale.
Stefano Cobolli ha spiegato come verrà preparata la sfida contro Zverev: niente stravolgimenti, stesse identiche abitudini ( anche perché Flavio è un po’ superstizioso). “La prepareremo come abbiamo fatto dal primo turno con Pellegrino. Stessa routine e stesso modo di lavorare”, il senso delle sue parole. Ma contro il tedesco, ha aggiunto, l’aspetto tattico avrà un peso determinante. Zverev resta uno dei giocatori più solidi del circuito, forte di un servizio pesante, di una grande copertura del campo e di un’esperienza nelle finali Slam che Cobolli deve ancora costruirsi. Questo aspetto non riguarda soltanto Flavio: anche il team deve abituarsi a una dimensione nuova, perché tutti stanno vivendo qualcosa di inabituale. Una finale Slam non cambia solo la prospettiva del giocatore, ma anche quella di chi lo accompagna ogni giorno.
Stefano ha raccontato anche che il confronto con Flavio è diventato sempre più importante prima delle partite: il giocatore va ascoltato, perché sta iniziando a portare indicazioni interessanti e letture utili. Uno dei segnali più chiari della maturazione del romano: non solo il rendimento, la lucidità mentale, ma anche la capacità di partecipare pienamente alla costruzione del piano gara.
Il salto in classifica, però, resta il simbolo più immediato del momento. Da lunedì Cobolli sarà tra i primi dieci del mondo; in caso di titolo, la prospettiva sarebbe ancora più alta. Per Stefano, la rapidità della crescita ha sorpreso anche chi lo conosce meglio: immaginava un percorso graduale, non una salita così verticale. “Dentro ha qualcosa di speciale”, ha detto, sottolineando come Flavio si sia meritato tutto quello che sta ottenendo.
Ora resta Zverev. Per Cobolli sarà la partita più importante della carriera, contro un avversario che sa cosa significhi arrivare all’ultimo atto di un major ma che cerca ancora il primo titolo Slam. Per Flavio, invece, sarà l’occasione di trasformare definitivamente l’etichetta di “infiltrato” in qualcosa di diverso: quella di protagonista vero.
