2. Zverev è davvero lo sfidante principale?
Alexander Zverev arriva a Wimbledon in una condizione psicologica mai conosciuta prima: da campione Slam. Il Roland Garros gli ha tolto di dosso un fardello enorme, quello del Major inseguito per anni, perso, sfiorato, lasciato scivolare via nei momenti in cui sembrava più vicino. Non è più il migliore tra quelli senza Slam. È uno che uno Slam lo ha vinto. E questo cambia tutto, anche quando si arriva su una superficie che non gli ha mai regalato davvero quello che il suo tennis, almeno in teoria, potrebbe permettergli.
Il problema è che Wimbledon, con Zverev, ha sempre avuto un rapporto complicato. Su erba il giocatore ha ottenuto pochi risultati di rilievo: finale ad Halle nel 2016 persa con Florian Mayer, finale ad Halle nel 2017 persa con Roger Federer, finale a Stoccarda nel 2025 persa con Taylor Fritz, semifinale ad Halle quest’anno ancora con Fritz. L’ultima sconfitta ha confermato quanto il matchup con l’americano sia diventato scomodo per lui: sono infatti sette le sconfitte subite dal tedesco da parte del suo avversario.
Il servizio, l’apertura alare, la capacità di reggere lo scambio anche su rimbalzi bassi sono tutte armi spendibili. Ma Wimbledon è un’altra cosa. E finora non gli ha mai davvero aperto la porta principale. Il suo miglior risultato resta l’ottavo di finale, raggiunto nel 2017, nel 2021 e nel 2024. Nel 2025 è arrivata invece l’eliminazione al primo turno contro Arthur Rinderknech, sconfitta che al tedesco brucia ancora oggi.
Quest’anno il dubbio è affascinante: lo Zverev liberato dal peso dello Slam sarà più leggero o più esposto? Perché vincere un Major può togliere pressione, ma può anche crearne una nuova. Ora nessuno potrà più raccontarlo come l’incompiuto. E allora da lui ci si aspetta non soltanto presenza, ma profondità. Zverev ha carisma, mezzi e status per essere uno degli sfidanti più credibili di Sinner. Però deve dimostrare che a Wimbledon non basta più esserci, bisogna restarci.
