PREMIUM Wimbledon, da Sinner a Djokovic: cinque domande in cerca di risposta

Il numero uno torna sull’erba dopo la ferita di Parigi e cerca il back to back ai Championships. Zverev arriva da campione Slam, Djokovic resta l’incognita eterna. Nel femminile occhi su Serena Williams e Jasmine Paolini

Di Carlo Galati
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Wimbledon Centre Court (foto Pxhere CC0 1.0 Universal)
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4. Serena Williams ci farà divertire? E soprattutto: si divertirà lei?

Nel femminile la domanda più grande non riguarda soltanto il tabellone. Riguarda Serena Williams. A 44 anni torna in singolare a Wimbledon con una wild card, oltre al doppio con Venus. È una notizia enorme, anche solo per il peso simbolico che porta con sé. Serena non è una ex campionessa qualsiasi che prova a rimettere piede in campo. È Serena: sette volte campionessa ai Championshipsventitré Slam in singolare, una delle figure che hanno cambiato per sempre la percezione del tennis femminile.

Ma proprio per questo la domanda non può essere soltanto: quante partite può vincere? Può vincerne una, forse due, se il sorteggio l’aiuta e se il corpo risponde. Può spingersi oltre? Difficile dirlo, e forse anche ingeneroso chiederlo prima di averla rivista davvero in un singolare. Il punto vero è un altro: Serena si divertirà? Perché il rischio dei ritorni così grandi è sempre lo stesso: trasformare la memoria in un obbligo. Obbligo verso il torneo, verso il pubblico, verso la propria storia, perfino verso l’immagine di sé.

Se Serena vivrà questo rientro come un debito da saldare con la leggenda, tutto diventerà più pesante. Se invece lo vivrà come un atto di libertà, allora potrà diventare una delle storie più belle del torneo, indipendentemente dal turno raggiunto. Il doppio offre indicazioni parziali, perché protegge, accorcia, distribuisce il peso fisico e mentale. Il singolare è un’altra prova: più crudele, più esposta, più sincera.

Però una cosa si può dire: Serena Williams non tornerebbe a Wimbledon per forzare un’operazione nostalgia senza sentirsi almeno competitiva, non è nella sua natura. E forse proprio qui sta la chiave: non chiederle di essere quella di dieci anni fa, ma lasciarle la possibilità di divertirsi dentro ciò che è oggi. Se accadrà, Wimbledon avrà già guadagnato qualcosa.