Dopo tre finali consecutive, per la prima volta dal 2022 (terzo posto nel girone con Canada e Svizzera) l’Italia di Tathiana Garbin abdica prima dell’ultimo atto di Billie Jean King Cup. Il sogno del terzo titolo di campionesse del mondo, dopo i successi di Malaga e Shenzen su Slovacchia e Stati Uniti, sfuma definitivamente. Il KO contro l’Ucraina interrompe il percorso delle azzurre che erano atterrate in Cina con l’obiettivo di ripetersi ancora una volta. Il destino sembrava voler sorridere alla squadra italiana: Cina nei quarti (una vittoria per nulla scontata) e Ucraina in semifinale, come un anno fa. Come un segno premonitore che qualcosa di dannatamente bello e meraviglioso, che avevamo ancora negli occhi e nel cuore, stesse per riaccadere. Per riaccendere quel sentimento condiviso di orgoglio, nato dalla racchette delle nostre campionesse.
Ci avete fatto sognare e questo a volte vale anche più di una vittoria già assaporata
Abbiamo parlato di sogni e del sentirsi rappresentati da un sogno. Ecco, l’Italia femminile del nostro amato sport va solo ringraziata per averci regalato una volta in più il prezioso dono di sognare. Di sentirci in grado di poter vivere nuovamente quella magia che si è instaurata attorno a questo gruppo in queste stagioni di trionfo. Perché se è vero che stiamo vivendo nella golden generation del tennis azzurro a tutti i livelli, l’attuale profondità di cui gode il movimento italiano al maschile – da leggere soprattutto in chiave Davis – non è minimamente paragonabile alla situazione in cui versa il tennis femminile azzurro.
Quello di Garbin è un team che si è cementato attorno a valori, prima di tutto umani e che rigeneravano la loro forza assorbendo energia anzitutto dai legami di affetto e stima reciproca che tengono unite queste donne fuori dal campo. Anche di fronte alle avversità dell’esistenza.
L’aspetto tecnico è stato chiaramente fondamentale ma in secondo piano rispetto allo spirito del gruppo, costruito e continuamente alimentato dalle azzurre. Durante le cavalcate trionfali che le hanno condotte al titolo di bicampionesse, in tante situazioni Jasmine e compagne si sono ampiamente superate. Basti pensare alla finale con gli Stati Uniti dello scorso anno, dove entrambe le nostre singolariste partivano sfavorite contro Navarro e Pegula. In altre circostanze, invece, un pizzico di buona sorte ha sorriso alle azzurre, come quando la Gran Bretagna si fece sorprendere dalla Slovacchia nel 2024.
La grande certezza di questo ciclo è stata rappresentata dal doppio. Non è un caso che dopo la finale persa con il Canada quattro anni fa, il ritorno in squadra di Sara Errani sia stato l’ultimo pezzo del puzzle mancante per puntare sul serio al colpo grosso. Ovviamente non ci stiamo dimenticando di Paolini. Nel momento in cui è stata protagonista del definitivo salto di qualità raggiungendo il traguardo delle finali Slam e della Top 10, Jasmine ha vestito i panni del propulsone in grado di trasportarci in una nuova dimensione. Quella campionessa capace di vincere sempre quando è favorita e di riuscire anche in più di un’occasione a ribaltare il pronostico avverso.
Italia, una squadra con qualche acciacco
Ma Tathiana è riuscita a cucire su misura una squadra che è stata squadra sino in fondo. Non solo un doppio che negli anni tutti ci hanno invidiato. Non solo una n°1 capace di reggere la pressione di certi appuntamenti. Ma anche una n°2 competitiva che sapeva far partita pari con le più forti garantendo un’ottima qualità all’intera formazione. Prima Bronzetti, poi Cocciaretto hanno sempre dato il loro cruciale contributo per riportarci lì sul tetto del mondo.
Ed è proprio nello stato di forma e nella condizione generale della carriere delle nostre singolariste che si annida la piccola regressione rispetto al 2024 e al 2025. Jasmine pur essendo una Top 20 conclamata non è più la trottolina dominante nella costanza e capace di proiettarsi a vette luccicanti come Parigi, Londra o Roma. Difatti, nella sfida odierna contro Svitolina Jas partiva sfavorita e ha perso al cospetto della n°7 al mondo: tutto dannatamente normale.
Così come Lucia Bronzetti non è quella dei tempi d’oro, anche a causa di diverse problematiche fisiche. La giocatrice che si issò in Top 50 è ben lontana dall’attuale versione della romagnola. E allora nel momento in cui Elisabetta Cocciaretto è alle prese con un fastidio al ginocchio, e come dimostrato nei quarti non è in grado di poter esprimersi al meglio e competere a questo livello, ci ritroviamo improvvisamente sguarniti, incompleti. Perciò ben venga la scelta di Garbin di dare spazio a Grant che non avrà l’esperienza di Lucia, ma almeno ha cominciato a farsi le ossa (con l’esordio assoluto) perché tanto il futuro sarà suo sperando che qualcun’altra le vanga in aiuto.
Come ha detto la nostra punta di diamante, “non si può vincere per sempre“, e allora prendiamo il buono. Guardiamo il bicchiere assolutamente mezzo pieno per le azzurre che hanno fatto sì che l’Italia sia di nuovo fra le quattro nazioni più forti al mondo. La squadra di Tathiana Garbin è ancora ai vertici del tennis mondiale, pur con tutti i suoi problemi strutturali. Tre finali e una semifinale nell’ultimo quadriennio ci danno infatti la misura della forza e dell’impatto di questo ciclo. Riconfermarsi sarà sempre più difficile, ma quando continui a sognare anche un’eventuale sconfitta è meno dura di quel che sembra.
