Ci risiamo. Nel 2025 Jannik Sinner aveva concluso la stagione da numero 2 del mondo. Nonostante i tre mesi di stop per il caso Clostebol, l’azzurro aveva mantenuto vive le speranze di chiudere l’anno in vetta alla classifica. Alle ATP Finals di Torino, però, Carlos Alcaraz gli aveva negato questa gioia vincendo le sue tre partite del girone. A circa un anno di distanza, la storia si ripete, anche se per motivi differenti. Con un considerevole vantaggio su Alexander Zverev verso metà luglio, l’azzurro sembrava il candidato principale per terminare la stagione in cima al ranking. Poi, è arrivato l’infortunio al ginocchio.
Dubbi, attese, un forfait dietro l’altro. Quindi, l’ufficialità: “La stagione 2026 è terminata”, ha affermato Jannik pochi giorni fa. “Devo pensare a lungo termine per la mia carriera”, ha continuato il 25enne altoatesino, che era atteso in quell’ultima parte di calendario su cemento indoor, nella quale aveva fatto piazza pulita degli avversari nel 2025. Un totale di 15 vittorie con un set perso solamente (contro Zverev in finale a Vienna). Invece, nulla. Questo pazzo 2026 è già andato in archivio per Jannik, fermo dal mese di luglio. La sconfitta di Alcaraz a Shanghai ha dato l’ufficialità a due situazioni già delineate, ma appunto non ancora certe matematicamente fino a poche ore fa: Zverev chiuderà l’anno da numero 1, mentre Sinner, di nuovo, dovrà accontentarsi della seconda posizione.
Dai dubbi iniziali (degli altri), ai cinque titoli 1000 consecutivi
La stagione di Jannik inizia con qualche dubbio. Dopo essere sopravvissuto al match contro Eliot Spizzirri all’Australian Open, in semifinale Sinner si trova davanti quel Novak Djokovic che aveva battuto negli ultimi cinque confronti. La leggenda serba confeziona però una delle migliori prestazioni degli ultimi anni, e finisce per avere la meglio in cinque set. “A tennis si gioca in due”, dichiara l’italiano dopo la sconfitta. “Dall’altra parte della rete oggi c’è stato un grande giocatore. Spero di prenderla anche come una lezione, magari per vedere cosa posso migliorare”.
L’appuntamento successivo è Doha. Anche qui Sinner non riesce ad arrivare alla meta, dato che Jakub Mensik lo ferma in tre parziali ai quarti di finale. “Sono tranquillo in questo momento, so quel che devo fare per ritornare”, afferma Jannik. “Ogni giocatore affronta alti e bassi. Ho avuto due anni incredibili e ora ho un piccolo ‘down’, ma non è qualcosa che mi preoccupa”. Nel frattempo, Alcaraz si laurea campione sia a Melbourne che in Qatar. C’è chi parla di crisi per Sinner. Fino al 13 marzo molti pensano che lo spagnolo sia destinato a dominare la stagione. Poi però, il 14 marzo cambia qualcosa.
Carlitos subisce la prima sconfitta stagionale contro Daniil Medvedev, in semifinale a Indian Wells. Jannik, invece, regola Zverev e si qualifica per la sua prima finale nel 2026. La svolta avviene proprio a partire dall’evento californiano. Dal primo torneo Masters dell’anno, Sinner inanella una serie straordinaria di trenta successi consecutivi, perdendo complessivamente solo tre parziali: il secondo del match contro Tomas Machac agli ottavi di Montecarlo, il primo in assoluto a Madrid contro Benjamin Bonzi e il secondo della semifinale romana contro Medvedev – match nel quale l’altoatesino è in evidente difficoltà fisica.
Per il resto, è un totale dominio dell’azzurro, che mette la firma su cinque tornei 1000 consecutivi: Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma. Mai nessuno c’era riuscito prima. Oltre al Sinner Sweep – termine coniato proprio a seguito di questi suoi sigilli -, l’italiano diventa poi il secondo tennista della storia, dopo Djokovic, a completare il Career Golden Masters. Il traguardo viene tagliato proprio nell’evento di casa, a Roma. Jannik riporta in Italia il trofeo del Foro Italico dopo cinquant’anni dal successo di Adriano Panatta. E si presenta al Roland Garros – suo principale obiettivo stagionale – da grande favorito. Poi però durante quel secondo turno…
Il crollo parigino e la rinascita londinese
Avanti 6-3 6-2 5-1 nel match contro Juan Manuel Cerundolo, il corpo di Sinner dice basta. Il numero 1 del mondo non è più in grado di competere. Continua, ma non c’è nulla che possa fare. Il mancino argentino lo mette al tappeto al quinto set e piazza una delle più clamorose – se non la più clamorosa – sorprese dell’anno. “Cerco sempre di vedere il lato positivo”, racconta Jannik dopo l’incontro. “Oggi semplicemente non era destino. Tante cose insieme hanno causato il problema, ma può succedere”. Non c’è allarmismo quindi. Da quell’episodio, solo riposo e lavoro in vista di Wimbledon, dove deve difendere il titolo.
Ai Championships l’italiano parte a rilento, sconfiggendo al debutto Miomir Kecmanovic al parziale decisivo. Poi, nonostante non mostri il suo miglior tennis, Sinner si fa strada sino all’ultimo atto senza lasciare set per strada. Nella sfida che vale il titolo, Zverev gli strappa il primo set e lo trascina al tie-break anche nel secondo. Da quel momento è un assolo tricolore. Il tedesco perde progressivamente le speranze di vittoria, mentre Jannik sale in cattedra. Titolo difeso e grandissima gioia per l’azzurro, che riguardo alla sua programmazione di fine estate afferma: “Dobbiamo capire se sia giusto giocare Montreal, Cincinnati, oppure soltanto uno. In questo momento la cosa più importante è staccare la testa”. E con essa anche il corpo, aggiungiamo. Solo che poi il ginocchio non si è più riattaccato.
Nove tornei per chiudere l’anno da n.2: i numeri folli di Sinner
La finale di Wimbledon, giocata domenica 12 luglio, resta quindi l’ultima partita disputata da Sinner, che si spera possa rientrare a gennaio in vista dell’Australian Open (non sappiamo ancora se con o senza Darren Cahill al suo fianco). Saranno quindi almeno sei mesi di stop dalle competizioni, di cui cinque nei quali vanno in scena tornei. Nonostante questa lunga assenza, Jannik possiede al momento attuale 7950 punti nella Race. Ovvero, più di tremila rispetto ad Alcaraz – rimasto lontano dal circuito per quattro mesi e mezzo a causa dell’infortunio al polso – e Ben Shelton, rispettivamente al terzo e quarto posto nella classifica che tiene conto dei punti conquistati nel 2026.
Poiché da qui a fine stagione mancano pochi appuntamenti, l’azzurro può quindi chiudere l’anno con un certo distacco in classifica dal terzo e dal quarto giocatore del ranking. Questo in una stagione nella quale ha preso parte solamente a nove appuntamenti! Per lui, 47 match disputati, di cui 44 vittorie e 3 sole sconfitte. Quindi, una percentuale di successi del 93,6%. Ma anche 10 affermazioni ai danni dei top 10, che comprendono 5 vittorie su Zverev, 2 su Medvedev, 1 su Djokovic, 1 su Shelton e 1 su Felix Auger-Aliassime. L’unico insuccesso è quello contro Nole a Melbourne.
Sappiamo che perderà il trono del ranking, dopo che è stato capace di diventare il decimo primatista della classifica ATP più longevo nella storia del tennis. L’infortunio fa male, non solo a livello fisico ma anche mentale. Nessuno avrebbe potuto pensare che l’ultimo atto di Wimbledon sarebbe stata l’ultima fotografia della stagione tennistica di Jannik – un’annata che gli può insegnare tanto in vista del futuro -, che sembrava destinato a chiudere l’anno da numero 1. Poi, è successo quel che è successo. E per il secondo anno consecutivo, a causa di un periodo di assenza dalle competizioni, Sinner finirà l’anno con l’argento mondiale al collo. Per quasi tutti sarebbe un risultato da festeggiare. Per lo status e per la posizione nella quale si trova lui, però, c’è senz’altro dell’amaro. Oltre al danno, la beffa.
