Il carattere forte di Fils: “Non mi tiro indietro da una lite. I miei genitori mi hanno cresciuto così”

“Quando parlo con qualcuno, siamo entrambi sullo stesso livello”, ha dichiarato Arthur Fils. “Io non sono il ragazzino e loro non sono gli adulti”

Di Andrea Binotto
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Arthur Fils - Madrid 2026 (foto X @MutuaMadridOpen)

Da tre mesi e mezzo Arthur Fils è tornato a competere nel Tour. Il classe 2004 francese era rimasto ai box per circa otto mesi, se non si conta il tentativo (fallito) di rientro a Toronto l’estate scorsa. Saltato anche il mese di gennaio 2026, l’attuale numero 19 del mondo ha deciso di ricominciare dai tornei sul duro, europei e mediorientali, a febbraio. Nel giro di tre mesi, accompagnato dalla nuova guida Goran Ivanisevic, Fils ha raggiunto la finale a Doha, i quarti a Indian Wells, le semifinali a Miami e Madrid, e ha fatto suo il titolo a Barcellona.

Questi risultati sorprendenti gli valgono per ora il quinto posto nella Race. Fenomenale se si pensa che, oltre ad aver saltato il primo Slam dell’anno e magari un 250 preparatorio in Oceania (oppure la United Cup), il 21enne francese non ha partecipato anche al 1000 di Montecarlo – per prepararsi al meglio in vista della stagione sul rosso – e nella sua ultima apparizione a Roma si è ritirato dopo soli quattro game contro Andrea Pellegrino. Chiaramente, si è fermato così da non rischiare di compromettere la sua presenza e la sua miglior forma al Major di casa, il Roland Garros, dove un anno fa si ritirò prima di scendere in campo al terzo turno, dopo che al secondo aveva battuto in una maratona epica di cinque set Jaume Munar.

Fils: “Fino a qualche anno fa in ogni partita perdevo la testa”

Come abbiamo già anticipato, il percorso del transalpino non è sempre stato privo di insidie. Sin da giovanissimo, Fils ha dovuto fare i conti con numerosi allenatori che riponevano in lui grandi speranze, le quali a sua volta si portavano dietro molta pressione. Ora sono molto più tranquilli perché vedono che so giocare bene a tennis e sono ancora qui”, ha raccontato il francese in un’intervista concessa a Tumaini Carayol per il The Guardian.Quando qualcosa va storto in campo, mi parlano senza giri di parole e questo mi aiuta. Se ho vicino persone di cui mi fido, a volte mi diranno cose spiacevoli, saranno severi con me. Ma se sono abbastanza maturo da accettarle, allora mi saranno d’aiuto”.

Questo invece non accadeva fino a qualche anno fa. Fils, infatti, non ha sempre avuto un bel temperamento dentro il rettangolo da gioco. In ogni partita perdevo la testa. Impazzivo, rompevo la racchetta, urlavo, mandavo la palla fuori dal campo. Facevo di tutto. Ma solo perché stavo perdendo. Odio perdere e quindi mi arrabbiavo tantissimo”.

Fils: “Quando parlo con qualcuno, siamo entrambi sullo stesso livello”

Nel corso del tempo, Arthur ha imparato anche a filtrare ciò che gli veniva detto da varie categorie di persone. Gli anziani cercano sempre di darti qualche consiglio. Alcuni sono davvero utili, altri invece nascono solo dal loro ego. E quando è per via del loro ego, lo fanno solo perché sei più giovane. Alcuni hanno cercato di farmi arrabbiare solo perché ero giovane”.

Non solo però queste figure sono riuscite a far scaldare Fils negli ultimi anni. Infatti, alcuni giocatori come Alexander Zverev, Daniel Evans o Thiago Seyboth Wild hanno avuto qualche diverbio con Arthur durante alcune partite. Non mi tiro mai indietro di fronte a una lite. È così che mi hanno cresciuto mio padre e mia madre. Quando parlo con gli altri, siamo tutti allo stesso livello. Io non sono il ragazzino e loro non sono gli adulti.

Fils: “Mio padre ha passato tante cose”

Non è un caso che il tennista francese abbia molta energia in campo. Il padre Jean-Philippe, nato ad Haiti ed emigrato in Francia quando aveva dieci anni, lo ha cresciuto forgiandolo inizialmente in un campo da tennis disastrato nella periferia di Parigi. Era una tragedia, ha dichiarato Arthur con il sorriso sulle labbra. “[Quella di Haiti] è una mentalità diversa. Non è una mentalità francese. È davvero dura. Mio padre ha passato tante cose. Nel corso del tempo ha cercato di farmi capire un po’ meglio la vita”. Ora, Jean-Philippe segue suo figlio quasi a ogni torneo.

E non può fare a meno di notare i suoi miglioramenti. Negli ultimi mesi l’attuale numero 19 al mondo ha perso molti chili, diventando così più agile e prestante in campo. Ha migliorato il servizio – anche se, a volte, è ancora un po’ ballerino -, ha accorciato il movimento del dritto rendendolo più compatto, meno sforzato e, dunque, più efficace. In sostanza, come ha detto lui stesso poche settimane fa a Barcellona, questa versione di Fils è meno spettacolare, ma più composta. E, cosa più importante, Arthur ha imparato a godersi di più il processo di crescita. Considerando che dopo lo Slam parigino non avrà nulla da difendere per otto mesi, la sua crescita nel ranking sembra quasi inevitabile. La top 10 lo sta aspettando.

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