PREMIUM Wimbledon, da Sinner a Djokovic: cinque domande in cerca di risposta

Il numero uno torna sull’erba dopo la ferita di Parigi e cerca il back to back ai Championships. Zverev arriva da campione Slam, Djokovic resta l’incognita eterna. Nel femminile occhi su Serena Williams e Jasmine Paolini

Di Carlo Galati
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Wimbledon Centre Court (foto Pxhere CC0 1.0 Universal)
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Wimbledon è il torneo delle certezze apparenti. Il bianco obbligatorio, l’erba del Centre Court, la liturgia dei Championships, il rispetto quasi religioso per una tradizione che sembra sempre uguale a se stessa. Poi, però, ogni edizione arriva con i suoi dubbi, le sue storie ancora da verificare. E quella che sta per cominciare ne porta con sé parecchie.

La prima riguarda Jannik Sinner, campione in carica e chiamato a misurare sull’erba londinese la tenuta fisica e mentale dopo la ferita di Parigi. Ma attorno al numero uno del mondo si muove un torneo pieno di interrogativi: Alexander Zverev arriva finalmente da campione Slam, ma deve ancora dimostrare di poter essere davvero protagonista a Wimbledon; Novak Djokovic resta l’uomo che nessuno può permettersi di considerare finito; Serena Williams torna a 44 anni e porta con sé una domanda che va oltre il risultato; Jasmine Paolini, due anni dopo la finale, cerca invece il modo di ritrovarsi dove era diventata grande.

Wimbledon è dunque (anche) una lista di domande. Cinque, soprattutto, possono orientare il racconto dei Championships.

1. Sinner, come sta davvero?

La prima domanda è inevitabile e contiene tutte le altre: come sta Jannik Sinner? Non soltanto fisicamente, perché da quel punto di vista le notizie che arrivano dall’avvicinamento londinese sembrano incoraggianti. Si è allenato con Jack Draper, uno che sull’erba britannica ci è cresciuto, e all’Hurlingham Club è atteso dal test al Giorgio Armani Tennis Classic, dove il suo nome è stato annunciato in un campo che comprende anche Cameron Norrie e Flavio Cobolli. Il primo impegno sull’erba dovrebbe essere proprio contro Norrie, in quella dimensione particolare dell’esibizione che non dà punti, ma può dare sensazioni. E, in questo momento, per Sinner le sensazioni contano quasi quanto il risultato.

Il punto, però, non è soltanto se Sinner abbia recuperato. Il punto è se abbia ricostruito fino in fondo quella sensazione di invincibilità controllata che lo ha accompagnato per mesi. Dopo una sconfitta come quella di Parigi, chiunque si metterebbe in discussione, non perché abbia perso certezze tecniche, ma perché anche i più grandi, quando cadono nel luogo in cui pensavano di poter dominare, devono rimettere in fila pensieri, energie e priorità. Sinner lo ha fatto staccando quasi tre settimane, ricaricando le batterie, tornando gradualmente al lavoro. E, soprattutto, tornando a Wimbledon da campione.

La domanda vera allora diventa un’altra: può fare il back to back? La storia dice che Wimbledon, più di altri tornei, ha spesso premiato le dinastie. Vincere una volta ai Championships significa entrare nel club; vincere due anni di fila significa cominciare ad abitarlo. Il torneo, soprattutto nel singolare maschile, ha costruito una parte importante del proprio mito proprio sulla ripetizione del dominio: Renshaw, i Doherty, Wilding, Perry, Laver, Borg, Sampras, Federer, Djokovic, Alcaraz. Nomi diversi, epoche diverse, stessa legge non scritta: sull’erba londinese il vero padrone non è soltanto chi vince, ma chi torna dodici mesi dopo e vince ancora.

I back to back nella storia del singolare maschile di Wimbledon

GiocatoreAnni consecutivi
John Hartley1879-1880
William Renshaw1881-1886
Wilfred Baddeley1891-1892
Joshua Pim1893-1894
Reginald Doherty1897-1900
Laurence Doherty1902-1906
Arthur Gore1908-1909
Anthony Wilding1910-1913
Bill Tilden1920-1921
Fred Perry1934-1936
Don Budge1937-1938
Lew Hoad1956-1957
Rod Laver1961-1962
Roy Emerson1964-1965
Rod Laver1968-1969
John Newcombe1970-1971
Björn Borg1976-1980
John McEnroe1983-1984
Boris Becker1985-1986
Pete Sampras1993-1995
Pete Sampras1997-2000
Roger Federer2003-2007
Novak Djokovic2014-2015
Novak Djokovic2018-2019, 2021-2022*
Carlos Alcaraz2023-2024

*Nel 2020 il torneo non si è disputato: per Djokovic si parla quindi di quattro edizioni vinte consecutivamente tra quelle effettivamente giocate.

Ecco perché il tentativo di Sinner non è soltanto una difesa del titolo, ma rappresenterebbe un passaggio di status. Wimbledon ha sempre riconosciuto i suoi veri padroni non al primo trionfo, ma alla capacità di tornare un anno dopo e vincere ancora, quando tutti ti aspettanotutti ti studiano e nessuno ti concede più il beneficio della sorpresa. Sinner non deve imitare nessuno, ma entrare in quella logica sì. 

Il dato più interessante, in fondo, è proprio questo: i suoi ritorni dopo i momenti difficili sono stati spesso vincenti. Lo scorso anno Wimbledon nacque anche dalla sconfitta di Parigi. Non ci sarebbe stata forse la stessa fame, nemmeno la stessa lucidità, senza quella ferita. Ora il percorso si ripete con proporzioni diverse. Sinner non deve dimostrare di poter vincere sull’erba, lo ha già fatto: deve dimostrare che può restarci sopra da padrone di casa.