Matteo Berrettini, per status e carriera, poteva davvero sognare un grande risultato in questo US Open 2026. Non dobbiamo e non possiamo nasconderci: il tabellone, per come si era messo, rappresentava una grande occasione per un accesso (almeno) agli ottavi di finale. Le premature sconfitte di Novak Djokovic, Andrey Rublev e Brandon Nakashima avevano infatti delineato uno spicchio del seeding davvero molto succoso, dove l’unica testa di serie rimasta era Tomas Martin Etcheverry (n. 27), che non incarna esattamente il prototipo dell’amante del cemento. E invece il romano ha sprecato una grande chance, facendosi rimontare da Mariano Navone – giustiziere di Djokovic – in 3-6 6-3 6-4 7-6⁴ al secondo turno dell’ultimo Slam stagionale.
Al di là delle elucubrazioni sul tabellone, e del fatto che uno tra Daniel Merida Aguilar, Alex Michelsen, Tomas Martin Etcheverry e Mariano Navone arriverà agli ottavi di finale – e scusate se è poco – un ragionamento deve essere fatto sullo stesso Matteo Berrettini. L’ottimo Roland Garros 2026, tolto il ritiro nei quarti contro Matteo Arnaldi, faceva presagire una possibilità di rivedere il ‘The Hammer’ che fu. Magari non quello capace di raggiungere una finale Slam, ma sicuramente quello in grado di tenere incollati gli appassionati al televisore anche di notte. Purtroppo, però, così non è andata. E anzi, il risultato è sempre il medesimo: a un passo dallo sbloccarsi, il 30enne romano torna ad essere vittima di sé stesso.
Il 2026 di Matteo Berrettini sul cemento
Matteo Berrettini ha un rapporto controverso con il cemento e questo 2026 lo ha reso evidente più che mai. Dopo la battaglia tennistica contro Grigor Dimitrov a Wimbledon, Matteo Berrettini ha ceduto all’esordio al National Bank Open presented by Rogers di Montreal proprio al cospetto di Mariano Navone. Al Cincinnati Open la vittoria su Titouan Droguet ha rappresentato un effimero elisir prima della sconfitta con Jiri Lehecka, così come quella con Stan Wawrinka allo US Open lo è stata per la caduta al cospetto del giustiziere di Novak Djokovic.
Se torniamo indietro di qualche mese, non è che la situazione migliori. Saltato l’Australian Open 2026 per recuperare al meglio, al BNP Paribas Open di Indian Wells ha rimontato Adrian Mannarino per poi cedere ad Alexander Zverev. Al Miami Open, invece, si è fermato all’ostacolo Valentin Vacherot dopo le convincenti affermazioni con Alexandre Muller e Alexander Bublik. Soprattutto in questa fase finale di stagione a preoccupare è il fatto che Matteo Berrettini non sembra più in grado di vincere neanche contro quegli avversari – come Mariano Navone – che gli sono inferiori in generale e che non hanno nel cemento la superficie prediletta.
Queste due caratteristiche, se entrambi appartenenti al suo avversario, erano quelle che gli avevano permesso di togliersi qualche soddisfazione sul cemento. Era successo, ad esempio, nella Coppa Davis 2025, condotta da autentico trascinatore. E proprio l’appuntamento per nazionali è stato l’ultimo acuto su questa superficie di Matteo Berrettini, anche se – va detto – proprio le caratteristiche dell’evento in sé facilitano la migliore resa di un giocatore, che si trova a rappresentare il proprio Paese, nel caso in questione davanti al pubblico di casa.
Matteo Berrettini e il rendimento sul cemento in carriera
Come dicevamo, però, il rapporto tra Matteo Berrettini e il cemento è molto particolare. La vittoria con Stan Wawrinka e la sconfitta con Mariano Navone in questo US Open 2026 hanno leggermente sporcato la statistica del suo rendimento a Flushing Meadows, dove comunque vanta il 70% dei successi in carriera, al pari di Wimbledon e di un punto percentuale dietro al Roland Garros. Certo, l’Australian Open è staccato (63%), ma non è che sia nemmeno clamorosamente basso.
Quanto ai Masters 1000, la situazione è simile. I due tornei in cui vanta una percentuale di vittorie maggiore sono il Rolex Shanghai Masters (cemento) e il Madrid Open (terra rossa) – appaiati al 63%, dove ha raggiunto rispettivamente una semifinale nel 2019 e una finale nel 2021. Seguono Rolex Montecarlo Masters (55%) e Internazionali BNL d’Italia di Roma (53%), ma non è troppo lontano il Miami Open, sede del suo terzo miglior risultato della carriera – il quarto di finale del 2025.
Sono due i dati che pesano parecchio sulla valutazione che si fa quando si associa Matteo Berrettini al cemento. Il primo sono le finali disputate su tutte le superfici: delle 16 totali, 9 sono su terra rossa, 6 sull’erba e solo 1 sul duro (Napoli 2022, sconfitto da Lorenzo Musetti). A questo si aggiungano le statistiche in carriera – a livello di circuito maggiore – sui tre ‘terreni di caccia’. Sul cemento vanta 189 successi e 121 sconfitte (60,9%), sul mattone tritato ha uno score di 112-55 (67%) e sui prati conduce 47-14 (77%).
Matteo Berrettini e il calo sul cemento
L’aspetto che in tutto questo deve far tenere sulle spine ‘The Hammer’ e tutti i suoi tifosi è che nel corso degli anni la curva delle sue prestazioni sul cemento è in calo. L’ultimo vero squillo, al di là delle edizioni della Coppa Davis, è stato il quarto di finale al Miami Open 2025. Tornando indietro, però, bisogna risalire alla finale di Napoli (2022). Se la tendenza è questa, con un fisico che a tratti lo abbandona e una convinzione nei propri mezzi che latita spesso e volentieri, appare difficile lavorare per ribaltare l’inerzia. Ma forse, anche a Matteo Berrettini, va bene così.
