US Open: clamoroso Jodar! Fa solo quattro game con Bu. Bene Medvedev e Shelton

Fuori a sorpresa anche Rublev, eliminato da un ottimo Merida, e Nakashima

Di Niccolò Moretti
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(x @atptour_ES)

Inizia nel segno di eliminazioni eccellenti la quarta giornata a Flushing Meadows con l’uscita dai giochi di Rublev, in evidente calo negli ultimi tempi, sconfitto da un Daniel Merida in grande spolvero, di Nakashima, surclassato da una manifestazione di netta superiorità da parte di Michelsen (c’è da dire che Nakashima non si era certo risparmiato nelle ultime settimane, raggiungendo le semifinali dei due tornei dello swing estivo sul cemento nordamericano) e di un Jodar molto sulle gambe e alle prese col clima torrido della Grande Mela. Va avanti quasi col pilota automatico Medvedev, Shelton con qualche difficoltà in più ma comunque in serenità.

[7] D. Medvedev b. [WC] S. Gorzny 6-1 6-3 7-5

(di Andrea Binotto)

Finisce al secondo turno la favola di Sebastian Gorzny, wild card americana numero 731 al mondo. Lo statunitense poco ha potuto contro il campione dell’edizione 2021, Daniil Medvedev. Il russo lo ha superato in poco più di due ore di tennis sul Louis Armstrong Stadium. Un ascendente 6-1 6-3 7-5 per Meddy, che solo nel terzo set ha subito l’orgoglio del suo avversario, bravo a cancellare le prime sei palle break offerte nel parziale. Perso il servizio nell’11esimo gioco, Gorzny si è procurato l’unica chance in risposta nel match. Inanellando però tre punti vinti uno dietro l’altro, il numero 8 del mondo ha tagliato il traguardo.

Resta comunque il torneo della vita per Gorzny – che ricordiamo la stava per perdere (la vita) qualche anno fa -, strepitoso nell’annullare cinque match point a Raphael Collignon al primo turno. Questo risultato permetterà all’americano di entrare nella top 500. Dal lato opposto, Medvedev arrivava a questo torneo con poca fiducia, date le 4 sconfitte negli ultimi 5 incontri disputati. Vincendo questo match, però, il russo è diventato il quarto tennista in attività ad aver intascato 35 successi nel Major newyorchese, dopo Novak Djokovic (95), Stan Wawrinka (46) e Marin Cilic (41). In seguito all’affermazione in tre set su Hugo Gaston all’esordio, Daniil ha quindi confermato il suo status. Al terzo turno, per lui, ci sarà il francese Arthur Rinderknech.

A. Michelsen b. [16] B. Nakashima 6-3 6-4 6-4

(di Andrea Binotto)

Tutto ci si poteva aspettare, fuorché questo risultato. Alex Michelsen ha surclassato il connazionale Brandon Nakashima, giocando un match solidissimo in fase difensiva e preciso in zona d’attacco. Per 6-3 6-4 6-4, in meno di due ore di gioco sul Grandstand, è stato l’attuale numero 46 del mondo ad avere la meglio nel primo testa a testa con il 16esimo favorito del seeding, reduce dalle settimane migliori della sua carriera – semifinali a Washington e Cincinnati, in mezzo l’ultimo atto a Montreal e un primo turno super convincente a New York contro Sebastian Baez.

Perso il servizio in avvio di partita, Michelsen ha trovato i binari giusti a partire dal terzo game. Da lì in poi non c’è stato nulla da fare per Nakashima, che non è più riuscito a strappare la battuta all’avversario. Michelsen ha così terminato il match con l’88% di conversione con la prima, lui che all’esordio aveva rifilato un netto 3-0 anche a Federico Cinà. Per il giovane statunitense si tratta del secondo derby di rilievo vinto in stagione sul suolo americano, dopo il successo ai danni di Taylor Fritz a Indian Wells. Prima volta al terzo turno dello US Open per Alex, che ora affronterà lo spagnolo Daniel Merida.

D. Merida b. [23] A. Rublev 6-7(3) 6-2 6-4 6-4

(di Andrea Binotto)

Lo aveva dimostrato prima a Umago, vincendo il titolo, poi a Montreal, raggiungendo i quarti. L’estate di Daniel Merida continua a livelli altissimi. In due ore e trequarti di gioco, nel loro primo confronto diretto sul Court 11, lo spagnolo ha battuto Andrey Rublev in rimonta. Per 6-7(3) 6-2 6-4 6-4, l’iberico ha confermato quanto di buono messo in mostra nelle ultime settimane. Dopo un primo set perso al tie-break, nel quale il russo ha lasciato partire dritti al fulmicotone, nel secondo e nel terzo parziale Merida è stato impeccabile in battuta e incisivo in risposta. Nel quarto parziale invece, trovatosi sotto 0-2, lo spagnolo ha agguantato sei dei successivi otto giochi, che gli hanno consentito di mettere la firma sull’incontro.

Si era salvato al primo turno, annullando un match point a Otto Virtanen per poi completare la rimonta da 0-2. Questa volta, però, Rublev non ha saputo ribaltare l’inerzia, e chiude quindi in negativo lo swing americano (2 vittorie e 3 sconfitte). Dal sigillo a Bastad sembrava fosse tornato a ottimi livelli. E invece… Chi prosegue nel torneo è dunque Merida, che ha ottenuto la sua miglior affermazione in carriera per ranking dell’avversario battuto (n. 24), vincendo il 66% dei punti sulla seconda del russo. Lo spagnolo si è così qualificato per la prima volta al terzo turno di uno Slam.

[8] B. Shelton b. H. Hurkacz 6-3 5-7 7-6(3) 7-5

Ben Shelton supera un altro esame sul cemento di New York. Sotto il tetto dell’Arthur Ashe Stadium, lo statunitense si libera di Hubert Hurkacz col punteggio 6-3 5-7 7-6(3) 7-5 al termine di una partita molto equilibrata, qualificandosi per il terzo turno dello US Open. Dopo aver perso il secondo set, Shelton ha reagito affidandosi alla potenza del servizio e del dritto.

Shelton prende il controllo del primo set imponendo subito la propria fisicità e trovando spesso ildritto per aprirsi il campo. Hurkacz reagisce nel secondo, riuscendo a contenere meglio l’aggressività del mancino americano e trovando il break decisivo nel finale per pareggiare il conto dei parziali. La partita si fa ancora più equilibrata nel terzo set, con poche occasioni in risposta e i servizi a scandire il ritmo. Al tie-break, però, Shelton alza la velocità dei colpi e ha prende rapidamente il comando degli scambi, imponendosi 7-3.

Il quarto parziale ha seguito un copione simile. Hurkacz continua ad aggrapparsi al suo fondamentale migliore, la battuta e costringe l’avversario a giocare diversi game ai vantaggi, ma Shelton è stato bravo a conservare maggiore lucidità nelle fasi decisive. Sul 6-5, con il polacco al servizio per trascinare il set al tie-break, lo statunitense aumenta sensibilmente il ritmo in risposta e riesce a trovare lo strappo che chiude il match

Shelton termina con 44 vincenti e 35 errori non forzati, ma soprattutto una grande qualità nel riuscire a trovare trovare una marcia in più proprio nei passaggi che hanno indirizzato gli ultimi due set, per uscire senza troppi patemi da una partita che poteva essere molto torbida. Affronterà al terzo turno il vincente tra Shapovalov e Van Assche

[LL] Y. Bu b. [12] R. Jodar 6-2 6-1 6-1

Clamorosa eliminazione sul campo 17, dove Rafa Jodar, dodicesima testa di serie, viene travolto col punteggio di 6-2 6-1 6-1 dal cinese Bu Yunchaokete. Un risultato difficile da pronosticare anche perché Bu non era riuscito a superare le qualificazioni: sconfitto all’ultimo turno da Cinà la settimana scorsa, era entrato nel tabellone principale soltanto come lucky loser, in seguito al ritiro di Thanasi Kokkinakis.

Il cinese ha però sfruttato al meglio l’occasione, prendendo il controllo dell’incontro fin dai primissimi game e senza più concedere a Jodar la possibilità di rientrare. Lo spagnolo è apparso in evidente difficoltà fisica, quasi in apnea e impotente difronte ai colpi dell’avversario, e non ha mai trovato ritmo, accumulando errori gratuiti e mostrando pochissima lucidità nella gestione degli scambi. Il punteggio fotografa una partita a senso unico, nella quale il talentino spagnolo non è riuscito a cambiare né intensità né soluzioni tattiche.

Sull’andamento dell’incontro hanno sicuramente inciso anche le condizioni particolarmente impegnative di New York, con temperature elevate e un’umidità prossima all’80%. Bu, avendo disputato tre partite nelle qualificazioni e trascorso più tempo nella città, potrebbe essersi presentato con un adattamento migliore al clima rispetto allo spagnolo, apparso presto in affanno.

Esce così uno dei giocatori più attesi del torneo,in una di quelle giornate in cui alle difficoltà fisiche si è aggiunta la totale incapacità di limitare i danni sul piano tecnico. Jodar paga anche una gestione ancora acerba delle partite nelle quali il proprio tennis non funziona: un limite evidente, ma comprensibile per un ragazzo che comunque ricordiamo essere alla prima stagione assoluta nel circuito maggiore.

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