Andrea Petkovic, dove danzare se non a Charleston?

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Andrea Petkovic, dove danzare se non a Charleston?

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TENNIS AL FEMMINILE – Battendo Jana Cepelova a Charleston, Andrea Petkovic ha vinto il primo torneo  Premier in carriera, a distanza di tre anni dal suo ultimo successo. Storia di una giocatrice tanto forte caratterialmente quanto sfortunata e fragile fisicamente.  

In uno dei tipici filmati della WTA, alla domanda su quali siano propositi e aspirazioni per l’anno nuovo, le prime due giocatrici intervistate esprimono lo stesso desiderio: rimanere sane.
Non che sia sorprendente: evitare malattie e infortuni naturalmente è importante per tutti; ma per gli sportivi la salute (anzi: la perfetta salute) è condizione indispensabile per poter esercitare al meglio la propria professione. E sappiamo che nel corso di una carriera sono inevitabili periodi di appannamento determinati da défaillance fisiche, più o meno gravi.
Se questo è vero, è anche vero però che per alcuni tennisti rimanere sano è impresa particolarmente difficile.

Nella settimana appena conclusa, Andrea Petkovic ha vinto sulla terra verde di Charleston il suo terzo torneo, ma quasi si esita a raccontare finalmente una pagina felice della sua carriera, tanto fragile e precaria è apparsa ultimamente la sua integrità fisica.
La maggior parte degli appassionati probabilmente ricorda il suo sfortunatissimo 2012, ma in realtà le sue avversità fisiche sono più antiche, e cominciano molti anni prima, quando la carriera era ancora agli inizi.

 

Petkovic ha seguito un percorso sportivo abbastanza anomalo. E’ nata nel 1987 in Bosnia-Erzegovina (allora ancora Jugoslavia) e quando aveva solo sei mesi la sua famiglia si è trasferita in Germania, dato che il padre (ex giocatore professionista) aveva trovato lavoro in una scuola di tennis a Darmstadt.
A differenza di molte tenniste di successo, Andrea ha aspettato di raggiungere il diploma di scuola superiore prima di dedicarsi seriamente al tennis. A questo proposito, una delle poche giocatrici attuali che ha compiuto la stessa scelta è stata la connazionale Mona Barthel (come avevo raccontato qualche settimana fa).

Per entrambe questo ha implicato tempi ritardati rispetto a quasi tutte le loro coetanee.
Petkovic, ad esempio, ha la stessa età di Sharapova, però tennisticamente ci sono molti anni di differenza: Maria aveva già vinto un paio di Slam quando Andrea ancora si dedicava principalmente allo studio.

Dicevo dei suoi problemi fisici ad inizio carriera. Probabilmente per le tenniste il momento fondamentale per dare una solida impostazione professionistica alla propria attività è riuscire ad entrare in pianta stabile tra le prime 100 del mondo (meglio ancora vicino alle 50). In questo modo si può prendere parte agli Slam e a quasi tutti i tornei WTA senza passare dalle qualificazioni, potendo così raggiungere una certo equilibrio economico e tecnico, con tutto quel che ne consegue in termini di programmazione e di qualità del team su cui fare conto.

All’inizio del 2008 Petkovic aveva raggiunto quel punto cruciale: era salita al 92mo posto, e per la prima volta poteva partecipare agli Australian Open. Ma al primo game in assoluto disputato a Melbourne, si procura la  rottura del crociato del ginocchio destro. Riguardando il momento dell’infortunio, ci si ritrova ancora più dispiaciuti vedendo che l’avversaria di quel giorno era Anna Chakvetadze, un’altra giocatrice che in quanto a sfortuna ha raggiunto livelli record; a sottolineare ulteriormente che senza la salute la carriera di uno sportivo davvero non può esistere.

Vorrei soffermarmi sulla parte finale del filmato. Non so chi l’abbia messo in rete, e forse il taglio è stato fatto sbadatamente. Tuttavia il modo in cui si conclude lo trovo significativo: Petkovic esce dal campo (addirittura sulle sue gambe) dopo essersi ritirata, e lo speaker annuncia il match successivo (Johansson vs Baghdatis) con conseguente ovazione del pubblico.
Intendiamoci, non credo si possano muovere particolari accuse agli spettatori, che non potevano sapere della gravità dell’infortunio di quella giocatrice esordiente. Però con il senno di poi si percepisce tutta la durezza dei meccanismi del tennis professionistico: chi si infortuna rischia di essere messo da parte immediatamente e dimenticato senza troppi rimpianti; avanti con il nuovo match.

Per Andrea quel crac al ginocchio significava gettare via in un istante tutti gli sforzi fatti negli anni precedenti per scalare il ranking. Nemmeno un game intero giocato, appena sfiorato il vertice, e si ritrovava a dover ricominciare tutto da capo: una vera e propria fatica di Sisifo. Operazione e otto mesi di stop. Al rientro non sarebbe stato sufficiente il periodo di ranking protetto a permettere il completo recupero della condizione dopo un infortunio così serio. Per tornare ad essere una giocatrice del tutto pronta, Petkovic avrebbe avuto bisogno di più di un anno.

Bisogna anche dire che, considerato il suo modo di giocare, per lei la condizione ottimale è davvero imprescindibile.
Il suo è un tennis di ritmo e potenza. Anche per questo si è costruita una fisico particolarmente prestante, e dato che secondo me non dispone di grande tocco né di tante varianti di gioco, per poter emergere ha bisogno di essere in forma assoluta.
Ha un modo di giocare che non permette grandi margini di sicurezza: in particolare di rovescio si basa su traiettorie tese che se non vengono eseguite con un timing perfetto rischiano di infrangersi in rete.

Nel dritto (che è più forte del rovescio) adotta una open stance esasperata, a volte direi perfino troppo, tanto che secondo me qualche volta si trova in difficoltà a spingere al massimo sul lungolinea. In ogni caso la sua direzione prediletta è quella incrociata.
Anche per questo quando vuole giocare il lungolinea (e ancor più il dritto anomalo) tende a posizionarsi con molto anticipo, rendendo più facile all’avversaria l’interpretazione della direzione del colpo.
Quando Petkovic è davvero in condizione, il suo gioco di costante pressione diventa molto solido: i gratuiti scendono drasticamente e riesce a tenere a lungo un palleggio ad alta velocità con cui finisce per soffocare quasi tutte le avversarie, fatta forse eccezione solo per le primissime del ranking.
In sostanza direi che la vera forza del suo tennis si basa sulla solidità dei fondamentali da fondo, considerata anche l’efficacia della risposta (forse un po’ più debole sugli allunghi) e, specie nell’ultimo periodo, anche l’incisività della battuta.

A rete secondo me colpisce discretamente da ferma, mentre correndo in avanti fatica molto di più a dosare il tocco di palla. Sulle palle alte, a volte, invece che giocare la volèe di rovescio dorsale preferisce l’esecuzione della volèe alta di dritto giocata con la sinistra; caratteristica davvero rara, visto che di solito il cambio di mano le giocatrici tendono a farlo sugli allunghi da fondo (ad esempio Sharapova e Pavlyuchenkova spesso giocano dei dritti con la sinistra al posto del rovescio bimane).

Questa era la Petkovic che era riuscita ad entrare in top ten nel 2011, e a contendere fino all’ultimo a Radwanska e Bartoli l’ultimo posto utile per il Masters di Istanbul. Andrea era diventata la migliore giocatrice di Germania, la prima a rientrare nell’elite WTA dopo undici anni. La sua costante crescita sembrava procedere bene, quando all’inizio del 2012 sono ricominciati i guai. Prima una frattura da stress alla schiena (Australian Open saltati): quattro mesi ferma.

Poi l’impressionante infortunio alla caviglia a Stoccarda contro Azarenka, appena rientrata. Cinque mesi di stop, tempo non sufficiente per usufruire del ranking protetto (6 mesi senza partite è il minimo per averne diritto), ma l’interruzione sommata a quella del primo infortunio alla schiena ha significato stagione e classifica compromess
E il 2012 aveva ancora in serbo un’ultima amarezza proprio alla sua conclusione. Il 29 dicembre, nel primo giorno di Hopman Cup (di fatto l’apertura della stagione 2013) Andrea si infortuna al menisco. Sulle prime sembra una cosa da niente: prima qualche piegamento sospetto, e dopo un paio di scambi ancora disputati (sufficienti a terminare il game e il set) arriva il MTO e poi il ritiro.
Così si conclude il suo annus horribilis. Il 2012 è finito, ma il 2013 è già in parte compromesso. Senza ranking protetto, risalire diventa durissimo.

Di nuovo come Sisifo, tutti gli sforzi precedenti diventano inutili, e Andrea si ritrova per la terza volta nella carriera con la montagna della classifica da scalare; questa volta il punto più basso è il 177mo posto (4 marzo 2013).
Usufruisce di wild card in alcuni tornei WTA, ma deve giocare le qualificazioni del Roland Garros, dove perde al secondo turno dalla cinese numero 156 del mondo Yi-Miao Zhou, fallendo quindi l’accesso al tabellone principale.
Dando un’occhiata alla tabella della sue partecipazioni Slam si possono capire tutti gli ostacoli che ha incontrato lungo la strada di tennista:

Petkovic - tabella Slam


Di solito evito di fare il riepilogo delle stagioni delle giocatrici, con date e risultati, perché lo trovo abbastanza inutile e noioso; secondo me per questo genere di informazioni vanno più che bene Wikipedia o il sito WTA. Però questa volta ho voluto mettere uno in fila all’altro gli infortuni di una giocatrice perché credo che così si possa capire meglio cosa significa per un professionista dello sport disporre o no della propria integrità fisica.

A questo proposito la stessa Petkovic ha confidato che dopo l’ultimo infortunio ha temuto di non riuscire a risalire per l’ennesima volta, pur avendo dentro di sé la volontà di continuare con il tennis, perché volontà non sempre significa certezza di successo (“ho dubitato di me stessa tutti i giorni e mi capita ancora. Ma non ho mai smesso di volerlo”). Personalmente trovo sorprendente quanto la sfortuna e tutte queste avversità siano in contrasto con il suo carattere aperto ed espansivo.
Generosa in campo, dà l’impressione di mettere tutta se stessa nel gioco, e a fine partita è sempre sportivissima con l’avversaria, anche quando perde il match decisivo della stagione. Andrea ha chiaramente grande facilità di dialogo e sembra una leader nata, quanto meno con le sue compagne di squadra. Un modo di comportarsi molto estroverso che l’ha resa popolare, ma qualche volta anche un po’ indigesta ad alcune colleghe. Non tutte, ad esempio, hanno gradito la Petkodance, il balletto fatto al termine delle partite vinte.

Per quanto mi riguarda, devo confessare di essere vittima di un “pregiudizio” positivo nei suoi confronti. Parlo di pre-giudizio, perché l’opinione su di lei me l’ero fatta prima che diventasse davvero famosa e conosciuta.

I lettori meno recenti di Ubitennis, infatti, Petkovic l’hanno apprezzata molto prima che avesse i migliori risultati, e questo grazie a Monique Filippella, che l’aveva “scoperta” al torneo di Bad Gastein del 2010 e ci aveva raccontato del suo particolare modo di porsi e della sua attenzione nei confronti degli altri.

Così poi era stato cercato il suo sito, dove pubblicava i filmati di Petkorazzi, parlava dei suoi studi e dei suoi interessi. Questi sono i link di quegli articoli (ciascuno con una parte dedicata ad Andrea), che consiglio di leggere a tutti; a maggior ragione a chi in quel periodo non seguiva Ubitennis e  quindi non ha avuto la fortuna di conoscere i fotoracconti di Monique:

Benvenuti a Bad Gastein

Finisce l’avventura di Dentoni

Il mistero della Matrioska

Sissi e Franz a Bad Gastein

– Tutti pazzi per Petkorazzi

A causa di quei fotoracconti avevo deciso di seguirla al primo turno degli US Open 2010, quando Andrea ha inventato la petkodance, che ho quindi avuto “il privilegio” di veder nascere in diretta. E forse se si contestualizzasse un po’ la genesi di quella esultanza si capirebbe che a volte le cose accadono quasi per caso, senza particolari desideri esibizionistici. In quel momento Petkovic non era ancora una tennista molto nota, nemmeno testa di serie. Tanto è vero che le era capitato un primo turno sulla carta quasi proibitivo: Nadia Petrova allora numero 16 del ranking, ma soprattutto reduce dalla finale di New Haven la settimana precedente.

Probabilmente proprio perché la possibilità di passare sembrava piuttosto remota, Andrea aveva fatto una scommessa con il suo allenatore: in caso di vittoria avrebbe ballato a fine match. Anch’io, pur avendo deciso di seguirla a notte inoltrata, non nutrivo grandi speranze. E invece riuscì a spuntarla (al tiebreak del terzo set, giocando pure bene) mantenendo di conseguenza la promessa. A dire il vero la danza venne effettuata in uno stadio quasi completamente vuoto, visto che il match era stato programmato come ultimo sull’Armstrong e la partita era andata per le lunghe.

Così la petkodance divenne un portafortuna, ma forse se al turno successivo non avesse sconfitto una giocatrice locale (Bethanie Mattek Sands, in un altro match lottatissimo), la cosa si sarebbe notata meno. Invece crescita di risultati e popolarità andarono di pari passo, e le affermazioni del biennio successivo fecero il resto.

P.S. Ho chiesto conferma a Monique Filippella, e quindi posso anticipare che, salvo imprevisti, finalmente ritornano i suoi straordinari fotoracconti. Appuntamento per il torneo di Stoccarda, tra meno di due settimane.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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