TENNISPOTTING maggio, Dimitrov e Raonic: le speranze ardite e poi tradite

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TENNISPOTTING maggio, Dimitrov e Raonic: le speranze ardite e poi tradite

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Dimitrov si procura il matchpoint contro Berdych con una epica volée in tuffo (foto C. GIULIANI)

TENNIS TENNISPOTTING – Il sole caldo e alto, le palline che viaggiano alte, in sicurezza e nel cono visivo dell’arbitro che può anche non abbassare lo sguardo tanto sono alte le traiettorie, con i piedi dei giocatori che si allontanano dalla riga di fondocampo ancora di più del solito: è la terra battuta e se non sei fisicamente pronto aspetta giugno, ché poi si gioca su erba.

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A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

 

Si giocano due Master 1000 a maggio: Madrid e Roma. Poi chi vuole, chi non è arrivato troppo in fondo – e quindi logoro – a questi due tornei, può mangiarsi un pretzel a Düsseldorf (che nel 2015 non ci sarà) o sorseggiare un espresso a Nizza. Perché poi c’è il Roland Garros, di cui parleremo a giugno, però. Madrid e Roma si giocano praticamente di fila, ci sono tutti i migliori e sono, o dovrebbero essere, tutti nel culmine della forma psicofisica.

TENNISTA DEL MESE
Claudio Giuliani: La legge del contrappasso al contrario vede Rafael Nadal vincere il torneo di Madrid grazie all’infortunio di Kei Nishikori, mentre a Roma in finale lo spagnolo perde da Djokovic. Sulla terra battuta solo Novak ha le armi, la tenacia e la pazienza per battere il maiorchino, specie due set su tre. Tre su cinque, come vedremo in seguito, è difficile se non impossibile. Ad ogni modo Nadal ha rischiato di finire i mesi di aprile e maggio senza titoli sulla terra battuta, roba da appendere la racchetta al chiodo. Ma comunque non scelgo nessuno dei due per eleggere il giocatore del mese, che secondo me è Milos Raonic. L’ho visto dal vivo a Roma in due occasioni e mi ha impressionato per i miglioramenti intravisti nel primo trimestre. Tra l’altro ritengo che la superficie migliore per lui sia proprio la terra battuta, quella che gli concede più tempo per la sua ampia apertura di diritto. Di rovescio è leggerino ma sulla terra deve contenere e ha quindi il tempo per girare attorno alla palla e caricare col diritto, movimento ampio e lungo che sul veloce non riesce ad avere la stessa efficacia se la velocità del gioco è più alta. Il match con Djokovic è stato molto bello; Novak ha rischiato di uscire ma alla fine ha meritato perché rispondere per due ore a servizi sempre sopra i 215 kilometri orari con punte molto ripetute di prime palle oltre i 230 è cosa che solo lui può fare. Bravo Raonic e bravo anche Bolelli che l’ha fatto soffrire nel primo turno del torneo.

Daniele Vallotto: Milos Raonic non lo amo particolarmente e il suo maggio non mi ha entusiasmato. A Roma, se guardiamo il livello degli avversari, non è che abbia fatto sfracelli ma è arrivato dove il suo ranking gli ha permesso di arrivare. Bolelli, Tsonga e Chardy non sono dei tennisti banali ma è anche ora che i giovani comincino a essere costanti e a battere chi sta sotto di loro. A conti fatti, Raonic ha giocato la migliore partita della settimana quando ha perso: un brutto paradosso per chi vuole diventare un campione. Per cui scelgo Novak Djokovic che a Roma gioca un torneo molto buono, non eccellente ma certamente di buon livello (e poi si presume che l’eccellenza arrivi tre settimane dopo). E dire che il percorso al Foro Italico non è stato mica semplice: un set ceduto a quella vecchia volpe di Kohlschreiber (uno dei miei preferiti nel circuito), uno a Ferrer, uno a Raonic e poi il primo set della finale ceduto a Nadal. Ma i due set con cui ha spazzato via il maiorchino fanno dimenticare tutte le incertezze della settimana e ci consegnano un Djokovic carichissimo per il Roland Garros. Ma quando si dice che tre su cinque è un altro sport non è che si stia esagerando, eh…

DELUSIONE DEL MESE
Claudio Giuliani
: Ero in tribuna a guardare Fabio Fognini che veniva eliminato da un ottimo Lukas Rosol. Non la considero una sorpresa. Il miglior giocatore italiano ha avuto sempre un rapporto complicato con il torneo di casa e i romani non sono tanto inclini a tollerare certi atteggiamenti da sbruffone. Infatti Fogna lascia il campo fischiando e battendo le mani in maniera provocatoria. Vabbè, andiamo oltre. Nadal ha deluso. A Madrid è arrivato in finale con un tabellone ridicolo in quanto a difficoltà per lui (Monaco, Nieminen, Berdych, Bautista-Agut) ed è andata come detto. A Roma ha sudato tantissimo fino alla semifinale, battendo al terzo set un ottimo Simon, poi Youzhny sempre al terzo e poi Murray. Deludente. Ancora una volta un altro segnale che Nadal non è, nel periodo dell’anno che preferisce, il miglior Nadal. Per me è lui la delusione del mese di maggio.

Daniele Vallotto: L’indecisione è tanta ma alla fine mi arrendo all’evidenza e per il terzo mese di fila scelgo Nadal per la delusione del mese. Il problema è che il torneo vinto è decisamente immeritato e quello che perde in finale è decisamente meritato. A Madrid lo spagnolo passeggia (c’è Berdych ai quarti ma oramai è poco più di un bye, il ceco, specie sulla terra) e poi in finale trova la folgorazione della settimana: Kei Nishikori. A Roma cede set a Simon, Youzhny (!), Murray (!!) e poi in finale non riesca ad arginare SuperNovak dopo aver vinto il primo set. Vorrei però spendere qualche parola sulla finale di Madrid. Seguo Nishikori con una certa costanza (diciamo dal 2011 in poi) e penso quel set e mezzo contro Nadal sia stato il migliore che abbia mai giocato. Precisione, profondità, timing, ritmo: tutto Bollettieri in un’ora circa. Si può apprezzare o meno il Bollettieri pensiero ma è indubbio che Kei abbia sviluppato in maniera eccezionale e del tutto personale gli insegnamenti della sua Academy. Ne è risultato un tennista molto simile a Davydenko, forse più potente e veloce: un Kolya 2.0. E per qualche minuto, penso che Nadal abbia temuto che lo spirito del russo fosse sceso sulla Caja Magica. Il rovescio della medaglia è però un fisico minuto e forse un po’ fragile e così Nishikori ha dovuto rimandare l’appuntamento con il primo Master 1000, che avrebbe ampiamente meritato. Purtroppo, se non migliorerà il suo vero punto debole, cioè il servizio, sarà sempre costretto a chiedere il massimo al proprio corpo per vincere qualcosa di grosso.
Tornando a Nadal, penso ci siano pochi dubbi che quella del 2014 è la peggior campagna rossa di sempre. Ma, come per Raonic, c’è un paradosso: se dopo la vittoria di Madrid, il Nadal in conferenza stampa si mostra pessimista, quello dopo la sconfitta di Roma è inspiegabilmente ottimista. E vedremo che non è un bluff.

COLPO DEL MESE
Claudio Giuliani:
Ero a non più di cinque metri da Grigor Dimitrov quando ha fatto questo colpo sotto i miei occhi e dentro l’obiettivo della mia reflex. Se avrete la pazienza di guardare tutti i replay del colpo vedrete che in quello da dietro il bulgaro dà alla volée una traiettoria esterna assurda. Mi piace molto anche questo recupero di Nadal, dove dimostra la solita manualità sottovalutata dai più, ma Dimitrov è sempre presente negli Hot Shot di ogni torneo. Questo mese tocca a lui.

Daniele Vallotto: Ci vuole bravura a catturare il momento e poi ci vuole un po’ di fortuna ma anche e soprattutto un po’ di intuito. E quindi bravo bravissimo a Grigor Dimitrov, che gioca un colpo che coglie di sorpresa anche lui (a giudicare da come si rialza di colpo per festeggiare col Pietrangeli in piedi) e bravo bravissimo anche a Claudio, perché certe volte la storia si sta svolgendo sotto ai nostri occhi e nemmeno ce ne accorgiamo.

PARTITA DEL MESE
Claudio Giuliani
: Il miglior Murray dell’anno si vede a Roma, contro un buon Rafael Nadal dopo i primi turni thriller del torneo. Il match è in programma di sera e il pubblico assiepa corposo il centrale del Foro Italico. I due si spartiscono i primi due set, con Rafa sotto shock nel primo ma che nel parziale seguente dà prova di essere sempre lui, gasandosi con il suo gancio sinistro tirato al cielo. Il terzo set è il migliore del torneo, con continui capovolgimenti e i due che si rincorrono nel punteggio, mettendo a segno finalmente punti spettacolari. Il pubblico gradisce le oltre due ore e mezza di gioco di tennis muscolare sì, ma di una lotta serrata fra un Nadal che sembra il solito sul rosso e un Murray finalmente ritrovato. C’è poco da fare: sulla terra si gioca così, ci vogliono i muscoli, i polmoni e il cuore. In questa partita due dei migliori esponenti di questo tipo di tennis hanno reso incerto l’esito della partita fino agli ultimi due game. Potevano fare meglio? Non credo. Il pubblico se ne è andato soddisfatto e per me il match del mese è loro. Menzione anche per lo scoppiettante Berdych-Dimitrov e per Wawrinka-Haas, partita divertente ma con Stan sempre distratto. Il ragazzo svizzero ogni volta che vince un torneo ha bisogno forse di un mese di vacanza.

Daniele Vallotto: Visto che con Raonic sono stato un po’ severo più sopra, scelgo la sua semifinale contro Djokovic. Due ore buone di incertezza totale ma alla fine viene fuori la maggiore caratura e soprattutto il fisico migliore. Djokovic, con le tre ore contro Raonic, dimostra che per batterlo due su tre serve essere al 100% e probabilmente nemmeno basta. Riepilogo le sue sconfitte nei Master 1000: Federer a Montecarlo (e fu un ottimo Federer), Tsonga a Montreal dopo la sbronza di Wimbledon (e contro il miglior Tsonga dell’anno), Robredo a Cincinnati (l’unica sconfitta ingiustificabile) e Federer a Shanghai. Due sconfitte più che comprensibili (Shanghai e Montreal), una in cui era forse scarico (Montecarlo) e una quarta (Cincinnati) che tradisce la voglia matta di Djokovic di vincere quel torneo. A ben pensarci, le due sconfitte più deludenti dell’anno subìte dal serbo sono quelle arrivate nei due grandi tornei che gli mancano. Io non penso che sia un caso.

SORPRESA DEL MESE
Claudio Giuliani
: Vedere un Milos Raonic così competitivo sulla terra battuta non può che essere una sorpresa per me. L’ho sempre considerato un giocatore noioso da vedere, almeno fino all’avvento del team Piatti-Ljubicic. Ora invece gioca con giudizio ed è diventato un avversario temibile per tutti. Però l’ho già eletto giocatore del mese. Possiamo considerare Nishikori una sorpresa? Si parla di lui come uno dei prossimi a salire nei piani alti da molto. Gioca bene da anni ma senza picchi di regolarità. A Madrid ha fatto vedere cosa è in grado di fare, ma, onestamente, non mi ha sorpreso vederlo giocare bene. Mi sorprenderà quando vedrò giocarlo bene con regolarità. E allora divago un po’ – avrai clemenza spero – la sorpresa del mese è Roger Federer. Sì, perché è stata veramente una sorpresa per tutti trovarlo a Roma qualche giorno dopo la nascita dei gemelli maschi. Si è palesato il martedì mi pare, il giorno prima di scendere in campo e perdere contro Chardy, ottimo peraltro. Il martedì pomeriggio sono riuscito a intrufolarmi sul balcone dei uno degli sponsor del torneo, per ammirare Roger che si allenava (!) con Potito Starace, fuori dal torneo per mancato invito da parte degli organizzatori. Sorrideva, scherzava, giocava blando: un uomo felice e distratto. Ha fatto felici tutti i suoi tantissimi fan (e gli organizzatori) per questa improvvisata abbastanza a sorpresa. Nessuno lo avrebbe biasimato di nulla in caso di assenza. E nulla gli è stato detto quando ha perso da Chardy sul centrale il giorno dopo. Aveva fretta di tornare a casa. Arrivederci Roma.

Daniele Vallotto: Dominic Thiem comincia a far parlare di sè a febbraio, quando impegna Murray fino al terzo set a Rotterdam e fa capolino in top-100 dopo Indian Wells, quando passa le qualificazioni, batte Kosakowski e Simon e si arrende onorevolmente a Benneteau. Ma a maggio il ragazzino che si prepara fisicamente portando tronchi di 25 chili sulle spalle fa qualcosa di più: batte un top-10 (Wawrinka) in un grande torneo (Madrid) dopo aver perso il primo set per 6-1 e gli appassionati del rovescio a una mano tirano fuori il taccuino per segnarsi il suo nome. Deve fare ancora molta strada ma i segnali che manda da Madrid in poi saranno più che incoraggianti. Ah, guardate cosa si inventa qui per recuperare la smorzata di Wawrinka: se lascia stare il gel può regalare tante soddisfazioni alla rubrica di Luca Baldi.

DOPPIETTA DEL MESE
Daniele Vallotto:
Due coppie di gemelli, incredibile a dirsi, figurarsi a farsi. Roger Federer festeggia l’arrivo di altri due eredi e naturalmente la coppia è di maschi perché pure la par condicio dev’essere rispettata. Non sapremo mai se è il GOAT ma certamente è l’unico numero 1 ad avere una doppia coppia di gemelli. Come dice Bethanie Mattek-Sands: questo ragazzo ci dovrà lasciare qualche record! #OverAchiever

MARIA MONTESSORI EDUCATION AWARD
Claudio Giuliani:
Per il secondo mese di fila vince il premio il nostro Fabio Fognini che, appena sconfitto in campo al primo turno del torneo da Dolgopolov, ha pensato bene che la sua prima preoccupazione dovesse essere quella di assicurarsi che in conferenza stampa non ci fossero giornalisti della nostra testata. “Se non se ne va il giornalista di Ubitennis non parlo”, questa la frase del miglior giocatore italiano, cui abbiamo contribuito a dare notorietà. La vicenda, amplificata dalla sorella di Fabio, Fulvia, già campionessa mondiale di trollaggio su Twitter, è stata ripresa anche da diversi quotidiani generalisti, seppur con qualche errore.

TWEET DEL MESE
Il suo humour inglese non l’abbandona mai (cit.)

L’indice della rubrica:

TENNISPOTTING gennaio: Wawrinka e la fine dell’età adulta del tennis
TENNISPOTTING febbraio: il ritorno dello Jedi Federer
TENNISPOTTING marzo: il gioco si fa duro? Allora vince Djokovic
TENNISPOTTING aprile: Nadal, da capitàno a marinaio del Mar Rosso

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.

 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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ATP

ATP Nur-Sultan, Lorenzo Musetti vince all’esordio

Seppur non giocando benissimo, il 19enne italiano la spunta in tre set contro Polmans mostrando solidità mentale nei momenti decisivi

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Lorenzo Musetti - US Open 2021 (Rhea Nall/USTA)

Vittoria convincente di Lorenzo Musetti all’esordio nel torneo ATP 250 indoor di Nur-Sultan, contro un avversario non estremamente ostico ma che lo ha messo in difficoltà quel tanto che bastava per stimolare la sua grinta e il suo agonismo. Il giovane tennista italiano contro Marc Polmans ha risposto con una prestazione non brillantissima sotto il punto di vista del tennis espresso ma senza troppe sbavature, e soprattutto nella quale ha mantenuto il controllo del gioco nei momenti chiave, vincendo 6-4 2-6 6-4. Ciò non può che essere valutato positivamente dopo il periodo negativo passato in nord-America, con i primi segnali di uscita dal tunnel si erano già visti a New York. Oggi l’aspetto di maggior rilievo è quello mentale: la reazione che c’è stata a cavallo tra secondo e terzo set infatti la si può avere solo trovando convinzione in sé stessi e a quanto pare Musetti ha riacquisito la voglia di lottare in campo.

IL MATCH – Il qualificato Marc Polmans dispone di un gioco solido nel palleggio, con le traiettorie dei colpi alte e in sicurezza (infatti raramente è incappato in errori gratuiti), e cerca spesso di mischiare le carte con smorzate di dritto e incursioni a rete. Musetti si è adattato presto a questo stile ed è stato sempre avanti nel primo set: dopo un break iniziale che non è riuscito a confermare, lo slancio decisivo è arrivato sul 2-2. Al frizzante australiano non sono mancante chance per rifarsi sotto (aiutato anche da qualche distrazione di Musetti che ha concesso palle break in quattro game differenti) ma l’italiano nei momenti topici ha sempre messo la concretezza al primo posto, vincendo il primo set 6-4 dopo 50 minuti di gioco.

Nel secondo set i demoni tornano a far visita a Musetti e quest’ultimo, dopo un vantaggio iniziale di un break, perde inspiegabilmente incisività con i colpi ridando vigore a Polmans. L’australiano n. 165 del mondo accetta volentieri il regalo e sfrutta al massimo il momento fiacco del suo avversario – calo più mentale che fisico – vincendo cinque game consecutivi (di cui tre break), chiudendo il set 6-2. L’entusiasmo di Polmans trova la sua massima espressione nel parziale decisivo nel quale l’australiano cerca la rete appena possibile facendo affidamento su un’abilità di polso non indifferente. Musetti però disegna bene il campo, e grazie a rapidità di gambe e a colpi precisi trova le contromisure necessarie che gli permettono di stare avanti. Anche la prima di servizio inizia a dargli una grossa mano e il match che fino a quel momento era rimasto su un livello gradevole, regala dei faccia a faccia ravvicinati ancora più entusiasmanti.

 

Alla fine un break nel terzo game si rivela fatale e Lorenzo chiude 6-4 2-6 6-4 dopo 2 ore e 19 minuti di gioco. Con l’uscita di scena inattesa di Andreas Seppi al primo turno, resta dunque Musetti l’unico italiano rimasto in gara nella capitale kazaka e ora al secondo turno per il n. 57 del mondo ci sarà il serbo Laslo Djere, n. 49.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

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Flash

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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