TENNISPOTTING aprile: Nadal, da capitàno a marinaio del Mar Rosso

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TENNISPOTTING aprile: Nadal, da capitàno a marinaio del Mar Rosso

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Rafael Nadal non vince neanche un torneo nell'aprile rosso 2014

TENNIS TENNISPOTTING – L’onnipresente cemento si prende una pausa di qualche mese, così le ginocchia dei tennisti possono prendere un po’ di respiro e posarsi su superfici più morbide. Aprile e maggio sono naturalmente dominate dalla terra battuta ma ad inizio aprile si gioca anche in Coppa Davis, per cui il cemento ha il suo ultimo colpo di coda grazie ai quarti di finale

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

Ad aprile il torneo principale è quello di Montecarlo, un 1000 non obbligatorio che è stato monipolizzato da Rafael Nadal fino a due anni fa. Ora le cose sono un po’ cambiate. L’altro torneo piuttosto competitivo è Barcellona e indovinate chi lo ha dominato fino a poco tempo fa? Sempre lui, Rafael Nadal. E anche lì le cose sono un po’ cambiate. Per il resto si giocano altri piccoli tornei che regalano quarti d’ora di celebrità a tennisti poco abituati ai riflettori. È un mese di transizione. Dopo gli imponenti Masters 1000 americani si torna a giocare in stadi piccoli o molto piccoli, con pubblico sparuto e match di seconda fascia. Un fascino quasi da tennis minore ma che regala anche cornici molto suggestive: tralasciamo naturalmente il Country Club di Montecarlo, su cui c’è poco da dire, ma anche il Barcelona Open e il Portugal Open (che ha rischiato di chiudere dopo 25 anni di onorato servizio, ma sarà regolarmente presente in calendario fino al 2017) garantiscono un panorama piuttosto suggestivo al di là del tennis che offrono.

 

TENNISTA DEL MESE
Daniele Vallotto: Per scegliere il tennista del mese ho dovuto tirare la monetina, un po’ come fa la FIT per decretare il passaggio del turno per il suo campionato a squadre. Alla fine è uscita la testa di Kei Nishikori (anche se forse, date le fortune alterne di questo tennista, sarebbe stata meglio la croce) e tutto sommato sono d’accordo col fato. Kei è un tennista che adoro e che vedo giocare spesso con piacere. Peccato che in undici mesi sia sano sì e no  due mesi altrimenti starebbe anche più in alto di quanto già non sia ora. Visto che sono un po’ pigro, per descrivere il suo trionfo di Barcellona uso le parole di Roberto Salerno, nostro inviato al Trofeo Conde de Godò: “Kei Nishikori sta prendendo le misure alla sua nuova dimensione, niente più retrovie per lui da quest’anno e buon per Rafa che è incappato in Almagro perché il giapponese è cliente ben più complicato e se non l’affronti in buone condizioni rischi di fare le stesse figure di Cilic, Gulbis e oggi il povero Giraldo”. Peccato per Kei che la migliore settimana dell’anno sia capitata a Barcellona (il Nishikori di New York è leggermente inferiore a quello di Barcellona, ma proprio di un soffio) perché con un pizzico di ritardo avrebbe potuto aggiudicarsi un meritatissimo Masters 1000. La sparo grossa: se non vince uno Slam entro due anni mi taglio la barba (tanto ricresce in fretta).

Claudio Giuliani: Battè Murray a Napoli in Coppa Davis”. Dipendesse da Binaghi questa frase sarebbe l’epitaffio sulla lapide di Fognini, bravo a battere l’inglese sul rosso (superficie a lui meno congeniale), in Coppa Davis (competizione bella quanto vi pare ma che non vale un torneo ATP)  e in un anno non proprio dei migliori per l’inglese (eufemismo). Wawrinka? Si è rivisto a Montecarlo dopo un paio di mesi di ferie e ci ha fatto sperare di essere tornato a dare fastidio ai piani altissimi della classifica. Tu dici Nishikori e sono d’accordo ma non d’accordissimo. Sarei tentato di fare l’alternativo e scegliere García López, che aveva  iniziato l’anno al numero 58 e ad aprile si è rifatto sotto al numero 32, lui che ha un record di numero 23 conquistato nel 2011. Non è un tennista appariscente; ha un rovescio ad una mano che prepara come si insegnava dieci anni fa, portando la racchetta dietro, a pendolo, senza ovalizzare come si insegna ora. Eppure è molto efficace. Ha fatto sudare Djokovic a Montecarlo dopo aver vinto il torneo di Casablanca, in Marocco. Però forse sarei troppo hipster a scegliere lui. Dico Stan Wawrinka. Ha giocato un solo torneo e l’ha vinto, battendo Cilic, Almagro, Raonic – che sulla terra si sta segnalando come uno dei migliori – Ferrer e un ottimo Federer. Ha inciso il suo nome, una novità, sulla bacheca di Montecarlo dopo quella di Melbourne. Già per questo sarebbe da premiare ad honorem. (Ah sì: Stan ad aprile ha perso da Golubev in Coppa Davis. Riuscite a trovare una spiegazione a questo risultato diversa dal fatto che a Stan non importi molto di questa competizione?).

Daniele Vallotto: Sull’importanza della Coppa Davis sono d’accordo con te al 100% ma per me che Stan perda da Golubev in Davis non significa che a lui non importa molto, anzi. Il Wawrinka che gioca per la sua nazionale diventa un concentrato di emozioni che danno come risultato stecche, errori clamorosi e psicodrammi. Nel doppio contro il Kazakistan veniva da domandarsi se avesse mai giocato in quella specialità. E poi ci pensi meglio e vedi che ha vinto l’oro a Pechino. Anche per questo lo amiamo, suvvia.

DELUSIONE DEL MESE
Daniele Vallotto: Qui ho pochi dubbi: il grande deluso è certamente Rafael Nadal. Se per marzo ci poteva essere qualche perplessità (dopotutto il cemento non è la sua superficie e ha comunque raggiunto la finale a Miami), ad aprile le sconfitte sono di quelle toste, di quelle che fanno davvero temere che Rafa sia sul viale del declino. Perde a Montecarlo da Ferrer – e tutto sommato ci può stare perché prima o poi doveva pur vincere anche sulla terra, il buon David – ma il vero tracollo è quello di Barcellona. Pensavate di non vedere mai Almagro battere Ferrer? Beh, Nicolas fa anche di meglio e batte Rafael Nadal. In rimonta dopo aver perso 6-2. Sulla terra battuta. Ripeto: Almagro batte Nadal, in rimonta, sulla terra battuta. Una roba mai vista e che fa impanicare anche il più ottimista dei Rafa-fan e fa ringalluzzire i Nico-fan (ammesso che esistano: effettivamente dev’essere difficile ammettere di essere un fan di Almagro. Purtroppo “il tifo delle provinciali” è ben poco praticato nel tennis). Non si sa cosa sia successo a Nadal dopo la finale degli Australian Open ma è certo che il maiorchino post-Melbourne abbia tanti, troppi dubbi. Dubbi così grandi che solo un grande torneo come il Roland Garros può sciogliere. Intanto però sul campo da gioco tocca scendere lo stesso e quello che vediamo non è per niente buono. Falloso, dimesso, arrendevole: tutto il contrario di quello che siamo abituati a vedere, specie sul mattone tritato. Ma, più in generale, aprile è il mese in cui la triade Nadal-Djokovic-Federer si nasconde e preferisce il dolce dormire: Federer gioca benissimo la semifinale di Montecarlo ma poi si fa battere da Wawrinka, come cinque anni fa, mentre Djokovic gioca un torneo solo e lo stecca abbastanza clamorosamente. Verranno tempi migliori per tutti e tre i dominatori degli ultimi dieci anni.

Claudio Giuliani: Ad aprile si giocano sei tornei sulla terra battuta. Scorro i nomi dei vincitori e non trovo Rafael Nadal, lui sì il più forte di sempre sul rosso senza dubbio alcuno. Lo spagnolo ad aprile mi ricorda Mickey Donovan della serie Tv Ray Donovan, quando il personaggio, interpretato da un magistrale Jon Voight, si domanda nella seconda stagione se lui sia un captain, capitàno, o un sailor, marinaio. Nadal, come nella foto che correda questo pezzo, ad aprile è decisamente un marinaio del mare dei tornei dalle spiagge rosse. E quindi non posso che essere d’accordo con te: è lui la delusione del mese di aprile. Cioè: Nadal che perde da Almagro. Ma scherziamo? Tu dici che per la legge dei grandi numeri prima o poi avrebbe dovuto perdere contro Ferrer. Mah. Ferrer poteva anche perdere nuovamente e nessuno se ne sarebbe scandalizzato. I mesi di aprile degli anni passati erano sempre quelli in cui Nadal lasciava le briciole agli avversari. Quest’anno le briciole sono sue. Delusione del mese e grossa preoccupazione in vista del Roland Garros, casa sua. (Aggiungo: a me Almagro piace, come peraltro mi piacciono tutti quelli che tirano il rovescio ad una mano. E mi piace pure tifarlo, come tifare per tutti quei tennisti un po’ metallurgici, ma pare brutto dirlo: sembra sempre aleggiare il  “Qui si parrà la tua nobilitate” del secondo canto dell’Inferno dantesco a qualificarci).

COLPO DEL MESE
Daniele Vallotto: Bell’indecisione anche per questo mese. Uno dei primi candidati era Roger Federer, tanto per cambiare. Lo svizzero è capace di giocare colpi impensabili ma anche di vincere punti costruiti pian piano: personalmente, questi punti mi piacciono moltissimo e credo non abbiano nulla da invidiare ai colpi di genio che appartengono solo a lui. Per esempio, a Montecarlo, manda sempre più indietro un formidabile counterpuncher come Djokovic: guardate come i piedi di Djokovic si allontanano progressivamente dalla linea di fondo campo. Federer insiste con il dritto inside-out e quando Djokovic trova la chiave giusta per spostarlo sul rovescio, lo svizzero gli recapita due missili lungolinea che Nole non si aspettava. La carezza finale è l’ultima finezza di un’architettura semplicemente perfetta. Tuttavia, non prendo questo bellissimo colpo o l’eccezionale precisione di Wawrinka con gli smash spalle alla rete ma premio uno dei giocatori meno appariscenti del circuito: Andreas Seppi. L’anno dell’altoatesino non è stato certo esaltante: ha perso 20 posizioni e il primo torneo in cui vince due partite di fila è proprio Montecarlo. Al primo turno, contro quella testa matta di Youzhny, gioca una buona stop volley ma Youzhny è bravo a recupare e a scavalcare Andreas con un pallonetto. Nessun problema: tweener chirurgico lungolinea che prende un centoventottesimo di riga e ovazione (se così la possiamo chiamare) dello sparutissimo pubblico monegasco.

Claudio Giuliani: In tutta onestà questo tweener mi ha scocciato. Oramai lo fanno tutti quando devono recuperare un pallonetto; chi gioca a tennis sa che è molto più facile fare un tweener che girarsi e fare un diritto o un rovescio passante trovando una coordinazione impossibile, tanto è vero che il tweener lo fanno anche i giocatori da circolo – me l’ha fatto il mio avversario in un recente torneo e anche l’altro giorno il mio usuale partner di allenamento: ero a rete che aspettavo quel colpo moscio per fare una comoda volée, cosa poi accaduta e seguita dalla mia frase “la Tv ti fa male”, che ci sta eh. Cioè molto più difficili cose come “Il passo del fauno” (copyright Gianni Clerici), o la veronica di Stan Wawrinka contro Federer, a Montecarlo. Ad ogni modo scelgo Grigor Dimitrov – anche se questo punto qui di Djokovic contro un fenomale Garcia Lopez non è affatto male. Il bulgaro gioca un passante in corsa arrivando da molto lontano dopo essere stato sbatacchiato da Ramos in lungo e in largo. La manualità di Dimitrov con l’attrezzo è da fuoriclasse; ogni volta che cerchiamo gli “Hot Shot” di un torneo c’è sempre lui con la sua Wilson a sbucare fuori nei risultati. Anche a Montecarlo fa il suo: questo passante in corsa cambiando l’impugnatura senza usare la mano d’accompagno è roba sopraffina.

PARTITA DEL MESE
Daniele Vallotto: Da fan ben poco accanito della Coppa Davis, suggerirei Gojowczyk-Tsonga. Lo squadrone francese rischia grosso contro una Germania ai minimi termini: Benneteau perde secco contro Kamke e poi Tsonga combina un’omelette delle sue perdendo in cinque set dallo spilungone teutonico, cedendo 8-6 al quinto in un classico drammone da Coppa Davis, con tanto di match point salvati da Peter. Per il resto non si vedono partite indimenticabili. A Montecarlo Wawrinka torna imbattibile per una settimana, poi pare incepparsi nel giorno di Pasqua contro il suo amico Roger ma riprende giusto in tempo a macinare vincenti con quel magnifico rovescio che si ritrova e chiude 6-2 al terzo negando il titolo monegasco a Federer. La partita non è stata granché. Dopo un pranzo pasquale piuttosto deludente speravo di godermi un buon match, invece l’unica gioia di giornata è stata la sorpresa dell’uovo di pasqua, un pratico cavatappi in metallo da poter usare in condizioni di emergenza assoluta (sono tempi difficili). A Barcellona prometteva spettacolo un eventuale Nishikori-Nadal, invece in finale c’è Santiago Giraldo e abbiamo detto tutto (ci perdoneranno i nostri numerosi lettori colombiani). Nishikori lo maltratta come ha fatto con tutto il resto della truppa incontrata e arrivederci a maggio per lo spettacolo.

Claudio Giuliani: Sì, la finale di Montecarlo non è stata granché. Ero a Venezia e l’ho vista con SkyGo (onore al merito) mentre superavo i ponticelli dei vari rii. Però, ripensandoci, una finale a Montecarlo fra due giocatori che giocano il rovescio ad una mano è un grande risultato. Per un giorno, dopo tanti anni, in finale non c’erano le arrotate esasperate di Nadal e i rovesci bimani in recupero di Djokovic. Sicuro a Wawrinka va il premio “Innovatore dell’anno nelle finali dei tornei” anno 2014. Io ricordo di essermi divertito a vedere Tsonga contro Federer. Il francese quando è in giornata è uno di quei giocatori che diverte ed appassiona, per le sue esultanze pugilistiche che seguono altre esecuzione puglistiche, come i suoi diritti a tutta velocità, dei veri e propri uppercut. Poi gioca variando molto, fa anche cose che non sa fare (tipo andare a rete su approcci indecenti), tira il rovescio ad una mano se gli va (tanto è efficace come quello a due mani). Federer ha rischiato di perdere questo match, arrivando a due punti dalla sconfitta, ma alla fine ha fatto prevalere la classe del campione.

Daniele Vallotto: Intervengo brevemente per ricordare due highlight di quella partita. Lo 0 su 15 sulle palle break di Federer prima di convertirne finalmente una (ok che vuole battere qualsiasi record ma qui stiamo un po’ esagerando) e il “WHOA” dopo una stecca di rovescio piuttosto clamorosa.

MARIA MONTESSORI EDUCATION AWARD
Vince il premio Fognini, in un mese ottimo per i #FognaMoments. Perché? Dapprima, contro Bautista-Agut, ricorda (giustamente) che non è educato chiedere il warning per l’avversario nel tennis come non lo è chiedere il cartellino giallo per l’avversario nel calcio. Lo fa alla sua maniera:

E poi, dulcis in fundo, la grande giornata contro Tsonga, dove, oltre a perdere, si produce in una dichiarazione d’amore al padre in mondovisione (con il famoso “Io ci metto la faccia”) e dà dell’imbecille al giudice di linea, con il supervisor che è costretto a intervenire per calmarlo e Fognini che lo invita a sedersi pretendendo il cambio del giudice. Ad ogni modo alla fine la colpa è solo dei giornalisti che riportano questi fatti. Forse non siamo abbastanza patrioti.

TWEET DEL MESE
Sta per arrivare Babbo Nole!

L’indice della rubrica:
TENNISPOTTING gennaio: Wawrinka e la fine dell’età adulta del tennis
TENNISPOTTING febbraio: il ritorno dello Jedi Federer
TENNISPOTTING marzo: il gioco si fa duro? Allora vince Djokovic 

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Australian Open, tabù Slam per Zverev: Shapovalov passa in tre set, ora Nadal

Sorpresa a Melbourne: il tedesco vittima dei suoi demoni, il canadese conferma di essere pronto per puntare in alto

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Denis Shapovalov - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)
Denis Shapovalov - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)

[14] D. Shapovalov b. [3] A. Zverev 6-3 7-6 6-3

Clamorosa sorpresa all’Australian Open, che saluta uno dei principali favoriti. Alexander Zverev cade fragorosamente agli ottavi di finale per mano di un Denis Shapovalov che appare ormai maturo per puntare a qualcosa di importante. Sulla Margaret Court Arena passa il canadese in tre set (6-3 7-6 6-3) al termine di una partita che ha visto il tedesco rimanere vittima dei suoi demoni: qualcosa non va negli Slam per Sascha, che era accreditato come uno dei pretendenti al trono di Melbourne dopo quanto accaduto a Novak Djokovic. Dall’altra parte, Shapovalov si è fatto forza dei dubbi dell’avversario, gestendo bene i suoi momenti complicati e rimanendo lucido anche quando, nel terzo set, Zverev è apparso faticare più del dovuto dal punto di vista fisico.

IL MATCH – E dire che Sascha aveva avuto due palle break subito, nel primo game dell’incontro. Denis però le ha salvate e ha finito per togliere il servizio all’avversario nel quarto game (3-1). Il canadese è stato bravo a portare fino in fondo il break, senza concedere l’opportunità del contro-break: la saetta col servizio mancino slice ha messo spesso in difficoltà Zverev, che è finito ben presto in preda alla frustrazione. Il secondo set è proseguito sulla scia del primo, con il canadese che ha strappato al primo gioco il servizio a Zverev (molto deludente il rendimento del tedesco col suo punto migliore: a fine partita avrà solo il 69% di punti vinti con la prima e addirittura solo il 29% di punti vinti con la seconda). Dopo il break subito, il tedesco ha mostrato chiari segni di cedimento nervoso sfasciando malamente la racchetta. Poi però Denis ha accusato un calo, subendo prima il contro-break (2-2) e poi il break all’ottavo gioco (5-3). Ma Zverev è incappato in un game negativo quando è andato a servire per il secondo set permettendo a Shapo di agganciarlo sul 5-5. Il tiebreak è stato vissuto come sulle montagne russe. Il canadese si è portato sul 5-1, Zverev ha accorciato le distanze sul 5-4, Shapovalov ha commesso un doppio fallo sul primo set point sul 6-4, ma ha concretizzato il secondo il punto successivo grazie a una clamorosa stecca di diritto del tedesco e si è portato in vantaggio due set a zero. A quel punto l’inerzia del match era tutta dalla sua parte. Uno Zverev in rottura prolungata ha ceduto il servizio alla prima palla break del terzo set (2-0) e solo nel sesto gioco è riuscito ad arrivare a parità sul servizio di Shapovalov, che però è riuscito a tenere il servizio e poi a chiudere al secondo match point.

 

LE PAROLE – Shapovalov, dopo aver vinto la ATP Cup a inizio anno, arriva per la prima volta ai quarti a Melbourne e conferma che questo potrebbe essere l’anno della sua definitiva consacrazione come tennista di livello massimo: è il terzo canadese ad arrivare ai quarti di finale dell’Australian Open dopo Belkin (1968) e Raonic (2019). Potrebbe essere raggiunto da Auger-Aliassime, che domani sfiderà Cilic. “Adoro giocare in Australia, strafelice di aver vinto e giocato bene in una atmosfera fantastica come questa – ha detto Shapovalov nell’intervista post partita -. Non mi aspettavo di poter vincere in tre set. Ho giocato bene in tutte le zone del campo, colpito bene su entrambi i lati e sono stato intelligente. Ho gestito bene momenti complicati e sono riuscito a venirne fuori”. Ora per Shapovalov il quarto di finale contro Nadal: “Sarà un onore. Abbiamo giocato non troppo tempo fa ad Abu Dhabi, sarà ovviamente un’altra partita, sarà una grande battaglia, ma credo proprio che ci divertiremo”. Qui, invece, le dichiarazioni dei due giocatori in conferenza stampa.


TABELLONE MASCHILE

TABELLONE FEMMINILE


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Editoriali del Direttore

L’Italia del tennis sogna in grande con Berrettini e Sinner. L’obiettivo è uguagliare l’exploit di 49 anni fa. E di 62 anni fa no?

Nel ’73 Panatta e Bertolucci giocarono i quarti a Parigi. Solo 5 nazioni hanno due tennisti in ottavi. Se Berrettini superasse Carreno Busta e Sinner de Minaur, l’Italia potrebbe restare la sola nazione con due rappresentanti nei quarti

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Quando uno Slam arriva agli ottavi di finale si può già buttar giù un primo bilancio per nazioni.

E se fino al 2015, quando Flavia Pennetta annunciò il suo ritiro con ancora il trofeo dell’US Open in mano, il tabellone femminile era stato per anni quello che mi dava maggior soddisfazione commentare, ormai da un pezzo a questa parte è decisamente quello maschile.

Siamo fra le 5 nazioni che hanno ancora in gara fra i 16 superstiti, due rappresentanti: Berrettini e Sinner. E ci permettiamo perfino qualche rimpianto, perché Sonego avrebbe potuto essere il terzo, se non avesse perso in 4 set dal battibile Kecmanovic. Le altre quattro nazioni con due alfieri sono la solita Spagna, Nadal e Carreno Busta, il prevedibile Canada sulla scia del successo in ATP Cup con Shapovalov e Aliassime, la Francia dell’immarcescibile Monfils (35 anni e un quarto) e di un altro semi-Vet Mannarino (quasi 34) e gli Stati Uniti di Fritz (testa di serie 20 vittorioso su Bautista Agut al quinto) e del “panda del serve&volley” Cressy.

 

Le restanti 6 nazioni hanno ciascuna un giocatore ancora in gara: Russia (Medvedev), Croazia (Cilic), Germania (Zverev), Grecia (Tsitsipas), Australia (de Minaur), Serbia (Djokovic…no, pardon, è la forza dell’abitudine, Kecmanovic).

Poiché il Mago Ubaldo ha contratto uno strano virus e mi ha pregato di rinviare le sue profezie a dopo Australian Open, provo indegnamente a sostituirlo, non senza aver messo a confronto quelli che avrebbero dovuto essere gli ottavi teorici stando al seeding, ad inizio torneo, e gli ottavi  che invece si sono venuti a formare.

Tranne che per Zverev-Shapovalov di tutti gli altri ottavi teorici non se n’è salvato uno! Tecnicamente in effetti, almeno sulla  quell’ottavo dovrebbe poter offrire il miglior spettacolo

Dovevano essere 

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic (o [5] A. Rublev) v [16] C. Garin (dopo l’order of play Sonego-Garin)
[12] C. Norrie v [7] M. Berrettini
[3] A. Zverev v [14] D. Shapovalov
[10] H. Hurkacz b [6] R. Nadal

[8] C. Ruud v [11] J. Sinner
[15] R. Bautista Agut v [4] S. Tsitsipas
[5] A. Rublev (o [17] G. Monfils) v [9] F. Auger-Aliassime
[13] D. Schwartzman v [2] D. Medvedev).

OTTAVI REALI

Kecmanovic-Monfils 17

19 Carreno Busta- 7 Berrettini

3 Zverev- 14 Shapovalov

Mannarino 6 Nadal

32 De Minaur- 11 Sinner

20 Fritz- 4 Tsitsipas

27 Cilic- 9 Aliassime

Cressy- 2 Medvedev

QUARTI TEORICI

Monfils-Berrettini

Zverev-Nadal

Sinner-Tsitsipas

Aliassime-Medvedev

A questo punto mi auguro sinceramente che i quarti teorici rispettino maggiormente le previsioni di quanto è accaduto per gli ottavi teorici. Anche perché in questo caso l’Italia sarebbe l’unica nazione ad avere due giocatori ancora in lizza.

I quarti li hanno raggiunti in Australia Giorgio De Stefani nel 1935, Nicola Pietrangeli nel 1957 e per ultimo Cristiano Caratti nel 1991. Trentuno anni fa…e chi scrive c’era e se li ricorda bene. Ricorda infatti che Caratti di Acqui Terme , allievo di Riccardo Piatti insieme a Furlan, Mordegan e Brandi, battè da sfavorito un olandese diciannovenne assai promettente, tal Richard Krajicek (che era cresciuto 23 centimetri in un anno e si muoveva ancora piuttosto male..ma cinque anni più tardi avrebbe vinto Wiombledon) per poi perdere da Patrick McEnroe il quale da neo-semifinalista se ne uscì con la quote (una battuta) che fu decretata la migliore dell’anno: “Ragazzi – disse il ventiduenne McEnroe junior rivolgendosi a noi giornalisti– ma perché sembrate così sorpresi? I semifinalisti sono sempre i soliti…Lendl, Becker, Edberg e …McEnroe!”.

Se i quarti teorici che ho ipotizzato fossero proprio quelli appena scritti sopra,  vorrebbe dire che avremmo, per la prima volta dopo il 1973 al Roland Garros (Bertolucci e Panatta), due azzurri nei quarti di finale contemporaneamente. Quarantanove anni dopo.

Quarantanove anni fa Bertolucci e Panatta erano capitati nello stesso quarto di tabellone, tanto è vero che se Bertolucci avesse battuto Nikki Pilic avrebbe poi incontrato Panatta e uno dei due sarebbe approdato alla finale. Invece Paolo perse in 4 set dal tennista jugoslavo (era di Split-Spalato, come Ivanisevic) che poi battè anche Panatta in semifinale e in tre set. Fu Ilie Nastase a dominare poi Pilic in finale: 6-3,6-3,6-0. Sia Panatta sia Bertolucci si sarebbero difesi meglio.

Questa volta in teoria sia Berrettini, battendo prima Carreno Busta e poi più probabilmente Monfils che non Kecmanovic, sia Sinner, superando prima De Minaur  e poi più probabilmente Tsitsipas che Fritz, potrebbero arrivare entrambi in semifinale da parti opposte del tabellone!

Sto scrivendo quel che scrivo non tanto all’insegna del sognare non costa nulla – perché sia chiaro che già battere per Matteo Carreno Busta e per Jannik  De Minaur davanti al suo pubblico sarebbero due grossi e per nulla scontati exploit – ma per raccontare un po’ di storia del tennis italiano. E aver modo di scrivere anche che se sono 49 anni che non abbiamo più visto due tennisti italiani insieme nei quarti d’uno Slam, sono 62 che non ne abbiamo due in semifinale ed è accaduto una sola volta, nel 1960 al Roland Garros. Accadde grazie a Nicola Pietrangeli che battè in semifinale il francese Robert Haillet 6-4,7-5,7-5, e a Orlando Sirola che nell’altra semifinale invece perse dal cileno Luis Ayala 6-4,6-0,6-2.

Dopo di che Pietrangeli, che aveva colto il primo trionfo mai conquistato da un italiano in uno Slam l’anno prima lì a Parigi battendo il sudafricano Jan Vermaak, si riconfermò campione vendicando l’amico e compagno di doppio superano Ayala in cinque set  3-6,6-3,6-4,4-6,6-3.

Carreno Busta non ha più talento di Carlos Alcaraz, ma, trentenne, è molto più esperto. Berrettini sa che non avrà vita facile. Nell’articolo di Stefano Tarantino trovate tutto quello che vorreste sapere sul match fra il tennista romano e quello spagnolo di Gijon che chiuderà la settima serata dell’Open d’Australia, a metà mattina nostra di questa domenica subito dopo la conclusione dell’attesa partita fra la n.1 del mondo e idolo locale Ashley Barty e l’americana Amanda Anisimova che ha messo k.o. la campione uscente del torneo Naomi Osaka.

Per Matteo già raggiungere i quarti anche in questo torneo, come già in tutti gli altri tre Slam, sarebbe già una grandissima soddisfazione – il primo italiano a riuscirci –  anche se legittimamente le ambizioni sue e del suo coach Vincenzo Santopadre mirano più in alto. I due sono persuasi che vincere uno Slam sia un obiettivo alla portata di Matteo, a prescindere dalla presenza di Novak Djokovic che lo scorso anno lo aveva battuto in tre Slam, Parigi, Wimbledon, New York.

Io non so se ce la farà. Ma perché ci riesca è fondamentale che ci creda lui. Ricordo bene le perplessità generali ad ascoltare Francesca Schiavone quando sui 24-25-26 ma anche 28 anni dichiarava di poter vincere un giorno uno Slam. Alla fine ha avuto ragione lei. Perché aveva il talento per riuscirci. Ma prima ancora perché ci credeva.

Intanto se dovesse battere Carreno Busta, a seguito della sconfitta di Rublev con Cilic, Matteo salirebbe a n.6 del mondo, scavalcando il best ranking di Corrado Barazzutti n.7, sempre che io non abbia sbagliato i calcoli.

Un altro che crede di riuscirci prima o poi a vincere uno Slam è certo anche Jannik Sinner. Nella breve intervista che mi ha concesso Marin Cilic ha detto che Jannik ha più margini di progresso rispetto a Berrettini. E’ normale che sia così, visto che fra i due azzurri ci sono 5 anni di divario anagrafico.

Intanto Jannik giocherà il suo quarto ottavo di finale, a 20 anni e 4 mesi, il più giovane dai tempi di Juan Martin del Potro, ma il primo in Australia. Mentre Berrettini non ha mai incontrato Carreno Busta Jannik ha affrontato due volte De Minaur che davanti al suo pubblico è certamente un osso duro, anche se lo scorso anno qui perse da Fognini e se questa sarà la prima volta anche per lui che gioca un match di ottavi all’Australian Open. Il miglior risultato di de Minaur in uno Slam risale all’US Open 2020, quando raggiunse i quarti e lì perse da Thiem che poi avrebbe vinto il torneo.

Sinner dovrà giocare certamente meglio che non contro Taro Daniel, perché de Minaur è più completo e non a caso è stato anche un top-20. Ma l’averlo battuto due volte in finale del torneo Next Gen di Milano e soprattutto in un torneo come quello di Sofia con le vere regole del circuito, gli dà un piccolo vantaggio psicologico – se poi fosse superstizioso…quei due tornei li ha vinti entrambi – che bilancia in parte l’avere il pubblico contro. Per inciso un pubblico capace di essere anche fortemente scorretto quando giocano i ragazzi di casa. Soprattutto nella sera australiana quando le birre possono aver avuto qualche effetto. Il pubblico non si è certamente comportato bene né in occasione del match Kyrgios-Medvedev né del match vinto dai “cinque K”  Kyrgios e Kokkinakis su Pavic-Mektic, la coppia croata n.1 del mondo. Sembra che alla fine di quel match reso incandescente dal pubblico incoraggiato, se non proprio aizzato, dai due australiani poco c’è mancato che negli spogliatoi non si sia venuti alle mani, protagonisti – pare – anche alcune persone del team croato.

Sinner è avvertito. Gli avevo chiesto se la cosa minimamente lo preoccupasse e lui mi ha risposto con l’abituale calma: “Mi è già capitato in due occasioni di giocare contro due tennisti che giocavano in casa e credo di sapere che cosa mi aspetta e come controllarmi”.

A volte Sinner ti dà proprio la sensazione di essere un ventenne comn la testa di un ventisettenne. Chissà, forse può avergli fatto un inconsapevole favore Daniil Medvedev quando ha tenuto con grande personalità a sottolineare che fargli buuuh, o siuuh o qualunque verso, fra la prima e la seconda di servizio, non era certo un modo corretto di sostenere il proprio tennista. Ha anche aggiunto: “Non è semplice controllare tutto il pubblico, è un compito non facile per l’arbitro”.

Ci vorrà un arbitro con personalità. Ma comunque credo che Sinner non si farà troppo intimidire e neppure distrarre. Questo anche se proprio il servizio non è il colpo più sicuro del tennista altoatesino. Con Taro Daniel in un set e mezzo ha ceduto la battuta 4 volte e i tifosi giapponesi, che erano abbastanza numerosi, non erano certo indisciplinati e maleducati come molti australiani presenti nella Rod Laver Arena. Ma la concentrazione di Sinner contro de Minaur sarà ben diversa. Ne sono certo che non avrà gli stessi alti e bassi, gli stessi cali di tensione.Facciamo tifo per un italiano alla volta. Prima Berrettini. E poi Sinner.

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Ed è il tennista italiano più continuo dell’era Open negli Slam. Nessuno è mai stato negli ottavi cinque volte di fila. Gli altri suoi record. Ha vinto con merito con Alcaraz. E’ stato più solido. Un match epico che ne ricorda altri non suoi

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Se nei giorni scorsi aveste frequentato qualche circolo di tennis, e tanti appassionati, credo che possiate confermare che non è che in giro ci fosse grandissima fiducia nelle chance di Matteo Berrettini alla vigilia del suo match con Carlos Alcaraz.

C’era – e c’è – invece grandissima considerazione sulle straordinarie qualità del ragazzo di El Palmar, la piccola cittadina vicino Murcia dove è nato 18 anni fa, il ragazzotto già ipermuscolato che molti ritengono essere l’erede di Rafa Nadal, sebbene il suo tennis sia diverso e sebbene per ora Rafa – che ho visto dominare Khachanov per 3 set su 4, dimostrando di avere ancora le sue carte da giocare e non solo negli ATP 250  – non abbia alcuna intenzione di mollare la presa e abdicare prima del tempo. Più o meno come la regina Elisabetta nei confronti del principe Carlo…che è già vecchiarello.

Ad Alcaraz aveva dedicato un grande articolo un giorno fa Christopher Clarey del New York Times.

 

Carlos Alcaraz Is About to Cause a Big Commotion

Avevano giocato d’anticipo pensando che avrebbe vinto. Come tanti si sono sbagliati. E a me naturalmente non dispiace. Penso che a Berrettini nemmeno.

Data l’ora in cui è cominciato il quinto set del duello poi diventato epico perché conclusosi al tiebreak a 10 punti, intorno alle 8 del mattino, non avevo troppe persone con cui confrontarmi.

Ma anche in quei momenti quei pochi con cui mi sono scambiato pareri via WhatsApp non sembravano davvero ottimista sul conto di Matteo.

Aveva avuto le sue chances per chiudere in tre set, le aveva mancate anche per un pizzico di sfortuna, palle che uscivano di centimetri, net che parevano essere nati in Spagna, una apparente stanchezza, una certa lentezza, tanti rovesci slice in rete perché Matteo sembrava arrivarci in ritardo, anche qualche dritto piuttosto semplice giocato corto, e poi quella percentuale sui punti avviati con la seconda di servizio, intorno al 40%, che preoccupava ogni volta che lo scambio si allungava.

Il ragazzotto invece  – sì non riesco a chiamarlo ragazzino, Carlos sembra già uomo fatto, quella canottiera non è elegante ma mette in mostra muscoli da far invidia al Nadal prima maniera – appariva pimpante, fresco come se il match dovesse ancora cominciare.

Poi c’è stata quella caduta di Matteo. Che paura. Con tutti i guai che ha sempre avuto, alle caviglia, ai polpacci, agli addominali, al collo, lì per lì, mentre scorrevano i replay, mi sono dato una botta su una coscia e ho detto: “No dai, ancora una volta, ma non è possibile!”.

Per fortuna invece, e già al terzo replay mi sono tranquillizzato, la distorsione di quel piede quasi ingessato era stata minima.

E subito mi sono detto, mentre Matteo attendeva la visita del medico e poi i 3 minuti di MTO: “Vuoi vedere che questa pausa destabilizza un po’ il ragazzotto e magari invece Matteo, che avevo visto a tratti un po’ in affanno, si calma, si tranquillizza dopo il trauma dei due set persi e magari la sensazione che Alcaraz si avvii a essere inarrestabile e riprende il filo un po’ smarrito della partita?”.

Io non voglio attribuire eccessiva importanza a quella caduta, a quello stop che è servito a lui per riordinare le idee e allo spagnolo per irrigidirsi un po’. Però secondo me un pochino può aver pesato.

Negli scambi prolungati Alcaraz continuava ad avere il sopravvento. A un certo punto riusciva a trovare il rovescio di Matteo e allora prendeva il pallino in mano e costringeva  Matteo a far da tergicristallo.

E allora, ai miei amici, scrivevo: “Deve sperare di arrivare al tiebreak e giocarsela lì. Forse per Matteo sarebbe meglio un tiebreak a 7 punti, invece che quell’ australiano a 10”, perché l’inerzia del match sembrava essersi spostata nell’ultima ora e mezzo dalla parte del murciano e più punti si fossero giocati – pensavo – forse peggio sarebbe stato.

Mi ricordo di aver notato che i due si sono trovati 3 a 3 quando l’orologio a fondocampo segnava le 3 ore e 33 minuti di gioco – una sfilza di 3 – e poi ho fatto il tifo per il tiebreak tranne che nel momento in cui Matteo ha avuto il matchpoint sul 6-5 e servizio Alcaraz, ma lì ha sbagliato un dritto ed ecco il tiebreak.

Che è cominciato con Matteo che ha sbagliato un rovescio in rete ed è stato subito minibreak. Meno male che Alcaraz ha subito restituito il punto. Non sto a ripercorrere tutto quel che è successo. Ma quando Matteo ha raggiunto il 7-5, mi è scappata una sommessa imprecazione: “Lo sapevo che se il tiebreak era a 7 punti Matteo avrebbe vinto”. C’era invece ancora da soffrire. Poco per fortuna questa volta. Due punti tenuti alla grande con il servizio “che non tradisce nel tiebreak!”, ho esclamato, e sul 9-5 il doppio fallo del ragazzotto che lì si è ricordato di avere solo 18 anni.

Sport crudele il tennis. Sembrava dovesse vincere lui, alla fine e invece Matteo si è tolto la grandissima soddisfazione di raggiungere gli ottavi di uno Slam per l’ottava volta, più di qualunque altro tennista italiano, e per la quinta volta consecutiva. Anche quest’ultima è un’impresa senza precedenti.

Forse si dovrebbe smettere di sottolineare che il suo rovescio non è all’altezza dei big. Già, perché quale dei big ha il suo dritto? E quanti hanno il suo servizio? E quanti hanno la sua testa? La sua solidità nervosa nei momenti che contano? Siamo sicuri che il rovescio (che è comunque migliorato sia in risposta sia in slice…) debba essere molto più importante di una gran testa? Il proliferare dei coach mentali ne fa dubitare.

Quindi, basta di andare a cercare il pelo nell’uovo, di spaccare il capello in quattro. Chi non ha un colpo un più debole degli altri? I risultati parlano per Matteo, le altre sono chiacchiere. E non è che per Matteo questo torneo sia finito perché ha battuto il favorito di molti (dei più?) Alcaraz? Chapeau caro Matteo, grandissimo.

Grandissimo perché ha dimostrato una solidità nervosa pazzesca. E anche gran coraggioNon ha mai tremato. E non è la prima volta… perché mi sono subito ricordato che Matteo aveva vinto un set al tiebreak nella finale di Wimbledon contro Djokovic (il primo) e, andando a ritroso, anche il terzo set al Roland Garros. Sono andato a ricercare tutti i duelli con il n.1 del mondo: 4 sconfitte (e si sa che Matteo non ha ancora mai battuto uno dei primi 5 del mondo al di fuori di Thiem in un match a risultato ininfluente nel round robin del Masters 2019…l’unica vittoria italiana nelle finali ATP allora) con il campione serbo, ma con nessun altro tiebreak tranne quei due vinti dal nostro.

Allora – noi appassionati di tennis siamo davvero un po’ malati – mi è venuto lo sghiribizzo di andare a controllare i duelli diretti con il n.2 del mondo, dopo aver avuto la soddisfazione di quella scoperta relativa al n.1. E che ti trovo? Che anche con Medvedev, che ha battuto Matteo 3 volte su tre, ci sono stati due tiebreak e li ha vinti entrambi il tennista romano. Allora mi è tornato anche in mente il trionfale tiebreak del quinto set con Monfils negli ottavi dell’US Open 2019, perché quella fu una battaglia memorabile. E prima di quella c’era stata anche quella vinta in tre set con Rublev, con un tiebreak nel terzo che se se fosse stato vinto dal russo …sì, mi sa che si sarebbe messa male.

Dopo di che, e l’ho fatto presente in conferenza stampa con Matteo, in 4 ore e 10 minuti c’era stato un sostanziale equilibrio di game e di punti –guardando le statistiche del match che la tempestiva redazione di Ubitennis aveva messo all’inizio dell’eccellente pezzo di cronaca di Vanni Gibertini avrei scoperto dopo che per l’appunto i punti vinti da ciascuno dei contendenti erano gli stessi 159! – ma nei due tiebreak Matteo aveva vinto 17 punti e Carlos 8. Insomma il nostro, dando dimostrazione di solidità decisamente superiore, aveva fatto più del doppio dei punti del suo avversario.

Fenomenale, direi. Fatti i complimenti che meritano a Matteo e al suo coach mentale Stefano Massari, oltre che a quello tecnico Vincenzo Santopadre, non so se augurarmi che Matteo si ritrovi a giocare altri tiebreak contro quel cagnaccio di Carreno Busta. Perchè dopo aver visto l’infallibile Vlahovic (11 rigori consecutivi segnati), sbagliare quello con il Genoa, meglio non illudersi che vada tutto sempre bene così. Siccome un tiebreak importante Matteo lo ha già perso, con Nadal nella semifinale a New York del 2019, un altro caso…Vlahovic non dovrebbe ripetersi.

Ho accennato agli straordinari numero di Matteo: 8 ottavi di Slam (come Panatta e Fognini nell’Era Open, prima meglio solo Pietrangeli 16 e Merlo 9) 5 consecutivi. Non ha ancora vinto i 2 Slam di Nicola o quello di Adriano, ma con la prima finale mai raggiunta da un italiano a Wimbledon, soprattutto nei confronti di Panatta può già dirsi di essere stato più continuo.

Mi sono poi chiesto quali siano state, al di là dei 3 Slam vinti fra Pietrangeli e Panatta al Roland Garros (non dimentico che se Adriano avesse perso il tiebreak della finale con Solomon probbailmente avrebbe perso al quinto; era stravolto), quali siano state le partite più belle, sofferte fino al tiebreak finale quinto set ed importanti vinte dai nostri giocatori nei tornei del Grande Slam. Tornando indietro e senza fare ricerche troppo approfondite direi Cecchinato-Djokovic al Roland Garros 2018, Fognini-Nadal all’US Open 2015 con la spettacolare rimonta da sotto 2 set a zero, Seppi- Federer all’Australian Open del 2015 (ma l’unico successo di Andreas in 15 partite fu coronato al quarto set, al tiebreak), Sanguinetti-Srichapan con tre tiebreak negli ultimi tre set (6-3,4-6,6-7,7-6,7-6). Quante altre me ne sono perse?

In mattinata è d’obbligo la sveglia per seguire, non prima delle 7, Jannik Sinner contro il giapponese Taro Daniel che deve  avere un fatto personale con gli italiani. Dopo aver battuto Musetti a Adelaide nelle “quali” di Melbourne ha sconfitto Arnaboldi, Moroni e Caruso.

Credo che Sinner vendicherà tutti quanti e raggiungerà per la prima volta gli ottavi in Australia. Poi però dovrà battere anche il vincente di de Minaur-Andujar per centrare i quarti, così come Berrettini dovrà superare Carreno Busta. Se ci riusciressero avremo per la prima volta dal ’73 – furono Bertolucci e Panatta a Parigi quando persero entrambi da Nikki Pilic, Paolo nei quarti, Adriano in semifinale…il torneo lo vinse Ilie Nastase – due italiani nei quarti di uno Slam. E immagino come stiano fumando di rabbia le orecchie di Lorenzo Sonego che avrebbe potuto arrivarci anche lui se non avesse ceduto al non irresistibile Kecmanovic che vedremo alla prese con l’irriducibile Monfils per il traguardo dei quarti.

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