Gli articoli più letti dell'anno. Giugno: la “locomotiva” Federer e il sorpasso dei suoi vagoni

Focus

Gli articoli più letti dell’anno. Giugno: la “locomotiva” Federer e il sorpasso dei suoi vagoni

Vi riproponiamo gli articoli di maggior successo del 2015 di Ubitennis, quelli più apprezzati da voi lettori. A giugno, l’effetto traino esercitato da Roger Federer nei confronti dei suoi più grandi rivali e di tutto il movimento tennistico

Pubblicato

il

Non è il Goat, non è il più forte. È semplicemente la montagna da scalare di una generazione che ha giocato per anni per raggiungerlo e superarlo. E ci è riuscita. Non solo nei suoi due protagonisti più celebrati, Nadal e Djokovic, ma anche e soprattutto in Stan Wawrinka, prima “vassallo”, ora addirittura traino del connazionale più celebre.

Qui l’articolo originale.

Francesco Guccini non lo chiamerebbe “goat”, nè “migliore di ogni tempo”, figuriamoci “re del tennis”. No. Francesco Guccini, forse, lo chiamerebbe “la locomotiva”, un mostro strano che ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, sembrava avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite.
Questa dissertazione parte da un assunto che è in parte, capiamoci bene e da principio per non fomentare le fazioni di tifosi, una provocazione. E l’assunto è che senza Roger Federer, Wawrinka non avrebbe mai vinto questo Roland Garros e forse nemmeno l’Australian Open, senza Roger Federer, Nadal non sarebbe diventato l’enorme campione che è, senza Roger Federer, Djokovic non avrebbe infranto tutti i record che è stato capace di infrangere e che forse, ancora, infrangerà.
Insomma, l’assunto è che durante il regno della locomotiva Federer e anche e soprattutto grazie a lui e alla sua grandezza, un’altra grande forza spiegava le sue ali [..] e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via.
Non è il migliore di tutti i tempi, bazzecola da bar, non è forse nemmeno il giocatore più bello da vedere. Non è perfetto, ha punti deboli, eccome se ne ha. Ma è stato, è diventato, prima un obiettivo da raggiungere (lontanissimo a metà degli anni 2000), poi un’icona da imitare. E distruggere.
Roger Federer ha migliorato la sua epoca tennistica. Perchè ha (parzialmente) ragione chi dice che lo svizzero si è erto a dominatore in un periodo di transito, nel quale erano appena scomparsi o stavano scomparendo due mostri sacri come Sampras e Agassi e il ricambio tardava ad avvenire (proprio come ora). Roddick non vale Djokovic, Gaudio non valeva Nadal, Hewitt e Safin erano (incredibile dictu) ancora più incostanti di Murray e Wawrinka.
Eppure Federer è stato capace non solo di approfittare di un’apparente fase di vuoto, ma di farlo dominando e con un gioco che a tanti sembrava e sembra ancora oggi irraggiungibile nella commistione tra efficacia, potenza e bellezza estetica. Non solo i suoi avversari, quindi, ma anche il movimento tennis deve “ringraziare” Federer. Roger è osannato in qualsiasi stadio giochi. E non lo è per le sue fattezze estetiche (come in parte lo era Borg, ad esempio), ma proprio per il suo tennis. Non c’è campo nel quale il pubblico parteggi più per il suo avversario che per lui. E tutto ciò, solo per il tennis. McEnroe oltre al tennis suscitava simpatia per i suoi isterismi, Djokovic oltre al tennis è nel cuore degli appassionati per la sua dote da giullare, Nadal oltre al tennis infonde uno spirito di immedesimazione per come lotta. Federer, semplicemente, è osannato per come gioca.

 

Tornando all’assioma di partenza, Federer ha dato una spinta al movimento ponendo di fronte ai suoi avversari una montagna enorme da affrontare. Solo che al campo base c’era una nuova generazione di scalatori di razza. Nadal, Djokovic, Murray e Wawrinka (per motivi leggermente diversi) si sono dovuti confrontare con questo mostro, domandarsi “riuscirò mai a raggiungerlo?” iniziando con volontà ferrea la loro lotta. E, in maniere diverse, vincendola.
Nadal, da re della terra, si è spinto oltre il suo elemento d’origine: ha voluto sfidare Federer anche sulle sue superfici predilette, l’ha dominato mentalmente prima che nel gioco, l’ha battuto, vorrebbe batterlo anche in un record di slam che sembra a portata di mano. Uno sforzo che gli è costato tanto da un punto di vista fisico e, forse, della longevità, ma che l’ha issato a monumento del suo sport, in una diarchia che per anni ha elevato le qualità tecniche e agonistiche del gioco.
Djokovic, compresso tra i due monumenti di cui sopra, ha saputo con pazienza ritagliarsi il suo spazio, andarsi a prendere i tasselli che man mano i due rivali lasciavano vuoti. Ora è forse e soltanto schiacciato dalla pressione di sapersi pari a loro, di dover compiere quell’ultimo passo, consapevole che, in un’altra epoca di mezzo, può diventare lui il dominatore e magari riuscire laddove Federer ha sempre (per poco) fallito: il Grande Slam (leggi: Djokovic, il Grande Slam è alla sua portata). Anche Nole ha raggiunto il suo traino.
Infine Wawrinka. Stan ha sempre vissuto all’ombra del campione. Subendo una sorte meschina: in un paese piccolissimo, nel quale in qualsiasi epoca un giocatore come “Stanimal” sarebbe stato idolatrato da tutti e numero uno indiscusso, ha trovato, quasi coetaneo, un semi-dio. Sconfitte, “vassallaggio”, poca fiducia. Talento sì, eccome, ma mai tramutato in vittorie di peso. Eppure Wawrinka, non si direbbe scorrendone la carriera, ha avuto pazienza. Ha prima saputo approfittare dell’amico-campione guadagnandosi un oro olimpico a Pechino e poi, pian piano, se ne è smarcato, scacciando un complesso di inferiorità che sembrava attanagliarlo, non solo nei confronti del connazionale. Ha imparato a vincere, ha voluto vincere. Ha imparato a battere Federer, ha voluto batterlo. E questo anche perchè l’ha sempre visto là davanti, troppo bello. E, quindi, da sfregiare. Infine, dolce contrappasso, si è a Federer sostituito: trascinando lui Roger, non come era successo al contrario per tanti anni, al successo in Coppa Davis; andando a vincere lui lo slam che Roger aveva impiegato mezzo secolo per fare suo.

Eccola, la locomotiva Federer. Un target che poco più di un lustro fa sembrava lontano anni luce, ma che è da subito diventato obiettivo da raggiungere e distruggere per i suoi rivali di un’epoca. Rivali che sono riusciti ad affiancarsi a lui anche e perchè da lui, dal suo gioco, dal suo dominio, stimolati.
Non è il goat, Federer. Non è il giocatore più forte e completo di tutti i tempi. Per ora è il più vincente. Verrà superato, però, non sappiamo noi dire quando e da chi: ma accadrà, come per ogni record che si rispetti. È, semplicemente, una locomotiva. Che per anni ha trainato i suoi vagoni carichi di classe, vedendosi infine superato da chi era stato per anni attaccato alle sue calcagna con la voglia matta di passare in testa al treno. Un treno che mai come in quest’epoca, proviamo a sbilanciarci, è stato carico di competitività e, soprattutto, di furore agonistico. Forse è questa la cosa per cui più di tutti lo si dovrebbe ringraziare.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Esordio sul velluto per Nadal a Montecarlo: adesso gli ottavi con Dimitrov

Lo spagnolo concede appena tre giochi a Delbonis, capace di creare qualche piccolo problema solo nel secondo set. Al prossimo turno troverà Dimitrov, battuto 13 volte su 14

Pubblicato

il

Rafael Nadal - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

[3] R. Nadal b. [Q] F. Delbonis 6-1 6-2

Doveva essere un esordio agevole per Rafael Nadal e così è stato. Lo spagnolo, a dispetto dei quasi due mesi lontano dal campo, ha mostrato il solito grande feeling con la superficie e con Montecarlo in particolare (72-5 il bilancio aggiornato su questi campi), disponendo agevolmente di Federico Delbonis. L’argentino ha provato a giocarsela, soprattutto nel secondo set, ma semplicemente non dispone delle armi per impensierire Rafa né per tenerne il passo sul rosso. Dopo il massacro del primo set e mezzo, Delbonis ha provato a rifarsi sotto ma è stato prontamente ricacciato indietro da Nadal. Il prossimo avversario del maiorchino sarà Grigor Dimitrov (13-1 i precedenti; 3-0 a Montecarlo), in un match che si spera possa regalare più spettacolo. “Abbiamo giocato tante belle partite insieme, non solo la semifinale dell’Australian Open 2017” ha ricordato Rafa in conferenza. “Sarò pronto per la partita, o quantomeno spero di essere pronto” ha scherzato, dicendosi in ogni caso soddisfatto del tennis espresso all’esordio.

IL MATCH – Fin dall’inizio si capisce che Delbonis non può tenere il ritmo forsennato imposto da Nadal. L’argentino o va fuori giri tentando di spingere o si rifugia in back difensivi che però raramente mettono in difficoltà l’avversario. In pochi minuti Rafa si ritova già sul 3-0. Delbonis prova a darsi una scossa con un bel rovescio lungolinea vincente forzando poi Rafa all’errore dopo uno scambio tutto in difesa. La riscossa dura però giusto questi due punti: Nadal infatti impatta sul 30-30 con un bel dritto e una smorzata, prima di accogliere benevolmente i due doppi falli consecutivi dell’avversario, costretto a forzare (senza successo) anche col servizio. Finalmente sul 5-0, Delbonis riesce a muovere il punteggio e a evitare quantomeno l’onta del bagel.

 

In avvio di secondo set, le cose non mutano in meglio per l’argentino, che cede subito la battuta. Il martellamento asfissiante di Nadal non accenna a diminuire d’intensità e gli frutta un secondo break che lo proietta sul 3-0. Qui Delbonis si procura due insperate palle break consecutive grazie a una serie di (s)fortunati eventi: una risposta colpita male ma che rimane in campo, un doppio fallo di Rafa e infine un non semplice smash ‘appoggiato’. Nadal non fa una piega e le annulla entrambe con autorità, così come fa anche con una terza occasione. Delbonis però sente che questo è probabilmente l’ultimo treno per sperare di rientrare in partita e si aggrappa al game, guadagnandosi una quarta palla break che riesce stavolta a convertire complice anche un nastro benigno.

Immediata arriva la reazione di Nadal, parecchio infastidito dal break appena subito, ma Delbonis riesce a tenere la battuta e ad andare sul 3-2, cancellando anche una palla break con un gran dritto lungolinea. La rinnovata spinta del volenteroso argentino però non è sufficiente a riaprire davvero la partita che anzi, ritorna saldamente nelle mani di Nadal con il break ottenuto nel settimo gioco. Sul 5-2 arriva l’ultimo sussulto di Delbonis che annulla un match point e si procura addirittura una palla break. Rafa però esce alla grande dal mini momento di difficoltà e chiude il match al terzo match point, dopo un’ora e venti minuti di gioco.

Il tabellone completo

Continua a leggere

ATP

ATP Montecarlo: Sonego non supera l’esame Zverev

Il numero 6 del mondo ritrova la costanza che gli era mancata a Miami e in due set regola un buon Sonego

Pubblicato

il

[5] A. Zverev b. L. Sonego 6-3 6-3

Troppo solido alla distanza Alexander Zverev per un buon Lorenzo Sonego, che come suo solito lotta parecchio e mostra un bel tennis ma deve cedere in due set ad uno Zverev apparso molto concentrato soprattutto al servizio. La prima sfida tra i due arrivava in momenti completamente opposti di forma. Sonego era reduce dal brillante torneo vinto a Cagliari, oltre che dal buon primo turno vinto contro un tennista ostico come Fucsovics. Meno positivo il periodo di Zverev, che non aveva giocato finora su terra battuta e la sua ultima partita risaliva a Miami, il secondo turno perso contro Emil Ruusuvori.

Il tennista italiano parte giocando un buon tennis, ma il primo a passare davanti è il tedesco, che sfrutta due indecisioni di dritto di Sonego per prendere il primo vantaggio della partita. La prima per Zverev però continua a mancare e Sonego si riporta sotto con due palle break. Entrambe vengono annullate da Zverev che ritrova la prima e non dà la possibilità al suo avversario di poterlo attaccare. Una nuova possibilità si para davanti a Sonego nel settimo game, uno splendido dritto diagonale gli porta due palle break.

 

La prima di servizio torna in aiuto del numero 6 del mondo, anche se la seconda palla break annullata arriva con un servizio che il replay mostra essere di poco largo. Sonego non si perde d’animo e dopo aver annullato due palle game si guadagna e converte la terza palla break con un pesante dritto lungolinea, meritata per il livello espresso finora dal tennista torinese.

Zverev non resta a guardare e reagisce subito al break diventando un muro da fondo. Gli errori di Sonego si accumulano e il finalista degli US Open si riporta avanti di un break. Uno dei meriti della buona partita del tedesco oggi è la costanza di rendimento al servizio, ed è di nuovo la battuta a cavarlo d’impaccio quando si fa rimontare due set point da Sonego. Il primo punto ai vantaggi è un ace, con il secondo si crea lo spazio con il servizio per chiudere con uno schiaffo al volo di dritto un set giocato molto bene da entrambi i giocatori. Da notare il dato dei doppi falli del tennista di Amburgo, zero per tutto il primo set, una rarità visti i suoi problemi recenti.

Il numero 6 del mondo capisce che è il momento di affondare il colpo e tramortisce Sonego ad inizio secondo set sfruttando la forza della sua diagonale di rovescio. A dire la verità il tennista italiano sta facendo un’ottima partita anche da quel punto di vista, mostrando tutti i suoi miglioramenti con quel fondamentale. Confrontato però con un colpo come quello di Zverev è normale vada in difficoltà. Come successo nel primo set Sonego risponde subito al fuoco con due palle break, ma ancora la prima di Zverev torna dominante e gli toglie le castagne dal fuoco. Sonego non molla la battaglia e con due splendidi pallonetti si mantiene dentro il game, e l’occasione arriva di nuovo con un dritto steccato dal tedesco. Questa volta il servizio tradisce Zverev e con un doppio fallo rimette Sonego nel set.

Ora il livello del tedesco è calato vistosamente ed anche gli errori da fondo cominciano ad arrivare. Un rovescio scagliato male rischia di costargli il secondo break consecutivo, ma con l’aiuto del servizio si salva. Piano piano, nonostante un dritto molto meno affidabile del primo set, Zverev si ritira su e torna a farsi prepotente durante i turni di Sonego. La prima chance nel settimo game è ben controllata dall’italiano, ma sulla seconda il “solito” rovescio devastante vale game e break per il tennista tedesco.

La partita si mette ancora più in salita quando Sonego sotto 15-30 e 3-5 commette il primo doppio fallo della partita. Non poteva esserci momento peggiore, il colpo in uscita dal servizio è lungo e Zverev chiude la partita dopo un’ora e mezza di battaglia. Un peccato per Lorenzo, che oggi ha giocato bene e reso la partita più equilibrata di quanto dica il punteggio. Il tedesco sfiderà David Goffin per un posto nei quarti di finale di Montecarlo. Sonego invece perderà almeno quattro posizioni del ranking, a causa dei punti persi dei quarti dell’anno scorso. Ma vista la posizione attuale, numero 32, se continua con questo stato di forma può mantenersi tra le teste di serie del Roland Garros. Con la sconfitta di Sonego Fabio Fognini resta l’unico italiano ancora presente in tabellone.

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

Continua a leggere

ATP

Djokovic, lezione e investitura a Sinner: “È il presente e il futuro del tennis”

Nel match del giorno Jannik parte bene e va in vantaggio di un break, ma via via soffre la pressione di Nole, che domina alla distanza

Pubblicato

il

[1] N. Djokovic b. J. Sinner 6-4 6-2

Era stata presentata come la partita del giorno, e le attese non sono andate deluse, almeno per una buona oretta. Dopo il battesimo del fuoco ricevuto da Rafa Nadal sul Philippe Chatrier in autunno, il sacerdote Novak Djokovic ha somministrato il secondo segno sensibile al fenomeno nascente Jannik Sinner sotto la terrazza di Montecarlo. Sei quattro sei due per il primo favorito, un’ora e mezza abbondante molto lottata, giocata a ritmi esagerati e trapunta di scambi ad alta intensità. Poi Nole ha preso il sopravvento, e non sarebbe stato difficile prevederlo, ma chi voleva una partita – e un’altra conferma sulla crescita di Jannik – l’ha avuta.

Aveva iniziato molto bene il kid di Sesto Pusteria: secondo game in battuta molto sudato, offerto da un Djokovic intento a far intendere al ragazzo su quale pianeta fosse capitato, poi Sinner ha strappato il servizio al serbo nel terzo, complici un paio di vincenti da urlo, tra i quali ha particolarmente brillato un gran rovescio incrociato sulla linea, utile a provocare la sorpresa del numero uno. Jannik non ha però saputo consolidare, come si suol dire, e qui Djokovic non ha messo troppo di suo: un doppio fallo, un dritto tirato fuori con lo scambio in mano e un rovescio addosso alla star con il campo aperto sono valsi il pareggio: tanta ingenuità direbbero quelli che non hanno mai avuto a che fare con la pressione. Certo è che l’età verdissima in qualche modo può rappresentare un mismatch di non poco conto contro un avversario persino più famelico dei canoni quando deve inseguire. Si è un po’ disunito Jannik, ci mancherebbe: Djokovic gioca profondo come nessuno, si sa, e sulla seconda ha la bava alla bocca. Il combinato disposto, direbbe il giurista, ha costretto Sinner a forzare molte prime, con conseguenze problematiche sulle sue percentuali. Anche a questo è addebitabile il secondo break consecutivo Serbia, viatico al cinque due che pareva una precoce pietra tombale sulla frazione.

 

Detto questo, anche Nole di tanto in tanto pare umano, e Sinner certamente non vende la pelle a buon prezzo: gravato da un paio di errori di misura, dal trenta a zero a due punti dal set Djokovic ha subìto quattro punti consecutivi, consentendo al giovane collega di servire per il pareggio. Ma ribattitore migliore della storia del gioco non si diventa per caso: una manciata di palle a un palmo dal fondocampo hanno costretto Sinner a diversi fuori giri e a salvare un primo set point, prima che un nastro malandrino sul suo lungolinea, beffardo nell’apparecchiare il vincente al serbo, ne forzasse un secondo, stavolta raccolto da Nole con un forcing da dietro reiterato fino all’errore con il rovescio dell’italiano.

Jannik Sinner – ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Cinquantasei minuti, ritmi alti, lunghi scambi e una lotta tutt’altro che disprezzabile. Non male l’offerta di Jannik, forse un po’ troppo legata mani e piedi al vincente, con tutti i rischi del caso. Nole in giornata, lo è quasi sempre, quando impone la proverbiale pressione da fondo al momento è ancora un po’ troppo. E la sua giornata, già serena, è migliorata nel secondo set, a fronte della resistenza ora forse un po’ ammaccata del nostro: break Serbia nel quarto gioco. Sinner, puntiglioso, con il solito atteggiamento impeccabile, concentrato sul tema fino al parossismo, ora annaspante e sempre più ingarbugliato nella ragnatela. Poche chance per lui di rientrare; una, sostanzialmente, nel settimo game, quando Nole ha offerto palla break ingarbugliandosi con due doppi falli, ma qui è mancato Sinner, autore di una rispostaccia fuori di metri su una seconda attaccabile. La partita lì si è eclissata, insieme allo sguardo fattosi torvo del diciannovenne. Agli ottavi di domani, contro il campione di Miami Hubert Hurkacz o Dan Evans, andrà Djokovic, come sempre, come prevedibile. Per un’ora c’è stata partita, per il resto una lezione di cui Jannik saprà far tesoro.

Mi sento bene – ha detto Djokovic a Tennis TV -. Questo club è la mia base d’allenamento da 15 anni, mi sembra di giocare a casa. E’ stato un bell’esordio, non era una sfida semplice ma sono riuscito a trovare il ritmo e i colpi. Sinner colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. E’ il futuro del nostro sport, e forse già il presente. Del resto ha già giocato la finale di un 1000 da teenager“. A diciannove anni Nole non era certamente prossimo a somigliare alla sua versione odierna.

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement