Top ten WTA: bilancio di tre mesi sul cemento, da Serena Williams a Suarez Navarro

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Top ten WTA: bilancio di tre mesi sul cemento, da Serena Williams a Suarez Navarro

Il torneo di Miami ha chiuso la stagione sul cemento per le tenniste di vertice. Chi ha convinto e chi ha deluso nei primi tre mesi dell’anno? Brava Roberta Vinci, molti problemi per Petra Kvitova

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Con il torneo di Miami è terminata la prima parte di stagione WTA. Tre mesi di gioco condotti quasi sempre sul cemento outdoor, in tre continenti diversi: Australia, Asia, Nord America. Questa settimana è occupata da due tornei di transizione: il cemento indoor di Katowice e la terra verde di Charleston; dalla prossima si inizierà a giocare sulla terra rossa. Per questo si può tentare un bilancio sul rendimento delle tenniste di vertice al termine del loro impegno trimestrale sul cemento.

Ho deciso di dedicarmi alle prime dieci, escludendo Sharapova (che è ferma in attesa delle sentenze sul doping) e includendo la attuale numero 11 Suarez Navarro. Per cominciare una tabella riassuntiva sul rendimento dall’inizio dell’anno:

Bilancio top ten primi tre mesi 2016

 

1. Serena Williams
Fra le top ten è quella che ha giocato meno, avendo preso parte ad appena tre tornei: Australian Open, Indian Wells e Miami. Se non si trattasse di Serena il bilancio non sarebbe certo da buttare (due finali raggiunte), tanto è vero che nella Race è terza con oltre 2000 punti. Ma nel suo caso non si possono adottare i metri di giudizio che accontenterebbero una giocatrice qualsiasi; e non si può non rilevare che nel 2015 di questi tempi aveva già vinto a Melbourne e Miami, mentre aveva dato forfait prima della semifinale di Indian Wells. Significa che era ancora imbattuta (18 vittorie, incluso un match di Fed Cup), e lo sarebbe rimasta fino a Madrid. A questo dati ne va aggiunto un altro: non vince un torneo da agosto 2015 (Cincinnati).
La mia sensazione è che sul piano psicologico non si sia ancora del tutto ripresa dalla sconfitta di New York contro Roberta Vinci, cioè dal mancato Grande Slam; ma che in più comincino a farsi sentire problemi fisici, che la limitano negli spostamenti e nella resistenza quando i match si allungano. In sintesi: questi primi tre mesi hanno sollevato diversi interrogativi sul suo rendimento futuro; probabilmente, più che dai tornei sul rosso, le risposte si cominceranno ad avere quando si tornerà a giocare sul veloce (erba e cemento estivi).

2. Angelique Kerber
Per la ventottenne Kerber la prima vittoria-Slam a Melbourne basta e avanza per rendere ampiamente positivo il bilancio: due settimane perfette che fanno passare in secondo piano tutto il resto. Se invece il resto vogliamo provare ad analizzarlo, si trova un rendimento non straordinario, con sconfitte subite da Azarenka (due volte), Zheng, Bencic e Allertova.
Colpisce la differenza con il 2015: allora l’inizio anno era stato disastroso, fino a causarle l’uscita dalla top ten. La risalita, dopo il ritorno con lo storico coach Torben Beltz, era cominciata esattamente in questo periodo, con la vittoria nel torneo di Charleston.
I duemila punti conquistati agli Australian Open l’hanno proiettata al secondo posto sia del ranking che della race; ora sarà interessante vedere se a partire dal successo nel Major saprà costruirsi uno status differente, di livello superiore (come ad esempio riuscì a ventinove anni a Li Na, dopo il successo a Parigi nel 2011) o se invece l’impresa di Melbourne resterà un exploit isolato.

3. Agnieszka Radwanska
Questi i risultati di Radwanska: vittoria nel torneo di Shenzhen nella prima settimana dell’anno, poi tre semifinali (Australian Open, Doha, Indian Wells); a Miami ha peggiorato la media, sconfitta al terzo turno da Timea Bacsinszky. Forse è il segno che per lei è venuto il momento di tirare il fiato, e il forfait nel torneo di casa di Katowice sembra confermarlo. Tutto sommato direi che il 2016 di Radwanska ha ribadito il ritorno ad alti livelli dopo la crisi vissuta ad inizio 2015 (la fase di collaborazione con Martina Navratilova, gli attriti tra il padre e il coach etc etc).
Ma né il buon avvio di stagione, né il successo al Masters nel novembre scorso, sono riusciti a farmi cambiare idea: per Aga il confronto con le rivali di vertice fisicamente più potenti rimane quasi proibitivo, e per spuntarla deve sperare di trovarsele di fronte quando non sono al massimo della forma. Lei però ha sicuramente recuperato fiducia, per questo credo che se le capitasse lo Slam senza avversarie in condizioni ottimali avrebbe la capacità di aggiudicarselo. Bisogna vedere se le stelle le proporranno una situazione del genere o no.

4. Garbiñe Muguruza
Alti e bassi (più bassi che alti), per Muguruza in questo inizio di stagione. Nel 2015 dopo l’exploit della finale di Wimbledon aveva iniziato ad attraversare una fase di instabilità, con alcuni picchi di notevole qualità (la vittoria a Pechino, la finale di Wuhan), alternati a momenti di crisi non solo tecnici ma anche mentali, come ad esempio a Toronto.
Nei primi tre mesi del 2016 ha spesso reso al di sotto delle sue possibilità (sconfitta da Strycova a Melbourne, da Svitolina a Dubai, da McHale a Indian Wells); e in campo è stata protagonista di insoliti scambi di idee con il coach Sam Sumyk, compresa una crisi di sfiducia che testimonia le difficoltà nel reggere la pressione, esponenzialmente cresciuta dopo Wimbledon. Un dato certifica i problemi: fra tutte le top ten è quella che è più indietro nella race, 41ma.
Sembrerebbe un quadro altamente negativo, se non avesse chiuso il torneo di Miami con una grandissima prestazione contro Azarenka, da cui è stata battuta solo dopo due tiebreak al termine di una delle migliori partite dell’anno. Deve provare a ripartire da quel match, perché proprio in Florida ha dimostrato di essere una delle poche in grado di dare filo da torcere alla miglior Azarenka degli ultimi anni.

5. Victoria Azarenka
La dominatrice di questo inizio di 2016, con un bilancio di 22 vittorie e una sola sconfitta, subita da Angelique Kerber agli Australian Open. A parte quella giornata storta, tanti ottimi match, con alcuni picchi di gioco di altissimo livello. In molti frangenti è sembrata proprio di un’altra categoria, e forse solo Muguruza ha dato l’impressione di poter giocare alla pari con lei. Tre tornei vinti (Brisbane, Indian Wells, Miami) e primo posto nella Race con 2930 punti. In pratica dopo appena tre mesi si trova molto vicina ad essersi già garantita la permanenza in top ten per tutto l’anno, e le manca poco per raggiungere la soglia di qualificazione al Masters (ad esempio nel 2015 l’ottava era stata Flavia Pennetta con 3252 punti).
Ora però arriva il difficile, visto che anche nelle sue stagioni migliori il cambio di superficie è sempre coinciso con una flessione di risultati; e infatti 13 dei 20 tornei vinti in carriera se lì è aggiudicati nel primo trimestre, che si conclude con Miami. Non solo: a parte l’International di Marbella (terra rossa), gli altre 19 successi sono sul cemento. Ma la sensazione che ha lasciato l’ultima Azarenka è che le piacciano le sfide, e quella alla terra battuta si presenta con una concorrenza meno qualificata rispetto agli anni scorsi, visto che Sharapova è ferma e Serena pare in difficoltà.

6. Simona Halep
Simona Halep aveva chiuso il 2015 con il secondo posto nel ranking; nel 2016 dopo tre mesi si ritrova sesta. Nove vittorie e sette sconfitte, e ventiduesimo posto nella Race. Altro aspetto negativo per Halep è il confronto con lo stesso trimestre del 2015, quando aveva vinto tre tornei (Shenzhen, Dubai, Indian Wells) e perso a Miami da Serena Williams dopo una grande prestazione; in questa stagione invece è ferma a zero, anche perchè dopo Indian Wells 2015 non ha più vinto tornei.
In diversi periodi dello scorso anno così come nelle prime settimane del 2016 Simona ha avuto problemi al tendine di Achille, che le aveva condizionato non solo i match ma anche gli allenamenti. Un altro aspetto preoccupante è una certa rassegnazione che mi pare di avere intravisto durante alcuni match persi, segno che forse oltre al logorio fisico c’è qualche difficoltà mentale. Ora si tratterà di capire se è effettivamente guarita fisicamente e se con la piena efficienza riuscirà a recuperare la giusta convinzione per cercare di risalire nel ranking.

7. Petra Kvitova
I numeri del primo trimestre 2016 di Petra Kvitova sono i peggiori di tutte le top ten (a parte il dato della race in cui è 39ma, Muguruza è due posti indietro). Il più allarmante è quello dei match vinti/persi, addirittura in negativo (6 vinti, 8 persi); e l’avversaria di classifica più alta sconfitta è stata la numero 38 Strycova. Non si può dire che il divorzio dallo storico coach David Kotyza, avvenuto dopo i fallimentari Australian Open, sia stato sufficiente per recuperare il giusto sprint.
Se si cercano elementi positivi, se ne possono forse trovare due: il primo è che in Nord America ha giocato un po’ meglio rispetto all’Australia, con un tennis tatticamente più vario; il secondo è legato alla condizione fisica: a me pare che Kvitova sia piuttosto asciutta e forse non è mai stata così efficace (compatibilmente con i suoi limiti) nel gioco difensivo. Ma per tornare a fare risultati da top ten occorre che Petra recuperi l’incisività nel gioco offensivo, che è il suo vero punto di forza, a partire dal servizio.
La terra battuta non la agevola, ma se non altro dovrebbe trovare situazioni ambientali meno calde e umide, che non hanno mai contribuito a farla rendere al meglio.

8. Roberta Vinci
Non è mai troppo tardi per togliersi grandi soddisfazioni, almeno per Roberta Vinci. Nel 2015 aveva avuto un inizio stentato, tanto che al termine del torneo di Miami era numero 43 del ranking. Meno di un anno dopo è finalmente riuscita ad approdare in top ten, malgrado la sconfitta al terzo turno degli Australian Open contro Friedsam; poi è salita ulteriormente fino all’ottavo posto. In più in questo inizio di 2016 ha già vinto un torneo di medio livello come San Pietroburgo. In sostanza, continua l’onda lunga positiva della finale degli US Open, e così anche i propositi di ritiro a fine stagione sembrano vacillare.
Vinci nel primo trimestre stagionale ha già preso parte a 9 tornei, più di qualsiasi altra top ten; probabilmente una programmazione così intensa era stata concepita per avere tante possibilità di fare punti, sempre con l’obiettivo del raggiungimento del fatidico decimo posto; in parte ne ha pagato le conseguenze a Indian Wells, quando si è dovuta ritirare contro Rybarikova. Ora che l’obiettivo è stato raggiunto immagino che Roberta rallenterà i ritmi, cercando di presentarsi più fresca ai prossimi grandi appuntamenti sul rosso, una superficie che sicuramente non la sfavorisce.

10. Belinda Bencic
Belinda Bencic ha compiuto 19 anni il mese scorso (10 marzo) ed è reduce da dodici mesi di altissimo rendimento. Numero 34 dopo Miami 2015, nei mesi successivi ha cambiato marcia, arrivando quasi sempre in fondo ai tornei; ha completato l’opera con i risultati della nuova stagione, che le sono valsi l’ingresso in top ten. Nel 2016 Bencic il meglio lo ha dato indoor, con la doppia vittoria in Fed Cup (contro Petkovic e Kerber) e con la finale di San Pietroburgo, mentre non le sono riusciti exploit di pari livello all’aperto.
Forse ultimamente ha perso un po’ di brillantezza, anche per problemi con il peso forma, ma credo che alla sua età sia quasi inevitabile qualche incertezza nel trovare gli equilibri fisici; sono le fisiologiche difficoltà da pagare alla mancanza di esperienza. Ma proprio perché è giovane penso che possa recuperare rapidamente la condizione migliore.

11. Carla Suarez Navarro
L’anno scorso Carla Suarez Navarro aveva avuto una partenza sprint: era entrata per la prima volta in top ten al termine del torneo di Miami e poi aveva accumulato nei primi 5-6 mesi quasi tutti i punti della sua stagione. Ma da Wimbledon in poi era rimasta senza energie, finendo anche per perdere l’occasione di andare al Masters. Tutti quei risultati erano frutto di un progresso tecnico che aveva consentito alla “terraiola” Suarez Navarro di rendere moltissimo anche sul duro, con la finale (non disputata per infortunio) ad Anversa, quella a Miami, la semifinale di Doha e i quarti di finale in altri cinque tornei sul cemento.
Anche quest’anno Carla è partite bene: vittoria a Doha, semifinale a Brisbane e quarti di finale agli Australian Open. Però poi ha dovuto dare forfait a Indian Wells per un infortunio in allenamento alla caviglia destra, mentre al rientro a Miami ha perso subito da Vandeweghe.
Dato che nelle ultime stagioni arriva spesso in fondo anche nei tornei di doppio, il rischio è lo stesso del 2015, cioè ritrovarsi troppo presto in riserva. I punti dei tornei su terra battuta fanno gola, ma forse per lei sarebbe meglio rinunciare a qualcosa per mantenere sufficienti energie; non tanto per i tornei su erba, quanto per l’ultima parte di stagione con il ritorno al caldo del cemento americano e asiatico.

Per chiudere
Una breve nota in chiusura. Se confrontiamo la top ten di inizio 2016 con quella attuale, emerge che la giocatrice più in difficoltà (problemi di Sharapova a parte) è senza dubbio Lucie Safarova. In questo momento è scesa al 15mo posto, con appena tre tornei disputati e altrettante sconfitte al primo turno. Sino ad ora il bilancio è durissimo: nemmeno un set vinto in tutto il 2016.
Con l’inizio della stagione su terra si avvicina anche Roland Garros, torneo nel quale Safarova è stata finalista lo scorso anno. Mi auguro che per allora si sia completamente ripresa dai postumi della malattia che l’ha penalizzata, e che possa avere ritrovato una condizione che le consenta di essere di nuovo competitiva.

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I migliori colpi in WTA: il dritto

Terza puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede il dritto più completo ed efficace del circuito?

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Bianca Andreescu - Indian Wells 2019

Terza puntata della serie dedicata ai migliori colpi in WTA. È arrivato il momento di scegliere le migliori giocatrici nell’esecuzione del dritto. Prima di entrare nel merito, occorre un riepilogo che spieghi i criteri che mi sono dato per la selezione, in modo da trovare un terreno di giudizio condiviso con chi legge.

Linee generali
Come ho indicato nel primo articolo (e colpevolmente dimenticato nel secondo), la selezione considera soltanto le prime 100 giocatrici della classifica attualmente in attività. Significa, per esempio, che tra i dritti non troverete Dominika Cibulkova (e forse un posto lo avrebbe meritato), così come non ci sarà Caroline Wozniacki quando si tratterà di occuparsi del rovescio, visto che entrambe hanno appeso la racchetta al chiodo.

Ho deciso di non andare oltre il centesimo posto perché in questo modo si ragiona su un gruppo di tenniste affermate, senza doversi avventurare alla ricerca di scelte poco conosciute o di nicchia. In più questo mi agevola al momento della chiusura di ogni classifica, perché al termine della selezione posso fare un rapido controllo scorrendo tutti i cento posti del ranking ed essere sicuro di non avere trascurato qualche nome.

 

Ricordo infine che la valutazione non è sulla carriera, ma sul rendimento nell’ultimo periodo. Una scelta, evidentemente, che penalizza grandi giocatrici in declino, come per esempio Venus Williams. Questo perché l’intento è provare a definire il quadro attuale della situazione, non stabilire un giudizio storico. I giudizi storici attendibili, secondo me,  si compiono a fine carriera, fra giocatrici non più in attività.

Il dritto
Per quanto riguarda specificatamente il dritto, ho ragionato tenendo in considerazione le esecuzioni dal terzo colpo in poi, quindi escludendo la risposta, che è stata oggetto di un articolo specifico. Altrimenti ci sarebbe stata una sovrapposizione di temi e giudizi.

Altra cosa che mi preme sottolineare: quando pensiamo ai migliori colpi, immediatamente ci vengono in mente quelli vincenti. Ma i colpi vincenti sono solo una parte dei tanti che si effettuano durante un match. Per questo ho provato a tenere conto anche di altri fattori: innanzitutto la consistenza, cioè la capacità di limitare gli errori non forzati. Ma anche la capacità di colpire al meglio in situazioni difficili, su palle lontane o molto profonde: fasi in cui non è tanto la potenza a contare, quanto la mobilità e la rapidità nel coordinarsi. E non sempre le giocatrici più potenti possiedono anche queste caratteristiche ai massimi livelli.

Ultima questione: le esclusioni. Ho deciso di comporre una classifica di dieci nomi. Dieci nomi sembrano tanti, ma poi quando si cominciano a stringere le maglie della selezione ci si accorge che sono necessarie difficili rinunce.

Per esempio: tre ottimi dritti che non compaiono sono quelli di Daria Kasatkina, Kristina Mladenovic e soprattutto Samantha Stosur. Per loro tre il motivo è lo stesso: l’appannamento dell’ultimo periodo.
Per ragioni opposte mancano alcune delle giocatrici che si sono messe in mostra negli ultimi tornei: ho pensato che poche settimane non bastassero per scalzare dalla classifica rendimenti più consolidati. Ecco perché non troverete, per esempio, il dritto di Ons Jabeur.

Ci sono poi alcune tenniste che non hanno ottenuto risultati da prima pagina e che pure possiedono un dritto che spicca nel loro gioco. Penso per esempio a Jennifer Brady, Zarina Diyas, Polona Hercog o Alison Van Uytvanck. Potrei aver sbagliato nell’escluderle, ma ho pensato che forse il dritto spicca nel loro gioco anche perché il resto dei fondamentali non è al livello delle primissime al mondo. Ma, data l’età, molte di loro sono ancora in tempo per smentirmi.

Chi mi avrebbe davvero messo in difficoltà sarebbe stata Shelby Rogers, ma in questo caso è stato il ranking a penalizzarla (attualmente numero 113 dopo un lungo periodo di infortuni). Non è stato facile nemmeno eliminare giocatrici come Simona Halep. Jelena Ostapenko e Aryna Sabalenka: su di loro so che mi prenderò delle critiche contro cui è difficile argomentare, anche perché sono state tutte esclusioni sul filo di lana.

Infine mi spiace non ci sia alcuna mancina fra le dieci elette. Taylor Townsend, Marketa Vondrousova e Petra Kvitova sono state le ultime a “cadere”. Giocatrici diversissime, penalizzate da motivi diversi: a mio avviso il dritto di Townsend è molto efficace ma forse un po’ ripetitivo, mentre a Vondrousova manca un po’ di “punch”. Kvitova quando è ispirata ha un dritto fenomenale, ma nelle giornate-no diventa un colpo che produce troppi gratuiti, e di questo ho dovuto tenere conto.

Petra Kvitova – Madrid 2018 (foto @Gianni Ciaccia)

Con questo lungo preambolo spero di avere fatto un po’ di chiarezza. Ora è arrivato il momento di presentare l’elenco definitivo.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: la risposta

Seconda puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Kerber o Muguruza, Halep o Yastremska: chi risponde meglio?

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Angelique Kerber - 2016

Dopo l’articolo relativo al servizio, la seconda puntata di questa serie non poteva che essere dedicata alla risposta. Come ho avuto modo di scrivere di recente (vedi QUI), la risposta è un colpo che negli ultimi venti anni in WTA ha subito una profonda trasformazione. Partendo dall’insegnamento di una antesignana come Monica Seles, che ha puntato a interpretare ogni fase di gioco con la massima aggressività, negli anni duemila si è affacciata una generazione di giocatrici che ha fatto della potenza e della impostazione offensiva l’indirizzo principale del proprio gioco.

La nascita del cosiddetto “power tennis” ha implicato una riconsiderazione di tutte le fasi del gioco, e nel tempo ha portato a un avvicinamento fra turni di battuta e turni di risposta. O almeno: questo è l’obiettivo ideale; vale a dire cercare di assumere il controllo dello scambio non solo quando si serve, ma anche quando è il momento di rispondere. Una trasformazione radicale, ulteriormente rafforzata dalla scomparsa del serve&volley, che rappresentava la massima differenza possibile fra turni di battuta e turni di risposta.

Oggi come stanno le cose? Sicuramente l’avvento del power tennis ha lasciato un segno profondissimo sull’epoca attuale, ma questo non significa che non ci siano giocatrici che hanno sviluppato impostazioni differenti, più adatte alle proprie caratteristiche fisico-tecniche. Giocatrici che ritengono di avere vantaggi nell’affrontare scambi lunghi e che quindi alla risposta non chiedono di rovesciare immediatamente l’inerzia del punto, quanto piuttosto di minimizzare l’influenza della battuta avversaria, per cominciare il palleggio da zero, alla pari.




 

In sostanza, così come per il servizio, anche il termine “risposta” raccoglie in sé diverse modalità interpretative, oltre che esecuzioni profondamente differenti. Dritto, rovescio; topspin o backspin; colpi con intenti difensivi, colpi con intenti aggressivi: sono tante le tipologie di risposta comprese da un solo termine.

Siccome l’obiettivo di questi articoli è quello di selezionare “il meglio”, alla fine ho deciso di individuare due categorie: le risposte interlocutorie, di impronta prudente e difensiva, e le risposte aggressive, di impronta offensiva. Naturalmente fra questi due estremi ci sono una infinità di livelli intermedi e di sfumature: non è lo stesso se si risponde a una prima o a una seconda di servizio, e molto dipende dalle caratteristiche di chi serve.

Anche il modo di misurare l’efficacia delle due tipologie di risposta è differente. Per chi interpreta il colpo in chiave interlocutoria il dato fondamentale è la percentuale di risposte messe in campo. Per chi lo interpreta con intenti più offensivi è rilevante anche il numero di risposte vincenti, indice della particolare incisività del colpo.

Ultima nota, prima di scoprire le prescelte. All’inizio del 2020 abbiamo vissuto il ritiro di due giocatrici molto diverse che sono state ai vertici in questo colpo, e avrebbero a buon diritto reclamato un posto nella selezione: Caroline Wozniacki per quanto riguarda le risposte interlocutorie e Maria Sharapova per quelle aggressive.

a pagina 2: Le migliori risposte interlocutorie

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I migliori colpi in WTA: il servizio

Prima puntata di una serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Barty, Pliskova, Osaka, Williams: chi serve meglio?

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Serena Williams - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il coronavirus ha cambiato le vite di tutti, in modo più o meno diretto, più o meno grave. Anche il tennis ha subito le conseguenze della diffusione del contagio: la prima decisione prevede uno stop di almeno sei settimane, in attesa di valutare più avanti come procedere.

Senza partite giocate, vengono a mancare argomenti di stretta attualità; tuttavia non ho intenzione di sospendere la rubrica del martedì. Visto che è stato chiesto agli italiani di “stare a casa” (e sono totalmente a favore di questo indirizzo) vorrà dire che avremo più tempo a disposizione per approfondire temi differenti, e ragionare su altri contenuti.

Per questo ho deciso di preparare una serie di articoli sui migliori colpi del circuito femminile: cominciando dai migliori servizi, passando attraverso i migliori colpi al rimbalzo, sino a quelli di volo. E se per caso non si riuscisse a completare la serie perché nel frattempo si è ripreso a giocare, beh, naturalmente sarei il primo a essere felice dell’inconveniente.

I MIGLIORI SERVIZI
Prima di entrare nel tema e spiegare come ho deciso di trattarlo, occorre una premessa. Credo che il servizio nel tennis femminile si trovi in una condizione speciale: è l’unico colpo per il quale tutti sono d’accordo su chi sia la numero 1. Serena Williams ha il miglior servizio del circuito, e alzi la mano chi se la sente di contraddire. E ci si può spingere anche oltre: Serena è la migliore battitrice della storia del tennis open.

Ma questo non cancella il tema: penso sia comunque interessante valutare chi c’è dopo di lei. Invece che definire una classifica secca, ho deciso di considerare la materia in modo più articolato, individuando diverse categorie (servizio in kick, slice, seconda di servizio, etc.) e per ciascuna di queste ho scelto uno o più nomi di spicco.
Unico vincolo: la giocatrici prese in considerazione devono fare parte delle prime 100 del ranking attuale. Significa che, per esempio, non potrà trovare spazio Sabine Lisicki, che pure detiene il record per la battuta più veloce della storia (131 miglia orarie).
Cominciamo con i diversi servizi e relativi nomi.

SECONDA DI SERVIZIO
Johanna Konta
Sulla seconda di servizio si potrebbe scrivere un articolo a sé stante. Si dice che la seconda di servizio sia una delle variabili più importanti ma anche più trascurate di un giocatore di tennis: resta quasi sottotraccia, ma è fondamentale per definire il suo autentico valore. Certo, gli ace sono spettacolari, ma in realtà quanto sposta l’equilibrio delle partite il rendimento delle seconde…

Per valutare la seconda di servizio nel tennis femminile, dobbiamo partire da un ragionamento generale. Vista la grande aggressività in risposta nella attuale WTA, la seconda battuta spesso rischia di essere più un colpo difensivo che offensivo.

Del resto alla fine della stagione si contano sulle dita di una mano le tenniste in grado di superare il 50% di punti vinti con la seconda; significa che la stragrande maggioranza perde più punti di quanti ne vinca. Per esempio nel 2019 solo 5 giocatrici hanno superato il 50% (Barty, Konta, Garcia, Rybakina, Peterson). Naturalmente nella definizione di questo dato agiscono diversi fattori, e a influire non è solo il primo colpo dello scambio; ma dalla battuta discende tutto il resto.

Una ottima base di partenza per non farsi aggredire sulle seconde è possedere un grande servizio in kick; per la specifica esecuzione di questo servizio rimando più avanti ai tre nomi scelti. Qui ho preferito individuare una giocatrice che forse non ha un kick superlativo, ma che, a mio avviso, è comunque in grado di proporre una seconda solida con notevole costanza: Johanna Konta.

Anche nelle giornate di difficoltà e perfino nei periodi di appannamento, la seconda di Konta difficilmente si trasforma in un colpo incerto o titubante. Velocità media, varietà di direzione e soprattutto profondità sono i suoi punti di forza. Se a questo aggiungiamo che non è nemmeno incline al doppio fallo (anche se la partita negativa prima o poi capita a tutti) abbiamo, secondo me, il nome da segnalare in questa sezione.

SERVIZIO SLICE
Petra Kvitova
Quando nel 2011 Petra Kvitova si è affermata ad alti livelli in WTA, aveva nel servizio una doppia arma. Da una parte era in grado di battere teso oltre i 180 km/h, dall’altra possedeva uno slice mancino particolarmente insidioso.

Negli ultimi anni, però, le cose sono in parte cambiate: si è affacciata una nuova generazione di giocatrici capace di servire anche a 190 km/h, mentre sempre più raramente Petra riesce a superare i 170-175 orari con il colpo teso (forse anche a causa dell’infortunio alla mano). In sostanza la sua battuta di potenza non è più tra quelle di primissima fila.

Ma lo slice mancino le permette ancora di fare la differenza; soprattutto grazie al colpo a uscire da sinistra è in grado di condizionare tanti punti. E le riesce in almeno tre modi diversi: con il servizio a uscire + colpo vincente nello spazio di campo aperto; oppure con il servizio a uscire + contropiede sul movimento di chi sta rientrando verso il centro; ma anche con il servizio vincente verso la T. Questa ultima soluzione naturalmente non deriva da uno slice, ma diventa particolarmente efficace proprio perché le avversarie devono preoccuparsi di coprire la traiettoria esterna, fatalmente concedendo spazio sul lato opposto.

Ricordo che lo slice mancino ha un vantaggio strutturale: perché va a incrociare sul rovescio bimane delle avversarie destre, il che significa allungo inferiore rispetto al dritto. Ancora oggi, una parte significativa dei successi di Petra Kvitova è determinata da questo colpo.

Dovessi invece indicare una giocatrice destra, sceglierei forse Kiki Mladenovic. Il suo slice non è velenoso quanto quello di Kvitova (ed è la ragione per cui non ha qui una nomination “ufficiale”), ma resta comunque davvero efficace.

a pagina 2: Servizio in kick e varietà di soluzioni

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