Top ten WTA: bilancio di tre mesi sul cemento, da Serena Williams a Suarez Navarro

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Top ten WTA: bilancio di tre mesi sul cemento, da Serena Williams a Suarez Navarro

Il torneo di Miami ha chiuso la stagione sul cemento per le tenniste di vertice. Chi ha convinto e chi ha deluso nei primi tre mesi dell’anno? Brava Roberta Vinci, molti problemi per Petra Kvitova

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Con il torneo di Miami è terminata la prima parte di stagione WTA. Tre mesi di gioco condotti quasi sempre sul cemento outdoor, in tre continenti diversi: Australia, Asia, Nord America. Questa settimana è occupata da due tornei di transizione: il cemento indoor di Katowice e la terra verde di Charleston; dalla prossima si inizierà a giocare sulla terra rossa. Per questo si può tentare un bilancio sul rendimento delle tenniste di vertice al termine del loro impegno trimestrale sul cemento.

Ho deciso di dedicarmi alle prime dieci, escludendo Sharapova (che è ferma in attesa delle sentenze sul doping) e includendo la attuale numero 11 Suarez Navarro. Per cominciare una tabella riassuntiva sul rendimento dall’inizio dell’anno:

Bilancio top ten primi tre mesi 2016

 

1. Serena Williams
Fra le top ten è quella che ha giocato meno, avendo preso parte ad appena tre tornei: Australian Open, Indian Wells e Miami. Se non si trattasse di Serena il bilancio non sarebbe certo da buttare (due finali raggiunte), tanto è vero che nella Race è terza con oltre 2000 punti. Ma nel suo caso non si possono adottare i metri di giudizio che accontenterebbero una giocatrice qualsiasi; e non si può non rilevare che nel 2015 di questi tempi aveva già vinto a Melbourne e Miami, mentre aveva dato forfait prima della semifinale di Indian Wells. Significa che era ancora imbattuta (18 vittorie, incluso un match di Fed Cup), e lo sarebbe rimasta fino a Madrid. A questo dati ne va aggiunto un altro: non vince un torneo da agosto 2015 (Cincinnati).
La mia sensazione è che sul piano psicologico non si sia ancora del tutto ripresa dalla sconfitta di New York contro Roberta Vinci, cioè dal mancato Grande Slam; ma che in più comincino a farsi sentire problemi fisici, che la limitano negli spostamenti e nella resistenza quando i match si allungano. In sintesi: questi primi tre mesi hanno sollevato diversi interrogativi sul suo rendimento futuro; probabilmente, più che dai tornei sul rosso, le risposte si cominceranno ad avere quando si tornerà a giocare sul veloce (erba e cemento estivi).

2. Angelique Kerber
Per la ventottenne Kerber la prima vittoria-Slam a Melbourne basta e avanza per rendere ampiamente positivo il bilancio: due settimane perfette che fanno passare in secondo piano tutto il resto. Se invece il resto vogliamo provare ad analizzarlo, si trova un rendimento non straordinario, con sconfitte subite da Azarenka (due volte), Zheng, Bencic e Allertova.
Colpisce la differenza con il 2015: allora l’inizio anno era stato disastroso, fino a causarle l’uscita dalla top ten. La risalita, dopo il ritorno con lo storico coach Torben Beltz, era cominciata esattamente in questo periodo, con la vittoria nel torneo di Charleston.
I duemila punti conquistati agli Australian Open l’hanno proiettata al secondo posto sia del ranking che della race; ora sarà interessante vedere se a partire dal successo nel Major saprà costruirsi uno status differente, di livello superiore (come ad esempio riuscì a ventinove anni a Li Na, dopo il successo a Parigi nel 2011) o se invece l’impresa di Melbourne resterà un exploit isolato.

3. Agnieszka Radwanska
Questi i risultati di Radwanska: vittoria nel torneo di Shenzhen nella prima settimana dell’anno, poi tre semifinali (Australian Open, Doha, Indian Wells); a Miami ha peggiorato la media, sconfitta al terzo turno da Timea Bacsinszky. Forse è il segno che per lei è venuto il momento di tirare il fiato, e il forfait nel torneo di casa di Katowice sembra confermarlo. Tutto sommato direi che il 2016 di Radwanska ha ribadito il ritorno ad alti livelli dopo la crisi vissuta ad inizio 2015 (la fase di collaborazione con Martina Navratilova, gli attriti tra il padre e il coach etc etc).
Ma né il buon avvio di stagione, né il successo al Masters nel novembre scorso, sono riusciti a farmi cambiare idea: per Aga il confronto con le rivali di vertice fisicamente più potenti rimane quasi proibitivo, e per spuntarla deve sperare di trovarsele di fronte quando non sono al massimo della forma. Lei però ha sicuramente recuperato fiducia, per questo credo che se le capitasse lo Slam senza avversarie in condizioni ottimali avrebbe la capacità di aggiudicarselo. Bisogna vedere se le stelle le proporranno una situazione del genere o no.

4. Garbiñe Muguruza
Alti e bassi (più bassi che alti), per Muguruza in questo inizio di stagione. Nel 2015 dopo l’exploit della finale di Wimbledon aveva iniziato ad attraversare una fase di instabilità, con alcuni picchi di notevole qualità (la vittoria a Pechino, la finale di Wuhan), alternati a momenti di crisi non solo tecnici ma anche mentali, come ad esempio a Toronto.
Nei primi tre mesi del 2016 ha spesso reso al di sotto delle sue possibilità (sconfitta da Strycova a Melbourne, da Svitolina a Dubai, da McHale a Indian Wells); e in campo è stata protagonista di insoliti scambi di idee con il coach Sam Sumyk, compresa una crisi di sfiducia che testimonia le difficoltà nel reggere la pressione, esponenzialmente cresciuta dopo Wimbledon. Un dato certifica i problemi: fra tutte le top ten è quella che è più indietro nella race, 41ma.
Sembrerebbe un quadro altamente negativo, se non avesse chiuso il torneo di Miami con una grandissima prestazione contro Azarenka, da cui è stata battuta solo dopo due tiebreak al termine di una delle migliori partite dell’anno. Deve provare a ripartire da quel match, perché proprio in Florida ha dimostrato di essere una delle poche in grado di dare filo da torcere alla miglior Azarenka degli ultimi anni.

5. Victoria Azarenka
La dominatrice di questo inizio di 2016, con un bilancio di 22 vittorie e una sola sconfitta, subita da Angelique Kerber agli Australian Open. A parte quella giornata storta, tanti ottimi match, con alcuni picchi di gioco di altissimo livello. In molti frangenti è sembrata proprio di un’altra categoria, e forse solo Muguruza ha dato l’impressione di poter giocare alla pari con lei. Tre tornei vinti (Brisbane, Indian Wells, Miami) e primo posto nella Race con 2930 punti. In pratica dopo appena tre mesi si trova molto vicina ad essersi già garantita la permanenza in top ten per tutto l’anno, e le manca poco per raggiungere la soglia di qualificazione al Masters (ad esempio nel 2015 l’ottava era stata Flavia Pennetta con 3252 punti).
Ora però arriva il difficile, visto che anche nelle sue stagioni migliori il cambio di superficie è sempre coinciso con una flessione di risultati; e infatti 13 dei 20 tornei vinti in carriera se lì è aggiudicati nel primo trimestre, che si conclude con Miami. Non solo: a parte l’International di Marbella (terra rossa), gli altre 19 successi sono sul cemento. Ma la sensazione che ha lasciato l’ultima Azarenka è che le piacciano le sfide, e quella alla terra battuta si presenta con una concorrenza meno qualificata rispetto agli anni scorsi, visto che Sharapova è ferma e Serena pare in difficoltà.

6. Simona Halep
Simona Halep aveva chiuso il 2015 con il secondo posto nel ranking; nel 2016 dopo tre mesi si ritrova sesta. Nove vittorie e sette sconfitte, e ventiduesimo posto nella Race. Altro aspetto negativo per Halep è il confronto con lo stesso trimestre del 2015, quando aveva vinto tre tornei (Shenzhen, Dubai, Indian Wells) e perso a Miami da Serena Williams dopo una grande prestazione; in questa stagione invece è ferma a zero, anche perchè dopo Indian Wells 2015 non ha più vinto tornei.
In diversi periodi dello scorso anno così come nelle prime settimane del 2016 Simona ha avuto problemi al tendine di Achille, che le aveva condizionato non solo i match ma anche gli allenamenti. Un altro aspetto preoccupante è una certa rassegnazione che mi pare di avere intravisto durante alcuni match persi, segno che forse oltre al logorio fisico c’è qualche difficoltà mentale. Ora si tratterà di capire se è effettivamente guarita fisicamente e se con la piena efficienza riuscirà a recuperare la giusta convinzione per cercare di risalire nel ranking.

7. Petra Kvitova
I numeri del primo trimestre 2016 di Petra Kvitova sono i peggiori di tutte le top ten (a parte il dato della race in cui è 39ma, Muguruza è due posti indietro). Il più allarmante è quello dei match vinti/persi, addirittura in negativo (6 vinti, 8 persi); e l’avversaria di classifica più alta sconfitta è stata la numero 38 Strycova. Non si può dire che il divorzio dallo storico coach David Kotyza, avvenuto dopo i fallimentari Australian Open, sia stato sufficiente per recuperare il giusto sprint.
Se si cercano elementi positivi, se ne possono forse trovare due: il primo è che in Nord America ha giocato un po’ meglio rispetto all’Australia, con un tennis tatticamente più vario; il secondo è legato alla condizione fisica: a me pare che Kvitova sia piuttosto asciutta e forse non è mai stata così efficace (compatibilmente con i suoi limiti) nel gioco difensivo. Ma per tornare a fare risultati da top ten occorre che Petra recuperi l’incisività nel gioco offensivo, che è il suo vero punto di forza, a partire dal servizio.
La terra battuta non la agevola, ma se non altro dovrebbe trovare situazioni ambientali meno calde e umide, che non hanno mai contribuito a farla rendere al meglio.

8. Roberta Vinci
Non è mai troppo tardi per togliersi grandi soddisfazioni, almeno per Roberta Vinci. Nel 2015 aveva avuto un inizio stentato, tanto che al termine del torneo di Miami era numero 43 del ranking. Meno di un anno dopo è finalmente riuscita ad approdare in top ten, malgrado la sconfitta al terzo turno degli Australian Open contro Friedsam; poi è salita ulteriormente fino all’ottavo posto. In più in questo inizio di 2016 ha già vinto un torneo di medio livello come San Pietroburgo. In sostanza, continua l’onda lunga positiva della finale degli US Open, e così anche i propositi di ritiro a fine stagione sembrano vacillare.
Vinci nel primo trimestre stagionale ha già preso parte a 9 tornei, più di qualsiasi altra top ten; probabilmente una programmazione così intensa era stata concepita per avere tante possibilità di fare punti, sempre con l’obiettivo del raggiungimento del fatidico decimo posto; in parte ne ha pagato le conseguenze a Indian Wells, quando si è dovuta ritirare contro Rybarikova. Ora che l’obiettivo è stato raggiunto immagino che Roberta rallenterà i ritmi, cercando di presentarsi più fresca ai prossimi grandi appuntamenti sul rosso, una superficie che sicuramente non la sfavorisce.

10. Belinda Bencic
Belinda Bencic ha compiuto 19 anni il mese scorso (10 marzo) ed è reduce da dodici mesi di altissimo rendimento. Numero 34 dopo Miami 2015, nei mesi successivi ha cambiato marcia, arrivando quasi sempre in fondo ai tornei; ha completato l’opera con i risultati della nuova stagione, che le sono valsi l’ingresso in top ten. Nel 2016 Bencic il meglio lo ha dato indoor, con la doppia vittoria in Fed Cup (contro Petkovic e Kerber) e con la finale di San Pietroburgo, mentre non le sono riusciti exploit di pari livello all’aperto.
Forse ultimamente ha perso un po’ di brillantezza, anche per problemi con il peso forma, ma credo che alla sua età sia quasi inevitabile qualche incertezza nel trovare gli equilibri fisici; sono le fisiologiche difficoltà da pagare alla mancanza di esperienza. Ma proprio perché è giovane penso che possa recuperare rapidamente la condizione migliore.

11. Carla Suarez Navarro
L’anno scorso Carla Suarez Navarro aveva avuto una partenza sprint: era entrata per la prima volta in top ten al termine del torneo di Miami e poi aveva accumulato nei primi 5-6 mesi quasi tutti i punti della sua stagione. Ma da Wimbledon in poi era rimasta senza energie, finendo anche per perdere l’occasione di andare al Masters. Tutti quei risultati erano frutto di un progresso tecnico che aveva consentito alla “terraiola” Suarez Navarro di rendere moltissimo anche sul duro, con la finale (non disputata per infortunio) ad Anversa, quella a Miami, la semifinale di Doha e i quarti di finale in altri cinque tornei sul cemento.
Anche quest’anno Carla è partite bene: vittoria a Doha, semifinale a Brisbane e quarti di finale agli Australian Open. Però poi ha dovuto dare forfait a Indian Wells per un infortunio in allenamento alla caviglia destra, mentre al rientro a Miami ha perso subito da Vandeweghe.
Dato che nelle ultime stagioni arriva spesso in fondo anche nei tornei di doppio, il rischio è lo stesso del 2015, cioè ritrovarsi troppo presto in riserva. I punti dei tornei su terra battuta fanno gola, ma forse per lei sarebbe meglio rinunciare a qualcosa per mantenere sufficienti energie; non tanto per i tornei su erba, quanto per l’ultima parte di stagione con il ritorno al caldo del cemento americano e asiatico.

Per chiudere
Una breve nota in chiusura. Se confrontiamo la top ten di inizio 2016 con quella attuale, emerge che la giocatrice più in difficoltà (problemi di Sharapova a parte) è senza dubbio Lucie Safarova. In questo momento è scesa al 15mo posto, con appena tre tornei disputati e altrettante sconfitte al primo turno. Sino ad ora il bilancio è durissimo: nemmeno un set vinto in tutto il 2016.
Con l’inizio della stagione su terra si avvicina anche Roland Garros, torneo nel quale Safarova è stata finalista lo scorso anno. Mi auguro che per allora si sia completamente ripresa dai postumi della malattia che l’ha penalizzata, e che possa avere ritrovato una condizione che le consenta di essere di nuovo competitiva.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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