US Open 2015: Serena Williams contro Roberta Vinci, la sconfitta del secolo

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US Open 2015: Serena Williams contro Roberta Vinci, la sconfitta del secolo

L’undici settembre 2015 sul campo centrale di Flushing Meadows si è consumata una delle più grandi sorprese della storia del tennis. Come è potuto accadere?

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Roberta Vinci stringe la mano a Serena Williams - SF US Open 2015 (foto di Bob Straus)

Per completare l’analisi degli US Open 2015, ho deciso di approfondire la partita tra Roberta Vinci e Serena Williams: per una rubrica come questa sarebbe imperdonabile trascurare un evento del genere. Ci provo, anche se penso sia una sfida persa in partenza riuscire ad avvicinare l’efficacia comunicativa mostrata dalla stessa Roberta a fine match, in particolare quando ha fatto ricorso ad una sola, sintetica esclamazione. Quel “pfffrrrrr” con cui ha aperto l’intervista, e che in un istante ha raccontato un pomeriggio di emozioni inimmaginabili:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=7ihotJQWLdA#t=00
Probabilmente nessuna parola può spiegare meglio una partita che, appena terminata, ha assunto immediatamente una dimensione storica, diversa da qualsiasi altra giocata recentemente, e per la quale è difficile trovare paragoni se non andando a ritroso di molti anni. Forse sino al match tra Navratilova e Sukova del 1984, ma Vinci in classifica si è presentata come numero 43 del ranking, Sukova allora era numero 10 del mondo.

C’è chi l’ha considerata la più grande sorpresa della storia del tennis femminile. È sempre difficile compiere queste valutazioni, ma direi che si può parlare con discreta sicurezza quantomeno di “sconfitta del secolo”. Nel nuovo millennio non mi pare infatti sia accaduto qualcosa di simile, considerate tutte le circostanze.
Sconfitta del secolo” e non vittoria, perché il punto di vista degli osservatori di tutto il mondo era innanzitutto quello che faceva riferimento a Serena Williams, e solo in seconda battuta alla sua avversaria. E Serena ha perso. Lei era la favorita, lei era la giocatrice in corsa per il grande Slam, arrivata a tre soli set dal compiere l’impresa. Perché in questo match Williams si è trovata prima avanti di un set e poi di un break nel set decisivo (2-1 e servizio), eppure non è bastato per superare il penultimo ostacolo prima dell’apoteosi (6-2, 4-6, 4-6).

 

Serena pareva essere riuscita a sopravvivere allo stress che produce la caccia al Grande Slam, che per essere conquistato richiede 28 vittorie consecutive in quattro nazioni e tre continenti diversi. Una rincorsa che si sviluppa nell’arco di otto mesi, in cui la pressione si fa sempre più insistente, mano a mano che il traguardo si avvicina. Tre soli set ancora da vincere, giocando in casa, e contro avversarie classificate abbondantemente dietro di lei: sembrava quasi fatta.

Però che contro Roberta Vinci non sarebbe stata una passeggiata lo si poteva immaginare non tanto considerando i precedenti (4-0 a favore di Serena), quanto piuttosto il gioco sviluppato nell’ultimo incontro a Toronto, poche settimane prima della sfida di Flushing Meadows.
In quella partita Williams si era anche leggermente infortunata ad un dito della mano, a causa di un passo falso su uno scatto compiuto nel tentativo (fallito) di recuperare un drop-shot nel primo set. Lo aveva ricordato lei stessa in conferenza stampa.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=dXR-TYEsbZk#t=175

A mio giudizio il match di Toronto era stato tra quelli meglio giocati da entrambe negli ultimi tempi. Il 6-4, 6-3 sembrerebbe testimoniare un andamento senza particolari problemi per Williams. Però il campo aveva mostrato un confronto molto vicino sul piano tecnico, molto più di quanto lasciasse intendere il punteggio; tanto è vero che il break decisivo del primo set era arrivato solo sul 5-4 (ed erano occorsi quattro set point per chiudere il parziale), e nel secondo set Serena era stata anche indietro di un break.
Alla fine la differenza l’aveva fatta la capacità della numero uno del mondo di giocare meglio i punti importanti: la sicurezza della campionessa, abituata a sciogliere anche i nodi più intricati con apparente facilità.

Malgrado la situazione psicologica in Canada fosse ben diversa, la partita aveva comunque lasciato intuire che Vinci possedeva le armi per creare problemi a Serena. Ciò che a Toronto era apparso come una remota possibilità, a New York è diventato improvvisamente concreto e reale.
Per diversi motivi:

1. I movimenti in campo

Spesso si sente parlare di una Williams che a 34 anni vince giocando da ferma. Personalmente non la penso così. Forse ci si fa influenzare dall’aspetto fisico: certo, Serena è “grossa”, ma nelle ultime stagioni ha curato molto di più la preparazione atletica, e non ha tanti chili di troppo; è piuttosto la sua particolare struttura muscolare a trarre in inganno.
In realtà, secondo me, scatta, si muove e difende bene, se necessario.
Io credo piuttosto che Serena abbia deciso di dosare le energie nell’arco dei match e dei tornei: limita i baby step (i passettini necessari per preparare la posizione ideale sulla palla) e confida quindi nel proprio talento naturale nel colpire “aggiustando” l’esecuzione con il braccio. Questo perché spostare un corpo tanto massiccio richiede uno sforzo notevole, che si potrebbe pagare a lungo termine.
Del resto è sostanzialmente impossibile per qualsiasi atleta essere contemporaneamente esplosivi e resistenti, e Serena appartiene alla prima categoria.

Anche per questo molte volte inizia i match cercando di muoversi il meno possibile; ma se le cose si mettono male, aumenta l’applicazione che mette in campo, utilizzando in modo più compiuto e ortodosso il footwork. Nell’ultimo anno questo atteggiamento conservativo è diventato una costante dei suoi incontri, e secondo me spiega alcuni dei primi set persi con una certa frequenza.

Ma non è stato il caso della semifinale di Flushing Meadows. Contro Vinci, Serena si era aggiudicata il primo set, e poi è andata progressivamente in difficoltà.
L’andamento anomalo a mio avviso si è verificato perché in questa occasione Vinci le ha proposto una serie di problemi differenti rispetto alla solita concorrenza, e Serena ha faticato a risolverli.
Roberta l’ha fatta muovere in avanti e indietro, sulla verticale del campo; in più l’ha spesso obbligata a colpire palle molto basse. Due situazioni inusuali che hanno spinto Serena fuori dalla sua “comfort zone”. Questo è accaduto grazie soprattutto all’utilizzo del rovescio slice, e alla costruzione di schemi a tutto campo poco praticati nel gioco odierno.

2. I problemi contro il rovescio slice

Nel tennis contemporaneo siamo abituati a ritenere la profondità di palla come un valore da perseguire sistematicamente, una delle condizioni fondamentali per mettere in difficoltà l’avversario. Ed effettivamente è così, se si ragiona con i colpi che ormai utilizzano tutti, cioè quelli in top spin. Ma se invece si ragiona sugli slice le cose vanno un po’ riconsiderate.

Lo slice non è solo un colpo differente sul piano esecutivo. È un colpo diverso anche per un’altra ragione: se si riesce a mantenere estremamente basso il rimbalzo, in diverse situazioni di gioco la profondità della traiettoria non è sempre necessaria. Anzi, può essere più difficile gestire uno slice corto rispetto ad uno profondo, perché la palla che rimbalza molto bassa vicino alla rete è ancora più difficile da “tirare su” rispetto ad una palla più lunga, dato che l’angolo utile per scavalcare la rete si riduce di parecchio.

A quel punto chi deve replicare ad una palla del genere, se vuole spingere deve prendere dei rischi ulteriori, forzando il movimento per aggiungere spin (e rendere più arcuata la parabola). In alternativa, se non vuole modificare troppo il proprio movimento, si è obbligati dalle stesse leggi della fisica ad alleggerire il colpo, affidandosi alla forza di gravità per far ricadere una palla meno veloce. Di conseguenza si deve rinunciare a qualcosa in termini di ritmo e incisività.
Ma quando si decide di replicare in questo modo agli slice corti, si corre poi il rischio di farsi trovare nella terra di nessuno (cioè troppo dentro il campo) se l’avversaria anticipa e colpisce profondo, agevolata anche dalla possibilità di attaccare una palla meno pesante.
Giocando in questo modo sulla diagonale destra, Roberta ha spesso disinnescato l’arma più solida di Serena, il rovescio, limitandone la pericolosità.

Quando il match si è fatto più incerto, Serena ha dovuto giocare tanti scambi trattenendo la potenza in modo per lei inconsueto. E non c’è niente di peggio che dover giocare di fino, modulando le energie, quando si è molto tesi e nervosi.
In queste situazioni chi fronteggia lo slice dovrebbe piuttosto mostrare pazienza e disponibilità alla fatica, “scendendo” molto con le gambe ad ogni colpo, e aspettando il momento giusto per uscire dalla diagonale. Come ha fatto Flavia Pennetta durante la finale del giorno successivo.

Ma Serena non ha avuto la pazienza necessaria, e per uscire dall’impasse ha sostanzialmente utilizzato un’unica modalità: il lungolinea immediato. Colpendo con troppa frequenza lungolinea è risultata prevedibile e, dato che ha scelto di farlo anche su traiettorie molto difficili, è diventata poco incisiva e fallosa: gli errori di rovescio totali (gratuiti e non) sono stati 25; di dritto solo 13.
In sostanza tutte le sue usuali geometrie di gioco ne hanno sofferto, a tal punto che nello scambio da fondo i vincenti di rovescio sono risultati appena 3, un numero incredibilmente basso per una giocatrice come lei; quelli di dritto 10.
Stats 1 Serena - Vinci US Open 2015
Non solo: utilizzando lungolinea non sempre incisivi, Williams si è esposta ai contrattacchi di dritto di Vinci, visto che il dritto è l’arma più efficace di Roberta per cercare di rovesciare l’inerzia dello scambio e chiudere i punti da fondo campo.

C’è infine un’altra questione: lo slice è un colpo lento, che rispetto al topspin lascia più tempo per pensare. Situazione vantaggiosa se un giocatore ha le idee chiare e tranquillità d’animo, ma pessima se è in confusione tattica e sull’orlo di una crisi di nervi.

Tenendo presente tutto questo, si capisce perché in alcune occasioni del terzo set Serena sia apparsa fuori posizione, incerta tra il rischio del colpo definitivo e la prudenza del colpo interlocutorio. A partire da questa situazione confusa, Vinci ha poi saputo incidere profondamente nelle insicurezze di Serena utilizzando il dritto, che le ha consentito di aprirsi il campo sul versante opposto, oppure di spingere indietro Williams in un movimento “a yoyo” sulla verticale di gioco del tutto inusuale nel tennis contemporaneo.
Se a questo aggiungiamo la capacità di Roberta di prendere a sua volta campo per concludere di volo, si capisce quanto questo possa avere reso anomalo per Serena il problema tattico.

3. L’incapacità di cambiare tattica

“I think she lost her way mentally. Tactically she didn’t know what to do. When you make the wrong choices you lose the points you’re supposed to win and then you make more and more wrong choices. She lost her way on the path tactically.

Penso che si sia smarrita mentalmente. E tatticamente non ha saputo cosa fare. Quando fai le scelte sbagliate perdi i punti che pensavi di poter vincere, e poi di conseguenza fai altre scelte sbagliate, in un circolo vizioso. Sul piano tattico, ha smarrito la strada.” (Patrick Mouratoglou).

Serena era scesa in campo con un piano di gioco ragionevole: da quando collabora con Mouratoglou è diventata molto più attenta e accorta tatticamente. Solo che in questo caso quando la situazione si è fatta difficile ha perso di lucidità, non rendendosi conto che ormai la sua avversaria le aveva “preso le misure”, e ciò che sulla carta inizialmente appariva sensato, in campo non funzionava più. Era diventata prevedibile.

Ho già citato la questione del rovescio lungolinea contro lo slice; ma a questo aggiungerei anche le scelte nella direzione dei servizi. Partire bene nello scambio è indispensabile per Williams; e del resto dispone del miglior servizio del mondo: non solo perché è preciso e potente, ma anche perché è molto vario e praticamente illeggibile.

Contro Vinci una delle soluzioni più logiche era quella della palla forte e tesa sul rovescio, che per una “monomane” è particolarmente complicata da controllare. Ma con il passare dei game Roberta aveva cominciato ad organizzare discrete repliche utilizzando la risposta bloccata, di pura opposizione. Più risposte bloccate era chiamata a giocare, più riusciva non solo a tenere la palla in campo, ma anche a diventare sempre più precisa e profonda, di fatto disinnescando gran parte del vantaggio del colpo di inizio gioco.

A quel punto Serena avrebbe dovuto, a mio avviso, rendersi conto che era venuto il momento di affidarsi ad altre soluzioni: magari il kick, o battute al corpo. Invece si è intestardita, cercando di abbattere il muro avversario tirando sempre più forte. Tanto che è arrivata a servire a 126 miglia orarie (record degli ultimi tempi).
I 16 ace totali ci dicono che Serena ha servito piuttosto bene sul piano esecutivo, ma resta il fatto che ha difettato in lucidità. A questo vanno aggiunti i due doppi falli nel settimo gioco (il fatale settimo gioco) del terzo set, che le sono poi costati il break decisivo.

4. Gli errori in risposta

Inutile dire che i precedenti, la storia delle due giocatrici e la stessa partita di Toronto avevano mostrato che Serena è in assoluto più forte di Roberta. Ma nel tennis i valori si misurano ogni volta partendo da zero, e le proprie qualità vanno ribadite giorno dopo giorno.

Chi sosteneva che la peggiore avversaria di Serena sarebbe stata Serena stessa, e che la maggiore difficoltà in questi US Open sarebbe derivata dallo stress che il Grande Slam le metteva addosso, ha avuto conferma della propria tesi non solo considerando la scarsa lucidità tattica nei momenti decisivi, ma anche gli errori in risposta compiuti nel terzo set.
Lo ribadiscono le statistiche ufficiali del match: in risposta Williams ha compiuto un solo errore gratuito nel primo set, due nel secondo e ben cinque nel terzo. E questo malgrado la percentuale di prime di servizio di Vinci nel terzo set fosse scesa al 37%. Il proverbiale killer instinct questa volta non l’ha assistita.

5. I meriti di Roberta Vinci

Ultimo ma non meno importante: sarebbe profondamente ingiusto pensare che Serena si sia esclusivamente battuta da sola. Altre volte nel corso della stagione era stata in difficoltà, ma alla fine era sempre riuscita a venirne a capo. Se a New York ha perso è anche perché ha trovato di fronte una giocatrice coraggiosa e ispiratissima (“She played literally out of her mind” ha riconosciuto Serena) che ha dato il meglio nei momenti decisivi: Williams si è aggiudicata 93 punti complessivi, Vinci 85, ma a tennis conta prendersi quelli importanti.
Stats 2 Serena - Vinci US Open 2015
Ad esempio lo scambio più spettacolare del match è arrivato proprio nel game che ha poi consentito a Vinci di ottenere il break determinante:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=EKtGA1jmL0E#t=532

La colorita esultanza al termine del punto ci ricorda anche che Roberta ha vinto la partita giocando in trasferta “contro” un pubblico accorso per sostenere compatto la giocatrice di casa.

Se dovessi sottolineare quale è stato l’aspetto che mi ha sorpreso di più, sceglierei la capacità difensiva nel terzo set. Non è tipico di Roberta Vinci puntare sul gioco di contenimento per aggiudicarsi le partite, ma questa volta ha dato tutta se stessa anche in quell’ambito, consapevole che contro un’avversaria straordinaria occorreva un impegno straordinario. Lo racconta durante l’intervista finale, rispondendo alla domanda sullo sforzo speciale messo in campo per battere Serena: “Mi sono detta: tieni la palla in campo ad ogni costo, corri e rimanda tutte le palle in campo”.
Sembrerebbe una risposta generica, ma in realtà bisogna tenere presente quali sono le normali caratteristiche di Roberta, e cosa significasse quindi per lei decidere di darsi un tale priorità.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=7ihotJQWLdA#t=193

Priorità da aggiungere alle sue specifiche attitudini di gioco; e chi ha visto il match sa che Vinci non si è affatto limitata a tenere la palla in campo, ma ha saputo approfittare al meglio delle difficoltà che il suo particolare tipo di tennis causava all’avversaria. E così si sono visti schemi a tutto campo, muovendo la palla sulla verticale, conquistando la rete e mettendo a segno punti decisivi grazie alla superiore manualità. Due dei quattro punti nel game finale sono arrivati con la demivolèe, un colpo che richiede grande sensibilità e capacità di controllo; in frangenti del genere metterne a segno due su due è un notevole segno di classe.

Rispetto ad altri periodi di carriera, Roberta ha anche mostrato una condizione fisica invidiabile, che le ha consentito di reggere lo sforzo richiesto senza perdere di lucidità. E la lucidità era indispensabile per chi doveva praticare un tennis in cui per ovviare alla inferiore forza fisica occorreva fare leva sulla sagacia tattica, la qualità tecnica e la sensibilità di chi si appoggia ai colpi altrui per proporre soluzioni di gioco sempre differenti.

Tutti elementi che hanno consentito, dopo quattro anni (Roland Garros 2011, Francesca Schiavone), ad una giocatrice con il rovescio ad una mano di tornare in una finale Slam e, soprattutto, di realizzare una delle più sorprendenti imprese della storia del tennis.

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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