La settimana degli italiani: Cecchinato, finalmente! Fognini in ripresa, Vinci preoccupa

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La settimana degli italiani: Cecchinato, finalmente! Fognini in ripresa, Vinci preoccupa

Nella settimana appena conclusa, buona prestazione di Fabio Fognini, che raggiunge i quarti a Barcellona e lascia ben sperare per un ritorno ai suoi livelli. Paolo Lorenzi si ferma a i quarti a Bucarest, Cecchinato ottiene i suoi primi successi ATP. Tra le donne, Vinci si arrende alla Siegmund e a un infortunio: male la Giorgi

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Va agli archivi una settimana positiva per il tennis italiano, specialmente in un periodo di vacche magre per il settore maschile: tre giocatori hanno raggiungendo i quarti di finale in tornei ATP, risultato mai ottenuto in questi primi quattro mesi di stagione, nei quali abbiamo conquistato una sola, misera, semifinale (Paolo Lorenzi nel modesto ATP 250 di Quito).

A Barcellona Fabio Fognini ha disputato un torneo soddisfacente, fugando le ombre che i due set finali della sfida con Lorenzi a Montecarlo avevano fatto sorgere. Il nostro numero 1, che in Catalogna difendeva i 90 punti conquistati coi quarti raggiunti l’anno scorso, quando perse inopinatamente da Pablo Andujar dopo aver battuto per la seconda volta sul rosso Rafa Nadal, ha mostrato di essere sulla via del completo recupero psico-fisico, in un torneo nel quale, sino all’exploit dell’anno scorso, aveva tra l’altro un pessimo record, avendo perso sempre all’esordio nelle cinque precedenti partecipazioni. Ammesso al secondo turno con un bye, in qualità di dodicesima testa di serie del tabellone, Fabio ha esordito contro l’esperto tennista russo Mikhail Youzhny, sceso al settantaduesimo posto del ranking, ma pur sempre giocatore insidioso per l’azzurro, che difatti vi aveva perso nell’unico precedente sulla terra (Madrid 2013). Il ligure, dopo un inizio di partita falloso e nervoso che gli è costato il primo set, perso 3-6, ha per fortuna preso il comando del gioco elevandone il livello, sino a dominare l’ex top ten e conquistare i due set finali in appena cinquantatrè minuti,  lasciando un solo game all’avversario ed ottenendo l’accesso agli ottavi, dove ha affrontato Victor Troicki. Come accaduto con Youzhny, il match aveva le sue insidie: anche il numero 24 del mondo era, come il russo, pari nei confronti diretti e lo aveva già sconfitto sulla terra rossa (Montecarlo 2011); in questo caso vi era oltretutto dalla parte del serbo la miglior posizione in classifica (sette posizioni di vantaggio su Fognini). Invece, in campo Fabio ha continuato l’inerzia positiva dei due ultimi parziali del turno precedente ed ha vinto in scioltezza 6-3 6-2 in un’ora e ventidue minuti, in un match nel quale non si è mai fatto brekkare ed ha vinto l’89% dei punti giocati sulla sua prima di servizio. Nei quarti lo attendeva Rafael Nadal su quella stessa “ Pista Central” nella quale l’anno precedente il miglior giocatore della storia su terra battuta, reduce dalle semi di Montecarlo, era stato sconfitto per la seconda volta consecutiva dal nostro giocatore. Questa volta il campione di Manacor è arrivato alla sfida in nettamente migliore condizione psicofisica rispetto allo scorso anno, mentre Fognini era al secondo torneo dopo due mesi di stop. Era facile prevedere dunque il risultato finale,  che difatti ha premiato Nadal, ma Fognini, partito contratto e falloso (0-4), è salito molto di livello con l’andare dei game e nel secondo set ha giocato alla pari col freschissimo campione (per la nona volta) di Montecarlo. Anzi Fabio, partito male anche nel secondo parziale (Rafa ha avuto due palle per il 3-0) è riuscito ad issarsi sul 5-4 e servizio, prima di perdere set e partita al tie-break dopo un’ora e cinquanta minuti totali di tennis in diversi momenti spettacolare. Fabio esce dal torneo catalano con la consapevolezza di essere sulla buona strada per tornare l’ottimo giocatore che per tre anni ha chiuso sua classifica intorno alla ventesima posizione del ranking ATP: già dalla settimana prossima a Monaco, dove è iscritto al BMW Open, si capirà meglio quale condizione abbia in vista del mese più importante della stagione per il suo calendario di tennista prettamente terraiolo (in tale lasso di tempo vi saranno due Masters 1000 ed il Roland Garros).

A Bucarest si disputava l’ATP 250 intitolato a Nastase e Tiriac, torneo nato nel 1993 che vanta anche campioni illustri nel suo albo d’oro (Ivanisevic, Muster, Ferrer), ma che quest’anno non vedeva nessun top 20 iscritto. Bene hanno fatto Paolo Lorenzi e Marco Cecchinato a decidere di partecipare, intravedendo una buona chance di incamerare preziosi punti in classifica. Così è stato: sia il toscano che il siciliano hanno giocato bene, arrivando sino ai quarti e guadagnando preziosi 45 punti da conservare per il proprio ranking.
Soprattutto Marco Cecchinato non dimenticherà mai il torneo nella capitale romena: non solo ha ottenuto le prime due vittorie in un torneo del circuito ATP (statisticamente, la prima nel circuito maggiore è arrivata a marzo in Coppa Davis a risultato acquisito contro il modesto svizzero Bossel), ma si è anche tolto la soddisfazione di sconfiggere il primo top 40 (il giocatore dalla classifica più alta che aveva battuto sinora era Albert Ramos Vinolas, allora numero 66, sconfitto a Genova lo scorso settembre), ovvero Marcos Baghdatis al primo turno. Marco, che forse ha paradossalmente preso fiducia dalla sconfitta onorevole contro Raonic a Montecarlo ha dominato il primo set contro il numero 39 del mondo, portandolo a casa con il punteggio di 6-2 in meno di mezzora, ed ha ben contrastato la reazione del cipriota nel secondo parziale, chiudendo 6-2 6-4 in un’ora e quindici minuti un incontro vinto giocando bene e con personalità, durante il quale non ha mai subìto break ed ha servito con ottime percentuali. Marco ha poi superato brillantemente la classica prova del nove, anzi il bosniaco Dzumhur,  pur avendo classifica inferiore (è ottantaduesimo) di Baghdatis era ostacolo più probante: il cipriota, ex top ten e finalista agli Australian Open 2006, sulla terra non ha mai raggiunto neanche una finale in più di dieci anni di presenza nel circuito. Dzumhur era invece reduce da un per lui brillante Montecarlo, nel quale, partendo dalle qualificazioni, aveva eliminato Berdych e perso solo al tie break del terzo con Raonic; inoltre, aveva già battuto nettamente il nostro giocatore nell’unico precedente di Doha ad inizio anno. Cecchinato, bravo nel portare a casa il primo set dopo quarantaquattro minuti, con l’unico break ottenuto nell’ottavo game, nel secondo ha allungato il match più di quanto avrebbe potuto (si è fatto rimontare due volte dopo aver strappato il servizio), ma alla fine è stato bravissimo a chiudere 6-3 7-6(3) in 1h45’. Purtroppo per il siciliano l’ostacolo rappresentato dall’argentino Del Bonis, quarantesimo giocatore al mondo e vincitore due settimane fa del ATP 250 di Marrakech si è rivelato troppo duro, forse anche per la tensione del primo quarto di finale a questi livelli: non vi è mai stata vera partita e l’argentino ha vinto con un duplice 6-2 dopo un’ora e dieci minuti, ma il bilancio finale per il nostro giocatore resta comunque più che positivo.

 

Come detto, anche Paolo Lorenzi ha partecipato all’ATP 250 di Bucarest: la scelta di fare l’esordio in carriera nel torneo nella capitale romena è stata premiata da un buon quarto di finale, il terzo per lui in questo 2016. Paolo, settima testa di serie del tabellone, al primo turno ha affrontato un avversario abbastanza insidioso sui campi in terra battuta, l’argentino Diego Schwartzman, novantesimo giocatore al mondo, contro il quale aveva già vinto in tre set lottati a Buenos Aires quest’anno, uscendo invece sconfitto nel 2015 a San Paolo. Il senese questa volta ha vinto abbastanza in scioltezza: dopo un inizio lento (0-2), ha comandato il gioco e portato senza patemi a casa il successo, archiviato col punteggio di 6-3 6-4 dopo un’ora e ventisei minuti di gioco. L’incontro successivo, contro il giapponese Taro Daniel, numero 85 al mondo, che dopo un pessimo inizio di 2016 (una sola vittoria) a Montecarlo si era messo in evidenza, portando al terzo Thiem, è stato ancora più agevole per il nostro giocatore: Paolo ha approfittato della maggiore esperienza ed abitudine alla terra battuta per vincere molto agevolmente con lo score di 6-2 6-0 in un’ora e sedici minuti. Un tale andamento nel torneo (nove game concessi nei primi due incontri) faceva sperare che il ventiduenne francese Lucas Pouille, tennista in ascesa (ottavi a Miami battendo Ferrer ed a Montecarlo eliminando Gasquet) fosse un avversario alla portata del toscano ed in effetti la gara è stata molto equilibrata. Paolo ha avuto le sue chance (è stato avanti di un set e di un break) ed ha combattuto sino allo stremo, annullando 3 match point sul 2-5 nel terzo sino a rimontare sul 5 pari, prima di subire il break decisivo che ha concesso il passaggio alle semifinali al francese, vincitore dopo due ore e venticinque minuti col punteggiodi 4-6 6-4 7-5.

Un terzo italiano ha partecipato al torneo romeno, il canturino Andrea Arnaboldi, numero 170 del ranking, che è dovuto passare attraverso le qualificazioni (stesso tentativo compiuto da Federico Gaio e Lorenzo Giustino, ritrovatisi contro al primo turno di quali, vinto dal primo 6-4 4-6 6-4 in 2h23’). Andrea ha prima sconfitto facilmente in meno di un’ora la wild card romena Bogdan Borza, diciannovenne oltre la millesima posizione; poi ha vinto contro Gaio 6-1 6-4 in un’ora e diciotto minuti. Arnaboldi nel primo turno ha affrontato il ventinovenne olandese Robin Haase, sessantaquatresimo nel ranking ATP: ha perso 7-6(4) 6-4 in un’ora e cinquanta minuti, lasciando il campo non senza rimpianti per le varie occasioni (6-5 e servizio nel primo set, 3-1 avanti nel secondo) che non è riuscito a capitalizzare.

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ATP Tokyo: Kyrgios in versione doctor Jekyll e mister Hyde, vince in rimonta. Avanti anche Tiafoe

Nick soffre nel primo set l’ottimo livello espresso da Majchrzak, ma poi è un vulcano in eruzione continua. Un eroico Kecmanovic annulla sei match e trova Tiafoe nei quarti

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Nick Kyrgios - US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

[5] N. Kyrgios b. K. Majchrzak 3-6 6-2 6-2

Sarà stato a causa delle ripercussioni psicologiche dovute al processo che sta affrontando dopo l’accusa di percosse dell’ex fidanzata, o sarà dipeso semplicemente dal non riuscire accettare che l’avversario odierno potesse esprimere un tale livello di gioco – quello ammirato nel primo set -; che il Nick Kyrgios sceso in campo nella frazione d’apertura sia stato passivo, evanescente e nervoso. Dopo aver giocato benissimo i primi due punti del match, si è spento inesorabilmente ad eccezione dei suoi lamenti vocali. La musica, però, è decisamente cambiata alla ripresa delle operazioni: fondamentale per l’australiano aver salvato una pericolosissima palla break in apertura, per poi mettersi finalmente a giocare e travolgere l’avversario con un parziale stratosferico di 12 game a 4 nei due successivi set: 3-6 6-2 6-2 in 1h23′ il punteggio ai danni di Kamil Majchrzak.

Un dominio senza sconti, conseguenza anche di un innalzamento della resa al servizio: a parte i due game in cui ha concesso break point, è stato letteralmente ingiocabile grazie alla bellezza di 22 ace scagliati, il 70% di prime in campo, l‘84% di punti vinti e un ottimo 61% di trasformazione con la seconda. Per Kyrgios si tratta della 37esima vittoria stagionale, che gli frutta il nono quarto di finale del 2022, il terzo in un ATP 500 – dopo Halle e Washington -. Inoltre è il decimo successo ottenuto in rimonta da Nick quest’anno; di contro invece continua la maledizione del polacco contro i Top 20: è l’ottava sconfitta in altrettanti confronti, che gli costa anche il primo quarto a livello ‘500’. Il tutto poi viene sublimato dalla tds n. 5, con l’affermazione n. 205 della carriera. Sulla sua strada, ora, uno tra il lucky loser di casa Moryia e la tds n. 3 Taylor Fritz.

 

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI TOKYO

IL MATCH – Kyrgios è centratissimo fin da i primissimi scampoli di partita, incide immediatamente in risposta attraverso un devastante mix di potenza e profondità delle sue accelerazioni. Majchrzak trova grande difficoltà in questo inizio, soprattutto sulla diagonale sinistra nel contrastare il bimane australiano. Con questo colpo sta letteralmente facendo sfracelli, sfruttando la brevissima apertura di tale esecuzione per garantirsi la possibilità di togliere costantemente il tempo al polacco. Sullo 0-30, tuttavia, nonostante fosse ormai prossimo il break a freddo; Kamil riesce a venire fuori perfettamente rimontando grazie al serafico schema: servizio-dritto.

Il gioco del finalista di Wimbledon, dopo i primi due quindici travolgenti, inizia ad incontrare i primi scricchioli: sfumato lo strappo in apertura, è il 27enne di Canberra a cedere la battuta. Un allungo, quello del n. 121 ATP, causato da una serie di attacchi scriteriati del n. 20 del ranking, che prendendo la rete all’arma bianca si espone ai passanti polacchi. Nick scaglia una ace di seconda, ma è comunque costretto a concedere il proprio turno di servizio a 30. Innervosito dall’esito di questo avvio di gara, l’ex n. 13 delle classifiche comincia a sparacchiare qualsiasi palla torni nella sua metà campo: forzando ogni esecuzione da fermo, senza il men che minimo gioco di piedi o di gambe, propedeutico a ricercare la palla nel migliore dei modi. Dunque 3-0, e contestualmente Radio Kyrgios che va in onda.

Sembra quasi che il giocatore aussie non accetti, che il suo avversario possa esprimere un livello di tennis così alto; al quale però vanno dati grandi meriti per come sta interpretando il match. Majchrzak infatti sta esprimendo un tennis veramente di alto profilo, restituendo agli spettatori una performance giganteggiante sia con il fondamentale d’inizio gioco, che nei turni di risposta. Al servizio è in grado di variare opportunamente, in base al momento, o cercando un angolo acuto per darsi la possibilità di comandare lo scambio sin dal primo colpo in uscita oppure incidendo direttamente mediante una prima vincente. Il break maturato nel secondo gioco della sfida si rivelerà decisivo ai fini del parziale, poiché nessuno dei due offrirà chance di strappo. Il finalista di Cincinnati 2017 prova ad assaltare il fortino, seppur sporadicamente, tramite nostalgiche SABR di federiana memoria ma prima ai vantaggi e poi a 30 regge benissimo il polacco. Entrambi poi finiscono in scioltezza alla battuta, per cui il 26enne di Piotrkow Trybunalski si mette in cascina il primo parziale 6-3 in 27 minuti.

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Un versione indolente, passiva e nervosa quella dell’australiano ammirata nel set appena concluso, che se ha voglia di ribaltare l’inerzia dell’incontro dovrà certamente cambiare il proprio atteggiamento. In apertura di seconda frazione, quantomeno, s’intravedono dei piccoli miglioramenti nel tennis di Kyrgios: adesso le sue legnate di dritto, e le sue catenate di rovescio non sono più unicamente lampi isolati. Finalmente, difatti, Nick mette in mostra qualche punto costruito a puntino, perché ciò che deve assolutamente comprendere – e che quasi non vuole accettare – è che contro questo Kamil non può sfondare da fondo alla prima o alla seconda sbracciata: la difesa e la copertura del campo è di quelle magistrali, per cui deve avere pazienza altrimenti sarà sempre lui ad incorrere nell’errore. Ambedue salvano una palla break nel loro primo turno di servizio del parziale. Tuttavia si prosegue senza scossoni sul filone delle battute, l’ex n. 75 al mondo continua a dimostrare una solidità ed un’intensità nello scambio, decisamente sorprendente e quasi disarmante. C’è da dire, comunque, che ad esclusione del suo primo turno di servizio nei due parziali, Kyrgios è stato ingiocabile alla battuta, andando sempre di fretta a suon di punti diretti e aces. Ebbene ciò significa che a Nick, basta accendersi per ritrovare il proprio straripante tennis, e questo si materializza nel sesto game. All’improvviso dopo aver avuto per tutto l’incontro grandi difficoltà nel leggere le traiettorie del servizio avversario, l’australiano si risveglia dal torpore e appena si mostra leggermente dinamico, il match cambia padrone inesorabilmente: parziale di 16 punti a 5, filotto di quattro game consecutivi. Tutto a favore del bad boy aussie, che si è messo a giocare e ora non ce ne per nessuno: 6-2 in 31 minuti.

Ora Kamil è in totale balia, tramortito da quello che adesso è un Nick dominante. Una situazione per nulla semplice per il n. 121, che difatti aveva concesso l’ultimo game del set precedente offrendo con il doppio fallo il terzo set point all’avversario. Purtroppo per lui, la situazione non migliora con il passare dei minuti, anzi. Kyrgios è un vulcano in eruzione continua, difficilmente frenabile. La striscia di giochi in fila del 27enne di Canberra si assesta addirittura a sette consecutivi, con tre break strappati in seguito. Semplicemente dal 3-2 del secondo set, non c’è stata più partita: non appena ha iniziato a giocare, l’altro non ha potuto far altro che consegnarsi: ancora 6-2 in 24 minuti.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI TOKYO

VITTORIE PER TIAFOE E KECMANOVIC – Nei primi due match di giornata, invece, è stato delineato l’accoppiamento del secondo quarto della parte alta del tabellone del Rakuten Japan Open Tennis Championships, dove a contendersi un posto in semifinale saranno la tds n. 4 Frances Tiafoe e il serbo Miomir Kecamanovic. Il tennista statunitense si è imposto per 6-1 7-6(7) sullo spagnolo Bernabé Zapata Miralles in 1h34′. Dopo un primo set dominato, il semifinalista dell’ultimo US Open ha sprecato ben due match point nel decimo gioco prima di trionfare al tie-break al quinto tentativo complessivo. A fare la differenza i 9 ace messi a referto dall’americano e il suo 83% di salvataggio sulle palle break (5/6). Dunque un secondo set veramente duro, anche perché l’iberico ha avuto una chance – non sfruttata – sul 6-5 per lui di andare a servire con l’obbiettivo di rimandare ogni discorso alla frazione finale, e tosto durato più di un’ora; ma nulla di paragonabile dal punto di vista del pathos prodotto dall’incontro andato in scena sucessivamente.

Sfida che ha visto alla fine accedere al turno successivo il n. 33 ATP – ancora una volta vincitore al terzo, dopo la rimonta sul campione di Seoul Nishioka al turno precedente – con lo score di 6-3 3-6 7-6(4) in quasi tre ore di battaglia incandescente, ai danni della tds n. 8 Daniel Evans. A decidere le sorti del match un incredibile decimo game del terzo set, in cui Kecmanovic ha avuto la forza di frantumare ben sei match point, e tre di questi consecutivi rimontando dallo 0-40. A rendere ancora più incredibile questi salvataggi, la modalità con cui il 23enne di Belgrado ha cancellato uno dei match ball affrontati: irreale recupero in tweener, e rovescio in avanzamento successivo tirato al corpo con Evans che non controlla la volée mandandola lunga. Tutta al carica adrenalinica da questo game folle portato a casa, ha dato il là a Miomir per andare oltre il match ball non concretizzato sul 6-5 e vincere al tie-break, a sublimazione di una prestazione eroica.

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ATP

Alcaraz in buona compagnia: anche Djokovic, Federer e Murray hanno perso contro lucky loser da numeri 1

“Devo imparare da match come questi. È stato difficile abituarsi alle condizioni del campo” – ha detto lo spagnolo dopo la sconfitta con Goffin

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Carlos Alcaraz - ATP Astana 2022 (foto via Twitter The Net Magazine)

Carlos Alcaraz, il numero uno più giovane di sempre, ha mancato due occasioni. Due occasioni per cominciare nel verso giusto la sua nuova vita tennistica dopo la vittoria dello US Open e la scalata al vertice del ranking. Il 16 settembre è sceso per la prima volta in campo dopo essere stato annunciato come “numero uno del mondo” e ha perso contro Auger-Aliassime in Coppa Davis. Martedì, ad Astana, ha avuto una seconda chance: l’esordio da primo della classe nel circuito ATP. Le cose, però, sono andate persino peggio con la sconfitta subita per mano del lucky loser David Goffin che è fin qui l’unico ad aver battuto in stagione il murciano senza aver perso nemmeno un set. Spulciando tra i database, possiamo però rintracciare almeno un paio di statistiche che forse potranno consolare Alcaraz.

Carlos, infatti, non è né il primo numero uno del mondo a esordire con una sconfitta nel circuito ATP dopo aver conquistato la vetta del ranking, né il primo a perdere con un lucky loser. A fargli compagnia, nella prima statistica (che prende in considerazione solo il secolo in corso), c’è Lleyton Hewitt che nel 2002 visse un’eliminazione ben più pesante di quella di Alcaraz ad Astana. L’australiano, infatti, iniziò nel peggiore dei modi il suo regno perdendo al primo turno dello Slam di casa contro lo spagnolo Martin (tra l’altro dopo aver vinto il primo set 6-1). Il resto della stagione, però, andò decisamente meglio con cinque tornei tra cui Wimbledon.

Quanto alla seconda statistica (anch’essa riferita agli anni dal 2001 in poi), il parterre in cui da ieri si è inserito Alcaraz è di assoluto prestigio. Tra i Fab 4, infatti, solo Nadal non ha subito alcuna sconfitta contro un lucky loser mentre era numero uno del mondo. Federer, Murray e Djokovic, invece, hanno affrontato questa inopinata esperienza. Allo svizzero capitò nel 2007 (anno in cui giocò tutte le finali Slam vincendone tre) a Indian Wells, dove si arrese all’argentino Canas, che replicò incredibilmente l’impresa pochi giorni dopo a Miami (questa volta da qualificato). Andy ha avuto il suo incubo in Coric negli ottavi di finale del 1000 di Madrid del 2017, mentre è stato il nostro Lorenzo Sonego il responsabile di questo smacco per Djokovic in quel di Vienna due anni fa.

 

La sconfitta di Alcaraz al primo turno ad Astana rimane comunque piuttosto sorprendente. Il classe 2003 ha provato allora a darsi alcune spiegazioni in conferenza stampa a partire dall’ottima prestazione dell’avversario: “David ha giocato in maniera magnifica. Tornare alla competizione non è mai facile dopo tanto tempo (dopo i due match in Coppa Davis, Carlos si è preso un paio di settimane senza tornei, ndr). Avevo già giocato su questo campo in due occasioni ma essendo così lento non è stato affatto facile abituarsi. Non sono stato in grado di adattarmi alle condizioni e al match: lui è stato molto aggressivo e non sono riuscito a reggere la pressione che mi metteva costantemente addosso”.

Chissà che lo spagnolo non abbia accusato anche la pressione derivante dall’etichetta di numero uno del mondo che è andata a rimpiazzare quella di predestinato. In ogni caso, è facile immaginare la stanchezza fisica e soprattutto mentale accumulata nel corso di una stagione straordinaria che è anche la prima che Carlos ha vissuto interamente nel circuito ATP e per di più da attore protagonista. Lo stesso discorso può essere applicato anche a Ruud che, sebbene più esperto, si è ritrovato quest’anno a competere a livelli prima sconosciuti, con tutto quello che ciò comporta in termini di attenzione mediatica e pressioni. E infatti anche Ruud, dopo la finale allo US Open, sembra aver esaurito la scorta di energie psico-fisiche. Il grande interrogativo è quindi se ce la faranno a ricaricarsi in vista degli ultimi appuntamenti stagionali.

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Flash

Race WTA: corsa apertissima per cinque posti. Pegula vicina alla qualificazione aritmetica

Solo Swiatek e Jabeur sono già sicure di volare in Texas. L’americana quasi. Almeno dieci giocatrici in lizza per gli ultimi pass

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Jessica Pegula – US Open 2022 (foto via Twitter @usopen)

Quando il circuito ATP farà tappa a Parigi Bercy per l’ultimo ‘mille’ dell’anno, nonché ultimo torneo prima delle Finals, le otto migliori giocatrici della stagione femminile saranno invece già negli Stati Uniti pronte per concludere al meglio l’anno. Ciò significa che il calendario WTA è veramente agli sgoccioli. Eppure, quando mancano solo due settimane di tornei (a cui va aggiunta quella in corso e un evento 125 in Messico proprio a ridosso delle Finals), la situazione della Race è tutt’altro che definita. Solo Iga Swiatek e Ons Jabeur hanno già il posto assicurato a Fort Worth, in Texas, e quindi per gli altri sei posti è e sarà battaglia aperta. In realtà, gli spazi realisticamente ancora disponibili sono cinque: al terzo posto della classifica annuale c’è infatti Jessica Pegula a cui mancano poco più di 200 punti per non dover preoccuparsi dei risultati altrui.

Finita questa settimana in cui si sta giocando un 500 ad Ostrava e un 250 a Monastir, la quota massima di punti raggiungibili scenderà a 1500. Da lunedì si replicherà lo schema 500 + 250 con i tornei di San Diego e Cluj-Napoca. Seguirà poi il ‘mille’ di Guadalajara, città che l’anno scorso ospitò proprio le Finals. Insomma, siamo sì allo sprint ma una volata a partire dalle retrovie potrebbe ancora risultare efficace.

Chi sicuramente non sarà della partita in Texas è Simona Halep che è attualmente ottava nella Race ma ha annunciato di aver già concluso la sua stagione dopo un’operazione al naso. Le speranze sono ancora vive, invece, per almeno dieci giocatrici. Le cinque, oltre a Pegula, che ad oggi sarebbero qualificate sono Gauff, Garcia, Kasatkina, Sabalenka e Sakkari. Le prime quattro sono riunite nel giro di poco più di 100 punti, mentre Maria è leggermente più staccata. La greca è però in gara ad Ostrava a differenza di Coco, Caroline e Aryna e proverà quindi a sfruttare l’occasione anche per staccare chi ha messo il mirino su di lei in quanto all’ultimo posto disponibile: una necessità visto che sarà una delle poche tra le giocatrici in lizza per la qualificazione a fermarsi la prossima settimana. Anche per Kasatkina il torneo in corso rappresenta una grande opportunità per mettere un’ipoteca sulla qualificazione. Sulla sua strada, però, potrebbe incrociare la numero uno Swiatek.

 

In Repubblica Ceca sono ancora in tabellone anche Bencic, Kontaveit e Kvitova. Quest’ultima è la più lontana (15esima posizione, senza considerare Halep) ma comunque a soli 500 punti da Sakkari. Chiunque dovesse ottenere un buon risultato, insomma, potrebbe scavalcare diverse posizioni o addirittura portarsi momentaneamente tra le prime otto. Dovranno rimandare queste velleità alla prossima settimana, invece, Badosa e Keys, rispettivamente 11esima e 12esima nella Race e a un distacco dalla greca che si aggira attorno ai 300 punti.

Madison è stata eliminata al primo turno dalla campionessa di Wimbledon Rybakina. Proprio lei – attualmente 22esima – rischia, a meno di una striscia di vittorie ai limiti dell’impossibile, di essere tra le escluse più eccellenti di queste Finals e per via di una doppia beffa. Con i 2000 punti che non le sono stati assegnati dopo il trionfo ai Championships, Elena avrebbe infatti già prenotato volo e albergo per la trasferta texana. Inoltre, a differenza di quanto prevede il regolamento ATP, non ci sono privilegi per i campioni Slam stagionali: mentre Djokovic potrà essere a Torino pur non figurando tra i primi otto della Race se rimarrà, come ampiamente pronosticabile, entro la 20esima posizione, la kazaka, invece, non otterrebbe la qualificazione nemmeno se riuscisse a scavalcare un paio di colleghe.

Tra le altre giocatrici che invece sono ancora ampiamente in corsa ci sono Kudermetova – la più vicina a Sakkari (soli 11 punti le dividono) ed impegnata nel 250 di Monastir dove c’è sicuramente meno concorrenza (è infatti numero 2 del seeding) ma anche un bottino di punti in palio meno sostanzioso – Haddad Maiaeliminata al primo turno a Ostrava e 14esima nella Race – e Collins che punterà quasi tutte le fiche che le rimangono sul torneo di casa di San Diego.

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