La settimana degli italiani: Cecchinato, finalmente! Fognini in ripresa, Vinci preoccupa

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La settimana degli italiani: Cecchinato, finalmente! Fognini in ripresa, Vinci preoccupa

Nella settimana appena conclusa, buona prestazione di Fabio Fognini, che raggiunge i quarti a Barcellona e lascia ben sperare per un ritorno ai suoi livelli. Paolo Lorenzi si ferma a i quarti a Bucarest, Cecchinato ottiene i suoi primi successi ATP. Tra le donne, Vinci si arrende alla Siegmund e a un infortunio: male la Giorgi

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Va agli archivi una settimana positiva per il tennis italiano, specialmente in un periodo di vacche magre per il settore maschile: tre giocatori hanno raggiungendo i quarti di finale in tornei ATP, risultato mai ottenuto in questi primi quattro mesi di stagione, nei quali abbiamo conquistato una sola, misera, semifinale (Paolo Lorenzi nel modesto ATP 250 di Quito).

A Barcellona Fabio Fognini ha disputato un torneo soddisfacente, fugando le ombre che i due set finali della sfida con Lorenzi a Montecarlo avevano fatto sorgere. Il nostro numero 1, che in Catalogna difendeva i 90 punti conquistati coi quarti raggiunti l’anno scorso, quando perse inopinatamente da Pablo Andujar dopo aver battuto per la seconda volta sul rosso Rafa Nadal, ha mostrato di essere sulla via del completo recupero psico-fisico, in un torneo nel quale, sino all’exploit dell’anno scorso, aveva tra l’altro un pessimo record, avendo perso sempre all’esordio nelle cinque precedenti partecipazioni. Ammesso al secondo turno con un bye, in qualità di dodicesima testa di serie del tabellone, Fabio ha esordito contro l’esperto tennista russo Mikhail Youzhny, sceso al settantaduesimo posto del ranking, ma pur sempre giocatore insidioso per l’azzurro, che difatti vi aveva perso nell’unico precedente sulla terra (Madrid 2013). Il ligure, dopo un inizio di partita falloso e nervoso che gli è costato il primo set, perso 3-6, ha per fortuna preso il comando del gioco elevandone il livello, sino a dominare l’ex top ten e conquistare i due set finali in appena cinquantatrè minuti,  lasciando un solo game all’avversario ed ottenendo l’accesso agli ottavi, dove ha affrontato Victor Troicki. Come accaduto con Youzhny, il match aveva le sue insidie: anche il numero 24 del mondo era, come il russo, pari nei confronti diretti e lo aveva già sconfitto sulla terra rossa (Montecarlo 2011); in questo caso vi era oltretutto dalla parte del serbo la miglior posizione in classifica (sette posizioni di vantaggio su Fognini). Invece, in campo Fabio ha continuato l’inerzia positiva dei due ultimi parziali del turno precedente ed ha vinto in scioltezza 6-3 6-2 in un’ora e ventidue minuti, in un match nel quale non si è mai fatto brekkare ed ha vinto l’89% dei punti giocati sulla sua prima di servizio. Nei quarti lo attendeva Rafael Nadal su quella stessa “ Pista Central” nella quale l’anno precedente il miglior giocatore della storia su terra battuta, reduce dalle semi di Montecarlo, era stato sconfitto per la seconda volta consecutiva dal nostro giocatore. Questa volta il campione di Manacor è arrivato alla sfida in nettamente migliore condizione psicofisica rispetto allo scorso anno, mentre Fognini era al secondo torneo dopo due mesi di stop. Era facile prevedere dunque il risultato finale,  che difatti ha premiato Nadal, ma Fognini, partito contratto e falloso (0-4), è salito molto di livello con l’andare dei game e nel secondo set ha giocato alla pari col freschissimo campione (per la nona volta) di Montecarlo. Anzi Fabio, partito male anche nel secondo parziale (Rafa ha avuto due palle per il 3-0) è riuscito ad issarsi sul 5-4 e servizio, prima di perdere set e partita al tie-break dopo un’ora e cinquanta minuti totali di tennis in diversi momenti spettacolare. Fabio esce dal torneo catalano con la consapevolezza di essere sulla buona strada per tornare l’ottimo giocatore che per tre anni ha chiuso sua classifica intorno alla ventesima posizione del ranking ATP: già dalla settimana prossima a Monaco, dove è iscritto al BMW Open, si capirà meglio quale condizione abbia in vista del mese più importante della stagione per il suo calendario di tennista prettamente terraiolo (in tale lasso di tempo vi saranno due Masters 1000 ed il Roland Garros).

A Bucarest si disputava l’ATP 250 intitolato a Nastase e Tiriac, torneo nato nel 1993 che vanta anche campioni illustri nel suo albo d’oro (Ivanisevic, Muster, Ferrer), ma che quest’anno non vedeva nessun top 20 iscritto. Bene hanno fatto Paolo Lorenzi e Marco Cecchinato a decidere di partecipare, intravedendo una buona chance di incamerare preziosi punti in classifica. Così è stato: sia il toscano che il siciliano hanno giocato bene, arrivando sino ai quarti e guadagnando preziosi 45 punti da conservare per il proprio ranking.
Soprattutto Marco Cecchinato non dimenticherà mai il torneo nella capitale romena: non solo ha ottenuto le prime due vittorie in un torneo del circuito ATP (statisticamente, la prima nel circuito maggiore è arrivata a marzo in Coppa Davis a risultato acquisito contro il modesto svizzero Bossel), ma si è anche tolto la soddisfazione di sconfiggere il primo top 40 (il giocatore dalla classifica più alta che aveva battuto sinora era Albert Ramos Vinolas, allora numero 66, sconfitto a Genova lo scorso settembre), ovvero Marcos Baghdatis al primo turno. Marco, che forse ha paradossalmente preso fiducia dalla sconfitta onorevole contro Raonic a Montecarlo ha dominato il primo set contro il numero 39 del mondo, portandolo a casa con il punteggio di 6-2 in meno di mezzora, ed ha ben contrastato la reazione del cipriota nel secondo parziale, chiudendo 6-2 6-4 in un’ora e quindici minuti un incontro vinto giocando bene e con personalità, durante il quale non ha mai subìto break ed ha servito con ottime percentuali. Marco ha poi superato brillantemente la classica prova del nove, anzi il bosniaco Dzumhur,  pur avendo classifica inferiore (è ottantaduesimo) di Baghdatis era ostacolo più probante: il cipriota, ex top ten e finalista agli Australian Open 2006, sulla terra non ha mai raggiunto neanche una finale in più di dieci anni di presenza nel circuito. Dzumhur era invece reduce da un per lui brillante Montecarlo, nel quale, partendo dalle qualificazioni, aveva eliminato Berdych e perso solo al tie break del terzo con Raonic; inoltre, aveva già battuto nettamente il nostro giocatore nell’unico precedente di Doha ad inizio anno. Cecchinato, bravo nel portare a casa il primo set dopo quarantaquattro minuti, con l’unico break ottenuto nell’ottavo game, nel secondo ha allungato il match più di quanto avrebbe potuto (si è fatto rimontare due volte dopo aver strappato il servizio), ma alla fine è stato bravissimo a chiudere 6-3 7-6(3) in 1h45’. Purtroppo per il siciliano l’ostacolo rappresentato dall’argentino Del Bonis, quarantesimo giocatore al mondo e vincitore due settimane fa del ATP 250 di Marrakech si è rivelato troppo duro, forse anche per la tensione del primo quarto di finale a questi livelli: non vi è mai stata vera partita e l’argentino ha vinto con un duplice 6-2 dopo un’ora e dieci minuti, ma il bilancio finale per il nostro giocatore resta comunque più che positivo.

 

Come detto, anche Paolo Lorenzi ha partecipato all’ATP 250 di Bucarest: la scelta di fare l’esordio in carriera nel torneo nella capitale romena è stata premiata da un buon quarto di finale, il terzo per lui in questo 2016. Paolo, settima testa di serie del tabellone, al primo turno ha affrontato un avversario abbastanza insidioso sui campi in terra battuta, l’argentino Diego Schwartzman, novantesimo giocatore al mondo, contro il quale aveva già vinto in tre set lottati a Buenos Aires quest’anno, uscendo invece sconfitto nel 2015 a San Paolo. Il senese questa volta ha vinto abbastanza in scioltezza: dopo un inizio lento (0-2), ha comandato il gioco e portato senza patemi a casa il successo, archiviato col punteggio di 6-3 6-4 dopo un’ora e ventisei minuti di gioco. L’incontro successivo, contro il giapponese Taro Daniel, numero 85 al mondo, che dopo un pessimo inizio di 2016 (una sola vittoria) a Montecarlo si era messo in evidenza, portando al terzo Thiem, è stato ancora più agevole per il nostro giocatore: Paolo ha approfittato della maggiore esperienza ed abitudine alla terra battuta per vincere molto agevolmente con lo score di 6-2 6-0 in un’ora e sedici minuti. Un tale andamento nel torneo (nove game concessi nei primi due incontri) faceva sperare che il ventiduenne francese Lucas Pouille, tennista in ascesa (ottavi a Miami battendo Ferrer ed a Montecarlo eliminando Gasquet) fosse un avversario alla portata del toscano ed in effetti la gara è stata molto equilibrata. Paolo ha avuto le sue chance (è stato avanti di un set e di un break) ed ha combattuto sino allo stremo, annullando 3 match point sul 2-5 nel terzo sino a rimontare sul 5 pari, prima di subire il break decisivo che ha concesso il passaggio alle semifinali al francese, vincitore dopo due ore e venticinque minuti col punteggiodi 4-6 6-4 7-5.

Un terzo italiano ha partecipato al torneo romeno, il canturino Andrea Arnaboldi, numero 170 del ranking, che è dovuto passare attraverso le qualificazioni (stesso tentativo compiuto da Federico Gaio e Lorenzo Giustino, ritrovatisi contro al primo turno di quali, vinto dal primo 6-4 4-6 6-4 in 2h23’). Andrea ha prima sconfitto facilmente in meno di un’ora la wild card romena Bogdan Borza, diciannovenne oltre la millesima posizione; poi ha vinto contro Gaio 6-1 6-4 in un’ora e diciotto minuti. Arnaboldi nel primo turno ha affrontato il ventinovenne olandese Robin Haase, sessantaquatresimo nel ranking ATP: ha perso 7-6(4) 6-4 in un’ora e cinquanta minuti, lasciando il campo non senza rimpianti per le varie occasioni (6-5 e servizio nel primo set, 3-1 avanti nel secondo) che non è riuscito a capitalizzare.

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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ATP

Australian Open, sinfonia di un perfetto Tsitsipas: Sinner deve arrendersi in tre set [VIDEO]

Prestazione fantastica del greco, che rifila all’italiano una dura lezione. A un bravissimo Jannik non rimane che stringere la mano all’avversario e prendere spunto per migliorare

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Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)
Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)

[4] S. Tsitsipas b. [11] J. Sinner 6-3 6-4 6-2

Un favoloso Stefanos Tsitsipas rifila una dura lezione a Jannik Sinner. Netta vittoria in tre set del giocatore greco, che si dimostra campione di rara qualità qualificandosi per la terza volta alle semifinali dell’Australian Open. Il punteggio, netto, dice tutto: non c’è mai stato equilibrio a causa del livello stellare tenuto da Stefanos per tutta la partita. Tsitsipas ha dominato su tutti i fronti: ha sempre impedito all’italiano di entrare nello scambio, ha servito con altissime percentuali (senza concedere palle break: è solo la seconda volta in carriera che capita a Sinner), è stato puntuale in risposta e dal punto di vista fisico ha avuto una marcia in più. Sinner non ha molto da rimproverarsi: il primo quarto di sempre a Melbourne gli regala diversi spunti di riflessione al fine di capire cosa gli manca per salire ulteriormente di livello, ma in sostanza, quando si incontra un giocatore in stato di grazia come lo Tsitsipas di oggi, c’è solo da stringergli la mano e augurargli buona fortuna per la semifinale, dove incontrerà Medvedev o Auger-Aliassime.

LA PARTITA – Nel primo set, parte subito molto bene dai blocchi Tsitsipas, che fa subito il break al secondo game (pur con la collaborazione di Sinner). Si capisce fin dalle prime battute che il greco non è nella versione combattiva ma fallosa vista contro Taylor Fritz due giorni prima. Stefanos è una vera e propria furia: il servizio efficiente impedisce a Sinner di entrare nello scambio, e la capacità di comandare il gioco con il diritto – soprattutto dall’angolo sinistro – permette al greco di scappare via nel primo set e di chiuderlo 6-3 senza permettere mai all’italiano di arrivare a parità. Nel terzo game del secondo set, con uno splendido rovescio dal centro del campo, si guadagna una palla break. Aggressivo con la risposta, Stefanos mette subito il piede avanti strappando subito il servizio all’italiano. A quel punto inizia a piovere e la partita viene sospesa per una ventina di minuti, il tempo di chiudere il tetto della Rod Laver Arena.

 

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L’interruzione non deconcentra Tsitsipas, sospinto anche da una gran quantità di tifosi greci sugli spalti. Impressionante il dinamismo e il timing sulla palla, il quale toglie sempre il tempo a Sinner, che sul ritmo da fondocampo di certo non è l’ultimo arrivato. Stefanos rifiuta regolarmente lo scambio lungo e impedisce a Jannik di entrare in partita veramente. Sinner prova a rimanere attaccato tenendo il servizio, sperando in un calo del greco che però non arriva. Stefanos serve per il secondo set sul 5-4 due prime palle vincenti, poi una risposta di rovescio in rete a una seconda porta Stefanos a due set point. Sinner ha una fiammata con il diritto per cancellarne una; poi commette uno dei pochissimi errori forieri di qualche rimpianto, mettendo fuori un diritto dopo aver risposto ottimamente. Tsitsipas sale quindi due set a zero ed è sempre in controllo del match grazie anche alla sua qualità in risposta: quando Jannik non mette la prima, il greco divora la pallina e mette in difficoltà il nostro. Nel terzo game del terzo set, Tsitsipas arriva a due palle break con questo passante di rovescio lungo linea da cineteca.

Jannik, tramortito, mette in rete un diritto ed è subito break per il greco (2-1). Nel game successivo, l’altoatesino prova una disperata reazione e per la prima volta arriva a parità sul servizio dell’avversario; ma quello gioca una volée di rovescio sulla linea e poi è ingiocabile con servizio e diritto per salire 3-1. Da lì in poi la partita si chiude in un amen, con Sinner che perde nuovamente il servizio e Tsitsipas che si invola verso la vittoria.

LE PAROLE A CALDO – Queste alcune dichiarazioni rilasciate da Tsitsipas a caldo intervistato da Jim Courier sulla Rod Laver Arena. “Ho cercato di concentrarmi sui miei colpi migliori. Sono felicissimo di come ho servito, di come ho giocato a rete. La tattica ha funzionato. Sarà meraviglioso tornare in campo su questa arena e poter godere del supporto di questo pubblico. L’interruzione per il meteo? Sono rimasto concentrato. Col tetto chiuso sono cambiate le condizioni, più veloci, la palla non rimbalzava più come prima ma mi sono adattato e ha funzionato. Il gomito? Il medico mi ha detto che non si aspettava di vedermi giocare in Australia, sono contento di aver dimostrato che si sbagliava, ma lo devo ringraziare per avermi rimesso in sesto”.


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