ATP Barcellona: Fognini fallisce la prova del nove, passa Andujar

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ATP Barcellona: Fognini fallisce la prova del nove, passa Andujar

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Fabio Fognini viene battuto nettamente in 65 minuti da Pablo Andujar che aveva sempre battuto nei 3 precedenti, vanificando quanto di buono fatto ieri con Rafael Nadal. I quarti di finale dell’ATP di Barcellona si erano aperti con il campione in carica, Kei Nishikori, che cedeva un set a Bautista Agut, prima di dilagare. Klizan supera Robredo e con qualche patema, Ferrer chiude contro Kolschreiber

Non ce l’ha fatta Fabio Fognini ad emulare Andrea Gaudenzi, l’ultimo italiano che aveva raggiunto le semifinali a Barcellona nell’ormai lontano 1998 (sarà sconfitto da Todd Martin che vincerà addirittura il torneo). Ma prima di sparare su Fabio, di ricominciare con le solite lamentele sull’immaturità, l’incapacità di essere costanti, di far seguire ad una grande prova una almeno decente, sarà bene chiarire che questa sconfitta non è come le altre. Fognini non è mai uscito dal match, non si è mai lanciato in soliloqui particolarmente distruttivi, non ha insultato nessuno. Si è comportato come si deve comportare un giocatore in cattiva giornata, cioè provando in qualche modo a cambiare le cose e abbozzando quando ha capito che non ci riusciva. Certo, ha giocato male contro uno a cui aveva concesso nei tre incontri precedenti 17 game in tutto (meno di 3 game per set in media), a cui aveva lasciato un paio di mesi fa a Rio appena 5 game. E che oggi non è che abbia fatto chissà quali sfracelli, limitandosi ad un compitino che alla fine ha fruttato più di quanto Andujar stesso è prevedibile che sperasse. Ma tocca a Fabio adesso fare in modo che anche questa sconfitta serva, in un percorso che chiaramente il ragazzo sta provando a fare, lasciando da parte le spacconate da “sono fatto così” che tanto male gli hanno procurato in carriera.

Della partita non c’è molto da dire, con un primo set disastroso in cui Fabio ha perso tre volte il servizio ma soprattuto in cui non riusciva a mettere in campo una palla non appena provasse a forzare. La % di prime è stata bassa, tanto da far imprecare il papà Fulvio, che all’uscita dal campo sconsolato affermava “non ha messo in campo una prima”. Ma non è che ieri nel primo set contro Nadal fosse stata migliore, visto che si era assestata su un misero 45%. Solo che Fabio ieri riusciva a tirar fuori il massimo dai colpi che seguivano il servizio e oggi no. Nel secondo, dopo aver subito il break nel quarto game Fabio ha avuto una bella reazione che lo ha portato a controbrekkare immediatamente l’avversario e portarsi sul 3 pari. Sembrava che potesse iniziare un’altra partita e invece no. Se proprio una cosa dobbiamo rimproverare al Fognini di oggi è questa eccessiva fretta che lo ha preso in uno di quelli che potevano essere momenti topici del match, sul 40 pari dell’ottavo game, quando dopo una prima in rete non ha neanche atteso che il raccattapalle tornasse al suo posto per servire la seconda. Che ovviamente ha sbagliato regalando la palla break che risulterà decisiva.

 

Pazienza, la Spagna avrà di nuovo un finalista in questo torneo dopo la parentesi dell’anno scorso. Noi italiani faremmo bene a ricordare sia la grande soddisfazione di ieri che il perfetto comportamento tenuto da Fognini. Come dice Nadal, a tennis si perde spesso, quasi ogni settimana.

Fognini-Andujar

Chissà cos’è successo di così terribile all’inizio del secondo set da indurre David Ferrer e Philipp Kohlschreiber a perdere del tutto la misura del servizio e infilare uno dietro l’altro ben 5 break di fila. Per poi, il servizio va il servizio viene, ritrovarlo improvvisamente nel settimo game e mantenerlo senza rischiare più nulla fino al tiebreak che risulterà decisivo. Non che nel primo set le cose fossero filate via completamente liscie, ma insomma tre break in una partita sulla terra rossa ci stanno. Certo non è stato lo scempio della prima metà del secondo. Ferrer è stato bravo, more solito, a non mollare la ruota di Kohlschreiber che è sembrato solo un po’ più leggerino dello spagnolo. Rimane il bel rovescio del tedesco e un pubblico che alla ricerca dell’eroe di rincalzo – dopo il disastro Nadal e le sconfitte di Bautista e Robredo – non poteva che trovarlo nel solito Ferru. Che si è meritato persino una cosa che si era vista soltanto nel momento clou di Nadal-Fogni di ieri, sul 6 pari del tiebreak, e cioè il ritmato battere dei piedi nelle tribune di lamiera. Ferrer ha fatto venire uno spavento mancando il secondo match point giocando una brutta volée di dritto ma col sollievo di tutti ha chiuso al punto successivo.

In mattinata, in una Barcellona appisolata dopo i bagordi della festa di San Jordi,  Kei Nishikori aveva proseguito la sua corsa verso la conferma del titolo dell’anno scorso. Sembrava andare di fretta Kei, che cominciava con un terribile 8 a 0, tanto per mettere le cose in chiaro. Bautista si affidava al servizio per cercare quanto meno di nonf arsi travolgere e portava a casa due game, ma quando rispondeva erano lacrime e sangue. Però Nishikori ha solo i tratti somatici dei giapponesi e non le caratteristiche che un’idea stereotipata e in fondo tardocolonialista attribuisce loro, quella di uomini tutti lavoro, dedizione e concentrazione. Il ragazzo è facile alla distrazione e ogni tanto pare vagare per il campo pensando ad altro. Così nel secondo set Bautista approfitta del momento no di Kei che gioca due pessimi game al servizio e alla seconda occasione riesce ad andare avanti di un break. Tanto basta per ringalluzzire un  pubblico che sembra ancora sotto choc per l’uscita di Nadal, e che comincia a battere i piedi come se fossimo nel tiebreak vinto ieri da Fognini.  In qualche modo Kei riesce a fallire i tre break point che lo porterebbero sul 4-5 e servizio e quindi si va al terzo. Ma come già l’anno scorso, ai momenti no il giapponese è in grado di far seguire una mezzora in cui sembra ingiocabile, Bautista tiene solo un game di servizio prima di essere letteralmente sepolto da un parziale di 20 punti a 2 con Nishi che vinceva gli ultimi 13 punti del match.

Tommy Robredo non ce l’ha fatta a risollevare il morale di un pubblico che sembra sempre più depresso. In una partita un po’ atipica – ma quando c’è Martin Klizan capita spesso – lo spagnolo è sembrato sempre poter in qualche modo portare a casa il match ma invece lo ha perso e in fondo anche abbastanza nettamente. Sarà stata la mini-sceneggiata sul polso sinistro- vedremo cosa dirà in conferenza stampa – o magari il fatto che si è trovato a fronteggiare ben 5 palle break (contro una sola) nel primo set, sta di fatto che quando Klizan è esploso nel tiebreak portandosi sul 6 a 0 giocando divinamente eravamo tutti sorpresi. Il recupero di Robredo si è fermato al quinto punto e nel secondo set lo spagnolo non è più risucito a rispondere, con la curiosa eccezione del quarto game, quando ha avuto l’unica palla break. Annullata quella lo slovacco ha badato a tenere sul suo servizio, chiudendo il match addirittura con un ace.

Risultati

[1] K. Nishikori b. [7] R. Bautista Agut 6-2 3-6 6-1
[14] M. Klizan b. [9] T. Robredo 7-6(5) 6-4
[3] D. Ferrer vs [12] P. Kohlschreiber 6-3 7-6(5)
P. Andujar b. [13] F. Fognini 6-1 6-3

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ATP 500 Amburgo: I big si confermano, male Auger-Aliassime

Passano al turno successivo Rublev e Tsitsipas, ma cade il canadese per mano di un sorprendente Bublik

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Quella che sarebbe potuta essere una seconda giornata tranquilla del tabellone principale di Amburgo è stata notevolmente movimentata dal caso Paire. Il francese si è ritirato sul punteggio di 6-4 2-0 contro il norvegese Casper Ruud, ma la vera notizia è quella della nuova positività di Benoit Paire a ben tre settimane dal “fattaccio” degli US Open. Il giocatore ha spiegato di aver effettuato due test risultati poi positivi, seguiti da un test negativo, con il dottore del torneo che ha dato il permesso a Paire di poter scendere in campo. Trovate qui un approfondimento della vicenda che rischia di far saltare a Paire il Roland Garros.

Più prevedibili gli altri incontri della giornata, con tutte le teste di serie oggi scese in campo che sono riuscite a superare gli ottavi di finale. A partire da Stefanos Tsitsipas, vincitore per 6-3 6-1 contro il britannico Daniel Evans. Il tennista greco torna alla vittoria dopo la bruciante sconfitta subita da Coric e la pessima prestazione contro il nostro Jannik Sinner a Roma. Una partita condotta con autorità sin dall’inizio, dopo un primo game di servizio andato ai vantaggi Tsitsipas trova il break nel quarto game e chiude il primo set non concedendo più di due punti al servizio.

 

Ad inizio secondo set la musica sembra cambiare. Evans trova meglio il tempo per salire a rete e mettere pressione a Tsitsipas. Si procura anche una palla break con uno splendido passante di rovescio che sorprende il numero 6 del mondo. Resterà l’ultima per lui, Tsitsipas annulla il break e il tennista britannico crolla completamente al servizio, prendendo tre break consecutivi e chiudendo la partita con il 30% di punti vinti con la prima nel secondo set. Tsitsipas sfiderà Pablo Cuevas al prossimo turno, ultimo precedente tra i due la finale dell’anno scorso ad Estoril vinta dal greco.

Molti più problemi invece per Andrej Rublev. Il russo, finalista uscente del torneo tedesco, ha battuto il tennista americano Tommy Paul 6-1 3-6 6-2 dopo un’ora e trentotto di partita. Il primo set è filato via a favore di Rublev quasi subito, come da pronostico vista la differenza di classifica tra i due. La testa di serie numero 5 approfitta delle incertezze al servizio di Paul per piazzare due break e chiudere il set in 21 minuti. Qualcosa però si rompe nel gioco del russo, che fatica più del dovuto con la seconda e concede il servizio nel secondo game del secondo set. Paul è bravo a contenere il ritorno del russo nel game successivo e si prende di forza un secondo set ampiamente meritato.

La reazione di Rublev non si fa attendere, il numero 14 del mondo è chirurgico in risposta e va a servire per il match sul 5-1 a favore. Due non forzati rimettono l’americano in partita. La sensazione è solo temporanea, Rublev si rimette al lavoro e chiude set e partita alla seconda palla break, incontrerà Roberto Bautista Agut che in serata ha piegato in tre set dopo una battaglia di 2h04 il tedesco Koepfer che aveva raggiunto i quarti di finale a Roma pochi giorni fa strappando anche un set a Djokovic.

Qualche sorpresa negli unici ottavi in cui non erano presenti teste di serie. Il cileno Christian Garìn rispetta il pronostico battendo non senza fatica un coriaceo Yannick Hanfmann con il punteggio di 6-2 7-6(3). Finisce la favola del tedesco, che nel turno precedente aveva eliminato la testa di serie numero 3 Gael Monfils, apparso molto lontano dalla sua forma abituale. Più sorprendente la vittoria del kazako Alexander Bublik, che ha la meglio per 6-4 6-2 di un Auger-Aliassime apparso molto scarico. Il canadese si è lasciato andare nel secondo set dopo le tante occasioni fallite (4 palle break salvate) quando Bublik serviva per il primo set. Venerdì saranno proprio Garìn e Bublik a dare vita ai quarti di finale, primi nel torneo per entrambi.

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ATP Amburgo: arriva la prima vittoria di Fognini, out Sonego. Humbert stende Medvedev

Il francese con una prova super, elimina il N.1 del seeding. Fabio rimonta un set a Kohlschreiber. Nulla da fare per Lorenzo contro Auger-Aliassime

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SULLA BUONA STRADA – Nel percorso di rientro di Fabio Fognini dopo l’operazione a entrambe le caviglie, è buona la terza. Sconfitto in Austria dallo sconosciuto (ma poi semifinalista) Huesler e a Roma da Humbert con evidenti passi in avanti, arriva la vittoria ad Amburgo contro Philipp Kohlschreiber, anch’egli lontano dal suo massimo splendore ma avversario ostico per Fognini, come testimonia il 7-2 dei confronti diretti. Un match piacevole, al netto di parecchi errori non forzati da parte dell’azzurro che ha però dispensato scampoli del suo tennis migliore davanti a un Kohlschreiber sempre bravo nell’usare il campo e avveduto nelle scelte, ma ormai soggetto a cali di rendimento nell’arco di un incontro.

Nella prima partita, non mancano le occasioni per Fognini. In un quarto game da 18 punti, Fabio si guadagna tre opportunità di allungare: per due volte è bravo Kohli, ma resta il rimpianto sulla terza per una complicata veronica sul lob molto probabilmente destinato a cadere in corridoio. Preciso quando si tratta di contenere ed efficace quando è il momento di accelerare, è il tedesco a effettuare il sorpasso, con il nostro che commette un doppio fallo dopo la chiamata del fallo di piede e perde i successivi tre punti. Philipp si dimostra sempre molto più attento nei punti decisivi (si salva poi da un 15-40) e riesce così a mantenere il distacco fino ad assicurarsi il parziale.

C’è bisogno di andare a prendersi il break e Fabio lo fa al secondo game. Tranquillizzato dal vantaggio, Fogna regala qualche magia, spreca qualcosa forse esagerando, ma ha ormai preso il controllo del gioco di fronte a un avversario meno lucido e dilaga alla sua maniera pareggiando il conto dei set con un perentorio 6-1.

 

Il troppo entusiasmo, sotto forma di un dritto in salto, rischia di costargli la possibilità di strappare il servizio tedesco al terzo game, ma i piedi girano veloci e la mano è on fire e il break arriva. Non la conferma, però, perché un paio di “foot fault!” non possono non significare un turno di battuta ceduto a zero. Il match è godibile nonostante alcuni errori di troppo da parte di entrambi, con Fognini che si prende più rischi e Kohlschreiber che, come spesso gli accade, deve fare i conti con il dritto a tratti ballerino. Non chiude una prima volta con il servizio, il Fogna, ma non si distrae alla seconda occasione e si prende il 7-5 che vale la prima vittoria dalla Coppa Davis di marzo e, in torneo, addirittura dall’Australian Open. Al prossimo turno, affronterà il vincente fra Casper Ruud e Benoit Paire, che giocheranno però mercoledì.

HUMBERT STELLARE – Stupenda prestazione di Ugo Humbert che pochi giorni fa aveva battuto proprio Fognini a Roma. Il francese ottiene la vittoria più prestigiosa della carriera eliminando il N.1 del seeding e N.5 del mondo Daniil Medvedev dopo 82 minuti di tennis impeccabile con il 73% di prime in campo e 15 colpi vincenti a referto. 6-4 6-3 il punteggio finale. Per il russo certamente non il miglior viatico in vista del Roland Garros che inizierà domenica.

SONEGO OUT – Cede in due set a un avversario più quotato, Lorenzo Sonego, nonostante il Felix Auger-Aliassime della seconda parte di stagione non stia particolarmente impressionando. Non un buon momento per il venticinquenne torinese: è la quarta sconfitta negli ultimi cinque incontri, con la sola vittoria ottenuta a Roma contro quel poco che sta offrendo un Basilashvili dalla testa altrove. Il primo parziale è caratterizzato da troppi errori dell’azzurro sia nel palleggio sia quando ha in mano lo scambio e il 6-2 per un più concreto Auger-Aliassime arriva dopo trentasei minuti. Bravo Lorenzo nella seconda partita a trovare la misura dei colpi e a rimanere attaccato al servizio; è lui ad avere più opportunità, comprese due (non consecutive) sul 5 pari, ma è bravo Felix a prendersi i rischi e venire avanti per annullarle. Nel finale, tornano i gratuiti di Sonego che compromettono subito il tie-break; ne fa le spese una pallina scaraventata in direzione Brema, mentre Auger-Aliassime va al secondo turno contro Bublik o Ramos-Viñolas.

Risultati:
[4] R. Bautista Agut b. N. Basilashvili 6-4 6-3
[WC] Y. Hanfmann b. [3] G. Monfils 6-4 6-3
[6] F. Fognini b. [WC] P. Kohlschreiber 4-6 6-1 7-5
[8/WC] K.Khachanov vs J-L. Struff 7-6(5) 4-6 7-5
U. Humbert b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3
C. Garin b. K. Nishikori 6-0 6-3
[SE] D. Koepfer b.Y. Nishioka 7-6(0) 4-6 6-1
F. Auger-Aliassime b. L. Sonego 6-2 7-6(2)
[LL] A. Bublik b. A. Ramos-Viñolas 6-2 7-6(5)
D. Lajovic vs A.Mannarino

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Djokovic non lascia scampo a Schwartzman: vince gli Internazionali di Roma per la quinta volta

Il numero uno del mondo incamera il quinto successo qui a Roma, 36° Masters 1000 della carriera: superato Nadal fermo a quota 35. Schwartzman si batte con onore, ma non basta

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Novak Djokovic, con il trofeo - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Novak Djokovic conferma il suo ruolo di favorito superando in due set Diego Schwartzman in una finale lottata al meglio delle sue possibilità dal piccolo argentino, necessariamente meno esplosivo rispetto ai faticosi giorni precedenti ma estremamente solido nel palleggio, soprattutto di rovescio, colpo che il fenomeno di Belgrado è andato particolarmente a stuzzicare. Tante e dagli esiti contrastanti le smorzate di Djokovic, sia per le condizioni del campo appesantito da una leggera pioggia nei primi minuti, sia per verificare il lavoro del fisioterapista di Schwartzman dopo le oltre tre ore in campo la sera precedente.

Nole non si è quindi lasciato sfuggire la possibilità di rifarsi dopo la delusione newyorchese con la prima sconfitta della stagione e ha agguantato il Masters 1000 numero 36, passando così in vantaggio solitario dopo aver condiviso il primato con Rafa Nadal per le tre settimane successive al trofeo di “Cincinnati”; curiosamente, entrambi vantano 115 partecipazioni ai tornei di categoria. Allo stesso modo, sfuma per il momento l’obiettivo di Diego di entrare nell’élite del tennis: da martedì, la top 10 accoglierà invece Denis Shapovalov.

 

L’INIZIO CHE NON TI ASPETTI – Djokovic si presenta alla finale con quello quello che ci si attendeva da lui: ha vinto senza strafare lasciando anche un set al tedesco Koepfer (il laureato in Finanza che, contando questa stagione e la precedente, ha imboccato la strada di un buon risultato all’anno nel Tour), si è infuriato, ha preso un paio di warning, si è infischiato dell’arbitro Forcadell che gli ricordava di indossare la mascherina quando si è allontanato dal campo; lo stesso arbitro che poi lo ha chiamato “Federer” assegnandogli il game.

Sceglie di cominciare con la battuta, che in semifinale l’ha comodamente tolto d’impaccio nelle fasi decisive del primo set contro Ruud, ma la cede nonostante un buon inizio grazie a due scambi divertenti vinti da Schwartzman. Per quanto riguarda l’ultimo ostacolo sulla corsa serba al trofeo, Schwartzman è riuscito nell’impresa di battere Rafa senza perdere set (dal primo Roland Garros conquistato dallo spagnolo nel 2005, è appena il nono tennista a riuscirci) e in quella non certo inferiore di confermarsi al turno successivo nel match più godibile dell’evento romano. Ingolosito dal risultato della prima smorzata sulla quale el Peque non è neanche partito, Nole ci riprova anche perché nello scambio neutro la palla gli ritorna sempre indietro, ma senza fortuna. Infastidito apparentemente da qualsiasi cosa, Djokovic colpisce in modo volontariamente scomposto il rovescio che dà a Schwartzman il 3-0 pesante. Forse dispiaciuto, forse distratto, Diego gli rende la cortesia al gioco successivo facendolo entrare in partita.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

ARRIVA ANCHE NOVAK – Nonostante il 4-0 dei precedenti, le due vittorie sofferte su terra promettevano a favore di una finale, se non incerta quanto a esito, almeno combattuta e, per adesso, le attese non sono deluse. Il n. 1 del mondo lascia per strada qualche punto non da lui, ma il tennista che si trova davanti una rete da pallavolo, almeno secondo un illustre connazionale, perde colpevolmente scambi “quasi vinti” e il sorpasso arriva inesorabile. Quasi sul punto di sparire dal campo, Dieguito torna a tenere la battuta riprendendosi dal parziale negativo e, in risposta, ha l’occasione per tornare avanti; con lo scambio che si allunga pericolosamente oltre i dieci colpi – situazione che avvantaggia l’argentino – Nole ne esce bene con un drop shot. Altrettanto bene fa pochi minuti dopo il ventottenne di Buenos Aires che annulla un set point con il vincente di dritto. Molto male invece quando serve per andare al tie-break: il terzo doppio fallo e due errori non forzati di rovescio (ne aveva sbagliato uno solo fino a quel momento) gli costano il 5-7 dopo un’ora e dieci minuti di fatica durante i quali ha opposto grande solidità commettendo appena 10 gratuiti. Tre dei quali, appunto, nel dodicesimo gioco.

L’EQUILIBRIO È ROTTO – Persa la prima partita estremamente lottata, con un insperato vantaggio in partenza e altre occasioni mancate, lo sfavorito tende a scendere di livello lasciando via libera all’avversario; se, poi, l’avversario in questione non ha mai perso una finale di un Masters 1000 dopo aver incamerato il primo set su 28 volte, la storia sembra già scritta. Diego, però, fattosi fasciare le dita dal fisioterapista, non ha alcuna intenzione di rispettare certi cliché e resta attaccato al match, mentre Novak continua a seminare smorzate dal lato sinistro, alcune vincenti, altre inguardabili da cui sono discesi diversi dei 15 unforced di rovescio del primo parziale.

Con il dritto che fa male (18 vincenti e 7 errori, alla fine), procede un po’ a corrente alternata, Nole, magari va sotto nel punteggio ma rientra senza patemi, quasi per dimostrare all’altro di avere ancora parecchio margine e di poter mettere a segno lo strappo decisivo a proprio piacimento. L’allungo senza possibilità di opposizione arriva sul 4-3, con due errori di Schwartzman e altrettanti vincenti spettacolari di Djokovic che chiude con il servizio al terzo match point, ovviamente con una smorzata dopo un lungo scambio sulla quale Diego arriva bene ma senza la lucidità per tenerla in campo.

È il quinto successo a Roma su dieci finali per Djokovic che, davanti al microfono, chiude la manifestazione in ottimo italiano con i ringraziamenti di rito, mentre la pioggia suggerisce di affrettarsi.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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