US Open, uomini: Djokovic perde un set, Nadal e Raonic facile. Bene Cilic e Monfils

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US Open, uomini: Djokovic perde un set, Nadal e Raonic facile. Bene Cilic e Monfils

Prima giornata degli US Open. Novak Djokovic non al meglio vince in quattro set sul rientrante Janowicz. John Isner e Jack Sock escono vincitori dalle rispettive maratone con i connazionali. Nadal si sbarazza di Istomin

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[1] N. Djokovic b. [PR] J. Janowicz 6-3 5-7 6-2 6-1 (Cesare Novazzi)

C’è grande attesa per l’esordio di Novak Djokovic in questa edizione dello Slam statunitense. Il serbo viene da un periodo certamente difficile. Dopo l’ormai celebre eliminazione al terzo turno di Wimbledon, il numero 1 del mondo si è preso il 1000 di Montreal senza convincere completamente, per poi subire la sconfitta più dolorosa della sua carriera, per sua stessa ammissione, al torneo olimpico per mano dell’argentino Del Potro. A Cincinnati, unico master che manca al suo folgorante palmares, ha dato forfait. Insomma, alcuni maligni ne stanno già decantando la parabola discendente, senza però fare i conti con l’oste. L’avversario al primo turno è Janowicz, oggi numero 247 ATP. Il polacco, dopo la semi di Wimbledon 2013 ha subito tre interventi chirurgici, il terzo quest’anno. È fin dai primi scambi un match duro per il campione uscente, Janowicz cerca sempre il vincente, esaltandosi in potenza. Il serbo prende poco a poco le misure, ma subisce sempre l’aggressività del polacco che resta in scia. Djokovic sembra in apnea, chiede un MTO per il braccio destro (il polso infortunato era il sinistro, il serbo appare contratto al servizio), mentre Janowicz inizia a peccare in precisione: il serbo sfrutta due doppi falli e, con una risposta profondissima si porta in vantaggio, prima di chiudere il primo parziale con il servizio.

Nuovo set, stessa tattica per il polacco che sta spendendo davvero tanto: grande potenza e 4-2 con Nole che non contiene con il diritto. Il serbo rientra subito, ma non appare mai in controllo dello scambio. La verve di Janowicz non sembra spegnersi e dopo aver annullato tre pericolose palle break, manda in crisi il serbo al servizio, che, dolorante, cede il set al suo avversario. Se la tattica di Janowicz ha finora pagato, il polacco inizia a cedere campo e anche i suoi colpi si fanno sempre meno precisi. Finalmente Djokovic realizza che deve prendere il comando o almeno appoggiarsi al gioco dell’avversario per chiudere la pratica. Il terzo e quarto parziale si snodano su questa falsa riga: Janowicz cala alla distanza e il serbo non deve fare altro che centrare il campo con i fondamentali. Quando il polacco esce con l’approccio di diritto, sul 5-1, servizio e palla break, il campione serbo trova l’accesso al secondo turno, consapevole del fatto che dovrà alzare molto il suo livello di tennis nel corso del torneo.

 

[5] M. Raonic b. D. Brown 7-5 6-3 6-4  (Raffaello Esposito)

Nei primi tre Slam di questa stagione il canadese Milos Raonic è stato concreto. In Australia si è arreso in semifinale a Murray – e a un lieve malanno – solo al quinto. Sempre lo scozzese gli ha spento in gola l’ultimo urrah a Wimbledon mentre a Parigi è stato Ramos-Vinolas a fermarlo negli ottaviA New York Milos ha esordito sul campo 17, una piccola arena rotonda, incontrando per la prima volta in carriera il n° 86 ATP Dustin Brown. È stato bravo e attento, perché l’estroso tedesco è uno da prendere con le pinze e la sua classifica lascia il tempo che trova, come ben ricorda Rafa NadalPersonalità contrastanti all’ingresso in campo, Raonic è ordinato, quasi simmetrico col suo taglio da marine. Dustin ha una stringa gialla e una arancione. E la partita va di conseguenza. Il canadese è una macchina da guerra, Brown troppo erratico nel suo gioco scintillante. Milos controlla i propri turni di servizio più con il piazzamento che con la potenza e attende. Brown perde a zero in battuta il quarto game, recupera con due invenzioni consecutive sul filo della follia e per lunghi minuti è una furia. Da tramandare un dritto d’attacco vincente in risposta di pura opposizione e anticipo. Però quando nel dodicesimo gioco mette solo una prima su cinque il suo destino si compie. Lo spettacolo è divertente ma in entrambi gli altri set il tedesco perde brillantezza prima, così un Raonic lievemente paonazzo nella calura newyorkese trema una sola volta alla battuta e chiude. Avanti con lo statunitense Ryan Harrison, antichi e in parità i due precedenti. I secondi sono usciti, la lotta è cominciata. 

[20] J. Isner b. [WC] F. Tiafoe 3-6 4-6 7-6(5) 6-2 7-6(3) (Gabriele Ferrara)

Accede al secondo turno John Isner, che per la seconda volta riesce a recuperare uno svantaggio di due set (l’unica altra volta risaliva al 2013, quando vinse al secondo turno contro Ryan Harrison), sconfiggendo Frances Tiafoe, giovane speranza a stelle e strisce, con il punteggio di 3-6 4-6 7-6(5) 6-2 7-6(3) in tre ore e 27 minuti di gioco. Al secondo turno affronterà Steve Darcis, che ha superato dopo una maratona di quattro ore Jordan Thompson.

La partita inizia con entrambi i giocatori in difficoltà: Isner appare poco reattivo con le gambe, mentre Tiafoe non riesce a gestire il break guadagnato in apertura, mostrando problemi in fase difensiva e poca sensibilità a rete. Sul 4-3 in suo favore, il giocatore del Maryland trova una grande risposta di rovescio e un buon passante con il medesimo fondamentale, approfittando poi di un grave errore di dritto dell’avversario, che consegna il break all’avversario, il quale riesce così a chiudere il primo set per 6-3. Adesso il numero 21 del mondo appare sempre più in difficoltà, perdendo un’altra volta il servizio con una brutta volée di dritto, continuando poi a sbagliare tantissimo dalla parte del rovescio. Tiafoe, senza strafare e cercando sempre di tenere Isner lontano dalla riga di fondocampo, riesce a gestire con tranquillità i propri turni di battuta, sfruttando gli innumerevoli errori in risposta del rivale, portandosi così avanti 2 set a 0. Nella terza frazione di gioco Isner si ritrova sotto 15-40 nel primo e nel quinto game, ma se la cava grazie al servizio. Si arriva al tiebreak, dove il numero 20 del seeding commette un doppio fallo sull’1-2, salvo poi pareggiare subito dopo i conti grazie ad un errore forzato di rovescio del rivale. Sul 5 pari Tiafoe sbaglia in larghezza un rovescio in diagonale, regalando un set point ad Isner, il quale non si fa pregare e, dopo uno scambio spettacolare, chiude il set con una buona volée di opposizione. Nel quarto set il diciottenne del Maryland, dopo un errore di dritto ed un doppio fallo, cede la battuta nel terzo game, perdendo poi il parziale con il punteggio netto di 6-2.

Nel quinto set il numero 21 ATP sul 2 pari si porta ai vantaggi sul servizio dell’avversario, ma Tiafoe si aggrappa alla battuta e si salva. Sul 4-3 il numero 125 del mondo sfrutta un doppio fallo di Isner e, dopo aver trovato un’ottima risposta bloccata in chop, centra il break con un passante di rovescio vincente. Nel game successivo il giovane statunitense subisce l’aggressività del rivale e si ritrova sotto 0-40, consegnando il break sul 30-40 con un sanguinoso errore con il dritto inside-out. Sul 5 pari Frances va nuovamente sotto 0-30 sbagliando in lunghezza un drive carico di dritto ed un rovescio dal centro del campo, ma stavolta gioca bene mettendo la prima in campo e comandando il gioco, garantendosi così il tiebreak, Si arriva nuovamente al “jeu decisif”, dove Tiafoe va sotto 3-1 dopo aver commesso un dolorosissimo doppio fallo, sbagliando poi una volée di rovescio sul 5-2, cedendo poi infine per 7-3.

[4] R. Nadal b. D. Istomin 6-1 6-4 6-2 (Giovanni Vianello)

Un Nadal buono ma non ancora al massimo accede molto agevolmente al secondo turno dello slam statunitense. Il suo compito odierno è stato facilitato da un avversario, Denis Istomin (uzbeko) che quest’anno sta vivendo una stagione deficitaria (è uscito dai primi cento in classifica) e che oggi è raramente stato in partita. Il primo set è completamente di stampo maiorchino, con Istomin che esce freddo dagli spogliatoi e Nadal che, seppure talvolta giochi corto, ha il controllo totale del parziale. Nella seconda frazione il copione sembra essere pressapoco lo stesso del primo set, Nadal va avanti 4-1 ed ha palla del 5-1, ma a questo punto improvvisamente si accende Istomin, che rimonta fino a 4-4 e va avanti 15-30 sul servizio di Rafa nel nono game a suon di vincenti, ma è una breve fiammata in una partita piuttosto grigia per l’uzbeko, che non sfrutta l’occasione e poi sul 5-4 in favore di Nadal cede la battuta a 30, cedendo così anche il secondo set. Il terzo set non ha molto da raccontare, Nadal gestisce i propri turni di battuta e a metà set strappa la battuta all’avversario, chiudendo poi con un altro break la terza e finale frazione. Quinto successo in cinque incontri per Nadal contro Istomin, con l’uzbeko che aveva perso anche l’unico precedente qui a New York nel 2010. Per Rafa al secondo turno il nostro portacolori Andreas Seppi, che ha sconfitto il francese Robert.

K. Edmund b. [13] R. Gasquet 6-2 6-2 6-3 (da New York, Luca Baldissera)

Mai in partita il francese Richard Gasquet, che si fa brekkare ben sei volte dal britannico Kyle Edmund, autore di una prestazione convincente. Poco incisivo con i suoi schemi abituali, gli anticipi e le chiusure con il rovescio, e apparso anche non brillantissimo dal punto di vista fisico (ma la calura dell’ora di pranzo sul campo 5 di Flushing Meadows oggi si sta facendo sentire, siamo ben oltre i 30 gradi), Gasquet ha subito 40 vincenti dall’ottimo Edmund, che ha piazzato anche 10 ace. Richard non è mai riuscito a imporre la sua manualità, e i tocchi di classe si sono visti molto poco (appena 13 vincenti in tutto per il transalpino, di cui appena 3 sono stati i rovesci).

Il transalpino è apparso piuttosto sereno, anche se evidentemente deluso dal risultato del match: “Non sono stato sorpreso di come ha giocato Kyle – ha esordito Gasquet alla prima domanda dei reporter inglesi – l’ho visto giocare parecchie volte, so di cosa è capace. Solamente oggi non sono stato in grado per nulla di contrastarlo. Venendo qui sapevo che sarebbe stata dura, ho spinto molto in allenamento per essere pronto per questo torneo, ma evidentemente la mia condizione in questo momento non è tale da consentirmi di essere competitivo. Il recupero da un infortunio è sempre molto duro, ed in questo caso lo è ancora di più, non solo fisicamente ma anche mentalmente. Ho sofferto uno strappo muscolare di cinque centimetri ai laterali obliqui, dalla parte sinistra, e per tre settimane ho fatto persino fatica a camminare. La forza nelle gambe è ancora da recuperare, così come la forma fisica, ed oggi un po’ la ferita mi faceva male. Inoltre dal punto di vista mentale è stato un brutto colpo per me, perché ho giocato bene a Parigi ed a Wimbledon, ed ora devo ripartire da capo”.

[26] J. Sock b. T. Fritz 7-6(3) 7-5 3-6 1-6 6-4 (Tommaso Voto)

La dea bendata, dopo il primo turno agli Australian Open (in quella partita Fritz è stato avanti due set a uno, prima di subire la rimonta del connazionale) mette ancora di fronte Jack Sock, n. 26 del seeding, e la giovane promessa a stelle e strisce Fritz. È la medaglia d’oro di doppio misto, in coppia con Mattek-Sands, a vincere confermando di essere più solido e completo (per ora) del diciottenne Fritz. Sock è il presente degli Stati Uniti, perché è un tennista ormai stabilmente nei primi 30 e, quando in giornata, può mettere in crisi chiunque. A Jack manca un po’ di condizione fisica, sembra sempre in affanno, e qualche variazione nel gioco, ma la combinazione servizio-diritto è certamente letale. Taylor, che in questo 2016 ha fatto un salto di qualità evidente (un chiaro esempio è la finale di Memphis persa da Nishikori, quando l’americano era wild card), ha molti margini di miglioramento, ma deve mettere qualche chilo di muscoli se vuole fare mirare al vertice. Come due evidenziatori (entrambi vestiti dagli sponsor giallo fluo) hanno dato vita ad un match godibile, che Sock ha vinto con merito, pur se la rimonta parziale subita poteva diventare pericolosa.

Nei primi due set Jack è sempre stato avanti di un break , ma non ha saputo confermare il vantaggio ottenuto, commettendo spesso errori banali con il diritto. Taylor ha avuto il merito di crederci, di non mollare e di martellare il suo avversario con alcuni rovesci vincenti. Il n.26 del seeding ha fatto valere la maggior violenza dei colpi ed un servizio, vario e potente, ma ha pagato qualche calo di concentrazione evidente. Nel primo set è stato il tiebreak a rompere l’equilibrio, con Taylor molto falloso da fondo, mentre nel secondo parziale (dopo un break ed un controbreak immediati) è Sock a chiudere 7-5 con un passante nelle stringhe, che sorprende Fritz. Il cambio di t-shirt (Sock passa al nero) rompe la monotonia cromatica ma anche quella del gioco, perché Jack smarrisce il servizio e con due doppi falli, di metri, subisce il break in apertura. Si va a strappi, Fritz si distrae e perde immediatamente la battuta, ma Jack si fa sorprendere nuovamente al servizio e torna sotto nel punteggio. Taylor, senza far nulla di sconvolgente, si ritrova al quinto set, perché Sock si spegne. Il 18enne si pianta sul più bello, anche perché Sock torna in partita e si invola sul 4-0, ma Fritz non arretra e compie una rimonta incredibile. Sul 5-3 succede l’impensabile, perché dal match point fallito( punto facile sprecato) si va a palla break, che Taylor concretizza grazie al doppio fallo di Sock. Si torna in parità, ma sotto pressione la giovane età di Fritz si fa sentire, perché commette qualche errore di troppo e viene punito dal suo avversario. Sock chiude sul 6-4, ma deve rivedere molto del suo gioco, mentre Taylor ha qualche rimpianto, ma il futuro può essere suo.

[10] G. Monfils b. G. Muller 6-4 6-2 7-6(5) (Emmanuel Marian)

Gael Monfils, serafico, accede al secondo turno dell’Open degli Stati Uniti, al termine di una partita che con ogni probabilità lo ha sorpreso per la naturalezza con cui è finita nelle sue tasche. Gilles Muller, battitore mancino alquanto pericoloso sui terreni rapidi, ha pagato l’opaca giornata del noto archibugio e la mancanza di pazienza necessaria a sfondare le difese del mezzofondista parigino, al solito abile nel rimandare oltre il net una difesa in più sino a far perdere la ragione al volleatore di Lussemburgo. Monfils ha strappato il servizio nel primo gioco dell’incontro approfittando di due doppi falli commessi da un confuso avversario e condotto in porto il primo parziale, pur rischiando in un decimo game che lo ha visto costretto ad aggrapparsi alla battuta per fronteggiare le uniche due palle break concesse in tutta la partita. Potendo banchettare in pantofole sugli errori di un Muller disastroso con il dritto, Monfils non ha resistito a procurare un brivido ai paganti estraendo un novissimo numero dall’infinito repertorio personale. Nel decimo game della seconda frazione, già comodamente in vantaggio, Gael ha provato a recuperare lo smash operato dal rivale con uno zompo da circo, salvo urtare il tabellone luminoso del Campo 17. Dopo la collisione lo schermo è caduto sul fianco del francese e successivamente a terra, finendo in frantumi senza conseguenze per il giocatore, che ha comunque optato per regalare all’estatico pubblico le consuete smorfie di sommo dolore. L’episodio, insieme all’ondivago tie break del terzo set, ha conferito gli unici istanti di brivido a un incontro per il resto dominato da Monfils, il quale non avrà presumibilmente bisogno di fare il volto feroce nemmeno nel secondo turno, che lo vedrà opposto al qualificato Satral.

[7] M. Cilic b. R. Dutra Silva 6-4 7-5 6-1 (Chiara Nardi)

Marin Cilic, testa di serie n. 7, supera con più difficoltà del previsto Rogerio Dutra Silva, n. 108 del mondo. Nel primo set il campione dell’edizione del 2014 e fresco vincitore a Cincinnati perde il servizio in apertura e nel quinto game è costretto ad annullare una palla del doppio break. Con il servizio non è molto incisivo, ma da fondo campo riesce a mettere in difficoltà l’avversario, recupera il break di svantaggio e si aggiudica il set alla quinta occasione con un errore in uscita dal servizio del brasiliano. Il secondo set è molto equilibrato per merito soprattutto del solido Dutra Silva. Il break decisivo di Cilic, che in precedenza non aveva sfruttato il vantaggio di un servizio, arriva nell’ultimo game grazie ad un errore di Dutra Silva. Nel terzo set il tennista brasiliano cala molto e il campione croato prende subito il largo, lasciando al suo avversario un solo game. Non è stata una prestazione molto convincente per l’allievo di Bjorkman, soprattutto nei primi due set in cui ha commesso anche molti errori di distrazione. Al prossimo turno affronterà Stakhovsky.

Risultati:

[4] R. Nadal b. D. Istomin 6-1 6-4 6-2
[1] N. Djokovic b. [PR] J. Janowicz 6-3 5-7 6-2 6-1
[7] M. Cilic b. R. Dutra Silva 6-4 7-5 6-1
[26] J. Sock b. T. Fritz 7-6(3) 7-5 3-6 1-6 6-4
[20] J. Isner b. [WC] F. Tiafoe 3-6 4-6 7-6(5) 6-2 7-6(3)
[9] J.W. Tsonga b. [Q] G. Andreozzi 6-3 6-4 6-4
[10] G. Monfils b. G. Muller 6-4 6-2 7-6(5)
[5] M. Raonic b. D. Brown 7-5 6-3 6-4
K. Edmund b. [13] R. Gasquet 6-2 6-2 6-3
F. Delbonis b. B. Baker 3-6 6-7(6) 6-4 6-2 6-2
[Q] S. Darcis b. J. Thompson 5-7 3-6 7-6(5) 6-4 7-5
V. Pospisil b. [LL] J. Kovalik 6-1 6-3 6-3
[23] K. Anderson b. Y. Nishioka 6-3 7-5 6-4
[WC] J. Duckworth b. R. Haase 4-6 7-5 6-3 4-6 6-3
A. Kuznetsov b.T. Bellucci 6-4 3-6 6-1 7-6(6)
[18] P. Cuevas b. D. Sela 6-3 6-2 0-6 5-7 6-3
M. Baghdatis b. F. Bagnis 6-4 6-2 1-1 rit.
[24] L. Pouille b. M. Kukushkin 3-6 6-2 6-4 6-2
[WC] E. Escobedo b. L. Lacko 6-4 4-6 4-6 6-3 rit.
[15] R. Bautista Agut b. G. Garcia-Lopez 7-5 6-1 6-7(5) 7-6(3)
S. Stakhovsky b. G. Elias 6-1 3-6 2-6 6-3 7-6(4)
[Q] M. Zverev b. P.H. Herbert 6-4 7-6(6) 4-6 6-0
[31] A. Ramos-Vinolas b. J. Benneteau 3-6 6-3 6-3 2-6 6-1
J. Vesely b. [Q] S. Myneni 7-6(5) 4-6 2-6 6-2 7-5
G. Pella b. [WC] B. Fratangelo 6-3 6-4 6-4
[Q] J. Satral b. [WC] M. McDonald 4-6 3-6 6-3 6-2 6-2
[32] B. Paire b. D. Lajovic 6-2 2-6 3-6 7-5 6-1
[Q] R. Harrison b. A, Mannarino 6-4 7-6(5) 6-3
M. Youzhny b. [28] M. Klizan 6-2 6-1 6-1
A. Seppi b. S. Robert 6-2 3-6 6-4 6-3
N. Almagro b. [Q] M. Fucsovics 6-1 6-4 7-6(7)
[Q] M. Chiudinelli b. [Q] G. Clezar 2-6 7-6(6) 6-2 6-4

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Frances Tiafoe fa parlare di tennis a Freetown, in Sierra Leone

Tiafoe, i cui genitori sono emigrati dal paese dilaniato dalla guerra prima della sua nascita, è il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale allo US Open negli ultimi 16 anni, e ha abbastanza talento per due nazioni

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Frances Tiafoe - US Open 2022 (foto Twitter @usta)

Traduzione dell’articolo di David Waldstein, New York Times, 7 settembre 2022

Negli stadi e nei club sportivi di Freetown, in Sierra Leone, il calcio è l’argomento preferito. Ma martedì (6 Settembre) diverse ore dopo che Frances Tiafoe, figlio di due emigrati della Sierra Leone, ha battuto Rafael Nadal per raggiungere i quarti di finale dello US Open, anche il tennis si è intrufolato nella conversazione.

“Oh, sì, si parla molto di Tiafoe in questo momento”, ha detto Abdulai Kamara, un blogger sportivo e proprietario della Hereford Sierra Leone Football Academy, in un’intervista telefonica da Freetown. “Non seguiamo da vicino il tennis qui, ma ora c’è un certo interesse. Alcune persone sono curiose di Frances e vogliono saperne di più”.

 

Mentre la comunità del tennis negli Stati Uniti è entusiasta del fatto che Tiafoe, nato a Hyattsville, Maryland, sia diventato il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale dello US Open in 16 anni, alcuni in Sierra Leone rivendicano con orgoglio il giovane tennista come loro connazionale. L’estroverso e talentuoso Tiafoe, 24 anni, ha abbastanza magnetismo e talento per due nazioni. La piattaforma mediatica Sierraloaded ha fatto riferimento a “Sierra Leone’s Tiafoe”, in un aggiornamento lampo sulla vittoria storica, e Kei Kamara, una stella del calcio della Sierra Leone che gioca per il Montreal nella Major League Soccer canadese, ha scritto su Twitter, “Uno di noi”, dopo la vittoria di Tiafoe, definendolo un “risultato enorme”.

La storia edificante di Tiafoe è iniziata quando i suoi genitori – che non si erano ancora incontrati – lasciarono la Sierra Leone per gli Stati Uniti negli anni ’90 per sfuggire a una guerra civile. Si trasferirono ciascuno negli Stati Uniti e, dopo essersi conosciuti, si stabilirono nel Maryland e ebbero due gemelli, Franklin e Frances.

Il padre dei ragazzi, Constant Tiafoe, trovò lavoro nel cantiere del Junior Tennis Champions Center di College Park, Md. Constant Tiafoe era così industrioso che gli venne offerto il lavoro di direttore della manutenzione della struttura. Gli fu assegnato un ufficio, dove a volte i gemelli dormivano per approfittare, man mano che crescevano abbastanza da poter tenere la racchetta in mano, della possibilità di passare più tempo sui campi.

Entrambi giocavano, ma Frances ha mostrato una passione unica, guardando le lezioni impartite ai ragazzi più grandi del centro e imitando ogni loro mossa, poi lanciando palle contro i muri e servendo contro i fantasmi sui campi esterni fino all’imbrunire. 

“Tutte le storie sono vere”, ha affermato Mark Ein, imprenditore e presidente del Citi Open di Washington, DC, uno degli eventi più importanti del calendario del tennis. Frances era ossessionato dal tennis“. Ein conosce i Tiafoe da quando i ragazzi avevano cinque anni ed è diventato amico, consigliere e mentore. Il suo proprio mentore era Ken Brody, un banchiere appassionato di tennis che ha voluto costruire il Junior Tennis Champions Center per mettere in atto una visione che un giorno Frances Tiafoe avrebbe potuto realizzare. “Ken diceva: ‘Se la Repubblica Ceca può produrre campioni in un paese di quelle dimensioni, allora possiamo farlo anche qui a Washington'”, ha detto Ein.

Non passò molto tempo prima che Frances iniziasse a mostrare un’agilità atletica unica – velocità, potenza e abilità in campo – combinata con una sete quasi inestinguibile per il gioco. Fu affiancato a Misha Kouznetsov, un giovane allenatore russo che ha spinto e trascinato Frances attraverso le prime fasi del suo straordinario sviluppo tennistico.

All’inizio, i genitori dei due gemelli vedevano il tennis come un veicolo per assicurare ai ragazzi un’istruzione universitaria, che sembrava raggiungibile solo con una borsa di studio. Constant lasciò il lavoro al centro di allenamento per avviare un’attività in proprio, ma fini a lavorare in un autolavaggio mentre la madre dei ragazzi, Alphina, faceva l’infermiera. I soldi scarseggiavano.

“Non si pensava che potesse essere niente del genere”, ha detto Tiafoe lunedì [5 settembre] dopo aver sconfitto Nadal. “Una volta che siamo entrati nel mondo del tennis, mio padre disse, ‘Sarebbe fantastico se voi ragazzi poteste usarlo per ottenere una borsa di studio e completare gli studi’. Voglio dire, non possiamo permetterci un’università. Quindi, usate il tennis“.

Ma Tiafoe ha brillato così fortemente in tenera età, che il college è stato rimandato a un secondo tempo quando è esplosa una redditizia carriera professionale. All’età di 14 anni, nel 2012, Frances ha vinto il prestigioso torneo Petits As in Francia, più o meno nello stesso periodo in cui le pubblicazioni sportive hanno saputo della sua umile e fortuita educazione al J.T.C.C. L’anno successivo, Tiafoe vinse l’Orange Bowl, uno dei migliori tornei che si svolge vicino a Miami per i migliori junior del mondo. La meta era vicina, almeno così sembrava.

Gli allenatori di tennis americani, gli amministratori, gli agenti e i fan più informati hanno cominciato a vedere in Tiafoe il prossimo grande giocatore americano, che per così tanto tempo era mancato nel tennis statunitense. Ma la crescita dei giocatori professionisti nel gioco di oggi spesso avviene lentamente e Tiafoe, a volte, ha avuto delle difficoltà. È diventato professionista nel 2015 e nei successivi quattro anni ha raggiunto il terzo turno di un torneo dello Slam solo una volta, a Wimbledon 2018.

Ha concluso lo scorso anno al numero 38 ed è attualmente al numero 26. La sua posizione migliorerà dopo la sua prestazione allo US Open, qualunque cosa dovesse accadere mercoledì [7 Settembre] contro la testa di serie numero 9, Andrey Rublev. [Attualmente è salito fino al n. 19, ndt] Ora la popolarità di Tiafoe sta crescendo rapidamente, non solo tra le stelle del calcio della Sierra Leone, ma anche tra le megastar del basket, tra cui LeBron James, che si è congratulato con Tiafoe su Twitter.

“Quello è il mio idolo”, ha detto Tiafoe di James, uno dei suoi atleti favoriti. “Vedendolo postare, ho pensato, ‘Lo ritwitto non appena lo ha inviato? Ero tipo, ‘Sai una cosa? Sarò cool e mi comporterò come se non l’avessi visto e poi lo ritwitterò tra tre ore.'” La carriera di Tiafoe è stata definita da grandi aspettative, momenti di stallo, autoanalisi e miglioramenti.

“C’erano grandi aspettative per lui in così tenera età”, ha detto Ein. “Ha ottenuto tanti primati ed era considerato il futuro, la speranza del tennis americano. È molto per un adolescente, e l’ha gestita molto bene. Sa che il successo non è sempre una linea retta, ma sa anche che se procedi sempre nella direzione giusta, puoi raggiungere i tuoi obiettivi“. Ein e Tiafoe si ripetono regolarmente un detto: che tutti vogliono essere una star come Beyoncé, ma nessuno vuole impegnarsi per arrivarci.

Durante uno dei suoi momenti di stallo, dopo la stagione 2018, Tiafoe ha iniziato a sentire dalle persone intorno a lui che gli dicevano che aveva bisogno di allenarsi di più, mangiare meglio, studiare i suoi avversari guardando i video delle loro partite e migliorare la sua preparazione, tutto ciò lo avrebbe potuto spingere nei top 5 del mondo.

Durante l’inverno di quello stesso anno, durante un pranzo a Georgetown, Tiafoe spiegò a Ein ciò che aveva in mente di fare in merito alle pressioni esterne. “Disse loro: ‘Non preoccupatevi‘”, ricorda Ein, “Ho capito”. Pochi giorni dopo, era in viaggio per l’Australia, dove raggiunse per la prima volta i quarti di finale di uno Slam. Questa è la storia di Frances Tiafoe. Molte persone nel mondo del tennis conoscono anche la storia dei primi anni di vita di Tiafoe nel Maryland. Ma gran parte della sua storia di tennis è ancora diretta verso mete più alte. Parte è stata scritta allo US Open, e parte è stata scritta in Sierra Leone, dove la leggenda di Frances Tiafoe sta prendendo forma.

Traduzione di Massimo Volpati

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Flash

Gli outfit dello US Open 2022

Slam newyorkese a tinte scure per i grandi campioni, poche scelte estrose per gli altri giocatori

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Serena Williams, sfilata Vogue 2022 (Instagram @serenawilliams)

Ultima fermata New York. La grande mela, la città che non dorme mai. Quella con le luci accese anche di notte. Quella del melting pot e di Wall Street. Ma anche quella delle nuove tendenze in fatto di moda. Lo sanno anche le grandi marche di abbigliamento da tennis che hanno fatto spesso indossare ai loro atleti i completi più stravaganti e controversi proprio durante gli US Open. Come dimenticarsi ad esempio degli short di jeans di Agassi o degli stivali da pantera di Serena. E anche quest’anno i brand non si sono smentiti, a colpi di scelte cromatiche vistose e tagli particolari.

Serena Williams – Nike

Serena Williams – US Open 2022 (foto: twitter @usopen)

Questo US Open era per Serena la “last dance”, l’ultimo torneo prima del ritiro, davanti al proprio pubblico, quello dell’Arthur Ashe Stadium. E forse non è un caso che per l’occasione, la più giovane e più vincente delle sorelle Williams ha indossato un abito ispirato alla disciplina sportiva che più si avvicina la danza, ovvero il pattinaggio artistico: gonna a tutu, parte superiore stretta e maniche coperte. Il colore è il nero, quello più volte indossato dalla campionessa statunitense durante le sue vittorie serali a Flushing Meadows. Ad arricchire (nel vero senso della parola) questo look ci sono le paillette nel vestito, 400 (!!!) diamanti nelle scarpe e qualcuno anche nei capelli, lacci delle scarpe placcati in oro. Con questo outfit Serena non ha voluto però solo mettere in mostra la quantità di zeri nel suo conto in banca ma anche celebrare la sua straordinaria carriera ed esperienza di vita. I sei veli nella gonna sono un riferimento ai 6 US Open vinti, i diamanti nelle scarpe servono a formare le parole “Queen” e “Mama”. Insomma, più che davanti ad un semplice completo di tennis siamo di fronte ad uno statement a tutto tondo, che ribadisce come Serena sia un icona che trascende il mondo del tennis e, forse, persino quello dello sport in generale. (Valerio Vignoli)

 

Rafa Nadal – Nike

Rafael Nadal – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Luci e ombre su Rafa quest’anno a New York e non solamente perché è uscito per mano di Tiafoe agli ottavi di finale, ma anche per gli outfit indossati. Promosso infatti a pieni voti il completo diurno con pantaloncino rosso magenta e maglia bianca, scarpe intonate al pantaloncino. Una scelta estiva, elegante che si sposa perfettamente con l’esplosività di Nadal. Bocciato invece l’outfit serale. Se infatti possiamo apprezzare la scelta del rosa per fascia e polsini, il color “vino” di maglietta e pantaloni è spento, triste, inadatto a un campo da tennis. Un colore simile, seppur in tonalità più chiara, era già stato portato a Flushing Meadows da Roger Federer nel 2018, quando proprio durante una sessione serale venne sconfitto inaspettatamente da John Millman. Apprezziamo, però, sempre ad ogni Slam il tocco di classe sulle scarpe dove Nike, oltre a scrivere il nome di Rafa, incide gli anni delle sue vittorie a New York: 10, 13, 17 e 19. Come dire, per non dimenticare… (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)
Aryna Sabalenka – US Open 2022 (foto via Twitter @WTA)

Una collezione grintosa ma poco entusiasmante al tempo stesso. Appropriato il rosso acceso della t-shirt di ‘Carlitos’ Alcaraz che, del resto, simboleggia il “fuego” in campo dello spagnolo, nuovo campione di New York, nonché n. 1 del mondo più giovane della storia. Tuttavia, le fasce laterali color vinaccia non si sposano al meglio con il rosso, così come le maniche bianche rendono il tutto un po’ banale.

Forse sarebbe da rivedere la scelta degli abbinamenti cromatici, anche per quanto riguarda l’outfit indossato da Aryna Sabalenka, semifinalista allo US Open. La fascia rossa laterale del top altera decisamente l’estetica della canotta – bianca e classica – e del gonnellino – di un bel color rosa ciclamino e dalle pieghe leggere. (Laura Guidobaldi)

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Iga Swiatek vince gli US Open a soli 21 anni, compiuti lo scorso 31 Maggio, e diventa il nuovo volto del tennis femminile dopo una stagione trionfale. Asics nella sua collezione autunnale scegli per lei un leggero color Tiffany, niente di più in linea con New York ammettiamolo, che si sposa perfettamente con il tessuto impalpabile del gonnellino. La canotta fin troppo classica sul davanti, recupera con un gioco di tessuto sulla schiena. L’outfit di Iga insomma ci piace molto e si adatta perfettamente a lei: sobrio, ma incisivo. Forse le scarpe azzurro chiaro non si sposano granché ma è solo un dettaglio. Infine il cappellino è ormai parte integrante di Iga, tanto che senza diventa quasi difficile riconoscerla. Asics dovrebbe quindi pensare a questo e sbizzarirsi nel disegnarne di speciali per la sua campionessa. (Chiara Gheza)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – US Open 2022 (foto Twitter @daviscup)

Casper Ruud, neofinalista dello US Open, dall’atteggiamento sempre classy, avrebbe forse meritato un completo più raffinato. Certo, la maglietta evoca l’energia del suo tennis ma il color vinaccia dominante, che sfuma verso il beige e il rosa nelle strisce oblique, non è tra i più adatti per l’atmosfera frizzante di Flushing Meadows. Il bianco, comunque, viene ad “addolcire” questo outfit geometrico e chiassoso al tempo stesso, conferendogli quel tocco di eleganza che tanto dona al 23enne norvegese. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Hugo Boss

Matteo Berrettini – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

Hugo Boss e Berrettini: che dire? Sono ormai una garanzia su ogni campo da tennis. Anche a New York Matteo è perfetto in bianco e nero con un dettaglio beige. Elegante, classico, esclusivo. Su di lui anche il cappellino portato con la visiera all’indietro, che potrebbe fare Jovanotti anni 80, è invece perfetto. Hugo Boss ha compreso le potenzialità di Berrettini e le sta usando magistralmente. Il suo outfit di questo US Open entra di diritto negli outfit più raffinati che si possano indossare per praticare un qualsiasi sport. Complimenti. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – Lacoste

Lacoste è sinonimo di polo. Per non dire che la polo è sinonimo di Lacoste. E allora c’è di che stupirsi a vedere Daniil Medvedev, tennista di punta del marchio francese, indossare una t-shirt in campo. E che t-shirt, verrebbe da dire. Probabilmente quello visto a New York è il miglior outfit indossato dal russo in questa per lui non semplice stagioni 2022. La maglietta è blu avio con diversi panelli e un motivo geometrico tono su tono, che dà un tocco di originalità e modernità. Impeccabile l’accostamento con pantaloncino navy. Per la sessione notturna il moscovita ha sfoggiato lo stesso completo a colori invertiti, con maglietta navy e pantaloncino avio. Ma il risultato non era altrettanto buono (Valerio Vignoli).

Collezione adidas

Jessica Pegula – US Open 2022 (foto via Twitter @usopen)

Per questo US Open, Adidas ha creato una collezione con l’emergente fashion designer sudafricano Thebe Magugu. I completi rimandano all’africa per via dei loro colori sgargianti (fucsia, bianco panna e arancione) e per il profilo di una donna di colore, con una folta chioma di capelli e il rossetto. L’intenzione, più che lodevole, è quella di mandare un messaggio di inclusività e di amore, in un periodo in cui se ne sente molto il bisogno. Gli outfit però nel loro complesso non convincono del tutto tra tagli piuttosto basilari e accostamenti di colori azzardati. In definitiva, meglio nella teoria che nella pratica questa collezione del brand delle tre strisce per l’ultimo slam dell’anno.

Venus Williams – Eleven by Venus Williams

Venus Williams non si smentisce nemmeno quest’anno e a New York regala una lezione di classe ed eleganza con un outfit verde, complicato da indossare per chiunque tranne che per Venere, come la ribattezzò Gianni Clerici. Top cortissimo e gonnellino hanno un sapore quasi vintage per via delle righe bianche che attraversano il total green. Il colpo di classe però è nello scaldacuore candido, con le maniche lunghe, con il quale Venus inizia il match di doppio. Ancora una volta inarrivabile. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff - Us Open 2022 (Twitter @usopen)
Cori Gauff – Us Open 2022 (Twitter @usopen)

Coco Gauff e i suoi outfit, un binomio vincente. La New Balance, infatti, con i suoi outfit esprime sempre al meglio il carisma e la bella personalità della 18enne americana. Inoltre, non manca mai l’eleganza unita all’originalità. Per questo US Open, il tocco d’eleganza è dato dal gonnellino a scacchi neri, leggero ed etereo nel tessuto, ma grintoso nella tinta e nella fantasia. Peccato, però, che, in questa occasione, la maglietta non sia all’altezza delle aspettative. Tanti elementi eterogenei messi insieme creano un mélange un po’ troppo chiassoso: le maniche bianche bucherellate, le fasce laterali rosse, disegni obliqui color lilla, verde chiaro e azzurrino che ricordano petali di fiori sullo sfondo a scacchi neri, i polsini gialli e la fascia per i capelli a scacchi neri e bianchi… Insomma, sono decisamente too much. Peccato. (Laura Guidobaldi)

Ajla Tomljanovic – Original Penguin

Per la prima volta in carriera, la dolce e graziosa Ajla ha raggiunto i quarti di finale allo US Open. E ha brillato non solo grazie al suo tennis ma anche per l’eleganza che ha sfoggiato in campo. Tomljanovic ha sempre e comunque un portamento aggraziato e il brand americano Original Penguin, con i dettagli dello stile per golfisti, realizza sempre completi di gran classe. E a lei stanno a pennello, proprio come il vestitino indossato a Flashing Meadows, raffinato e sbarazzino al tempo stesso, grazie all’eleganza del blu elettrico, vivacizzata quanto basta dalla fantasia bianca e rosa del corpetto e della gonna. Leggero, etereo e fresco, proprio come Ajla. (Laura Guidobaldi)

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Flash

US Open, l’edizione 2022 è da record anche sugli spalti

Le due settimane di main draw hanno fatto registrare 776.120 spettatori, mentre sono stati 888.044 includendo anche la Fan Week. Per lo US Open è record assoluto

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US Open 2022 - foto: twitter @usopen

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Il video-commento di Ubaldo che compare qui continua sul sito di Intesa Sanpaolo nella sezione “Sottorete” curata in collaborazione con Ubitennis, che potrete trovare al seguente link.

Clicca qui per guardare il video-commento completo di Ubaldo Scanagatta sulla finale maschile dello US Open 2022 sul sito di Intesa Sanpaolo

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Iga Swiatek e Carlos Alcaraz – 40 anni in due! – si sono aggiudicati l’ultima, recentissima edizione dello US Open 2022. Un torneo che certamente resterà indimenticabile per le tante storie proposte: Serena Williams ha definitivamente salutato il tennis e lo stesso Alcaraz ha vinto il suo primo Major in assoluto, diventando il più giovane n°1 del mondo nella storia del tennis.

Lo spagnolo, nella conferenza stampa dopo la finale, ha sostenuto più volte come l’aiuto del pubblico sia stato fondamentale per lui, che si è sentito amato e supportato fin dal primo giorno. Proprio sugli spalti lo US Open 2022 ha fatto registrare un altro record, diventando l’edizione con il numero di fan più elevato nella storia di questo torneo.

I precedenti primati, stabiliti nel 2019, erano di 737.872 spettatori per quel che riguarda le due settimane di main draw e di 853.227 tifosi allargando il conteggio alle tre settimane di US Open, includendo la Fan Week. Quest’anno entrambi sono stati sbriciolati: nell’arco delle due settimane è stato stabilito un nuovo record con 776.120 spettatori, mentre allargando il discorso alle tre settimane e alla Fan Week il conteggio sale a 888.044 tifosi. Va detto che il primato assoluto – tenendo conto esclusivamente delle due settimane in cui si disputano i tabelloni principali – appartiene all’Australian Open 2019, quando furono addirittura 796.435 i fan ad essere presenti sugli spalti.

Come se non bastasse, per la prima volta nei suoi 25 anni di storia l’Arthur Ashe Stadium è sempre andato sold out in tutte le sue sessioni, tanto pomeridiane quanto serali. Insomma, abbiamo assistito ad uno US Open storico sotto tutti i punti di vista.

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