(S)punti tecnici: i migliori possono migliorare? Dal n°6 al n°10. Più uno svizzero

(S)punti Tecnici

(S)punti tecnici: i migliori possono migliorare? Dal n°6 al n°10. Più uno svizzero

Concludiamo la preview tecnica del 2017 analizzando la seconda metà della top-10. Più un certo svizzero, sceso al n°16, che però merita di essere tenuto d’occhio

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Qui la prima parte, i top-5

Marin Cilic

Per il numero uno croato è stata una buona stagione, il ranking di numero 6 alla fine dell’anno non è affatto da buttar via, ma la batosta subita nella finale di Coppa Davis potrebbe avere qualche strascico. Nel 2016, almeno un’altra occasione d’oro è sgusciata dalle mani di Marin, il match perso contro Federer nei quarti di Wimbledon, subendo più la personalità e la grinta da campione dello svizzero, palesemente acciaccato a livello di forma fisica, che il suo tennis. Considerando che poi, in semifinale, lo stesso Roger a mezzo servizio per poco non fregava anche Raonic, il rimpianto per Cilic risulta notevole, sarebbe stato un buon “corridoio” per un risultato di grande prestigio. Quantomeno, regalarsi la chance di giocarsela sarebbe stato importante. Lo stesso si può dire del singolare di Zagabria contro del Potro, l’impressione è stata che nel momento decisivo il croato abbia ceduto di testa. Marin è nella fase potenzialmente migliore della carriera, dopo l’exploit del 2014 agli US Open si è pure levato la pressione del primo successo al massimo livello, quello che dovrebbe fare a partire dal prossimo anno è semplicemente ritrovare convinzione e fiducia nei propri mezzi. Tecnicamente, dopo il lavorone fatto con Goran Ivanisevic, dovrebbe prendersi maggiori rischi con il dritto. Il servizio è ottimo, potrebbe essere più continuo considerando soprattutto il fisico che ha, il rovescio è da sempre il colpo naturale. Ma a New York due anni fa Marin ha vinto a forza di buchi sul cemento fatti con il dritto, in quei giorni per lui magici lo chiudeva da qualsiasi posizione del campo. Recentemente, l’ho visto impantanarsi troppo spesso in scambi lunghi sulle diagonali, senza il coraggio di azzardare l’anticipo e l’accelerazione: Cilic deve ritornare all’esplosività, ai rischi calcolati del tennis percentuale, e sparare il vincente entro tre-quattro colpi al massimo. Quando in passato l’ha fatto, a momenti è stato inarrestabile.

 
Gael Monfils - ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Gael Monfils – ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Gael Monfils

Se c’è qualcuno dei top-10 che avrebbe un bisogno disperato, ma disperato davvero, di un coach di grandissima personalità, quello è proprio “testamatta” Monfils. Tecnicamente, ha tutto, fondamentali esplosivi, servizio e dritto in particolare, dal punto di vista fisico è semplicemente il migliore in assoluto, unendo potenza e reattività ad agilità ed elasticità straordinarie. Il problema, però, è che l’essere tanto istrionico e “showman” a livello di carattere gli fa perdere troppo spesso di vista la lucidità tattica, arrivando addirittura a far dubitare che creda poco lui per primo di poter vincere i match che pesano. Per imbrigliare, indirizzare e tenere sotto controllo una “bestiaccia” simile, Mikail Tillstrom (parlando con tutto il rispetto e la stima possibili) è forse troppo tecnico e non abbastanza punto di riferimento comportamentale ed emotivo. Ci vorrebbe un Bresnik, un Norman, un Piatti, gente che ne ha viste di tutti i colori e che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, oppure un grande ex alla Lendl o Becker. Qualcuno in grado di “salire sopra” a Gael come carisma, insomma, e capace di tenerlo in riga quando necessario. Rendiamocene conto tutti: questo, giocando praticamente a caso, tipo “oggi tiro tutto, domani invece solo slice, dopodomani serve&volley, e sparare spesso la seconda palla a 200 all’ora mi piace troppo” è 7 del mondo, top-15 da una vita. Se mettesse insieme i pezzi del puzzle, e sarebbe ora visto che ha trent’anni, sarebbe da semifinale Slam fissa ovunque, come minimo.

Dominic Thiem - ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Dominic Thiem – ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Dominic Thiem

Anche per il giovane (ormai relativamente) austriaco, il 2017 deve essere l’anno della svolta definitiva, del salto di qualità decisivo, se vorrà sedersi una volta per tutte alla “tavola dei grandi” e rimanerci a lungo. Tecnicamente, è tra i più completi nei fondamentali, rimando qui a una dettagliata analisi tecnica di qualche mese fa. Certo, come un po’ tutti i suoi colleghi ai piani altissimi del ranking andare a rete non solo a stringere la mano agli avversari male non gli farebbe, visto pure che se la cava niente male. In generale, però, Dominic dovrebbe cercare a tutti i costi di avanzare almeno un metro la posizione in campo. Così fa semplicemente troppa fatica, e alla lunga la paga. L’esempio è Stan Wawrinka: abituarsi a cercare la palla un passo avanti rispetto al solito (parliamo di colpire un metro fuori dal campo invece che due, eh, mica di diventare Davydenko e giocare a ping pong di controbalzo), ha significato la differenza tra essere un buon top-15-20 ed essere un plurivincitore Slam. Se Dominic lo capisse qualche anno prima di Stan, potrebbe fare anche meglio dello svizzero, il che non sarebbe poco a mio avviso. Collegato a questo problema dell’impostazione tanto fisica e dispendiosa sullo scambio, pallate su pallate su pallate a tutto braccio da lontanissimo, con conseguente tremenda fatica in ogni singolo match, c’è il problema della programmazione. Adesso come adesso, giocando in quel modo Thiem vince (e vincerà) tanto, ma regge sei mesi scarsi a stagione. O “snellisce” gli schemi tattici cercando di abbreviare appena possibile gli scambi, o diminuisce di brutto i tornei a cui si iscrive. Per il 2017, mi piacerebbe vedere almeno un mix delle due opzioni, perché un Dominic che gioca qualche evento in meno, e lo fa in modo più aggressivo e propositivo, potrebbe diventare un problema per tutti, dall’inizio alla fine dell’anno.

Rafael Nadal - US Open 2016 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Rafael Nadal – US Open 2016 (foto di Roberto Dell’Olivo)

Rafael Nadal

Cosa aspettarsi dal 2017 di Rafa? Dal punto di vista tecnico, il Nadal di questa parte finale della carriera è alla ricerca della maggiore aggressività e incisività possibili, soprattutto con il dritto. Difficile pensare che il maiorchino, dopo una vita di lotta feroce da fondocampo, e innumerevoli avversati stritolati a forza di pressione asfissiante, top-spin spaventoso, e rincorse a perdifiato, possa approcciare queste ultime stagioni da professionista con lo stesso piano tattico di sempre. Certamente, se il fisico sarà a posto, sulla prediletta terra rossa un Rafa in palla potrà anche impostare qualche torneo “alla vecchia”, imponendo la sua proverbiale grinta, la tenuta atletica, la difesa e il contrattacco, ma sarebbe dura farlo per tutto l’anno, su ogni campo. In ogni caso, come già ampiamente analizzato, moltissimo dipenderà proprio dalla fiducia e dall’efficacia del suo colpo più devastante: le ultime volte che l’ho visto da vicino a New York l’attenzione dedicata all’allenamento del dritto era evidente. Essendo tale esecuzione molto “costruita”, per quanto sia incredibile come arma nello scambio, è anche un indicatore decisamente chiaro dello stato di forma di Rafa, in particolare la profondità delle traiettorie. Se Nadal si presenterà ai nastri di partenza del 2017 portandosi in dotazione il suo “vero dritto”, e per questo ci vorrà ottima preparazione atletica, e positività mentale, potrà sicuramente dire la sua, e togliersi diverse soddisfazioni. Sono passati gli anni in cui a Parigi si giocava per il secondo posto, ma Rafa è Rafa, e fase calante o meno, chiunque se lo troverà in tabellone al Roland Garros non sarà tranquillo per niente. Chiunque, Djokovic e Murray compresi.

Tomas Berdych - Australian Open 2016 (foto di Jason Heidrich)

Tomas Berdych – Australian Open 2016 (foto di Jason Heidrich)

Tomas Berdych

Uno dei più grandi colpitori puri che il circuito ATP abbia mai visto, dritto, rovescio, servizio, tutto perfetto, uno spot per la scuola tennistica della Repubblica Ceca, come – al femminile – nel caso di Karolina Pliskova. Ma dopo una carriera intera passata facendo (magnificamente!) sempre e solo lo stesso identico gioco, è difficile pensare che Tomas possa evolversi in un tennista più vario e duttile tatticamente. Un po’ come Marin Cilic, o Juan Martin del Potro, lui spara tutto con relativamente poca rotazione in top-spin, quando colpisce con gli appoggi stabili è ingiocabile, ma per l’appunto fa solo quello. Il che comunque, data la qualità tecnica, è stato sufficiente per raggiungere la quarta posizione del ranking, e una finale a Wimbledon. Non è facile andare in fondo agli Slam giocando così pulito e lineare, prima o poi un top-player che ti scardina il gioco e le certezze lo trovi sempre, e nel caso di Tomas, l’eterno piazzato, è andata esattamente così. Rimane, dal punto di vista tecnico, un notevole rimpianto che un giocatore di tale livello non abbia mai piazzato la zampata vera in un Major, se lo sarebbe meritato almeno quanto, per l’appunto, Cilic e del Potro, che il loro “momento magico” lo hanno avuto e meritatamente sfruttato. Nel 2017 è difficile aspettarsi da Berdych granché di più o di diverso di quanto mostrato finora, ma lo spettacolo di pulizia e potenza degli impatti che è in grado di offrire sarà comunque da apprezzare, almeno per gli spettatori più attenti ai dettagli della tecnica e alla qualità delle esecuzioni. Probabilmente, uno degli ultimi anni di circuito anche per Tomas, che a mio avviso andrebbe rivalutato in generale come giocatore, ed è pure un tipo simpaticissimo, spiritoso e alla mano se conosciuto di persona.

Roger Federer - Wimbledon 2016

Roger Federer

“Guest star” obbligatoria in una preview come questa, anche se inizierà l’anno da numero 16 del mondo. Esattamente come nel caso di Rafael Nadal, il grande rivale con cui la carriera del fuoriclasse svizzero si sovrappone e si interseca da sempre, bisognerà vedere a che punto sarà Roger fisicamente. Il tempo per rientrare al massimo possibile della forma se lo è preso tutto, i colpi e la tecnica non si discutono. Mi aspetto da Federer grande intensità in pochi appuntamenti mirati, soprattutto nei tornei su erba e sul cemento americano in estate. Il gioco dovrà necessariamente essere più aggressivo e arrischiato che mai, il che comporterà certamente diverse sconfitte quando le cose non dovessero girare tutte per il verso giusto. Ma stiamo parlando di Roger Federer, con un braccio del genere basta azzeccare le proverbiali due settimane di picco di forma, e nessun traguardo è precluso. Un vantaggio non indifferente sarà anche la totale assenza di pressione, tutto quello che arriverà di buono sarà un “di più”. Roger ha anche una grandissima capacità di focalizzarsi e dare il massimo negli appuntamenti che contano davvero, quest’anno pur in condizione fisica ben lontana dal top, nei due Slam che ha giocato ha fatto semifinale: come minimo, bisognerà considerarlo una mina vagante pazzesca nei tabelloni finché non risalirà verso le teste di serie più alte. Oltre a questo, posso solo immaginare il sostegno e il tifo sfrenato di cui godrà ovunque, contro chiunque, la favola del campionissimo che si gioca le ultime possibilità di una carriera leggendaria è da sempre il massimo per entusiasmare gli appassionati. Dovesse invece andare male, pazienza: anche solo qualche “Federer moment” durante il 2017, di quelli che fecero saltare David Foster Wallace (e mezzo mondo) dal divano, sarà un regalo di cui essere grati tutti.

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(S)punti Tecnici

Alta intensità a Indian Wells: Berrettini e Tsitsipas a tutto braccio [VIDEO]

Due ore di pallate tra Matteo e Stefanos, spettacolo di potenza sul campo di allenamento

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Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

da Indian Wells, il nostro inviato

Poche parole, tante immagini: il modo migliore di apprezzare il tennis, visto da vicinissimo, di due top-player. Nel primo pomeriggio californiano, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas sono andati in campo sul “practice court 1” di Indian Wells, e hanno fatto divertire gli spettatori assiepati sulle tribune.
Vi documentiamo l’allenamento dei ragazzi con una serie di video esclusivi, da pochi metri: andiamo a goderceli in compagnia.

Palleggio dal centro, è sempre incredibile vedere come si muove un omone come Berrettini:

 

Sale il ritmo:

La palla schiocca, le scarpe fischiano:

Open stance piena, pallate una dietro l’altra:

Dall’altra parte della rete, non scherza nemmeno Stefanos:

Si comincia coi diagonaloni di dritto:

Matteo non si fa pregare, e in quattro botte costringe Tsitsipas alla steccata:

Si provano i colpi in chiusura, siamo verso la fine della sessione:

Per finire la carrellata, prima le cose belle di Stefanos col rovescio a una mano:

E poi la specialità di casa Berrettini, servizio e due drittoni:

Un gran bel pomeriggio di sport al massimo livello, tra il numero 5 e il numero 6 del mondo: la competizione sta appena iniziando, ma nel “Paradiso del tennis” le cose sono già interessantissime e appassionanti.
Per quello che abbiamo potuto vedere, anche parlandone un attimo con Matteo e Vincenzo Santopadre, il nostro miglior giocatore sembra stare bene, ha tirato senza paura, speriamo che possa disputare un buon torneo.

Spunti tecnici: il segreto del dritto di Berrettini
Spunti tecnici: Tsitsipas, forse abbiamo trovato un nuovo Airone

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Spunti tecnici: Sinner, decontrazione e scioltezza

Jannik è forse il miglior colpitore puro che il tennis italiano abbia mai visto. Velocità di palla altissima, fluidità totale

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Non era mai successo che il tennis azzurro contasse due giocatori contemporaneamente tra i primi 10 della classifica mondiale come accaduto fino alla settimana scorsa. Così come non era mai successo, tra gli italiani, quello che ha realizzato nel 2021 Jannik Sinner, 20 anni, ovvero vincere ben 4 tornei ATP in una stagione (i “250” di Melbourne, Sofia e Anversa, e il “500” di Washinghton, più una finale Masters 1000 persa a Miami). Il giovane ex sciatore della Val Pusteria sta vivendo, da ormai un paio d’anni, un percorso di progresso tecnico e tattico a tratti esaltante, meritatamente condito da vittorie di peso e una conseguente scalata verso i piani alti del nostro sport, dove ha raggiunto Matteo Berrettini, che sta facendo sognare i tifosi non solo nostrani.

La cifra del gioco di Sinner, tennista modernissimo come impostazione tecnico tattica, è la qualità del palleggio aggressivo da fondocampo. Dritto e rovescio di Jannik sono fucilate in costante accelerazione, con una capacità fenomenale di creare velocità di palla da ogni angolo del campo. Come ci riesce il nostro campione? Andiamo ad analizzarlo, ringraziando l’imprescindibile Vanni Gibertini per i video e le immagini originali ed esclusive di Ubitennis direttamente realizzate da Indian Wells nell’ottobre 2021. Iniziamo con un video rallentato, dove possiamo apprezzare due dritti e un rovescio.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Quello che salta subito all’occhio, oltre alla generale compostezza della postura e dell’equilibrio, è la facilità con cui Jannik fa scorrere la testa della racchetta attraverso la palla, senza perderne minimamente il controllo. Andando a osservare con attenzione alcuni “frame” tratti dallo stesso filmato, possiamo notare la caratteristica speciale degli swing di Sinner: il giocatore è talmente decontratto da far finire l’attrezzo praticamente nello stesso punto, ben alto e dietro le spalle, da cui ha iniziato il movimento a colpire.

 

Questa ampiezza dell’ovalizzazione non è un dettaglio peculiare di Jannik, è tecnica abbastanza standard, quello che risulta straordinario nel caso dell’azzurro è che di norma uno swing così sciolto, in gergo si direbbe “a tutto braccio”, viene “lasciato andare” così tanto nel momento in cui si vuole produrre un’accelerazione vincente, alla massima velocità possibile, con tutti i rischi di errore annessi. Sinner, invece, lo fa in ogni singolo colpo, botta dopo botta, mantenendo percentuali altissime di successo, ed è da questo che deriva la sensazione di ritmo impossibile da reggere che tanti dei suoi avversari hanno provato e poi raccontato dopo averlo affrontato.
Andando a vedere i frame, la stessa cosa avviene dal lato del rovescio.

Rovescio che è il colpo più naturale di Jannik, anche se a ben vedere i progressi degli ultimi tempi hanno portato anche il dritto a essere un’arma di pari efficacia. La caratteristica principale del colpo bimane di Sinner è l’estrema semplicità della preparazione, un “backswing” eseguito praticamente in linea, un po’ come nel caso di Daniil Medvedev. Molto differente rispetto, per esempio, all’ovalizzazione più “rotonda” di uno come Alexander Zverev, nessuna delle due tecniche esecutive è migliore o peggiore dell’altra, sono solo personalismi coordinativi. Vediamo il confronto qui sotto, con un’immagine di Sascha sempre da Indian Wells, la differenza di altezza della testa della racchetta all’apice del backswing è chiarissima.

La preparazione con ovalizzazione facilita un minimo l’accelerazione della testa della racchetta, che viene “aiutata” dal percorso bello tondeggiante che va a effettuare (come nel caso di praticamente tutti i dritti standard), mentre quella in linea, a patto di avere la scioltezza di braccia necessaria per far viaggiare l’attezzo, rende più semplice andare a impattare “attraversando la palla”, con poca rotazione, e altissima rapidità del colpo. Lo vediamo dall’inizio alla fine qui sotto.

L’intero movimento, dal backswing fino all’impatto, vede la testa della racchetta di Jannik che non va più in alto rispetto alla linea delle spalle, e non viene portata più in basso dei fianchi, rimanendo in un “binario” di poche decine di centimetri in verticale. L’accompagnamento finale, sempre composto e con la racchetta che segue la direzione della palla prima del già commentato, scioltissimo “wrap” (avvolgimento delle braccia) sopra la spalla opposta, conclude un’esecuzione a dir poco spettacolare.

Dal binario di cui sopra partono gli autentici treni, lungolinea e incrociati, con cui il rovescio di Sinner fa a fette il campo e di conseguenza gli avversari.
Riassumendo, con i fondamentali al rimbalzo, siamo davanti a una macchina lanciamissili che ha pochi eguali nel circuito, paragonabile a quello che era Tomas Berdych (ma con maggiori margini a mio avviso), e per quanto riguarda il rovescio, l’eccellenza è assoluta, al livello dei migliori di tutti, come i citati Zverev e Medvedev. Forse solo il bimane del grande Novak Djokovic, attualmente, potrebbe farsi preferire a quello di Sinner, ma per una questione di varietà tattica di soluzioni che deriva dall’esperienza del fuoriclasse, non certo per qualità tecnica in senso stretto.
A partire dallo scorso anno Jannik sta lavorando molto per migliorare il servizio, che è un colpo ben eseguito e che produce bella velocità, ma a volte tende a non ottenere sufficienti percentuali e angoli efficaci. Il problema (relativo, parlando di livelli simili) appare in gran parte risolto, certo Sinner è difficile che si trasformi in un bombardiere alla Berrettini, ma se riesce ad ottenere un congruo bottino di punti diretti, e negli altri casi a comandare lo scambio scatenando il pazzesco ritmo da fondo analizzato prima, va benissimo così. Lo vediamo qui sotto:

Esecuzione assolutamente corretta, ottimo impatto, si può notare che Sinner tende a rimanere molto verticale con relativa minore uscita dell’anca in avanti, e di conseguenza azione del piano delle spalle meno accentuata, ma anche qui siamo davanti a caratteristiche coordinative personali, quello che conta è la sensazione e la sicurezza nel colpo che può sentire solo il giocatore stesso. Nel corso dell’ultimo anno Jannik è passato dalla tecnica foot-up, cioè con il piede posteriore che fa un passo in avanti a raggiungere quello anteriore, a quella foot-back, con i piedi entrambi a terra in fase di caricamento. Di solito in questo modo si può regolarizzare il lancio di palla, e pare che per Sinner la cosa funzioni. Ormai le prime palle vanno spesso a 200 kmh e anche di più, le seconde non sono facili da aggredire, e oltre a questo ricordiamo che la fase di evoluzione tecnica del giocatore non è ancora conclusa. In ogni caso, è stata raggiunta l’elite del tennis mondiale, se poi immaginiamo ulteriori margini di miglioramento anche tattici, come la capacità di chiudere a rete con angoli e soprattutto tempi di esecuzione sempre più efficaci, il futuro non potrà che riservarci soddisfazioni che attendevamo tutti da una vita.

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(S)punti Tecnici

ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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