Wimbledon: Medvedev fa fuori Wawrinka. Nadal e Murray facili

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Wimbledon: Medvedev fa fuori Wawrinka. Nadal e Murray facili

Il giovane russo gioca il match della vita ed estromette dal torneo la testa di serie numero 5. 850esima vittoria in carriera per Rafa. Andy si sbarazza di Bublik. Kyrgios si ritira

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D. Medvedev b. [5] S. Wawrinka 6-4 3-6 6-4 6-1 (Gabriele Ferrara)

Grande vittoria per Daniil Medvedev, che gioca il miglior match della sua giovane carriera (è nato nel febbraio 1996) ed elimina in quattro set Stan Wawrinka, recente finalista al Roland Garros e testa di serie numero 5 dei Championships. Medvedev conferma di essere in grandissima ascesa (12 mesi fa era addirittura n.228), mostrando una personalità forte ma tranquilla, alla base dell’ottima gestione mentale della sfida. Male Wawrinka, apparso svogliato, poco concentrato su come creare problemi al rivale.

Il match inizia male per il campione di Losanna, che nel quinto game regala il break con quattro errori che, alla fine, gli costano il set. Medvedev ottiene moltissimo con la prima di servizio (21/25), forzando spesso anche la seconda. Perso il primo 6-4, Stan cerca di alzare il ritmo, ma anche di variare il gioco e di venire a prendersi qualche punto a rete, tentando anche di fornire all’avversario palle molto basse dalla parte del dritto del russo. Lo svizzero, forse alle prese con un piccolo problema al ginocchio, riesce a portare la contesa in parità vincendo il secondo 6-3 (meraviglioso il rovescio lungolinea che gli dà il break sul 4-3), ma nel terzo Medvedev sale notevolmente di rendimento. Il russo, infatti, è devastante dal lato sinistro quando deve accelerare su una palla sotto l’altezza delle ginocchia – talvolta giocandolo addirittura dall’angolo sinistro “à là Paire” – peraltro mostrando una buona sensibilità quando varia il gioco da quella parte. Dopo aver salvato due palle break sul 2-1, Wawrinka si distrae nella seconda metà del decimo game, in cui commette tre errori in manovra che gli costano il set: 6-4 Medvedev.

 

Nella quarta frazione di gioco il numero 49 ATP toglie nuovamente la battuta allo svizzero, che si fa sorprendere da un ottimo lob di rovescio, subendo poi il break dopo un dritto in avanzamento e un passante di rovescio di Medvedev. Nel gioco successivo Daniil si trova sotto 15-30, ma risolve la situazione con due servizi vincenti e uno splendido drop shot. Adesso Wawrinka non ci crede più, gioca ogni punto molto in fretta e perde il servizio un’altra volta (incredibile la volée di rovescio sotterrata in rete sul break point). Medvedev si dimostra a proprio agio anche in una situazione inedita per lui e trema solo per pochi istanti e alla fine riesce ad archiviare la vittoria più bella della sua vita in 2 ore e 13 minuti. Al prossimo turno sfiderà Bemelmans.

[4] R. Nadal b. J. Millman 6-1 6-3 6-2 (Giacomo Capra)

Poco più di una passeggiata di salute l’esordio di Rafa Nadal ai Championships. Il campione spagnolo si è imposto lasciando solo sei game all’australiano John Millman, 28enne numero 137 del mondo ma ex numero 60. Primo confronto in assoluto tra i due. Parte subito forte il campione del Roland Garros brekkando a 15 nel primo game. Il giocatore di Brisbane fatica tremendamente per riuscire a tenere il servizio nel terzo gioco e di lì in poi Nadal non concederà più nulla salendo 5-1 e chiudendo con il terzo break del set grazie a un bel dritto in contropiede sull’ultimo punto. Nel secondo parziale dopo essere salito sul 3-1 Rafa concede inaspettatamente il controbreak all’avversario con un gratuito di rovescio. Tuttavia la superiorità mostrata in campo dal maiorchino è tale che non fatica a strappare nuovamente la battuta subito dopo e a condurre in porto il set senza ulteriori complicazioni. Tutto liscio per Nadal nel terzo e ultimo parziale. Sotto 4-1, Millman ha una reazione d’orgoglio riuscendo a rimontare uno dei due break di svantaggio grazie a un bel passante che trova l’incrocio delle righe sulla palla break. L’iberico però ancora una volta rimette subito le cose a posto nel game successivo salendo 5-2 prima di chiudere comodamente il match appena dopo. John Millman, nonostante il passaporto australiano, dimostra di non essere propriamente un tennista da erba. È stato infatti palese nell’incontro odierno come si muovesse piuttosto male su questa superficie, oltre a non avere un servizio abbastanza valido per pensare di fare partita con Nadal. Lo spagnolo, trovandosi contro un giocatore che non aveva i mezzi per metterlo in difficoltà, ha potuto giocare a braccio sciolto mettendo a segno una notevole quantità di vincenti e testare il proprio tennis sui prati di Wimbledon in attesa di incontri più probanti. Il secondo turno lo vedrà impegnato contro lo statunitense classe ‘89 Donald Young, attuale numero 43 del ranking. Due i precedenti, entrambi giocati ad Indian Wells (2008 e 2015) ed entrambi favorevoli a Rafa che si è imposto in due set in tutte e due le occasioni.

[1] A. Murray b. [LL] A. Bublik 6-1 6-4 6-2 (Lorenzo Dicandia)

La prima volta da Sir e la prima volta da numero uno e prima testa di serie. Andy Murray ha sognato a lungo, probabilmente da sempre, di ritrovarsi a questo punto della carriera. Quello che, però, presumibilmente non immaginava era di arrivarci in uno dei più precari stati di forma attraversati negli ultimi anni. Il campione uscente sta infatti attraversando un periodo di appannamento dovuto, secondo alcuni, ad un senso di appagamento che lo ha pervaso al raggiungimento del tanto agognato primato in classifica, e secondo altri semplicemente a dei problemi fisici, ora all’anca ora altrove, che ne minano il rendimento prestativo. La notizia, giunta appena ieri, della seconda gravidanza della moglie Kim, può forse aiutare a distogliere la mente dalla responsabilità avvertita di dover difendere il titolo da numero unoE la possibilità di perderlo, quel numero uno tanto agognato, potrebbe anche magari alleggerire l’animo dello scozzese. Il primo incontro, che funge come da tradizione da apertura del campo centrale di Wimbledon, è contro il lucky-loser ventenne Sasha Bublik, numero 134. Bublik, membro estroverso della categoria di giovani rampanti, ribattezzata dall’ATP “NextGen”, è alla prima partecipazione a Wimbledon e alla seconda in uno Slam, dopo il secondo turno raggiunto in Australia agli inizi dell’anno. Questa è anche la quarta volta nel tabellone di un torneo dei grandi. Per il resto, tante sconfitte nei tabelloni di qualificazione, 8 ad essere precisi. Dalla sua c’è una certa indifferenza nei confronti dei primi: contro i top 20 ha finora un bilancio di due vittorie, contro Bautista Agut e contro Pouille, proprio agli AO, e zero sconfitte.

Sir Murray va subito in difficoltà nel primo gioco, trovandosi a dover annullare due palle break e a compiere improvvise corse verso la rete, chiamato dalle palle corte del kazako. Bublik inizia baldanzoso, facendo vedere quel mix di tocco e potenza che è la sua croce e delizia, regalandogli alle volte grandi colpi e altre del caos difficile da governare. Nel quarto gioco, il kakazo mette giù tre doppi falli, quasi che si fosse scordato dei suggerimenti avuti qualche mese fa proprio da Murray, e con un attacco a rete scellerato suggella un gioco horribilis che lo condanna ad inseguire.  Murray, dal canto suo, è solido e concreto, certo più abituato a questo teatro. Bublik continua a perdersi in doppi falli e in scelte avventate che, in mezz’ora esatta, lo costringono a subire un parziale di 6 a 1. Murray scappa anche ad avvio di secondo set, non sfruttando poi delle palle per il doppio break. L’unico momento di difficoltà, nella parte scozzese del campo, arriva proprio in chiusura di set. Due smorzate, una vincente del kazako e una sbagliata di Murray, e una risposta vincente di Bublik sul 5-4 servizio Murray, portano il ventenne alle prime palle break dall’inizio dell’incontro. Andy le cancella con fermezza e si porta poi a set point con un delizioso passante incrociato di dritto in corsa, non il primo. Il numero uno chiude così anche il secondo set, sei giochi a quattro. Murray solidissimo sia da fondo che nelle sortite a rete, Bublik l’opposto. Sull’1-0 del terzo set, con un break già in favore dello scozzese, frutto dell’ennesimo doppio fallo del kazako, arriva la nuvola passeggera che interrompe il gioco sul solo campo centrale. Il tempo di un gioco e nuovamente arriva la pioggia. Dopo trenta minuti si ricomincia, per quanto la musica non cambi. Andy deve ancora annullare una palla break, aiutato nell’occasione dall’avversario, colpevole di un errore banale su un semplice passante, prima di involarsi senza troppi patemi verso la vittoria, 6-1 6-4 6-2 in un’ora e quarantacinque. Murray ha destato una buona impressione, specialmente se confrontata con quella fornita al Queen’s. Bublik è sembrato ancora un po’ confuso dal ricco bagaglio a disposizione. Questa sarà comunque un’esperienza utile per il futuro. Andy troverà ora Dustin Brown, in una partita sicuramente divertente e potenzialmente pericolosa.

P.H. Herbert b. [20] N. Kyrgios 6-3 6-4 rit. (Pietro Scognamiglio)

Dura soltanto due set l’avventura a Wimbledon di Nick Kyrgios, costretto al ritiro dopo aver perso i primi due set contro Pierre-Hugues Herbert. Il numero 20 del mondo alza subito bandiera bianca, tormentato dai guai all’anca che l’avevano mandato ko al Queen’sIl francese, campione in carica di doppio e 69 del ranking, centra così in scioltezza il passaggio al secondo turno per il quarto anno consecutivo. In un’ora di partita, Kyrgios arriva immediatamente a pentirsi della scelta di non marcare visita ai Championships. Il linguaggio del corpo appare rivedibile sin dalle prime battute: le gambe sono troppo coperte per la temperatura (circa 19 gradi), ma soprattutto la mobilità risulta estremamente ridotta. La regola del servizio regge fino al break che vede Herbert portarsi 5-3, con l’australiano che butta via un 40-15 e molla il set. Kyrgios si aggrappa alla prima per accorciare il gioco, imbraccia il bazooka per impedire la risposta di fioretto ma il piano partita d’emergenza continua a scricchiolare. Herbert ha l’intelligenza tattica per enfatizzare al massimo le difficoltà dell’avversario: servizio non potentissimo ma agli angoli, gioco corto ingestibile per un giocatore zavorrato a fondo campo. La sliding door del secondo set è il break del 4-3 per il francese, che arriva dopo un cambio campo in cui Kyrgios addirittura non torna sulla sedia per evitare di raffreddarsi. Quando serve per il set, Herbert chiude i conti con imbarazzante facilità (6-4) toccando la doppia cifra con gli ace. Il francese certo non spara missili, ma le sue traiettorie ampie pugnalano chi fa fatica a rimanere in piedi. Kyrgios in campo non ci tornerà più, dopo aver giocato la carta della disperazione chiedendo aiuto al fisioterapista. Herbert al secondo turno se la vedrà contro Paire e mercoledì, insieme a Mahut, inizierà la difesa del titolo di doppio contro Gonzalez/Young.

[7] M. Cilic b. P. Kohlschreiber 6-4 6-2 6-3 (Manuel Dicorato)

Tutto facile per Marin Cilic che, grazie ad un tennis di pregevole fattura, supera l’ostico primo turno che la sorte gli aveva regalato e vola al secondo turno. Primo set di livello assoluto sul Campo 2, dove i servizi la fanno da padrone. Cilic fa la partita colpendo la palla sistematicamente con i piedi dentro il campo ma Kohlschreiber nei propri turni di battuta si cava d’impaccio sopratutto con la diagonale di rovescio. La prima palla break dell’incontro arriva nel decimo gioco ed è fatale al tedesco: un suo errore col fido rovescio spezza l’equilibrio e consegna al campione degli US Open 2014 il primo set. Nel secondo set la qualità della partita cala sensibilmente, soprattutto a causa di Kohlschreiber che, nel quarto gioco viene brekkato da un gran passante del più quotato avversario. Il secondo break che certifica il 6-2 del secondo parziale arriva nell’ottavo gioco. Nel terzo set si torna all’equilibrio iniziale ma, ancora una volta, Kohlschreiber cede sulla distanza e per Cilic è un gioco da ragazzi trovare prima il break nell’ottavo gioco, poi il pass per il secondo turno nel game successivo. Un altro tedesco, Florian Mayer, sarà l’avversario della testa di serie numero 7 nella giornata di mercoledì.

[30] K. Khachanov b. A. Kuznetsov 7-6(4) 2-6 6-3 1-6 6-2 (Riccardo Sozzi)

Karen Khachanov vince il suo primo match nel tabellone principale di Wimbledon, alla sua prima volta da testa di serie in uno Slam, battendo il suo connazionale Andrej Kuznetsov dopo una dura battaglia di due ore e mezza. Il derby russo comincia in maniera molto altalenante: che nel tennis di entrambi il gioco di volo non sia un punto chiave lo si capisce fin dai primi scambi, rare le discese a rete ed ancor più rare le volée vincenti, che vengono salutate con scroscianti applausi dal pubblico (tra cui va segnalata la presenza del connazionale Andrey Rublev). Non riuscendo quindi a spuntarla con questi mezzi, i due si danno battaglia nel modo a loro più consono, con lo scambio da fondo nel tentativo di trovare il vincente per primi. Il risultato è migliore di quanto si immagini, i vincenti sono di ottima fattura e il pathos che generano è pienamente motivato. Ma in questo modo è difficile valutare una vera differenza tecnica, entrambi giocano molto bene e alla fine la testa diventa il vero ago della bilancia. Non appena uno dei due stacca un attimo la spina, l’avversario ne approfitta per spingere e mettere distanza, e questo succede dal secondo set in poi. Con questo andazzo è inevitabile che a giovarne sia Khachanov, che può contare non solo su una inerzia favorevole, ma anche su una maggiore potenza nei propri colpi rispetto a Kuznetsov, che deve necessariamente cercare di lavorare più “ai fianchi” del suo avversario. Il quinto set non fa eccezione, e dopo il quarto dominato da Kuznetsov, è Khachanov a prendere in mano le redini del gioco riuscendo ad essere più incisivo rispetto al suo avversario eccessivamente falloso. Una distrazione gli fa perdere un break di vantaggio, ma il successo è solo rimandato. Ora al prossimo turno lo attende il vincente della sfida tra Thiago Monteiro e Andrew Whittington, con quest’ultimo l’unico precedente nel 2014 al Futures di Taipei, vinto proprio dal russo.

K. Anderson b. [31] F. Verdasco 2-6 7-6(5) 7-6(8) 6-3 (Giovanni Vianello)

Un primo turno, a giudicare dal ranking, molto equilibrato ha visto Kevin Anderson prevalere per tre set a uno su Fernando Verdasco, t.d.s. 31, con il sudafricano che ha così realizzato un piccolo upset. I precedenti ufficiali recitavano 3-2 in favore dello spagnolo, ma si era verificata anche una vittoria del sudafricano in Hopman Cup a pareggiare virtualmente i conti. A conferma dell’equilibrio tra i due giocatori, l’unico precedente a livello di Slam (in Australia nel 2013) terminò al quinto set e vide trionfare Anderson. Il primo set vede Verdasco vincere. Dopo quattro game alla pari, lo spagnolo diventa imperioso e fa sua la frazione 6-2. Il secondo set è molto più equilibrato, Anderson si fa più sicuro al servizio e Verdasco invece perde qualcosa della consistenza del primo set. Il parziale termina al tie-break, arrivato dopo una breve pausa per delle lievissime precipitazioni. Il tie-break parte con tre mini-break consecutivi, poi Anderson si aggiudica il gioco decisivo 7-5 chiudendo con quattro ace consecutivi. A questo punto un altro scroscio interrompe il match, questa volta per circa mezz’ora. Anche il terzo set si decide al tie-break, che vede Verdasco sprecare quattro set-point di cui due col servizio a disposizione ed infine è Anderson a portarsi due set a uno avanti in un gioco decisivo durato 18 punti (10-8 l’esito). Nel quarto set Anderson trova il primo break del match sul servizio di Verdasco portandosi prima 4-2 e poi 5-3, chiudendo infine col servizio a disposizione il quarto set 6-3. La partita è vissuta di un contrasto di stili, da una parte il tennis manovrato di Verdasco, dall’altra l’uno-due con servizio e dritto di Anderson. Al prossimo turno per il sudafricano il nostro Andreas Seppi.

[PR] J. Janowicz b. [WC] D. Shapovalov 6-4 3-6 6-3 7-6(2) (Raoul Ruberti)

Durante le due settimane di torneo, l’All England Lawn Tennis Club non è mai meno che stracolmo. La fitta siepe di spettatori lungo i due lati lunghi del Court 7, tuttavia, segnalava grande interesse per l’incontro in corso. E pensare che né Jerzy Janowicz né Denis Shapovalov – erano loro i protagonisti – avrebbero avuto la classifica per prendere parte all’edizione 2017 dei Championships, se non fosse stato per il ranking protetto del primo e per una wild card offerta al secondo. Il canadese tornava a Wimbledon da campione in carica, sia pure del torneo junior, ma il suo passaggio al livello successivo è durato appena quattro set: Janowicz lo ha battuto in un incontro equilibrato, piacevole sebbene a tratti nervosetto, guidato ma non dominato dal servizio (tre i break, tutti nella prima metà del set). Alla fine, nonostante quasi il doppio dei vincenti e circa il quadruplo degli ace, le traiettorie lancinanti di Shapovalov hanno ceduto al peso di palla e all’inamovibilità del polacco dagli occhiali a specchio. A stabilire il vincitore sono stati anche gli errori, o meglio ancora le situazioni in cui essi sono arrivati: Shapovalov rimpiangerà i break concessi – tanti i dritti fuori bersaglio, tre consecutivi nel servizio perso nel terzo set – più di quelli mancati, spesso senza colpe. L’esperienza che sta nel nascondere lo sbaglio tattico o la steccata dentro un game vinto in modo poco appariscente, e non il contrario, Denis avrà tempo di acquisirla, visto che da appena diciottenne era il più giovane tra i 128 del tabellone. Dal canto suo Janowicz, semifinalista a Wimbledon 2013 e (brevemente) ex top 15, era giunto a Londra in uno stato lontano da quello della mezza impresa: questo, per lui, è stato il primo incontro Slam vinto dal Roland Garros del 2015, al quale erano seguiti sei major a secco di successi. Dopo un buon match giocato tutto d’anticipo, contro Jaziri o Pouille dovrà alzare la qualità degli occasionali colpi “lenti” (i risultati di back e palle corte non sono sempre stati pari a quelli sperati). Intanto però un secondo turno è già qualcosa.

[12] J.W. Tsonga b. [WC] C. Norrie 6-3 6-2 6-2 (Jacopo Bartalucci)

Sfida impari ma di grande fascino tra la tds n.12, il trentaduenne transalpino Jo-Wilfried Tsonga e la ventunenne wild card di casa Cameron Norrie. Entrambi, con qualcosa da festeggiare: il primo il centocinquantesimo gettone di presenza, il secondo il debutto assoluto in una prova dello Slam. E un po’ l’emozione, un po’ la caratura dell’avversario – due volte semifinalista a Church Road (2011 e 2012) e attuale dieci del mondo – non si può certo dire sia stato un esordio da tramandare ai posteri quello del ragazzino britannico (nato a Johannesburg da padre scozzese e madre gallese), il cui tennis attuale, o almeno quello esibito oggi, si è rivelato assolutamente non all’altezza del palcoscenico più prestigioso del circuito. Servizio poco incisivo – seconda tutt’altro che mortifera – e un peso di palla decisamente insufficiente per poter dar fastidio a uno Tsonga (zero le palle break concesse dal francese in tre set condotti senza il minimo rischio) che qui, del resto, al primo turno non ha mai perso con nessuno e che quest’anno, ha già messo in cascina la bellezza di tre titoli (Rotterdam, Marsiglia e Lione), dimostrando al mondo che la paternità lo ha reso un giocatore migliore sotto tutti i punti di vista, certamente più bravo e maturo a gestire un fisico imponente e un tennis esplosivo. Ad attendere il francese il vincente tra Lu e il nostro Bolelli: auspicare possa trattarsi di Simone, ovviamente, pare il minimo.

[Q] R. Bemelmans b. [WC] T.Haas 6-2 3-6 6-3 7-5 (Matteo Guglielmo)

Terzo atto di giornata sul campo numero 16 è la sfida tra il qualificato belga Bemelmans e la wild-card Tommy Haas. Questa partita, oltre ad essere il primo turno in uno Slam, porta con sé un significato speciale: potrebbe essere l’ultima del campione tedesco sui prati londinesi. Il primo set è condizionato dai troppi errori di Haas che si lamenta più volte verso il suo angolo (dov’era presente anche Thomas Hogstedt per l’intero parziale) di non ‘sentire bene’ la palla. Eccezion fatta per il secondo set, la maggiore solidità del belga fa la differenza e con discreta facilità Bemelmans vola sul vantaggio di 2 set a 1. Il quarto set è un’autentica battaglia che alla fine vede trionfare il giocatore proveniente dalle qualificazioni. L’ex numero 2 del mondo paga le tante opportunità non sfruttate (addirittura due set points nel quarto parziale) al contrario dell’avversario che si è mostrato cinico nei momenti importanti. Il numeroso pubblico presente negli spalti del campo 16 e nei corridoi dell’ All England Club ha supportato fino all’ultimo punto il veterano di Amburgo che però non è riuscito a mettere in campo il suo gioco migliore. Nonostante la prestazione abbastanza deludente di oggi, Tommy Haas lascia il torneo tra l’ovazione dei presenti e soprattutto con tanti bellissimi ricordi come la semifinale del 2009. Il tedesco si è da sempre contraddistinto come uno dei migliori interpreti di questa superficie grazie allo splendido rovescio ad una mano e la rarissima capacità di lettura tattica del match. L’addio a questi campi non può non portare ad un senso di malinconia in tutti gli appassionati di tennis che il prossimo anno non vedranno più un incredibile campione solcare il palcoscenico più prestigioso al mondo. L’affetto dei tifosi che lo segue costantemente però è sicuramente l’augurio più bello che ci possa essere per un nuovo capitolo della sua vita. Buona prestazione comunque di Bemelmans che ,per ovvie ragioni, ha giocato un ruolo ‘secondario’ in questo match. Al secondo turno il belga affronterà il NextGen Medvedev, artefice dell’eliminazione del numero 3 del mondo Stan Wawrinka.

Gli altri incontri (Michele Trabace)

Avanza senza problemi Roberto Bautista Agut, tds 18, il quale si sbarazza in tre set di Andreas Haider-Maurer. Lo spagnolo vince agevolmente i primi due parziali per 6-3 e 6-1, poi in vantaggio 3 a 2 il match viene interotto dalla pioggia, ma alla ripresa chiude anche il terzo per 6-2. Prossimo impegno contro Gojowczyk. Qualche grattacapo in più per Lucas Pouille, numero 14 del seeding e campione qualche settimana fa a Stoccarda, che supera Malek Jaziri al termine di una battaglia durata oltre tre ore: Il primo set è a favore proprio di Jaziri al tie break, poi il francese ribalta con un doppio 6-4 per poi chiudere con un altro tie break questa volta vincente, proiettandosi al secondo turno contro Janowicz. Un altro vincitore di un titolo su erba in questa stagione (‘s-Hertogenbosch) è Gilles Muller, qui accreditato della sedicesima testa di serie, il quale soffre solo un set contro Marton Fucsovics: 7-5 nel primo, mentre gli altri due parziali sono in pieno controllo del lussemburghese con il punteggio di 6-4 6-2 e nel prossimo impegno troverà Rosol. Steve Johnson, tds 26, rispetta il pronostico vincendo in tre set con il punteggio di 6-4 7-5 6-3 contro Nicolas Kicker. Partita pazzesca tra Ivo Karlovic, numero 21 del seeding, e Aljaz Bedene: la spunta quest’ultimo dopo più di 4 ore grazie ad un solo break in tutto l’arco del match arrivato al quattordicesimo gioco del quinto set con una risposta vincente scagliata in lungolinea; gli altri parziali sono stati vinti tutti al tie break con il croato che ha vinto il primo e il terzo, ma Bedene è riuscito a rispondere prendendosi il secondo e il quarto fino a trovare un’entusiasmante vittoria per 8-6, che permette al britannico di staccare il pass per il secondo turno, dove ad attenderlo ci sarà Dzumhur. Passano il turno Benoit Paire e Dustin Brown, i quali entrambi vincono in quattro set rispettivamente contro Rogerio Dutra Silva e Joao Sousa. Al prossimo turno Paire troverà il suo connazionale Herbert (giustiziere di Kyrgios), mentre Brown affronterà Murray magari su quel Centrale che due anni fa fu il teatro della sua grande vittoria contro Nadal.

Risultati:

[30] K. Khachanov b. A. Kuznetsov 7-6(4) 2-6 6-3 1-6 6-2
N. Basilashvili b. C. Berlocq 6-4 7-6(3) 6-1
J. Janowicz b. [WC] D. Shapovalov 6-4 3-6 6-3 7-6(2)
[12] J.W. Tsonga b. [WC] C. Norrie 6-3 6-2 6-2
D. Brown b. J. Sousa 3-6 7-6(5) 6-4 6-4
P.H. Herbert b. [20] N. Kyrgios 6-3 6-4 rit.
B. Paire b. R. Dutra Silva 6-4 3-6 7-6(10) 6-4
[Q] S. Bolelli b. Y.H. Lu 6-3 1-6 6-3 6-4
T. Monteiro b. [Q] A. Whittngton 4-6 6-3 7-6(4) 7-6(5)
[24] S. Querrey b. T. Fabbiano 7-6(5) 7-5 6-2
[18] R. Bautista Agut b. A. Haider-Maurer 6-3 6-1 6-2
[1] A. Murray b. [LL] A. Bublik 6-1 6-4 6-2
D. Young b. D. Istomin 5-7 6-4 6-4 4-2 rit.
K. Anderson b. [31] F. Verdasco 2-6 7-6(5) 7-6(8) 6-3
[Q] S. Stakhovsky b. J. Benneteau 6-3 7-6(8) 2-6 6-2
[9] K. Nishikori b. M. Cecchinato 6-2 6-2 6-0
[14] L. Pouille b. M. Jaziri 6-7(5) 6-4 6-4 7-6(2)
A. Seppi b. N. Gombos 6-2 3-6 6-2 6-1
[Q] P. Gojowczyk b. M. Copil 7-6(5) 2-6 6-3 6-1
[4] R. Nadal b. J. Millman 6-1 6-3 6-2
D. Dzumhur b. R. Olivo 6-2 6-0 6-1
[28] F. Fognini b. D. Tursunov 6-1 6-3 6-3
A. Bedene b. [21] I. Karlovic 6-7(5) 7-6(6) 6-7(7) 7-6(7) 8-6
J. Vesely b. [Q] I. Marchenko 6-1 4-6 4-6 7-5 6-1
[Q] L. Rosol b. H. Laaksonen 4-6 7-5 6-3 6-4
[16] G. Muller b. [WC] M. Fucsovics 7-5 6-4 6-2
[7] M. Cilic b. P. Kohlschreiber 6-4 6-2 6-3
[Q] R. Bemelmans b. [WC] T.Haas 6-2 3-6 6-3 7-5
F. Mayer b. V. Troicki 6-1 rit.
D. Medvedev b. [5] S. Wawrinka 6-4 3-6 6-4 6-1
R. Albot vs F. Bagnis 4-6 6-4 7-6(9) sospesa
[26] S. Johnson b. N. Kicker 6-4 7-5 6-3

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Wimbledon: splendore nell’erba per Ons Jabeur, prima tennista araba in semifinale Slam

Giornata da sogno per Ons Jabeur che raggiunge per la prima volta la semifinale in un major: “Spero che il mio viaggio continui”

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[3] O. Jabeur b. M. Bouzkova 3-6 6-1 6-1

Giornata storica per Ons Jabeur e il tennis arabo. La 27enne tennista tunisina, n. 2 del mondo, continua a splendere sulla sacra erba dei Championships issandosi per la prima volta in carriera in una semifinale slam. Supera la brillante outsider Marie Bouzkova, 23 anni e 66 WTA, tennista di Praga ma con una lunga esperienza a Bradenton, presso l’Accademia di Nick Bollettieri. Dopo essere stata stordita, nel primo set, dall’intraprendenza e aggressività di Marie, Ons riesce ad alzare il livello del suo tennis, dà sfogo a tutte le variazioni di cui è capace, verticalizzando continuamente il gioco, aggredendo l’avversaria e facendole fare innumerevoli corse in avanti ricorrendo alla smorzata. Nulla può Marie che, nonostante la grande grinta ed energia dimostrate in campo, nel secondo e terzo parziale si fa travolgere dalla tunisina. Jabeur chiude la partita con lo score di 3-6 6-1 6-1.

Anche per l’avversaria della semifinale, la tedesca Tatjana Maria, è la prima esperienza al penultimo round di un major. Si annuncia un match all’insegna del tocco e delle variazioni perché, come Ons, anche la 34enne tedesca è amante della varietà ed è dotata di una mano raffinata.

 

LA PARTITA

Si tratta del primo scontro diretto tra le due e Ons comincia subito a manovrare abilmente, mandando l’avversaria da una parte all’altra del campo; ma la Bouzkova è brillante, veloce e aggressiva. Sorprende Ons al servizio mettendo a segno il break sul 2-2, sale 3-2 e poi è ancora lei a comandare il gioco. La tunisina è fallosa, il servizio non le funziona al meglio (mette soltanto il 50% di prime palle) e, alla fine, in poco più di 40 minuti, concede la prima frazione per 6-3, commettendo ben 15 gratuiti. L’avversaria ha grinta da vendere, si sposta come una gazzella e mette in campo il 77% di prime palle, nonché il 65% di punti con la prima di servizio.

Tuttavia, nel secondo parziale, la musica cambia, e in fretta. Ons continua ad attaccare ed il 2-0 arriva in un lampo. Marie è tonica, si sposta rapida su ogni palla, il gioco va veloce. La tunisina cerca di variare ed entra con i piedi dentro il campo.

Continua ad essere fallosa Jabeur, a volte anche in attacco, cacciando una volé facile di rovescio, permettendo così a Bouzkova di avvicinarsi sull’1-2. Le ragazze in campo hanno fretta, il gioco è frizzante, non solo per il ritmo, ma anche per le variazioni in campo e l’energia delle due atlete. Ons continua a mantenere il controllo nel secondo parziale, prendendo il largo sul 4-1. Ricordiamo che la ceca (che ha vinto lo US Open da junior nel 2015 e tre titoli in doppio), è un’ottima doppista e dunque è abile nel verticalizzare il gioco e prendere la rete. Finora sono 16 le discese e le hanno fruttato 10 punti.

Ons, però, la sorprende spesso con la smorzata e non le dà tregua in attacco. Finora, raggiunge la rete ben 23 volte. Non solo. “Ubriaca” l’avversaria di smorzate e volé, sfiancandola con corse in avanti e laterali. E funziona, perché ora può prendere il largo sul 5-1 per chudere poi 6-1 con un altro game lampo a zero, dopo 56 minuti. 

Tutto da rifare e Marie si concede un toilet break.

Parte bene, Ons, nel terzo set, intascando non solo il game d’apertura con l’ennesima volé, ma anche il secondo, superando l’avversaria ai vantaggi (Bouzkova era 40-0 e servizio). Ancora una smorzata per la tunisina, che infligge a Marie corse estenuanti in avanti. Ons si assicura anche il 3-0, chiudendo in un lampo il suo turno di servizio.

Anche Bouzkova è capace di soluzioni pregevoli, come la smorzata per chiamare in avanti Ons e rispedirla indietro con pallonetto al volo, e chiudere poi il punto con una stop volley. Stringe i denti e le strappa la battuta a zero, facendo un passo sull’1-4. Il controbreak, però, è un attimo e la tunisina scappa via sul 5-1. Niente da fare per la ceca. Dopo il primo set di assestamento, la n. 2 del mondo è travolgente nel secondo e terzo parziale, staccando il pass per la semifinale in un’ora e 48 minuti.

Il repertorio messo in campo dalla Jabeur delizia il Centrale che le riserva lunghi e calorosi applausi. Accede per la prima volta in carriera ad una semifinale slam, diventando la prima tennista araba a compiere tale impresa. Al penultmo round del torneo l’attende l’outsider “veterana” Tatiana Maria, 34 anni e mamma di due bimbi che, nonostante da anni nel circuito, non era mai andata oltre il secondo turno negli slam.

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Interviste

Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.

D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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