Australian Open: finisce il sogno di Mertens, in finale va Wozniacki – Ubitennis

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Australian Open: finisce il sogno di Mertens, in finale va Wozniacki

Caroline doma in due set la sorpresa del torneo. Due set point annullati. Giocherà la sua terza finale Slam, alla caccia del primo titolo

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AO 2018 presented by BARILLA: Finale Halep-Wozniacki, Cilic aspetta Federer o Chung

Chi vincerà fra Halep e Wozniacki? E ancora: chi vincerà fra Federer e Chung?

 

Pubblicato da Ubitennis su Giovedì 25 gennaio 2018

[2] C. Wozniacki b. E. Mertens 6-3 7-6(2)

PROVE GENERALI DI PRIMA VOLTA – Sembrava destinata al ruolo di regina non grata, Caroline Wozniacki. Numero uno per il computer ma non nella considerazione degli appassionati di tennis. Tanti piazzamenti, nessuna vittoria di rilievo. Allo stesso copione pareva condannata nel suo pur ottimo 2017, fino al dolce epilogo della prima vittoria alle WTA Finals che ha spezzato l’incantesimo. Battendo oggi, in semifinale, Elise Mertens, la sorpresa del torneo, la danese si è messa nelle condizioni di dimostrare se si è liberata definitivamente dall’etichetta di splendida perdente. Lo sapremo sabato, quando giocherà la sua terza finale in uno Slam, a quattro anni di distanza dall’ultima, in cui fu battuta da Serena Williams, agli US Open (anche nel 2009 perse a New York). Qui a Melbourne Caroline ebbe un match point nella semifinale del 2011, poi persa da Li Na.

Parte aggressiva la belga. Forse troppo. Come previsto, cerca di muovere il gioco con il suo magnifico rovescio. Non è altrettanto efficace con il dritto, con cui non trova la misura del campo. Wozniacki è molto solida, ma non si limita al contrattacco. Si notano i progressi che l’hanno fatta tornare a vedere il vertice della classifica mondiale. Caroline non attende, ma si proietta a volte in alcune sortite a rete. Più parate che vere e proprie volée. Il plot tattico della danese è chiaro: togliere campo e tempo a Elise, per metterne a nudo la non eccezionale mobilità. Sul piano della ricerca della palla, fra le due c’è un abisso. È un primo set non così prodigo di palle break. E a Wozniacki basta strappare il servizio sul 2-1 per controllare l’avversaria. Quaranta minuti e chiude il set al nono gioco.

Concentratissima, la seconda favorita del torneo non concede nulla. Consapevole che l’errore di Mertens arriverà. Inserito il pilota automatico, veleggia tranquilla verso l’atto finale. Il break sul 2-2 sembra quello definitivo. Ma la giocatrice belga, che di allena all’accademia della connazionale Clijsters, resta attaccata al match. E fa bene, perché quando va a servire per il match sembra riaffiorare alla mente di Wozniacki il ricordo di quella semifinale incubo. Persa, nonostante un matchpoint in suo favore, contro Li Na proprio qui, 7 anni fa. O forse è soltanto la consapevolezza di essere uscito da un baratro clamoroso, quando al secondo turno contro Fett si era ritrovata sotto 5-1 40-15 nel terzo set.

Ma oggi è il tempo di sorridere e scrollarsi di dosso le scorie del passato. Due set point annullati con una seconda che pizzica una riga e un bel dritto la tirano fuori dalla buca in cui si è cacciata da sola. Il tiebreak è solo una formalità. Troppo centrata sull’obiettivo, Caroline. Troppo inesperta la sua rivale. Che, ricordiamo, è numero 57 del mondo. Soli due i punti concessi dalla danese alla belga, che da lunedì entrerà in top 20. Ancora più rarefatta l’aria che respira la Wozniacki. Virtualmente, è numero uno, almeno nella classifica live. A cinque anni di distanza da quando lasciò quel ruolo che molti non le riconobbero allora. Potrà farsi consegnare lo scettro da Angelique Kerber, se la tedesca batterà Simona Halep nella seconda semifinale. O giocarselo con la rumena in in una finale pigliatutto. Fra coppa e primato, perché scegliere?

Risultati:

[2] C. Wozniacki b. E. Mertens 6-3 7-6(2)
[1] S. Halep b. [21] A. Kerber 6-3 4-6 9-7

Halep eroica nel match del torneo. Ci sarà una nuova campionessa
Cilic va come un treno, giocherà la sua prima finale a Melbourne

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È SUCCESSO NEL DAY 10

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Australian Open: Osaka è straripante, seconda semifinale Slam di fila

La giapponese ci mette poco più di un’ora per spegnere i sogni di gloria di Elina Svitolina. Osaka attende in semifinale una tra Serena e Pliskova, e in entrambi in casi sarà la giocatrice da battere

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[4] N. Osaka b. [6] E. Svitolina 6-4 6-1

Dopo due incontri vinti con qualche incertezza, Naomi Osaka si riposiziona prepotentemente sui binari. Nel 6-4 6-1 inflitto ad Elina Svitolina, ancora mai capace di andare oltre i quarti di finale in uno Slam, gli elementi di maggiore disturbo per la giapponese sono costituiti da un insetto che prova a deconcentrarla nel secondo set e dall’intervistatore che cerca di estorcerle un parere sulla sfida tra Serena e Karolina Pliskova, che decreterà la sua avversaria in semifinale. “Onestamente sto solo cercando di rientrare, perché adesso qui fuori fa un po’ caldo!” dice Naomi con il solito sorriso che non nasconde l’intenzione di evitare un argomento potenzialmente spinoso. Per lei oggi ha parlato il campo, in modo anche piuttosto eloquente: Osaka potrà giocare la sua seconda semifinale Slam consecutiva, la prima qui a Melbourne.

 

LA (NON) PARTITA – Nella lista degli ostacoli che oggi Naomi ha dovuto superare, come anticipato, duole notificare l’assenza di Elina. L’ucraina ha disputato un primo set neanche sufficiente per poi sparire dal campo, forse tradita da un infortunio al collo ma certamente incapace di applicare la quota di agonismo che un quarto di finale Slam meriterebbe. La verità è che la partita c’è appena stata, poiché la giapponese ha disposto completamente degli equilibri del match, in positivo e in negativo.

Il primo set si compone di due anime da cinque giochi ciascuna. Nella prima, ancora ancora tennistica e durata fino al 3-2, i servizi hanno ragione d’esistere e non si vedono palle break, con Svitolina all’apparenza capace di scambiare senza farsi sopraffare (troppo) dalle accelerazioni di Osaka. Poi arrivano cinque break di fila, quasi tutti orchestrati dalla giapponese. Sul 4-3 Osaka scopre di potersi beffare agilmente del dinamismo della sua avversaria insistendo con le soluzioni in contropiede, nel game successivo impara invece a sue spese che non è giornata per il suo rovescio lungolinea. Lo stesso colpo continua a tradirla anche nel game che le consegnerà poi il set, perché se è vero che il rovescio non funziona down the line, in risposta e negli scambi sulla diagonale classica non è mai un colpo arginabile per Svitolina. 6-4, il punteggio riflette a specchio le teste di serie ed è forse fedele ai voti che le due giocatrici meriterebbero dopo questi primi trentotto minuti. In cui tutto, lo ripetiamo, è successo per opera e volere della racchetta di Naomi Osaka.

La giapponese rientra in campo con una conferma (secondo punto e subito un rovescio incrociato fulmineo) e una sorpresa (tiene il servizio, dopo diversi minuti di dominio delle risposte). Il problema per Svitolina si fa rispettivamente grave quando cede il servizio – è il nastro a regalare a Osaka il meritato break – e gravissimo quando due sciagurate risposte mandano Osaka sul 3-0. L’ucraina si gioca l’ultima carta, quella della disperazione: chiama un medical time out per un problema al collo ma tutto quello che riesce a ricavarne è evitare il terzo bagel di fila in un quarto di finale Slam. Dopo un’ora e dodici minuti di partita mai vibrante né in discussione, il vincente numero trentuno di Naomi Osaka – smash a rimbalzo a voler bucare il cemento di Melbourne – regala al Giappone una semifinalista qui in Australia venticinque anni dopo Kimiko Date, che nel 1994 si arrese a Sua Signora Steffi Graf.

Chiunque sarà tra Karolina Pliskova e Serena Williams a sfidare la vincitrice dello US Open, probabilmente, non scenderà in campo da favorita. Inutile dire che l’eventuale rivincita con la campionessa statunitense sarebbe accolta da tutti (polemici di professione in testa) con un diverso ardore, ma la sensazione è che in questo gioco, al momento, sia Osaka a distribuire le carte.

Il tabellone femminile

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Australian Open LIVE: la decima giornata

Commenta con noi la decima giornata dell’Australian Open 2019

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L’ordine di gioco, i campi e gli orari del DAY 10
Il tabellone maschile – Il tabellone femminile

LE CRONACHE DI OGGI

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05:20 – Incredibile! Karolina Pliskova rimonta da 5-1, annulla quattro match point e alla fine elimina Serena Williams dal torneo! Una partita che non dimenticheremo facilmente: forse Serena è stata condizionata dal piccolo problema alla caviglia, in ogni caso è un epilogo clamoroso. Risultato finale 6-4 4-6 7-5

05:15 – Sta succedendo di tutto sulla Rod Laver Arena! Pliskova contro-breakka ancora fino al 5-4, poi concede altri tre match point e li annulla tutti e tre fino a salire 5-5!

05:00 – Un fallo di piede vanifica il primo match point di Serena Williams! Pliskova accorcia 5-2 e va a servire per allungare il terzo set. La statunitense ha anche subito un piccolo infortunio alla caviglia, atterrando dopo un colpo

04:35 – Con un colpo di coda da vera campionessa, Serena Williams vince 6-4 il secondo set e rimette tutto in equilibrio. Pliskova ha fallito cinque occasioni per andare sul 5-5 prima di subire il break

04:05 – Bravissimo Giulio Zeppieri! Il 18enne di Roma elimina in due set il ceco Forejtek e si qualifica per i quarti di finale del torneo junior maschile: attende uno tra Virtanen e Weststrate. In campo anche il primo favorito Lorenzo Musetti

03:50 – Pliskova non trema al momento di servire per il match e vince il primo parziale: 6-4, grande partita della ceca finora

03:10 – Comincia la sfida tra Serena e Pliskova: in palio c’è una semifinale contro Osaka.

02:30 – Senza lasciare alcuna chance alla sua avversaria nel secondo set, Naomi Osaka vola in semifinale (netto 6-4 6-1): attende una tra Serena Williams e Karolina Pliskova, che scenderanno in campo non prima delle 3 italiane. Le statistiche del match:

01:55 – Dopo cinque break consecutivi, alla fine il set finisce nelle mani di Osaka: 6-4, la giapponese ha fatto e disfatto lasciando l’avversaria in balia delle sue bordate, vincenti ed errate.

01:40 – La pressione giapponese si concretizza nel primo break: 4-2 Osaka. Nel game successivo però si distrae e restituisce subito il break, 4-3.

01:00 – È tutto pronto per l’inizio della decima giornata dell’Australian Open 2019, che chiuderà il programma dei quarti di finale. Si gioca solo sulla Rod Laver Arena, aprono il programma Naomi Osaka ed Elina Svitolina: c’è in palio per entrambe la prima semifinale a Melbourne

Tutto quello che c’è da sapere sull’Australian Open 2019

Cronache dal day 9

Approfondimenti 

La diretta FB dei nostri inviati

Australian Open Day 9 – Tsitsipas è una realtà , Nadal è avvisato

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 22 gennaio 2019

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Fognini e il no alla Davis. Tsitsipas campione già fatto: ma Nadal è più forte di… Henman

Proseguono i confronti fra il tennista greco e il primo Federer. Non è solo questione di capelli! Problemi fisici per Djokovic? Next-Gen e Old-Gen, il cambio della guardia non è scontato

Ubaldo Scanagatta

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Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Vuk Brajovic, Telegraph Belgrade: il nuovo Djokovic

 

Per una volta sono d’accordo con Fabio Fognini, anzi per due. Con la prima mi riferisco al fatto che il gran battage pubblicitario volto a promuovere la Next-Gen aveva stufato un po’ tutti, non se ne poteva più. Soprattutto in Italia dove la rosea ci ha frantumato gli zibidei (così avrebbe detto il commissario Montalbano) per promuovere il torneo di Milano di cui è media partner, è stato un pressing pesante e… prematuro, visto che il migliore dei Next, Sascha Zverev, negli Slam ha avuto fin qui un percorso fallimentare, anche se si è riscattato nei Masters 1000 e nelle finali ATP di Londra. Il secondo migliore era stato Stefanos Tsitsipas, finalista a Toronto dopo aver infilato allo spiedo 4 top-ten, sebbene poi battuto da Rafa Nadal 76 62 in finale.

Gli altri avevano ogni tanto messo a segno un exploit, ma insomma la vecchia guardia aveva tenuto alla grande, con i primi due Slam appannaggio del Fedal e poi il ritorno in grande stile di Super-Djokovic. Se c’era stato un newcomer in ascesa al vertice, beh, questi era stato Kevin Anderson, 32 anni, con Cilic, Thiem, Isner a far da immediato contorno, alla faccia della New Generation. Insomma anche se McEnroe parla di “cambio della guardia” in atto, occorre far passare ancora quattro giorni prima di capire se è già in atto o è prematuro dirlo. Come sarebbe, tanto per esser chiari, se alla finale arrivassero Djokovic e Nadal che ancora oggi sembrano più favoriti dei loro competitor più giovani.

Di questo Slam che invece per la prima volta vede uno Tsitsipas in semifinale – “Era il mio obiettivo per quest’anno, non mi aspettavo di centrarlo subito” – e un Tiafoe nei quarti, due ventunenni (tanto tuonò che piovve per i Next Gen!), scrivo fra un po’, dopo aver spiegato perché per la seconda volta la penso come Fognini. Fabio ha chiesto di non giocare in Coppa Davis contro l’India, e di restare a casa a far compagnia alla moglie Flavia, al figlioletto Federico. Legittimo e comprensibile. Trovo che per un professionista (che oltretutto ha esordito in Davis nel 2008 e ne è stato spesso il trascinatore) sia una scelta giustificabile. Anche se il team italiano appare un tantino indebolito, senza il suo n.1. Corrado Barazzutti, che ha sempre obbedito pedissequamente a quanto gli ha chiesto il presidente federale, fosse bianco oppure nero, ha proceduto a convocare Berrettini, Cecchinato, Seppi, Bolelli e Fabbiano.

Non era stato giusto prendersela nel 2008 con Simone Bolelli che aveva scelto, con il suo coach Pistolesi, di evitare il match con la Lettonia del solo Gulbis a Montecatini – e fu squalificato e ingiuriato un po’ da tutti i federales “ha sputato sulla bandiera” arrivò a dire Nicola Pietrangeli raccogliendo applausi da un gruppo di antiquati dirigenti – così come non era stato giusto obbligare Andreas Seppi a fare il giro del mondo per presentarsi a capo chino a Castellaneta Marina (non la località più semplice da raggiungere) alla vigilia di Italia-Bielorussia che schierava il solo (e già vecchio) Myrni. Un’inutile costrizione alle forche caudine. Tanto più che a Volandri era stato concesso di saltare un match in Sardegna sul cemento contro il Lussemburgo. Insomma due pesi e due misure, come ebbe a sostenere invano l’odiato Pistolesi nei confronti del quale si arrivò perfino a imporre ai telecronisti di Supertennis di non citarlo quando veniva regolarmente inquadrato all’angolo di Robin Soderling!

Ma Binaghi dettava legge – credo che la detti ancora, ma forse ha imparato a essere un po’ meno istintivo – e tutti eseguivano senza eccepire né battere ciglio. Poi è stata Francesca Schiavone a rompere il ghiaccio, chiedendo di poter rinunciare – per meriti sportivi acquisiti – a far la riserva in Fed Cup alle rampanti Pennetta, Errani e Vinci. Quando finalmente anche i dirigenti più ottusi capirono che avevano sempre sbagliato, la situazione si è normalizzata e a tutti e a tutte (tranne che a Giorgi per via di lauti rimborsi percepiti in cambio) è stato concesso di privilegiare i propri interessi, agonistici, di classifica, economici.

Giusto quindi dar via libera a Fognini che, peraltro, se non avesse perso per la sesta volta dal solito Carreno Busta, e fosse andato un filino avanti sarebbe rimasto – forse con Barazzutti – qua a Melbourne per proseguire da qui in India e allenarsi sull’erba. Tutti gli azzurri sono invece tornati in Italia e voleranno sabato verso Calcutta, dove chissà che razza di erba (o sterco di vacca?), troveranno. Dato a Fognini quel che è di Fognini, anche se per la verità l’India sull’erba potrebbe anche rivelarsi più ostica di quanto poteva essere la Lettonia del solo Gulbis e la Bielorussia del solo Myrni – quella fu la difesa d’ufficio dei federales per esigere la condanna degli azzurri che non volevano dare la loro disponibilità a giocare –  torno a scrivere dell’Australian Open e del conflitto generazionale finalmente in atto, dopo che due dei Fab Four hanno sventolato bandiera bianca e sono rimasti solo Djokovic e Nadal a difendere la vecchia guardia.

Per prima cosa segnalo che Djokovic ha preferito allenarsi a porte chiuse, impedendo l’accesso a giornalisti e fotografi. Ha così seminato apprensione fra i colleghi serbi. Temono che, dopo averlo visto un tantino in difficoltà con il corridore e super-ribattitore Medvedev che mi ha ricordato tantissimo Gattone Mecir e il primo Andy Murray, Nole abbia un po’ di sciatica. Vedremo. Anche Nadal mostra gli inevitabili acciacchi della Old Generation con una vistosa fascia elastica a bloccargli l’addome. Che sia dipeso dal nuovo modo di servire, peraltro efficacissimo? Richiestone in conferenza stampa dopo la brillante lezione inflitta a Tiafoe, come sempre quando si accenna ad un suo possibile infortunio, Rafa ha preferito glissare e parlar d’altro.

Però, ragazzi, come ha giocato bene in queste prime cinque partite! Impressionante. Anche perché dopo i 4 mesi di stop, dopo il ritiro precauzionale di Brisbane, tutti si aspettavano di vederlo poco brillante. E tutti ci siamo sbagliati. Non ha incontrato dei fenomeni, tre australiani ai primi tre turni, ma li ha tutti demoliti, senza perdere un set. E secondo alcuni il giovane pupillo di Hewitt, De Minaur, avrebbe potuto impensierirlo. Non è stato assolutamente così.

Federer non è mai riuscito a strappare il servizio a Tsitsipas fra Hopman Cup e Melbourne. Ci riuscirà Rafa? I tanti lettori che mi accusano di essere Ubinadal – e non ho alcuna difficoltà nel dire che stimo molto Rafa, dentro e fuori del campo, seppur poi non in modo sostanzialmente diverso di quanto stimi gli altri Fab – sanno bene che nell’esercitare questa amata predilezione ho sempre fatto intimamente il tifo per la miglior storia giornalistica. E non per un tennista o un altro. Ebbene non c’è dubbio che lo Slam australiano vinto da Tsitsipas, primo greco di sempre (se non contiamo Sampras che di greci aveva i genitori ma era nato e cresciuto in California) sarebbe certamente una storia straordinaria. Tsitsipas è uno vero. Sa fare tutto, gran servizio, “ottimo su tutti e due i lati” come l’ha descritto un ammirato Rafa Nadal.

E poi ha personalità. Altrimenti non avrebbe superato la difficile prova del nove con il tosto Bautista Agut che lo ha messo alla frusta, vincendo il secondo set e conquistando un break di vantaggio nel terzo set che avrebbe potuto rivelarsi decisivo. Vero, peraltro, che il suo idolo Federer sorprese sì Sampras nel 2001 in un memorabile incontro di ottavi a Wimbledon… ma poi perse da Tim Henman. E Nadal è molto più forte di Henman… Di Federer, Tsitsipas non ha solo il rovescio a una mano, un gran bel servizio capace di tante variazioni nonchè una gran mano quando viene avanti e gioca al volo. Ma di certo non solo, del primo Roger, soltanto i capelli lunghi: “Ok la prossima settimana vado dal parrucchiere!” mi ha risposto sorridendo.

Per la verità anche il recupero di Nadal, e l’avvicinamento ai 20 Slam di Roger, con alle viste il secondo Slam della stagione nel prediletto teatro parigino, darebbe motivi per scrivere. Con l’aiuto di Carlos Moya, che ha sostituito suo zio Toni come coach, Rafa sembra aver modificato leggermente ma migliorato notevolmente l’azione del servizio. E il dritto è sempre letale. Idem interessante l’ipotesi di un Djokovic campione, e superfavorito della vigilia dell’Open, che conquistasse il terzo Slam consecutivo candidandosi a un secondo Grande Slam in 12 mesi di due anni diversi.

Ciò detto invito a non trascurare un tennista assai poco spettacolare, ma fortissimo quando il fisico non lo tradisce: fin qui Raonic è stato imponente e quasi irresistibile. Insomma soltanto all’Imbucato Pouille e al Giap Nishikori (che quando arriva al quinto set ama smentire chiunque lo consideri tanto fragile) non mi sembrano da Gran Premio. Così come fra le donne, mentre considero Petra Kvitova con un piede in finale e la gran favorita del torneo se scende dal letto – appunto – con il piede giusto e dalla parte giusta, non riesco a immaginare campionesse di questo Slam Svitolina (già miracolata nel torneo con la Zhang) né la pur ammirevole Collins cui, davvero, non manca una personalità diversa da quella di quasi tutte le tenniste sbocciate come enfant-prodiges.

Pliskova mi ha impressionato sia contro un’ottima Giorgi sia – ancor più – contro Muguruza, letteralmente surclassata. Dominò Serena nella semifinale US Open del 2016, ci ha poi perso nella stessa New York pochi mesi fa (ma stavano e giocavano peggio entrambe), se arrivasse in finale non mi stupirei. E se avessimo, in quel caso, una finale in famiglia contro Kvitova, sarebbe la prima finale tutta ceca in uno Slam. Ricordo una ceco-slovacca, Lendl-Mecir all’US Open, ma appunto i due avversari non erano entrambi cechi sebbene al tempo la Cecoslovacchia fosse ancora un Paese solo.

Sul match Osaka-Svitolina credo che l’esito dipenda più dalla giapponese che dall’ucraina. E scrivendo di giapponesi e cechi mi accorgo che i loro Paesi hanno ancora in corsa due rappresentanti, come soltanto gli USA con Serena e Collins. Ma il Paese del Sol Levante è il solo ad essere ancora rappresentato sia in campo maschile sia in campo femminile. Chiudo dicendo che Luca Baldissera che ha seguito in questi giorni i nostri giovani sostiene che sia Zeppieri, quasi di più, sia la testa di serie n.1 Musetti, ancora soltanto diciassettenni, sembrerebbero più forti degli altri. Io mi fido, ma non sono sicurissimo che abbia visto tutti gli altri. Incrocio le dita e… siccome non sono mai contento, impreco al fatto che si trovino nella stessa metà del tabellone e uno dei due non possa andare più in là di una semifinale. Salvo il fatto che in questo caso saremmo sicuri di averne uno in finale. Chi dei due? Chi di voi lettori è in grado di scriverne e specificare le differenze (senza copiare Baldissera?)

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