Indian Wells: bene Fabbiano. Vince Aliassime, fuori Tiafoe

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Indian Wells: bene Fabbiano. Vince Aliassime, fuori Tiafoe

INDIAN WELLS – Ordinaria amministrazione per Thomas. Ottime sensazioni dal 17enne Auger-Aliassime, Tiafoe delude contro Escobedo. De Minaur emerge dalla lotta

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T. Fabbiano b. [WC] B. Klahn 6-4 6-4 (dal nostro inviato a Indian Wells)

L’urlo finale di Thomas Fabbiano sul passante fuori del suo avversario sintetizza tutto il valore di questa vittoria per il giocatore pugliese, reduce da un inizio anno particolarmente complicato e bisognoso di successi e fiducia. L’avversario che l’urna aveva riservato al nostro Thomas non era niente di particolare, bisogna dire la verità: Bradley Klahn è un onesto mestierante della racchetta, che svolge la sua attività prevalentemente nei tornei challenger ed è arrivato ad un best ranking di n.63, ottenuto in gran parte sfruttando le pieghe del regolamento ed andando a giocare tornei minori in Oceania.

 

Klahn è partito forzando la battuta, prima e seconda, spingendo molto con il diritto e cercando di sfruttare il rovescio tagliato lungolinea per costringere Fabbiano a passanti di rovescio sulla palla bassa. Thomas è stato molto abile a rispondere al servizio dell’avversario senza perdere campo e rimanendo aggressivo.È stata la mia prima vittoria in un Masters 1000, anche se non bisogna nascondersi che il sorteggio è stato benevolo – ha ammesso Fabbiano al termina dell’incontro – non ho giocato bene come a Dubai ed a Marsiglia, non ho fatto i vincenti con il diritto che ho fatto in quelle occasioni, ma sono stato solido, concentrato nei game di servizio e con due buoni game di risposta sono riuscito a portare a casa il match”. Particolarmente bella la risposta di rovescio incrociata che gli ha dato il break decisivo nel secondo set, uno splendido anticipo bimane su uno slice esterno mancino volto a spedire Thomas nelle prime file dello Stadium 3, da dove per tutto il primo set hanno assistito al match anche Matteo Berrettini (ripescato poche ore prima come lucky loser) ed il suo coach Santopadre.

Al prossimo turno arriva un top 10 come Jack Sock che però quest’anno ha vinto una sola partita. “Eh, io ne ho vinte due, quindi non è che siamo troppo lontani – si schernisce Fabbiano – tra due giorni andremo in campo come due giocatori che all’inizio di quest’anno hanno fatto fatica, e vedremo chi lo soffrirà di meno. Domani ho una giornata intera per prepararmi e capire come giocare. Lui ha un gran servizio, per cui la mia risposta dovrà funzionare. Se faccio le mie cose al meglio, credo di potermi costruire delle chance di vittoria”.

Sono venuto qui in America per provare a ripetere il livello di tennis che ho espresso a Marsiglia e Dubai, perché quella è la base per togliermi tante soddisfazioni quest’anno. Se gioco in maniera meno brillante, come oggi, è più difficile portare a casa una partita difficile come quella con Sock, per cui dovrò alzare il mio livello”.

GLI ALTRI INCONTRI (Raffaello Esposito)

Il deserto della Bassa California, Tucson, Yuma e a qualche giorno di cavallo il Messico e la riserva navajo dell’amata Lilyth. Non manca nulla per attendersi una mirabolante avventura di Tex Willer e i suoi pards. E non è detto che sostituendo i winchester e i proiettili con racchette e palline – considerando le velocità raggiunte oggigiorno – i rischi per i nostri eroi siano minori. Laggiù fra cactus e pietre mancano alcuni dei tiratori più celebri del West come “el indio” Nadal o Sir Andrew mentre quelle del vecchio sceriffo Novak per ora sparano a salve. Mai fidarsi di lui… Signori eccoci a Indian Wells, più di un Masters 1000 ma meno di uno Slam, la porta d’ingresso per la parte più importante della stagione. In città giovani kid dal grilletto facile si aggirano spavaldi per le strade in cerca di fama e gloria. Partiamo da loro.

DUELLI AL SOLE – È quasi un mezzogiorno di fuoco quello in cui Ernesto Escobedo (117 ATP) spazza dal campo il più accreditato Frances Tiafoe (64 ATP). Il vincitore si è appoggiato a una prima di servizio costantemente sopra le 130 miglia orarie e a un gioco certamente più meccanico dell’avversario ma efficacissimo. In poco più di un’ora è tutto finito, nell’aria un vago odore di polvere da sparo, ma sarebbe potuto durare ancor meno se Escobedo non si fosse fatto recuperare un break a metà primo set. Troppi errori di Frances, carente soprattutto dal lato del rovescio e incapace di dare continuità ai suoi buoni momenti. Tabellone ghiotto per Ernesto, al prossimo turno avrà Feliciano Lopez e nella strada verso i quarti probabilmente uno fra Sock e Pouille. Si può fare.

Fa ancora caldo quando il diciassettenne canadese Felix Auger-Aliassime (169 ATP) vince alla grande il suo primo incontro nel circuito maggiore – nonché prima vittoria di un classe 2000 in un Masters 1000 – lasciando steso a terra senza pietà Vasek Pospisil (75 ATP). Non gli sono serviti a nulla dieci anni in più di esperienza di fronte al gioco esplosivo del suo avversario, sempre il primo a determinare l’esito degli scambi grazie anche a una velocità di piedi sovrumana. Felix pensa e gioca in modo veloce e il ritmo che impone agli scambi non è sostenibile da Pospisil che perde due volte il servizio nel primo set. Nel momento chiave del secondo il ragazzino piazza un ace per annullare un set point e si aggiudica il tie break. Altra foglia d’acero – forse un poco appassita – per lui al prossimo turno, Milos Raonic. Il programma del giorno era stato aperto dalla facile vittoria di Gael Monfils (42 ATP) contro Matthew Ebden (78 ATP) ma la lotta vera è arrivata qualche ora dopo. Il diciannovenne Alex De Minaur (141 ATP) gran combattente e degno erede di “Rusty” Hewitt, raddrizza un match nato male battendo al terzo il più potente tedesco Jan-Lennard Struff. (56 ATP). Ha la forza di vincere il tie-break del secondo dopo aver mancato due set point sul 6-5 e pure quello del decider nel quale aveva un break di vantaggio. Match point significativo: Struff serve sotto 5-6, scende a rete e piazza una buona volée corta incrociata. Alex non si arrende e arriva in scivolata al passante che costringe il tedesco all’errore.

OUTSIDER, LOTTA E RITIRITennys Sandgren (59 ATP) si giova del ritiro di Nikoloz Basilashvili (83 ATP) ad inizio secondo set ma non per tutti è stato così facile. Pierre-Hugues Herbert (93 ATP) vince attaccando a rete (cioè “alla vecchia maniera”, come dice McEnroe) il derby contro quel volpone di Gilles Simon (70 ATP), che è stato vicino a chiudere nel secondo prima di crollare. Vittorie battagliate al terzo anche per il grande vecchio Marcos Baghdatis (102 ATP) contro Yoshihito Nishioka (255 ATP) e il portoghese Joao Sousa (85 ATP) opposto a Mikhail Youzhny (95 ATP). Stesso svolgimento per Leo Mayer (47 ATP), che estromette con qualche sorpresa Viktor Estrella Burgos (153 ATP) .

QUALIFICATI & AFFINI – Fra coloro che sono emersi dall’inferno delle qualificazioni, vittoria per il giapponese Taro Daniel (109 ATP), che domina al terzo l’inglese Cameron Norrie (111 ATP), salito alla ribalta nell’ultimo turno di Davis. Stesso esito per l’indiano Yuki Bhambri (110 ATP) su Nicolas Mahut (101) e per Tim Smyczek (126 ATP) contro Laslo Djere (96 ATP). Mischa Zverev ha superato Mikhail Kukushkin in tre set.

Risultati:

[WC] E. Escobedo b. F. Tiafoe 7-5 6-3
[Q] Y. Bhambri b. [Q] N. Mahut 7-5 6-3
[Q] M. Baghdatis b. [PR] Y. Nishioka 7-5 3-6 7-5
J. Sousa b. M. Youzhny 4-6 6-4 7-6(4)
G. Monfils b. M. Ebden 6-3 6-3
M. Fucsovics b. V. Troicki 7-6(3) 6-1
P.H. Herbert b. G. Simon 6-7(8) 7-6(5) 6-3
[Q] T. Daniel b. [Q] C. Norrie 6-3 1-6 6-1
[LL] D. Sela b. P. Gojowczyk 6-4 6-4
[WC] A. De Minaur b. J.L. Struff 3-6 7-6(3) 7-6(5)
[WC] T. Sandgren b. N. Basilashvili 6-2 2-1 rit.
L. Mayer b. V. Estrella Burgos 6-4 4-6 6-1
[Q] F. Auger-Aliassime b. [Q] V. Pospisil 6-2 7-6(4)
M. Zverev b. M. Kukushkin 6-3 4-6 6-1
T. Fabbiano b. [WC] B. Klahn 6-4 6-4
[Q] T. Smyczek b. L. Djere 6-3 6-2

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ATP Montreal: la prima volta di Carreno Busta, la lunga attesa è finita

Pablo Carreno Busta corona una settimana perfetta conquistando il primo titolo Masters 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

P. Carreno Busta b. [8] H. Hurkacz 3-6 6-3 6-3 (da Montreal, il nostro inviato)

Il mentore di Pablo Carreno Busta, l’ex n. 1 del mondo Juan Carlos Ferrero, ha lasciato Montreal venerdì per andare con il suo pupillo Carlos Alcaraz al Western&Southern Open di Cincinnati. Forse però avrebbe preferito rimanere in Canada per assistere al giorno più bello del su assistito che a 31 anni compiuti il mese scorso e giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita è riuscito a conquistare il più importante sigillo della carriera professionistica.

Con pieno merito Carreno Busta ha portato a casa il trofeo color rame dell’Omnium Banque Nationale presentè par Rogers di Montreal, sesto Masters 1000 della stagione e prima tappa dell’avvicinamento del tour allo US Open.

 

Confermando lo straordinario momento di forma messo in mostra durante tutto il torneo, nel quale ha fatto fuori uno dopo l’altro i primi due giocatori italiani, Berrettini e Sinner, Carreno Busta ha fatto fruttare i progressi fatti con la battuta (solo tre break subiti nelle prime cinque partite, più un altro durante la finale) mantenendo anche durante la finale una percentuale di realizzazione oltre il 70% sia sulla prima sia sulla seconda.

Hurkacz ha pagato il grande numero di errori gratuiti (24, contro 10 di Carreno Busta) arrivati nel corso di una condotta di gara comunque estremamente aggressiva, che però non ha dato i frutti sperati anche per colpa dei cali di tensione arrivati nei break concessi nel secondo e nel terzo set.

IL MATCH – Un misto di tensione, cautela ed emozione da parte di entrambi i protagonisti hanno fatto sì che i primi game della finale non siano stati proprio memorabili. Si trattava, d’altra parte, di una partita importante per tutti e due, un’occasione a cui nessuno dei due è particolarmente avvezzo.

Hurkacz aveva iniziato provando ad addormentare gli scambi con traiettorie piuttosto alte e con l’occasionale ‘chop’ di diritto per evitare di entrare nella macchina tritacarne di Carreno Busta che sugli scambi in progressione da fondo gli è certamente superiore. Il polacco è un giocatore più poliedrico, e pertanto ha provato a tenere lo scambio su velocità che potessero consentirgli di manovrare la palla e crearsi le aperture per le conclusioni offensive.

Il primo break è arrivato al sesto game, paradossalmente conquistato da Hurkacz più con le sue doti difensive che non proiettandosi in avanti. Un paio di errori di Carreno Busta hanno fatto la differenza, e da lì in poi il servizio di Hurkacz ha fatto il resto per chiudere il primo set in 31 minuti.

I 9 errori gratuiti commessi dal polacco (contro altrettanti vincenti) nel corso di un set comunque vinto lasciavano presagire che la partita potesse avere molto altro da dire. E infatti subito all’inizio del secondo parziale un game di black out di Hurkacz (quattro errori totalmente non forzati) gli costava il break a zero. Carreno Busta aumentava i giri del motore sui colpi da fondo mentre Hurkacz alzava la velocità del servizio che arrivava a toccare anche i 226 chilometri all’ora. Il risultato è che gli scambi si accorciavano e ai ribattitori rimanevano solo le briciole. Risultato: 6-3 Carreno Busta, e dopo 66 minuti si arrivava al terzo set.

Dopo un’inizio di parziale decisivo sostanzialmente in equilibrio, con Hurkacz che spingeva sempre più insistentemente sul rovescio di Carreno Busta e quest’ultimo che si difendeva da par suo tirando fuori passanti di grande fattura, sull’1-1 il polacco offriva su un piatto d’argento il break con un diritto tirato in mezzo alla rete e una palla corta al terzo colpo che non aveva grande motivo di esistere. Hurkacz provava a recuperare spingendo ancora di più la risposta, ma senza grandi risultati. Il pubblico aveva modo di esaltarsi per un grande scambio chiuso da una “veronica” di Carreno Busta che spingeva il suo avversario a lanciare la racchetta inviperito (fortunatamente senza che nessuno venisse colpito).

E quel punto è probabilmente stato il colpo del K.O. per Hurkacz, che da quel momento in poi è andato via via affievolirsi, fino a subire la risposta vincente lungolinea di rovescio che ha regalato a Pablo Carreno Busta il suo primo titolo Masters 1000 della carriera.

Con questa vittoria lo spagnolo risale al n. 14 del ranking mondiale e al n. 11 della ATP Pepperstone Race, mettendosi prepotentemente in lizza per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Hurkacz invece rimane al decimo posto della classifica ma sale alla nona piazza della Race, anche lui confermando le sue ambizioni per un posto tra gli otto di Torino.

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ATP Montreal: ancora superato il record di spettatori. Ora va verso l’allargamento del tabellone

Ritoccato il recordo mondiale di presenze per tornei non-combined di una settimana: 237.158 spettatori. Dal 2024 avrà 12 giorni di gare e tabellone da 96 giocatori

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Altro anno, altro record per il torneo Masters 1000 di Montreal, quest’anno denominato “Omnium Banque Nationale presenté par Rogers”. Dopo 10 anni di “Rogers Cup presented by National Bank” i due sponsor si sono scambiati nel 2021, principalmente in virtù di un prestito agevolato concesso dall’istituto di credito a Tennis Canada che ha così consentito alla federazione della foglia d’acero di sopravvivere i durissimi anni della pandemia che hanno portato alla cancellazione del torneo nel 2020 e alla drastica riduzione del pubblico nel 2021 (massimo 5.000 spettatori a sessione nello stadio e porte chiuse per i campi laterali).

Ma anche se passano gli anni e cambiano i nomi, la costante che rimane è l’abbattimento anno dopo anno dei record di presenze per un torneo non-combined di una settimana, record che Montreal detiene sia per la versione ATP sia per la versione WTA. In questa edizione 2022 è stato ulteriormente ritoccato il record di spettatori con 237.158 unità, conteggio che supera di qualche migliaio il record stabilito nel 2019 che, a livello ufficiale, era di 223.016, ma quella cifra includeva uno “zero” nella casella della sessione serale di sabato, in quanto la semifinale tra Rafael Nadal e Gael Monfils fu cancellata a causa del ritiro del francese e tutti i biglietti furono rimborsati, ma quella sessione altrimenti sarebbe stata esaurita quindi ci sarebbero stati all’incirca 12.000 spettatori in più.

Un successo che continua di anno in anno per un torneo che per numero di spettatori costituisce il secondo evento della regione, dopo il Gran Premio di Formula 1 di inizio giugno. La differenza principale, tuttavia, e che mentre la Formula 1 è sempre più diventato un “destination event”, ovvero un evento per chi si reca a Montreal esclusivamente per quello scopo, il torneo di tennis invece è una manifestazione principalmente locale: gli spettatori sono in gran parte abitanti della zona, certamente integrati da qualche appassionato che viene da lontano, ma sostanzialmente è un torneo che rappresenta la “tifoseria tennistica” del Quebec.

 

Ed è proprio per questo motivo che sarebbe stata auspicabile una campagna più lunga per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime, anche se il direttore del torneo Eugene Lapierre ha confermato nella conferenza stampa di fine torneo: “Se mi avessero garantito che Felix sarebbe arrivato ai quarti di finale avrei firmato subito”. Auger-Aliassime ha comunque fatto la sua parte, vincendo due turni e soprattutto rendendosi disponibile fuori dal campo per iniziative collaterali per aiutare a promuovere il torneo:Si è offerto volontariamente – ha raccontato Lapierre – è venuto da noi per chiedere se poteva fare qualcosa per aiutare il torneo”.

Il video-sorpresa che è stato preparato per lui in occasione del suo compleanno (l’8 agosto) è diventato subito virale, ma ci sono state diverse altre iniziative che l’hanno coinvolto e che sono state molto gradite dai media locali e dalle persone che hanno lavorato nel torneo.

Anche gli altri giocatori apprezzano l’atmosfera del torneo, che riesce a creare un ambiente in cui è molto piacevole giocare. “La partita di venerdì sera tra Paul ed Evans si è giocata con il tutto esaurito, e con i giocatori nella players’ lounge che seguivano il match davanti alla TV. ‘Il torneo di Montreal è questo’ mi ha detto il responsabile comunicazione dell’ATP”.

Ma ovviamente non bisogna mai sedersi sugli allori e allora ecco che Lapierre pensa già ai progetti per l’anno prossimo. “Sicuramente equipaggeremo un quinto campo con Hawk Eye Live in modo da poterlo usare per i match ufficiali in caso di ritardi per pioggia. Quest’anno avremmo voluto farlo, ma purtroppo non è stato possibile perché non avevamo nel contratto con Hawk Eye l’equipaggiamento di un quinto campo. Il costo sarebbe stato intorno ai 40.000 dollari, che per un torneo come il nostro è una spesa tutto sommato marginale”.

Quest’anno per la prima volta sono stati introdotti i riflettori al LED sul campo centrale, e sembra che il feedback sia stato positivo. Verrà considerata l’introduzione dello sfondo del campo a LED in modo da avere un display dinamico, così come verranno aggiunte zone d’ombra per il pubblico (che peraltro già quest’anno sono state davvero abbondanti) e verrà creato uno spazio supplementare di altri 15.000 piedi quadrati (circa 1400 mq) vicino alla palazzina servizio per altre attività e si proseguirà con la preparazione al torneo al salto di qualità previsto per il 2024, quando dovrebbe diventare un torneo da 12 giorni con un tabellone da 96 giocatori.

Ci sono ancora parecchi passi da intraprendere prima di arrivare lì – ha confermato Lapierre – ma credo che ci arriveremo. Stiamo lavorando in collaborazione con l’ATP per raggiungere quell’obiettivo. Secondo loro non abbiamo bisogno di più spazio, anche se io credo che sia necessario per avere un tabellone da 96 giocatori, e siamo sicuri che riusciremo ad aggiungere più spazio grazie al finanziamento ottenuto dal Governo Federale del Canada”. Prima dell’inizio del torneo, infatti, Tennis Canada ha annunciato che nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo Economico della Regione del Quebec aveva ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari canadesi (circa 7,6 milioni di euro).

Quello dell’aumento del tabellone da 56 a 96 giocatori sarà un passaggio da brividi per l’Open del Canada, che soprattutto nella sede di Montreal ha uno degli impianti più piccoli di tutti i Masters 1000. Ed essendo un torneo estivo dovranno anche risolvere il problema del calendario, che vede i tornei perennemente compressi tra Wimbledon e lo US Open, che nel 2024 avrà anche il rompicapo supplementare dei Giochi Olimpici di Parigi, in programma dal 27 luglio al 4 agosto.

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Darren Cahill : “Jannik può giocare qualsiasi tipo di tennis. Può vincere uno Slam”

Il supercoach di Jannik Sinner parla a Tennis Italiano: “Può farcela in uno Slam ora, a patto che continui a migliorare”

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Darren Cahill

Darren Cahill è stato un tennista di tutto rispetto, sia in singolare (n.22) che in doppio (n.10), ma se possibile da allenatore – consigliere tecnico che dir si voglia – ha fatto ancora meglio. Tra gli altri si è seduto, portandoli in alto, sulle panchine di Lleyton Hewitt (che definisce il più vicino a Sinner dei suoi assistiti), Andre Agassi, e Simona Halep, prima di approdare come supercoach al fianco di Simone Vagnozzi su quella di Jannik Sinner. E proprio dell’altoatesino, in un’intervista realizzata da Stefano Semeraro per la rivista “Il Tennis Italiano“, parla lungamente e con vista rosea sul futuro.

Ho accettato di allenare Jannik perché è un bravissimo ragazzo, oltre che un grande giocatore“, esordisce Cahill, “In Australia mi ha impressionato perché sorrideva sempre, era molto gentile e determinato. Non mi interessa il ranking, ma la persona e le potenzialità che vedo in lui“. Ma da ciò, subito si parte poi a parlare dei miglioramenti in campo di Jannik, e degli obiettivi per il prossimo futuro: “Negli ultimi 12-15 anni il tennis è stato dominato da quattro signori molto forti, e per gli altri è stata dura. Potevano andare un po’ avanti, ma poi c’erano Roger, Rafa, Nole e Andy, anche gli ottimi giocatori. Ora le cose stanno cambiando, ci sono giovani campioni che crescono, e Jannik è tra quelli che possono vincere negli Slam. E non intendo in futuro, ma proprio ora, a patto che poi continui a migliorarsi nei prossimi 10 anni“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Jannik gioca molto bene sul duro“, prosegue il coach con sguardo alle prossime, intense settimane, “Ho visto i suoi match agli Australian Open, si muove bene sul cemento e il suo gioco è abbastanza potente per quel tipo di superficie, i campi degi US Open sono inoltre abbastanza veloci. Il suo servizio sta migliorando, come la transizione a rete e il gioco a volo, ha fatto importanti progressi negli ultimi due anni, con Riccardo e poi con Simone; è importante però che ragioni in prospettiva, che sappia che tipo di tennis vuole giocare nel giro di due anni e faccia di tutto per arrivarci“. E Sinner è migliorato decisamente anche sulla seconda di servizio, oltre che nel gioco a rete, per cui Cahill ha ricevuto i complimenti di Pat Cash: “Sia io che Simone ci stiamo lavorando, abbiamo le idee chiare ma Jannik deve esserne convinto. Sta dando il massimo, l’esercizio e la costanza rendono automatico ciò che non lo è. Pensiamo a Rafa, Novak o Andy: nessuno di loro all’età di Jannik andava volentieri a rete, hanno sviluppato il loro gioco nel corso degli anni. Ha inciso anche il secondo servizio, importantissimo, perché se riesci a renderlo vario ti aiuta anche con il primo, ti fa sentire più libero. Per me è più importante“.

 

Non dimentichiamo, inoltre, che Sinner senza mai aver vinto prima un match su erba, è stato due set in vantaggio contro Novak Djokovic, con Cahill al suo angolo: “Sull’erba più ci giochi e più ti trovi a tuo agio. I primi match sono stati incredibilmente importanti, ha imparato come muoversi, come stare nel punto. Sull’erba Jannik può diventare un giocatore molto pericoloso e lo ha dimostrato nella seconda settimana a Wimbledon. Deve essere solo orgoglioso di ciò che ha fatto“. Toccando l’argomento superfici, ormai sempre meno limitanti di quanto fossero un tempo, si parla anche della varietà gioco che possiede l’azzurro: “Per me è un tennista all around molto aggressivo da fondo che deve rifinire le sue qualità a rete. Non è il solo, altri possono fare il suo gioco, ma non si può vincere facendo un solo tipo di tennis, devi avere una varietà di opzioni, e Jannik può farlo“.

L’obiettivo ATP Final non può naturalmente essere taciuto: “Non ci siamo posti un traguardo preciso, un numero, un torneo. Jannik può vincere subito. ma è un processo che richiede tempo. Le ATP Finals sono importanti, un obiettivo per chiunque. Ci sono gli Slam e poi le Finals, giocarle è un grande onore; che siano a Torino è bellissimo, ma lo sarebbe ovunque“. In ultimo l’australiano parla anche del ruolo dell’allenatore, e di quanto sia cambiato: “Oggi è più facile allenare rispetto a 20 anni fa, perché non c’è un solo coach, ma i tennisti investono per avere più voci tecniche da ascoltare. Novak, Rafa, Roger e Andy hanno reso questo sport molto professionale. Sono scattati avanti, e gli altri hanno dovuto inseguirli e imparare da loro, capire perché erano così forte e dove migliorare“.

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