Miami: del Potro spazza via Nishikori, bene Cilic e Chung, fuori Dimitrov

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Miami: del Potro spazza via Nishikori, bene Cilic e Chung, fuori Dimitrov

L’argentino prosegue il suo momento magico lasciando quattro giochi al giapponese, ancora lontano dai suoi livelli migliori. Grigor eliminato da un ottimo Chardy

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[5] J.M. del Potro b. [26] K. Nishikori 6-2 6-2 (dal nostro inviato a Miami, Luca Baldissera)

Il terzo match in programma sul centrale di Crandon Park è uno di quelli che hanno molti significati per chi lo gioca. Una storia di ritorni da infortuni pesanti, uno riuscito e vincente, l’altro ancora incerto e pieno di dubbi. Da un lato, l’argentino Juan Martin del Potro (29 anni, 6 ATP), dall’altro il giapponese Kei Nishikori (28 anni, 33 ATP). Il primo ormai recuperato definitivamente al grande tennis, fresco vincitore a Indian Wells, il secondo alla sua prima apparizione da tempo in palcoscenici di questo prestigio, dopo aver avuto l’umiltà di ricominciare a trovare forma e ritmo nei challenger. Sono passati quasi 10 anni dal loro primo incontro, New York 2008, del Potro conduce per 5-2. Il favorito, sulla carta, dovrebbe essere chiaramente Juan Martin, ma la stanchezza di tante partite e vittorie consecutive potrebbe avere un prezzo da pagare. Alla fine, prevale facilmente del Potro, purtroppo Nishikori non è ancora al livello dei migliori e si vede.

Ci prova, il simpaticissimo Kei, soprattutto all’inizio, si ricorda di essere stato, e magari di poter essere ancora, uno dei migliori ribattitori del circuito, entra con coraggio sulle risposte, e si procura palla break nel secondo game, non trasformata. Pochi minuti dopo, è Juan Martin ad andare con decisione all’assalto della battuta avversaria, e dopo tre occasioni è lui a piazzare la zampata: 3-2 e servizio in suo favore. Purtroppo per Nishikori, quando un giocatore come del Potro prende l’avvio e va in vantaggio, fermarlo è quasi impossibile. Un secondo break, sigillato da un drittone nell’angolo, manda l’argentino sopra 5-2, parte il coro “Olee olee olee olee, delpoo, delpoo”, qui un argentino gioca in casa, lo sanno tutti. Tre bastonate di servizio, un errore di Kei, e il 6-2 per Juan Martin va in archivio, sono passati 34 minuti. Rivedere in azione un giocatore della qualità di Nishikori è un piacere, ma la ruggine e le incertezze sono ancora evidenti, e sono troppe per competere contro il tennista del momento. Certo, qualche anticipo di rovescio, qualche recupero tirato su a mille all’ora, un magnifico lob liftato nel finale sono stati uno spettacolo, però mancano la continuità e la consistenza punto dopo punto, game dopo game.

 

A inizio secondo set, subito altro break per Juan Martin, che sta dimostrando di essere guarito veramente, e il punto che lo porta 2-0 ne è l’emblema: rincorsa all’indietro a inseguire un bel pallonetto di Kei, e lungolinea di rovescio vincente, spalle alla rete, tirato solo con i polsi, proprio quei polsi tanto sofferenti per anni. “I miei polsi vanno bene, sì. faccio ancora molta terapia, ogni giorno. Ma va bene. Il mio rovescio sta ancora migliorando, a volte vario con lo slice, con le palle corte. Spero di poter colpire pieno sempre di più, a due mani. Mi piace colpire in quel modo“, racconterà Juan Martin in conferenza stampa.

Nel momento in cui si rende conto di non avere scampo nella battaglia da fondocampo, Nishikori, da giocatore intelligente qual è, prova ad attaccare, ma incappa in diverse imprecisioni al volo. Dispiace vedere il doppio fallo di frustrazione che gli costa tre palle del secondo break, così come il rovescio in rete che manda delPo avanti 4-1 e servizio. Il Kei che andava in finale allo US Open, che soffocava gli avversari con gli anticipi fulminanti dal lato sinistro non lo avrebbe sbagliato neanche bendato. La partita, virtualmente, finisce qui, il 6-2 conclusivo è inevitabile, per Nishikori la speranza è che la salute gli consenta di fare di questa pesante sconfitta null’altro che un passaggio, necessario, verso il ritorno al tennis che gli compete. Juan Martin, stanco com’è, non poteva chiedere di meglio di un match facile e veloce, per lui adesso il serbo Filip Krajinovic, primo confronto, i quarti di finale sono nel mirino. Olè olè olè, delPo. Il pubblico del più latinoamericano dei master 1000 è tutto per te.

J. Chardy b. [3] G. Dimitrov 6-4 6-4 (Andrea Ciocci)

Deposto il re, il torneo in cerca di dominatore sembra averlo trovato nel devastante del Potro delle ultime settimane. Di sicuro il ruolo non toccherà a Grigor Dimitrov. Che non gli si attagliasse lo si era già capito dal balbettio messo in scena contro il tedesco Marterer. Oggi, il numero 4 del mondo ha dissipato ogni dubbio facendosi sorprendere da un ottimo Jeremy Chardy. Il bulgaro non è mai parso convinto di potercela fare. Abbandonato da un dritto ballerino, specie quando il braccio non deve tremare, ha ceduto al francese, abile nel far valere la pesantezza dei suoi colpi. Specie nelle combinazioni servizio-dritto. La prima frazione è fedele alla regola del servizio. Ma è palese la mancanza di fiducia della terza testa di serie. Concede 3 palle break nell’ottavo gioco. Salvandosi. Ma cede malamente quando serve, sul 4-5, per rimanere nel set. Sanguinosi alcuni errori di dritto, indicativi di un precario stato di formaNel secondo parziale, Dimitrov sembra autoconvincersi con una serie di pugnetti. Il problema è che non riesce a procurarsi una palla break dal 2-2 del primo set. E, puntualmente, ancora una volta molla di testa in chiusura di set. Un periodico 6-4 garantisce a Chardy l’accesso agli ottavi di finale del Miami Open per la prima volta in carriera. Ennesimo passo falso per il bulgaro, lontanissimo parente del vincitore delle ATP Finals.

[2] M. Cilic b. V. Pospisil 7-5 7-6(4) (Michelangelo Sottili)

Marin Cilic conferma i due precedenti e supera il n. 77 ATP Vasek Pospisil in un incontro dal punteggio equilibrato, con il croato che, tuttavia, è parso sempre in controllo. Il ventisettenne canadese, pur lontano dal suo best ranking (25° nel 2014), sembra tornato sulla strada giusta e si sta ricostruendo una classifica accettabile. In controtendenza rispetto alla stragrande maggioranza dei colleghi, Marin sceglie di iniziare in battuta, colpo destinato a farla da padrone in questo match. Si gioca su pochi colpi e, le poche volte che i due entrano nello scambio, a comandare è Cilic, dotato di una palla più pesante e più abile a spostarsi per sventagliare di dritto, con risultati però altalenanti. Graziato al terzo game da una volé canadese a campo aperto (evidentemente non) impossibile da sbagliare, il croato nato a Medjugorje fa la differenza al dodicesimo gioco con una gran risposta in allungo sulla battuta slice di Pospisil: è set point, subito trasformato con il nono vincente di dritto.

Sotto lo sguardo preoccupato del coach Rainer Schüttler, Pospisil resta attaccato all’avversario anche nel secondo parziale in cui non cambia il leitmotiv – e non cambierebbe neanche il risultato se Cilic sfruttasse uno dei tre match point consecutivi sul 6-5. Vasek vince poi lo scambio più prolungato e bello dell’incontro: recupera l’impossibile sfoderando anche un paio di rovesci a una mano di solo polso per poi infilzare di dritto quell’omaccione sempre indeciso sul se e quando prendere la rete. La sconfitta è però solo rimandata perché, al tie-break, Cilic rientra nei panni del numero 3 del mondo e chiude. Tra scelte bizzarre (swing sudamericano su terra), rinunce (Buenos Aires, Acapulco) e sconfitte al secondo incontro (Rio, Indian Wells), l’eletto a primo e forse unico inseguitore dei due fenomeni dopo il primo Slam dell’anno ha non troppo inopinatamente ceduto il ruolo a Juan Martin del Potro. Agli ottavi il croato dovrà battere John Isner o Mikhail Youzhny per eguagliare il suo miglior risultato (del 2013) sull’isolotto.

[19] H. Chung b. [Q] M. Mmoh 6-1 6-1 (Corrado Boscolo)

Procede spedita la corsa di Chung a Miami. Michael Mmoh, novità del torneo, termina il suo ottimo torneo in Florida. Nessun precedente tra i due a livello ATP, una vittoria di Chung al Maui Challenger. Una partita che vede protagonisti due rovesci estremamente validi, mentre sul piano tattico è un logoramento a chi sfonda per primo l’avversario da fondo, almeno nelle primissime battute. Primo strappo operato da Chung, che si prende il break grazie a due doppi falli di Mmoh. La precisione dell’asiatico è una garanzia che porta diversi punti in tasca, con il giovane americano che è costretto ad arretrare la posizione in campo. Di certo la maratona contro Bautista Agut, nonostante il giorno di pausa non aiuta la tenuta fisica. Chung balza via veloce sul 4-1 pesante, e chiude senza problemi il primo set con il passante. Se nei primi scambi il ventenne americano aveva dato l’impressione di fare partita contro Chung, con il proseguire dei punti si è infranto sul muro avversario. Tanti gratuiti per Mmoh, ma oggi il semifinalista di Melbourne Park sembra di una cilindrata superiore. Secondo set, stessa musica con Chung che conferma di essere in palla, breakka subito l’avversario, volando 3-0. Giocatore di casa che pare annebbiato, senza benzina e non riesce ad arginare la forza d’urto del numero uno d’Asia. La frustrazione di Mmoh non trova soluzione, e il match scivola via senza particolari sorprese. Finisce al limite dell’ora di gioco, con Chung che passeggia verso gli ottavi. Partita francamente senza storia.

GLI ALTRI INCONTRI (Raffaello Esposito)

Si gioca per gli ottavi e l’aria a Crandon Park comincia a essere rarefatta. Ai margini degli incontri di cartello entrano fra i migliori sedici del torneo anche Joao Sousa (80 ATP), Filip Krajinovic (27 ATP).

Il primo a festeggiare è stato Sousa, opposto a Jared Donaldson (49 ATP). Il portoghese gioca il primo set fra doppi falli – cinque in quattro turni – errori di fretta e urla assortite. Cerca sempre di spaccare la palla manco fosse Connors, gli errori si accatastano copiosi e il 6-1 è logica conclusione di tutto ciò, con il buon Jared che ottiene il massimo dal suo gioco lineare ed efficace, senza troppi fronzoli. Set point godibile con attacco su drop e volée in contropiede. D’improvviso a metà secondo le cose cambiano. Donaldson infatti ha un crollo fisico evidente, respira a bocca aperta, i suoi colpi si accorciano di un metro e Sousa è pronto a cogliere l’occasione del pareggio con un filotto di tre games consecutivi. Lo statunitense nel decider, cerca di giocare veloce chiedendo molto anche alla seconda palla, resiste come può ma crolla al decimo gioco. Sousa negli ottavi incontrerà Chung. Poco dopo sul Court 1 il serbo Filip Krajinovic si dimostra troppo solido per l’erratico Benoit Paire, forse pago dello scalpo di Novak Djokovic. Filip si invola sul 3 pari del primo set dopo aver rimontato, brekka ancora dopo quasi otto minuti di lotta – gentile omaggio del dritto avversario – e da lì incamera altri sei giochi consecutivi fino al 3-0 del secondo. In quel frattempo Paire ciondola indolente per il campo, accatasta errori alternati a doppi falli e dopo aver salvato le apparenze con qualche colpo dei suoi stringe la mano al vincitore. Per Krajinovic ora del Potro.

Nella notte italiana è toccato poi ai due bombardieri nordamericani. Il primo a scendere in campo è John Isner (17 ATP) che affronta Mikhail Youzhny (102 ATP). I precedenti – sempre su palchi nobili – davano il russo in vantaggio 2-1 ma entrambe le sue vittorie erano datate, anche se ottenute sul cemento all’aperto. Il russo stavolta non ha potuto molto, John ha avuto una discreta serata alla battuta e questo, unito alla debolezza (sei doppi falli…) di quella avversaria ha fatto la differenza in un incontro che è andato poco sopra l’ora di gioco. Per lui agli ottavi scontro fra mani pesanti contro il favorito del torneo, quel Marin Cilic (3 ATP) che lo ha battuto per sette volte in nove incontri, l’ultima sull’erba del Queen’s lo scorso anno. Per finire è stato Milos Raonic (25 ATP) a passare il turno sconfiggendo in due set Diego Schwartzman (16 ATP). Air Canada non ha tremato in battuta annullando bene le sole tre palle break concesse, mentre su quella avversaria si è mostrato concreto e aggressivo. Dopo un primo set terminato al tie break per 7 punti a 5 Milos prende il volo nel secondo strappando per due volte il servizio all’argentino e confezionando il comodo 6-3 che lo porta al turno successivo. Il suo avversario sarà il francese Jeremy Chardy (90 ATP), contro il quale ha sempre vinto (6-0) ma spesso faticando.

Risultati:

[19] H. Chung b. [Q] M. Mmoh 6-1 6-1
J. Sousa b. J. Donaldson 1-6 6-3 6-4
[22] F. Krajinovic b. B. Paire 6-3 6-3
[2] M. Cilic b. V. Pospisil 7-5 7-6(4)
[5] J.M. del Potro b. [26] K. Nishikori 6-2 6-2
J. Chardy b. [3] G. Dimitrov 6-4 6-4
[14] J. Isner b. M. Youzhny 6-4 6-3
[20] M. Raonic b. [13] D. Schwartzman 7-6(5) 6-3

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Tsitsipas si è operato al gomito: “In campo tra due settimane”

Il greco si è sottoposto all’intervento in una clinica svizzera a causa dell’infortunio che lo ha costretto al forfait alle ATP Finals

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Stefanos Tsitsipas (GRE) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Stefanos Tsitsipas si è sottoposto ad un intervento chirurgico per risolvere il problema al gomito che lo ha afflitto nelle ultime settimane, costringendolo anche a dare forfait dopo il primo incontro alle Nitto ATP Finals. L’operazione si è svolta in una clinica in Svizzera e il tennista greco ha informato i propri fan solo a cose fatte, con un post su FB che lo ritrae a letto sorridente e col gomito fasciato. I tempi di recupero si prospettano comunque piuttosto brevi, come ha annunciato lo stesso Tsitsipas nella didascalia al suddetto post. Il greco dovrebbe ricominciare ad allenarsi a Dubai già tra un paio di settimane per poi fare rotta verso l’Australia.

Queste le parole di Stefanos in calce alla foto:

Le cose spesso diventano più difficili prima di diventare più facili, ma con ogni lotta abbiamo l’opportunità di creare la nostra storia unica. Alcuni giorni la vita è tutta incentrata sui tuoi sogni, speranze e visioni per il futuro. Ci sono anche giorni in cui la vita consiste solo nel mettere un piede davanti all’altro e anche questo va bene. A tutti i fan, grazie per il vostro continuo supporto e incoraggiamento. Sono concentrato su un futuro più sano e più felice. Prossima tappa: preseason a Dubai tra due settimane e poi non vedo l’ora di andare in Australia.”

 

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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