Solido Pouille, eroico Ferrer, Cilic di lusso

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Solido Pouille, eroico Ferrer, Cilic di lusso

Il francese ci elimina, lo spagnolo decisivo, il croato è una macchina da guerra. Facili gli USA. Nei raggruppamenti zonali la Russia rischia la C, primi play-off per la Bosnia

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Archiviato l’ennesimo week-end di Coppa Davis, come al solito pregno di emozioni e di match e sfide palpitanti. Prima di tuffarci nella stagione del rosso, vediamo di fare un’ampia panoramica non solo dei quarti di finale della manifestazione riservata alle rappresentative nazionali maschili, ma anche ai raggruppamenti zonali da dove sono uscite le squadre che sfideranno nei play-off di settembre (14-16, stesso week-end delle semifinali) quelle eliminate negli ottavi del tabellone del World Group per un posto nel tabellone principale 2019 (o in alternativa un posto nella settimana che sarà dedicata alla Davis a fine stagione, se dovesse passare il nuovo format che sarà proposto al Board ITF ad agosto dal presidente Haggerty).

Iniziamo dalla sfida di Genova dove abbiamo ampiamente discusso e valutato la sconfitta della nostra nazionale. Peccato, perché la sensazione a posteriori è che il match non fosse impossibile, ma sarebbe servito un Fognini al top ed un doppio decente. Se (come avevamo scritto nella preview) il doppio si fosse perso (come da pronostico) si sarebbero dovuti cercare 3 punti in singolare e l’impresa si è rivelata fin troppo improba. Impossibile perché Fabio ha giocato due ottimi incontri, battendo prima Chardy sulla distanza ma poi perdendo contro il numero 1 francese Pouille. Perché diciamo che sarebbe servito un Fognini al top? Perché Fabio non è che contro Pouile abbia giocato male, ma quelle cadute di tensione (soprattutto ad inizio secondo set e durante il terzo) non gli hanno permesso di far valere la sua maggior attitudine alla terra, consentendo al suo avversario (soprattutto quando era sul punto di mollare la presa) di ritornare in partita. Un Fognini in condizione avrebbe probabilmente dato lo strattone finale e ottenuto il 2-2, ma tant’è, non avremo mai la controprova.

Fabio Fognini – Italia-Francia, Coppa Davis 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Cosa dire di Seppi, da lui (34 anni ormai compiuti) non si poteva pretendere di più. Contro Pouille è partito lento ma poi lo ha portato al quinto, cedendo sul più bello, soprattutto a nostro parere per un calo di concentrazione dopo la rimonta dei due set iniziali. Mentre era assolutamente lecito attendersi di più dal doppio, dove Bolelli e Fognini sono stati in gara fino al 4-5 del primo set. Troppo poco per portare a casa l’incontro, una volta ceduto il parziale i due azzurri sono letteralmente usciti dalla sfida soccombendo nettamente. Tenuto conto di tutto ciò ecco che la vittoria dei campioni in carica francesi pare più che legittima, visto che nella sostanza hanno rinunciato (volontariamente o per scelta personale) ai vari Tsonga, Gasquet, Simon e Monfils. Ma alle loro spalle (contrariamente a quanto accade da noi) ecco che ti spunta un Pouille determinato a svolgere il ruolo del nr.1, un doppio di tutto rispetto (Herbert e Mahut) ed un comprimario come Chardy che comunque ha fatto quel che ha potuto. Complimenti alla Francia, null’altro da aggiungere.

 

La gioia della squadra francese – Italia-Francia, Coppa Davis 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

A Valencia invece si sono concentrate le più grosse emozioni del week-end di Davis. Innanzitutto la location è stata una delle più belle mai viste (la Plaza de Toros) che ha fatto da cornice ad una sfida con attori di primo livello (Nadal e Alexander Zverev su tutti) e dall’andamento spettacolare, tipico di un match da Coppa Davis. Il doppio tra i due Lopez e la coppia tedesca Puetz/Struff è stato di un livello elevatissimo su entrambi i lati, uno dei più belli degli ultimi anni. Ma dopo l’ennesima dimostrazione di potenza di Nadal sulla terra contro il quotato Alexander Zverev, il colpo di teatro è stato senza dubbio il singolare decisivo tra Ferrer e Kohlschreiber, due tennisti ormai sul finire della carriera che però hanno battagliato per oltre 4 ore senza risparmiarsi, per la loro nazione, per una competizione che qualcuno ancora oggi ha il coraggio di definire anacronistica. L’ha spuntata un super Ferrer che a livello di tenacia non ha pari nemmeno alla sua età mentre il povero Kohlschreiber per l’ennesima volta ha recitato la parte del perdente.

David Ferrer – Spagna-Germania, Coppa Davis 2018 (foto via Twitter, @DavisCup)

A Genova in sala stampa i francesi facevano il tifo per la Spagna, perché volevano Nadal & Co. per una sfida dall’elevato richiamo mediatico. Onestamente chi scrive ha pensato a male. Perché mentre sembra ovvio che contro gli spagnoli i francesi non opteranno per la terra, contro i tedeschi la scelta sarebbe stata più difficile. Dove mettere in difficoltà Alexander Zverev? Ma forse i francesi hanno davvero pensato alla sfida dal grande fascino (ma verrà Nadal a settembre dopo gli US Open?) e allora che sia Francia-Spagna.

Dall’altra parte del tabellone Croazia e Stati Uniti hanno recitato con discreta facilità il ruolo di favorite contro Kazakistan e Belgio. I croati sono comunque dovuti ricorrere alla domenica per chiudere definitivamente la contesa. Il merito è stato quello del solito Mikhail Kukuskin che oramai in Davis è una sentenza e che stavolta si è preso il lusso di battere addirittura un tennista “Next Gen” come Borna Coric. Ma il nr.1 kazako rispetto a qualche anno fa è troppo solo e così alla fine ha dovuto alzare bandiera bianca nel primo singolare della domenica ad uno scatenato Marin Cilic che lo ha letteralmente schiantato portando la Croazia in semifinale. Bene tra i padroni di casa anche il doppio Dodig/Metkic, rimandato Coric apparso ancora acerbo per sopportare le tensioni dell’evento a squadre che come detto più volte ha risvolti psicologici diverse rispetto ad un torneo qualsiasi.

Marin Cilic festeggia la vittoria con la squadra croata – Croazia-Kazakistan, Coppa Davis 2018 (foto via Twitter, @DavisCup)

A Nashville invece gli USA hanno fatto un solo boccone di un derelitto Belgio orfano delle due pedine fondamentali degli ultimi anni, David Goffin e Steve Darcis. Ha provato ad opporre un minimo di resistenza Ruben Bemelmans e anche il buon De Loore ha cercato di fare il suo, ma il divario in campo era tale che non si poteva chiedere di più alla squadra ospite. Saranno i croati ad ospitare l’evento e come ci ha riferito il nostro inviato sul campo Ilvio Vidovich la scelta potrebbe essere molto suggestiva al pari di quella in questo week-end a Valencia, l’anfiteatro di Pola dove verrebbe creato un campo con terra rossa (crediamo sapientemente “allagata” per farci affondare i bombardieri americani).

Team USA dopo la vittoria contro il Belgio – Coppa Davis 2018 (foto via Twitter, @DavisCup)

Dando un’occhiata alle squadre qualificate per i play-off dai vari raggruppamenti, oltre all’Argentina sottolineiamo il risveglio inaspettato della Svezia (battuto il Portogallo), la prima volta della Bosnia ai play-off (superata la Slovacchia) e il momento difficile della Russia superata dall’Austria che per l’occasione ha riesumato Jurgen Melzer. Per i russi ora si intravede il rischio C, sarebbe davvero una debacle storica. Il sorteggio per determinare le sfide dei play-off si è tenuto questa mattina a Londra. Questi gli accoppiamenti:

  • Argentina vs Colombia
  • Gran Bretagna vs Uzbekistan
  • Austria vs Australia
  • Svizzera vs Svezia
  • Serbia vs India
  • Canada vs Olanda
  • Ungheria vs Repubblica Ceca
  • Giappone vs Bosnia ed Erzegovina

Piccole considerazioni finali. Dopo aver tanto dibattuto su questo sito sulla riforma della Davis sostenuta dal nuovo presidente ITF Dave Haggerty, non ci saremmo mai aspettati di vedere un Lucas Pouille (che rappresenta come le nuove leve) in conferenza stampa che difende la manifestazione e annuncia una riunione a breve dei giocatori (a Montecarlo o a Madrid) che si vogliono opporre a questa soluzione (giova ricordare che i giocatori così come i capitani non hanno diritto di voto nell’Board dell’ITF). Ed il fatto che a ruota lo stesso Noah prenda la stessa posizione (in questo caso più scontato) dichiarando che a breve avrebbe contattato gli altri capitani per evitare questo scempio ed asserendo proprio sul finire:” I soldi non sono tutto, non si può sempre ragionare seguendo questo filo logico”, non fanno che farci nutrire una piccola speranza che la Davis non cambi e che ci continui a far divertire per 4 week-end all’anno.

Chiudiamo infine con un ringraziamento generale non solo ai nostri inviati sul campo di questo week-end (Vidovich in Croazia, Ruberti in Spagna, Scognamiglio e Guidobaldi a Genova) ma anche a coloro che erano in redazione e che ci hanno davvero aiutato tantissimo nella soluzione di problemi soprattutto di carattere tecnico. Prossimo appuntamento con la Davis come detto il week-end 14-16 settembre con le due semifinali e con le otto sfide play-off. Ma prima di allora già sapremo se la Davis rimarrà cosi com’è, oppure se sarà stata trasformata in un evento che poco avrà a che vedere con i 118 anni di tradizione della gloriosa insalatiera.

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Schemi fissi e variazioni: il servizio di Nadal in numeri

Attraverso i dati raccolti da Craig O’Shannessy, proviamo ad aprire una finestra sulle scelte di Rafa al servizio nelle varie situazioni di punteggio

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il tennis è fatto di schemi. Ciascun giocatore ha i suoi preferiti, ai quali si affida nei momenti più delicati di un incontro. Anche il servizio non fa eccezione: ogni tennista ha delle soluzioni predilette e le cosiddette variazioni sono profondamente legate alla situazione di punteggio. Più probabile che si seguano sentieri meno battuti quando si è già avanti nel punteggio, mentre sotto pressione si ricorre con più frequenza a schemi sicuri. Craig O’Shannessy ha analizzato il piazzamento della prima di servizio di Rafael Nadal nel 2019 per cercare di dare un contorno più definito a questa tendenza. Diamo dunque un’occhiata alle scelte dello spagnolo a seconda delle situazioni di punteggio (i dati si riferiscono ai Masters 1000 e alle ATP Finals).

PRIMO PUNTO DEL GAME

Servizio esterno = 25.4% (45 punti)
Servizio al corpo = 13.0% (23 punti)
Servizio alla “T” = 61.6% (109 punti) 

Ormai è un segreto di Pulcinella che Rafa abbia nel servizio un’arma di primaria importanza. Questo fondamentale, a lungo sottovalutato, è migliorato sensibilmente nel corso della carriera del maiorchino. È ormai un colpo rispettato da tutti ed è tra i più difficili da gestire dell’intero circuito. Ricordiamo a questo proposito quanto dichiarato da Stefanos Tsitsipas dopo la partita persa contro Rafa nel round robin delle Finals: Imprime alla palla effetti diversi e rende difficile rispondergli, è come se il mio cervello fosse programmato per un certo movimento e lui me lo mette sotto sopra. Tutti sanno che non è il miglior battitore del circuito, ma usa il servizio con grande saggezza e abilità anche se non ti uccide”.

Addirittura prima del 2019, Nadal ha apportato ulteriori modifiche al movimento, per poi operare un piccolo “ritorno all’antico” per la parentesi su terra. Insomma perfezionismo quasi maniacale. I frutti però non hanno tardato ad arrivare: nel 2019, il maiorchino ha infatti vinto il 90% dei game di servizio. La percentuale sale al 94% in quei turni di battuta in cui Rafa si è portato avanti 15-0. Proprio sul primo punto del game Nadal pone particolare attenzione e sceglie nella grande maggioranza dei casi (61,6%) una delle soluzioni per lui più comode e efficaci: il servizio slice alla “T”. L’obiettivo è ovviamente quello di “partire col piede giusto” e cercare di prendere immediatamente le redini del game.

Rafael Nadal – Finals Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

15-15

Servizio esterno = 36.1% (26)
Servizio al corpo = 12.5% (9)
Servizio alla “T” = 51.4% (37)

Sul 15-15, la mentalità è più o meno la stessa del punto iniziale del gioco e ciò si riflette anche nei numeri. Infatti è ancora il servizio centrale la soluzione preferita dal maiorchino che più di una volta su due (51,4%) va per vie centrali. Nadal comunque in questa situazione mixa molto di più le direzioni, optando abbastanza spesso anche per il servizio esterno (36,1% contro il 25,4% di prima).

30-0

Servizio esterno = 51.6% (33)
Servizio al corpo = 6.2% (4)
Servizio alla “T” = 42.2% (27)

Quando si è trovato avanti 30-0, Nadal ha poi tenuto il servizio nel 98% dei casi. In questa situazione Rafa ha più margine per mischiare le carte e lo si nota anche dalle percentuali. Il 51,6% delle volte infatti lo spagnolo cerca una soluzione esterna, pur mantenendo un discreto grado di imprevedibilità (i servizi centrali si attestano infatti intorno al 42%).

0-30

Servizio esterno = 48.8% (20)
Servizio al corpo = 14.6% (6)
Servizio alla “T” = 36.6% (15)

Sullo 0-30, si inizia a entrare in zona di pericolo (anche se Nadal vince comunque il 61% dei game quando perde i primi due punti). In questa situazione più che in ogni altra, Rafa va alla ricerca di variazioni col colpo di inizio gioco. Rispetto agli scenari sopra presentati, sale anche la percentuale di servizi al corpo, ma la preferenza va nuovamente alla direzione esterna. Il dato forse sorprende un po’, ma è emblematico del “duello mentale” tra servitore e giocatore in risposta.

Il tennista dall’altra parte della rete si aspetta infatti di dover presumibilmente rispondere ad un servizio centrale, soluzione preferita di Nadal da destra (come per quasi tutti i mancini), perché la situazione è delicata e Rafa deve in ogni modo vincere il punto. Lo spagnolo invece sceglie di “sorprendere” l’avversario nella maggioranza dei casi (48,8%), optando per la soluzione esterna, meno attesa.

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Al femminile

WTA, diario di un decennio: il 2013

Quarta puntata degli articoli dedicati al decennio appena terminato in WTA e alle sue protagoniste: l’anno dei record di Serena Williams, il secondo Slam di Azarenka e la sorpresa Bartoli a Wimbledon

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Marion Bartoli e Sabine Lisicki - Wimbledon 2013

Quarto articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2013. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2013

Australian Open 2013
Quando esce il sorteggio degli Australian Open si scopre che la campionessa in carica Victoria Azarenka e la dominatrice della seconda parte del 2012, Serena Williams, sono dalla stessa parte di tabellone. L’incrocio è previsto in semifinale.

Questo sulla carta, perché in realtà Serena in semifinale non ci arriverà: viene fermata nel turno precedente da Sloane Stephens, una talentuosa diciannovenne (Sloane è nata nel marzo 1993) sua connazionale, che sta cominciando a farsi conoscere.

La partita di Melbourne fra Stephens e Williams è il secondo atto di un confronto che ha avuto un fresco precedente polemico. Tre settimane prima, in occasione del loro match nel torneo di Brisbane, durante il dialogo con il coach Stephens aveva definito il comportamento di Williams “disrespectful” (irrispettoso).

Serena aveva vinto 6-4, 6-3 e poi aveva risposto via Twitter. Con una frase lapidaria e nemmeno del tutto chiara: I made you. Al di là delle possibili interpretazioni del tweet, due concetti erano comunque inequivocabili: Williams non aveva gradito l’esternazione. E voleva rimarcare chiaramente la propria superiorità di status.

Questo l’antefatto. Ma poi una volta scese in campo lo status non garantisce vantaggi; nel confronto di Melbourne si sarebbe partiti da zero a zero.

Stephens b. S. Williams 3-6, 7-5, 6-4 Australian Open, QF
Nel primo set Williams controlla la situazione: 6-3 con un solo break. Quando poi si porta avanti 2-0 nel secondo set, sembra avviata a confermare il risultato di Brisbane. Ma Stephens reagisce: inizia a rispondere meglio, gestisce con maggiore sicurezza la pesantezza di palla di Serena e copre il campo con una rapidità impressionante. E punge con i contrattacchi di dritto.

Sloane recupera il break, e comincia a insinuare dubbi sull’esito finale del match. Sul 3-4, 0-30 Serena serve in una situazione scomoda; deve stare attenta a non subire un secondo break che potrebbe voler dire perdere il set. Ottima battuta a uscire che Stephens rimanda in qualche modo: ne esce una parabola strana, che rimbalza alta ma molto attaccata alla rete; Williams corre in avanti e chiude il punto, ma è obbligata a frenare bruscamente per non toccare la rete con il corpo.

Su questa frenata sente una fitta alla schiena (dal min. 7’40”) che la condizionerà nel proseguo del match, almeno fino a quando non faranno effetto gli antidolorifici ricevuti durante il Medical Time Out.

Williams perde la battuta e si ritrova sotto 3-5. Il finale di secondo set è tipico di quando c’è in campo una giocatrice con problemi fisici. Serena gioca in stile “o la va o la spacca”, rischiando a tutta sin dalla risposta, mentre Sloane sembra non sapere bene come gestire gli scambi contro una avversaria in difficoltà: diventa troppo prudente, e perde di decisione. Stephens non riesce a convertire un set point sul 5-3 e finisce per farsi recuperare sul 5-5. Ma poi si riorganizza e pareggia i conti sul 7-5.

Terzo set. Serena recupera un assetto accettabile e la partita torna a offrire scambi ben costruiti. Le due giocatrici sono molto vicine, e si procede in equilibrio sino al 3-3. Nel settimo gioco, con Stephens alla battuta, Serena gioca un game di grande abnegazione: lavora molto in difesa e alla fine viene premiata con il break; sul 4-3 e servizio ha la partita in mano. Però anche se il punteggio è a suo favore, tatticamente la partita ha preso un indirizzo più adatto alla sua avversaria: ora quasi ogni punto si gioca su scambi lunghi ed elaborati, ideali per esaltare la capacità di coprire il campo alla perfezione tipica di Sloane.

E infatti i tre game successivi saranno tutti vinti da Stephens: un break per pareggiare sul 4-4, un game tenendo il servizio per il 5-4 e un secondo break consecutivo per chiudere la partita sul 6-4. Sloane si è presa la rivincita di Brisbane in una occasione ben più importante.

Il percorso delle finaliste
Prima della cronaca del torneo, un breve antefatto: nell’agosto 2012, Li Na cambia coach: non più il marito Jiang Shan (che rimane nel team come hitting partner), ma Carlos Rodriguez, l’ex allenatore di Justine Henin.

Il lavoro svolto con Rodriguez è molto profondo. Durissima preparazione fisica e novità tecnico-tattiche. Il “ping-pong tennis” viene trasformato in un qualcosa di differente: maggiore topspin al dritto, allontanamento dal ritmo costante in favore di velocità di palla più varie, maggiore movimento in verticale anche alla ricerca della rete.

Nei turni precedenti Li Na era avanzata senza incertezze. Sei vittorie tutte in due set anche contro avversarie importanti come Radwanska nei quarti e Sharapova in semifinale. La partita contro Maria è sicuramente uno dei picchi di gioco della Li “secona versione”, nei cinque turni precedenti Sharapova aveva perso in totale appena 9 game, ma viene battuta per 6-2, 6-2.

D’altra parte Azarenka per raggiungere l’ultimo match ha lasciato per strada un solo set, contro una 23enne in grande crescita: Jamie Hampton (6-4, 2-6, 6-2). Come è noto Hampton a causa di problemi all’anca (non risolti nemmeno da due operazioni) non ha più giocato ad alti livelli. Mi fa piacere ricordarla con questo video, in cui si può apprezzare la sua naturale eleganza, in particolare nel dritto:

A conti fatti, nei sei match di avvicinamento all’ultima partita, Azarenka ha sconfitto una sola testa di serie, la numero 29 Stephens, e quindi la sua condizione di forma è una parziale incognita.

Azarenka b. Li 4-6, 6-4, 6-3 Australian Open, Finale
La finale è una partita tesa, in cui il servizio non è un fattore decisivo: i break si susseguono e alla fine ci sarà un sostanziale equilibrio tra i punti vinti in battuta e quelli in risposta. Li Na parte meglio, e ai dodici set vinti consecutivamente nel torneo aggiunge anche il primo della finale: 6-4. Gliene manca ancora uno per vincere il titolo. Ma poi arriva l’imprevisto, sotto forma di caduta che le provoca una distorsione alla caviglia sinistra. Anzi, le cadute saranno due.

Non sapremo mai come sarebbe andata a finire senza il doppio capitombolo; Li Na stava forse giocando meglio, conduceva di un set, ma era indietro nel secondo. Il primo infortunio si verifica sul 6-4, 1-3 (min. 5’53” del video). Azarenka mantiene il vantaggio e pareggia i conti con un altro 6-4.

Nel terzo set con Azarenka al servizio sull’1-2 arriva la seconda caduta, quando a Li Na cede di nuovo la caviglia distorta in precedenza (min. 11’30”). Ad aggravare la situazione si aggiunge un trauma cranico: nel precipitare a terra ha subìto un serio colpo alla nuca, che le fa perdere l’orientamento per alcuni secondi.

Il parziale successivo alla caduta sarà di 5 game a 1 per Azarenka, che in questo modo chiude 6-3 e doppia il titolo dell’anno precedente, confermandosi campionessa dello Slam australiano e numero 1 del mondo.

Per Li Na è la seconda finale persa a Melbourne nel giro di tre anni. Della sua partita, al di là degli aspetti tecnici, rimane nella memoria l’atteggiamento autoironico in occasione della seconda caduta, quando entrano in campo i medici, e per verificare che sia perfettamente cosciente le chiedono di seguire un dito con lo sguardo.

La scena è contemporaneamente drammatica e umoristica; Li Na sceglie di sottolineare il secondo aspetto, sorridendo di se stessa in un momento comunque fondamentale della sua vita di tennista: le finali Slam non si giocano tutti i giorni.

Ma una sconfitta del genere è sempre dura da digerire; quanto lo sia stato lo scopriamo in questa intervista alla TV cinese dopo la partita in cui traspare tutto il rammarico per un’occasione che non si è potuta giocare fino in fondo (attivare i sottotitoli per la traduzione in inglese).

E così, per il secondo anno consecutivo, Li Na lascia Melbourne fra le lacrime. Ma la sua avventura con le finali in Australia non è ancora finita. Come vedremo nell’articolo dedicato al 2014.

a pagina 2: Williams numero 1 del mondo

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Diriyah, Abu Dhabi, Hangzhou e Kooyong: il calendario delle esibizioni invernali

Con un mese di off-season ancora davanti a noi, riepiloghiamo gli appuntamenti non ufficiali che ci condurranno al gennaio australiano. Giocheranno Nadal. Djokovic, Federer, Medvedev e anche Fognini

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C’è ancora un mese di no tennis davanti a noi, poiché l’inizio della ATP Cup è previsto per il 3 gennaio, ma in verità questi trenta giorni proporranno alcuni scampoli di tennis d’esibizione non ufficiale, come è spesso accaduto negli ultimi anni per lenire l’astinenza degli appassionati e rimpinguare i conti in banca di certi tennisti che – abbiamo ragione di credere – sarebbero comunque arrivati a fine mese.

L’introduzione della competizione a squadre che si disputerà a Sydney, Perth e Brisbane a inizio gennaio ha modificato anche il calendario delle esibizioni previste nell’estate australe. Di sicuro è stata cancellata la sgambata di Adelaide, il World Tennis Challenge, poiché la città adagiata sulla costa dell’Australia del sud ha ottenuto un bell’upgrade e ospiterà un torneo ufficiale, l’ATP 250 in programma dal 12 al 18 gennaio a cui prenderà parte anche Novak Djokovic. La contemporaneità con l’ATP Cup dovrebbe impedire anche la disputa del Fast4, l’esibizione con set brevi da quattro game che lo scorso anno si disputò a Sydney il 7 gennaio. Rimane in piedi invece il Kooyong Classic di Melbourne, che ha dalla sua il fascino storico di riportare alcuni tra i migliori tennisti del mondo nella sede che ha ospitato l’Australian Open fino al 1987. Si giocherà dal 14 al 16 gennaio, a quattro giorni dall’inizio dell’Happy Slam.

Per un’esibizione confermata a gennaio, ce ne saranno però tre nel mese di dicembre. Una, il Mubadala World Tennis Championship di Abu Dhabi, è ormai appuntamento abituale poiché si disputa dal 2009 e da due edizioni propone anche un inserto al femminile. Le altre due sono nuove di zecca: la Diriyah Tennis Cup che si giocherà in Arabia Saudita e l‘esibizione cinese di Hangzhou che ha messo sotto contratto Roger Federer per ben cinque anni; verosimilmente continuerà a svernare in Cina anche dopo essersi ritirato (a meno di credere che a 42 lo svizzero sarà ancora un tennista professionista).

IL CALENDARIO

Andiamo a vedere il calendario nel dettaglio e quali tennisti hanno già confermato la loro partecipazione. Tra i top 5 l’unico a non disputare esibizioni è Dominic Thiem, che tornerà in campo per l’ATP Cup; Federer giocherà solo in Cina prima dell’Australian Open, Nadal sarà ad Abu Dhabi prima di difendere i colori della Spagna mentre Djokovic addirittura ha previsto la tripletta Abu Dhabi-ATP Cup-Adelaide. Calendario fitto anche per Monfils e Medvedev, che dovrebbero prendere parte sia all’esibizione saudita che a quella negli Emirati per poi indossare la casacche nazionali nell’ATP Cup. Il russo, addirittura, si è iscritto anche al torneo di Auckland per un totale di quattro appuntamenti pre-Australian Open dopo una stagione da 80 partite (e 22 tornei): una schedule che andrebbe fischiettata su queste note di Ennio (o su queste altre, se preferite).

 

DIRIYAH TENNIS CUP (Diriyah, Arabia Saudita – montepremi $3.000.000): 14-16 dicembre

Diradatesi un po’ – ma neanche troppo – le polemiche per l’esibizione che Djokovic e Nadal avrebbero dovuto giocare a Jeddah lo scorso anno, a cui rinunciarono ufficialmente per l’infortunio alla caviglia di Nadal o più probabilmente per il clima di agitazione conseguente all’uccisione del giornalista dissidente Jamal Kashoggi, quest’anno il tennis dovrebbe sbarcare per la prima volta in Arabia Saudita.

Sarà un evento di tre giorni inquadrato nel più ampio programma della Diriyah Season, una manifestazione della durata di circa un mese che tra fine novembre e fine dicembre si compone di eventi sportivi, musicali e più in generale di intrattenimento culturale. L’iniziativa fa parte dell’ambizioso progetto ‘Vision 2030‘ ideato dal principe Mohammed bin Salman per attenuare o addirittura eliminare la dipendenza dell’Arabia Saudita dall’andamento dei mercati petroliferi. Il primo passo è stato aprire ufficialmente il paese ai turisti tramite la recente istituzione di un visto turistico che, per quanto possa sembrare strano, non esisteva fino a due mesi fa (si poteva entrare in Arabia solo per pellegrinaggio religioso o per affari).

Il mini-torneo è sponsorizzato dal gigante del petrolio saudita Aramco (che in settembre ha subito un attacco da due droni-bomba; ancora oggi la produzione dei due impianti colpiti non è tornata a regime) e si giocherà nella nuova Diriyah Arena da 15000 posti, a pochi passi dalla capitale Riyad. Si affronteranno otto giocatori in un tabellone a eliminazione diretta con due sfide di consolazione tra i giocatori sconfitti ai quarti e finale per il terzo posto – dieci partite in tutto. La line-up è la seguente:

  • Daniil Medvedev
  • Gael Monfils
  • David Goffin
  • Fabio Fognini
  • Stan Wawrinka
  • John Isner
  • Lucas Pouille
  • Jan-Lennard Struff

A partire dalle 16 locali (14 italiane) di giovedì 12 dicembre si disputano i quarti di finale, venerdì dalle 13 semifinali e match di consolazione, sabato le due finali a partire dalle 16.

MUBADALA WORLD TENNIS CHAMPIONSHIP (Abu Dhabi, Emirati Arabi – montepremi $250.000): 19-21 dicembre

Undicesima edizione per l’esibizione di Abu Dhabi, che per il terzo anno di fila ospiterà anche un incontro femminile. Dei sei giocatori che riempiranno l’atipico tabellone a otto con due bye (salvo defezioni spetteranno a Rafa e Nole) ne sono stati annunciati soltanto cinque e sono tutti compresi in top 10. Chi vince prende l’intero montepremi, un quarto di milione.

  • Rafael Nadal
  • Novak Djokovic (campione in carica)
  • Daniil Medvedev
  • Stefanos Tsitsipas
  • Gael Monfils
  • da annunciare

Saranno invece Maria Sharapova e Amanda Anisimova le protagoniste dell’incontro femminile.

HANGZHOU (Cina) – 27-29 dicembre

Di questa esibizione si sa poco e nulla, se non che ci sarà Roger Federer (il suo contratto è di cinque anni, quindi giocherà fino al 2023) assieme a Sascha Zverev, con cui ha diviso il campo anche nella tournée sudamericana, e ai gemelli Mike e Bob Bryan. La sede dell’evento sarà Hangzhou, una città molto popolata (oltre sei milioni di abitanti) e molto industrializzata nell’est della Cina che dista meno di duecento chilometri da Shanghai.

ATP CUP (3 gennaio-12 gennaio) – PROGRAMMA DI GIOCO

ATP 250 Doha (6 gennaio-12 gennaio) – ENTRY LIST

ATP 250 Adelaide (13 gennaio-19 gennaio) – ENTRY LIST

ATP 250 Auckland (13 gennaio-19 gennaio) – ENTRY LIST

KOOYONG CLASSIC (Melbourne, Australia) – 14-16 gennaio

L’esibizione presso il Kooyong Lawn Tennis Club, vecchia sede dell’Australian Open, negli ultimi anni ha assunto formule piuttosto irregolari. Diciamo che si giocano una serie di partite, sia maschili che femminili, e che lo scorso anno la formula è stata un due su tre sul modello del doppio, con il terzo set deciso da un super-tiebreak a dieci.

Nel 2019 si sono avvicendati sul campo tredici diversi tennisti e sei tenniste, per il momento il sito ufficiale ha annunciato la presenza di dieci tennisti nel 2020, sei uomini e quattro donne, a cui certamente si aggiungeranno altri nomi.

  • Marin Cilic
  • Grigor Dimitrov
  • Milos Raonic
  • Richard Gasquet
  • Soonwoo Kwon
  • Borna Coric
  • Ajla Tomljanovic
  • Caroline Wozniacki
  • Maria Sharapova
  • Coco Vandeweghe

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