Tennis e calcio, il sogno croato di mezza estate

Focus

Tennis e calcio, il sogno croato di mezza estate

La nazionale di calcio “vendica” le sconfitte argentine di Cilic e Coric a Parigi. E loro, a ruota, chiudono in bellezza una grande settimana per lo sport croato. Sognando di ritrovarsi tutti insieme il 15 luglio

Pubblicato

il

Li avevamo lasciati entrambi un po’ così a Parigi. I sogni di gloria di Borna Coric e del suo staff (“Può fare parecchia strada” ci aveva detto Riccardo Piatti dopo la convincente vittoria del suo allievo su Thomas Fabbiano al secondo turno) erano stati infranti dalla solidità di trottolino Schwarztman. Quelli di Marin Cilic dalla sua nemesi coetanea Juan Martin del Potro, che gli aveva inflitto l’undicesima sconfitta in tredici scontri diretti. Con l’aggiunta dell’amara sensazione di aver meritato molto di più (“Penso di esser stato il giocatore migliore in campo, ma il match si è deciso su pochi punti e li ha vinti lui” aveva detto, accigliato, nella conferenza stampa dopo la sconfitta). Insomma, a Parigi Argentina – Croazia 2-0 e arrivederci.

Gli altri undici, la nazionale croata di calcio, li avevamo lasciati nel novembre scorso, quando si erano qualificati per la fase finale dei Mondiali dopo aver superato nello spareggio play-off la Grecia. Il risultato minimo se si tiene conto della quantità industriale di talento in squadra, ma non così scontato a sentire le voci che riferivano di una squadra non proprio coesa e compatta a livello di spogliatoio.

 

Li abbiamo ritrovati tutti a cavallo del solstizio d’estate, protagonisti di un curioso intreccio, fatto di risultati importanti. Ha iniziato la nazionale di calcio, prima superando la Nigeria con il più classico dei punteggi calcistici (2-0) e poi regalandosi una di quelle vittorie che rimangono scritte in grassetto negli almanacchi del football: il 3-0 all’Argentina vicecampione del mondo di Messi & Co. A cui va aggiunta, a margine, la scelta del ct Dalic di rispedire a casa il panchinaro scontento Kalinic che il resto della squadra ha serenamente accettato. Fatto che avvalora la percezione che dentro lo spogliatoio croato l’aria sia decisamente cambiata e che di conseguenza tutto quel talento faccia ora fronte comune. E se così fosse, replicare o addirittura migliorare in terra russa lo storico terzo posto di Francia 1998 non appare un’utopia.

Molto probabilmente, anzi quasi sicuramente, non è accaduto. Ma è bello immaginare che ieri Borna e Marin, prima di scendere in campo, abbiano pensato per un momento a come giovedì sera Manduzkic, Modric e tutto il resto della compagnia in casacca a scacchi biancorossi hanno fatto esplodere di gioia la Croazia intera. E che allora, in questa prima domenica d’estate, abbiano avuto uno stimolo in più: quello di mettere il loro sigillo per rendere ancora più indimenticabile questa settimana per lo sport croato, nella quale arrivano i primi due titoli della stagione tennistica 2018.

Ovviamente il risultato più eclatante è la vittoria di Coric su Federer nella finale di Halle. Battere il fuoriclasse svizzero sulla sua superficie preferita, negandogli il decimo titolo in terra tedesca e facendolo abdicare dal trono ATP per la terza volta nel 2018 – in questa schizofrenica sfida con Rafa Nadal fatta di sorpassi e controsorpassi da MotoGP in testa alla classifica mondiale – è anch’essa un’impresa che resterà negli annali dello sport. Basti pensare che sinora a battere Federer in una finale sull’erba era stata solo gente che come minimo è stata n. 2 al mondo (Tommy Haas) se non n. 1 e pluricampione Slam (nell’ordine Nadal, Hewitt, Murray e Djokovic). A sconfiggere “the Swiss Maestro” il 21enne di Zagabria ci era già andato parecchio vicino ad Indian Wells, e in quell’occasione era sembrato che il braccio del giovane croato avesse un po’ tremato nei momenti decisivi. Paradossale, pensando che seppur ancora giovanissimo aveva già portato a casa match decisivi a livello di Coppa Davis, a dimostrazione delle sue capacità di esaltarsi quando la tensione sale in campo.

Ma si sa che circuito ATP e Coppa Davis possono raccontare storie completamente diverse e giocatori che per la gloria personale si sono bloccati a pochi metri dal traguardo sono stati invece capaci di imprese eccezionali in Davis. E viceversa. Ecco, forse questa vittoria è anche un modo per esorcizzare quella sconfitta e dimostrare che non è certo il “killer instinct” a mancare a Borna, a nessun livello. E che, anzi, con il lavoro fatto con Piatti ed il resto del team (a partire dal vice-allenatore Kristijan Schneider che abbiamo visto esultare in tribuna ad Halle subito dopo il match point) non gli manca forse proprio più nulla per fare l’ingresso nel tennis che conta, ovvero la top 20. In realtà al momento gli mancano un centinaio di punti, quelli che lo separano da quella ventesima posizione distante ormai solo un piccolo scalino da quel n. 21 che da oggi per Borna vale il best ranking.

Meno sorprendente la vittoria di Marin Cilic su Novak Djokovic. In fin dei conti parliamo del vice-campione degli ultimi Championships e dell’Australian Open, che ha superato un giocatore che sta ancora cercando di ritrovare pienamente il campione che è in lui, sebbene da questo punto di vista la settimana londinese abbia evidenziato segnali positivi. Che peraltro c’erano stati sia a Roma che a Parigi, nonostante la sconfitta inaspettata contro Cecchinato.

C’è però qualcosa di particolare nella vittoria del tennista di Medjugorje. Spesso in passato, nei momenti caldi del match, Cilic si era visto sfuggire la vittoria di mano. Citiamo gli esempi più recenti. Il match della finale di Coppa Davis 2016 dov’era in vantaggio due set a zero e poi ancora di un break all’inizio del quinto contro il solito del Potro (tanto per tornare all’iniziale leitmotiv della sfida Argentina – Croazia), dando così, di fatto, l’addio all’insalatiera. Era la seconda volta in pochi mesi che bruciava due set di vantaggio in un match decisivo, dato che era capitato a luglio – con l’aggiunta di tre match point non sfruttati nel quarto parziale – contro Federer nei quarti di finale a Wimbledon, dopo aver giocato in maniera splendida per buona parte del match. L’anno scorso ci sono state le sconfitte dopo essere stato ad un passo dalla vittoria contro Zverev e Sock alle ATP Finals, con il terzo gradino della classifica ATP di fine anno sfumato di conseguenza. Infine la palla break sprecata all’inizio del quinto set contro il fuoriclasse di Basilea nella finale di Melbourne del gennaio scorso, quando sembrava avesse ribaltato la partita a suo favore. Insomma, il killer instinct di cui parlavamo prima pareva proprio non fosse patrimonio di casa Cilic.

Ed ecco invece che oggi, sotto di un set e 4-2 nel tie-break del secondo, dopo aver già annullato un match point in precedenza con il servizio, il buon Marin decideva che non poteva essere lui a rovinare proprio all’ultimo giro la settimana magica dello sport croato. Cinque punti consecutivi ed il tie-break era suo. Un finale di parziale che da una parte era l’evidente segnale che Djokovic, seppur in crescita, quel killer instinct che era uno dei suoi tratti distintivi quando era all’apice deve ancora ritrovarlo. Ovvio in tal senso trovare similitudini con l’incredibile tie-break del quarto set contro Cecchinato. Dall’altra, come dimostrato anche dalla solidità con cui ha difeso fino alla fine il break conquistato all’inizio del set e che si è rivelato decisivo per le sorti del match, la fiducia e la sicurezza nel proprio gioco ed in se stesso del n. 5 del mondo. Probabilmente già quella rabbia a stento trattenuta in conferenza stampa dopo la sconfitta parigina contro del Potro era stata in realtà un segnale in tal senso: Cilic era conscio di non essersi perso e spento nei momenti clou come spesso in passato, ma che era stata più una questione di sfortunati dettagli a fare la differenza a suo sfavore.

Vera o falsa che fosse questa impressione, in realtà non importa molto. Importa che nella sua testa ci fosse ben impressa la sensazione di averla persa ingiustamente quella partita. Ci ricordiamo lo sguardo spento e vuoto dopo la sconfitta a Zagabria nella finale di Davis: niente a che vedere con quello corrucciato ed indispettito di qualche settimana fa Parigi.

E allora, con questa aumentata fiducia e sicurezza nei propri mezzi, vuoi non pensare che dodici mesi dopo – senza vesciche o altro di mezzo, perché, diciamolo, il buon Marin ha anche avuto una buona dose di sfortuna nella sua carriera: oltre alla finale di Wimbledon 2017 basterà ricordare la semifinale giocata da infortunato contro Djokovic nell’US Open 2015 in cui era defending championl’ultimo atto a Church Road potrebbe avere un esito diverso, proprio come è avvenuto a Palliser Road? Obiettivamente difficile pensare che dall’altra parte della rete il 15 luglio ci possa già essere proprio Borna Coric, che però dopo quello che ha fatto ad Halle è diventato ufficialmente un avversario che da lunedì prossimo nessuno avrà voglia di ritrovarsi davanti sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Più probabile, invece, che ci possa essere la terza sfida in una finale Slam nell’arco di 365 giorni contro il fuoriclasse svizzero, il grande sconfitto delle finali di ieri.

Però quel giorno Marin Cilic potrebbe comunque non essere l’unico croato in una finale. Eh, sì perché domenica 15 luglio, guarda gli scherzi del destino, si giocherà un’altra finale: quella dei Mondiali di calcio. E allora, dopo questa settimana da ricordare, ci sta che a Zagabria e dintorni si sogni qualcosa di assolutamente indimenticabile. Un sogno che, seppur lontano, in questo momento appare comunque più vicino alla realtà che all’utopia: una notte di una domenica di mezza estate in cui festeggiare sull’asse Londra-Mosca.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Miami: un grande Ferrer batte Querrey. Tomic sfiderà Djokovic, ok Auger-Aliassime

Nella debacle USA Querrey cede in due set a Ferru, prossimo avversario di Zverev. Dzumhur si salva nonostante i dolori alla schiena, lo attende Cecchinato

Pubblicato

il

David Ferrer (foto via Twitter, @MiamiOpen)

Erano ben 26 gli incontri maschili programmati nella terza giornata del Miami Open 2019, causa rinvii per pioggia dei giorni scorsi. E tra le affermazioni e le disfatte della vecchia e della nuova guardia si è completato anche il programma dei primi turni, prima che il torneo entri nel vivo con l’esordio dei grandi favoriti. Nella serata italiana sarà la volta di Djokovic e Thiem. Il serbo non ha per nulla convinto in California e nel primo incontro sul nuovo Hard Rock Stadium di Miami dovrà vedersela con Bernard Tomic che non ha avuto problemi contro Thiago Monteiro, battuto 6-4 6-1.

Nell’ultimo match della sessione serale David Ferrer si è tolto di dosso qualcuno dei suoi 37 anni e ha giocato una partita sontuosa contro Sam Querrey, battuto 6-3 6-2 in un’ora e un quarto di gioco. Ferrer sta giocando il suo ultimo Masters 1000 su cemento e dirà addio al tennis giocato al Mutua Madrid Open di Madrid: avrà un ricordo sempre agrodolce di Miami, dove ha perso una grande finale contro Andy Murray nel 2013. Ora al secondo turno sfiderà Alexander Zverev che dodici mesi fa lo ha battuto in tre set. L’altro veterano spagnolo, Feliciano Lopez, l’ha spuntata al terzo set contro Benoit Paire dopo due ore e venti minuti e sarà l’avversario di Grigor Dimitrov nel secondo round.

 

Querrey è solo uno dei sei statunitensi usciti sconfitti nella terza giornata del Miami Open. L’unico a salvarsi è stato Opelka, che ha rimontato Struff. Roger Federer ha conosciuto il nome del suo prossimo avversario, il moldavo Radu Albot, in tabellone dalle qualificazioni. Albot ha sfruttato il ritiro dell’australiano Ebden sul 6-0 3-2 e testerà al debutto il finalista del torneo di Indian Wells nella giornata di sabato.

Damir Dzumhur sarà il prossimo avversario di Marco Cecchinato, sempre che il bosniaco recuperi dall’infortunio patito nel finale di match contro Eubanks. Damir ha vinto in rimonta al tie-break del terzo set pur avendo la schiena bloccata sin dai game finali del parziale decisivo. Nonostante il dolore, è riuscito a muovere il gioco e a far sbagliare Eubanks, centrando così la terza vittoria del suo 2018.

È stata una giornata positiva per i giovani, soprattutto per Felix Auger-Aliassime, giustiziere dei due azzurri Lorenzi e Vanni nel percorso di qualificazione al main draw. Il canadese classe 2000 ha battuto in rimonta Casper Ruud, di due anni più grande (che come lui si era imposto al grande pubblico nel torneo di Rio de Janeiro), confermando il periodo positivo che dura ormai da quasi un mese. Incrocerà la racchetta con Marton Fucsovics al prossimo round. Un altro giovane (e promettente) qualificato ha superato il primo turno: il russo Andrey Rublev ha battuto in tre set Taro Daniel. Lo aspetta un impegno per nulla semplice dal momento che dovrà vedersela con un Marin Cilic che deve riprendersi da un inizio di stagione abbastanza negativo.

Risultati:

B. Tomic b. [Q] T. Monteiro 6-4 6-1
M. Marterer b. T. Fritz 6-4 3-6 6-3
I. Ivashka b. T. Fabbiano 6-4 1-6 6-3
A. Ramos-Vinolas b. M. Copil 6-4 6-2
[Q] L. Sonego b. M. Klizan 6-4 6-3
[Q] F. Auger-Aliassime b. [Q] C. Ruud 3-6 6-1 6-2
R. Haase b. [Q] L. Lacko 6-2 6-4
J. Chardy b. N. Jarry 6-7(1) 6-2 7-6(5)
[Q[ A. Bublik b. T. Sandgren 5-7 6-4 7-6(5)
D. Lajovic b. [Q] P. Cuevas 6-4 6-7(6) 6-3
J. Munar b. [Q] P. Gunneswaran 7-6(3) 6-4
J. Sousa b. [WC] C. Tseng 6-4 7-5
F. Lopez b. B. Paire 7-5 4-6 6-4
J. Thompson b. C. Norrie 4-6 7-6(5) 6-3
A. Mannarino b. A. Bedene 4-6 6-4 6-2
[Q] R. Opelka b. J. Struff 4-6 6-3 6-4
F. Krajinovic b. P. Herbert 6-4 6-4
[Q] R. Albot b. M. Ebden 6-0 3-2 rit.
[LL] M. McDonald b. U. Humbert 6-4 6-7(4) 7-6(4)
L. Mayer b. [Q] M. Ymer 4-6 6-3 6-4
[LL] D. Evans b. M. Jairi 6-2 6-0
[Q] A. Rublev b. T. Daniel 3-6 6-3 6-4
D. Dzumhur b. [WC] C. Eubanks 1-6 6-4 7-6(5)
P. Andujar b. I. Karlovic 7-6(2) 6-4
[WC] M. Kecmanovic b. E. Gulbis 6-2 7-5
[WC] D. Ferrer b. S. Querrey 6-3 6-2

Il tabellone completo

Continua a leggere

WTA

Andreescu inizia col brivido a Miami. Bene Kvitova e Garcia

Bianca rimonta da 5-1 sotto, annulla match point e si salva contro Begu. Cade solo Keys tra le teste di serie, mentre Venus Williams e Cori Gauff potrebbero sfidarsi al terzo turno

Pubblicato

il

Si è presa un grosso spavento Bianca Andreescu, che arrivava in Florida con il – pesantissimo! – trofeo di Indian Wells nel borsone. La 18enne canadese è stata costretta a giocare il primo turno nonostante il trionfo nel Mandatory in California le abbia permesso di salire al numero 24 in classifica da lunedì, troppo tardi per entrare tra le teste di serie e ricevere il bye. Sfidava Irina Camelia Begu (70 WTA) che le aveva strappato un set anche a Indian Wells sempre a livello di primo turno. La giocatrice rumena era avanti 6-4 5-1 prima di subire la rimonta di Bianca, che ha anche annullato con grande carattere un match point sul 3-5. Dopo aver dominato il tie-break del secondo set, la campionessa di Indian Wells ha chiuso 6-2 al terzo e sfiderà Sofia Kenin al secondo turno.

Ha debuttato nel torneo anche Petra Kvitova, la testa di serie più alta a mettere piede sui rinnovati campi di Miami (la n.3). Petra ha giocato una grande partita per sbarazzarsi in due set di Maria Sakkari, entrata in partita solo in avvio di secondo set (in vantaggio 2-0, rimontata immediatamente dalla ceca). Kvitova ha chiuso in 70 minuti e ha raggiunto già il terzo turno dove sfiderà Donna Vekic, che ha battuto con un doppio 6-3 Sorribes Tormo.

 

Nello stesso spicchio di tabellone di Kvitova, la francese Caroline Garcia (t.d.s. 19) ha vinto nella sessione serale una delle partite più attese della terza giornata contro Victoria Azarenka, tre volte campionessa a Miami e semifinalista lo scorso anno. La bielorussa era sopravvissuta ventiquattro ore prima alla lotta contro Dominika Cibulkova, ma Garcia con una partenza sorprendente nel primo set (5-0) l’ha costretta a rincorrere sin dall’inizio. Pur provandoci nel finale, dove ha recuperato più volte il break di svantaggio, Azarenka non è riuscita a far girare l’incontro e ha ceduto dopo più di un’ora e mezza di partita. Garcia avrà Julia Goerges al terzo round. Da segnalare anche la buona vittoria di Karolina Muchova sulla giapponese Hibino. La 22enne ceca sinora ha dovuto affrontare le qualificazioni in tutti e quattro i tornei disputati nel 2019: lo si evince chiaramente dal bilancio stagionale, che la vede già a 12 vittorie con sole 3 sconfitte. Affronterà adesso Kerber, che dovrà fare la massima attenzione.

L’unica testa di serie a uscire di scena è Madison Keys, per il dispiacere dei tifosi statunitensi. Samantha Stosur è riuscita a imporsi in tre set dopo aver sprecato un vantaggio di 4-0 nel secondo parziale dopo aver vinto il primo. La 34enne australiana non batteva una top 20 da ottobre 2017. Al prossimo turno sarà derby aussie contro Ashleigh Barty (t.d.s. 12), che ha dato 6-4 6-1 alla giovane ucraina Yastremska.

C’è stata meno azione invece nella parte bassa nel tabellone. Si è comunque completato il programma dei primi turni e ora sarà tempo di esordio per Serena, Stephens, Pliskova Svitolina e Camila Giorgi. Oltre alla prima vittoria a livello WTA per la 15enne Cori Gauff, si registra la 65esima vittoria per Venus Williams tra Key Biscane e Miami Gardens (da questa stagione). Dopo essere stata sotto 5-4 e servizio nel primo set contro Dalila Jakupovic, con molte difficoltà negli spostamenti, Venus ha vinto nove degli ultimi dodici giochi per vincere in due set e approdare al secondo turno. La maggiore delle sorelle Williams ha vinto tre volte il torneo, nel 1998, 1999 e 2001, ben prima che Gauff venisse al mondo. Se ‘Coco’ batterà Kasatkina e Williams supererà Suarez Navarro, le due statunitensi – divise da 24 anni di età – potrebbero sfidarsi al terzo turno.

Risultati

Secondo turno:

[3] P. Kvitova b. M. Sakkari 6-1 6-4
S. Stosur b. [17] M. Keys 6-4 4-6 6-4
[19] C. Garcia b. V. Azarenka 6-3 6-4
[26] D. Vekic b. S. Sorribes Tormo 6-3 6-3
[15] J. Goerges b. M. Rybarikova 6-4 7-5
[12] A. Barty b. D. Yastremska 6-4 6-1
[7] K. Bertens b. [WC] Xiy. Wang 6-4 6-1

Primo turno:

V. Williams b. [Q] D. Jakupovic 7-5 6-3
Y. Wang b. K. Mladenovic 6-3 6-3
P. Martic b. S. Zhang 6-1 6-2
B. Andreescu b. I. Begu 4-6 7-6(2) 6-2
O. Jabeur b. [LL] Kr. Pliskova 2-6 6-3 6-4
J. Konta b. [Q] J. Pegula 6-1 6-4
[WC] W. Osuigwe b. [WC] M. Osaka 6-2 6-4
A. Tomljanovic b. A. Friedsam 4-6 6-3 6-0
[Q] K. Muchova b. [Q] N. Hibino 6-3 6-3
A. Riske b. [Q] K. Kanepi 6-2 6-2
A. Cornet b. V. Lapko 7-5 6-7(7) 6-1
A. Sasnovich b. [Q] V. Golubic 4-6 7-5 6-4
[Q] Y. Wickmayer b. [Q] S. Vickery 3-6 6-3 6-1
[Q] T. Townsend b. J. Larsson 6-1 6-2
R. Peterson b. [Q] L. Siegemund 6-1 5-7 7-5
[Q] M. Niculescu b. T. Zidansek 6-1 6-2
[Q] M. Doi b. [WC] Xin. Wang 6-2 1-6 6-3
[WC] C. Gauff b. [WC] C. Mcnally 3-6 6-3 6-4
V. Kuzmova b. D. Gavrilova 6-4 6-2
T. Maria b. A. Schmiedlova 6-4 6-1

Il tabellone completo

Continua a leggere

Area test

Il ritorno in campo di Snauwaert

66 titoli del Grande Slam con le racchette di legno, ora Snauwaert torna sul mercato

Pubblicato

il

Ai più giovani, il marchio Snauwaert dirà poco, ma chi gioca a tennis da qualche decade conosce benissimo il brand che fu di Vitas Gerulaitis, Mikael Pernfors, Brian Gottfried e Miloslav Mecir. La storia di Snauwaert inizia nel Belgio degli anni ‘20, quando Valler Snauwaert e Eugeen Depla, due fratelli non di sangue, da abili manufatturieri decisero di creare canoe e racchette da hockey e tennis. Si misero in proprio, lasciando l’autocarrozzeria nella quale lavoravano, e in pochi anni la loro azienda crebbe fino ad avere 35 dipendenti.

Snauwaert, questo il nome scelto per la loro nuova avventura, rimane attiva superando la grande guerra e continua a crescere e negli anni ‘60, quando il tennis diventa uno sport popolare negli USA. Arriva la produzione di massa delle racchette: il brand ne produce tre milioni ogni anno. Arrivano i successi e le racchette di legno Snauwaert vincono un totale di 66 titoli del Grande Slam. L’arrivo della grafite, sul finir degli anni ‘80, segna il declino del marchio che lascia il mercato nel 1991.

Adesso è tempo di tornare in campo grazie a Roberto Gazzara, ex capo della ricerca e del design di Prince, che ha acquistato il marchio belga per rilanciarlo. Dopo tre anni passati a studiare materiali e testare telai, Snauwaert ha presentato nel 2018 la nuova linea di prodotti, non tantissimi, affidandosi alla vendita esclusiva tramite il sito web e tramite una rete di ambassador (dei maestri di tennis) disseminata sul territorio e che farà provare direttamente sul campo le racchette agli utenti, che diventano centrali in questa scelta di mercato.  #weservetennis è lo slogan scelto non a caso.

 

Sono due le linee di prodotto presentate, Grinta e Vitas. La novità tecnologica introdotta si chiama Bionic X section, in pratica la sezione del telaio che si ispira alla forma delle ossa umane per diventare più rigida nella parte alta della racchetta (quella più importante, a ore 3 e a ore 9 del piatto corde) e cioè dove il carico è maggiore. Nel punto di flessione del telaio, a ore 5 e a ore 7, cioè nella zona del “cuore”, Snauwaert ha reso simmetrica la sezione del telaio per resistere meglio alla torsione derivante dall’impatto.

La serie Grinta comprende sei modelli, di cui 4 da 98 pollici con un profilo costante di 22 millimetri con delle aree di telaio più larghe a ore 3 e a ore 9. I modelli sono disponibili in due pesi, 290 e 315 grammi, e in due differenti schemi d’incordatura: 16×16 e il più diffuso 16×19. Quest’ultimo schema, il 16×19, è quello usato nel modello Grinta Tour, uno dei più venduti in virtù delle sue caratteristiche che favoriscono i giocatori con swing rapidi e decisi, i classici giocatori di pressione che colpiscono la palla in fasce ascendente e che cercano molta generazione di spin in un telaio. La scelta del 16×19 come schema d’incordatura favorisce proprio queste soluzioni. Il modello Tour è disponibile in due pesi, con il bilanciamento fissato a 31,5 centimetri per quanto riguarda il modello da 310 grammi e 33 centimetri per il modello pesante 290 grammi (Grinta 98 Tour Lite).

I giocatori a tutto campo e che giocano con più pazienza da fondocampo si troveranno meglio con i modelli della linea Grinta 100. Come dice già il nome, l’ampiezza del piatto corde aumenta fino a 100 pollici, una scelta sempre più gradita dal tennista medio, d’altronde se anche Federer è arrivato a giocare con una racchetta piatto 97 perché il tennista da circolo non dovrebbe averne una più grande? Grinta 100 è disponibile in due pesi: c’è una versione pesante 305 grammi, schema d’incordatura 16×18 e bilanciamento a 31,5 centimetri e una versione pesante 285 grammi, la Grinta 100 Lite, sempre con schema d’incordatura a 16×18 e bilanciata a 33,5 centimetri dal manico. I modelli competitor della Grinta 98 sono la Babolat Pure Strike, le Pro Staff e Blade della Wilson e la Head Prestige, mentre può sperimentare la Grinta 100 chi è solito usare la Babolat Pure Aero, la Wilson Ultra, la Prince Tour e le Head Radical e Speed.

Ai tennisti meno esigenti in termini di racchetta impegnativa è destinata la linea Vitas, disponibile in versione 100, 105 e 110, a indicare la dimensione del piatto corde. La forma pentagonale del piatto, molto particolare, promette di assicurare un buon equilibrio in termini di velocità ed effetto prodotti. Il telaio, che ha uno spessore variabile (24 centimetri al manico, 26,5 centimetri nella zona centrale e 25 centimetri in testa) è indicato a chi impatta nella parte alta dell’ovale, ed è disponibile in due pesi: 300 grammi (schema d’incordatura 16×19 e bilanciamento a 31,5 centimetri) e 280 grammi, la Vitas 100 Lite, 16×19 e bilanciata a 33,5 centimetri dal manico. La Vitas 100 può essere apprezzata da chi è solito usare una Babolat Pure Drive, una Wilson Burn, la Prince Warrior e i modelli Extreme e Instinct della Head.

La Vitas 105 esalta ancora di più le caratteristiche all-court del modello 100, avvalendosi di uno sweet-spot, la zona d’impatto utile di un telaio, ancora più ampio. È disponibile in due pesi, 285 grammi (14×19 e bilanciamento a 32,5 cm) e l’ultraleggero 267 grammi della Vitas 105 Lite (14×19, 34 cm). Infine, per chi proprio fosse in cerca di un aiuto extra, sono disponibili il modello Vitas 110 (pesante 270 grammi, schema d’incordatura 16×18 e bilanciamento a 34 centimetri) e il modello più leggero Vitas 115 (260 grammi di peso, bilanciamento a 36 centimetri, schema corde 16×18). Questi modelli sono soluzioni adatte a chi è solito giocare con la Head MGC, la prince TXT Premiere, le wilsian H6 e la Babolat Pure Drive OS.

Snauwaert non si è limitata solamente a reintrodurre nel mercato i telai, ha prodotto anche tre modelli di corde: Black Beam, White Beam e Sunny Core.

Black Beam è una corda in monofilamento dura ma confortevole, creata per favorire lo spin e che Snauwaert suggerisce di abbinare ai modelli Grinta 98, 100 e Vitas 100. È disponibile in due calibri, 1,25mm e 1,35mm. Il modello White Beam invece è più confortevole, una corda più elastica che sarà amata dal braccio. Si tratta di una corda molto versatile che ben si adatta ai telai con piatto più grande del brand. È disponibile in formato 1,25mm. Infine, il modello Sunny Core è destinato ai telai Vitas 100, 105 e 110, trattandosi di una corda ancora più confortevole e che agevola la generazione di potenza.

Completano la linea Snauwaert zaini e borse oltre a grip e overgrip, tutti marchiati con la S storica, che ora è tornata per riprendersi, almeno, parte della scena che una volta dominava.


Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement