Tennis e calcio, il sogno croato di mezza estate

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Tennis e calcio, il sogno croato di mezza estate

La nazionale di calcio “vendica” le sconfitte argentine di Cilic e Coric a Parigi. E loro, a ruota, chiudono in bellezza una grande settimana per lo sport croato. Sognando di ritrovarsi tutti insieme il 15 luglio

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Li avevamo lasciati entrambi un po’ così a Parigi. I sogni di gloria di Borna Coric e del suo staff (“Può fare parecchia strada” ci aveva detto Riccardo Piatti dopo la convincente vittoria del suo allievo su Thomas Fabbiano al secondo turno) erano stati infranti dalla solidità di trottolino Schwarztman. Quelli di Marin Cilic dalla sua nemesi coetanea Juan Martin del Potro, che gli aveva inflitto l’undicesima sconfitta in tredici scontri diretti. Con l’aggiunta dell’amara sensazione di aver meritato molto di più (“Penso di esser stato il giocatore migliore in campo, ma il match si è deciso su pochi punti e li ha vinti lui” aveva detto, accigliato, nella conferenza stampa dopo la sconfitta). Insomma, a Parigi Argentina – Croazia 2-0 e arrivederci.

Gli altri undici, la nazionale croata di calcio, li avevamo lasciati nel novembre scorso, quando si erano qualificati per la fase finale dei Mondiali dopo aver superato nello spareggio play-off la Grecia. Il risultato minimo se si tiene conto della quantità industriale di talento in squadra, ma non così scontato a sentire le voci che riferivano di una squadra non proprio coesa e compatta a livello di spogliatoio.

Li abbiamo ritrovati tutti a cavallo del solstizio d’estate, protagonisti di un curioso intreccio, fatto di risultati importanti. Ha iniziato la nazionale di calcio, prima superando la Nigeria con il più classico dei punteggi calcistici (2-0) e poi regalandosi una di quelle vittorie che rimangono scritte in grassetto negli almanacchi del football: il 3-0 all’Argentina vicecampione del mondo di Messi & Co. A cui va aggiunta, a margine, la scelta del ct Dalic di rispedire a casa il panchinaro scontento Kalinic che il resto della squadra ha serenamente accettato. Fatto che avvalora la percezione che dentro lo spogliatoio croato l’aria sia decisamente cambiata e che di conseguenza tutto quel talento faccia ora fronte comune. E se così fosse, replicare o addirittura migliorare in terra russa lo storico terzo posto di Francia 1998 non appare un’utopia.

 

Molto probabilmente, anzi quasi sicuramente, non è accaduto. Ma è bello immaginare che ieri Borna e Marin, prima di scendere in campo, abbiano pensato per un momento a come giovedì sera Manduzkic, Modric e tutto il resto della compagnia in casacca a scacchi biancorossi hanno fatto esplodere di gioia la Croazia intera. E che allora, in questa prima domenica d’estate, abbiano avuto uno stimolo in più: quello di mettere il loro sigillo per rendere ancora più indimenticabile questa settimana per lo sport croato, nella quale arrivano i primi due titoli della stagione tennistica 2018.

Ovviamente il risultato più eclatante è la vittoria di Coric su Federer nella finale di Halle. Battere il fuoriclasse svizzero sulla sua superficie preferita, negandogli il decimo titolo in terra tedesca e facendolo abdicare dal trono ATP per la terza volta nel 2018 – in questa schizofrenica sfida con Rafa Nadal fatta di sorpassi e controsorpassi da MotoGP in testa alla classifica mondiale – è anch’essa un’impresa che resterà negli annali dello sport. Basti pensare che sinora a battere Federer in una finale sull’erba era stata solo gente che come minimo è stata n. 2 al mondo (Tommy Haas) se non n. 1 e pluricampione Slam (nell’ordine Nadal, Hewitt, Murray e Djokovic). A sconfiggere “the Swiss Maestro” il 21enne di Zagabria ci era già andato parecchio vicino ad Indian Wells, e in quell’occasione era sembrato che il braccio del giovane croato avesse un po’ tremato nei momenti decisivi. Paradossale, pensando che seppur ancora giovanissimo aveva già portato a casa match decisivi a livello di Coppa Davis, a dimostrazione delle sue capacità di esaltarsi quando la tensione sale in campo.

Ma si sa che circuito ATP e Coppa Davis possono raccontare storie completamente diverse e giocatori che per la gloria personale si sono bloccati a pochi metri dal traguardo sono stati invece capaci di imprese eccezionali in Davis. E viceversa. Ecco, forse questa vittoria è anche un modo per esorcizzare quella sconfitta e dimostrare che non è certo il “killer instinct” a mancare a Borna, a nessun livello. E che, anzi, con il lavoro fatto con Piatti ed il resto del team (a partire dal vice-allenatore Kristijan Schneider che abbiamo visto esultare in tribuna ad Halle subito dopo il match point) non gli manca forse proprio più nulla per fare l’ingresso nel tennis che conta, ovvero la top 20. In realtà al momento gli mancano un centinaio di punti, quelli che lo separano da quella ventesima posizione distante ormai solo un piccolo scalino da quel n. 21 che da oggi per Borna vale il best ranking.

Meno sorprendente la vittoria di Marin Cilic su Novak Djokovic. In fin dei conti parliamo del vice-campione degli ultimi Championships e dell’Australian Open, che ha superato un giocatore che sta ancora cercando di ritrovare pienamente il campione che è in lui, sebbene da questo punto di vista la settimana londinese abbia evidenziato segnali positivi. Che peraltro c’erano stati sia a Roma che a Parigi, nonostante la sconfitta inaspettata contro Cecchinato.

C’è però qualcosa di particolare nella vittoria del tennista di Medjugorje. Spesso in passato, nei momenti caldi del match, Cilic si era visto sfuggire la vittoria di mano. Citiamo gli esempi più recenti. Il match della finale di Coppa Davis 2016 dov’era in vantaggio due set a zero e poi ancora di un break all’inizio del quinto contro il solito del Potro (tanto per tornare all’iniziale leitmotiv della sfida Argentina – Croazia), dando così, di fatto, l’addio all’insalatiera. Era la seconda volta in pochi mesi che bruciava due set di vantaggio in un match decisivo, dato che era capitato a luglio – con l’aggiunta di tre match point non sfruttati nel quarto parziale – contro Federer nei quarti di finale a Wimbledon, dopo aver giocato in maniera splendida per buona parte del match. L’anno scorso ci sono state le sconfitte dopo essere stato ad un passo dalla vittoria contro Zverev e Sock alle ATP Finals, con il terzo gradino della classifica ATP di fine anno sfumato di conseguenza. Infine la palla break sprecata all’inizio del quinto set contro il fuoriclasse di Basilea nella finale di Melbourne del gennaio scorso, quando sembrava avesse ribaltato la partita a suo favore. Insomma, il killer instinct di cui parlavamo prima pareva proprio non fosse patrimonio di casa Cilic.

Ed ecco invece che oggi, sotto di un set e 4-2 nel tie-break del secondo, dopo aver già annullato un match point in precedenza con il servizio, il buon Marin decideva che non poteva essere lui a rovinare proprio all’ultimo giro la settimana magica dello sport croato. Cinque punti consecutivi ed il tie-break era suo. Un finale di parziale che da una parte era l’evidente segnale che Djokovic, seppur in crescita, quel killer instinct che era uno dei suoi tratti distintivi quando era all’apice deve ancora ritrovarlo. Ovvio in tal senso trovare similitudini con l’incredibile tie-break del quarto set contro Cecchinato. Dall’altra, come dimostrato anche dalla solidità con cui ha difeso fino alla fine il break conquistato all’inizio del set e che si è rivelato decisivo per le sorti del match, la fiducia e la sicurezza nel proprio gioco ed in se stesso del n. 5 del mondo. Probabilmente già quella rabbia a stento trattenuta in conferenza stampa dopo la sconfitta parigina contro del Potro era stata in realtà un segnale in tal senso: Cilic era conscio di non essersi perso e spento nei momenti clou come spesso in passato, ma che era stata più una questione di sfortunati dettagli a fare la differenza a suo sfavore.

Vera o falsa che fosse questa impressione, in realtà non importa molto. Importa che nella sua testa ci fosse ben impressa la sensazione di averla persa ingiustamente quella partita. Ci ricordiamo lo sguardo spento e vuoto dopo la sconfitta a Zagabria nella finale di Davis: niente a che vedere con quello corrucciato ed indispettito di qualche settimana fa Parigi.

E allora, con questa aumentata fiducia e sicurezza nei propri mezzi, vuoi non pensare che dodici mesi dopo – senza vesciche o altro di mezzo, perché, diciamolo, il buon Marin ha anche avuto una buona dose di sfortuna nella sua carriera: oltre alla finale di Wimbledon 2017 basterà ricordare la semifinale giocata da infortunato contro Djokovic nell’US Open 2015 in cui era defending championl’ultimo atto a Church Road potrebbe avere un esito diverso, proprio come è avvenuto a Palliser Road? Obiettivamente difficile pensare che dall’altra parte della rete il 15 luglio ci possa già essere proprio Borna Coric, che però dopo quello che ha fatto ad Halle è diventato ufficialmente un avversario che da lunedì prossimo nessuno avrà voglia di ritrovarsi davanti sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Più probabile, invece, che ci possa essere la terza sfida in una finale Slam nell’arco di 365 giorni contro il fuoriclasse svizzero, il grande sconfitto delle finali di ieri.

Però quel giorno Marin Cilic potrebbe comunque non essere l’unico croato in una finale. Eh, sì perché domenica 15 luglio, guarda gli scherzi del destino, si giocherà un’altra finale: quella dei Mondiali di calcio. E allora, dopo questa settimana da ricordare, ci sta che a Zagabria e dintorni si sogni qualcosa di assolutamente indimenticabile. Un sogno che, seppur lontano, in questo momento appare comunque più vicino alla realtà che all’utopia: una notte di una domenica di mezza estate in cui festeggiare sull’asse Londra-Mosca.

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WTA Strasburgo: Ostapenko sorprende Bertens, Sabalenka avanza

Bertens si ritira per problemi fisici quando era sotto con Ostapenko, Sabalenka soffre nel primo set ma vola ai quarti

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È Kiki Bertens la testa di serie più alta ad uscire nel torneo WTA di Strasburgo. La tennista olandese si è ritirata sotto 2-4 nel terzo set dopo due ore di battaglia contro Jelena Ostapenko. Una vittoria inaspettata per molti motivi. La tennista lettone non sta avendo una grande stagione, e non ha giocato a New York. A Roma ha perso al primo turno contro Linette, cogliendo la prima vittoria sul rosso nel primo turno di Strasburgo contro Lauren Davis.

L’ex vincitrice del Roland Garros 2017 si è rialzata dal punteggio di 6-2 4-3 a favore dell’avversaria breakkando Bertens due volte nel finire di set. L’olandese trova il break in apertura di terzo set contro Ostapenko, ma le sue condizioni fisiche peggiorano e si continua a muovere poco e male. Il controbreak della tennista lettone è decisivo per la vittoria, Ostapenko si porta sul 4-2 e Bertens si ritira per un problema al tendine d’Achille. Sfiderà domani nei quarti di finale la giapponese Nao Hibino, che battuto Zarina Diyas per 7-5 6-3.

Passa l’altra testa di serie in campo oggi, Aryna Sabalenka. La bielorussa parte molto contratta e Blinkova ne approfitta conquistando due break consecutivi in avvio di set, che vince nettamente per 6-1. La testa di serie numero 4 ha il merito di riprendere subito le chiavi del match nel secondo set e chiude la pratica con due break nel set finale. Avrà di fronte nei quarti di finale la ceca Siniakova, che ha superato l’ostacolo Alexandrova per 6-2 6-4 negli ottavi di finale.

 

Risultati Ottavi di finale

Ostapenko b. [3] Bertens 2-6 6-4 4-2 ret.
[4] Sabalenka b. Blinkova 1-6 6-4 6-2
Hibino b. Diyas 7-5 6-3
Siniakova b. Alexandrova 6-2 6-4

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ATP 500 Amburgo: I big si confermano, male Auger-Aliassime

Passano al turno successivo Rublev e Tsitsipas, ma cade il canadese per mano di un sorprendente Bublik

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Quella che sarebbe potuta essere una seconda giornata tranquilla del tabellone principale di Amburgo è stata notevolmente movimentata dal caso Paire. Il francese si è ritirato sul punteggio di 6-4 2-0 contro il norvegese Casper Ruud, ma la vera notizia è quella della nuova positività di Benoit Paire a ben tre settimane dal “fattaccio” degli US Open. Il giocatore ha spiegato di aver effettuato due test risultati poi positivi, seguiti da un test negativo, con il dottore del torneo che ha dato il permesso a Paire di poter scendere in campo. Trovate qui un approfondimento della vicenda che rischia di far saltare a Paire il Roland Garros.

Più prevedibili gli altri incontri della giornata, con tutte le teste di serie oggi scese in campo che sono riuscite a superare gli ottavi di finale. A partire da Stefanos Tsitsipas, vincitore per 6-3 6-1 contro il britannico Daniel Evans. Il tennista greco torna alla vittoria dopo la bruciante sconfitta subita da Coric e la pessima prestazione contro il nostro Jannik Sinner a Roma. Una partita condotta con autorità sin dall’inizio, dopo un primo game di servizio andato ai vantaggi Tsitsipas trova il break nel quarto game e chiude il primo set non concedendo più di due punti al servizio.

 

Ad inizio secondo set la musica sembra cambiare. Evans trova meglio il tempo per salire a rete e mettere pressione a Tsitsipas. Si procura anche una palla break con uno splendido passante di rovescio che sorprende il numero 6 del mondo. Resterà l’ultima per lui, Tsitsipas annulla il break e il tennista britannico crolla completamente al servizio, prendendo tre break consecutivi e chiudendo la partita con il 30% di punti vinti con la prima nel secondo set. Tsitsipas sfiderà Pablo Cuevas al prossimo turno, ultimo precedente tra i due la finale dell’anno scorso ad Estoril vinta dal greco.

Molti più problemi invece per Andrej Rublev. Il russo, finalista uscente del torneo tedesco, ha battuto il tennista americano Tommy Paul 6-1 3-6 6-2 dopo un’ora e trentotto di partita. Il primo set è filato via a favore di Rublev quasi subito, come da pronostico vista la differenza di classifica tra i due. La testa di serie numero 5 approfitta delle incertezze al servizio di Paul per piazzare due break e chiudere il set in 21 minuti. Qualcosa però si rompe nel gioco del russo, che fatica più del dovuto con la seconda e concede il servizio nel secondo game del secondo set. Paul è bravo a contenere il ritorno del russo nel game successivo e si prende di forza un secondo set ampiamente meritato.

La reazione di Rublev non si fa attendere, il numero 14 del mondo è chirurgico in risposta e va a servire per il match sul 5-1 a favore. Due non forzati rimettono l’americano in partita. La sensazione è solo temporanea, Rublev si rimette al lavoro e chiude set e partita alla seconda palla break, incontrerà Roberto Bautista Agut che in serata ha piegato in tre set dopo una battaglia di 2h04 il tedesco Koepfer che aveva raggiunto i quarti di finale a Roma pochi giorni fa strappando anche un set a Djokovic.

Qualche sorpresa negli unici ottavi in cui non erano presenti teste di serie. Il cileno Christian Garìn rispetta il pronostico battendo non senza fatica un coriaceo Yannick Hanfmann con il punteggio di 6-2 7-6(3). Finisce la favola del tedesco, che nel turno precedente aveva eliminato la testa di serie numero 3 Gael Monfils, apparso molto lontano dalla sua forma abituale. Più sorprendente la vittoria del kazako Alexander Bublik, che ha la meglio per 6-4 6-2 di un Auger-Aliassime apparso molto scarico. Il canadese si è lasciato andare nel secondo set dopo le tante occasioni fallite (4 palle break salvate) quando Bublik serviva per il primo set. Venerdì saranno proprio Garìn e Bublik a dare vita ai quarti di finale, primi nel torneo per entrambi.

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Focus

Paire è ancora positivo: gioca (e si ritira) ad Amburgo ma rischia il forfait al Roland Garros

Il francese “Ringrazio il torneo per avermi fatto giocare”. Il medico del torneo: “Risultare ancora positivi, non vuol dire essere contagiosi”

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Benoit Paire non sembra riuscire a trovare pace in quest’ultimo periodo. Il francese è sceso in campo ad Amburgo contro Casper Ruud, salvo poi ritirarsi sul punteggio di 6-4 2-0 in favore del suo avversario. Non è tanto il ritiro in sé a fare notizia (anche se è già il secondo negli ultimi tre tornei giocati; l’altro al Western&Southern Open contro Coric), quanto quello che Paire stesso ha rivelato in conferenza stampa, ovvero di aver giocato nonostante fosse risultato nuovamente positivo al test per il coronavirus.

Davanti alla stampa, Paire è sembrato esausto e spaesato. “Sono stato dieci giorni in camera agli US Open e ora di nuovo. Sono stanco. Allenarsi un’ora e poi tornare in stanza: è impossibile farlo per molto tempo. In quel momento ero stanco e ho deciso di ritirarmi”.

Incapace di capire il motivo di questi trattamenti così differenti da torneo a torneo, Paire ha detto di essere risultato positivo a due test consecutivi ad Amburgo, prima dell’ultimo tampone negativo in seguito al quale è sceso in campo. “Sono risultato positivo sin dal mio arrivo. L’unico test negativo è quello di ieri, ma i due precedenti erano positivi. La regola però qui sembra essere diversa. L’ATP dovrebbe spiegare qual è la regola. In questo momento a Parigi vedo giocatori negativi che non possono giocare perché il loro coach è positivo, mentre qui in Germania se risulti positivo puoi giocare. Ringrazio ancora il torneo e il dottore per avermi permesso di giocare, ma ci sono regole che non riesco a comprendere molto”.

 

Un altro aspetto della storia che colpisce riguarda la precedente positività di Paire, che aveva gettato un po’ di scompiglio nella bolla di New York.”Non sappiamo se il test positivo negli USA fosse un falso positivo. Sappiamo solo che ero negativo dopo lo US Open, negativo in Francia, negativo a Roma e poi di nuovo positivo qui a Amburgo. Questo è tutto quello che so. È dura accettare di dover stare ancora una volta dieci giorni in camera d’albergo”.

Benoit Paire – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

VERSO PARIGI – Di certo c’è che Benoit sta accusando molto il colpo dal punto di vista psicologico. Le ultime settimane sono state davvero difficili tra quarantena, ritiri e le solite sfuriate in campo. “Non è facile per me. Quando ho parlato con il dottore in Francia mi ha detto che avrò il 50% di possibilità di risultare nuovamente positivo a Parigi, perché potrebbe persistere qualche strascico del virus. Che posso dirvi: ogni notte vado a dormire e mi dicono magari sarai positivo, magari negativo, magari giocherai, magari no. Per me la vita non è piacevole al momento. L’unica cosa che voglio è finire la stagione e tornare a casa”.

Il metro di misura adottato al Roland Garros è in effetti molto più rigido e attualmente le possibilità di Paire di prendere parte allo Slam di casa sembrano davvero basse. “Ho contattato il Roland Garros per spiegare la situazione. Gli ho detto che ero già stato positivo quindi non era possibile che fossi di nuovo positivo. L’unica cosa è che la regola qui in Germania è diversa, penso che qui il torneo gestisca meglio la situazione, ma in Francia è differente. Se risulti positivo, sei fuori dal torneo. Io ero già stato positivo quindi probabilmente è qualche strascico oppure evidentemente si può ricontrarre il virus dopo essere già stati testati positivi in passato. Onestamente non ne so molto, ma il fatto è questo: ero positivo e ho potuto giocare, ma se arrivo a Parigi in queste condizioni non posso giocare“.

IL MEDICO DEL TORNEO

Subito dopo la conferenza stampa di Paire, è stato il turno del dr. Volker Carrero, medico del torneo, il quale ha spiegato meglio i motivi alla base della decisione di lasciargli disputare il proprio match di primo turno. “C’è un’enorme differenza tra un primo test positivo e una positività successiva. Dopo essere risultati positivi per la prima volta, chiunque in qualunque parte del mondo deve sottoporsi ad almeno dieci giorni di quarantena. Benoit Paire è risultato positivo il 28 agosto e anche uno dei test successivi si è rivelato positivo. Quindi adesso stiamo parlando di un tampone eseguito a tre settimane di distanza. Sappiamo che esiste un’alta percentuale di re-test positivi dopo tre settimane, ma questo non significa che la persona sia contagiosa. Prova soltanto la persistenza di materiale virale. In realtà tra i cinque e i dieci giorni dopo, i positivi non sono più contagiosi“.

Benoit è stato in quarantena per 10 giorni a New York, ha giocato un altro torneo a Roma dove è risultato negativo, poi è volato ad Amburgo dove l’esito del suo test è risultato ‘degno di nota’“, ha concluso Carrero. In seguito ha specificato che ci sono diversi numeri e parametri da prendere in considerazione, ma uno in particolare ha cruciale importanza secondo il Robert Koch Institut, organo responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive in Germania; se questo parametro è inferiore a 30, allora il soggetto non è contagioso, come nel caso di Paire.

Carrero ha poi ribadito come tutto sia stato fatto in accordo con le norme del Dipartimento di salute del distretto di Hamburg-Eimsbüttel e si è detto sorpreso di alcune dichiarazioni di Paire, controbattendole. Dopo il nuovo test positivo, l’équipe medica ha infatti consigliato al giocatore di osservare la quarantena, uscendo solo per allenarsi e giocare, ma non l’aveva imposta dal momento che non era considerato infetto. Carrero ha poi detto che Paire non aveva mai fatto cenno alla sua spossatezza (come ha invece fatto nell’odierna conferenza stampa), dal momento che avrebbe potuto impattare sulla decisione del Dipartimento di salute, essendo la stanchezza uno dei sintomi dell’infezione da coronavirus. Per finire il medico del torneo ha dichiarato di aver spiegato a lungo e a fondo l’intera situazione a Paire, che dunque era stato ben informato degli sviluppi e delle decisioni.

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