Tennis e calcio, il sogno croato di mezza estate

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Tennis e calcio, il sogno croato di mezza estate

La nazionale di calcio “vendica” le sconfitte argentine di Cilic e Coric a Parigi. E loro, a ruota, chiudono in bellezza una grande settimana per lo sport croato. Sognando di ritrovarsi tutti insieme il 15 luglio

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Li avevamo lasciati entrambi un po’ così a Parigi. I sogni di gloria di Borna Coric e del suo staff (“Può fare parecchia strada” ci aveva detto Riccardo Piatti dopo la convincente vittoria del suo allievo su Thomas Fabbiano al secondo turno) erano stati infranti dalla solidità di trottolino Schwarztman. Quelli di Marin Cilic dalla sua nemesi coetanea Juan Martin del Potro, che gli aveva inflitto l’undicesima sconfitta in tredici scontri diretti. Con l’aggiunta dell’amara sensazione di aver meritato molto di più (“Penso di esser stato il giocatore migliore in campo, ma il match si è deciso su pochi punti e li ha vinti lui” aveva detto, accigliato, nella conferenza stampa dopo la sconfitta). Insomma, a Parigi Argentina – Croazia 2-0 e arrivederci.

Gli altri undici, la nazionale croata di calcio, li avevamo lasciati nel novembre scorso, quando si erano qualificati per la fase finale dei Mondiali dopo aver superato nello spareggio play-off la Grecia. Il risultato minimo se si tiene conto della quantità industriale di talento in squadra, ma non così scontato a sentire le voci che riferivano di una squadra non proprio coesa e compatta a livello di spogliatoio.

Li abbiamo ritrovati tutti a cavallo del solstizio d’estate, protagonisti di un curioso intreccio, fatto di risultati importanti. Ha iniziato la nazionale di calcio, prima superando la Nigeria con il più classico dei punteggi calcistici (2-0) e poi regalandosi una di quelle vittorie che rimangono scritte in grassetto negli almanacchi del football: il 3-0 all’Argentina vicecampione del mondo di Messi & Co. A cui va aggiunta, a margine, la scelta del ct Dalic di rispedire a casa il panchinaro scontento Kalinic che il resto della squadra ha serenamente accettato. Fatto che avvalora la percezione che dentro lo spogliatoio croato l’aria sia decisamente cambiata e che di conseguenza tutto quel talento faccia ora fronte comune. E se così fosse, replicare o addirittura migliorare in terra russa lo storico terzo posto di Francia 1998 non appare un’utopia.

 

Molto probabilmente, anzi quasi sicuramente, non è accaduto. Ma è bello immaginare che ieri Borna e Marin, prima di scendere in campo, abbiano pensato per un momento a come giovedì sera Manduzkic, Modric e tutto il resto della compagnia in casacca a scacchi biancorossi hanno fatto esplodere di gioia la Croazia intera. E che allora, in questa prima domenica d’estate, abbiano avuto uno stimolo in più: quello di mettere il loro sigillo per rendere ancora più indimenticabile questa settimana per lo sport croato, nella quale arrivano i primi due titoli della stagione tennistica 2018.

Ovviamente il risultato più eclatante è la vittoria di Coric su Federer nella finale di Halle. Battere il fuoriclasse svizzero sulla sua superficie preferita, negandogli il decimo titolo in terra tedesca e facendolo abdicare dal trono ATP per la terza volta nel 2018 – in questa schizofrenica sfida con Rafa Nadal fatta di sorpassi e controsorpassi da MotoGP in testa alla classifica mondiale – è anch’essa un’impresa che resterà negli annali dello sport. Basti pensare che sinora a battere Federer in una finale sull’erba era stata solo gente che come minimo è stata n. 2 al mondo (Tommy Haas) se non n. 1 e pluricampione Slam (nell’ordine Nadal, Hewitt, Murray e Djokovic). A sconfiggere “the Swiss Maestro” il 21enne di Zagabria ci era già andato parecchio vicino ad Indian Wells, e in quell’occasione era sembrato che il braccio del giovane croato avesse un po’ tremato nei momenti decisivi. Paradossale, pensando che seppur ancora giovanissimo aveva già portato a casa match decisivi a livello di Coppa Davis, a dimostrazione delle sue capacità di esaltarsi quando la tensione sale in campo.

Ma si sa che circuito ATP e Coppa Davis possono raccontare storie completamente diverse e giocatori che per la gloria personale si sono bloccati a pochi metri dal traguardo sono stati invece capaci di imprese eccezionali in Davis. E viceversa. Ecco, forse questa vittoria è anche un modo per esorcizzare quella sconfitta e dimostrare che non è certo il “killer instinct” a mancare a Borna, a nessun livello. E che, anzi, con il lavoro fatto con Piatti ed il resto del team (a partire dal vice-allenatore Kristijan Schneider che abbiamo visto esultare in tribuna ad Halle subito dopo il match point) non gli manca forse proprio più nulla per fare l’ingresso nel tennis che conta, ovvero la top 20. In realtà al momento gli mancano un centinaio di punti, quelli che lo separano da quella ventesima posizione distante ormai solo un piccolo scalino da quel n. 21 che da oggi per Borna vale il best ranking.

Meno sorprendente la vittoria di Marin Cilic su Novak Djokovic. In fin dei conti parliamo del vice-campione degli ultimi Championships e dell’Australian Open, che ha superato un giocatore che sta ancora cercando di ritrovare pienamente il campione che è in lui, sebbene da questo punto di vista la settimana londinese abbia evidenziato segnali positivi. Che peraltro c’erano stati sia a Roma che a Parigi, nonostante la sconfitta inaspettata contro Cecchinato.

C’è però qualcosa di particolare nella vittoria del tennista di Medjugorje. Spesso in passato, nei momenti caldi del match, Cilic si era visto sfuggire la vittoria di mano. Citiamo gli esempi più recenti. Il match della finale di Coppa Davis 2016 dov’era in vantaggio due set a zero e poi ancora di un break all’inizio del quinto contro il solito del Potro (tanto per tornare all’iniziale leitmotiv della sfida Argentina – Croazia), dando così, di fatto, l’addio all’insalatiera. Era la seconda volta in pochi mesi che bruciava due set di vantaggio in un match decisivo, dato che era capitato a luglio – con l’aggiunta di tre match point non sfruttati nel quarto parziale – contro Federer nei quarti di finale a Wimbledon, dopo aver giocato in maniera splendida per buona parte del match. L’anno scorso ci sono state le sconfitte dopo essere stato ad un passo dalla vittoria contro Zverev e Sock alle ATP Finals, con il terzo gradino della classifica ATP di fine anno sfumato di conseguenza. Infine la palla break sprecata all’inizio del quinto set contro il fuoriclasse di Basilea nella finale di Melbourne del gennaio scorso, quando sembrava avesse ribaltato la partita a suo favore. Insomma, il killer instinct di cui parlavamo prima pareva proprio non fosse patrimonio di casa Cilic.

Ed ecco invece che oggi, sotto di un set e 4-2 nel tie-break del secondo, dopo aver già annullato un match point in precedenza con il servizio, il buon Marin decideva che non poteva essere lui a rovinare proprio all’ultimo giro la settimana magica dello sport croato. Cinque punti consecutivi ed il tie-break era suo. Un finale di parziale che da una parte era l’evidente segnale che Djokovic, seppur in crescita, quel killer instinct che era uno dei suoi tratti distintivi quando era all’apice deve ancora ritrovarlo. Ovvio in tal senso trovare similitudini con l’incredibile tie-break del quarto set contro Cecchinato. Dall’altra, come dimostrato anche dalla solidità con cui ha difeso fino alla fine il break conquistato all’inizio del set e che si è rivelato decisivo per le sorti del match, la fiducia e la sicurezza nel proprio gioco ed in se stesso del n. 5 del mondo. Probabilmente già quella rabbia a stento trattenuta in conferenza stampa dopo la sconfitta parigina contro del Potro era stata in realtà un segnale in tal senso: Cilic era conscio di non essersi perso e spento nei momenti clou come spesso in passato, ma che era stata più una questione di sfortunati dettagli a fare la differenza a suo sfavore.

Vera o falsa che fosse questa impressione, in realtà non importa molto. Importa che nella sua testa ci fosse ben impressa la sensazione di averla persa ingiustamente quella partita. Ci ricordiamo lo sguardo spento e vuoto dopo la sconfitta a Zagabria nella finale di Davis: niente a che vedere con quello corrucciato ed indispettito di qualche settimana fa Parigi.

E allora, con questa aumentata fiducia e sicurezza nei propri mezzi, vuoi non pensare che dodici mesi dopo – senza vesciche o altro di mezzo, perché, diciamolo, il buon Marin ha anche avuto una buona dose di sfortuna nella sua carriera: oltre alla finale di Wimbledon 2017 basterà ricordare la semifinale giocata da infortunato contro Djokovic nell’US Open 2015 in cui era defending championl’ultimo atto a Church Road potrebbe avere un esito diverso, proprio come è avvenuto a Palliser Road? Obiettivamente difficile pensare che dall’altra parte della rete il 15 luglio ci possa già essere proprio Borna Coric, che però dopo quello che ha fatto ad Halle è diventato ufficialmente un avversario che da lunedì prossimo nessuno avrà voglia di ritrovarsi davanti sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Più probabile, invece, che ci possa essere la terza sfida in una finale Slam nell’arco di 365 giorni contro il fuoriclasse svizzero, il grande sconfitto delle finali di ieri.

Però quel giorno Marin Cilic potrebbe comunque non essere l’unico croato in una finale. Eh, sì perché domenica 15 luglio, guarda gli scherzi del destino, si giocherà un’altra finale: quella dei Mondiali di calcio. E allora, dopo questa settimana da ricordare, ci sta che a Zagabria e dintorni si sogni qualcosa di assolutamente indimenticabile. Un sogno che, seppur lontano, in questo momento appare comunque più vicino alla realtà che all’utopia: una notte di una domenica di mezza estate in cui festeggiare sull’asse Londra-Mosca.

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ATP Montecarlo: Sonego non supera l’esame Zverev

Il numero 6 del mondo ritrova la costanza che gli era mancata a Miami e in due set regola un buon Sonego

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[5] A. Zverev b. L. Sonego 6-3 6-3

Troppo solido alla distanza Alexander Zverev per un buon Lorenzo Sonego, che come suo solito lotta parecchio e mostra un bel tennis ma deve cedere in due set ad uno Zverev apparso molto concentrato soprattutto al servizio. La prima sfida tra i due arrivava in momenti completamente opposti di forma. Sonego era reduce dal brillante torneo vinto a Cagliari, oltre che dal buon primo turno vinto contro un tennista ostico come Fucsovics. Meno positivo il periodo di Zverev, che non aveva giocato finora su terra battuta e la sua ultima partita risaliva a Miami, il secondo turno perso contro Emil Ruusuvori.

Il tennista italiano parte giocando un buon tennis, ma il primo a passare davanti è il tedesco, che sfrutta due indecisioni di dritto di Sonego per prendere il primo vantaggio della partita. La prima per Zverev però continua a mancare e Sonego si riporta sotto con due palle break. Entrambe vengono annullate da Zverev che ritrova la prima e non dà la possibilità al suo avversario di poterlo attaccare. Una nuova possibilità si para davanti a Sonego nel settimo game, uno splendido dritto diagonale gli porta due palle break.

 

La prima di servizio torna in aiuto del numero 6 del mondo, anche se la seconda palla break annullata arriva con un servizio che il replay mostra essere di poco largo. Sonego non si perde d’animo e dopo aver annullato due palle game si guadagna e converte la terza palla break con un pesante dritto lungolinea, meritata per il livello espresso finora dal tennista torinese.

Zverev non resta a guardare e reagisce subito al break diventando un muro da fondo. Gli errori di Sonego si accumulano e il finalista degli US Open si riporta avanti di un break. Uno dei meriti della buona partita del tedesco oggi è la costanza di rendimento al servizio, ed è di nuovo la battuta a cavarlo d’impaccio quando si fa rimontare due set point da Sonego. Il primo punto ai vantaggi è un ace, con il secondo si crea lo spazio con il servizio per chiudere con uno schiaffo al volo di dritto un set giocato molto bene da entrambi i giocatori. Da notare il dato dei doppi falli del tennista di Amburgo, zero per tutto il primo set, una rarità visti i suoi problemi recenti.

Il numero 6 del mondo capisce che è il momento di affondare il colpo e tramortisce Sonego ad inizio secondo set sfruttando la forza della sua diagonale di rovescio. A dire la verità il tennista italiano sta facendo un’ottima partita anche da quel punto di vista, mostrando tutti i suoi miglioramenti con quel fondamentale. Confrontato però con un colpo come quello di Zverev è normale vada in difficoltà. Come successo nel primo set Sonego risponde subito al fuoco con due palle break, ma ancora la prima di Zverev torna dominante e gli toglie le castagne dal fuoco. Sonego non molla la battaglia e con due splendidi pallonetti si mantiene dentro il game, e l’occasione arriva di nuovo con un dritto steccato dal tedesco. Questa volta il servizio tradisce Zverev e con un doppio fallo rimette Sonego nel set.

Ora il livello del tedesco è calato vistosamente ed anche gli errori da fondo cominciano ad arrivare. Un rovescio scagliato male rischia di costargli il secondo break consecutivo, ma con l’aiuto del servizio si salva. Piano piano, nonostante un dritto molto meno affidabile del primo set, Zverev si ritira su e torna a farsi prepotente durante i turni di Sonego. La prima chance nel settimo game è ben controllata dall’italiano, ma sulla seconda il “solito” rovescio devastante vale game e break per il tennista tedesco.

La partita si mette ancora più in salita quando Sonego sotto 15-30 e 3-5 commette il primo doppio fallo della partita. Non poteva esserci momento peggiore, il colpo in uscita dal servizio è lungo e Zverev chiude la partita dopo un’ora e mezza di battaglia. Un peccato per Lorenzo, che oggi ha giocato bene e reso la partita più equilibrata di quanto dica il punteggio. Il tedesco sfiderà David Goffin per un posto nei quarti di finale di Montecarlo. Sonego invece perderà almeno quattro posizioni del ranking, a causa dei punti persi dei quarti dell’anno scorso. Ma vista la posizione attuale, numero 32, se continua con questo stato di forma può mantenersi tra le teste di serie del Roland Garros. Con la sconfitta di Sonego Fabio Fognini resta l’unico italiano ancora presente in tabellone.

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ATP Montecarlo: Djokovic, lezione e investitura a Sinner: “È il presente e il futuro del tennis”

Nel match del giorno Jannik parte bene e va in vantaggio di un break, ma via via soffre la pressione di Nole, che domina alla distanza

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[1] N. Djokovic b. J. Sinner 6-4 6-2

Era stata presentata come la partita del giorno, e le attese non sono andate deluse, almeno per una buona oretta. Dopo il battesimo del fuoco ricevuto da Rafa Nadal sul Philippe Chatrier in autunno, il sacerdote Novak Djokovic ha somministrato il secondo segno sensibile al fenomeno nascente Jannik Sinner sotto la terrazza di Montecarlo. Sei quattro sei due per il primo favorito, un’ora e mezza abbondante molto lottata, giocata a ritmi esagerati e trapunta di scambi ad alta intensità. Poi Nole ha preso il sopravvento, e non sarebbe stato difficile prevederlo, ma chi voleva una partita – e un’altra conferma sulla crescita di Jannik – l’ha avuta.

Aveva iniziato molto bene il kid di Sesto Pusteria: secondo game in battuta molto sudato, offerto da un Djokovic intento a far intendere al ragazzo su quale pianeta fosse capitato, poi Sinner ha strappato il servizio al serbo nel terzo, complici un paio di vincenti da urlo, tra i quali ha particolarmente brillato un gran rovescio incrociato sulla linea, utile a provocare la sorpresa del numero uno. Jannik non ha però saputo consolidare, come si suol dire, e qui Djokovic non ha messo troppo di suo: un doppio fallo, un dritto tirato fuori con lo scambio in mano e un rovescio addosso alla star con il campo aperto sono valsi il pareggio: tanta ingenuità direbbero quelli che non hanno mai avuto a che fare con la pressione. Certo è che l’età verdissima in qualche modo può rappresentare un mismatch di non poco conto contro un avversario persino più famelico dei canoni quando deve inseguire. Si è un po’ disunito Jannik, ci mancherebbe: Djokovic gioca profondo come nessuno, si sa, e sulla seconda ha la bava alla bocca. Il combinato disposto, direbbe il giurista, ha costretto Sinner a forzare molte prime, con conseguenze problematiche sulle sue percentuali. Anche a questo è addebitabile il secondo break consecutivo Serbia, viatico al cinque due che pareva una precoce pietra tombale sulla frazione.

 

Detto questo, anche Nole di tanto in tanto pare umano, e Sinner certamente non vende la pelle a buon prezzo: gravato da un paio di errori di misura, dal trenta a zero a due punti dal set Djokovic ha subìto quattro punti consecutivi, consentendo al giovane collega di servire per il pareggio. Ma ribattitore migliore della storia del gioco non si diventa per caso: una manciata di palle a un palmo dal fondocampo hanno costretto Sinner a diversi fuori giri e a salvare un primo set point, prima che un nastro malandrino sul suo lungolinea, beffardo nell’apparecchiare il vincente al serbo, ne forzasse un secondo, stavolta raccolto da Nole con un forcing da dietro reiterato fino all’errore con il rovescio dell’italiano.

Jannik Sinner – ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Cinquantasei minuti, ritmi alti, lunghi scambi e una lotta tutt’altro che disprezzabile. Non male l’offerta di Jannik, forse un po’ troppo legata mani e piedi al vincente, con tutti i rischi del caso. Nole in giornata, lo è quasi sempre, quando impone la proverbiale pressione da fondo al momento è ancora un po’ troppo. E la sua giornata, già serena, è migliorata nel secondo set, a fronte della resistenza ora forse un po’ ammaccata del nostro: break Serbia nel quarto gioco. Sinner, puntiglioso, con il solito atteggiamento impeccabile, concentrato sul tema fino al parossismo, ora annaspante e sempre più ingarbugliato nella ragnatela. Poche chance per lui di rientrare; una, sostanzialmente, nel settimo game, quando Nole ha offerto palla break ingarbugliandosi con due doppi falli, ma qui è mancato Sinner, autore di una rispostaccia fuori di metri su una seconda attaccabile. La partita lì si è eclissata, insieme allo sguardo fattosi torvo del diciannovenne. Agli ottavi di domani, contro il campione di Miami Hubert Hurkacz o Dan Evans, andrà Djokovic, come sempre, come prevedibile. Per un’ora c’è stata partita, per il resto una lezione di cui Jannik saprà far tesoro.

Mi sento bene – ha detto Djokovic a Tennis TV -. Questo club è la mia base d’allenamento da 15 anni, mi sembra di giocare a casa. E’ stato un bell’esordio, non era una sfida semplice ma sono riuscito a trovare il ritmo e i colpi. Sinner colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. E’ il futuro del nostro sport, e forse già il presente. Del resto ha già giocato la finale di un 1000 da teenager“. A diciannove anni Nole non era certamente prossimo a somigliare alla sua versione odierna.

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A Thompson è inviso il rosso, Fognini in souplesse a Montecarlo. Fuori Cecchinato e Caruso

Fabio regola l’australiano con un doppio 6-3. Negli ottavi attende Krajinovic o Londero. Niente da fare per Salvatore Caruso, sconfitto da Rublev

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Fabio Fognini - Montecarlo 2021 (foto via Twitter @ROLEXMCMASTERS)

[15] F. Fognini b. J. Thompson 6-3 6-3

Fabio Fognini potrà continuare a difendere la sua corona nel Principato. Facile, tranquillo, senza alcun inghippo di sorta il match vinto dal campione in carica nel secondo turno contro Jordan Thompson, collega che, consideratone il curriculum on clay, nelle previsioni non sembrava costituire ostacolo eccessivamente scomodo. E infatti. Troppo leggero sul mattone tritato il baffuto australiano: a disagio negli scivolamenti, presto incerto sulla posizione da tenere in campo e provvisto di cilindrata infinitamente inferiore, Thompson è da subito finito nel tritacarne negli scambi da dietro, e quando ha provato a uscire dalla stretta accorciando il rettangolo ha sovente sbagliato pesi e misure.

Sicuro e sereno, per quanto possibile, a Fabio è in linea di massima bastato tenere la palla profonda e carica per volare sul quattro a zero in meno di venti minuti: di Thompson è pervenuto solo un certo scoramento, spesso catturato dai microfoni a bordocampo facilitati nel loro compito dall’assenza di pubblico. “Hit the ball”, “what is that?”, “so bad” le autocritiche carpite dai tristi soliloqui di un giocatore sin qui capace di vincere appena nove partite nel Tour maggiore sul rosso, solo una, quella di primo turno contro lo svogliatissimo Benoit Paire, in un Mille.

 

Così l’unico duello degno di nota è stato quello, immancabile, innescatosi tra Fabio e la giudice di sedia, fiorito sull’unico break conquistato da Jordan nell’ottavo game con tre errori di dritto di Fognini. L’ultimo, largo di un millimetro, ha provocato la bagarre. “It’s a joke”, è uno scherzo, ha riferito all’arbitro il ligure, il quale, da quel momento, ha preteso il controllo a terra a ogni punto sospetto. Un minuto diversivo per dare un pizzico di pepe a un match proseguito senza sussulti anche nel secondo set, deciso da un break avvenuto nel quarto gioco e illuminato da un clamoroso passante vincente con il rovescio a una mano esibito da Fognini nel sesto, perla finale di una vittoria mai in discussione. Il suo percorso verso una difficile, nuova incoronazione proseguirà domani, negli ottavi, contro Filip Krajinovic. “È un giocatore con molto talento e gioca molto bene a tennis. Vale più della classifica che ha, infatti è stato tra i primi 30” ha commentato Fabio in conferenza. “Sarà una battaglia molto dura, 50-50. L’importante è stare in campo come in questi due giorni, atteggiamento giusto, per il resto il risultato è una conseguenza“.

[6] A. Rublev b. [Q] S. Caruso 6-3 6-2

La superiorità di Andrey Rublev nei confronti Salvatore Caruso si è palesata nella maniera più evidente in questo secondo turno che ha aperto il programma sul campo Rainer III. Il n. 8 del mondo è partito lanciatissimo e un break a freddo gli è bastato per far suo il primo set 6-3 senza concedere nulla. La potenza dei suoi colpi da fondo non ha minimamente risentito della superficie di gioco, e gli scambi sono sempre stati in suo controllo. La chance più grande per il siciliano c’è stata ad inizio secondo set quando il rovescio del russo ha fatto cilecca per un paio di volte: Caruso ha avuto le prime due palle break ma gli sono sfilate via in un attimo. Con il classico ‘occasione mancata, occasione subita’, Caruso ha poi perso la battuta nel game successivo, questa volta sbagliando lui sul lato del rovescio.

Nonostante ormai il punteggio fosse indirizzato in favore di Rublev, c’è stato comunque spazio per una piccola polemica. Sotto 1-3, 15-40, una prima di servizio di Caruso è stata chiamata fuori ma il giudice di sedia Bernardes è subito intervenuto, invitando l’italiano a ripetere la battuta. Quest’ultimo invece avrebbe voluto il punto e ne è scaturito un piccolo battibecco, rigorosamente in lingua italiana, culminato a fine game con un flebile “vaffa…” e punito con un code violation. Dopo 69 minuti di gioco è arrivata per 6-3 6-2 quella che può essere considerata una vittoria di routine per Rublev.

Ho fatto troppi errori, soprattutto in risposta – un fondamentale sul quale mi sento forte. Sono un po’ sorpreso da questo, anche perché lui non è il Bublik di turno che serve la seconda a 200 km/h. Contro un giocatore del genere non te lo puoi permettere” ha commentato Caruso in conferenza stampa. “Rispetto alla sfida dello US Open, nella quale ho giocato solo un set su tre, però sono stato più in partita. Sono comunque contento, anche perché la scorsa settimana sono stato male, mi sono allenato per la prima volta martedì scorso, in totale due volte e poi sono venuto qui“. Sul programma delle prossime settimane: “Giocherò sempre sulla terra, forse anche a Parma. Sono iscritto a Barcellona e Belgrado la prossima settimana, spero di entrare come alternate in uno dei due“.

[11] D. Goffin b. [Q] M. Cecchinato 6-4 6-0

Chi non ricattura i fasti del passato è Marco Cecchinato, che dopo aver lottato nel primo set cede di schianto il secondo contro un buon David Goffin, che si prende così gli ottavi del torneo monegasco. L’inizio di Marco non è dei migliori, il tennista italiano cede subito la battuta e si trova a rincorrere già dal terzo game. Le solite mancanze in risposta di Ceck si fanno sentire contro un Goffin particolarmente solido al servizio e chirurgico da fondo. Il momento per riprendere la partita in mano per Cecchinato arriva nel decimo game. Un bellissimo dritto diagonale di Goffin sulla riga gli nega la prima palla break, ma il belga commette un errore colossale con lo smash che concede una seconda palla break al suo avversario. Marco non riesce a prendere vantaggio nello scambio e Goffin chiude così game e set. La partita sostanzialmente finisce qui, il livello del tennis di Cecchinato cala vertiginosamente e il tennista belga non si fa problemi a chiudere la partita con un secco 6-0 in nemmeno mezz’ora.

Il secondo set mi è un po’ scivolato, ho avuto sempre palla game nei primi game; è finita 6-0, ma poteva essere 3-3″ ha raccontato Marco in conferenza. “Però non è stato un set che ho mollato. A livello di tennis è stato il match migliore dell’ultimo periodo, il primo set è stato alla pari e sul 5-4 ho avuto le chance per tornare in partita. Lui si muove bene e ha un tempo sulla palla pazzesco, ci conosciamo bene. La stagione comunque è lunga e ci sono molti tornei in cui posso fare bene. Parma? Sono contento, è un nuovo torneo in Italia. Da una parte spero di giocarlo, dall’altra… spero di non andarci e riposare prima del Roland Garros, perché significherebbe aver giocato abbastanza partite nei tornei precedenti“.

Goffin vendica così il 6-0 ricevuto da Cecchinato negli ottavi del Roland Garros 2018 e vola agli ottavi. Sulla sua strada potrebbe esserci un altro italiano, il nostro Lorenzo Sonego, oppure la testa di serie numero 5 Alexander Zverev.

Hanno collaborato Paolo Di Lorito e Giorgio Di Maio

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