La rabbia del tifoso anti-Fognini e anti-Giorgi. Il mini-caso Federer

Editoriali del Direttore

La rabbia del tifoso anti-Fognini e anti-Giorgi. Il mini-caso Federer

L’Italtennis è passata da un record all’altro. Quale conta di più? Ci vuole uno psicologo. Kyrgios e una difesa sbagliata. Federer e la gaffe sulla Davis con mini retromarcia. Wozniacki KO

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La rassegna stampa odierna

Come vorrei che avessero ragione i miei lettori più malevoli e profondamente persuasi che io tifi contro Fabio Fognini e magari pure contro Camila Giorgi. Se avessero potuto incontrarmi a Flushing Meadows avrebbero finalmente capito quanto si sbagliano. Ero molto più arrabbiato che deluso quando ho visto perdere a quel modo Camila da Venus e Fabio da Millman. Direi furibondo.

 

È certo vero che gli avversari non sono comparabili: sebbene abbia trentotto anni con Venus ci sta di perdere, altro che. Un anno fa Venus era qui in semifinale e mancò la finale di poco, dopo aver raggiunto la finale in Australia contro la sorella, loro penultimo duello. E nell’ultimo, quest’anno a Indian Wells è stata lei a battere Serena. Inciso: stasera giocano contro per la trentesima volta e una vera favorita forse non c’è, perché sulle condizioni di Serena non scommette nessuno. Ma detto ciò i 41 errori di Camila sono stati in massima parte terribilmente gratuiti. Diversi erano proprio quasi rigori. Per questo, pur ricordando che in Australia 2015 l’opportunità era stata ancora più favorevole in termini di punteggio, ero furioso mercoledì. Perché quella Venus la si doveva battere.

John Millman invece è niente di più di un gran pedalatore, coriaceo, irriducibile, regolarissimo di rovescio pur senza essere capace di farci un punto vincente, più intraprendente di dritto ma – come diceva maestro Tommasi – in relazione a quel colpo “un esempio di regolarista falloso”. Ma Fognini gli ha regalato primo e quarto set, 12 game a 2 per il doppio 6-1, ha commesso una scatafascio di errori gratuiti (anche se questi a differenza di quelli di Giorgi non arrivavano in genere già al primo o secondo tiro), addirittura 78! Ma come si fa? Ne fa 41 in due set Giorgi che è n.40 del mondo in procinto di salire a n.35 e sfiorare il suo best ranking che è n.30, ne fa 78 Fognini in 4 set (ok la media è meno di 20 a set, ma Fognini – che nonostante questa sconfitta potrebbe ritrovarsi a n.12 a fine US open, cioè alla pari del best ranking di Paolo Bertolucci – aveva di fronte un avversario che non vale più della posizione che occupa, la n.55).

Per me, e lo scrivo sapendo di attirarmi un subisso di critiche, sia Camila sia Fabio avrebbero proprio bisogno di un bravo psicologo. Non è possibile veder giocare due talenti come i loro in questo modo così scriteriato. Camila gioca senza minimamente ragionare, le hanno detto di picchiare sempre a tutta forza e lei picchia. Chiunque sia l’avversaria, qualunque siano le sue caratteristiche, la superficie, il clima, la stanchezza di chi le sta davanti, quale che sia il punteggio. Al momento buono si innervosisce quel tanto che basta e perde l’ultimo game di ogni set, quando potrebbe vincerlo, cioè senza che l’avversaria faccia cose trascendentali. Fabio entra in campo già persuaso che a lui questo US Open non piace. Ricorda tutte le sconfitte – sono 9 in 11 partecipazioni fra primo e secondo turno (e spesso cita quella con il pivello Ram che gli lasciò una miseria di giochi dominandolo in un baleno, poco più di un’ora) – ed entra in campo già scuotendo la testa, raccoglie 2 punti sui primi 22 in 5 game, nemmeno stesse giocando contro il miglior Federer, il miglior Nadal. Regala così il primo set. E quando vince in modo abbastanza rocambolesco il secondo, proprio perché Millman è un modestissimo giocatore dalla mano agricola, si convince a tal punto di giocare male – ok è vero, però si può reagire no? – che comincia il terzo set regalando un break d’avvio. Ma si può? Non ha spaccato racchette, anche se le ha fatte volare diverse volte, non ha insultato né arbitri né giudici di linea neppure quando gli chiamavano il fallo di piede, ma era un continuo gesticolare, parlarsi addosso autoflagellandosi. Ho seguito un paio di set e mezzo proprio a bordo campo, accanto all’orologio della Rolex: tutti soliloqui tutti improntati alla massima negatività. Per questo ritengo che lui debba trovare – e può ancor farlo – qualcuno (più che un coach tecnico) che sappia trasformare quella negatività in positività. Un compito non facile, ma neppure impossibile per Bacco. Vi assicuro che nel vederlo perdere a quel modo ho sofferto. E mi immagino quanto debba aver sofferto la sua Flavia, con la pettinatura ormai da signora, capelli corti corti.

Una rabbia che è montata poi quando ho constatato che Kukushkin, n.84 ATP, aveva eliminato il non ancora ripresosi Chung e, insomma, quale tabellone avrebbe potuto presentarsi più favorevole per andare a incontrare in ottavi il vincente fra Federer e Kyrgios? E certo a quel punto Fabio non sarebbe più stato a un migliaio di punti dall’agognato traguardo dei top-ten! Ci si deve allora consolare con il fatto che negli Slam quest’anno Fabio ha raccolto 9 vittorie, più delle 7 del 2014? Più di sempre? Mah… è come dire oggi che all’US Open il tennis italiano ha battuto con 8 ragazzi in tabellone tutti i suoi precedenti record di partecipazione maschile, e poi però sono usciti tutti (più Giorgi) fra primo e secondo turno. Che bel record! Sono trascorsi 11 anni dall’ultimo US Open senza un italiano, uomo o donna, al terzo turno… Come si fa a citare l’altro record di partecipazione se il risultato finale è questo?

Sono imbufalito, davvero. Perché questo sembrava proprio l’anno buono per noi, quello della rinascita. Me ne ero accorto dalle attenzioni per il tennis della gente, dei capiredattori ai giornali, delle radio. Uffa, uffa, uffa. Avessimo dei brocchi incapaci beh, ci rassegneremmo. Ma non lo sono, Fognini gioca dieci volte meglio di Millman. Ho guardato un piccolo spezzone del match accanto a Davide Sanguinetti e lui non faceva che ripetere, mentre gridava “forza Fabio!”, che “Fognini ha il tennis di un top 5”. Già, ma quante volte all’anno? E quante volte per tutto un match? A questi interrogativi temo non troverò mai risposta. E a quelli su Camila? Mah, ha 5 anni di meno, ma mi sembra un’adorabile testarda. Cambierà? Io temo che non succederà soprattutto perché lei non ne avverte l’esigenza. E se non l’avverte lei che si può fare per aiutarla?

IL CASO KYRGIOS-LAHYANI

Ne abbiamo scritto un pezzo assai esauriente, con Vanni Gibertini, e ne ho parlato a lungo nel video in inglese con Steve Flink che è stato quasi tutto incentrato sull’episodio di Lahyani che scende in campo dal suo seggiolone per incoraggiare quella testa matta (ma quanti ce ne sono?) di Kyrgios a impegnarsi, a non dare un brutto spettacolo, chè la gente stava già abbandonando le tribune per andare a vedere tennis lottato. Con Flink – vi raccomando ancora di andare a leggere Ubitennis.net se capite un po’ d’inglese e con Steve riusciamo forse a centrare maggiormente uno o due argomenti topici del giorno, forse perché non dobbiamo parlare degli italiani…quindi da domani sarà forse più interessante anche il video del sito italiano, visto che di italiani non ce ne sono più…e ovviamente gli ottimi Vanni Gibertini e Luca Baldissera non hanno colpa se finora nel video di Ubitennis.com abbiamo dovuto abbracciare più argomenti senza poterli approfondire troppo – abbiamo esaminato in lungo e in largo quasi tutte le questioni legate all’arbitro che di fatto ha certamente sbagliato a scendere dal suo seggio e a intrattenere per 68 secondi Kyrgios spronandolo a giocare con impegno.

Nessuno può sapere quanto le sue parole abbiano inciso, ma Kyrgios che era indietro 3-0 e aveva perso il set precedente 6-4… dei successivi 4 game ne ha fatti 2 come Herbert, quindi un maggior equilibrio c’è subito stato. Dopo di che ne ha fatto tre di fila, per risalire da 2-5 a 5 pari, e insomma degli ultimi 25 ne ha fatti 19. Chiunque al posto di Herbert sarebbe stato furibondo. E ancor più quando l’USTA con il comunicato che voleva coprire Lahyani ha cercato di far passare il francese, e tutti noi, da imbecilli. Ora io non credo che il buon Moahmed si sia reso conto dell’errore commesso. Lo ha fatto in perfetta buona fede. Solo che ha clamorosamente esagerato, ha dimenticato che i microfoni sono dappertutto e che ogni parola pronunciata va misurata bene – Cassano che si copriva sempre la bocca quando l’apriva sapeva bene che le sue parole erano tutt’altro che misurate o ben articolate – e ha peccato anche un po’ della sua vanità. È un bravissimo arbitro, lo svedese di origine marocchine, sta simpatico a quasi tutti i giocatori, si prende a cuore in particolare quelli di difficile gestione (Kyrgios, Fognini per citarne due solo), ma anche quando declama i punteggi, chiama il Falco, o il tiebreak, tende un po’ troppo a fare il personaggio. Mentre l’arbitro invisibile è sempre il migliore.

Lo puniranno? Se lo facesse l’USTA smentirebbe il suo primo comunicato. E gli stessi giocatori non hanno poi tanta voglia di infierire. “Chi non sbaglia mai?” ha detto lo stesso Herbert, salvo poi aggiungere: “Però spero che venga a scusarsi con me, sono io che ho perso la partita, che mi sono fatto strappare giocando male il game di servizio sul 5-4 e se andavo avanti 2 set a zero probabilmente Kyrgios sarebbe stato un altro Kyrgios… ma chi può saperlo con assoluta certezza?”. Molto corretto davvero il francesino che ora, insieme a Mahut tenterà di rifarsi nel doppio. Specialità in cui è stato il n.1 con Mahut. E proprio con Mahut dovrà affrontare domani sabato i nostri Fognini e Bolelli con i loro pantaloni che fanno tanto sorridere gli americani. Mercoledì Cindy Shmerler del New York Times gli ha dedicato un pezzo sul web, e ieri lo ha fatto anche John Jeansonne sul Daily News.

Nell’articolo scritto da Vanni però ci sono tanti pareri di vari giocatori, da Federer (cui ho strappato a fatica un commento ben chiaro e ben critico nei confronti di Lahyani dopo che in precedenza aveva tentato di rifugiarsi in corner con la prima risposta, ribadita due volte nel match fra me e Kyrgios non succederà” quando gli avevo chiesto se dovendo affrontare Kyrgios era preoccupato di un altro coach seduto sul seggio dell’arbitro – è chiaro che la domanda era scherzosa e preludeva a uno suo commento sulla vicenda che lui sulle prime preferiva non dare -) a Roddick, dai francesi solidali con Herbert, all’ex arbitro Ings. In tutto quel che è stato detto non ho approvato minimamente la linea difensiva di Kyrgios: “Io che do retta a Layani? Io che non ho un coach da anni ? Mohamed è ovviamente un incredibile giocatore… eh sì, ha raggiunto grandi risultati nella sua carriera tennistica…”. Caro Nick capisco l’ironia, ma dovresti sapere che non è necessario essere grandi giocatori per essere ottimi coach. Non era questo il punto su cui difendersi. Ne ho conosciuti a decine di ottimi coach scadenti tennisti. Bob Brett? Patrick Mouratoglou? Tre dei 4 spagnoli, Duarte, Perlas e un altro che guidarono la Spagna alla prima Coppa Davis?

ROGER FEDERER SULLA NUOVA DAVIS

Durante la giornata resa concitata per l’episodio Kyrgios e tutte le varie implicazioni che gli sono seguite, è venuta fuori anche una presunta dichiarazione di Federer che avrebbe ribattezzato la nuova Davis come “la Coppa Pique” arrivando poi a dire con insolita crudezza che mai si sarebbe aspettato che un calciatore potessi intromettersi nel “nostro sport”. Gli spagnoli hanno subito reagito all’intervento a gamba tesa sostenendo che Federer avesse parlato come Cicero pro domo sua, essendo lui direttamente coinvolto nella Laver Cup. E anche la sua proposta di trovarsi tutti assieme attorno a un tavolo, ATP, ITF e Laver Cup, ha suscitato non poche critiche. Giustificate a mio avviso. Con tutto il rispetto per Federer, la Laver Cup – manifestazione alla quale un anno fa mi sono peraltro divertito moltissimo – è un evento appena nato e che non dovrebbe avere alcun ruolo in una decisione da eventualmente concordare fra i massimi poteri del tennis contemporaneo, ITF e ATP (più WTA). Però però io ero presente, da solo, a una successiva intervista di Roger alla tv svizzera. In questa ha detto tutte altre cose, è stato molto più circospetto e guardingo.

La nuova Davis? È stato fatto un cambio un po’ brusco. Tutti noi eravamo abituati a una manifestazione diversa che avevamo sognato di poter giocare fino da piccoli e che quando ho giocato mi ha dato immense soddisfazioni, prima con Marc (Rosset… più che Chiudinelli, suppongo n.d UBS), poi con Stan, fino a che l’abbiamo vinta nel 2014. Così sembra un po’ una… fine triste, anche se è vero che negli ultimi anni aveva vissuto vari problemi, con molte assenze dei top-players. Mi si era chiesta tante volte cosa ne pensassi ma avevo preferito non rispondere perché non sapevo suggerire una soluzione. Era difficile perché il circuito è cresciuto come tornei e soprattutto come intensità, ritmi,  quindi era difficile riuscire ad accontentare tutti, soprattutto pensare che tutti potessero giocarla anno dopo anno complicando la preparazione ad altri tornei importanti per via di calendari e superfici non sempre gestibili… Adesso l’ITF ha preso una strada, ancora è presto per capire come andrà, direi che bisogna dargli una chance, ancora non conosco benissimo tutti i dettagli di come si dovrebbe svolgere, spero ci sarà tempo per apportare eventuali correzioni…”. E questa volta, insomma, Roger si è ben guardato dal fare alcun accenno alla Pique Cup, né al fatto di doversi sedere tutti insieme allo stesso tavolo, ITF, ATP e Laver Cup. Roger, anche come diplomatico, è uno che non smette mai di imparare.

WOZNIACKI (quando le cover non aiutano) E KASATKINA KO, SHARAPOVA OK

Con tutte queste storie, italiane e non, ho finito per trascurare le gare. Ma già sono stato fin troppo lungo. Certo che dopo il k.o di Halep al primo turno, quello della n.2 Wozniacki (sei game appena fatti, 6-4 6-2 con Tsurenko!) sembra aver provocato uno sconquasso nel torneo, sia pure ai due lati opposti del tabellone. Ma dopo le dieci teste di serie uscite a Wimbledon nella prima settimana dei Championships chi si sorprende ancora? Eppoi Wozniacki era ieri sulla copertina del programma quotidiano ufficiale del torneo. Tutti i giocatori quando gli capita di ritrovarcisi si fanno il segno della croce, anche quando non sono cristiani. Io non sono superstizioso ma ogni anno qui all’US Open quando una testa coronata rotola a terra, quasi sempre è successo nel giorno in cui ha fatto la cover! Ieri l’altro è andata bene, benissimo a Stephens: era sulla cover e aveva perso il primo set. Poi era stata sotto 4-2 nel secondo. Ouf… è andata. Non auguro a Maria Sharapova di fare la cover fra un paio di giorni. Oggi però non possono sbagliare. Giocano le due Williams. Una perderà. Oggi è il mio compleanno, il trentacinquesimo (eh sì, io conto solo quelli all’US open)… l’ho celebrato finendo di scrivere alle 3,30 del mattino. Se stasera non andrò al tennis a vedere le sorelle Williams spero che mi perdonerete.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera [VIDEO]

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner come Berrettini centra gli ottavi in tutti i Majors. Ma è più giovane. Ha più chances lui con Alcaraz che Sonego stasera con Nadal

Jannik ritorna top-ten ed n.1 d’Italia, perchè Berrettini scende a n.15, ma non gli interessa. E’ il quindicesimo azzurro in ottavi all’All England Club

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Un tennista italiano, il quindicesimo della storia dei Championships e il più giovane, ha centrato il traguardo degli ottavi a Wimbledon. E il fatto che Jannik Sinner abbia centrato gli ottavi già in tutti e 4 i tornei del Grande Slam, racconta la dice lunga sulla sua solidità. E anche sulle sue prospettive. A poco più di 20 anni si tratta già di un grande risultato, se si pensa che il solo tennista italiano che era stato capace di tanto, in tutti e quattro i Majors, era stato Matteo Berrettini.

Non a caso è già stato top-ten e da lunedì Jannik lo sarà di nuovo, quando sarà anche n.1 d’Italia per la prima volta perché Matteo Berrettini perderà i 1200 punti della finale dello scorso anno e scenderà a n.15.

Alla fine di questo anomalo torneo che non distribuisce punti, mentre vengono cancellati quelli conquistati un anno fa, Nole Djokovic si ritroverà al settimo posto del ranking anche se dovesse vincerlo, così come Rafa Nadal sarà terzo comunque alle spalle dei grandi assenti Medvedev e Zverev.

 

Jannik – che ad inizio torneo era n.13 – sarà n.10 perché usciranno dai top-ten Aliassime che aveva fatto quarti, Hurkacz che era giunto in semifinale e – sia pure per soli 30 punti indietro rispetto a Jannik (3185 contro 3155)– anche Norrie che si era fermato al terzo turno.

Ho già detto come la penso. E cioè che l’ATP, pensando di fare un “dispetto” a Wimbledon – che non se ne è fatto né in qua né in là – ha fatto in realtà harakiri. Ha cioè falsato scioccamente le proprie classifiche quando sarebbe bastato il compromesso di mantenere a russi e bielorussi i punti di Wimbledon 2021.

Dove scenderà poi Djokovic che non può giocare né in Canada, né a Cincinnati né al momento a New York, ancora non ho fatto i conti, ma questa è una conseguenza di una sua scelta: quella di non vaccinarsi. Tutto il suo team è vaccinato, di Jelena non sono sicuro, ma Nole va dritto per la sua strada. Gli hanno chiesto se qui prende particolari precauzioni o se è preoccupato, come preoccupato pare il clan di Nadal, e lui non è sembrato esserlo anche se – teoricamente almeno – non essendo mai stato vaccinato potrebbe essere più a rischio di altri, anche se al Covid è già stato positivo due volte senza serie conseguenze.

Che chances ha Sinner contro Alcaraz nel duello che sembra il terzo di una rivalità e una serie infinita? Alcaraz ha vinto le prime due sfide, a Alicante in un challenger e a Parigi Bercy nel 2021, e deve essere considerato il favorito.

Nella graduatoria degli ace Alcaraz è sesto con 42 ace, Sinner è 44mo a pari merito con diversi altri con soli 15 ace. Sonego è 35mo con 19 ace. Ci sono tennisti che hanno fatto più ace giocando una sola partita o due. Jannik ne ha fatte tre e ha lasciato un set a Wawrinka e Mikael Ymer.

Contro Isner ha giocato la sua partita più solida in risposta e al servizio. Non ha concesso la minima palla break.

Ma contro Alcaraz? Differenza al servizio a parte, Alcaraz sembrebbe un tantino più forte sotto tutti gli aspetti: a rete, come tocco, come potenza. Forse Sinner potrebbe essere meno falloso. Ieri non ha quasi regalato niente. Ma scambiare contro Isner, una volta che si è riusciti ad arginare il servizio oppure i primissimi colpi di gioco (la risposta), è una cosa e contro Alcaraz è un’altra.

Tuttavia direi che Sinner, per quanto sfavorito, sembra sulla carta – anzi sull’erba – avere più chance di sovvertire il pronostico di quanto ne abbia Lorenzo Sonego stasera nell’ultimo match della giornata con Rafa Nadal. E ciò sebbene fin qui le prestazioni di Nadal non siano state del tutto inappuntabili: ha perso un set con Cerundolo ed era indietro di un break anche nel quarto set poi recuperato; ne ha perso un altro con il non irresistibile Berankis. Ma nel pomeriggio di ieri ho scritto di Sonego e di Gipo Arbino.

Vero che Rafa, assente da Wimbledon negli ultimi 3 anni, ci ha abituato a trovare la forma cammin facendo – e piede permettendo…  – e quindi probabilmente migliorerà giorno dopo giorno, però un Sonego in giornata, fra servizio e dritto direi che è più temibile di Cerundolo e Berankis. Chiaro che se Rafa gioca da Rafa non c’è partita. Con quel dritto che si ritrova bombarderà Sonego sul rovescio fino allo sfinimento.

Sinner contro Alcaraz può reggere i palleggi, ma forse non può competere sul piano della varietà degli schemi, attacchi, volee, drop-shots per i quali Carlitos ha più mano.

Però non va dimenticata l’età e la relativa inesperienza di Alcaraz. Ha già battuto quasi tutti i più forti tennisti del mondo, però se si trovasse all’improvviso in difficoltà con Jannik forse potrebbe restare disorientato.

La prova di Jannik contro il semovente Isner è stata indubbiamente molto solida. E Jannik ha dimostrato sul campo 2 di essere molto attento anche tatticamente. Quando doveva rispondere cambiava sovente posizione per togliere certezze e ritmo ai servizi di Isner. A volte stava indietrissimo anche 4 o 5 metri, altre volte avanzava quasi sulla riga di fondo per togliergli l’opzione del servizio slice a uscire. Lo faceva sia sulla prima sia sulla seconda. E alla fine Isner, che aveva cominciato con 7 ace nei primi due game, e ne ha fatti 12 nel primo set, si è ritrovata spuntata l’arma prediletta. Tanto che fra secondo e terzo set ne ha fatti soltanto altri 12.

E al di là del discorso ace, che lascia un po’ il tempo che trova perché si può fare caterve di servizi vincenti che non sono ace ma hanno il medesimo effetto di procurare il punto, è accaduto che Sinner in diversi game, anche se ha saputo conquistare soltanto 4 palle break con un break nel primo e un altro break nel terzo – il secondo si è deciso invece al tiebreak senza break – ha dimostrato di riuscire a rispondere. E’ arrivato ai vantaggi 4 volte sui servizi di Isner, nel tiebreak ha fatto il minibreak che serviva e in particolare è riuscito a rispondere 57 volte su 97 e fare 35 punti contro il servizio, 17 volte nonostante la prima di Isner, 18 sulla seconda. Tanta roba. E il tutto leggendo sempre meglio il servizio del gigante USA: se la media delle risposte nel corso del match è stata del 59% (cioè su 97 servizi ha risposto 40 volte) nel terzo set è addirittura salita all’83%: Jannik ha cioè risposto 20 volte su 24. Neppure guardando la partita mi ero reso conto di ciò. Alla fine del match vinto in 3 set Jannik ha vinto 20 punti in più, 107 a 87. Sono tanti.

Per il resto la giornata non ha offerto granchè. Djokovic ha dominato il derby serbo con Kecmanovic, 6 terzi turni della metà alta si sono conclusi in tre set, e solo Goffin con Humbert e Tiafoe con Bublik (nel match più divertente della giornata) hanno vinto in 4. Anche fra le donne sei match su 8, i terzi turni della metà bassa si sono conclusi in due set, ma non si può dire che sia stato combattuto il match vinto in tre set dalla Ostapenko sulla Begu (3-6,6-1,6-1), mentre la Niemeier ha lottato di più contro la non più giovane ucraina Tsurenko (6-4,3-6,6-3) che però ha detto tutto quel che voleva dire sulla guerra russo-ucraina.

Per questo sabato il match clou è certamente Tsitsipas-Kyrgios. Può succedere di tutto. Io credo che a Nadal, ma alla lontana anche a Djokovic, farebbe più piacere una vittoria di Tsitsipas. Kyrgios,infatti, è capace di tutto. Anche di battere Tsitsipas per poi perdere a bocca di barile con il vincente di Nakashima-Galan. Ma i grandi favoriti del torneo, Djokovic e Nadal, preferirebbero che fosse qualcun altro a levar di torno la mina vagante di Canberra, piuttosto che trovarselo un giorno di fronte.

Le teste di serie fin qui eliminate sono

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini


22 Basilashvili (Van Rijthoven)

Donne
5 Sakkari (Maria)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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