Grande Slam 2018, ecco la classifica femminile - Pagina 2 di 4

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Grande Slam 2018, ecco la classifica femminile

Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open: chi sono state le giocatrici che hanno fatto meglio nei quattro eventi più importanti?

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6. Madison Keys
punti Slam: 2120
AO:    QF, sconfitta da Kerber
RG:    SF, sconfitta da Stephens
Wim: 3T, sconfitta da Rodina
USO:  SF, sconfitta da Osaka
Partite vinte/perse totali: 16/4 (80,0%)
Stagione contraddittoria per Keys: i 2120 punti raccolti negli Slam non sono pochi e sono più di quelli vinti nel resto del circuito WTA; segno che Madison ha classe ed è capace di esprimersi bene nei tornei importanti. O meglio: si esprime bene fino a che non arriva ad avere la sensazione di poter davvero vincere il torneo; a quel punto la pressione si rivela eccessiva e non riesce più a proporre il suo miglior tennis.
Va comunque sottolineato che negli Slam 2018 è stata la seconda giocatrice per numero di partite vinte (16, dietro solo alle 18 di Kerber). Però continua a mancare l’acuto definitivo.

7. Sloane Stephens
punti Slam: 1750
AO:    1T, sconfitta da Zhang Shuai
RG:      F, sconfitta da Halep
Wim: 1T, sconfitta da Vekic
USO: QF, sconfitta da Sevastova
Partite vinte/perse totali: 10/4 (71,4%)
Rendimento a strappi per Stephens negli Slam, dove ha alternato buoni risultati a eliminazioni premature: vittoria agli US Open 2017, uscita al primo turno in Australia; finale a Parigi, uscita al primo turno a Wimbledon. E poi ancora seconda settimana agli ultimi US Open, con i quarti di finale. Anche se da campionessa in carica ha deluso per il gioco espresso nella partita contro Sevastova.
Del suo 2018 un aspetto va sottolineato: con la finale al Roland Garros Stephens ha confermato che la vittoria a Flushing Meadows 2017 non è stata casuale. In Francia ha dimostrato il pieno diritto di stare ai vertici WTA, e di sapersi esprimere ad alto livello su più superfici. Forse ha ancora qualcosa da migliorare sul piano della resistenza fisica, visto che nella partita parigina contro Halep è sembrata calare alla distanza.

8. Elise Mertens
punti Slam: 1390
AO:    SF, sconfitta da Wozniacki
RG:    4T, sconfitta da Halep
Wim: 3T, sconfitta da Cibulkova
USO: 4T, sconfitta da Stephens
Partite vinte/perse totali: 13/4 (76,5%)
Nel 2018 Mertens si è dimostrata una giocatrice solida, di notevole costanza. Per quanto mi riguarda il suo tennis non mi entusiasma particolarmente, ma resta il fatto che difficilmente si fa battere da avversarie di caratura inferiore; e questa consistenza le ha permesso di cogliere tutte le occasioni che i tabelloni le hanno offerto.
In sintesi: per sconfiggerla bisogna giocare bene, perché di certo lei non è tipo da fare regali “autoeliminandosi”. I numeri lo certificano; negli Slam 2018 ha perso solo da teste di serie di grande livello: la numero 1 a Melbourne, la numero 2 a Parigi e la numero 3 a New York; unica eccezione la ispirata Cibulkova (prima esclusa dalle teste di serie) a Wimbledon. D’altra parte Mertens ha sconfitto una sola Top 20, la deludente Svitolina dell’Australia, allora numero 4. Ma non è certo colpa di Elise se diverse tenniste di vertice si perdono per strada contro avversarie sulla carta inferiori; lei non lo ha fatto, e ha raccolto i frutti.

 

9. Karolina Pliskova
punti Slam: 1230
AO:    QF, sconfitta da Halep
RG:    3T, sconfitta da Sharapova
Wim: 4T, sconfitta da Bertens
USO: QF, sconfitta da Williams S.
Partite vinte/perse totali: 13/4 (76,5%)
Per Karolina Pliskova i risultati sono sorprendentemente simili a quello di Elise Mertens: ha cioè dato prova di una certa costanza a livelli medio-alti, ma le sono mancati i picchi di gioco. E siccome ritengo Pliskova una tennista di talento, un pizzico di delusione rimane. I numero sono questi: negli Slam ha battuto una sola Top 20 (la numero 17 Barty a New York) ed è sempre stata eliminata in due set dai quattro tornei. Particolarmente negativa la partita contro Sharapova, visto che quasi “non è scesa in campo” (6-2, 6-1), ma anche contro Serena e Halep non ha dato la sensazione di poter seriamente impensierire giocatrici che pure in passato aveva battuto. A questo va aggiunta la sconfitta tecnicamente inattesa sull’erba di Wimbledon contro Kiki Bertens. Direi che per Karolina il dato numerico totale (1230 punti) risulta migliore di quello delle prestazioni offerte in campo, dove il meglio lo ha forse dato nelle vittorie su Buzarnescu (Wimbledon) e sulle compagne di Fed Cup Safarova (due volte) e Strycova (Australia).

10. Carla Suarez Navarro
punti Slam: 1060
AO:    QF, sconfitta da Wozniacki
RG:    2T, sconfitta da Sakkari
Wim: 3T, sconfitta da Bencic
USO: QF, sconfitta da Keys
Partite vinte/perse totali: 11/4 (73,3%)
Dopo un 2017 penalizzato da problemi fisici, Suarez Navarro è tornata a salire nel rendimento complessivo, e negli Slam lo ha fatto ancora di più: oggi è numero 22 del ranking, ma è decima in questa particolare classifica. Curiosamente Carla si è espressa meno bene sulla terra di Parigi, mentre ha raggiunto due quarti di finale sul cemento. E in questo si è anche dimostrata solida fisicamente, visto che Australia e USA sono stati impegni con giornate di caldo estremo. A Melbourne Carla ha portato al terzo set la futura vincitrice Wozniacki, mentre a New York ha sconfitto Garcia e interrotto la imbattibilità “notturna” di Sharapova, che in carriera non aveva mai perso quando aveva giocato in sessione serale. La vittoria contro Maria è arrivata proprio nel giorno del trentesimo compleanno. Chissà che non sia di buon auspicio per provare a fare ancora meglio nel 2019.

a pagina 3: Il confronto con la classifica Slam 2017

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WTA, diario di un decennio: il 2013

Quarta puntata degli articoli dedicati al decennio appena terminato in WTA e alle sue protagoniste: l’anno dei record di Serena Williams, il secondo Slam di Azarenka e la sorpresa Bartoli a Wimbledon

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Marion Bartoli e Sabine Lisicki - Wimbledon 2013

Quarto articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2013. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2013

 

Australian Open 2013
Quando esce il sorteggio degli Australian Open si scopre che la campionessa in carica Victoria Azarenka e la dominatrice della seconda parte del 2012, Serena Williams, sono dalla stessa parte di tabellone. L’incrocio è previsto in semifinale.

Questo sulla carta, perché in realtà Serena in semifinale non ci arriverà: viene fermata nel turno precedente da Sloane Stephens, una talentuosa diciannovenne (Sloane è nata nel marzo 1993) sua connazionale, che sta cominciando a farsi conoscere.

La partita di Melbourne fra Stephens e Williams è il secondo atto di un confronto che ha avuto un fresco precedente polemico. Tre settimane prima, in occasione del loro match nel torneo di Brisbane, durante il dialogo con il coach Stephens aveva definito il comportamento di Williams “disrespectful” (irrispettoso).

Serena aveva vinto 6-4, 6-3 e poi aveva risposto via Twitter. Con una frase lapidaria e nemmeno del tutto chiara: I made you. Al di là delle possibili interpretazioni del tweet, due concetti erano comunque inequivocabili: Williams non aveva gradito l’esternazione. E voleva rimarcare chiaramente la propria superiorità di status.

Questo l’antefatto. Ma poi una volta scese in campo lo status non garantisce vantaggi; nel confronto di Melbourne si sarebbe partiti da zero a zero.

Stephens b. S. Williams 3-6, 7-5, 6-4 Australian Open, QF
Nel primo set Williams controlla la situazione: 6-3 con un solo break. Quando poi si porta avanti 2-0 nel secondo set, sembra avviata a confermare il risultato di Brisbane. Ma Stephens reagisce: inizia a rispondere meglio, gestisce con maggiore sicurezza la pesantezza di palla di Serena e copre il campo con una rapidità impressionante. E punge con i contrattacchi di dritto.

Sloane recupera il break, e comincia a insinuare dubbi sull’esito finale del match. Sul 3-4, 0-30 Serena serve in una situazione scomoda; deve stare attenta a non subire un secondo break che potrebbe voler dire perdere il set. Ottima battuta a uscire che Stephens rimanda in qualche modo: ne esce una parabola strana, che rimbalza alta ma molto attaccata alla rete; Williams corre in avanti e chiude il punto, ma è obbligata a frenare bruscamente per non toccare la rete con il corpo.

Su questa frenata sente una fitta alla schiena (dal min. 7’40”) che la condizionerà nel proseguo del match, almeno fino a quando non faranno effetto gli antidolorifici ricevuti durante il Medical Time Out.

Williams perde la battuta e si ritrova sotto 3-5. Il finale di secondo set è tipico di quando c’è in campo una giocatrice con problemi fisici. Serena gioca in stile “o la va o la spacca”, rischiando a tutta sin dalla risposta, mentre Sloane sembra non sapere bene come gestire gli scambi contro una avversaria in difficoltà: diventa troppo prudente, e perde di decisione. Stephens non riesce a convertire un set point sul 5-3 e finisce per farsi recuperare sul 5-5. Ma poi si riorganizza e pareggia i conti sul 7-5.

Terzo set. Serena recupera un assetto accettabile e la partita torna a offrire scambi ben costruiti. Le due giocatrici sono molto vicine, e si procede in equilibrio sino al 3-3. Nel settimo gioco, con Stephens alla battuta, Serena gioca un game di grande abnegazione: lavora molto in difesa e alla fine viene premiata con il break; sul 4-3 e servizio ha la partita in mano. Però anche se il punteggio è a suo favore, tatticamente la partita ha preso un indirizzo più adatto alla sua avversaria: ora quasi ogni punto si gioca su scambi lunghi ed elaborati, ideali per esaltare la capacità di coprire il campo alla perfezione tipica di Sloane.

E infatti i tre game successivi saranno tutti vinti da Stephens: un break per pareggiare sul 4-4, un game tenendo il servizio per il 5-4 e un secondo break consecutivo per chiudere la partita sul 6-4. Sloane si è presa la rivincita di Brisbane in una occasione ben più importante.

Il percorso delle finaliste
Prima della cronaca del torneo, un breve antefatto: nell’agosto 2012, Li Na cambia coach: non più il marito Jiang Shan (che rimane nel team come hitting partner), ma Carlos Rodriguez, l’ex allenatore di Justine Henin.

Il lavoro svolto con Rodriguez è molto profondo. Durissima preparazione fisica e novità tecnico-tattiche. Il “ping-pong tennis” viene trasformato in un qualcosa di differente: maggiore topspin al dritto, allontanamento dal ritmo costante in favore di velocità di palla più varie, maggiore movimento in verticale anche alla ricerca della rete.

Nei turni precedenti Li Na era avanzata senza incertezze. Sei vittorie tutte in due set anche contro avversarie importanti come Radwanska nei quarti e Sharapova in semifinale. La partita contro Maria è sicuramente uno dei picchi di gioco della Li “secona versione”, nei cinque turni precedenti Sharapova aveva perso in totale appena 9 game, ma viene battuta per 6-2, 6-2.

D’altra parte Azarenka per raggiungere l’ultimo match ha lasciato per strada un solo set, contro una 23enne in grande crescita: Jamie Hampton (6-4, 2-6, 6-2). Come è noto Hampton a causa di problemi all’anca (non risolti nemmeno da due operazioni) non ha più giocato ad alti livelli. Mi fa piacere ricordarla con questo video, in cui si può apprezzare la sua naturale eleganza, in particolare nel dritto:

A conti fatti, nei sei match di avvicinamento all’ultima partita, Azarenka ha sconfitto una sola testa di serie, la numero 29 Stephens, e quindi la sua condizione di forma è una parziale incognita.

Azarenka b. Li 4-6, 6-4, 6-3 Australian Open, Finale
La finale è una partita tesa, in cui il servizio non è un fattore decisivo: i break si susseguono e alla fine ci sarà un sostanziale equilibrio tra i punti vinti in battuta e quelli in risposta. Li Na parte meglio, e ai dodici set vinti consecutivamente nel torneo aggiunge anche il primo della finale: 6-4. Gliene manca ancora uno per vincere il titolo. Ma poi arriva l’imprevisto, sotto forma di caduta che le provoca una distorsione alla caviglia sinistra. Anzi, le cadute saranno due.

Non sapremo mai come sarebbe andata a finire senza il doppio capitombolo; Li Na stava forse giocando meglio, conduceva di un set, ma era indietro nel secondo. Il primo infortunio si verifica sul 6-4, 1-3 (min. 5’53” del video). Azarenka mantiene il vantaggio e pareggia i conti con un altro 6-4.

Nel terzo set con Azarenka al servizio sull’1-2 arriva la seconda caduta, quando a Li Na cede di nuovo la caviglia distorta in precedenza (min. 11’30”). Ad aggravare la situazione si aggiunge un trauma cranico: nel precipitare a terra ha subìto un serio colpo alla nuca, che le fa perdere l’orientamento per alcuni secondi.

Il parziale successivo alla caduta sarà di 5 game a 1 per Azarenka, che in questo modo chiude 6-3 e doppia il titolo dell’anno precedente, confermandosi campionessa dello Slam australiano e numero 1 del mondo.

Per Li Na è la seconda finale persa a Melbourne nel giro di tre anni. Della sua partita, al di là degli aspetti tecnici, rimane nella memoria l’atteggiamento autoironico in occasione della seconda caduta, quando entrano in campo i medici, e per verificare che sia perfettamente cosciente le chiedono di seguire un dito con lo sguardo.

La scena è contemporaneamente drammatica e umoristica; Li Na sceglie di sottolineare il secondo aspetto, sorridendo di se stessa in un momento comunque fondamentale della sua vita di tennista: le finali Slam non si giocano tutti i giorni.

Ma una sconfitta del genere è sempre dura da digerire; quanto lo sia stato lo scopriamo in questa intervista alla TV cinese dopo la partita in cui traspare tutto il rammarico per un’occasione che non si è potuta giocare fino in fondo (attivare i sottotitoli per la traduzione in inglese).

E così, per il secondo anno consecutivo, Li Na lascia Melbourne fra le lacrime. Ma la sua avventura con le finali in Australia non è ancora finita. Come vedremo nell’articolo dedicato al 2014.

a pagina 2: Williams numero 1 del mondo

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WTA, diario di un decennio: il 2012

Terza puntata degli articoli dedicati al decennio appena terminato in WTA e alle sue protagoniste: da Victoria Azarenka a Serena Williams, da Maria Sharapova a Sara Errani

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Maria Sharapova, Serena Williams, Victoria Azarenka - Olimpiadi di Londra 2012

Terzo articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2012. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2012

 

Premessa
Il 2012 è un anno particolare per il tennis femminile: è allo stesso tempo semplice e ingannevole, soprattutto nella prima metà. Per questo penso occorra una introduzione che prescinda dal singolo avvenimento e consideri invece l’arco complessivo della stagione.

Perché “semplice e ingannevole”? Perché il 2012 si può facilmente suddividere in periodi (prima Azarenka, poi Sharapova, infine Serena), ma questi periodi ogni volta sono preceduti da segnali fallaci, abbagli interpretativi. È, in sostanza, la stagione in cui probabilmente c’è più differenza tra le sensazioni del momento, a breve termine, e gli effettivi sviluppi della realtà a lungo termine.

Ragioniamo sul concreto. All’inizio della stagione l’ipotesi più accreditata è che si possa assistere al proseguimento del duello tra Wozniacki e Kvitova, il testa a testa che ha concluso il 2011. Del resto Petra e Caroline nei primi giorni di gennaio danno vita a un grande match di Hopman Cup a Perth che non ha proprio nulla di esibizione o di amichevole: è una dura lotta, in cui Kvitova si impone 7-6, 3-6, 6-4.

Potrebbe sembrare il segnale di un imminente passaggio di consegne ai vertici della classifica. E invece il futuro dimostrerà che si tratta di un travisamento della situazione.

Cominciano gli Australian Open, e Serena Williams perde a sorpresa contro Ekaterina Makarova. Quando poi Sharapova sconfigge Kvitova in semifinale, sembra essere Maria la probabile candidata alla leadership del tennis femminile. E invece a uscire vincitrice dal torneo, e con in più il numero 1 del mondo, è Victoria Azarenka.

Azarenka riceve dal primo successo Slam in carriera una spinta straordinaria, e spadroneggia nei tornei successivi con una serie da record di 26 vittorie consecutive. Si comincia a parlare di lei come della futura dominatrice del tennis mondiale. Ma è un altro abbaglio interpretativo.

VIka arriva fisicamente e mentalmente senza più energie a Miami: si salva contro Cibulkova al termine di una partita quasi incredibile (come vedremo più avanti), ma poi cede contro Bartoli. E da quel momento il suo rendimento scende: ottimi piazzamenti, ma non vincerà più un torneo fino al mese di ottobre a Pechino. Certo, ha accumulato un bel vantaggio nella Race (fondamentale per chiudere la stagione al primo posto), ma in primavera non sarà più lei a governare il circuito. Azarenka non è quindi una dominatrice a lungo termine, ma i primi tre mesi di 2012 portano senza dubbio il suo marchio.

Quindi il circuito si trasferisce sulla terra europea, e si scopre che chi gioca meglio su quei campi è una tennista che ha conquistato Slam su tutte le superfici tranne che sulla terra: Maria Sharapova. Maria vince tutto quello che c’è da vincere sul rosso: Stoccarda, Roma, Parigi. Dopo l’inizio d’anno di Azarenka, questa fase di stagione ha il sigillo di Sharapova.

Quando vince a Parigi, e completa il Career Grand Slam, è lei a proporsi come la più seria candidata alla leadership del tennis femminile. Del resto se è riuscita perfino a vincere lo Slam su terra, ritenuta (allora) la sua superficie meno favorevole, figuriamoci cosa farà altrove. Altro abbaglio interpretativo.

Ma è un abbaglio che deriva da quanto accade al Roland Garros, dove tutte le principali avversarie di Maria appaiono inferiori: Wozniacki in crisi di risultati esce al terzo turno contro Kanepi, Azarenka al quarto contro Cibulkova. Kvitova è battuta in semifinale direttamente da Sharapova, e in modo netto.

A completare il quadro della situazione, il fallimento di Serena Williams, che per la prima (e unica) volta in carriera perde al primo turno di un Major contro Virginie Razzano. Dopo le sconfitte a New York contro Stosur e a Melbourne contro Makarova, arriva addirittura una uscita precocissima contro una avversaria fuori dalle prime 100 del mondo. Ci si chiede se Williams saprà ancora vincere i tornei che contano.

Questo è, naturalmente, l’abbaglio più grande. Dopo la sconfitta contro Razzano, Serena assume un nuovo coach, Patrick Mouratoglou, e insieme a lui comincia ad applicarsi al tennis come non mai.

E finalmente, dopo tanti abbagli, avremo l’indicazione giusta dai prati di Wimbledon, dove Williams vince addirittura due volte: la prima vale per lo Slam, la seconda per le Olimpiadi, esibendo un tennis incontenibile. E questa volta non si sbaglia: Serena è tornata per dominare, e per farlo a lungo.

In sostanza quella eliminazione del Roland Garros è determinante per avviare una nuova fase super-vincente della carriera di Williams (2012-2015). Dunque il punto di svolta “storico” del 2012 (e oltre) è determinato da una sconfitta. Assolutamente impossibile immaginarlo in quel momento.

Chiusa questa premessa, che suona quasi come un apologo sulle illusioni e sui segnali fallaci, cominciamo il nostro diario da gennaio, e dalla Australia.

a pagina 2: Gennaio-marzo 2012, i mesi di Victoria Azarenka

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WTA, diario di un decennio: il 2011

Seconda puntata degli articoli dedicati al decennio appena terminato in WTA e alle sue protagoniste: da Li Na a Petra Kvitova, da Caroline Wozniacki a Samantha Stosur

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Petra Kvitova e Caroline Wozniacki

Secondo articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2011. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì scorso.

ANNO 2011

 

Australian Open 2011
Il primo Slam del 2011 offre protagoniste attese e inattese, ma soprattutto diverse partite memorabili. Ne ho scelte tre. La prima in ordine di tempo è questa:

Schiavone b. Kuznetsova 6-4, 1-6, 16-14 Australian Open, 4T
Match indimenticabile per qualità e quantità, che trova posto nel libro dei record alla voce “Più lunga partita femminile in uno Slam”. Due giocatrici con un repertorio di colpi superiore alla media, interpretano una partita eccezionalmente ricca sul piano tecnico-tattico, con continui ribaltamenti di gioco e di punteggio.

Del chilometrico set finale è impossibile ricordare tutto: alla fine saranno 6 match point non convertiti da Svetlana, 2 mancati da Francesca prima di chiudere con quello buono, il terzo (nono complessivo). Più un break point annullato (giustamente) per invasione sulla rete a Schiavone, sul dieci pari. Ma soprattutto, una infinità di grandi scambi.

Dopo 4 ore e 44 minuti vince Schiavone, in una versione molto vicina a quella vista l’anno prima a Parigi. Scrivono le agenzie: “Iron-woman Francesca Schiavone survived the longest Grand Slam women’s singles match in the professional era”.

Post scriptum: Francesca e Svetlana sarebbero state protagoniste di un altro epico match in un Major quattro anni dopo, al Roland Garros 2015, vinto da Schiavone per 6-7(11), 7-5, 10-8.

La seconda partita è questa:

Li b. Wozniacki 3-6, 7-5, 6-3 Australian Open, SF
Al penultimo atto dello Slam si affrontano la testa di serie numero 1 Wozniacki e la numero 9 Li, che a Melbourne è già stata in semifinale l’anno precedente. Partita intensa per due set, con Wozniacki solida e Li Na che inizia giocando malino per poi migliorare, ma rimanendo sotto ai suoi massimi. Si arriva al 6-3, 5-4, e Wozniacki va a servire per il match. Quando si trova a fronteggiare il match point (sul 40-30 servizio Woz), Li Na con il coraggio della disperazione si affida al suo colpo più incerto, il dritto lungolinea, per rimanere in corsa e ripartire con un livello di gioco superiore.

Sempre più convinta e decisa, Li Na aumenta i rischi e i vincenti, e rovescia l’esito della partita, scoprendosi degna di una finale Slam. A Caroline, invece, dopo 145 minuti di gioco, rimane ancora una volta un senso di incompiutezza negli Slam che si trascinerà per molti anni della sua carriera.

La terza partita che va assolutamente ricordata è la finale:

Clijsters b. Li 3-6, 6-3, 6-3 Australian Open, Finale
Forse l’incontro dal livello tecnico più alto della stagione, giocato davvero bene da entrambe. Li Na si comporta come se le regole vietassero di arretrare più di 50 centimetri dalla linea di fondo: mai un passo indietro. Clijsters trova, forse per la prima volta, qualcuna che la “mette sotto” nella sua maggiore specialità: il palleggio ad alto ritmo; e allora è costretta a inventarsi soluzioni alternative.

Kim dimostra di essere ormai molto matura mentalmente e tatticamente: sa far fronte a difficoltà di gioco inattese, e con umiltà rinuncia al confronto basato sul ritmo vorticoso perso nel primo set. Prende atto che in quel tipo di tennis l’avversaria le è superiore, e cambia tattica: comincia ad alzare le parabole, a rallentare il ritmo, a mischiare gli spin, e a variare anche sulla verticale i movimenti.

Su questo nuovo terreno Kim prevale; evidentemente dispone di un “piano B” che Li Na fatica a contrastare e che finirà per determinare la vincitrice della partita. E così “Aussie Kim” (come lei stessa si definirà nel discorso conclusivo) può festeggiare insieme al suo pubblico adottivo il quarto Slam della carriera, il primo lontano da New York.

Li Na perde la partita, ma probabilmente quel giorno acquisisce la consapevolezza definitiva della propria forza: nessun traguardo è fuori dalla sua portata. E nello Slam successivo, a Parigi, arriva la vittoria.

a pagina 2: La stagione su terra

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