US Open: serataccia Sharapova, brava Suarez. Osaka, primo quarto

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US Open: serataccia Sharapova, brava Suarez. Osaka, primo quarto

Ben 38 errori condannano Maria, passa un’ordinata Carla. Battaglia palpitante tra le 20enni Osaka e Sabalenka. Ora Tsurenko. Keys ‘on fire’ lascia 4 giochi a Cibulkova

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[30] C. Suarez Navarro b. [22] M. Sharapova 6-4 6-3 (da New York, Luca Baldissera)

 

SERATACCIA MARIA – Maria Sharapova e Carla Suarez Navarro non si incontravano da tre anni e mezzo (Roma 2015). I precedenti sono 4-1 per la russa, ma parliamo della carriera “precedente” di Maria, dopo il rientro dallo stop per squalifica le cose sono cambiate molto. Sharapova rimane una giocatrice fortissima, però non è più la schiacciasassi di prima, e la risalita verso le posizioni di vertice ha visto parecchie difficoltà. Carla, di contro, sta giocando forse il miglior tennis della carriera. Il gioco della spagnola, però, è estremamente adatto alla terra battuta, con la capacità di trovare angoli stretti con palle cariche di top-spin, sia di dritto che con lo splendido rovescio a una mano, una rarità nel circuito WTA di alto livello. Maria è una picchiatrice da cemento delle migliori, il servizio a volte soffre di discontinuità, ma è una bella botta, il dritto e soprattutto il potente e preciso rovescio bimane producono accelerazioni spesso imprendibili anche da posizioni scomode e in recupero. Due palle break annullate dalla spagnola nel secondo game, qualche errore di troppo di Sharapova in quello successivo che le costano il turno di battuta, e siamo 2-1 per Carla. Picchia forte Maria, ma sbaglia parecchio (5 vincenti, però ben 8 errori in 4 game), e Suarez Navarro allunga 3-1. Si mette pure a commettere doppi falli la russa (tre consecutivi!), continua con i gratuiti, subisce un secondo break, e rischia di aver già compromesso il set. Pur in difficoltà, Sharapova tenta una reazione, si conquista due volte palla break quando è sotto 4-1, e alla seconda occasione incassa l’errore di dritto di Carla e accorcia. Ma per ora non è serata per la specialista dei match sotto i riflettori dell’Arthur Ashe (22 vittorie di fila qui in “night session”). Oltre alle sue incertezze, non viene affatto aiutata da Suarez Navarro, che spinge bene, trova belle traiettorie anche in lungolinea, la brekka a 15 per la terza volta, e va a servire per il set sul 5-2. Nuova reazione d’orgoglio di Maria, e altro break (siamo a 5 in otto game, 2 subìti dalla spagnola, 3 dalla russa, a volte il tennis femminile va così), poi senza altri affanni Sharapova tiene, e si fa sotto sul 4-5. Ma il 18esimo errore gratuito, un dritto che le scappa largo, consegna il primo parziale a Carla, 6-4, brava a stare lì contro un’avversaria che gioca a sprazzi e dà zero ritmo.

TROPPI ERRORI – Va alla battuta Sharapova in avvio di secondo set, ed è subito break e controbreak, non ha più senso contarli ormai (7 in 12 game, è chiaro che in questa partita il servizio non ha la minima importanza), poi Maria tiene e va in vantaggio 2-1. Sbagliano parecchio tutte e due, 22 gratuiti la russa, 14 la spagnola finora, onestamente non è un bel match. Si sono viste alcune buone botte da fondo di Sharapova, qualche apprezzabile geometria di Suarez Navarro, e poco altro. Anche il pubblico di solito molto caldo e partecipe di New York non è entusiasta. Finalmente un super-scambio, che scatena gli applausi, nel quarto game, gran pressione per 17 tiri, con la palla corta vincente finale di Carla che le dà il 2-2. Altro recupero spettacolare di rovescio per Suarez Navarro (ingenuità su un colpo elementare vicino a rete di Sharapova però), ed è ancora break, 3-2 per lei. Suona la colonna sonora di “Game Of Thrones” durante il cambio campo, chissà che non possa scuotere la “Regina Bionda” (in effetti, qualcosa di Cersei Lannister ce l’ha), a questo punto sta davvero rischiando grosso. Ma le cose non cambiano, Maria arriva a palla del controbreak, però sbaglia male due dritti di fila, poi ha ancora un’opportunità, e le vola lungo il rovescio, non ci siamo. Brava Carla con il dritto lungolinea, ed è 4-2 per lei, ma il problema grosso per Sharapova sono soprattutto i 32 errori gratuiti commessi fno a questo momento (saranno 38 alla fine), veramente troppi a fronte di soli 13 vincenti. Due game di servizio tenuti da entrambe senza troppi drammi (un avvenimento) e si arriva al 5-3, con Maria alla battuta per salvare la partita. La serataccia di Masha si conclude con un gran rovescio vincente di Carla, che la rimonta da 40-15, e accede meritatamente ai quarti di finale, nel giorno del trentesimo compleanno (bel regalo si è fatta), dove affronterà Madison Keys. Precedenti 3-0 Keys, ma sempre al terzo set.

Grazie a tutti, è la prima volta che gioco qui in notturna, sono molto contenta, ho fatto una buona partita, è stata dura. Sto lavorando per essere aggressiva e solida, devo correre e lottare ma anche spingere. Quel punto lungo? Sì, ho festeggiato solo lì, ma il mio carattere è questo, mi tengo le cose dentro. Adesso ho Madison, ha fatto finale qui, ha un gran dritto e so che il pubblico sarà con lei, ma io ci proverò e cercherò di divertirmi“, racconta felice “Carlita” a fine match.

BOOM BOOM OSAKA – Le due ventenni terribili, Naomi Osaka e Aryna Sabalenka, si affrontano negli ottavi di finale dopo aver stupito: Naomi ha perso solo 7 giochi fin qui, Aryna invece è reduce dalla grande vittoria su Kvitova. Una buona cornice di pubblico accoglie una probabile sfida del futuro, e le due non deludono le attese. Partita dalle mille emozioni e capovolgimenti di fronte, con un tennis offerto davvero di gran qualità. Il primo set è tutto a favore della giapponese, il cui punteggio finale è quasi generoso visti i valori in campo. Aryna è molto contratta, con errori con tutti i fondamentali. Di contro, Osaka riesce sempre ad appoggiarsi su tutti i colpi, comandando ogni scambio. Il doppio break con cui chiude è solo una conseguenza. La solidità di Naomi mostrata fin qui però scompare del tutto. Dopo la pausa, Sabalenka ritrova la calma, colpendo bordate di dritto e rovescio da ogni parte del campo. Osaka, sorpresa, non riesce a reggere l’urto dei colpi della bielorussa, e sbanda visibilmente. Fino al terzo game del set decisivo, viene sommersa dai vincenti di Sabalenka, perdendo ogni efficacia nel suo gioco. Sospinta dal pubblico però, e con l’atteggiamento di chi non ha nulla da perdere, Osaka trova prima un clamoroso controbreak e poi conferma il servizio lottando con le unghie e con i denti. Che emozioni! Sabalenka subisce il rientro e concede 3 palle break, che annulla da vera campionessa con 4 vincenti. Ormai è una partita di nervi, vibrante, con le avversarie che giocano benissimo ogni turno. Sul 4-5 Sabalenka si trova ancora una volta 0-40: altra rimonta e 3 match point annullati. Ma non basta, il quarto è quello decisivo. È Osaka a fare la differenza, che chiude l’incontro con il pubblico in visibilio.

Lorenzo Fattorini

Naomi Osaka – US Open 2018 (credit USTA/Pete Staples)

KEYS A DOPPIA MANDATA – Madison Keys, dopo la finale raggiunta lo scorso anno, vuole rendersi protagonista anche in questa edizione e lo fa battendo perentoriamente Dominika Cibulkova negli ottavi di finale. I precedenti parlavano chiaro: in quattro sfide la slovacca non era mai andata lontanamente vicina a battere Keys e in questo match di apertura sull’Arthur Ashe Stadium l’andamento non è cambiato. La statunitense sin da subito è stata in grado di imporre il suo gioco potente, rendendo ingestibili le bordate che Cibulkova si vedeva arrivare sul suo lato del campo. La n. 14 del mondo è stata impeccabile anche con il rovescio, non lasciando davvero nessuna chance alla sua avversaria. Il primo set fondamentalmente è stato deciso dal break del secondo game, arrivato dopo un’interminabile serie di scambi che Dominika è stata costretta a giocare nella parte di campo soleggiata. Nel secondo set invece la n. 35 del mondo ha tentato di sfruttare un piccolo passaggio a vuoto di Keys, ma quest’ultima si è prontamente rimessa in carreggiata finendo per vincere 6-1 6-3 in 77 minuti. Per lei adesso la vincente di Sharapova-Suarez Navarro.

Paolo Di Lorito

Madison Keys – US Open 2018 (credit USTA/Pete Staples)

TSURENKO NELL’ARENA  Ci sono volute due ore e mezza, diversi svenimenti minacciati per parte, centotrenta (130!) errori gratuiti combinati, “e che l’ombra si spostasse un po’ più in la”, prima che Lesia Tsurenko, ventinovenne ucraina appena fuori dalle teste di serie (36 WTA), conquistasse il primo quarto di finale in carriera di un Grande Slam, sconfiggendo 6-2 al terzo Marketa Vondrousova. Vondrousova era alla prima apparizione alla seconda settimana di uno Slam. La diciannovenne ceca, nata tre mesi prima del primo trionfo allo US Open di Serena Williams, era anche la più giovane giocatrice rimasta in tabellone.

Tsurenko, sotto un insopportabile caldo umido, sale sopra 4-1 nel primo set, aggredendo alla prima occasione utile i colpi di una Vondrousova che ci mette un po’ ad entrare in partita, alternando pregevoli palle corte ad altre scellerate. Il sole però batte forte, e Tusrenko fatica a vederci chiaro, letteralmente. Vondrousova rimonta, mentre i colpi dell’ucraina diminuiscono di intensità, il servizio scende sui 110 km/h di media e la fisioterapista viene convocata per due cambi di campo di fila. Tsurenko riesce comunque a trascinarsi al tiebreak, che perde, così come i primi due giochi del secondo set. Sembra sia la fine, ma le preghiere dell’ucraina – “chiedevo a Dio, o alla Natura, o a tutto ciò potesse aiutarmi di spostare quelle nuvole”, dirà a fine partita – vengono ascoltate. Il sole cala, arrivano le nuvole e lei si riprende. Mentre Vondrousova inizia a soffrire problemi alla coscia destra, oltre a subire anche lei il caldo. Sono entrambe menomate, la qualità ne risente, e la velocità di gioco è ai minimi. Tsurenko sembra però riprendersi col tempo, mentre la ceca pare peggiorare. Così l’ucraina chiude il secondo set e si porta subito sul 3-0 nel terzo. La ceca prova con le forze rimaste a dare filo da torcere, ora tira solo comodini ad occhi chiusi, ma il treno è passato. Tsurenko la vince sulla distanza, e sfiderà Naomi Osaka dopodomani nel primo quarto di finale in carriera per entrambe (nessun precedente a livello WTA).

Lorenzo Dicandia

Risultati:

[30] C. Suarez Navarro b. [22] M. Sharapova 6-4 6-3
[14] M. Keys b. [29] D. Cibulkova 6-1 6-3

[20] N. Osaka b. [26] A. Sabalenka 6-3 2-6 6-4
L. Tsurenko b. M. Vondrousova 6-7(3) 7-5 6-2

Il tabellone completo

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US Open: il robot è tornato, finale senza storia. Djokovic aggancia Sampras

NEW YORK – Nole impeccabile, del Potro non può nulla. 14esimo Slam in carriera (come Pistol Pete), il secondo dell’anno dopo Wimbledon. 71esimo titolo totale. Tornerà n.3

Luca Baldissera

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[6] N. Djokovic b. [3] J.M. del Potro 6-3 7-6(4) 6-3

 

Il robot da tennis inscalfibile, Novak Djokovic, è tornato: secondo Slam consecutivo, 14esimo in totale, terzo US Open, una regolarità insuperabile perfino per le bordate del volenteroso Juan Martin del Potro. Che paga, però, la poca incisività del rovescio, non compensata a sufficienza dai missili del suo fantastico dritto. Non sarà vario, o imprevedibile, o spettacolare in senso classico il gioco di Nole, ma la feroce efficacia nel macinare palleggio e recuperi fino allo sfinimento di qualsiasi avversario ha certamente il suo fascino. E sembra costruito apposta per il tennis di questi anni, per le superfici regolari e regolarizzate, con una tendenza generale all’uniformità verso la lentezza e i rimbalzi frenati e poco rapidi. Poco da dire, perfetto e pragmatico al massimo livello possibile ora.

Inizio a buon ritmo da parte di entrambi, tatticamente la partita si sviluppa da subito sul prevedibile binario delle accelerazioni appena possibile con il dritto da parte di Juan Martin, opposte alla manovra in difesa e al contrattacco dal lato del rovescio per Nole. L’uscita dalla diagonale sinistra è chiaramente la chiave per l’argentino, perché una volta che si trova nella posizione di poter scatenare le sue mazzate da destra, le cose si fanno difficili per il serbo. Per Djokovic, è evidente l’intenzione di non permetterglielo, tenendolo inchiodato lì con colpi profondi e angolati. Ne escono diversi scambi con schermaglie di slice tagliati in diagonale, di rovescio, da cui il primo a uscire di solito fa il punto, che sia Nole con il lungolinea bimane o Juan Martin con lo sventaglio a uscire e inside-in. Buon livello, la palla viaggia veloce, c’è il tutto esaurito sugli spalti, i tifosi argentini accennano i primi cori “Oleee, Delpo, Delpo”. I maxischermi inquadrano le consuete celebrità ospiti nei vip-box, l’applauso più forte se lo prende Jerry Seinfield, che qui a New York è una leggenda della TV e delle sit-com. L’equilibrio in campo è assoluto per oltre mezz’ora, va ai vantaggi sulla propria battuta solo Djokovic nel terzo game. E poi, sul 4-3, da 40-0 delPo si fa rimontare e brekkare a sorpresa. Bene Nole in risposta, certo, ma le colpe sono più dell’argentino, che fallisce almeno due colpi non complicati. Al servizio per il set, Djokovic chiude alla prima occasione, grazie al dritto in rete dell’argentino, 6-3. Ordinato e solido il serbo, un singolo passaggio a vuoto pagato carissimo per Juan Martin. Tennis non esattamente brillante, delPo prova a spingere di più, dall’altra parte Nole fa sempre e solamente la stessa cosa, corsa laterale, tenuta d’incontro, e occasionali contrattacchi, diciamo che ci si è divertiti di più, ma questo passa il convento.

Quasi a voler ricompensare chi ha speso centinaia di dollari per un biglietto anche per i posti più lontani, nel primo punto del secondo set Djokovic va a rete e chiude una spettacolare volée di rovescio, intercettando il gran passante lungolinea dell’avversario. Arriva il primo applauso vero e convinto del pubblico, che finora, “torcida” argentina compresa, era stato come anestetizzato dal bum-bum soporifero e regolare come un metronomo prodotto dal gioco. Sempre nel primo game, altro lampo di Nole con il passante di rovescio, che gli vale palla break, annullata, così come una successiva due punti dopo, deve stare attento delPo, se questo apparentemente perfetto Djokovic dovesse andargli via nel punteggio, riprenderlo sarebbe durissima. Ma tennis poco esaltante o meno, il serbo è impeccabile, sta lì, dà la sensazione costante di poter andare avanti a palleggiare in eterno (per fortuna non lo fa davvero), e giustamente alla fine viene premiato dagli errori di Juan Martin, brekkandolo al terzo game. Ancora applausi per il “celebrity spotting” dei maxischermi, stavolta con Meryl Streep e Gerard Butler, nel frattempo il serbo sale 3-1. Un timido coro di incoraggiamento degli argentini prova a scuotere delPo, e la cosa incredibilmente funziona: Juan Martin tiene il servizio, e poi a furia di mazzate arriva alla sua prima palla break, ma fallisce un passante. Due punti dopo, però, ne ha un’altra, scappa largo il dritto a Djokovic, ed è 3-3. Per la prima volta dall’inizio della partita, scatta un’ovazione assordante, Nole ha anche qualcosa da dire in serbo (che comprendo, ma non riferirò per decenza) a uno spettatore particolarmente chiassoso in tribuna. In generale, il match si sta “svegliando”, l’ace esterno che manda Juan Martin avanti 4-3, con una mini-striscia di 3 game consecutivi provoca un altro boato.

Con chi stia lo stadio è chiaro, ma come si sa, se c’è uno che di queste cose se ne frega altamente è Djokovic. Che però, al salire dell’intensità più emotiva che tecnica della partita, palesa le prime incertezze, subisce un bellissimo lungolinea di rovescio, e affronta ancora palla break. Per sua fortuna l’errore di delPo lo grazia, ma la sensazione è che il controllo assoluto del palleggio non sia più sua esclusiva. Un’ingenuità, con attacco dal lato sbagliato, costa al serbo la seconda palla break da affrontare in questo lottato ottavo game, ma c’è un nuovo errore in lunghezza di Juan Martin. Arriva anche il primo doppio fallo di Nole, e poi la terza occasione per delPo, ben annullata a rete dal serbo. Alison Hughes, l’espertissima arbitro di sedia, in questa fase è piuttosto larga di manica con gli sforamenti dello shot-clock, ma ci sta, gli spettatori sono molto rumorosi adesso. Finalmente, dopo 22 punti, Djokovic tiene la battuta, e siamo 4-4. Senza altri sussulti, si arriva al tie-break. Va avanti delPo di un minibreak, si fa riprendere sul 3-3, poi superare, e un dritto in corridoio gli costa due set-point contro consecutivi, 6-4. Basta il primo, concretizzato da Nole con una buona pressione da fondo, ed è due set a zero per il serbo.

Siamo a 2 ore e 16 minuti di match, le statistiche sono mediocri ma equilibrate (23 vincenti e 32 errori delPo, 22 vincenti e 27 errori Djokovic), però i punti importanti li ha fatti Nole, preciso e continuo, e il vantaggio è meritato. Nel terzo set, sul 2-1 per il serbo, Juan Martin annulla una palla break che rischia di essere definitiva con un bel servizio, poi uno scambio con difesa da alieno di Djokovic, che raccatta tutto dai teloni e alla fine incassa l’errore avversario, ne produce un’altra, e qui il rovescio lungo di delPo è gravissimo. 3-1 per Nole, potrebbe essere l’allungo decisivo. Reazione d’orgoglio dell’argentino, che si arrampica a una palla del contro-break, Djokovic si prende un warning per time violation alla battuta, viene poi battuto nello scambio ravvicinato a rete, e cede la battuta per la seconda volta nel match. Poco dopo, con i cori “Delpoo, Delpoo” che riprendono timido vigore, Juan Martin pareggia 3-3, rimettendo in carreggiata il parziale. Ma è l’ultimo colpo di coda per delPo: il break subìto due game dopo, male, con diversi errori, manda Djokovic al servizio per chiudere il match sul 5-3. Lo US open 2018 viene chiuso poco dopo da uno smash di Nole, che va a terra esultante, per poi abbracciare Juan Martin a rete. Grande torneo per Djokovic, grande stagione in generale con due titoli Major, raggiunto Pete Sampras a 14, sono 71 i tornei vinti in tutto. La classifica di lunedì lo vedrà al numero 3 ATP, il mondo del tennis lo vedrà come uno dei favoriti ovunque giocherà.

Del Potro è emozionato alla premiazione“Non è facile parlare ora, ma vi voglio bene ragazzi. Sono felice di aver giocato la finale con un avversario che è un idolo, mi dispiace aver perso, ma tanti complimenti a lui e al suo team. Non mi sono mai arreso durante i miei periodi da fermo per infortunio, con le operazioni ai polsi, lo US open è il mio torneo preferito. Grazie a tutta la gente argentina che mi ha sostenuto, grazie agli amici, uno può vincere o perdere un torneo, ma l’amore della gente che ti vuole bene vale più di qualsiasi coppa”.

Ovviamente leggerissimo Djokovic, che sta tornando alle sue vette: Il supporto di quelli che mi sono vicini, che c’erano anche quando le cose erano dure, con l’intervento al gomito, e per questo capisco bene Juan Martin, è stato fondamentale per i miei successi di quest’estate. Stare di fianco fianco a Sampras a 14 titoli, beh, posso dire Pete, ti adoro, sei il mio mito, mi sarebbe piaciuto che tu fossi qui! A Juan Martin dico che sicuramente lo rivedremo qui, con il trofeo in mano. A un certo punto, con i fan serbi e argentini, sembrava una partita di calcio, grazie ragazzi, è stata un’atmosfera fantastica per lui e per me. C’è John McEnroe? Adoro anche lui!”.

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US Open: Del Potro per il bis, Nole per raggiungere Rafa

I due non si affrontano dai quarti di finale di Roma dello scorso anno. In quell’occasione vinse Djokovic. Chi la spunterà questa volta?

Francesco Rio

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Questa sera (ore 22:00 italiane) l’Arthur Ashe Stadium sarà teatro del capitolo numero 19 della rivalità tra Novak Djokovic e Juan Martin Del Potro. Il bilancio degli scontri diretti vede il serbo in vantaggio: 14-4, ma l’argentino in più occasioni, anche quando è stato sconfitto, ha dimostrato di poter mettere in seria difficoltà Djokovic. Indimenticabile ad esempio la semifinale a Wimbledon 2013 quando Nole l’ha spuntata solo al quinto set, dopo essere stato costretto per ben due volte al tiebreak. A livello Slam Djokovic e Del Potro si sono affrontati in sole 4 occasioni e ha sempre vinto il serbo. Di queste sfide due si sono disputate proprio agli US Open: nel 2007, al terzo turno, con Nole che si impose in tre set (6-1, 6-3, 6-4) e nel 2012, nei quarti di finale, con il serbo ancora una volta vittorioso in tre parziali (6-2, 7-6, 6-4).

Sebbene i precedenti vedano Del Potro sfavorito, il tennista argentino ha già dimostrato in passato di potersi aggiudicare il torneo contro i favori del pronostico. Il pensiero di tutti va inevitabilmente all’edizione 2009, quando in una memorabile battaglia di cinque set superò il favorito della vigilia, nonché cinque volte campione a Flushing Meadows, Roger Federer. Anche in quell’occasione l’argentino superò Rafael Nadal in semifinale. Sarà solo una coincidenza?

 

Del Potro ha indubbiamente l’attitudine dei grandi campioni. Ha la forza mentale e fisica che gli permettono di giocare alla pari con avversari che almeno sulla carta sono più quotati. Senza i tanti infortuni, che purtroppo hanno caratterizzato la sua carriera, avrebbe certamente vinto di più soprattutto a livello di tornei dello Slam. A distanza di nove anni dall’ultima volta, il gigante di Tandil ci proverà ancora. Proverà a bissare il successo del 2009 e a scrivere una nuova pagina nella storia del nostro sport. In caso di vittoria, Del Potro raggiungerebbe nell’albo d’oro degli US Open Stefan Edberg, Andre Agassi e Patrick Rafter.

Dall’altra parte della rete, però, l’argentino troverà l’avversario in questo momento più difficile da battere. Dopo aver superato l’infortunio, che gli ha condizionato gran parte della scorsa stagione, Djokovic sembra essere infatti tornato grande. Probabilmente non sarà al livello del 2011 o del 2015 ma il trionfo a Wimbledon, battendo Rafael Nadal in semifinale, e quello a Cincinnati, superando Roger Federer in finale, sono una chiara conferma che il serbo ormai è tornato ad alti livelli.

Bisogna anche ammettere, però, che il cammino di Djokovic in questo torneo non è stato brillantissimo, in particolar modo nei primi turni. È stato costretto, infatti, al quarto set sia contro il modesto ungherese Fucsovics, sia contro l’americano Tennys Sandgren. È anche vero che il serbo ci ha abituato a situazioni del genere: piccole difficoltà nei primi turni e poi via dritto verso la vittoria. In ogni caso, appare evidente come il tabellone di Djokovic non sia stato troppo impegnativo, avendo affrontato comunque avversari che, anche in altre occasioni, non l’hanno mai messo particolarmente in difficoltà. Interessante notare che la testa di serie più alta che il serbo abbia affrontato prima della finale sia stato Kei Nishikori (numero 21). Diverso, invece, il discorso per Del Potro che, nel suo percorso verso la finale, ha dovuto comunque affrontare avversari più impegnativi: dal bombardiere John Isner, alla giovane promessa Borna Coric, fino al numero 1 del mondo, Rafael Nadal.

Qualora Djokovic dovesse vincere il torneo, con i suoi tre trionfi, eguaglierebbe proprio Nadal nell’albo d’oro degli US Open. Per il serbo sarebbe lo Slam numero 14, come Pete Sampras, a meno tre da Rafael Nadal e a meno sei da Roger Federer. Per Del Potro, invece, in caso di successo, come già detto precedenza, sarebbe il secondo trionfo in un torneo dello Slam. Si tratterebbe inoltre del suo 23° titolo in carriera su 34 finali disputate.

Djokovic e Del Potro si sono affrontati l’ultima volta nei quarti di finale degli Internazionali d’Italia del 2017. L’ultimo confronto sul cemento risale, invece, al torneo di Indian Wells dello stesso anno. Una curiosità statistica è che nei 18 precedenti tra i due solo in un’occasione si sono affrontati in finale: a Shanghai nel 2013 con Djokovic che la spuntò al tiebreak del terzo set. Alle Olimpiadi di Londra, invece, si affrontarono nella finale valevole per il 3° posto, con Del Potro che si impose in due set aggiudicandosi la medaglia di bronzo.

I precedenti

2017      Rome (QF) – Clay – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-1 6-4

2017      Indian Wells (R32) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 7-5 4-6 6-1

2017      Acapulco (R16) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 4-6 6-4 6-4

2016      Olympic Tennis (R64) – Hard – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 7-6(4) 7-6(2)

2013      ATP World Tour Finals (RR) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 3-6 6-3

2013      Shanghai (F) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-1 3-6 7-6(3)

2013      Wimbledon (SF) – Grass – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 7-5 4-6 7-6 6-7 6-3

2013      Indian Wells (SF) – Hard – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 4-6 6-4 6-4

2013      Dubai (SF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 7-6(4)

2012      ATP World Tour Finals (SF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 4-6 6-3 6-2

2012      US Open (QF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-2 7-6(3) 6-4

2012      Cincinnati (SF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 6-2

2012      Olympic Tennis (Bronze) – Grass – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 7-5 6-4

2011      Serbia v Argentina WG – SF (RR) – Hard – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 7-6(5) 3-0 Retired

2011      Roland Garros   (R32) – Clay – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro  6-3 3-6 6-3 6-2

2009      Rome (QF) – Clay – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 6-4

2008      Tennis Masters Cup (RR) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 7-5 6-3

2007      US Open (R32) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-1 6-3 6-4

Il 2018 di Juan Martin Del Potro

W (2): Acapulco (d Anderson); ATP Masters 1000 Indian Wells (d Federer)

F (3): Auckland (l Bautista Agut); Los Cabos (l Fognini); US Open

SF (2): ATP Masters 1000 Miami (l Isner); Roland Garros (l Nadal)

QF (2): Wimbledon (l Nadal); ATP Masters 1000 Cincinnati (l Goffin);

Il 2018 di Novak Djokovic

W (2): Wimbledon (d Anderson); ATP Masters 1000 Cincinnati (d Federer)

F (2): London/Queen’s Club (l Cilic); US Open

SF (1): ATP Masters 1000 Rome (l Nadal)

QF (1): Roland Garros (l Cecchinato)

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US Open

US Open: Osaka nuova regina, a Serena Williams saltano i nervi

Incredibile a New York: Naomi gioca un grande match e conquista il primo Slam. Serena perde la testa con l’arbitro Ramos. Gli dà del ladro, subisce “game penalty”, poi scoppia in lacrime

Luca Baldissera

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[20] N. Osaka b. [17] S. Williams 6-2 6-4 (dal nostro inviato a New York)

 

Una partita bella, palpitante, purtroppo rovinata alla fine da una autentica crisi di nervi di Serena Williams, che ha subito addirittura un game di penalità per aver dato del ladro all’arbitro Ramos, infuriata per una chiamata di coaching precedente. Ma nulla di tutto questo deve sminuire la splendida prestazione della ventenne Naomi Osaka, e il suo fantastico torneo. Prima giapponese di sempre a vincere un titolo Slam, sarà numero 7 del mondo.  Abbiamo assistito contemporaneamente a qualcosa di incredibile in positivo, e anche in negativo.

Il primo set parte subito in modo frenetico. Un paio di errori in avvio per Serena, altrettanti vincenti, un servizio imprendibile ma anche un doppio fallo, poi un ace e una bella volée: già il primo game, tenuto da Williams ai vantaggi dopo 8 punti, è bello vivace. L’impressione è che la fuoriclasse statunitense voglia evitare le pericolose partenze “diesel” delle partite precedenti, e far capire da subito a Naomi chi è che comanda. Osaka, di contro, appare un minimo contratta rispetto al solito, ma è brava a tirare il dritto con due ottimi vincenti, e tiene a sua volta la battuta, 1-1. Picchia duro Serena, con tutti i copi a partire dal servizio, tiene botta però alla grande Naomi, e un drittaccio lungo di Williams, nel terzo game, le costa il 30-40: brutto doppio fallo, il secondo, ed è break, 2-1 Osaka. Le urla “C’mon Serenaaaa!” echeggiano dopo nemmeno un quarto d’ora di match, le ragazze se le suonano di santa ragione, ci stiamo dovertendo, il livello è molto alto. Naomi è entrata in ritmo alla grande, mena dritti e rovesci da ogni angolo del campo, e con un ace allunga 3-1, che personalità. Serena alterna belle accelerazioni ed errori banali, sta commettendo un doppio fallo a game di battuta (siamo a 3), e arriva una palla del doppio break. Errore di rovescio Williams (decimo, sono tanti in 5 game), e secondo servizio ceduto, 4-1 Osaka, è un allungo che potrebbe già essere decisivo per le sorti del set. Applausi dell’intero stadio, e di Serena, per un passante di dritto in cross della giapponese, e nel punto successivo, a sottolineare una botta vincente lungolinea, arriva un “C’mon!” di Williams urlato con tutta la cattiveria del mondo.

Sta cercando di scuotersi e fa bene Serena, si conquista una palla break (la prima in suo favore), cancellata dall’ace di Naomi, ne arriva una seconda, e qui è grave il rovescio messo in rete dalla statunitense. Bastonata esterna col servizio di Osaka, che tiene di nervi e grinta, e siamo 5-1. Doppio fallo numero 4 per Williams, che riesce lo stesso ad accorciare sul 2-5, ma la situazione è preoccupante per lei. Tra un punto e l’altro, Serena boccheggia, Naomi saltella, quella tesa delle due incredibilmente non è la ventenne alla prima esperienza in finale Slam. Coerente con il suo personaggio di svagata con la testa sempre tra le nuvole, Osaka appare davvero come una che non sta dando la minima importanza a dov’è, e a contro chi sta giocando. Che fenomeno. Senza problemi, in scioltezza, Naomi chiude il set 6-2. Ricordo pochi esordi all’atto conclusivo di un Major, contro una leggenda vivente poi, gestiti e vissuti con tanta entusiasmante leggerezza. Bravissima, se Williams non cambia marcia di brutto i guai si fanno seri per lei.

Sull’1-1 del secondo set, di nuovo a rischio la battuta di Serena. Dall’angolo di Mouratoglou arriva qualche consiglio troppo udibile, e il conseguente warning per coaching. Williams, molto seccata, va dall’arbitro e gli dice “capisco che tu possa pensare che quello sia coaching, ma io non imbroglio, voglio che tu lo sappia“. Nel frattempo, Naomi continua a essere solidissima in difesa, e a picchiare come un fabbro, e si conquista la palla break. Ci vuole la miglior Serena, prima in spinta, e poi di tocco (gran palla corta) per salvarsi e salire 2-1. I “C’mon!” arrivano in serie anche da Osaka ora, il momento di tensione agonistica è evidente, e tradisce la giapponese, che mette in rete un rovescio e affronta a sua volta una palla break (la terza in tutto). Grandissimo scambio, 19 missili a tutto braccio, concluso dal lungolinea di Naomi, che annulla, ma poi va ancora sotto di un punto: la seconda opportunità per Williams viene cancellata da un ace, questa è classe. Ma siamo nella fase in cui Serena sta dando tutto, c’è la terza palla break del game, sprecata da un errore, poi la quarta, e alla fine il rovescio lungo di Osaka manda l’avversaria avanti 3-1. Ci sono volute 6 palle break alla statunitense per ottenerne uno, vediamo se l’inerzia della partita cambia.

Il sesto doppio fallo di Serena, però, seguito da un gratuito di rovescio, restituisce subito il break a Naomi, Williams infuriata frantuma la racchetta, e si prende il secondo warning, con annesso penalty point, si partirà da 15-0 per l’avversaria nel sesto game. Protesta ancora Serena con l’arbitro portoghese Carlos Ramos: “Io non ho mai imbrogliato in vita mia, non era coaching quello di prima, ho una figlia, non imbroglio, mi devi delle scuse!“, lo sfogo è quasi una crisi di nervi. Serafica e indifferente al tutto, Naomi molla quattro bastonate e pareggia 3-3. Il dritto in cross di Osaka continua a far male a Williams, che non si allunga bene sul lato destro, si conquista un’ulteriore palla break, e la trasforma passando con il dritto, 4-3. Serena continua a dirne di tutti i colori Ramos al cambio campo: “Tu stai attaccando il mio carattere, dicendo che ho imbrogliato, sei tu il bugiardo, non mi arbitrerai mai più, mi devi delle scuse, sei tu il ladro, mi hai rubato un punto!“. Inevitabile “verbal abuse”, e a questo punto viene annunciato “game penalty”. Arriva il supervisor sul campo, Serena è sull’orlo delle lacrime. “Mi è successo troppe volte questo, non è giusto, lo so che non puoi cambiare questo, ma non è giusto!“, che dramma, roba mai vista. Nulla da fare però, 5-3 d’ufficio, e serve di nuovo Williams. Tiene a zero di rabbia Serena, 5-4, e continua a protestare con il supervisor, adesso sta apertamente piangendo, è una scena surreale e sinceramente triste, non in positivo. Ricorda la scenata del 2009 contro Kim Cljisters, con il litigo con la giudice di linea, e la conseguente squalifica.

Senza fare una piega, Naomi tiene il servizio a 30, e chiude lo US Open femminile con una battuta vincente esterna, conquistando il suo primo Slam in un’atmosfera purtroppo molto strana, che peccato. Fantastica Osaka a non scomporsi nella caciara che si è scatenata, una serenità mentale incredibile. Serena la abbraccia e si scusa con lei, ma poi va ancora a muso duro a chedere conto del suo operato a Ramos. Rimane una favolosa cavalcata di questa ragazza così fuori dagli schemi, solare, ma fortissima, la speranza è che questo primo grande trionfo non venga ricordato più per l’autentico “sbrocco” di Williams. Perchè stasera è definitivamente nata una stella, e brillerà a lungo.

Non voglio parlare di nulla, vi dico solo che lei ha giocato alla grande, ha vinto il suo primo Slam“, dice Serena in lacrime alla fine. “Siamo positivi, e festeggiamo Naomi, basta fischi, congratulazioni  a lei, se lo merita. Spero tanto di tornare qui a giocare l’anno prossimo“. Tanto istintiva ed emotiva in campo, altrettanto consapevole e sportiva nel voler subito smorzare i toni dopo il match per non rovinare la festa di Osaka, almeno questo a Williams va riconosciuto. “Mi dispiace che sia finita così, so che tutti facevano il tifo per lei“, dice quasi sottovoce una dolcissima Naomi.Grazie per aver guardato la partita. Significa molto per me che mia mamma sia venuta a vedermi, non lo fa spesso. Sognavo di giocare con Serena in una finale allo US Open, sono felice che sia potuto succedere, grazie”.

Resiste quindi il record di 24 Slam di Margaret Court, curiosamente conquistato qui allo US Open questo stesso giorno di 45 anni fa, l’8 settembre del 1973.

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