Vajda: “Il clic per Djokovic? La vittoria su Nadal. Gli è passata la paura di perdere”

Intervista esclusiva con il coach di Djokovic. Il Guru? "Il team di ora mi piace di più". E Becker? "Chiedilo a Nole". Lo choc Cecchinato a Parigi. Il problema? "Mentale, non fisico"

Vajda: “Il clic per Djokovic? La vittoria su Nadal. Gli è passata la paura di perdere”
Marian Vajda e Ubaldo Scanagatta - ATP Finals 2018 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Ho fatto la posta a Marian Vajda per quasi un’ora, il tempo cioè che lui ha passato in sala stampa con Craig O’Shannessy (intervistato da Luca Baldissera all’US Open), per analizzare il match di Djokovic di mercoledì contro Zverev. E poi per dare molto più di un’occhiata anche ad altri giocatori che Nole potrebbe incontrare in semifinale. Un lavoro molto serio e approfondito. Marian è molto serio e applicato, non a caso ha ottenuto i risultati che ha ottenuto, lavorando con grande professionalità. Con me ha sempre avuto un ottimo rapporto altrimenti non mi avrebbe concesso questa prolungata intervista di quindici minuti. Mentre aspettavo che finisse il suo “ripasso” di videoanalisi, Luca Baldissera continuava a ripetermi che difficilmente mi avrebbe parlato. Sono contento che invece lo abbia fatto, anche se ho dovuto persuadere qualche collega a lasciarmi tentare l’approccio da solo o quasi. Il rischio era che venissimo circondati da 20 colleghi e lui se ne scappasse via. Così invece è stato possibile realizzare questa esclusiva insieme ad un solo collega svizzero.

Ecco la prima parte dell’intervista esclusiva con Vajda. Sabato 17 novembre uscirà la seconda parte: si parlerà di Federer, Lendl, Zverev e Khachanov

 

Com’è ricominciata l’avventura con Nole?
È difficile da spiegare, perché sono passati quattro mesi ed è complicato ritrovare quelle sensazioni. Lo conosco da anni, ma non avrei mai immaginato che sarebbe tornato a questo livello così in fretta. La sensazione era che stessi iniziando un nuovo percorso con un nuovo Novak, dopo il suo infortunio. Aveva molti dubbi. Lui ovviamente si considera sempre un campione, per cui è stato difficile lavorare senza guardare il passato e senza pensare al futuro, sia per me e il team che per lo stesso Nole. Fin dal primo giorno mi chiedeva: “Marian, quando potrò tornare a vincere? Dove potrò arrivare?”. Io ero appena arrivato, non potevo far altro che dirgli di iniziare ad allenarsi e riprendere le sue abitudini. È stato un processo lungo, che ha richiesto anche tanta fiducia reciproca, soprattutto per superare i momenti duri.

A proposito di momenti duri, la sconfitta con Cecchinato è stata uno di quelli…
Quella sconfitta è stata davvero dura, la peggiore. Il punto fondamentale era questo: quanto a lungo sarebbe stato in grado di sopportare le sconfitte? Aveva perso nove match (sette in realtà) su diciassette…

Dopo la sconfitta con Cecchinato aveva intenzione di saltare la stagione su erba. Come l’hai convinto a giocare?
È stato lui a chiamarmi due giorni dopo e a dirmi che aveva deciso di giocare sull’erba, fu una bella notizia. Abbiamo deciso di giocare al Queen’s per avere migliori sensazioni. Appena ha messo piede sull’erba ha avuto delle ottime sensazioni e questo perché era riuscito a dimenticare la stagione su terra. Questa è una sua grande abilità. Nonostante la sconfitta con match point a favore contro Cilic, il fatto di raggiungere la finale, la prima in stagione finalmente, gli ha dato molta fiducia. Così è andato a Wimbledon convinto. Fu uno dei tanti piccoli passi che gli hanno permesso di tornare al top.

Nella prima esperienza con Novak usavi un certo metodo, quest’anno invece hai introdotto qualcosa di nuovo?
È un atleta che prova tutti i giorni a migliorarsi. Dal punto di vista tecnico, quando sono tornato il suo servizio era completamente diverso rispetto al passato. Gli ho detto che era impossibile continuare con quel movimento e di provare a servire usando lo stile che adottava prima. Lo faceva in maniera più naturale. Doveva convincersi e servire in quel modo, simile a prima, ma non troppo. Ogni giorno ci provava, a volte apriva troppo presto e aveva problemi nel trovare l’equilibrio. Ma ha avuto ragione lui, in questo momento nel tennis devi sapere sempre come migliorarti. Penso che lui l’abbia fatto, ora gioca meglio anche il dritto, riesce a vincere più punti con quel colpo.

Dopo Wimbledon è arrivata una sola sconfitta sino a Parigi-Bercy. In questo periodo ci sono stati ancora dei momenti duri da superare?
Ovviamente ce ne sono sempre, ma credo che la semifinale di Wimbledon contro Nadal sia stata la partita della svolta. Un match incredibile. Ricordo che qualcuno dagli spalti ha urlato: “Grazie ragazzi per questa partita!”. Dopo aver vinto, Novak non ha più avuto la paura della sconfitta.

Il lavoro più grande è stato fatto fisicamente o mentalmente?
Non era così in forma all’inizio, come è normale dopo essere stato nove mesi fuori. Faceva lavoro fisico, ma non era pronto. Poi è migliorato, ora è meglio strutturato muscolarmente. Ma è ovvio che il lavoro mentale sia stato più importante.

Nel team invece non c’è più il “guru”. Sono sicuro che sei contento per questo.
Si lavora come una squadra e la squadra che c’è adesso è quella che mi piace di più.

Non ti manca Boris Becker?
(ride) Questa è una domanda per Novak, lui lo conosce di più.

Cosa facevi un anno fa in questo periodo, quando c’erano le ATP Finals?
Ho fatto hockey su ghiaccio! Con i miei amici e con la mia famiglia. Da dieci anni facciamo delle belle partite tra amici a fine novembre, ex tennisti slovacchi contro ex tennisti cechi, è una tradizione ormai. Io gioco in attacco, sono un’ala destra! Inoltre in quel periodo davo lezioni di tennis a mia figlia. Ha 23 anni, ma ha avuto diversi problemi fisici e non gioca più a quel livello, ora frequenta l’università. Ho anche un’altra figlia che gioca a Bratislava, ha una laurea in marketing e si sposerà l’anno prossimo.

A proposito della tua famiglia, ricordo che un anno e mezzo fa mi dicesti che preferivi non viaggiare troppo per stare con tua moglie e aiutare le tue figlie. Ora sei pronto a viaggiare di più? Nel 2020 si inizierà già il primo gennaio con l’ATP Cup e dovrai stare un mese e mezzo in Australia!
Oh, non lo so! Datemi un anno, dopo vedrò cosa rispondere!


Sabato 17 novembre la seconda parte dell’intervista con Vajda. Si parlerà di Federer, Lendl, Zverev e Khachanov

CATEGORIE
TAG
Condividi