Numeri: futuro radioso per il tennis polacco? Italiani, è ora di rialzarsi

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Numeri: futuro radioso per il tennis polacco? Italiani, è ora di rialzarsi

A Hurkacz si affianca Swiatek: la Polonia ha di che sperare per il futuro. Italia, la scorsa settimana bene solo Sonego: bisogna cambiare marcia

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Iga Swiatek - Lugano 2019 (via Twitter, profilo ufficiale della giocatrice)
 
 

0 – i quarti di finale nel circuito maggiore raggiunti prima della scorsa settimana dalla non ancora maggiorenne Iga SwiatekVincitrice dell’ultima edizione di Wimbledon juniores, sebbene già nell’aprile di un anno fa in un ITF avesse sconfitto una top 100 come Duque Marino, sino allo scorso luglio non era nemmeno presente nella top 300 del ranking WTA. La giovane polacca era stata comunque capace di chiudere lo scorso anno come 186 WTA, grazie alla vittoria nella seconda parte dell’anno di due ITF da 60000$. Nel 2019 è riuscita a fare ulteriori passi in avanti, qualificandosi agli Australian Open, nei quali ha anche guadagnato l’accesso al secondo turno, dove ha perso contro Giorgi. Dopo essersi qualificata e aver raggiunto gli ottavi anche all’International di Budapest (giocato sul duro indoor), non è riuscita ad accedere al main draw nè a Indian Wells nè a Miami.

Sulla terra rossa di Lugano è arrivata però sino alla finale (vinta da Hercog 6-3 3-6 6-3), superando molto facilmente la qualificata Zavatska (6-3 6-0) e una ex 35 WTA come Krystina Pliskova (6-0 6-1). Soprattutto, Iga ha sconfitto due tenniste di buonissima classifica come Kuzmova (4-6 6-3 6-2), 46 WTA agli ottavi e Lapko (4-6 6-4 6-1), 65 WTA ai quarti. L’accesso alla finale del torneo svizzero le è valso l’ingresso nella top 100 e lo scettro di numero 1 polacca. Una nazione sino a un decennio fa senza grandi tradizioni tennistiche, che però meno di un anno fa ha visto ritirarsi l’ex numero 2 del mondo Agnieska Radwanska (unica del suo Paese ad essere arrivata nella top 20), ma alla quale appartengono parte dei geni di due numero 1 come Kerber (che ha la cittadinanza polacca) e Wozniacki (i genitori lo sono e lei parla polacco). La Polonia ha un bel presente e un probabile futuro radioso nel tennis, con Hurkacz e Swiatek.

Iga Swiatek

8 – le sconfitte contro tennisti oltre la 50° posizione del ranking rimediate da Zverev negli ultimi sedici tornei da lui giocati. Un bilancio preoccupante per il numero tre del mondo, che nel prossimo mese ha pure il grosso peso psicologico di dover difendere oltre un terzo dei punti complessivi della sua classifica, derivanti dai titoli di Madrid e Monaco di Baviera, dalla finale a Roma e dalla semi a Monte Carlo. Gulbis, Haase, Jaziri, Copil, Kyrgios, Struff, Ferrer e Munar per ultimo la settimana scorsa a Marrakech i nomi di chi, da Wimbledon in poi, lo ha sconfitto pur avendo, per motivi diversi, una classifica piuttosto mediocre. A rendere ancora più fosco il quadro per il quasi 22enne tedesco -compie gli anni sabato prossimo- ci sono i pochi picchi di rendimento avuti nel recente periodo: negli ultimi dieci mesi – oltre allo splendido titolo conquistato alle ATP Finals – ha vinto solo il torneo di Washington e raggiunto la finale ad Acapulco. Nei restanti tredici tornei giocati da giugno scorso in poi, solo a Shanghai, Basilea e Melbourne ha quantomeno almeno tre partite. Un fattore può far sorridere il tedesco: sulla terra battuta negli ultimi due anni ha trovato per la prima volta la dimensione da grande giocatore (vincendo a Roma nel 2017 il primo grande titolo della carriera entrò per la prima volta nella top 10).Nel complesso, da aprile di due anni fa sulla terra rossa, ha vinto 38 delle 47 partite giocate: un ottimo bilancio, molto probabilmente sufficiente a risollevarlo in un 2019 che, prima di Monte Carlo, lo vede fuori dalla top 20 della Race.

9 – i tennisti italiani impegnati nel circuito la scorsa settimana. Ben tre di loro si sono fermati al primo turno: Lorenzi non è riuscito a tornare a vincere una partita sulla terra in un evento ATP (l’ultima volta risale allo scorso maggio a Istanbul) ed è stato sconfitto 7-6 6-4 da Galan Riveros, 241 ATP. Thomas Fabbiano, impegnato a Marrakech nell’unico torneo del circuito maschile sul continente africano, ha dovuto rimandare il ritorno al successo in un main draw ATP, che al momento manca dal terzo turno raggiunto a Melbourne. Non è andato bene neanche il ritorno di Fabio Fognini nel Gran Prix Hassan II, giocato per tre volte tra il 2009 e il 2012, nelle quali aveva raggiunto in una sola circostanza i quarti di finale. Il ligure, impegnato contro Vesely, sconfitto in tre occasioni su quattro, ha purtroppo visto ripetersi il risultato dello scontro diretto dell’ultimo Wimbledon, con il ceco vincitore per 7-6 6-4: è arrivata per l’ex 13 ATP così la settima sconfitta negli ultimi otto incontri giocati in questo sinora maledetto 2019.

Le buone notizie arrivano da Lorenzo Sonego: il quasi 24enne piemontese torna nella top 100 grazie ai quarti raggiunti in Marocco: dopo essersi qualificato senza perdere un set contro Vatutin e Berlocq, nel tabellone di singolare ha avuto la meglio su avversari di buonissimo livello come Djere (duplice 6-3), 32 ATP – quella contro il serbo è stata la sua settima vittoria in dodici confronti contro top 50 – e Haase (7-6 6-3), per poi arrendersi a Tsonga (6-3 6-2). Continuano i progressi di Lorenzo, qualificatosi anche a Montecarlo e impegnato oggi nel derby contro Seppi: sino a inizio dell’anno scorso, a 22 anni e mezzo, non era mai riuscito a entrare nella top 200. Grazie al duro lavoro di questi anni adesso è in lenta ma costante ascesa e, c’è da scommetterci, non si fermerà dove è arrivato sinora.

Tra le donne, la maggiore soddisfazione è arrivata da Sara Errani, tornata ai quarti di un torneo WTA, un risultato che non centrava da inizio maggio scorso (International di Rabat). Quello colombiano era il sesto torneo giocato da quando a febbraio l’ex finalista del Roland Garros è rientrata dalla squalifica per doping (da lei sempre contestata). Con una classifica che la vede fuori dalla top 200, ha affrontato con umiltà le quali, dove è stata anche fortunata. Dopo aver sconfitto nel tabellone cadetto la statunitense Lao in tre set, in altrettanti parziali aveva infatti perso il derby contro Paolini. Il ritiro di tre giocatrici ha permesso il suo ripescaggio nel tabellone principale, dove ha sconfitto due top 200 come Bara (4-6 6-2 6-3) e Schoffs (6-2 6-1) prima di avere semaforo rosso da Sharma, 138 WTA (6-1 7-5). Brava anche Paolini a bissare il secondo turno conquistato lo scorso anno a Bogotà: non giocava un torneo WTA dal maggio scorso a Praga e in Colombia, dopo essersi qualificata, ha vinto su Di Lorenzo (6-2 3-6 6-4) per poi arrendersi a Arrabuarrena (7-6 6-1). Raggiunge intanto il best ranking personale, 165 WTA, Giulia Gatto Monticone, brava a Lugano a guadagnarsi il terzo tabellone principale della carriera, a cinque anni di distanza dall’ultimo. La prima vittoria a livello WTA è stata però rimandata per la 31enne torinese, sconfitta da Kuzmova con un duplice 6-2. In Svizzera hanno disputato le qualificazioni anche Martina Di Giuseppe – la 28enne romana vincendo un incontro ha guadagnato il best career ranking di 179 WTA – e Deborah Chiesa, ma entrambe non sono riuscite a qualificarsi.

 

16 – gli anni che Christian Garin aveva quando nel febbraio 2013 sconfiggeva al primo turno dell’ATP di Vina del Mar il qualificato Dusan Lajovic. Sembrava l’epifania di un campione annunciato: dal 2000 in poi era appena il quinto giocatore – dopo Nadal, Gasquet, Harrison e Tomic – a vincere una partita del circuito maggiore da non ancora diciassettenne. Tanto più che il cileno in quell’anno trionfava al Roland Garros juniores in finale su Alexander Zverev. Ma se il tedesco entrava nel maggio 2105 -poche settimane dopo essere diventato maggiorenne – per la prima volta nei primi 100, il cammino nel tennis professionistico del tennista nato a Santiago del Cile si è rivelato decisamente più travagliato. Dopo il successo nel 2013 su Lajovic non aveva infatti vinto nessuna partita nel circuito maggiore sino all’inizio di quest’anno: negli anni precedenti, nel suo palmares c’erano solo due qualificazioni a Wimbledon e ad altri due eventi ATP, un’unica vittoria su un top 50 (Almagro) e quattro titoli a livello Challenger (tutti sulla terra rossa). Tre di questi successi erano stati ottenuti nel 2018 e gli avevano consentito, assieme a tre finali nello stessa categoria di tornei, di chiudere lo scorso anno come 84 ATP.

Nel 2019, dedicatosi esclusivamente al circuito maggiore, non aveva brillato sino all’ultima tappa del circuito sulla terra rossa sudamericana, quella di San Paolo, nella quale si è spinto, senza dover eliminare nessun top 50, sino in finale, persa contro Pella. Dopo aver saltato Indian Wells e Miami, è tornato sull’amata terra rossa, a Houston, dove ha lottato contro Cuevas (6-4 4-6 6-2) e, soprattutto, contro Chardy, al quale ha annullato cinque match point (3-6 7-6 7-6) per ottenere la prima vittoria della carriera in un torneo ATP contro un top 50. Nei quarti ha eliminato facilmente Laaksonen (6-3 6-2), così come in semi analogamente si è liberato dell’ostacolo rappresentato da Querrey (7-6 6-2). La seconda finale della carriera a livello ATP è stata quella giusta per vincere il primo titolo e fare un salto di circa 25 posizioni, capace di farlo entrare nella top 50: Ruud è stato sconfitto 7-6 4-6 6-3.

Christian Garin – Houston 2019 (via Twitter, @mensclaycourt)

19 – le semifinali conquistate nel circuito maggiore da Benoit Paire. Dalla prima, raggiunta sette anni fa sulla terra di Belgrado (si arrese poi in finale al nostro Seppi) ne erano arrivate altre diciotto – due sull’erba e il resto quasi perfettamente distribuito tra terra, duro indoor e cemento all’aperto – in ogni condizione di gioco, a riprova dell’eccleticità di questo tennista. Facile individuare la più importante in quella persa al Masters 1000 di Roma nel 2013 contro Roger Federer: eccezion fatta per quelle a Tokyo e Barcellona, tutte le altre sono giunte in ATP 250. Il talentuoso francese, escludendo il disgraziato 2014, anno in cui si operò al ginocchio sinistro, uscendo per la prima volta dalla top 100, fascia del ranking in cui aveva esordito nel 2010, ha sempre avuto una buona classifica. Grazie agli ottimi piazzamenti nei tornei minori (negli Slam vanta appena due ottavi, US Open 2015 e Wimbledon 2017; nei Masters 1000, a parte quello romano non è nemmeno più arrivato ai quarti) in due momenti separati della carriera, prima e dopo della suddetta operazione, è riuscito a entrare nella top 30, sin su all’ingresso tra i primi 20 nel mondo e al best career ranking di 18 ATP (gennaio 2016).

Sulla soglia dei trenta anni – li compie tra meno di un mese – stava però vivendo una preoccupante flessione di rendimento: da gennaio 2018 non andava oltre i quarti di finale in un torneo ATP, in conseguenza a uno scadimento di forma evidenziatosi con particolare gravità dall’ultimo Roland Garros in poi. Infatti, dopo lo Slam parigino in appena due circostanze – terzo turno a Wimbledon e quarti a Pune – aveva vinto due partite di fila nello stesso torneo del circuito maggiore. Come inevitabile conseguenza, da quasi due mesi era uscito dalla top 60, nella quale era costantemente stato sin dal sinora unico torneo vinto a Baastad nel luglio 2015 (vanta altre quattro finali). A Marrakech ha ottenuto il secondo titolo della sua carriera: dopo aver molto sofferto al primo turno – prima di sconfiggerlo 3-6 6-4 7-5, Bedene nel decimo gioco del terzo è andato a servire per il match – ha trovato fiducia, mettendo in riga Herbert (6-4 6-2), Munar (6-1 6-3), Tsonga (2-6 6-4 6-3) e in finale Andujar (6-2 6-3). Buona notizia per il tennis, vedere Paire avere grande voglia di vincere partite.

34 – i tornei del Grande Slam giocati da Polona Hercog, ma solo in due di essi è riuscita ad arrivare al terzo turno. Non ha dunque sinora reso al meglio nei tornei importanti la 28enne slovena, ancora mai in grado di superare in carriera una top 10, ma ha vinto la scorsa settimana il torneo di categoria International di Lugano. Quello svizzero è il terzo messo in bacheca da Polona, in una carriera che le ha sinora permesso di issarsi sino al 35° posto del ranking WTA (nel settembre 2011) grazie a numerosi piazzamenti (sette finali complessive per lei, tutte sulla terra rossa) nei tornei più piccoli (anche nei Premier, in tutta la carriera ha raggiunto una sola volta i quarti, quando giunse in semifinale a Charleston nel 2012). La tennista riconoscibile anche per la sua scelta di tatuare completamente le due braccia, staziona stabilmente nelle prime 100 – ad eccezione di una piccola manciata di settimane nella primavera 2013, dal luglio 2009 – da quando, appena ventenne, confermava il talento mostrato da juniores nella cui categoria aveva vinto due Slam in doppio.

Il maggiore momento di difficoltà lo ha vissuto tra la fine del 2016 e inizio del 2017, quando, per recuperare da una frattura da stress alla spalla e dagli infortuni al ginocchio sinistro e alla scapola destra, si assentò dal circuito per sei mesi, rientrando solo al Roland Garros di due anni fa, ormai fuori dalla top 200. A gennaio 2018 era però nuovamente tra le prime 100 e nello scorso maggio raggiungeva anche la finale a Istanbul, persa contro Parmentier. Nelle ultime settimane aveva mostrato di essere in un buon momento superando le quali a Doha, Dubai e Miami e a Lugano ha raccolto il lavoro dei precedenti mesi. Ha esordito eliminando Suarez Navarro (3-6 6-3 6-4) al primo turno, ha ottenuto la seconda vittoria negli ultimi quattro anni contro una top 30, poi ha fermato Cirstea, andata a servire per il match nel secondo parziale (3-6 7-6 6-0). Nei quarti ha eliminato Kudermetova (6-4 6-1), poi Fierro (7-5 6-4). In finale ha infine impiegato due ore e sedici minuti per imporsi su Swiatek (6-3 3-6 6-3).

39 – il best career ranking di Christian Ruud, ex tennista professionista e padre di Casper, la settimana scorsa finalista sulla terra di Houston. Il 20enne norvegese sembra avere tutte le carte in regola per fare ancora meglio del genitore e attuale coach, capace da giocatore di arrivare in finale a Baastad nel 1995 e di sconfiggere agli Australian Open Corretja, 3 del mondo, e Kafelnikov a Monte Carlo, allora quarto giocatore del ranking. L’attuale 68 ATP (best career ranking) si era fatto conoscere al grande pubblico già due anni fa, quando, a diciotto anni compiuti da nemmeno due mesi aveva raggiunto la semifinale all’ATP 500 di Rio De Janeiro, un risultato che gli era servito da volano per fargli sfiorare la top 100. Allontanatosi da quel range di classifica nuovamente nella prima parte del 2018 -un anno fa perdeva da 205 del mondo a Francavilla la finale contro Quinzi- nell’ultima edizione di Baastad sconfiggeva, in uno scontro generazionale, per la prima volta un top 50, Ferrer, e arrivava sino ai quarti.

Casper chiudeva la scorsa stagione nuovamente in prossimità dei primi 100, anche grazie a due finali e tre semi a livello Challenger. La terra rossa brasiliana che gli aveva consentito i primi importanti risultati, ha permesso lo scorso febbraio al promettente norvegese – solo Auger-Aliassime, Shapovalov e De Minaur, tra chi gli è più avanti in classifica, sono più giovani di lui – l’ingresso nella top 100, grazie ai quarti a Rio e alla semifinale di San Paolo. A Houston per arrivare un finale non ha ha dovuto eliminare nessun top 50: ha prima sconfitto il numero 1 boliviano e 76 ATP Delien (7-6 6-4), poi Opelka (4-6 6-4 6-4) e Granollers (6-0 6-1) e, in semi, Galan Riveros (7-5 6-2).In finale contro Garin, come accaduto già nella semifinale di San Paolo, non ha potuto fare altro che arrendersi.

Casper Ruud – Rio de Janeiro 2019 (foto via Twitter, @RioOpenOficial)


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ATP Ginevra, Medvedev stecca al rientro contro un ottimo Gasquet. Out Cecchinato

Niente da fare per Daniil alla prima su terra battuta, il francese mette a segno la seconda vittoria contro un top 2. Cecchinato surclassato da Majchrzak

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Richard Gasquet – ATP Ginevra 2022 (foto via Twitter @atptour)

R. Gasquet b. [1/WC] D. Medvedev 6-2 7-6(5)

Torna in campo Daniil Medvedev dopo l’operazione all’ernia e il progetto musicale con Shapovalov. Il palcoscenico – un ATP 250 su terra battuta – non sarebbe certo un appuntamento imprescindibile in condizioni normali, ma c’è un quarto di finale al Roland Garros da difendere e il tempo stringe. Tra la superficie del Gonet Geneva Open (la cui lentezza è mitigata dai 400 metri di altitudine) e l’assenza dalle competizioni, non ci si poteva aspettare troppo da Medvedev e così è stato. Un set e mezzo passato a lamentarsi verso il suo angolo, a cambiare racchette (solo una rotta su cinque) e a tirare un po’ dove capita, per poi cominciare a trovare almeno in parte il proprio gioco senza peraltro riuscire a portare il match alla partita finale. Ma è stata innanzitutto la giornata del vincitore, quel Richard Gasquet alla sua seconda vittoria in carriera contro un top 2 dopo il successo su Federer a Monte Carlo nel 2005 – il loro primo duello. Ora è 1-16 contro i numeri uno e 1-20 contro i numeri due. E, pareggiando il conto nelle quattro sfide con Daniil, ci deliziato con tocchi e rovesci lungolinea che mettono di buon umore (magari non l’avversario).

L’incontro si fa presto in salita per un Medvedev a disagio: dritti fuori di metri e doppi falli gli costano due break nel primo parziale senza che in risposta riesca a creare la minima apprensione a Gasquet che si limita a fare il dalla parte del rovescio. Vedere Medvedev per la prima volta senza conoscerlo deve lasciare perplessi; o forse no, nel senso che, se tutto storto colpisce il dritto al volo con quello swing, nessuno dovrebbe sorprendersi quando la palla va a fare un altro buco nell’ozonosfera. E invece, con quella stortezza, con quegli swing, è numero 2 al mondo. Pure 1 è stato.

 

Nel secondo parziale il leitmotiv non cambia granché, tra un Richard che dispensa pazienza e ottimo tennis e un Daniil che tenta di battere il record di racchette cambiate (che poi sono tutte uguali, facesse almeno come certi giocatori di circolo che hanno attrezzi completamente diversi e solide teorie a giustificarne la rotazione). Prova anche un paio di smorzate, ma il solo risultato che ottiene è evidenziare la corsa in avanti e la “mano” del classe 1986.

A caccia del secondo break per un 4-1 che chiuderebbe un match rimasto al massimo socchiuso (a essere generosi), Gasquet viene penalizzato da una chiamata sbagliata (il giudice di linea dà buona una palla fuori, l’arbitro non lo corregge e lui non si ferma in tempo per chiedere la verifica). L’episodio cambia l’inerzia della sfida e ciò non si manifesta solo con il controbreak, bensì con un Medvedev in fiducia che non rivolge più al coach Cervara occhiate del tipo “complimenti, sono proprio forte” dopo ogni pessima giocata. O, semplicemente, l’ultima racchetta impugnata ha la tensione giusta.

Nel tie-break spalla a spalla tra azzardi e timori, è Richard il primo ad avere la palla per chiudere; anzi, Medvedev neanche gliela fa arrivare perché manda lunga la seconda battuta e dunque ai quarti contro Majchrzak va Gasquet.

K. Majchrzak b. [Q] M. Cecchinato 6-2 6-3

Dopo aver superato le qualificazioni e Dominic Thiem nel derby delle zero vittorie ATP nel 2022, Marco Cecchinato si arrende a un buonissimo Kamil Majchrzak, n. 81 del ranking e di regola più a suo agio sulle superfici veloci, pur avendo nella smorzata il colpo preferito, come ha ben dimostrato nella sfida del martedì ginevrino. Solidissimo ed efficace particolarmente dalla parte del rovescio, è stato spesso in grado di annullare il vantaggio che il Ceck sa prendersi con il kick da sinistra, piazzando cinque break. La differenza più evidente nei dati sul servizio, è appunto la bassa resa di Marco con la prima, il 48% contro il 73 di Kamil.

Parte subito forte, Majchrzak, che strappa il servizio azzurro rispondendo bene con il colpo bimane e poi conferma depositando tre drop-shot irraggiungibili. Cecchinato muove il punteggio, si scuote e si procura una palla per rientrare, cancellata però dall’ace. Il polacco non molla la presa fino al 5-1, ma il turno di battuta perso anche per un avversario che non ci sta è subito recuperato. Marco rimane aggrappato alla seconda partita per i primi cinque giochi, poi due smorzate in rete e la risposta di rovescio polacca aprono la strada all’allungo decisivo che arriva con il punto sulla diagonale sinistra. Sono passati 59 minuti e non succede molto altro nei successivi, ultimi dieci.

Il tabellone dell’ATP 250 di Ginevra

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WTA Strasburgo: bei successi per Makarova e Ferro. Avanti Pera, Friedsam e Linette

Grande vittoria su Cirstea per la russa, bene come la padrona di casa. Nessuna particolare sorpresa negli altri match

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Fiona Ferro - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

La sorpresa di giornata è stata certamente già servita in questo martedì all’ Internationaux de Strasbourg, WTA 250. Ekaterina Makarova, russa al n.274 della classifica WTA(solo omonima della ben più celebre mancina, ex n.8 al mondo) ha eliminato Sorana Cirstea, tds n.3 e n.27 del ranking. 1-6 6-3 6-2 il finale in favore della classe 1996, che dopo un pessimo inizio ha saputo risalire, approfittando dei soliti alti e bassi della rumena, sempre bella da veder giocare, ma alle volte troppo fumosa, come in questo caso, che l’ha portata ad una sconfitta eufemisticamente clamorosa. La prossima avversaria di Makarova sarà Oceane Dodin, una delle padrone di casa. E parlando di transalpine è giusto citare la vittoria di Fiona Ferro, n.139 al mondo, per 6-3 6-4 contro un’altra russa, la lucky loser Angelina Gabueva. Certo, compito facile da assolvere, trattandosi di una giocatrice a stento tra le prime 600(n.594), ma brava comunque Ferro a non cullarsi troppo e ad essere ben decisa a portare a casa il match, dato che Gabueva è anche andata avanti nel primo, oltre a mettere a segno vari break nel secondo, giocandosi al massimo le sue carte. Quindi comoda sì, ma non banale, la vittoria della francese, che giocherà il prossimo match contro la svizzera Viktorija Golubic, tds n.9.

Il tabellone completo del torneo

Un’altra giocatrice rumena classificata più in alto della sua avversaria, oltre Cirstea, è stata costretta ad uscire anzitempo dal tabellone di Strasburgo: Gabriela Ruse, n.52, ha perso 5-7 4-6 contro Bernarda Pera,122 al mondo. L’americana porta a casa un match combattuto e intenso, in 1h e 57 minuti, recuperando il break per poi metterlo a segno in entrambi i parziali, sfruttando un gran 67% di punti vinti con la prima, e prenotandosi un bell’incontro duro con la n.1 del seeding, Karolina Pliskova. Vittoria in due set anche per Magda Linette contro Heather Watson. Ma è una vittoria decisamente diversa quella della tds n.8 contro la britannica: score che recita un desolante e perentorio 6-1 6-1, con un’impressionante 100% di punti con la prima per la polacca, che attende ai quarti una tra Sasnovich e Angelique Kerber. Una connazionale dell’ex n.1 al mondo è stata protagonista della partita più interessante di giornata, e cioè Anna-Lena Friedsam, che ha avuto la meglio per 4-6 6-3 7-6(5) su Daria Saville, la ritrovata australiana dei miracoli nella primavera sul cemento americano. La tedesca, n.207 al mondo, nonostante le quasi ottanta posizioni di svantaggio ha giocato un gran match, una lotta con le unghie e con i denti in 2h e 40, per la possibilità di sfidare al prossimo turno Elise Mertens, n.4 del seeding. Un match equilibrato quasi in tutto, dove alla fine la voglia ha fatto la differenza.

 

Il tabellone completo del torneo

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ATP

ATP Ginevra: Fognini opaco, ne approfitta Kokkinakis. Avanti anche O’Connell, Sousa, Basilashvili e Nikles

Terza vittoria sul rosso in carriera per l’australiano Thanasi Kokkinakis. Fabio Fognini mai realmente in partita. Qualche sorpresa negli altri match, tra cui un pazzesco derby svizzero

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Fabio Fognini - Montecarlo 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo un lunedì nettamente soddisfacente al Geneva Open, torneo 250 che si gioca a Ginevra in preparazione del Roland Garros (grazie alla bella vittoria di Marco Cecchinato) non si può dire altrettanto di questo inizio di martedì: la sconfitta di Fabio Fognini fa male. Thanasi Kokkinakis, infatti, aveva vinto la sua ultima partita sulla terra battuta il 28 maggio 2015 (7 anni fa) contro Bernard Tomic al Roland Garros, di certo non è un esperto, a differenza dell’azzurro. Il 6-4 6-3 maturato in un’oretta e mezzo è però strameritato dal n.85 al mondo, sempre in controllo e capace di mantenere Fognini a distanza, salvo un piccolo blackout nel primo set, come andiamo a vedere.

IL MATCH – L’inizio per Fabio è promettente, trattandosi di uno 0-40: ma molto bravo Kokkinakis a rientrare ed annullare tutte le occasioni, sfruttando un buon servizio e picchiando da fondo. Arrendevole Fognini nel game successivo, che mette poche prime e sbaglia troppo da fondo, trovandosi lui sotto di un break. L’australiano è più costante e molto solido da fondo, oltre a servire meglio(ma questo era ben prevedibile). Nel solito, fatidico settimo game, Fognini sembra ritrovare l’ispirazione da fondo, tracciando bene il campo di rovescio e conducendo a vari errori l’australiano: altro 0-40, che stavolta sulla seconda palla break è finalizzato, aiutato da un brutto errore in uscita col dritto di Kokkinakis, sempre troppo aggressivo e poco paziente. Sugli scambi da fondo chiaramente meglio Fabio, deve solo chiedere qualcosa in più al servizio. Altre due palle break nel nono game che potrebbero segnare un solco psicologico a favore del n.52 al mondo, ma c’è un gran rientro di Thanasi, che col dritto incide con forza e trova anche buoni uno-due, quando può, perché merito a Fognini di rispondere sempre bene e con profondità. Alla fine, proprio nel momento in cui sembrava essere salito, l’azzurro getta alle ortiche il primo set: complice qualche rimbalzo malevolo(tanti in questo parziale) e delle ottime risposte di Kokkinakis, cede il servizio quasi in maniera velleitaria, evidenziando la mancanza della prima e poca reattività in uscita.

Pessimo invece l’avvio di secondo set per l’ex n.9 al mondo, che nel secondo gioco si vede strappare il servizio dopo varie palle per impattare sull’1-1: sfortunato per la deviazione del nastro sulla palla break, ma gioca praticamente da fermo provando a far correre solo il braccio, quasi con fretta di accorciare gli scambi, e questo permette a Kokkinakis, senza strafare, di andare avanti. Qualche timido segnale, finalmente, arriva ancora una volta nel settimo game, dove per la prima volta nel set Fognini arriva ai vantaggi in risposta: la fiamma è comunque molto flebile, dato che Kokkinakis non trema alla battuta, e Fabio troppo a intermittenza trova buone risposte o le sue famose verticalizzazioni, unico modo per stanare l’australiano, con la coperta che si fa sempre più corta. Alla fine chiude agevolmente 6-3 il secondo set e il match Thanasi, ancora contando molto su servizio e uno-due, sottolineando le precarie condizioni fisiche di Fabio, che getta via l’ultimo game, senza neanche provare più di tanto a rientrare. La speranza è che si rimetta in sesto per il Roland Garros, al via la prossima settimana. Bravo comunque Kokkinakis, solido e sempre costante, che al prossimo turno affronterà un vero specialista delle polveri rosse, l’argentino Federico Delbonis, tds n.7 e due volte semifinalista qui, l’ultima nel 2019.

 

GLI ALTRI MATCH – quella della sconfitta di Fognini è certamente una notizia sorprendente, ma non è l’unica emersa dalle partite giocate oggi in Svizzera. Infatti Albert Ramos-Vinolas, n.42 ATP e ottimo giocatore sulla terra(anche una finale 1000, a Montecarlo nel 2017) è stato battuto dall’australiano Christopher O’Connell. 7-6(5) 6-4 il finale a favore del n.124 al mondo, che non ha mai subito break e ha scavato la differenza proprio con il servizio: 11 ace e un incredibile 84% di punti vinti con la prima. Affronterà al prossimo turno il big server per eccellenza, attualmente, la tds n.4 Reilly Opelka. Ma i dispiaceri spagnoli non si esauriscono con Ramos, dato che è caduto anche Pablo Andujar, per quanto certamente meno a sorpresa. Il suo giustiziere è stato infatti Joao Sousa, portoghese, che ha avuto vita facile portando a casa il match con un rapido 6-1 6-4 in 1h e 17 minuti, dominando dall’inizio alla fine il match, tranne un passaggio a vuoto all’inizio del secondo, dove Andujar è andato avanti 3-0 e sembrava in controllo, salvo poi subire la rimonta dell’ex n.28 al mondo.

Il prossimo avversario di Sousa sarà una delle teste di serie del torneo, precisamente la numero 5, Nikoloz Basilashvili. Il georgiano ha giocato un solo set, vinto 6-4, e approfittando poi del ritiro di Facundo Bagnis. Parziale giocato in 4 game intensissimi, per poi scivolare in una sorta di lenta monotonia fino al break ottenuto nel nono game dal n.25 al mondo, che arriverà dunque più riposato al secondo turno. Ma se il match di Basilashvili è stato breve, altrettanto non si può dire del derby svizzero tra Leandro Riedi e Johan Nikles. La vittoria è stata di quest’ultimo, qualificato, per 5-7 7-6(3) 7-5, sull’avversario che era invece una wild card. Grande emozione per il n.317 al mondo, alla prima vittoria ATP in carriera, per di più in casa e dopo oltre 2h e 30 di match con un connazionale anche favorito. Per Nikles, dopo questa battaglia, ci sarà l’olandese Tallon Griekspoor, quindi potrebbe anche sognare un’altra impresa per proseguire in questo sogno.

Il tabellone completo dell’ATP 250 Ginevra

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