Numeri: futuro radioso per il tennis polacco? Italiani, è ora di rialzarsi

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Numeri: futuro radioso per il tennis polacco? Italiani, è ora di rialzarsi

A Hurkacz si affianca Swiatek: la Polonia ha di che sperare per il futuro. Italia, la scorsa settimana bene solo Sonego: bisogna cambiare marcia

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Iga Swiatek - Lugano 2019 (via Twitter, profilo ufficiale della giocatrice)

0 – i quarti di finale nel circuito maggiore raggiunti prima della scorsa settimana dalla non ancora maggiorenne Iga SwiatekVincitrice dell’ultima edizione di Wimbledon juniores, sebbene già nell’aprile di un anno fa in un ITF avesse sconfitto una top 100 come Duque Marino, sino allo scorso luglio non era nemmeno presente nella top 300 del ranking WTA. La giovane polacca era stata comunque capace di chiudere lo scorso anno come 186 WTA, grazie alla vittoria nella seconda parte dell’anno di due ITF da 60000$. Nel 2019 è riuscita a fare ulteriori passi in avanti, qualificandosi agli Australian Open, nei quali ha anche guadagnato l’accesso al secondo turno, dove ha perso contro Giorgi. Dopo essersi qualificata e aver raggiunto gli ottavi anche all’International di Budapest (giocato sul duro indoor), non è riuscita ad accedere al main draw nè a Indian Wells nè a Miami.

Sulla terra rossa di Lugano è arrivata però sino alla finale (vinta da Hercog 6-3 3-6 6-3), superando molto facilmente la qualificata Zavatska (6-3 6-0) e una ex 35 WTA come Krystina Pliskova (6-0 6-1). Soprattutto, Iga ha sconfitto due tenniste di buonissima classifica come Kuzmova (4-6 6-3 6-2), 46 WTA agli ottavi e Lapko (4-6 6-4 6-1), 65 WTA ai quarti. L’accesso alla finale del torneo svizzero le è valso l’ingresso nella top 100 e lo scettro di numero 1 polacca. Una nazione sino a un decennio fa senza grandi tradizioni tennistiche, che però meno di un anno fa ha visto ritirarsi l’ex numero 2 del mondo Agnieska Radwanska (unica del suo Paese ad essere arrivata nella top 20), ma alla quale appartengono parte dei geni di due numero 1 come Kerber (che ha la cittadinanza polacca) e Wozniacki (i genitori lo sono e lei parla polacco). La Polonia ha un bel presente e un probabile futuro radioso nel tennis, con Hurkacz e Swiatek.

Iga Swiatek

8 – le sconfitte contro tennisti oltre la 50° posizione del ranking rimediate da Zverev negli ultimi sedici tornei da lui giocati. Un bilancio preoccupante per il numero tre del mondo, che nel prossimo mese ha pure il grosso peso psicologico di dover difendere oltre un terzo dei punti complessivi della sua classifica, derivanti dai titoli di Madrid e Monaco di Baviera, dalla finale a Roma e dalla semi a Monte Carlo. Gulbis, Haase, Jaziri, Copil, Kyrgios, Struff, Ferrer e Munar per ultimo la settimana scorsa a Marrakech i nomi di chi, da Wimbledon in poi, lo ha sconfitto pur avendo, per motivi diversi, una classifica piuttosto mediocre. A rendere ancora più fosco il quadro per il quasi 22enne tedesco -compie gli anni sabato prossimo- ci sono i pochi picchi di rendimento avuti nel recente periodo: negli ultimi dieci mesi – oltre allo splendido titolo conquistato alle ATP Finals – ha vinto solo il torneo di Washington e raggiunto la finale ad Acapulco. Nei restanti tredici tornei giocati da giugno scorso in poi, solo a Shanghai, Basilea e Melbourne ha quantomeno almeno tre partite. Un fattore può far sorridere il tedesco: sulla terra battuta negli ultimi due anni ha trovato per la prima volta la dimensione da grande giocatore (vincendo a Roma nel 2017 il primo grande titolo della carriera entrò per la prima volta nella top 10).Nel complesso, da aprile di due anni fa sulla terra rossa, ha vinto 38 delle 47 partite giocate: un ottimo bilancio, molto probabilmente sufficiente a risollevarlo in un 2019 che, prima di Monte Carlo, lo vede fuori dalla top 20 della Race.

9 – i tennisti italiani impegnati nel circuito la scorsa settimana. Ben tre di loro si sono fermati al primo turno: Lorenzi non è riuscito a tornare a vincere una partita sulla terra in un evento ATP (l’ultima volta risale allo scorso maggio a Istanbul) ed è stato sconfitto 7-6 6-4 da Galan Riveros, 241 ATP. Thomas Fabbiano, impegnato a Marrakech nell’unico torneo del circuito maschile sul continente africano, ha dovuto rimandare il ritorno al successo in un main draw ATP, che al momento manca dal terzo turno raggiunto a Melbourne. Non è andato bene neanche il ritorno di Fabio Fognini nel Gran Prix Hassan II, giocato per tre volte tra il 2009 e il 2012, nelle quali aveva raggiunto in una sola circostanza i quarti di finale. Il ligure, impegnato contro Vesely, sconfitto in tre occasioni su quattro, ha purtroppo visto ripetersi il risultato dello scontro diretto dell’ultimo Wimbledon, con il ceco vincitore per 7-6 6-4: è arrivata per l’ex 13 ATP così la settima sconfitta negli ultimi otto incontri giocati in questo sinora maledetto 2019.

Le buone notizie arrivano da Lorenzo Sonego: il quasi 24enne piemontese torna nella top 100 grazie ai quarti raggiunti in Marocco: dopo essersi qualificato senza perdere un set contro Vatutin e Berlocq, nel tabellone di singolare ha avuto la meglio su avversari di buonissimo livello come Djere (duplice 6-3), 32 ATP – quella contro il serbo è stata la sua settima vittoria in dodici confronti contro top 50 – e Haase (7-6 6-3), per poi arrendersi a Tsonga (6-3 6-2). Continuano i progressi di Lorenzo, qualificatosi anche a Montecarlo e impegnato oggi nel derby contro Seppi: sino a inizio dell’anno scorso, a 22 anni e mezzo, non era mai riuscito a entrare nella top 200. Grazie al duro lavoro di questi anni adesso è in lenta ma costante ascesa e, c’è da scommetterci, non si fermerà dove è arrivato sinora.

Tra le donne, la maggiore soddisfazione è arrivata da Sara Errani, tornata ai quarti di un torneo WTA, un risultato che non centrava da inizio maggio scorso (International di Rabat). Quello colombiano era il sesto torneo giocato da quando a febbraio l’ex finalista del Roland Garros è rientrata dalla squalifica per doping (da lei sempre contestata). Con una classifica che la vede fuori dalla top 200, ha affrontato con umiltà le quali, dove è stata anche fortunata. Dopo aver sconfitto nel tabellone cadetto la statunitense Lao in tre set, in altrettanti parziali aveva infatti perso il derby contro Paolini. Il ritiro di tre giocatrici ha permesso il suo ripescaggio nel tabellone principale, dove ha sconfitto due top 200 come Bara (4-6 6-2 6-3) e Schoffs (6-2 6-1) prima di avere semaforo rosso da Sharma, 138 WTA (6-1 7-5). Brava anche Paolini a bissare il secondo turno conquistato lo scorso anno a Bogotà: non giocava un torneo WTA dal maggio scorso a Praga e in Colombia, dopo essersi qualificata, ha vinto su Di Lorenzo (6-2 3-6 6-4) per poi arrendersi a Arrabuarrena (7-6 6-1). Raggiunge intanto il best ranking personale, 165 WTA, Giulia Gatto Monticone, brava a Lugano a guadagnarsi il terzo tabellone principale della carriera, a cinque anni di distanza dall’ultimo. La prima vittoria a livello WTA è stata però rimandata per la 31enne torinese, sconfitta da Kuzmova con un duplice 6-2. In Svizzera hanno disputato le qualificazioni anche Martina Di Giuseppe – la 28enne romana vincendo un incontro ha guadagnato il best career ranking di 179 WTA – e Deborah Chiesa, ma entrambe non sono riuscite a qualificarsi.

 

16 – gli anni che Christian Garin aveva quando nel febbraio 2013 sconfiggeva al primo turno dell’ATP di Vina del Mar il qualificato Dusan Lajovic. Sembrava l’epifania di un campione annunciato: dal 2000 in poi era appena il quinto giocatore – dopo Nadal, Gasquet, Harrison e Tomic – a vincere una partita del circuito maggiore da non ancora diciassettenne. Tanto più che il cileno in quell’anno trionfava al Roland Garros juniores in finale su Alexander Zverev. Ma se il tedesco entrava nel maggio 2105 -poche settimane dopo essere diventato maggiorenne – per la prima volta nei primi 100, il cammino nel tennis professionistico del tennista nato a Santiago del Cile si è rivelato decisamente più travagliato. Dopo il successo nel 2013 su Lajovic non aveva infatti vinto nessuna partita nel circuito maggiore sino all’inizio di quest’anno: negli anni precedenti, nel suo palmares c’erano solo due qualificazioni a Wimbledon e ad altri due eventi ATP, un’unica vittoria su un top 50 (Almagro) e quattro titoli a livello Challenger (tutti sulla terra rossa). Tre di questi successi erano stati ottenuti nel 2018 e gli avevano consentito, assieme a tre finali nello stessa categoria di tornei, di chiudere lo scorso anno come 84 ATP.

Nel 2019, dedicatosi esclusivamente al circuito maggiore, non aveva brillato sino all’ultima tappa del circuito sulla terra rossa sudamericana, quella di San Paolo, nella quale si è spinto, senza dover eliminare nessun top 50, sino in finale, persa contro Pella. Dopo aver saltato Indian Wells e Miami, è tornato sull’amata terra rossa, a Houston, dove ha lottato contro Cuevas (6-4 4-6 6-2) e, soprattutto, contro Chardy, al quale ha annullato cinque match point (3-6 7-6 7-6) per ottenere la prima vittoria della carriera in un torneo ATP contro un top 50. Nei quarti ha eliminato facilmente Laaksonen (6-3 6-2), così come in semi analogamente si è liberato dell’ostacolo rappresentato da Querrey (7-6 6-2). La seconda finale della carriera a livello ATP è stata quella giusta per vincere il primo titolo e fare un salto di circa 25 posizioni, capace di farlo entrare nella top 50: Ruud è stato sconfitto 7-6 4-6 6-3.

Christian Garin – Houston 2019 (via Twitter, @mensclaycourt)

19 – le semifinali conquistate nel circuito maggiore da Benoit Paire. Dalla prima, raggiunta sette anni fa sulla terra di Belgrado (si arrese poi in finale al nostro Seppi) ne erano arrivate altre diciotto – due sull’erba e il resto quasi perfettamente distribuito tra terra, duro indoor e cemento all’aperto – in ogni condizione di gioco, a riprova dell’eccleticità di questo tennista. Facile individuare la più importante in quella persa al Masters 1000 di Roma nel 2013 contro Roger Federer: eccezion fatta per quelle a Tokyo e Barcellona, tutte le altre sono giunte in ATP 250. Il talentuoso francese, escludendo il disgraziato 2014, anno in cui si operò al ginocchio sinistro, uscendo per la prima volta dalla top 100, fascia del ranking in cui aveva esordito nel 2010, ha sempre avuto una buona classifica. Grazie agli ottimi piazzamenti nei tornei minori (negli Slam vanta appena due ottavi, US Open 2015 e Wimbledon 2017; nei Masters 1000, a parte quello romano non è nemmeno più arrivato ai quarti) in due momenti separati della carriera, prima e dopo della suddetta operazione, è riuscito a entrare nella top 30, sin su all’ingresso tra i primi 20 nel mondo e al best career ranking di 18 ATP (gennaio 2016).

Sulla soglia dei trenta anni – li compie tra meno di un mese – stava però vivendo una preoccupante flessione di rendimento: da gennaio 2018 non andava oltre i quarti di finale in un torneo ATP, in conseguenza a uno scadimento di forma evidenziatosi con particolare gravità dall’ultimo Roland Garros in poi. Infatti, dopo lo Slam parigino in appena due circostanze – terzo turno a Wimbledon e quarti a Pune – aveva vinto due partite di fila nello stesso torneo del circuito maggiore. Come inevitabile conseguenza, da quasi due mesi era uscito dalla top 60, nella quale era costantemente stato sin dal sinora unico torneo vinto a Baastad nel luglio 2015 (vanta altre quattro finali). A Marrakech ha ottenuto il secondo titolo della sua carriera: dopo aver molto sofferto al primo turno – prima di sconfiggerlo 3-6 6-4 7-5, Bedene nel decimo gioco del terzo è andato a servire per il match – ha trovato fiducia, mettendo in riga Herbert (6-4 6-2), Munar (6-1 6-3), Tsonga (2-6 6-4 6-3) e in finale Andujar (6-2 6-3). Buona notizia per il tennis, vedere Paire avere grande voglia di vincere partite.

34 – i tornei del Grande Slam giocati da Polona Hercog, ma solo in due di essi è riuscita ad arrivare al terzo turno. Non ha dunque sinora reso al meglio nei tornei importanti la 28enne slovena, ancora mai in grado di superare in carriera una top 10, ma ha vinto la scorsa settimana il torneo di categoria International di Lugano. Quello svizzero è il terzo messo in bacheca da Polona, in una carriera che le ha sinora permesso di issarsi sino al 35° posto del ranking WTA (nel settembre 2011) grazie a numerosi piazzamenti (sette finali complessive per lei, tutte sulla terra rossa) nei tornei più piccoli (anche nei Premier, in tutta la carriera ha raggiunto una sola volta i quarti, quando giunse in semifinale a Charleston nel 2012). La tennista riconoscibile anche per la sua scelta di tatuare completamente le due braccia, staziona stabilmente nelle prime 100 – ad eccezione di una piccola manciata di settimane nella primavera 2013, dal luglio 2009 – da quando, appena ventenne, confermava il talento mostrato da juniores nella cui categoria aveva vinto due Slam in doppio.

Il maggiore momento di difficoltà lo ha vissuto tra la fine del 2016 e inizio del 2017, quando, per recuperare da una frattura da stress alla spalla e dagli infortuni al ginocchio sinistro e alla scapola destra, si assentò dal circuito per sei mesi, rientrando solo al Roland Garros di due anni fa, ormai fuori dalla top 200. A gennaio 2018 era però nuovamente tra le prime 100 e nello scorso maggio raggiungeva anche la finale a Istanbul, persa contro Parmentier. Nelle ultime settimane aveva mostrato di essere in un buon momento superando le quali a Doha, Dubai e Miami e a Lugano ha raccolto il lavoro dei precedenti mesi. Ha esordito eliminando Suarez Navarro (3-6 6-3 6-4) al primo turno, ha ottenuto la seconda vittoria negli ultimi quattro anni contro una top 30, poi ha fermato Cirstea, andata a servire per il match nel secondo parziale (3-6 7-6 6-0). Nei quarti ha eliminato Kudermetova (6-4 6-1), poi Fierro (7-5 6-4). In finale ha infine impiegato due ore e sedici minuti per imporsi su Swiatek (6-3 3-6 6-3).

39 – il best career ranking di Christian Ruud, ex tennista professionista e padre di Casper, la settimana scorsa finalista sulla terra di Houston. Il 20enne norvegese sembra avere tutte le carte in regola per fare ancora meglio del genitore e attuale coach, capace da giocatore di arrivare in finale a Baastad nel 1995 e di sconfiggere agli Australian Open Corretja, 3 del mondo, e Kafelnikov a Monte Carlo, allora quarto giocatore del ranking. L’attuale 68 ATP (best career ranking) si era fatto conoscere al grande pubblico già due anni fa, quando, a diciotto anni compiuti da nemmeno due mesi aveva raggiunto la semifinale all’ATP 500 di Rio De Janeiro, un risultato che gli era servito da volano per fargli sfiorare la top 100. Allontanatosi da quel range di classifica nuovamente nella prima parte del 2018 -un anno fa perdeva da 205 del mondo a Francavilla la finale contro Quinzi- nell’ultima edizione di Baastad sconfiggeva, in uno scontro generazionale, per la prima volta un top 50, Ferrer, e arrivava sino ai quarti.

Casper chiudeva la scorsa stagione nuovamente in prossimità dei primi 100, anche grazie a due finali e tre semi a livello Challenger. La terra rossa brasiliana che gli aveva consentito i primi importanti risultati, ha permesso lo scorso febbraio al promettente norvegese – solo Auger-Aliassime, Shapovalov e De Minaur, tra chi gli è più avanti in classifica, sono più giovani di lui – l’ingresso nella top 100, grazie ai quarti a Rio e alla semifinale di San Paolo. A Houston per arrivare un finale non ha ha dovuto eliminare nessun top 50: ha prima sconfitto il numero 1 boliviano e 76 ATP Delien (7-6 6-4), poi Opelka (4-6 6-4 6-4) e Granollers (6-0 6-1) e, in semi, Galan Riveros (7-5 6-2).In finale contro Garin, come accaduto già nella semifinale di San Paolo, non ha potuto fare altro che arrendersi.

Casper Ruud – Rio de Janeiro 2019 (foto via Twitter, @RioOpenOficial)


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ATP

Bella vittoria di Sonego a Metz, ma va fuori Mager. Sconfitta inattesa per Seppi a Nur-Sultan

Lorenzo straripante contro Fucsovics, mentre Andreas si incarta con la wild card Skatov

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ATP 250 Nur-Sultan

La giornata azzurra inizia con la brutta sconfitta di Andreas Seppi nel suo match di esordio all’Astana Open contro la wild card locale Timofey Skatov, n. 280 ATP, al suo secondo incontro del circuito maggiore. 7-6 (3) 4-6 6-1 per quasi tre ore di battaglia in cui è stato decisivo il lunghissimo primo parziale, andato al ventenne kazako (di nascita, non frutto della campagna acquisti della federtennis nazionale) dopo aver recuperato un break e annullato quattro set point. Troppo incostante Andreas nel corso del match e alla fine la stanchezza si è fatta sentire.

Peccato, perché tutto era iniziato come previsto: il nostro fa valere la differenza di livello in termini di ritmo e solidità, arrivando 4-1 in virtù del break al secondo gioco. Skatov, con la sua eastern di rovescio, serve praticamente solo kick a velocità contenute verso il lato sinistro di Seppi. Batti sul rovescio, girati sul dritto: più semplice di così… Il trentasettenne di Caldaro allenta un po’ la presa, incappa in un brutto game di servizio mentre l’altro trova continuità e la partita si riapre. Determinante il turno di battuta di Skatov sul 4-5, quando risale da 15-40 e salva due vantaggi esterni per poi chiudere dopo ventidue punti. Sui quattro set point per Andreas, l’allievo di José Altur ha invece indirizzato la battuta verso il dritto avversario, in un paio di occasioni ottenendo il punto diretto, nelle altre due uscendo vincitore dallo scambio prolungato. Tie-break con Skatov che non sbaglia più e mette le mani sull’insperato primo set dopo un’ora e venti minuti.

Il suo momento prosegue fino al 3-0 del secondo set, poi la Seppia nazionale torna nei propri panni (e anche Timofey, diciamolo), infila una serie di cinque giochi e pareggia con un 6-4 che potrebbe far svanire qualsiasi velleità kazaka. Invece resta lì, Skatov, fa suoi i primi tre game ai vantaggi che restano nella gambe e nella testa dell’azzurro, il quale peraltro mette in campo meno di una prima su tre nel parziale (46% nel match). Dopo dieci punti di fila per il 173 cm di Petropavlovsk, c’è il moto di seppioso orgoglio finale che tuttavia non evita il 6-1. Prima vittoria ATP per Skatov e secondo turno contro Ymer o Ivashka, assente, come del resto Gerasimov, nel tie di Coppa Davis contro l’Argentina a Baires.

 

Martedì, secondo incontro dalle ore 8 italiane, tocca invece a Lorenzo Musetti che incrocerà per la prima volta il qualificato australiano Marc Polmans.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

ATP 250 Metz

Va meglio in Francia, con la convincente vittoria di Lorenzo Sonego che pareggia il bilancio negli scontri diretti con il (quasi) sempre ostico Marton Fucsovics, n. 41 ATP, ma 26° della Race. Un 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti che lascia poco spazio alle interpretazioni, con un Lorenzo tornato in grande spolvero, dopo le delusioni post-Wimbledon, in quella che è in ogni caso la sua miglior stagione: vittoria n. 25 (18 sconfitte), best ranking al 23° posto raggiunto un mese fa, titolo a Cagliari, finale a Eastbourne e la splendida semifinale contro Djokovic a Roma. I piedi che di nuovo girano a mille hanno supportato l’aggressività, i recuperi, l’agonismo – insomma, tutte le caratteristiche del miglior Sonego. Anche Fucsovics sta avendo un’ottima annata e anch’egli ha un po’ tirato il fiato dopo i quarti raggiunti sui Sacri Prati, ma nel lunedì francese c’è stato poco da fare con questo avversario.

Il primo parziale si decide con il break al quarto gioco, propiziato da un grossolano errore sullo smash del ventinovenne di Nyiregyhaza; Sonego va a prendersi i successivi due punti a rete senza dare tempo di riordinare le idee all’altro che si fa infine sorprendere dalla risposta azzurra (o, forse, dal suo stesso servizio). Meno di metà di prime in campo per Lorenzo, che però vince tanti e più punti con la seconda.

Fucsovics, grande atleta e solidissimo negli scambi, è il classico tennista che non si batte da solo. Tranne quando lo fa. In questa sfida, sono senz’altro più i meriti dell’azzurro che, inesorabile in risposta sulle seconde, passa subito avanti dopo il riposo. Marton si inguaia ancora al quinto gioco, che finisce con il cedere con un doppio fallo e un dritto al volo comodamente appoggiato sul grigio oltre la linea di fondo. Non si arrende, però, e si fa ammirare quando gira uno scambio con un recupero incredibile su un contropiede che pareva irraggiungibile e poi, fintando la smorzata, scodella il dritto vincente con nonchalance. Al punto successivo, che potrebbe riaprire il game, tocca a Sonego l’ottimo recupero sul notevole lob magiaro in sensibile mezza volata – sensibilità che però svanisce del tutto sul successivo tentativo di drop shot. Sul 5-1 è ormai show, Fucsovics vince uno scambio ravvicinato con un passante in tweener spalle alla rete, ma può solo accorciare lo svantaggio perché Sonego chiude con la battuta a disposizione.

73% di punti vinti al servizio e nessuna palla break concessa – di più, mai permesso all’avversario di arrivare a “40” in risposta. Quinta testa di serie sorteggiato nel quarto inferiore presidiato da Carreño Busta, al secondo turno Sonego troverà il vincente fra il qualificato Holger Rune e un lucky loser, non ancora annunciato, che sostituirà in tabellone Popyrin.

Niente da fare invece per Gianluca Mager, fermato 6-3 7-6(5) dal n. 36 ATP Nikoloz Basilashvili nel primo confronto diretto in assoluto. Il risultato del primo set è frutto di una partenza dell’azzurro praticamente senza la prima di servizio (uno su dieci). In grossa difficoltà sulla seconda, rischia addirittura lo 0-4 ma, sulla palla del doppio break, la risposta resta sulle corde di Basilashvili. Mager si procura poi un’opportunità del rientro anche grazie a una delle classiche pause del ventinovenne di Tbilisi, il quale si riprende però in tempo per cancellare l’occasione giocando con la sua solita spinta. Ritrovata in fretta la solidità, Nikoloz si fa bastare l’iniziale vantaggio per assicurarsi il set.

Gianluca non controlla la risposta sulla pesante prima georgiana e sfuma il possibile 2-0, ma il servizio è finalmente arrivato a dargli una mano e anche negli scambi da fondo riesce a essere meno falloso. Tra gran colpi e brutture, il ventiseienne di Sanremo salva il settimo gioco, mentre sul 5-4 sbaglia un dritto in palleggio a due punti dal set. L’impressione è che ci sia spesso un’immotivata fretta da parte di Mager e il testa a testa nel tie-break è risolto dal passante di Basilashvili che punisce l’avventurosa – se non precipitosa – discesa a rete del nostro.

Il tabellone aggiornato di Metz

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ATP

Il futuro dell’ATP: dal 2023 tornei Masters 1000 sempre più grandi, sempre più ricchi

Gaudenzi presenta l’ATP del futuro: dieci Masters 1000 di cui sette nel formato di 11-12 giorni. Montepremi in aumento con orizzonte fino al 2030

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In un documento che L’Équipe ha avuto modo di consultare, Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, ha confermato alcuni punti del piano strategico su cui l’organo di governance del tennis maschile sta lavorando da 18 mesi, che sarebbero stati già approvati dal Board e dovrebbero essere applicati a partire dal 2023. Si tratta nello specifico di un accordo su una nuova formula di spartizione degli utili tra tornei e giocatori, livelli più alti di montepremi garantiti a lungo termine e l’aumento del numero dei tornei Masters 1000, sette dei quali avranno l’opportunità di disputarsi sulla lunga distanza di 12 giorni (come Indian Wells e Miami già oggi) causando una modifica sostanziale nell’equilibrio del calendario maschile.

“Queste misure rappresentano un passo avanti significativo per il nostro sport e nel modo in cui i nostri giocatori e gli organizzatori dei tornei operano nell’ambito della partnership paritaria dell’ATP Tour“, ha affermato Gaudenzi. “È solo attraverso questo spirito di partnership, trasparenza e coincidenza di interessi che possiamo davvero massimizzare il nostro potenziale e concentrarci sulla concorrenza che affrontiamo nel sempre più ampio panorama dello sport e dell’intrattenimento“.

Queste misure arrivano in un momento in cui sono in forte aumento le controversie sulla legittimità della governance ATP mentre crescono le recriminazioni di molti giocatori, che si considerano finanziariamente danneggiati dai tornei. Creata sotto la guida di Novak Djokovic e Vasek Pospisil, la PTPA (Associazione Giocatori di Tennis Professionisti) è il simbolo di questa ribellione interna rispetto alla quale, in un certo senso, questa riforma dell’ATP costituisce una reazione.

 

Le principali misure da ricordare

  • Nella categoria Masters 1000, il montepremi ‘globale’ dovrebbe aumentare dagli attuali 62,5 milioni di dollari (53,2 milioni di euro) del 2021 ai 76,4 milioni di dollari (65 milioni di euro, +22%) durante la prima stagione in cui entrerà in azione questo piano (2023), con incrementi annuali del 2,5% a seguire.
  • Il bonus di fine anno derivante dai Masters 1000 passerà da 11,5 milioni di dollari (9,8 milioni di euro) a 15,5 milioni di dollari (13,2 milioni di euro) per arrivare a 18,4 milioni di dollari (15,6 milioni di euro) nel 2030. Sarà diviso tra trenta giocatori (attualmente sono 12).
  • Maggiore trasparenza attraverso dati finanziari verificati da organismi indipendenti per i Masters 1000, che forniscano piena trasparenza ai giocatori per un periodo di 31 anni.
  • Per quanto riguarda il calendario: aumento del numero di tornei Masters 1000 chiamati a diventare eventi di 11-12 giorni, con altri cinque tornei che adotteranno un formato simile a quello già utilizzato oggi per Indian Wells e Miami, per un totale quindi di sette Masters 1000 ‘allungati. Ci saranno venti giorni aggiuntivi di gioco in questa categoria e “305 “posti di lavoro” in più all’anno per i giocatori tra singolare, doppio e tornei di qualificazione grazie a questi tabelloni ampliati“, ha detto Gaudenzi. 
  • Saranno previsti 10 Masters 1000 (invece dei 9 attuali) e 16 ATP 500 (invece dei 13 attuali) .

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WTA Lussemburgo: la finale sarà Ostapenko-Tauson

Ostapenko si complica la vita nel secondo set, ma alla fine elimina Samsonova senza andare al terzo. Tauson supera Vondrousova in tre

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Jelena Ostapenko e Clara Tauson si giocheranno la finale 2021 del WTA 250 di Lussemburgo. La lettone ha superato in due set Liudmila Samsonova, complicandosi non poco la vita in dirittura d’arrivo in pieno stile Ostapenko. La partita è infatti filata liscia fino al 6-1 5-1 risultato toccato quando ancora mancavano una decina di minuti allo scoccare della prima ora di gioco, poi improvvisamente qualcosa si è inceppato e, dopo il controbreak a zero sul 5-2, il dominio di Jelena si è rapidamente dissolto. Dopo cinque game consecutivi persi, Ostapenko si è aggrappata al dritto e ha centrato l’approdo al tiebreak, iniziato in maniera orribile con uno svantaggio di 4-1. Da quel momento in poi però, complice anche un po’ di leggerezza di Samsonova, la lettone è tornata a spingere con coraggio, aggiudicandosi tutti i successivi sei punti e con essi il match.

Decima finale in carriera per Jelena, che domenica andrà a caccia del quinto titolo (il secondo in Lussemburgo dopo quello del 2019). Ad attenderla ci sarà Clara Tauson, danese classe 2002, che ha eliminato in tre set la testa di serie numero 5, Marketa Vondrousova. La diciottenne – compirà gli anni il prossimo 21 dicembre – è stata molto brava a gestire i vantaggi sfumati nel primo e nel terzo set, così come il secondo dominato da Vondrousova. In tutto questo va segnalato anche un problemino alla coscia sinistra (che presentava una vistosa fasciatura), che l’ha costretta a chiedere l’intervento della fisioterapista sotto 4-3 (senza break) nel terzo. In verità la pausa potrebbe averle anche permesso di rimettere in ordine le idee, tanto è vero che al rientro in campo Tauson ha vinto tre game di fila, facendo suo il match.

La danese ha gestito piuttosto bene gli scambi e soprattutto l’insidiosa diagonale sinistra, sulla quale Vondrousova è riuscita a imporsi con continuità solo nel secondo set tra incrociati liftati e repentini lungolinea. Quella di domenica sarà la seconda finale della giovane carriera di Tauson, che è emersa vincitrice dalla prima, giocata lo scorso marzo a Lione (6-4 6-1 a Viktorija Golubic).

 

Il tabellone completo

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