Nadal favorito a Parigi? Sì, ma per ora è la terza peggior stagione 'rossa'

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Nadal favorito a Parigi? Sì, ma per ora è la terza peggior stagione ‘rossa’

Con 1900 punti vinti sulla terra battuta, è in testa alla classifica ‘rossa’ del 2019. Ma solo due volte in carriera ha fatto peggio. Tutti i numeri del torneo di Roma

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0 – le partite vinte al Roland Garros da Johanna Konta in quattro partecipazioni al Major parigino. Uno score molto negativo, testimoniante la scarsa attitudine alla terra battuta della tennista australiana, naturalizzata britannica dal 2012. L’ex numero 4 del mondo (nel luglio 2017), nonostante avesse già alle spalle circa due anni di permanenza nella top 20, prima di quest’anno non aveva addirittura mai raggiunto nemmeno una volta i quarti sul rosso. Un 2018 molto negativo – 31 vittorie nei 23 tornei giocati e appena una finale conquistata, nel piccolo International di Nottingham – e terminato a stento tra le prime 40 del mondo aveva fatto da lungo prologo a un 2019 che sino al termine dello scorso aprile era stato ancora negativo: in nessun torneo Johanna aveva vinto tre partite, rischiando di uscire dalla top 50.

La svolta arrivava in Marocco due settimane fa: a Rabat, Konta conquistava la finale, persa contro Sakkari (ottenuta sconfiggendo tra le altre anche buone tenniste come Tomljanovic e Hsieh), ma nessuno poteva immaginare il suo exploit di Roma. Agli Internazionali d’Italia è arrivata ancora in finale, sfatando anche il record negativo che la vedeva sconfitta in ben dodici delle ultime tredici volte che aveva affrontato una top 10: nell’ordine ha infatti avuto la meglio su Riske (6-4 6-1), Stephens (6-7 6-4 6-1), Venus Williams (6-2 6-4), Vondrousova (6-3 3-6 6-1) e Bertens (5-7 7-5 6-2). Nella finale degli Italian Open, non è riuscita a vincre il terzo titolo della carriera (tutti di categoria Premier, tra i quali il Mandatory di Miami nel 2017) ed è stata sconfitta da Karolina Pliskova, ma con questo piazzamento rientra nella top 30, fascia di classifica persa dopo l’ultimo Wimbledon.

2 – i tornei vinti da Karolina Pliskova nel 2019 (Kvitova e Bertens sono le sole altre due tenniste a esserci riuscite). Due sono anche i tornei, prima della scorsa settimana a Roma, conquistati sulla terra all’aperto (i piccoli International di Norimberga nel 2014 e di Praga nel 2015). Nel 2018 l’ex numero 1 al mondo (nel luglio di due anni fa) aveva anche conquistato sul rosso il Premier di Stoccarda, che però si gioca in condizioni indoor e certamente – sebbene vantasse una semifinale al Roland Garros nel 2017 e una a Madrid l’anno scorso – non era considerata tra le favorite per la vittoria degli Internazionali d’Italia, dove in quattro partecipazioni aveva perso ben tre volte nella partita d’esordio e raggiunto al massimo i quarti di finale. Quest’anno aveva vinto solo una partita sulla terra rossa, ma a Roma ha trovato la quadra per avere anche la forza di rimontare due partite e sconfiggere, nell’ordine, Tomljianovic (duplice 6-3), Kenin (4-6 6-4 6-3, Karolina era sotto anche di un break nel secondo set), Azarenka (6-7 6-2 6-2), Sakkari (duplice 6-4) e, in finale – prima ceca ad arrivarci dal 1982, quando Mandlikova perse da Evert- Konta (6-3 6-4). Con il successo romano, secondo del 2019, dopo quello al Premier di Brisbane, Karolina è tornata al numero 2 del mondo, miglior posizione da lei occupata dopo lo US Open 2017.

3- la posizione nella Race to London di Stefanos Tsitsipas. Quando siamo quasi al giro di boa della stagione tennistica, un ottimo traguardo per il tennista greco nato nel dicembre 1988, unico under 21 nell’attuale top 20 del ranking ATP. Il numero 6 del mondo (best career ranking raggiunto questa settimana) è stato capace di aver una crescita esponenziale negli ultimi due anni. Ventiquattro mesi fa era ancora fuori dai primi 200, ma grazie a un’ottima seconda parte di 2017 chiudeva la stagione al 91° posto del ranking. Il 2018 è stato l’anno dell’esplosione: dopo la finale raggiunta all’ ATP 500 di Barcellona, è arrivata quella a Toronto, conquistata sconfiggendo quattro top 10 nello stesso torneo (Thiem, Djokovic, Zverev e Anderson) che lo faceva diventare il più giovane tennista a riuscirci da quando l’ATP Tour è nato nel 1990. Lo scorso ottobre ha vinto il suo primo titolo a Stoccolma e chiuso la stagione al 15° posto, guadagnando il premio di Most improved player of the year (con la ciliegina sulla torta della vittoria a Milano delle ATP Next Gen).

Il 2019 si sta però rivelando il classico anno della consacrazione: la vittoria su Federer e la successiva semifinale agli Australian Open, i due titoli a Marsiglia e Estoril, la finale a Dubai e l’ingresso nella top 10. Madrid lo ha legittimato come protagonista di primissimo livello anche sulla terra rossa: superando Nadal in semifinale non solo ha raggiunto la seconda finale in carriera in un Masters 1000, ma – ad appena venti anni e mezzo – ha già sconfitto almeno una volta i tre tennisti che hanno maggiormente dominato il nuovo millennio (e attualmente ancora ai primi tre posti del ranking). Senza dimenticare che la vittoria madrilena su Rafa lo ha fatto divenire appena il terzo giocatore dal 2017 in poi ad aver sconfitto il maiorchino sulla terra rossa (assieme a Thiem e Fognini). A Roma nulla ha potuto contro un Nadal nuovamente in grande forma, ma le prospettive di poter continuare la crescita in classifica sono grandi: sino a inizio agosto difende appena 225 punti. Una miseria per chi conduce, con 29 successi, la classifica delle vittorie ottenute nel 2019 (davanti a Nadal e Medvedev con 25, Djokovic 23, Federer e Pella 22).

 

6 – le vittorie ottenute dai dieci tennisti azzurri in gara nei tabelloni di singolare degli Internazionali d’Italia. Un bilancio piuttosto negativo, ma sicuramente migliore di quello del 2016, quando nessun nostro tennista arrivò agli ottavi e anche di quello del 2017, quando il solo Fognini arrivò agli ottavi. L’anno scorso, invece, sempre il ligure aveva portato il tricolore in gara sino al venerdì, arrivando ai quarti, dove perse in tre set contro Nadal. Il grande momento che sta vivendo il nostro settore maschile (due nostri tennisti nella top 20, Berrettini a ridosso della top 30, altri tre tra i primi 100 e ulteriori 12 nella top 200) poteva forse sperare in qualche exploit nel torneo di casa, ma non è andata decisamente così, al di là di qualche isolato lampo. Cecchinato ha deluso perdendo contro Kohlshreiber dopo aver eliminato De Minaur e ora è atteso alla difesa della pesante cambiale di Parigi. Berrettini – dopo aver avuto facilmente la meglio su Pouille e aver ottenuto la vittoria sin qui più prestigiosa della carriera contro Zverev-, ha poi mancato la prova del nove contro Schwartzman (ma nulla si può rimproverare al romano, che, da 249 ATP, proprio agli Internazionali d’Italia esordiva nel grande tennis due anni fa, grazie a una wild card).

Un Fognini non al meglio della condizione fisica ha fatto il suo dovere sconfiggendo in due set sia Tsonga che Albot, prima di cedere a un tennista più in forma e dalla miglior classifica come Tsitsipas. Seppi ha strappato un set a Bautista Agut, ma alla fine è incappato nella sua ottava sconfitta consecutiva (e con quella rimediata lunedì a Lione sono diventate nove per l’altoatesino, in uno dei momenti più difficili della sua bellissima carriera). Qualche rimpianto lo lascia lo stesso Sonego – ha perso il secondo dei tre confronti diretti con Khachanov, da lui sconfitto un mese fa a Montecarlo – mentre nulla si può chiedere a Andrea Basso, che ha tenuto il campo onorevolmente contro Cilic. Capitolo a parte per Sinner, capace di mostrare la maturità del suo tennis e il talento puro di cui è dotato, ottenendo a 17 anni su Johnson la prima vittoria in carriera in un Masters 1000 (più che onorevole è stata poi la sua successiva sconfitta contro Tsitsipas).

Molti meno rimpianti li lascia invece il settore femminile: purtroppo alla vigilia era noto che il livello attuale delle nostre giocatrici- con Giorgi ancora preoccupantemente ferma ai box e che negli ultimi tre mesi ha giocato solo a Miami – sarebbe stato difficilmente competitivo in un torneo Premier 5. Cocciaretto, Errani e Paolini hanno raccolto complessivamente dieci game contro, rispettivamente, Anisimova, Kuzmova e Kenin (non certo campionesse, o quantomeno non ancora; solo quest’ultima è nella top 40). Ogni ulteriore commento sul disastroso momento del nostro settore femminile sarebbe superfluo.

8- i tornei consecutivi in cui nel tabellone principale Diego Schwartzman non aveva vinto due partite di seguito. Con questo misero score l’ex 11 del mondo si è presentato a Roma. Uscito lo scorso febbraio, dopo il torneo di Rio de Janeiro, dalla top 20 – nel 2018 proprio in seguito all’ATP 500 vinto in Brasile battendo in finale Verdasco vi era entrato per la prima volta – in questo 2019 aveva rimediato ben sei sconfitte contro tennisti fuori dai primi cinquanta del ranking ATP. Il classe ’92 argentino, mai arrivato in semifinale in un Masters 1000, a Roma ha trovato la miglior settimana della carriera e non ha lasciato scampo a Nishioka (6-1 6-4), Ramos (7-6 6-1), Berrettini (6-3 6-4) e Nishikori (6-4 6-2). Quella contro il giapponese, 6 ATP, è stata anche la vittoria più prestigiosa in carriera: una semifinale poi onorata con una grande prestazione, che ha costretto il numero 1 del mondo Djokovic al terzo set e che gli ha soprattutto permesso di trovare i punti per il rientro nella top 20.

17- i ritiri (tra rinunce a tabellone già sorteggiato e defezioni a torneo iniziato) avvenuti nelle ultime tre edizioni del singolare femminile degli Internazionali d’Italia. Un numero davvero considerevole in un lasso temporale abbastanza ampio da lasciar supporre che non si tratti più di una semplice casualità. In tal modo, non è solo penalizzata la regolarità dello svolgimento del torneo (vengono irrimediabilmente squilibrati i tabelloni), ma, soprattutto, si danneggiano gli spettatori, che in molti casi si ritrovano ad assistere a un numero di partite minore di quello preventivato, un danno non indifferente specie quando accade nella fase centrale e finale del torneo. Tra l’altro, sempre negli ultimi tre anni, il torneo di Madrid che si gioca appena una settimana prima degli Internazionali d’ Italia e ha una importanza superiore (è un Mandatory), ne ha contati solo sette. Non è colpa diretta degli organizzatori italiani, ma certamente un numero così ingente di ritiri testimonia la presenza di un problema reale – l’eccessiva prossimità al Roland Garros? – che va affrontato.

Roger Federer si è ritirato prima di affrontare Tsitsipas a Roma (foto Roberto Dell’Olivo)

1900 – i punti raccolti da Rafael Nadal nel mese e mezzo precedente il Roland Garros 2019, l’unico periodo davvero utile per trarre qualche utile indicazione per il Major parigino che inizia domenica prossima. Da quando nel 2005 il campione maiorchino ha vinto il suo primo Slam, solo due volte aveva ottenuto meno punti nella parte di stagione che va da Monte Carlo a Roma.

Nel 2014 ne aveva totalizzati appena 30 in meno di quest’anno: fece male a Monte Carlo e Barcellona, ma vinse a Madrid su Nishikori, per poi perdere in finale contro Djokovic. Cinque anni fa Rafa vinse comunque il Roland Garros, imponendosi in finale in quattro set sul serbo. Nel 2015, forse l’anno peggiore della sua carriera (appena due titoli secondari, a Stoccarda ed Amburgo, e nemmeno una semifinale nei Major) ottenne solo 1530 dalla primavera sulla terra rossa europea che precede il Roland Garros, raggiungendo la finale solo a Madrid (persa contro Murray) e una ‘misera’ semifinale a Monte Carlo. Quello fu l’anno della seconda e sinora ultima sconfitta rimediata in carriera sul Philippe Chatrier che, dopo aver perso nel 2009 da Soderling, quattro anni fa si arrese nei quarti a Djokovic.

Quest’anno, dal torneo monegasco in poi, Nadal conduce comunque la classifica di chi ha ottenuto più punti: in questa sorta di mini Race lo seguono, nell’ordine, Djokovic (1780 punti), Tsitsipas (1300), Fognini (1180), Thiem (960), Medvedev (680), Schwartzmann con 500, Berrettini con 490 e Nishikori con 460.

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Tanta pioggia a Rio: Sonego sconfitto, Mager in vantaggio su Thiem

Tra uno scroscio e l’altro Lorenzo Sonego cede in due set contro Borna Coric nonostante una buona partita. Mager fermato dalla pioggia avanti un set e un break contro Thiem. La ripresa sabato alle 18

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Borna Coric - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

La pioggia torrenziale per per diverse ore è caduta su Rio de Janeiro nella giornata di venerdì ha disturbato non poco i quarti di finale del Rio Open nel quale erano impegnati anche i due italiani Lorenzo Sonego e Gianluca Mager. Inizialmente programmati tutti sul campo principale, la Quadra Kuerten, gli incontri sono stati progressivamente distribuiti sui vai campi dell’impianto: a metà pomeriggio, dopo una breve interruzione del primo quarto di finale (quello tra Garin e Coria), gli incontri sono stati ripartiti sul Kuerten e sul n.1; successivamente, a seguito di una più lunga sospensione di quasi quattro ore, tutte le partite non ancora disputate sono state programmate contemporaneamente su tutti i campi disponibili.

Lorenzo Sonego ha giocato quindi sul campo n.1, facendo vedere ottime cose contro la testa di serie n.5 Borna Coric, piuttosto remissivo nella prima parte del match e spesso in difficoltà sulla propria battuta. Il croato ha dovuto salvare cinque palle break al quarto game e poi, immediatamente dopo la lunga pausa per la pioggia, si è trovato a salvare due set point sul 4-5 e un altro sul 5-6, peraltro ben cancellati giocando in maniera più aggressiva. Al tie-break si è andati avanti a forza di minibreak (sei nei primi otto punti) per poi arrivare con Coric al set-point sul 6-5 e capace di convertirlo subito con una risposta aggressiva sulla seconda. Tra un’interruzione e l’altra il primo parziale ha richiesto ben 83 minuti.

Nel secondo set il piemontese ha avvertito il contraccolpo della perdita di un parziale nel quale era sembrato avere il controllo del gioco e che lo aveva visto ottenere ben otto palle break senza concederne nessuna. Sempre costretto a inseguire nel punteggio, Sonego ha finito per cedere il servizio al sesto game, scaraventando a terra la racchetta e facendo uscire tutta la sua frustrazione nel sentire che il match gli stava scappando di mano. Coric, dal canto suo, ha giocato con grande mestiere e discernimento, nonostante la sicura stanchezza per il lungo match giocato nemmeno 24 ore prima, ed ha portato a casa il match dopo due ore e 10 minuti di gioco.

 

Borna Coric è stato fortunato anche perché un paio di minuti dopo la fine della sua partita il cielo sopra Rio de Janeiro si è riaperto sospendendo le partite ancora in corso, tra cui quella tra il nostro Gianluca Mager e la testa di serie n.1 Dominic Thiem. Il match è stato sospeso con l’italiano, n. 128 del ranking ATP, sorprendentemente in vantaggio di un set e un break.

Sceso in campo senza alcun timore reverenziale, Mager ha approfittato di un Thiem un po’ appesantito forse anche dalla maratona del giorno prima contro Munar, conclusa ben oltre la mezzanotte, e si è portato subito in vantaggio sul 4-1. Un controbreak a zero al settimo game ha però riequilibrato il primo parziale, che si è deciso poi al tie-break dove Mager ha giocato con grande coraggio, spingendo sempre Thiem a giocare punti forzati e conquistando il set per 7 punti a 4. Poco prima che la pioggia ricominciasse a scendere, il sanremese ha approfittato di un paio di errori di Thiem per ottenere il break di vantaggio per il 2-1 avendo così questo importante vantaggio psicologico durante la notte di pausa.

Il programma di sabato verrà sul campo Kuerten il completamento di Mager-Thiem a partire dalle ore 14 locali (le 18 in Italia) ed alla stessa ora la continuazione di Martinez-Balasz sul campo 1. Le semifinali poi seguiranno sul campo Kuerten non prima delle 17 locali (le 21 in Italia), iniziando con Garin-Coric, seguita poi dal match tra i vincenti dei due quarti di finale non terminati venerdì.

Risultati:

[3] C. Garin b. [Q] F. Coria 2-6 6-3 7-5
[5] B. Coric b. L. Sonego 7-6(5) 6-3
[Q] P. Martinez vs [L] A. Balasz 6-2 2-2 sosp.
[Q] G. Mager vs [1] D. Thiem 7-6(4) 2-1 15-15 sosp.

Il tabellone aggiornato

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Simon ritrova il feeling con Marsiglia e travolge un pessimo Medvedev

MARSIGLIA – Psicodramma Medvedev che si fa imbrigliare dal tennis velenoso di Simon e cede di schianto nel secondo set senza vincere game

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Gilles Simon - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

da Marsiglia, la nostra inviata

Marsiglia porta bene a Gilles Simon, che ha vinto l’Open 13 nel 2007 e nel 2015, torneo in cui ha conquistato complessivamente il maggior numero di match (29) e che lo vedrà per la quinta volta in semifinale. Il francese disputa un match perfetto contro un Medvedev quasi irriconoscibile. Dopo aver vinto il primo parziale per 6-4, Gilles continua a penetrare nelle insicurezze del russo che perde completamente testa e fiducia e, dando l’impressione di aver gettato la spugna, si fa travolgere da un sorprendente 6-0.

Il francese comincia con un break di ritardo, salvo riuscire in pochi minuti a imbrigliare il russo e a pareggiare i conti. Da quel momento Simon è in controllo delle operazioni al punto da procurarsi un set point sul 5-4. Medvedev lo annulla con un rovescio lungolinea millimetrico, tuttavia il dritto lo tradisce di nuovo e c’è un secondo set point tutto francese che viene convertito. Daniil è furioso e il Palazzetto invece esulta per il suo “Gillou” che vince il primo parziale 6-4. Il n. 5 del mondo ha perso del tutto la trebisonda e il suo tennis non funziona più, mentre Gilles continua a tessere la sua bella tela, ordinato e preciso.

 

In un crescendo di precisione e solidità, Simon prende rapidamente il largo sul 4-0, mentre Medvedev non trova più il campo, come se si fosse rassegnato alla supremazia di Simon e avesse gettato la spugna. L’atmosfera sul Centrale e incandescente, sebbene a tratti surreale. Sul 5-0, Daniil gioca il tutto per tutto con due buoni punti, un rovescio lungolinea vincente e una buona volée. Ma il match point francese arriva inesorabile. Gillou è perfetto fino all’ultimo, trafiggendo Medvedev a rete con un impeccabile passante incrociato di dritto che vale il bagel.

Daniil Medvedev – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

È la prima vittoria su un top 10 da Pune 2018 (con Cilic) e la prima contro un top 5 dopo la vittoria con Wawrinka a Shanghai 2016. Comprensibilmente, il francese appare raggiante dopo il match: “Oggi sono riuscito a fare tutto bene, soprattutto ho risposto molto bene. Anche se sulla carta è più forte di me, ha fatto finale agli US Open, il tennis è così, sono riuscito a piazzare i miei colpi come volevo e gli ha dato fastidio. È da 14 anni che vengo qui, spero di continuare a giocare bene, qui le cose molto spesso mi sono andate bene!”. In semifinale, Gillou affronterà Felix Auger-Aliassime che ha brillantemente cancellato un brutto avvio contro Gerasimov e vinto il suo quarto di finale in due set.

Dopo essere stato in vantaggio 5-3, Egor Gerasimov (27 anni e n. 72 ATP) non riesce ad essere costante e subisce la rimonta del giovane avversario. Auger-Aliassime non solo recupera ma, sempre più intraprendente, lo sorpassa andando poi a conquistare il primo set per 7-5.

Il secondo parziale viene poi dominato dal canadese che, dopo aver avuto più occasioni di strapppare il servizio al bielorusso ad inizio set, prende il largo sul 2-0 e poi sul 4-1. È centrato Félix, particolarmente efficace con la prima di servizio, è intraprendente anche negli scambi prevalendo sull’avversario. Sale ancora 5-2 e ora ha due possibilità di chiudere il match. Gerasimov cancella la prima ma poi, sul secondo matchpoint, scaraventa fuori misura una palla innocua a metà campo. È la terza semifinale del 2020 per il 19enne canadese – l’unico rimasto in corsa dei tre canadesi giunti ai quarti a Marsiglia – dopo quelle disputate ad Adelaide e Rotterdam.

Mi sono un po’ complicato la vita nel primo set” dice Félix dopo la partita, “non voglio cercare scuse ma sono stato un po’ colto di sorpresa quando il match tra Simon e Medvedev è finito così presto. Dovevo ancora riscaldarmi e fare tutto velocemente e questo mi ha fatto perdere un po’ di energie. Nonostante questo, colpiva bene ed era regolare; Però ci credevo, ero fiducioso perché sentivo che avevo le mie chanche. E poi è andata sempre meglio”.

SECONDA SEMIFINALE – A contendersi l’altro posto in finale saranno invece il vulcanico Alexander Bublik, che sul campo batte Shapovalov e in conferenza regala spettacolo, e il campione uscente Stefanos Tsitsipas, bravo ad aggiudicarsi un set combattuto e poi prendere il largo contro il Pospisil in gran spolvero di queste settimane.

Il canadese comincia spingendo al massimo con il servizio, dall’alto dei suoi 194 centimetri, alternando attacchi repentini a rete e colpi pesanti da fondo che impegnano non poco il greco. Tsitsipas però è sicuro del proprio gioco e gli tiene perfettamente testa, contrapponendo una ricetta simile: servizi aggressivi e colpi pesanti da dietro. L’equilibrio viene spezzato dal giocatore più forte, come spesso accade in circostanze simili. Il vincitore delle ultime Finals vince gli ultimi due giochi e si porta avanti di un set.

Tsitsipas gioca sempre in avanzamento e tiene i piedi in campo, ma sul piano dello spettacolo Pospisil non è da meno e delizia il pubblico del Palais des Sport con stop volley e fendenti profondi. Nel corso del set tuttavia il canadese finisce per andare fuori giri, forse accusando la difficoltà di infastidire Tsitsipas al servizio (zero palle break concesse). Sul 3-3 c’è la prima palla break del set per il greco; l’ennesima volée del canadese è fuori misura e Stefanos, celebrato dal boato del pubblico marsigliese, passa in testa 4-3 e servizio. Rimarrà il vantaggio decisivo. Dopo un’ora e 26 minuti, Stefanos Tsitsipas chiude un match praticamente impeccabile con lo score di 7-5 6-3 e continua con successo la difesa del titolo.

Tutti i risultati:  

A. Bublik b. [4] D. Shapovalov 7-5 4-6 6-3
[2] S. Tsitsipas b. V. Pospisil 7-5 6-3
G. Simon b. [1] D. Medvedev 6-4 6-0
[7] F. Auger-Aliassime b. E. Gerasimov 7-5 6-2

Il tabellone completo

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Lo stop di Federer non avvicina l’addio, ma lo allontana: mirino su Wimbledon e Olimpiadi

Il secondo intervento chirurgico della carriera dello svizzero potrebbe far pensare a un imminente ritiro. La carriera di Re Roger ci insegna ben altro

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Roger Federer a Cape Town per il Match in Africa (via Twitter, @rogerfederer)

Da ventiquattro ore il mondo del tennis ha avuto modo di dedicarsi a un’unica grande preoccupazione, che riguarda l’infortunio di Roger Federer. “Il mio ginocchio destro mi ha dato fastidio per diverso tempo” ha detto lo svizzero in un post social. “Ho sperato il dolore potesse andare via, ma dopo esami e discussioni con il mio team ho deciso di sottopormi a un’operazione di artroscopia ieri in Svizzera“. 

L’operazione terrà Federer lontano dal campo dai tornei per quasi quattro mesi. Innanzitutto il forfait a Dubai, Indian Wells e Miami. Poi niente stagione sul rosso, ovvero niente Roland Garros, perché nonostante le infondate supposizioni delle scorse settimane (smentite prontamente dalle persone vicine allo svizzero) Federer non sembrava avere intenzione di giocare altri tornei sulla terra battuta al di fuori dello Slam parigino. La parentesi dello scorso anno, quando lo svizzero giocò sia Madrid che Roma prima di Parigi, rimarrà dunque un caso isolato in una fase di carriera in cui conta di più la freschezza fisica negli Slam, soprattutto quelli in cui il venti volte campione ha ancora concrete chance di vittoria.

LE PAROLE DI ANNACONE E UN DUBBIO: TROPPE ESIBIZIONI?

 

Già, il fisico. Roger è ottimista (come sempre) sul suo recupero. Ha scritto che tornerà sull’erba e molto probabilmente sarà così. I grossi dubbi riguardano però le sue possibilità di tornare a giocare a livello di un top 4, come ha fatto per la quasi totalità dei tornei da lui disputati negli ultimi due anni. Tornare in forma dopo uno stop a 38 anni potrebbe richiedere più tempo del previsto. L’ex allenatore di Federer, Paul Annacone, contattato telefonicamente da Christopher Clarey del New York Times, la pensa così: “Nella mia esperienza, man mano che si invecchia, è una sfida sempre più dura recuperare da un qualche infortunio. Ma questi giocatori, i più grandi di tutti i tempi, sono anomali, fuori dalla norma. Perciò provare a pronosticare ciò che accadrà è sempre un rischio, che sia a loro favore o contro. Già nel 2010, quando ho iniziato ad allenare Federer, le persone si chiedevano quando si sarebbe ritirato”.

Tutto ciò che possiamo fare è guardare allo storico di Federer, e in particolare al precedente della stagione 2016, nella quale ha subito la prima (e fino a pochi giorni fa unica) operazione chirurgica della sua carriera. Si infortunò in gennaio, e dopo l’eliminazione in semifinale all’Australian Open per mano di Djokovic (situazione che si è riproposta quest’anno) optò per l’artroscopia al ginocchio sinistro il mese successivo. L’intervento chirurgico, poco invasivo, ha dei tempi di recupero che variano a seconda dell’operazione, ma nella maggior parte dei casi sono necessari circa 20-30 giorni per riprendere l’attività sportiva; più di rado si arriva a due mesi di convalescenza.

Nel 2016, Federer rientrò in campo a Montecarlo dopo due mesi di pausa, iniziando però ad avvertire fastidi alla schiena causati, con tutta probabilità, da una preparazione non sufficiente. Dopo il torneo di Roma decise di saltare il Roland Garros, interrompendo una striscia di 65 Slam disputati consecutivamente, per poi tornare sull’erba di Stoccarda, Halle e Wimbledon. I cinque set giocati ai Championships nei quarti e nella semifinale (sconfitta dolorosa con Raonic) costrinsero Federer a saltare il resto della stagione, compresi i Giochi Olimpici a Rio. Il ginocchio aveva bisogno di un ulteriore periodo di riposo. Ciò che riuscì a dimostrare nel 2017 al rientro in campo è noto ai più: la vittoria all’Australian Open, quasi da outsider, e il bis a Wimbledon pochi mesi dopo.

“Non parla spesso dei suoi infortuni, perciò non sai mai quanto sia in salute” ha detto ancora Annacone. “Diamo per scontato che sia generalmente a posto, ma gioca spesso con il dolore”. Le sue parole fanno tornare in mente la sfida con Sandgren ai quarti dell’ultimo Open d’Australia, vinta in modo rocambolesco dopo sette match point annullati. Ma spesso a Roger è andata diversamente, come ad esempio al terzo turno di Roma nel 2016, quando si presentò in campo con la schiena completamente bloccata e perse in due set contro Dominic Thiem. Quel match con Sandgren è stato per Federer un campanello d’allarme, confermato dalla scarsa mobilità in semifinale contro Djokovic. Una partita che lo svizzero ha rischiato addirittura di non giocare, salvo poi presentarsi comunque in campo e portare a termine il compito per rispetto del pubblico e dell’avversario, che dopo la stretta di mano gli ha infatti dedicato il giusto tributo.

Nel “Match in Africa” giocato contro Nadal, tuttavia, non si è notato nulla di anomalo. Forse perché si trattava di un’esibizione, forse per l’enorme desiderio di giocare di fronte al pubblico del Sudafrica, il fastidio al ginocchio destro quel giorno non è stato protagonista. A proposito di esibizioni, non è neanche del tutto da escludere che tra le possibili cause dell’infortunio ci possa essere anche il dispendioso Tour in Sud America (che Federer non completerà, poiché non potrà giocare l’esibizione di Bogotà che doveva essere recuperata tra Indian Wells e Miami). A cavallo tra 2019 e 2020 Roger non si è concesso una tregua prolungata, che probabilmente lo avrebbe aiutato a preparare al meglio la nuova stagione. Come nel 2012, la voglia di accontentare i tifosi che vivono in paesi che non hanno la fortuna di vederlo giocare spesso ha prevalso sul buon senso. E le ripercussioni sul fisico, come nel 2013, ci sono state.

Roger Federer – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

CLASSIFICA E TESTA DI SERIE A WIMBLEDON

Al momento del rientro, uno dei principali motivi di interesse sarà valutare la sua nuova posizione in classifica poiché Federer perderà oltre 3000 punti. È quasi certo che Roger resterà in top 10 anche dopo la stagione su terra, ma sarà interessante capire quale testa di serie gli verrà assegnata a Wimbledon, dove vige un sistema unico per stabilire il seeding. Facendo un po’ di calcoli e dando per scontata la sua partecipazione ad Halle, risultano comunque basse le probabilità di vedere Federer tra le prime quattro teste di serie a Londra. Roger si presenterà alla compilazione dei tabelloni di Wimbledon con un ammontare di punti che potrà variare tra un minimo di 5025 e un massimo di 6425 (qualora dovesse partecipare e vincere i tornei di Stoccarda e Halle).

Si parte da una base di 3450 punti (ottenuta privando il suo bottino attuale di tutti i punti che difende prima di Wimbledon) e si aggiungono i 1575 punti certamente assegnati dall’algoritmo verde, composti dei 1200 ereditati dalla finale di Wimbledon 2019 e del 75% dei punti ottenuti (500) con la vittoria ad Halle 2019. Il resto dipenderà dal risultato ottenuto a Stoccarda e Halle, dal momento che l’algoritmo consente di accludere il 100% dei punti guadagnati nei dodici mesi precedenti ai Championships; in buona sostanza, ogni risultato ottenuto sull’erba in preparazione a Wimbledon vale doppio in ottica seeding.

Secondo una stima piuttosto realistica, Federer avrà probabilmente la quinta o la sesta testa di serie, più difficilmente uno slot tra 7° e 8°. Tuttavia, per quanto poco probabile, non è del tutto impossibile che possa rientrare tra i primi quattro del seeding. Servirà (almeno) confermare il titolo di Halle e una grossa mano da parte di Thiem, peraltro vicinissimo a superarlo in classifica già questa settimana. L’austriaco difende più di 3000 punti da qui a Wimbledon e non riceverà alcun bonus rilevante dall’algoritmo. Dovrà fare bene soprattutto a Indian Wells e al Roland Garros (2200 punti da difendere tra i due tornei) per non dare alcuna possibilità allo svizzero di ottenere il vantaggio più importante che consegue alla quarta testa di serie: evitare Nadal e soprattutto Djokovic prima della semifinale.

CONCLUSIONI – Insomma, la scelta di Federer è stata sorprendente ma sotto il profilo del pragmatismo appare corretta: è come se ci avesse detto “ancora non mi basta”. Secondo Annacone “può ancora vincere Wimbledon” e lo stesso svizzero, dopo la sconfitta con Djokovic in Australia, ha affermato di sentirsi ancora in grado di vincere un titolo Major. Quindi perché rischiare di andare in campo con il dolore al ginocchio, in una fase di stagione comunque poco favorevole, quando può invece riposare e sperare di tornare al meglio della forma fisica come tre anni fa? Wimbledon, le Olimpiadi (saltate nel 2016) e – perché no – gli US Open sono i tre grandi obiettivi della seconda parte del suo 2020, tornei nei quali servirà la versione 2017 di Roger Federer per aggiungere il capitolo più bello, forse quello conclusivo, alla sua leggenda.

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