Nadal favorito a Parigi? Sì, ma per ora è la terza peggior stagione 'rossa'

Focus

Nadal favorito a Parigi? Sì, ma per ora è la terza peggior stagione ‘rossa’

Con 1900 punti vinti sulla terra battuta, è in testa alla classifica ‘rossa’ del 2019. Ma solo due volte in carriera ha fatto peggio. Tutti i numeri del torneo di Roma

Pubblicato

il

0 – le partite vinte al Roland Garros da Johanna Konta in quattro partecipazioni al Major parigino. Uno score molto negativo, testimoniante la scarsa attitudine alla terra battuta della tennista australiana, naturalizzata britannica dal 2012. L’ex numero 4 del mondo (nel luglio 2017), nonostante avesse già alle spalle circa due anni di permanenza nella top 20, prima di quest’anno non aveva addirittura mai raggiunto nemmeno una volta i quarti sul rosso. Un 2018 molto negativo – 31 vittorie nei 23 tornei giocati e appena una finale conquistata, nel piccolo International di Nottingham – e terminato a stento tra le prime 40 del mondo aveva fatto da lungo prologo a un 2019 che sino al termine dello scorso aprile era stato ancora negativo: in nessun torneo Johanna aveva vinto tre partite, rischiando di uscire dalla top 50.

La svolta arrivava in Marocco due settimane fa: a Rabat, Konta conquistava la finale, persa contro Sakkari (ottenuta sconfiggendo tra le altre anche buone tenniste come Tomljanovic e Hsieh), ma nessuno poteva immaginare il suo exploit di Roma. Agli Internazionali d’Italia è arrivata ancora in finale, sfatando anche il record negativo che la vedeva sconfitta in ben dodici delle ultime tredici volte che aveva affrontato una top 10: nell’ordine ha infatti avuto la meglio su Riske (6-4 6-1), Stephens (6-7 6-4 6-1), Venus Williams (6-2 6-4), Vondrousova (6-3 3-6 6-1) e Bertens (5-7 7-5 6-2). Nella finale degli Italian Open, non è riuscita a vincre il terzo titolo della carriera (tutti di categoria Premier, tra i quali il Mandatory di Miami nel 2017) ed è stata sconfitta da Karolina Pliskova, ma con questo piazzamento rientra nella top 30, fascia di classifica persa dopo l’ultimo Wimbledon.

2 – i tornei vinti da Karolina Pliskova nel 2019 (Kvitova e Bertens sono le sole altre due tenniste a esserci riuscite). Due sono anche i tornei, prima della scorsa settimana a Roma, conquistati sulla terra all’aperto (i piccoli International di Norimberga nel 2014 e di Praga nel 2015). Nel 2018 l’ex numero 1 al mondo (nel luglio di due anni fa) aveva anche conquistato sul rosso il Premier di Stoccarda, che però si gioca in condizioni indoor e certamente – sebbene vantasse una semifinale al Roland Garros nel 2017 e una a Madrid l’anno scorso – non era considerata tra le favorite per la vittoria degli Internazionali d’Italia, dove in quattro partecipazioni aveva perso ben tre volte nella partita d’esordio e raggiunto al massimo i quarti di finale. Quest’anno aveva vinto solo una partita sulla terra rossa, ma a Roma ha trovato la quadra per avere anche la forza di rimontare due partite e sconfiggere, nell’ordine, Tomljianovic (duplice 6-3), Kenin (4-6 6-4 6-3, Karolina era sotto anche di un break nel secondo set), Azarenka (6-7 6-2 6-2), Sakkari (duplice 6-4) e, in finale – prima ceca ad arrivarci dal 1982, quando Mandlikova perse da Evert- Konta (6-3 6-4). Con il successo romano, secondo del 2019, dopo quello al Premier di Brisbane, Karolina è tornata al numero 2 del mondo, miglior posizione da lei occupata dopo lo US Open 2017.

3- la posizione nella Race to London di Stefanos Tsitsipas. Quando siamo quasi al giro di boa della stagione tennistica, un ottimo traguardo per il tennista greco nato nel dicembre 1988, unico under 21 nell’attuale top 20 del ranking ATP. Il numero 6 del mondo (best career ranking raggiunto questa settimana) è stato capace di aver una crescita esponenziale negli ultimi due anni. Ventiquattro mesi fa era ancora fuori dai primi 200, ma grazie a un’ottima seconda parte di 2017 chiudeva la stagione al 91° posto del ranking. Il 2018 è stato l’anno dell’esplosione: dopo la finale raggiunta all’ ATP 500 di Barcellona, è arrivata quella a Toronto, conquistata sconfiggendo quattro top 10 nello stesso torneo (Thiem, Djokovic, Zverev e Anderson) che lo faceva diventare il più giovane tennista a riuscirci da quando l’ATP Tour è nato nel 1990. Lo scorso ottobre ha vinto il suo primo titolo a Stoccolma e chiuso la stagione al 15° posto, guadagnando il premio di Most improved player of the year (con la ciliegina sulla torta della vittoria a Milano delle ATP Next Gen).

Il 2019 si sta però rivelando il classico anno della consacrazione: la vittoria su Federer e la successiva semifinale agli Australian Open, i due titoli a Marsiglia e Estoril, la finale a Dubai e l’ingresso nella top 10. Madrid lo ha legittimato come protagonista di primissimo livello anche sulla terra rossa: superando Nadal in semifinale non solo ha raggiunto la seconda finale in carriera in un Masters 1000, ma – ad appena venti anni e mezzo – ha già sconfitto almeno una volta i tre tennisti che hanno maggiormente dominato il nuovo millennio (e attualmente ancora ai primi tre posti del ranking). Senza dimenticare che la vittoria madrilena su Rafa lo ha fatto divenire appena il terzo giocatore dal 2017 in poi ad aver sconfitto il maiorchino sulla terra rossa (assieme a Thiem e Fognini). A Roma nulla ha potuto contro un Nadal nuovamente in grande forma, ma le prospettive di poter continuare la crescita in classifica sono grandi: sino a inizio agosto difende appena 225 punti. Una miseria per chi conduce, con 29 successi, la classifica delle vittorie ottenute nel 2019 (davanti a Nadal e Medvedev con 25, Djokovic 23, Federer e Pella 22).

 

6 – le vittorie ottenute dai dieci tennisti azzurri in gara nei tabelloni di singolare degli Internazionali d’Italia. Un bilancio piuttosto negativo, ma sicuramente migliore di quello del 2016, quando nessun nostro tennista arrivò agli ottavi e anche di quello del 2017, quando il solo Fognini arrivò agli ottavi. L’anno scorso, invece, sempre il ligure aveva portato il tricolore in gara sino al venerdì, arrivando ai quarti, dove perse in tre set contro Nadal. Il grande momento che sta vivendo il nostro settore maschile (due nostri tennisti nella top 20, Berrettini a ridosso della top 30, altri tre tra i primi 100 e ulteriori 12 nella top 200) poteva forse sperare in qualche exploit nel torneo di casa, ma non è andata decisamente così, al di là di qualche isolato lampo. Cecchinato ha deluso perdendo contro Kohlshreiber dopo aver eliminato De Minaur e ora è atteso alla difesa della pesante cambiale di Parigi. Berrettini – dopo aver avuto facilmente la meglio su Pouille e aver ottenuto la vittoria sin qui più prestigiosa della carriera contro Zverev-, ha poi mancato la prova del nove contro Schwartzman (ma nulla si può rimproverare al romano, che, da 249 ATP, proprio agli Internazionali d’Italia esordiva nel grande tennis due anni fa, grazie a una wild card).

Un Fognini non al meglio della condizione fisica ha fatto il suo dovere sconfiggendo in due set sia Tsonga che Albot, prima di cedere a un tennista più in forma e dalla miglior classifica come Tsitsipas. Seppi ha strappato un set a Bautista Agut, ma alla fine è incappato nella sua ottava sconfitta consecutiva (e con quella rimediata lunedì a Lione sono diventate nove per l’altoatesino, in uno dei momenti più difficili della sua bellissima carriera). Qualche rimpianto lo lascia lo stesso Sonego – ha perso il secondo dei tre confronti diretti con Khachanov, da lui sconfitto un mese fa a Montecarlo – mentre nulla si può chiedere a Andrea Basso, che ha tenuto il campo onorevolmente contro Cilic. Capitolo a parte per Sinner, capace di mostrare la maturità del suo tennis e il talento puro di cui è dotato, ottenendo a 17 anni su Johnson la prima vittoria in carriera in un Masters 1000 (più che onorevole è stata poi la sua successiva sconfitta contro Tsitsipas).

Molti meno rimpianti li lascia invece il settore femminile: purtroppo alla vigilia era noto che il livello attuale delle nostre giocatrici- con Giorgi ancora preoccupantemente ferma ai box e che negli ultimi tre mesi ha giocato solo a Miami – sarebbe stato difficilmente competitivo in un torneo Premier 5. Cocciaretto, Errani e Paolini hanno raccolto complessivamente dieci game contro, rispettivamente, Anisimova, Kuzmova e Kenin (non certo campionesse, o quantomeno non ancora; solo quest’ultima è nella top 40). Ogni ulteriore commento sul disastroso momento del nostro settore femminile sarebbe superfluo.

8- i tornei consecutivi in cui nel tabellone principale Diego Schwartzman non aveva vinto due partite di seguito. Con questo misero score l’ex 11 del mondo si è presentato a Roma. Uscito lo scorso febbraio, dopo il torneo di Rio de Janeiro, dalla top 20 – nel 2018 proprio in seguito all’ATP 500 vinto in Brasile battendo in finale Verdasco vi era entrato per la prima volta – in questo 2019 aveva rimediato ben sei sconfitte contro tennisti fuori dai primi cinquanta del ranking ATP. Il classe ’92 argentino, mai arrivato in semifinale in un Masters 1000, a Roma ha trovato la miglior settimana della carriera e non ha lasciato scampo a Nishioka (6-1 6-4), Ramos (7-6 6-1), Berrettini (6-3 6-4) e Nishikori (6-4 6-2). Quella contro il giapponese, 6 ATP, è stata anche la vittoria più prestigiosa in carriera: una semifinale poi onorata con una grande prestazione, che ha costretto il numero 1 del mondo Djokovic al terzo set e che gli ha soprattutto permesso di trovare i punti per il rientro nella top 20.

17- i ritiri (tra rinunce a tabellone già sorteggiato e defezioni a torneo iniziato) avvenuti nelle ultime tre edizioni del singolare femminile degli Internazionali d’Italia. Un numero davvero considerevole in un lasso temporale abbastanza ampio da lasciar supporre che non si tratti più di una semplice casualità. In tal modo, non è solo penalizzata la regolarità dello svolgimento del torneo (vengono irrimediabilmente squilibrati i tabelloni), ma, soprattutto, si danneggiano gli spettatori, che in molti casi si ritrovano ad assistere a un numero di partite minore di quello preventivato, un danno non indifferente specie quando accade nella fase centrale e finale del torneo. Tra l’altro, sempre negli ultimi tre anni, il torneo di Madrid che si gioca appena una settimana prima degli Internazionali d’ Italia e ha una importanza superiore (è un Mandatory), ne ha contati solo sette. Non è colpa diretta degli organizzatori italiani, ma certamente un numero così ingente di ritiri testimonia la presenza di un problema reale – l’eccessiva prossimità al Roland Garros? – che va affrontato.

Roger Federer si è ritirato prima di affrontare Tsitsipas a Roma (foto Roberto Dell’Olivo)

1900 – i punti raccolti da Rafael Nadal nel mese e mezzo precedente il Roland Garros 2019, l’unico periodo davvero utile per trarre qualche utile indicazione per il Major parigino che inizia domenica prossima. Da quando nel 2005 il campione maiorchino ha vinto il suo primo Slam, solo due volte aveva ottenuto meno punti nella parte di stagione che va da Monte Carlo a Roma.

Nel 2014 ne aveva totalizzati appena 30 in meno di quest’anno: fece male a Monte Carlo e Barcellona, ma vinse a Madrid su Nishikori, per poi perdere in finale contro Djokovic. Cinque anni fa Rafa vinse comunque il Roland Garros, imponendosi in finale in quattro set sul serbo. Nel 2015, forse l’anno peggiore della sua carriera (appena due titoli secondari, a Stoccarda ed Amburgo, e nemmeno una semifinale nei Major) ottenne solo 1530 dalla primavera sulla terra rossa europea che precede il Roland Garros, raggiungendo la finale solo a Madrid (persa contro Murray) e una ‘misera’ semifinale a Monte Carlo. Quello fu l’anno della seconda e sinora ultima sconfitta rimediata in carriera sul Philippe Chatrier che, dopo aver perso nel 2009 da Soderling, quattro anni fa si arrese nei quarti a Djokovic.

Quest’anno, dal torneo monegasco in poi, Nadal conduce comunque la classifica di chi ha ottenuto più punti: in questa sorta di mini Race lo seguono, nell’ordine, Djokovic (1780 punti), Tsitsipas (1300), Fognini (1180), Thiem (960), Medvedev (680), Schwartzmann con 500, Berrettini con 490 e Nishikori con 460.

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP San Pietroburgo: Caruso vince il derby contro Fabbiano e va agli ottavi

Thomas vince il primo e sembra in controllo, ma la tensione lo affonda alla distanza. Sousa e Fucsovics facili su Kovalik e Vatutin. Kukushkin già al terzo turno

Pubblicato

il

Ha passato mesi complicati alquanto, Salvo Caruso, dopo l’entusiasmante Roland Garros disputato la scorsa primavera e nonostante la semifinale, prima in carriera in un evento maggiore, giocata a Umago d’estate. Era stata anzi l’esperienza in Istria a complicare i piani del ventiseienne da Avola, che dal penultimo atto ceduto a Dusan Lajovic era uscito infortunato a una coscia, causa peraltro della soffertissima rinuncia al tabellone principale del 500 di Amburgo, rabberciato fin che si vuole ma pur sempre un 500, anche in quel caso il primo in vita sua.

Cautamente ripartito dal circuito Challenger, Caruso ha riaperto la caccia all’obiettivo grosso, ossia la chiusura tra i primi cento al mondo quando l’anno di buona grazia 2019 chiuderà i battenti. Il rientro ai piani alti non è stato dei più simpatici, visto che il sorteggio a San Pietroburgo gli ha messo di fronte il collega connazionale Thomas Fabbiano, reduce da una stagione imprevedibile da par suo. Le condizioni dei campi indoor, tendenti al veloce, favorivano inoltre il ribattitore di Grottaglie, in effetti scattato molto meglio dai blocchi e capace di vincere il primo set per sei a due banchettando sulla tremebonda seconda di servizio di Salvo (appena il 33% di punti vinti in assenza della prima palla).

Salvo che si è però ridestato in tempo, grazie al decisivo aiuto di un Fabbiano via via più impreciso: nonostante qualche scialacquo di troppo – break di vantaggio restituito tanto all’inizio del secondo quanto al principio del terzo set – il tennista siciliano è riuscito a piazzare due parziali di tre giochi a zero in coda alle due partite conclusive, per guadagnarsi il secondo turno contro il vincente dell’interessante match verde tra Ruud e Bublik dopo quasi due ore di lotta. Fabbiano, aggrovigliato in un periodo non semplice dopo i fasti di Wimbledon, ha dato più volte segni di umore poco sereno, resi plastici dalle urla amplificate dai muri di una palestra vuota anche dopo gli errori commessi dal rivale. Abbiamo imparato a conoscerlo bene, tuttavia: si rasserenerà.

Caruso tornerà in campo già domani, giovedì, non prima delle 14 italiane sul Court 1; circa alla stessa ora, sul centrale, esordirà Matteo Berrettini contro Carballes Baena.

 

Risultati, primo turno:

J. Sousa b. [PR] J. Kovalik 6-2 6-3
M. Fucsovics b. [Q] A. Vatutin 7-5 6-1
S. Caruso b. T. Fabbiano 2-6 6-3 6-3
[8] C. Ruud vs A. Bublik

Secondo turno:

[6] M. Kukushkin b. [LL] D. Dzumhur 7-6(2) 6-2
[7] A. Mannarino vs [Q] E. Gerasimov

Il tabellone completo di San Pietroburgo

Continua a leggere

ATP

Sonego parte bene a Metz, ora Pouille. Fuori Viola a San Pietroburgo

Il torinese ha vinto all’esordio contro il tedesco Otte, mentre l’avventura del 32enne veneto è durata poco più di un’ora

Pubblicato

il

Esordio facile per Lorenzo Sonego a Metz. Reduce dalla difesa del titolo a Genova, il torinese non ha pagato il cambio di superficie, superando rapidamente il qualificato tedesco Oscar Otte, N. 157 delle classifiche mondiali, con il punteggio di 6-2 7-6 (2) in un’ora e mezza.

IL MATCH DI LORENZO – Messo su un campo da Under 12, canestri da mini-basket da un lato, inspiegabili piante stile palme di Starbucks dall’altro, e parapetti probabilmente pensati per genitori urlanti (un livello appena sopra al farsi da raccattapalle da soli), Sonego ha subito salvato una palla break con una buona seconda in kick, l’unica del match, e ha mostrato una buona gamba con un punto pazzesco ad aprire il terzo game, correndo vasche plurime da fondo a rete con tanto di veronica e chiusura di contro-smorzata. Ha poi breakkato nel game successivo insistendo sul rovescio impacciato di Otte, limitato negli spostamenti dal suo metro e 96 a tanti colpi strappati, mentre l’azzurro ha impattato con disinvoltura il dritto in corsa, almeno inizialmente.  

Continuo con la prima e rapido a girare attorno alla palla per lo sventaglio, Sonego si è procurato 2 set point nell’ottavo game sempre insistendo verso sinistra, e ha conquistato il parziale dopo un altro non forzato del tedesco, autore di 5 ace ma incerto sulla seconda – 43% di punti fatti con il fondamentale nel set.

 

Nel secondo Sonego set è ulteriormente cresciuto al servizio, e si è procurato una palla break nel terzo gioco con una risposta profonda di dritto, ma Otte è stato bravo a salvarla con una stop-volley. Un bel rovescio lungolinea gliene ha data una seconda, neutralizzata da una combinazione fra kick e rovescio verticale, e una terza è stata vanificata da uno dei pochi scambi solidi del teutonico. Da lì il set è proseguito su rette parallele, senza grosse chance per ambo i giocatori, complice una maggior solidità del tedesco con la seconda e un rovescio meno limitato a back difensivi. Neanche aver fatto di Otte a rete un groviera (2 lob e un passante nell’ottavo game) è bastato ad andare oltre un semplice deuce, almeno fino al dodicesimo gioco, quando altre 2 incertezze a rete di Otte, punito da una gran corsa e da un passante di dritto, hanno dato un match point all’azzurro, salvato con una prima vincente.

Il tie-break, come da costume, ha però riportato a galla le incertezze del più fragile: 4 rovesci sbagliati hanno sancito il 5-1 Sonego (e l’unione fra la racchetta di Otte e il cemento francese), e una volée larga ha fruttato 5 match point. Il secondo è stato quello buono, un raro serve-and-volley a suggellare la ventesima vittoria stagionale del n.3 d’Italia in un main draw ATP.  

Il prossimo avversario (giovedì) sarà Lucas Pouille, che ha campato di rendimento sulla semifinale agli Australian Open (e ne ha ben donde) a cui ha fatto seguito una stagione disastrosa, se si eccettuano i recenti quarti di finale a Cincinnati. Sarebbe bello se la partita avesse luogo su un campo da tennis.

Lucas Pouille – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA SCONFITTA DI MATTEO – In precedenza, l’esordio stagionale in un tabellone ATP per Matteo Viola si era conclusa con una rapida sconfitta per 6-2 6-1 in 65 minuti con Evgeny Donskoy, wildcard casalinga.

Assurto alle cronache 3 settimane fa per una clamorosa vittoria su Andy Murray al Rafa Nadal Open, Viola era stato ripescato nella ex-capitale zarista per il ritiro di Berdych, e il sorteggio gli aveva tutto sommato arriso: Donskoy ha finora vissuto una stagione negativa che l’ha visto scendere fino alla centocinquantesima piazza (ora è 118), ed è anche lui noto principalmente per un upset da film – vittoria con Federer a Dubai 2017 con tanto di match point contro.

Entrambi avevano mostrato una buona forma nei Challenger delle ultime settimane, Viola con la finale nel sopracitato torneo di Maiorca con Ruusuvuori (altro novello regicida) e Donskoy con la vittoria a Nur-Sultan in Kazakistan. Troppo leggero però Viola, incapace di smistare con intento e subito messo sulla difensiva dai colpi piatti del russo, che ha breakkato nel primo game grazie a un doppio fallo. La palla dell’azzurro non ha mai scalfito le certezze di Donskoy, che ha manovrato a piacimento dal centro e ha spesso potuto colpire in anticipo sulle traiettorie anodine del nostro, portandosi 3-0 e servizio dopo un game di quasi 7 minuti.

Un dritto steccato dall’avversario ha inizialmente salvato Viola dal 5-0 pesante, ma una smorzata del russo seguita da 2 non forzati l’hanno condannato. Un attimo di distrazione di Donskoy gli ha consentito di recuperare uno dei 3 break, e addirittura di avere una chance per accorciare ulteriormente il deficit, ma 3 vincenti consecutivi del moscovita hanno sancito il 6-2 in 39 minuti.

Il secondo parziale ha seguito il medesimo copione. Donskoy ha spinto da subito, salendo a palla break con un rovescio lungolinea chiuso con un dritto a uscire, e prendendo il comando in seguito a una brutta smorzata giocata da Viola per uscire dallo scambio. Il match non ha più avuto molto da dire, e si è chiuso mestamente con 2 doppi falli nel game conclusivo. Derby in vista per Donskoy con l’uomo del momento Daniil Medvedev, mentre per l’Italia restano in corsa Thomas Fabbiano e Salvatore Caruso, che si affronteranno domani attorno alle 15:30, oltre ovviamente a Matteo Berrettini, terzo favorito del torneo e ammesso direttamente al secondo turno, dove affronterà Roberto Carballes Baena nella giornata di giovedì.

Tommaso Villa

Il tabellone completo di San Pietroburgo
Il tabellone completo di Metz

Continua a leggere

WTA

La mattinata WTA: altro KO per Muguruza a Osaka

L’ex numero 1 del mondo incassa la quarta sconfitta consecutiva al primo turno. Avanza Keys, a Vekic l’ennesimo episodio della saga con Garcia. Muchova bene a Seoul

Pubblicato

il

Chiusi i primi turni tanto a Osaka, quanto a Seoul. Ricco il piatto in Giappone, unico Premier di settimana, considerato il periodo solitamente disertato dalle grandi stelle. Grandi stelle, ma anche ex star in rovinosa caduta libera come Garbine Muguruza, incapace di ritrovare se stessa nonostante le stagioni passino insieme alle superfici e al ricordo della giocatrice che fu: battuta in rimonta dal tennis eteroclito di Su-Wei Hsieh, l’ex pluriregina Major è andata incontro alla quarta sconfitta consecutiva al primo turno dopo quelle incassate a Wimbledon (contro la chiacchierata Haddad Maia), Cincinnati (Keys) e US Open (Riske). Negli occhi dell’ex presunta e presumibile dominatrice del tennis mondiale non si scorgono segnali d’immediata riscossa.

Bene Madison Keys, a proposito, avanti in due su un’altra giocatrice tramortita da un’annata nefasta come Daria Kasatkina e brava la qualificata USA Varvara Flink ad approfittare del calo di adrenalina occorso a Nao Hibino, reduce dalla favolosa settimana trascorsa a Hiroshima. Malissimo invece Kiki Mladenovic, capace di raccogliere appena tre game e travolta da Misaki Doi, mentre è andato a Donna Vekic l’ottavo episodio della mini-serie con Caroline Garcia protagonista: il bilancio, precedentemente appannaggio della francese dopo il centro di Nottingham, è ora di quattro vittorie a testa (nella parziale indifferenza del pubblico pagante, come segnalato da un perplesso ancorché soddisfatto Torben Beltz qui sotto).

Minori spunti in quel di Seoul, come ampiamente previsto, ma altro passo avanti nell’ottima stagione di Karolina Muchova, ceca dal bel tennis anomalo e orgogliosamente esibito: per lei ottima vittoria in tre nel match di giornata con Van Uytvanck e prossimo turno non impossibile contro la rediviva Timea Babos, oggi brava a sbarazzarsi di Polona Hercog, unica testa di serie rincasata in giornata. Tabellone molto aperto, anche a causa del ritiro in extremis di Maria Sakari, e allora occhio ad Ajla Tomljanovic e alla teen prodigio Anastasija Potapova, avanti in coppia con due vittorie tutto sommato agevoli contro Voegele e Han.

Risultati

Osaka, primo turno:

[5] M. Keys b. D. Kasatkina 6-3 6-4
S-W. Hsieh b. G. Muguruza 3-6 7-6(1) 6-1
[Q] V. Flink b. [WC] N. Hibino 6-4 7-5
Y. Putintseva b. [LL] K. Kawa 6-4 7-6(4)
[7] D. Vekic b. C. Garcia 7-5 6-2
[WC] M. Doi b. K. Mladenovic 6-1 6-2

Seoul, primo turno:

[Q] A. Bogdan b. [6] P. Hercog 6-3 3-6 6-1
A. Potapova b. [WC] N. Han 7-6(4) 6-1
[Q] P. Hon b. [SE] M. Buzarnescu 6-3 6-4
P. Badosa Gibert b. J. Teichmann 6-4 6-4
[Q] T. Babos b. J. Ostapenko 6-3 6-3
[3] K. Muchova b. A. Van Uytvanck 6-4 3-6 6-2
K. Flipkens b. D. Allertova 6-2 7-5
[5] A. Tomljanovic b. S. Voegele 6-0 6-2
[Q] P.M. Tig b. [LL] D. Kovinic 6-4 3-6 7-6(3)

I tabellone aggiornati

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement