Parigi dà, Parigi toglie: un anno di Marco Cecchinato - Pagina 2 di 2

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Parigi dà, Parigi toglie: un anno di Marco Cecchinato

Dalla semifinale del Roland Garros 2018, al primo turno del 2019. Dall’obiettivo top 10, al numero 40 del mondo. Da Vagnozzi a Uros Vico. Un bilancio degli ultimi 12 mesi di Marco, che oggi debutta sull’erba del Queen’s contro Raonic

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

PRONTI, ATTENTI, VIA: SI RIPARTE – Il 2019 inizia con la spada di Damocle della cambiale dei 720 punti che si avvicina sempre di più, ma all’inizio per Cecchinato sembra non contare. La prestazione a Doha è brillante: dopo aver eliminato Lajovic, Pella e Stakhovsky in maniera netta, perde contro Berdych in semifinale disputando un’ottima partita. I miglioramenti tecnici fanno ben sperare, il suo rovescio sembra molto più pesante sul cemento e il dritto pare essere tornato quello micidiale del Roland Garros. Marco si presenta al suo secondo main draw dell’Australian Open con ottime premesse, che i primi due set contro Krajinovic sembrano confermare.

Le variazioni sono molte e tutti i suoi colpi viaggiano che è un piacere, si concede pure il lusso di un bagel nel secondo set, ma all’improvviso qualcosa si rompe. Come successo già nei mesi precedenti appena arrivano le difficoltà Cecchinato si disunisce, prende 6-1 nel terzo e il suo tennis cala di qualità. Nel quarto va a servire per il match ed ha pure un match point nel tie-break, che perde, per poi concedere subito un break “psicologico” nel primo game del set decisivo. Krajinovic a quel punto deve solo gestire e vince 4-6 0-6 6-1 7-6 6-4: è una mazzata durissima per Cecchinato, visto soprattutto il suo livello di gioco. È probabilmente la prima vera crepa di un 2019 che già di suo sembrava ricco di pressioni.

NUMERO 1 D’ITALIA – In soccorso di Marco viene l’amata terra rossa, questa volta in versione sudamericana, ma le prime due partite sono preoccupanti. Prima perde contro il protegé di Nadal, Munar, e poi, a Buenos Aires, è sul punto di crollare contro Christian Garìn. Notare bene, il Garìn di inizio stagione era un lontanissimo parente di quello attuale. Tanto che la sua partita è costellata da errori marchiani da fondo, errori che ‘salvano’ Cecchinato che nei match successivi elimina Carballes-Baena e Pella e si conquista la finale contro l’idolo di casa Diego Schwartzman.

La finale è un vero e proprio bagno di sangue a favore di Ceck, con Schwartzman completamente dominato da fondo e incapace di trovare le misure al servizio di Cecchinato, che serve in maniera perfetta quei kick che lo avevano portato a giocare una semifinale Slam. La miglior partita a livello di tennis di Cecchinato da quella con Djokovic. Una vittoria tutto meno che scontata, con Schwartzman che aveva eliminato Thiem e che giocava in casa. La sconfitta successiva contro Bedene a Rio, un giocatore che ha sempre sofferto, è indolore. E grazie al periodo negativo di Fognini, Cecchinato si trova al best ranking di numero 16, ma soprattutto è per la prima volta il numero 1 d’Italia.

Marco Cecchinato – Buenos Aires 2019 (foto via Twitter, @ArgentinaOpen)

CECK CHIAMA TERRA La cambiale del Roland Garros si avvicina sempre di più e il cemento americano non ha smosso la classifica. È arrivato il momento decisivo della stagione di Marco Cecchinato, quello della terra battuta. A Montecarlo approfitta del ritiro di Dzumhur per avanzare e trovarsi contro un Wawrinka ancora in ripresa atletica. Il primo set finisce con un bagel, con Wawrinka in versione 2015 e Cecchinato completamente assente dal campo. Questa difficoltà a carburare nel primo set, diventerà purtroppo una costante del 2019 di Marco. L’azzurro va anche sotto di un break nel secondo parziale ma approfitta di un momento di distrazione di Wawrinka per controbreakkare. Il suo tennis comincia a salire di rendimento piano piano, come un diesel, e nel frattempo Wawrinka va in letargo, complice anche una condizione fisica non ottimale.

Marco vince 0-6 7-5 6-3: è un’ottima vittoria soprattutto dal punto di vista mentale, ma non convince per il gioco espresso, con momenti di appannamento completo. Il turno successivo è contro Pella, per regalarsi un quarto di finale con Nadal che coronerebbe un’annata. Va tutto male, Cecchinato è febbricitante e regala il primo set dopo essere stato avanti 4-0. Prova a rialzarsi nel secondo ma Pella è un muro e chiude 6-4 4-6 6-4. Cecchinato addirittura salta Budapest dove era campione in carica per i postumi della febbre e si presenta bene a Monaco, smantellando Klizan all’esordio per 6-1 6-3. Batte Fucsovics al turno successivo in una partita assurda, giocando male e perdendo il primo set 6-1. La pioggia gli viene in aiuto e dopo aver fronteggiato un match point riesce a ribaltarla. In semifinale perde con Garìn che nel frattempo è nella forma migliore della carriera.

 

CECK NON C’È E PARIGI INCOMBE – Dal punto di vista di un buon terraiolo si tratta di buonissimi risultati, ma le aspettative su Cecchinato sono radicalmente cambiate, e il suo inizio di stagione lascia un po’ l’amaro in bocca. Le prestazioni non migliorano, anzi peggiorano, tra Madrid e Roma. A Madrid, su una terra piuttosto veloce, perde 6-0 4-6 6-1 contro uno Schwartzman in crisi nera. Ormai quella di perdere il primo set sembra essere diventata una regola.

Al primo turno di Roma perde di nuovo il primo set contro De Minaur al rientro dall’infortunio, ma si salva grazie alla sua esperienza sulla superficie. Il fatto però che abbia sofferto contro un giocatore con colpi così piatti è sintomo del pessimo stato di forma del tennista siciliano. Confermato nel secondo turno dove perde nettamente (anche qui dopo essere stato sopra 3-0 nel primo) 6-3 6-3 da Kohlschreiber tra le proteste per essere stato messo sul Campo 2: “Il vento, il sole, le ombre e la terra. Sotto c’era il cemento…”. Anche qui, Kohlschreiber è un avversario insidioso per chiunque, ma a livello di gioco il momento difficile è palpabile.

LA DELUSIONE PARIGINA – Il momento è finalmente arrivato. Cecchinato si presenta ai nastri di partenza del Roland Garros 2019 con una pesante cambiale di 720 punti da coprire. La fortuna lo assiste e il sorteggio gli regala un tabellone abbastanza semplice fino al quarto turno, dove troverebbe Federer. Il primo turno gli riserva quella che è l’ultima partita di Mahut in singolare a Parigi. Un match per certi versi insidioso, visto il pubblico e un Mahut senza niente da perdere. Al contempo semplice per le caratteristiche del francese, un giocatore da serve & volley puro. E infatti i primi due set rispettano le attese, con Cecchinato che va avanti 2 set a 0.

Mahut lascia andare completamente il braccio, e complice anche un calo di Cecchinato, trascina l’azzurro al quinto. L’impressione è che il gioco di Mahut, così poco ortodosso per un terraiolo puro come Marco, lo stia mandando fuori giri. Soprattutto Cecchinato ha nette difficoltà in risposta, che come abbiamo potuto vedere non sono nuove. Mahut nel quinto continua a tartassare l’azzurro anche da fondocampo, trovando delle botte notevoli. Il francese chiude il match con un game clamoroso in risposta, trovando due vincenti di rovescio in anticipo direttamente sul servizio di Cecchinato.

Marco Cecchinato – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

SI TIRANO LE SOMME – Arriviamo quindi ad oggi. Per Cecchinato il 2019 è stato un anno con pochi alti e tanti bassi, che l’hanno fatto sprofondare alla 40esima posizione del ranking. A livello di gioco Marco non è mai riuscito, se non in rare occasioni, a ripetere le prestazioni del RG 2018. Dimostrando anche sulla terra un gioco troppo dipendente dal servizio per rendere a quei livelli. Il Cecchinato visto in Francia merita tutti gli elogi possibili, è stato probabilmente il giocatore più simile a Federer (versione terra) visto negli ultimi anni. Tutti speravano riuscisse a confermare quegli standard di rendimento, ma ad oggi non ci è riuscito. Va detto che era una missione quasi impossibile, e le statistiche di Parigi 2018 ci chiariscono il perché:

  • 129 km/h di velocità del dritto: record del torneo
  • spin di rovescio più alto del torneo
  • più del 70% di prime in campo
  • servizio in kick mortifero e continuo, fondamentale soprattutto contro Djokovic
  • più del 50% di punti vinti con la seconda, una media alla Nadal

Esaminando le statistiche del 2018, si confermano molte tendenze del gioco di Cecchinato, soprattutto lo spin estremo che riesce a dare col rovescio. Che infatti è stato (e continua ad essere) uno dei suoi talloni d’Achille principali sul cemento.

(clicca per ingrandire)

In sostanza, se Cecchinato avesse mantenuto questa costanza di rendimento sarebbe stato un top 5, ma il tennis è soprattutto uno sport di stati di forma. Viste anche le difficoltà in risposta (specie sul cemento), il calo al servizio avuto in questa stagione spiega molti dei problemi. Sicuramente anche il peso mentale di essere favorito è stato un fattore in certe partite.

CONFERME CERCASI – Cecchinato entra più che mai nella fase decisiva della sua carriera: è stato solo un fuoco di paglia oppure è veramente materiale da top 20 fissa? La recente separazione con lo storico allenatore Simone Vagnozzi, e il cambio di guida tecnica con Uros Vico segna ancora di più questo momento come spartiacque della sua carriera. Con la stagione sulla terra finita e quella su erba (Marco è in tabellone al Queen’s e debutterà oggi contro Milos Raonic, mentre la prossima settimana sarà a Eastbourne) e cemento alle porte, Cecchinato dovrà superare i propri limiti, come già fatto in quelle due settimane magiche a Parigi.

Sicuramente, comunque andrà, Cecchinato ha cambiato la storia del tennis italiano. Ha nuovamente fatto appassionare tanti tifosi e dato un impulso incredibile alla sua generazione di giocatori, che poco dopo la sua esplosione ha portato a quello che è probabilmente il miglior momento del tennis azzurro dagli anni ’70. E la speranza è che la fiamma di Cecchinato non si sia già spenta.

Articolo a cura di Giorgio Di Maio

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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ATP

ATP Nur-Sultan, Lorenzo Musetti vince all’esordio

Seppur non giocando benissimo, il 19enne italiano la spunta in tre set contro Polmans mostrando solidità mentale nei momenti decisivi

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Lorenzo Musetti - US Open 2021 (Rhea Nall/USTA)

Vittoria convincente di Lorenzo Musetti all’esordio nel torneo ATP 250 indoor di Nur-Sultan, contro un avversario non estremamente ostico ma che lo ha messo in difficoltà quel tanto che bastava per stimolare la sua grinta e il suo agonismo. Il giovane tennista italiano contro Marc Polmans ha risposto con una prestazione non brillantissima sotto il punto di vista del tennis espresso ma senza troppe sbavature, e soprattutto nella quale ha mantenuto il controllo del gioco nei momenti chiave, vincendo 6-4 2-6 6-4. Ciò non può che essere valutato positivamente dopo il periodo negativo passato in nord-America, con i primi segnali di uscita dal tunnel si erano già visti a New York. Oggi l’aspetto di maggior rilievo è quello mentale: la reazione che c’è stata a cavallo tra secondo e terzo set infatti la si può avere solo trovando convinzione in sé stessi e a quanto pare Musetti ha riacquisito la voglia di lottare in campo.

IL MATCH – Il qualificato Marc Polmans dispone di un gioco solido nel palleggio, con le traiettorie dei colpi alte e in sicurezza (infatti raramente è incappato in errori gratuiti), e cerca spesso di mischiare le carte con smorzate di dritto e incursioni a rete. Musetti si è adattato presto a questo stile ed è stato sempre avanti nel primo set: dopo un break iniziale che non è riuscito a confermare, lo slancio decisivo è arrivato sul 2-2. Al frizzante australiano non sono mancante chance per rifarsi sotto (aiutato anche da qualche distrazione di Musetti che ha concesso palle break in quattro game differenti) ma l’italiano nei momenti topici ha sempre messo la concretezza al primo posto, vincendo il primo set 6-4 dopo 50 minuti di gioco.

Nel secondo set i demoni tornano a far visita a Musetti e quest’ultimo, dopo un vantaggio iniziale di un break, perde inspiegabilmente incisività con i colpi ridando vigore a Polmans. L’australiano n. 165 del mondo accetta volentieri il regalo e sfrutta al massimo il momento fiacco del suo avversario – calo più mentale che fisico – vincendo cinque game consecutivi (di cui tre break), chiudendo il set 6-2. L’entusiasmo di Polmans trova la sua massima espressione nel parziale decisivo nel quale l’australiano cerca la rete appena possibile facendo affidamento su un’abilità di polso non indifferente. Musetti però disegna bene il campo, e grazie a rapidità di gambe e a colpi precisi trova le contromisure necessarie che gli permettono di stare avanti. Anche la prima di servizio inizia a dargli una grossa mano e il match che fino a quel momento era rimasto su un livello gradevole, regala dei faccia a faccia ravvicinati ancora più entusiasmanti.

 

Alla fine un break nel terzo game si rivela fatale e Lorenzo chiude 6-4 2-6 6-4 dopo 2 ore e 19 minuti di gioco. Con l’uscita di scena inattesa di Andreas Seppi al primo turno, resta dunque Musetti l’unico italiano rimasto in gara nella capitale kazaka e ora al secondo turno per il n. 57 del mondo ci sarà il serbo Laslo Djere, n. 49.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

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Flash

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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