Berrettini, Fognini, Fabbiano: tutti in ottavi? Due azzurri sono favoriti, il terzo può farcela

Editoriali del Direttore

Berrettini, Fognini, Fabbiano: tutti in ottavi? Due azzurri sono favoriti, il terzo può farcela

LONDRA – Già 3 al terzo turno c’erano stati solo nel 1949. Scoprite qui chi erano. In ottavi potrebbero trovare Federer, Querrey e Anderson

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Thomas Fabbiano - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

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da Londra, il direttore

Oggi a Wimbledon mi sono sentito improvvisamente troppo giovane. Eh già, infatti non c’ero – sarei nato un paio di mesi dopo – nel 1949 quando 4 tennisti italiani si qualificarono per il terzo turno dei Championships. Come anche, per la prima volta nell’Era Open, Fabbiano, Fognini, Berrettini. In un momento di esagerata esaltazione potremmo, montandoci il capo, dire che anche noi abbiamo due Fab, anche se il primo lo è di cognome e il secondo di nome. Mentre il terzo è solo un Cap (little Cap).

 

Bando alle battute di scarso appeal… mi duole dirlo, tre di quei quattro tennisti che raggiunsero contemporaneamente il terzo turno li ho conosciuti e li ho perfino visti giocare a tennis. Mi manca, nelle mie personali figurine Panini, Gianni Cucelli (in realtà Kucel, quando Istria e Dalmazia erano ancora italiane, e meno male perché sennò anche Orlando Sirola nato a Fiume, Rjeka oggi, ce lo saremmo perso, insieme al suo trionfo al Roland Garros in doppio con Pietrangeli, alla finale di Wimbledon, a decine di vittorie in Coppa Davis dove i due, soprattutto in Europa, erano praticamente imbattibili).

Poiché pochi sapranno come arrivarono al terzo turno i nostri quattro moschettieri di allora, ve lo dico io. Anche se temo proprio che alla grande parte dei lettori di Ubitennis i nomi dei loro avversari diranno poco o nulla. Poi però vi dirò qualcosa sui nostri eroi di allora. Lo anticipo sperando di incuriosirvi almeno un poco.

Dunque: Marcello Del Bello vinse per W/O su Skonecki (dal quale avrebbe probabilmente perso) e poi su Stolpa 6-1 al quinto, prima di cedere a Cockburn troppo più forte, 6-0 6-2 6-3. Rolando Del Bello, il fratello più giovane, Salo e Vad in 4 set ma poi cedette all’indiano Kumar (cui avrei fatto da raccattapalle a Firenze ed era un personaggio fantastico). Marcello era più singolarista, Rolando più doppista. Non si somigliavano per niente. Marcello, pochissimi capelli quando l’ho conosciuto, era magrissimo, di carnagione scurissima, forse anche perché stava ore e ore sul campo, era un formidabile corridore, remava in fondo al campo e dovevi fargli il punto dieci volte. Rolando era più biondastro, anche qualche ricciolo, ben più rotondo, carnagione così chiara che ti domandavi come potessero essere fratelli, più incline a scherzi e sorrisi, decisamente più pigro, ma molto più dotato di tocco, soprattutto a rete dove eccelleva.

Cucelli, che forse era un turno indietro in aspettito, battè Huber, Motram e Peten prima di perdere dal sudafricano Eric Sturgess (classe 1920) che, finalista in tre finali di Slam e in altrettante semifinali, era di un’altra categoria.

Infine Vanni Canepele batté in tre set Reeve e Butler (mai sentito nominare quest’ultimo? Vi dice nulla la Coppa Butler a Montecarlo? Il tradizionale Player Party rilanciato da Anna Galoppo e Cecilia Ghe nacque grazie a sua moglie) e perse in tre da Frank Sedgman, il grande campione australiano che avrebbe vinto soltanto 22 titoli dello Slam fra singolari e doppi. In singolare ha vinto gli Australian Championship 1949 e 1950; gli U.S. Championship nel 1951 e nel 1952 e il Torneo di Wimbledon 1952. In quell’anno giunse in finale anche agli Australian Championships e al Roland Garros.

Ecco di Vanni Canepele, anzi dell’avvocato Canepele, autore di tantissimi scritti giuridici legati alle discipline sportive potrei raccontare mille aneddoti singolari, avendoci giocato il doppio a fianco al circolo tennis Firenze, città dove lui bolognese si era trasferito per aver sposato una marchesa fiorentina, Mimì Rosselli del Turco, dopo che aveva vinto gli Assoluti italiani sia nel ’39 sia nel ’49. Quando furono ripresi dopo la seconda guerra. Sarebbe stato anche il mio relatore per la mia tesi di laurea in diritto penale, molti anni dopo.

Nel primo doppio che giocammo insieme, sul campo davanti alla club house delle Cascine, gli avversari a un certo punto giocarono un lob mal riuscito, assai corto, che rimbalzò vicino alla rete. Io stavo per avventarmici, lui mi precedette e fermò la palla in aria con la mano: “Troppo facile!”. Si girò e andò a servire per il punto successivo, lasciando gli amici avversari interdetti.

D’estate, al Tennis Roma della famiglia Taddei e del maestro Bertolucci, Gino, il papà di Paolo che insegnava il più bel rovescio del mondo in pantaloni lunghi di flanella beige, tutte le sere giocavamo due, tre ore di doppi a girare. Cinque o sei amici. Compreso mio padre, Fausto Gardini, Lea Pericoli, Paolo Galgani, Loris Ciardi, Lapo Focosi, Mario Isidori, l’avvocato Canepele, il “Pomero” De Stefani, Eugenio Migone, Guccio Bichi Ruspoli, Fabio Rossi e chi altri c’era purché fosse o prima, o seconda categoria o un forte terza.

Ogni set vinto da una coppia che poteva godere anche di un vantaggio, un game, un 15 in alcuni game, valeva 1000 lire. Ma non era chic parlare di soldi, c’erano anche tante signore che venivano a vedere. E allora le volgari 1000 lire erano state ribattezzate in un… più elegante caffè. A fine di ogni serata chi aveva vinto 1 set più di quelli persi aveva vinto un caffè, se ne aveva vinti due erano due caffè.

L’avvocato Canepele, personaggio tanto spiritoso quanto tirchio, era un pessimo pagatore. Così quando una sera io vinsi alla fine di 3 set vinti e 2 persi il famoso caffè, tutti mi dissero di andare a “riscuotere il caffè” da Canepele ben sapendo quanto fosse difficile. Deferente per il gap anagrafico e il ben diverso CV, mi rivolsi a lui con un “scusi avvocato, ma lei mi dovrebbe un caffè…”. “Umorista!” replicò immediatamente con quella esse bolognese strisciante che 20 anni di frequentazioni fiorentine non avevano intaccato. “Avvocato non si preoccupi, se non può darmele oggi, me le darà domani…” dissi con una certa timidezza. “Ottimista!” ribatte subito, lasciandomi senza parole.

Senza parole rimase anche il collega della Nazione Carlino Mantovani, appassionatissima tennista della domenica. Giocò alcuni palleggi sotto gli occhi dell’avvocato e poi gli chiese: “Avvocato, mi scusi, ma che dovrei per migliorare il mio rovescio?”. E Canepele: “Man-to-va- ni… – disse scandendo benissimo tutte le sillabe prima di una pausa – si riposi per sei mesi…”, e giù un’altra pausa. “E poi avvocato… e poi?”. “E poi… smetta definitivamente!” sempre con la esse sibilante.

Racconterò l’ultima anche se ne avrei tantissime ancora. Canepele, capitano di Coppa Davis quando l’Italia vinse sull’erba di Perth contro gli Stati Uniti la semifinale interzone grazie a una prodigiosa rimonta di Orlando Sirola su Barry MacKay (perse oppure gli sfilarono l’orologio nella calca del trionfo e perorò presso il presidente federale di allora, Luigi Orsini perché “anziché la solita medaglia a ricordo dell’impresa per la conquista della prima finale di Davis contro l’Australia, molto meglio un bell’orologio ricordo!”) fu eletto per la prima volta nel consiglio federale, allora composto da 8 membri.

Vigeva consuetudine che il neoeletto offrisse il pranzo a tutti gli altri consiglieri anziani. Al momento del conto il presidente Orsini fece un segno al cameriere perché lo portasse a Canepele. Tutti si scambiarono un segno d’intesa. Canepele non fece una piega. Aprì con voluta lentezza il foglio ripiegato del conto e… ”sedicimila, perfettamente divissssciibile!”. Strappò l’ilarità generale e, indenne, se la cavò anche quella volta.

Vabbè, spero di non avervi stufato. Vero che oggi certi personaggi non ci sono più. Si attaccano alle poltrone come sanguisughe e non ti fanno sorridere neppure una volta per sbaglio.

Parliamo invece di Berrettini e Fognini, visto che di Fabbiano abbiamo già parlato a lungo per le sue virtù di “Giant-Killer” così poco gradite a Opelka e Karlovic e anche perché sta per uscire un eccellente articolo di Roberto Ferri sugli attuali top-ten degli “under 1 metro e 80” con una brillante storia su un campione di un metro e mezzo (o poco più… stiamo verificando l’esatto numero dei centimetri) capace di centrare – udite udite – due quarti di finale a Parigi, tre terzi turni a Wimbledon, quattro ottavi ai Campionati degli Stati Uniti, quando ovviamente non erano ancora Open. Vi voglio sadicamente lasciare con la curiosità di scoprire chi fosse.

Allora non starò a ripetere le eccellenti, dettagliate cronache dei due match vinti da Berretto e Fogna (oh, io non mi sarei permesso, dati anche i rapporti non idilliaci con il secondo, di ribattezzarli così, ma se lui per primo e i suoi amici non ci trovano nulla di disdicevole, io non capisco – come diceva Ferrini, comico nel team di Arbore – ma mi adeguo).

Certo è che Berrettini è sembrato tennista di altra epoca rispetto al pur glorioso (e ieri commosso e commovente) Baghdatis al canto del cigno. Ha rischiato di rimetterlo un attimo in corsa sul finire del secondo set quando si è distratto al momento di servire per il secondo set – subendo l’unico break e ritrovandosi a un tiebreak che era più prudente evitare – ma per il resto è stato sempre talmente in controllo che non c’è mai più stato un momento nel quale si potesse temere per lui.

Tutto il contrario per Fognini, dal quale non sai mai cosa attenderti. Pause e regali quando c’è lui non sono mai pochi, così come i colpi strappa-applausi capaci di suscitare mini-orgasmi nei veri intenditori del bel gioco.

Fabio Fognini – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Doveva vincere il primo set e lo ha perso. Era avanti di due set a uno e ha perso male il quarto. Era avanti di un break e si è fatto raggiungere sul 3 pari. Lì, con una discreta angoscia nel cuore, sono dovuto scappar via a malincuore dalla sala stampa, per assistere ad una delle più vivaci conferenze stampa degli ultimi tempi, quella di Kyrgios che ne ha dette di tutti i colori sul conto dell’arbitro francese ma non è stato tenero neppure con Nadal che evidentemente non sopporta. Antipatia del resto reciproca che avrebbe immediatamente percepito anche il non addetto ai lavori che avesse visto anche soltanto la stretta di mano finale fra i due, senza che i loro occhi si incrociassero per un nano secondo. Mentre Kyrgios si toglieva tutti i sassolini dalle scarpe vedevo sul monitor che Fognini vinceva gli ultimi tre game, break all’ottavo gioco e ultimo servizio tenuto agevolmente.

Beh, avrebbe potuto fare la metà della fatica per arrivare per la quinta volta al terzo turno, ma alla fine l’importante è che ce l’abbia fatta. E forse che anche il suo prossimo avversario, Sandgren, da lui battuto due volte su due ma sulla superficie più amata e dopo 2 battaglie poco rassicuranti nel 2018 – 4-6 6-4 7-6(6) a Rio in ottavi, 7-6 7-6 nei quarti a Ginevra – ha dovuto soffrire per 3 ore e tre quarti per aver ragione di Simon, il francese che con Fognini vantava ben diverso record: 5 vittorie a zero! “Ma io l’ho battuto a Montecarlo…” scherzava Fabio che al Country Cub approfittò di un virus intestinale occorso al francese bestia nera.

Insomma, Sandgren serve bene, è vero, e Fognini quache break lo subisce sempre, però al terzo di turno di Wimbledon non ti può capitare tanto di meglio. Dopo 5 terzi turni, questo sembra la volta buona per raggiungere gli ottavi e la seconda settimana per la prima volta. In fondo questo 2019 fin qui ha girato bene. E, anche se guai a anche solo ipotizzare più di un passo alla volta quando gioca Fabio, se superasse Sandgren per raggiungere i quarti non si troverebbe di fronte una testa di serie, ma Millman o più probabilmente Querrey (che certo su questi campi una testa di serie la vale…).

Vedo francamente con più chances di arrivare al quarto turno lui che non Fabbiano oggi con quella vecchia volpe di Verdasco il quale sembra talvolta accusare qualche dolorino – ora la schiena… si è ritirato dal doppio, secondo me per precauzione – ma poi prima di mollare si farebbe crocifiggere. Sta giocando il 65mo Slam di fila… insomma non si può davvero dire che la salute lo abbia mai davvero abbandonato. Sei volte in carriera ha vinto match risalendo da 2 set a zero. Soltanto cinque tennisti in attività sono riusciti in un numero maggiore di remuntade. Era sotto due set anche contro Kyle Edmund (e tutto il Regno Unito) l’altro giorno, eppure ha vinto il terzo al tiebreak e poi quarto e quinto 6-3 6-4 alla faccia dei 36 anni che compirà a novembre.

È mancino Fernando e i mancini a Wimbledon, più che altrove, sarebbe sempre meglio poterli evitare. Se qua, in 16 precedenti apparizioni, il madrileno è arrivato 5 volte negli ottavi (e nel 2013 nei quarti, perse da Murray dopo essere stato avanti 2 set a zero), beh, non può essere un caso. Unica statistica a conforto delle speranze di Fabbiano: negli ultimi 3 anni qui Verdasco aveva sempre perso al primo turno. Insomma o ha preso lo stesso elisir di giovinezza del suo concittadino Feliciano Lopez ed è tornato a nuova vita quando nessuno più se lo aspettava, oppure le avvisaglie di un suo declino avevano un senso.

Ho lasciato per ultimo Matteo Berrettini, forse perché dei 3 è quello che a mio avviso e sulla carta ha più chances di diventare il quinto italiano dell’Era Open a raggiungere gli ottavi dopo Adriano Panatta nel ’79, Davide Sanguinetti nel ’98, Gianluca Pozzi nel 2000, Andreas Seppi nel 2013.

Le sue caratteristiche tecniche, servizio in particolare, la sua continuità sull’erba depongono a suo favore nei confronti del Peque, del piccolo Schwartzman che peraltro gli ha fatto un doloroso sgambetto agli ultimi Internazionali d’Italia. Ma insomma, sebbene si sottolinei spesso l’importanza degli appoggi bassi e dei colpi piatti sull’erba dell’argentino che ha fin qui dominato nei precedenti due turni (Ebden e Koepfer), secondo me il Berrettini di oggi è talmente sereno e convinto dei suoi mezzi che lo vedo vincente. E quindi avversario del suo idolo Federer (che avrà prima in Pouille il primo avversario di una certa consistenza) che… gli è sfuggito due volte. A Roma quando Matteo fu fermato dal norvegese Ruud, a Halle quando lo stop gli fu imposto dal belga Goffin. Speriamo che qui non valga la regola del due senza tre.

Matteo Berrettini – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dirò, a questo punto, di più: se tutti e tre gli azzurri approdassero agli ottavi mi stupirei forse per la triplice circostanza concomitante, ma non per ciascun singolo successo. Questo 2019 sembra l’anno buono perché accadano vicende inconsuete. Perché non sperarci? Due su tre, Berrettini e Fognini, sono favoriti anche in termine di classifica, per quel che conta, e quanto a Fabbiano il modo in cui ha giocato sia con Tsitsipas n.6 del mondo sia con Karlovic, consente di essere fiduciosi in un’altra sua brillante prestazione. Insomma, fatemi sognare un bel tre a zero Italia, che vorrebbe dire tutti e tre in seconda settimana. Questo sì che sarebbe un risultato degno di entrare a vele spiegate nella storia del nostro tennis.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner, un tennista così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. Sono stati 2 match in uno

I Championships dovrebbero aver spazzato via le perplessità sul suo conto. Lui e Berrettini, che fortuna per il tennis italiano. Peccato che Sinner e Djokovic non abbiano giocato al meglio nello stesso tempo

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik ha perso, ma evviva Jannik. Un giocatore così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. So quel che dico. Lui ci ha fatto sognare la vittoria più importante di sempre di un tennista italiano a Wimbledon contro un supercampione. E ciò dovrebbe bastare per applaudirlo con tutto il cuore e l’entusiasmo che merita.

È vero che questo era “solo” un match di quarti di finale e che Pietrangeli qui ha fatto semifinale (1960) e Berrettini finale (2021), ma nessuno di loro due aveva battuto lungo il cammino un giocatore con lo status di Djokovic.

Non lo ha battuto nemmeno Jannik, alla fine, quindi il discorso va rimandato a tempi migliori. Ma quando uno è capace di giocare così, sia contro Alcaraz sia contro Djokovic, a soli 20 anni, anche se non ancora per tre ore e mezzo, beh merita certamente fiducia e non solo rispetto. Se poi Berrettini avrebbe potuto fare ancora meglio, nessuno può saperlo. Ma avere due giocatori così è una vera grande fortuna, lasciatevelo dire da chi per 40 anni non ne ha visto uno di questo livello.

 

Il modo in cui Sinner ha giocato per un set e mezzo – dall’1-4 e palla break per l’1-5 del primo set fino al 7-5, 6-2 conquistando 11 game su 13 – contro il più forte tennista visto a Wimbledon negli ultimi 4 anni, giunto alla vittoria n.26 consecutiva sui prati dell’All England Club e in piena corsa per il settimo trionfo nei Championships che lo porterebbe a eguagliare il record del suo idolo di gioventù Pete Sampras, non può non aver chiarito le idee a tutti sull’enorme potenziale del ragazzo della Val Pusteria. Lui per primo sa di avere ancora grossi limiti. Lo sa anche Simone Vagnozzi, lo sa Darren Cahill che ha già cominciato a dare il suo concreto apporto. Tutti sembrano avere la necessaria umiltà, tutti sono consapevoli che soltanto con il duro lavoro – e non sono parole al vento – i progressi arriveranno. Così come sono arrivati nel tempo anche agli altri grandi talenti precoci, i Nadal, i Djokovic, i Federer.

E’ certo vero che abbiamo assistito a due match in uno. Sinner ha giocato molto bene da quel “quasi” 1-5 fino al 7-5, ma Djokovic era stranamente falloso perfino nella risposta che è per solito il suo colpo migliore, e poi invece dal terzo set in poi mentre cresceva a dismisura Novak, che ha servito in maniera pazzesca, Jannik ha sofferto un deciso calo. Al servizio e non solo. Secondo me anche di condizione fisica, non solo mentale come sembra aver suggerito Novak quando ha detto: “Fino al 7-5, 6-2 Jannik non aveva nulla da perdere, ma avanti due set a zero invece si è trovato all’improvviso con molto da perdere”.

La percentuale delle sue prime palle è infatti calata vistosamente, e la media, il 54%,  è chiaramente insufficiente se vuoi competere con un fenomeno come Djokovic che al contrario di Jannik è andato in costante crescendo. Nel quinto set ha servito il 71% di prime palle, la media era stata il 66%.

Invece, trascurando altri aspetti che sono più difficile da contabilizzare, Sinner nel primo set ha vinto sulla seconda palla il 65% dei punti, nel secondo il 56%, nel terzo il 40% e nel quarto il 33%. Una bella differenza no?


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Io poi mi sono proprio segnato nel mio bloc notes, all’inizio del quarto set quando Jannik ha esordito perdendo il servizio nel primo game a seguito di due doppi falli e di un primo errore su una risposta profonda ma non irresistibile di Djokovic e poi un secondo errore con una palla malamente steccata, che Jannik era improvvisamente diventato lento, poco reattivo. Ho scritto proprio su quei due errori: LENTO, a caratteri maiuscoli, in mezzo ai due punti persi.

Se sia stato tale per stanchezza o per calo di concentrazione – come i due doppi falli potrebbero far pensare – non so. Dico però che tale stanchezza sarebbe più che comprensibile, perché il tennis sull’erba, che costringe a stare sempre molto bassi, è faticosissimo. E di certo Jannik non era abituato a vincere quattro partite e mezzo di fila. Con tutto quel che segue, perché la stanchezza fisica si accompagna anche quella mentale. Lo stress, le interviste, le attenzioni, la gente che improvvisamente chiede e pretende spazio.

Certo è che negli ultimi 3 set Nole non ha mai dato l’impressione di essere sotto stress. Una performance impressionante, la sua. Una vittoria dell’esperienza, certo, ma non solo quella. E non è stata soltanto la visita nella toilette con lui che si guardava allo specchio e si chiedeva: “Ma dove sei Nole? Quello visto fin qui non è il vero Nole”.

Anche se da lì è ripartita la settima vittoriosa rimonta da sotto 2 set a zero.

Jannik ha più volte detto dopo il match, insieme al solito “non mi piace mai perdere”, di essere contento del suo torneo e anche del suo quinto set:  “Lui stava dettando il gioco, io ho tentato di riprenderlo in mano. Sono orgoglioso di quel che ho fatto in questo torneo, ma penso che potrò fare in futuro ancora meglio”.

Ed è stato proprio così. Sull’1 pari ha subito il break che ha di fatto deciso il set e il match. Ha sbagliato un dritto abbastanza semplice e si è trovato sotto 0-30, poi sul 15-30 ha fatto tutto giusto attaccando, ma ha messo in rete la volee. Annullata una prima palla break ha giocato una smorzata, che secondo me aveva fatto benissimo a giocare, ma purtroppo la palla non è andata oltre la rete.

Ma era tutto giusto. Fra un anno o due Jannik non sbaglierà più quelle volee, non sbaglierà neppure quella smorzata, anche se magari non gli verrà così naturale come capita a Alcaraz o, oggi, a Djokovic che ne ha giocate di stupende. Però io mi ricordo Novak ragazzino: non è che la palla corta di rovescio gli riuscisse così bene come adesso. E certamente non serviva allora come serve oggi.

Rivedo in Sinner un po’ me stesso” mi aveva detto Novak Djokovic nel corso di quella simpaticissima risposta in cui mi fa un po’ il verso e che è diventata virale sul nostro TikTok di Ubitennis avendo superato a ieri sera già le 300.000 visualizzazioni!

Ricordo sempre che cosa mi aveva detto in Slovacchia Gipo Arbino, il coach di Lorenzo Sonego: “Lorenzo ha giocato sia con Sinner sia con Djokovic e mi ha sempre detto che Nole ha maggiore varietà, angolazioni e fisicità, oltre a un miglior servizio, ma Jannik ha una potenza, un peso di palla, superiore a quello di Nole. Quando si scambia Jannik ti toglie la racchetta di mano”.

Sono convinto che Nole farà un sol boccone di Norrie – che ha battuto 7-5 al quinto un encomiabile Goffin – perché la verà semifinale della metà del tabellone è stata Djokovic-Sinner. Così come sono sicuro che nel prossimo duello fra Djokovic e Sinner i bookmakers non pagheranno più la vittoria di Jannik 6 volte e mezzo la posta.

Per oggi sono curioso di vedere come se la caverà Nadal con Fritz che non ha ancora perso un set, ma penso che Rafa vincerà perché ha troppa più personalità e carisma di Fritz, così come – salvo che gli faccia male la spalla come ha detto – son certo che Kyrgios batterà il già appagato cileno Garin.

E allora poi la semifinale Nadal Kyrgios sarà un bel vedere. Con Djokovic che se la potrà gustare senza troppo stress. Per chi tiferà Nole? Proverò a chiederlo ai suoi amici, perché lui non lo dirà facilmente neppure a me. Voi intanto provate a dirlo…

Buon tennis a tutti con un unico piccolo rimpianto: vedo la Maria n.103 WTA in semifinale (contro la Jabeur… evviva Ons, troppo brava e simpatica, magari vincesse il torneo!) per aver battuto la Niemeier n.97. In quella zona c’erano Trevisan e Cocciaretto, purtroppo non Camila Giorgi che sull’erba di solito gioca meglio… Ma non poteva arrivarci una delle nostre ragazze? O i tempi di Pennetta-Schiavone, ieri battute nel torneo delle leggende da Radwanska e Jankovic, non torneranno tanto presto?

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera [VIDEO]

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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