Numeri: la rincorsa di Djokovic, il risveglio di Naomi

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Numeri: la rincorsa di Djokovic, il risveglio di Naomi

Il serbo punta Nadal per il N.1 di fine anno con il titolo di Tokyo e il rilancio a Shanghai. Thiem sempre più ‘cementifero’, Naomi Osaka on fire

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2- i giocatori entrati questa settimana nella top ten della Race to London: Zverev e Goffin (subentrati a Nishikori e Monfils). Il tedesco vi era uscito appena sette giorni prima, simboleggiando l’involuzione – paradossale per un ventiduenne – subita in questo 2019: basti pensare che nei due anni precedenti il classe ’97 a inizio ottobre era saldamente tra i primi cinque nella Race. Il belga ha invece coronato una grande rimonta iniziata a metà giugno, quando si era già superato il giro di boa della stagione tennistica. Prima della finale raggiunta ad Halle, Goffin era infatti fuori dalla top 40 della Race: dopo il grande torneo vissuto sull’erba tedesca, i successivi quarti a Wimbledon e la finale a Cincinnati hanno consentito al belga nato nel dicembre del 1990 di avere concrete chance di partecipare per la seconda volta alle ATP Finals, dove appena due anni fa giunse in finale sorprendendo in semifinale Federer.

Goffin – che nel primo turno di Tokyo ha annullato tre match point a Carreno Busta, prima di sconfiggere con un duplice tie-break Shapovalov e con un doppio 6-2 Chung- e Zverev – che non vince quattro partite di fila dal Roland Garros, ma che a Pechino è parso in ripresa non perdendo nemmeno un set contro avversari insidiosi come Tiafoe, Querrey e Auger Auliassime – hanno raggiunto entrambi la semifinale la scorsa settimana, prima di essere fermati in due set, rispettivamente da Djokovic e Tsitispas. Con i 180 punti garantiti da tali piazzamenti, purtroppo per le speranze dei due tennisti italiani impegnati nella stessa corsa,Berrettini e Fognini, hanno reso autorevole la candidatura per Londra per gli ultimi due posti ancora effettivamente vacanti (il sesto attuale nella Race, Tsitsipas, ha un vantaggio di circa 100 punti sul settimo, Bautista Agut).

10 – la serie aperta di partite vinte da Naomi Osaka. La quasi 22enne giapponese (compie gli anni il prossimo 16 ottobre) ha conquistato gli ultimi due tornei ai quali ha partecipato: il Premier di Osaka e il Mandatory di Pechino. Nella sua ancora giovanissima carriera solo l’anno scorso, in occasione della vittoria degli US Open e della successiva finale raggiunta a Tokyo, Naomi aveva trovato la continuità per inanellare un’uguale striscia di partite vinte, che si interruppe con la sconfitta subita contro Karolina Pliskova nell’atto conclusivo del torneo di casa. Sebbene i due titoli messi in bacheca questo mese non siano paragonabili al valore del primo Major conquistato da Osaka, i responsi ricevuti dalla scorsa settimana vogliono dire molto per una tennista che sembrava in una fase piuttosto delicata della sua giovane carriera. L’anno scorso, nell’arco di quelle dieci partite, furono da lei sconfitte due sole top 20 e una campionessa eccelsa – ma pur sempre 37enne e incapace di vincere un torneo dal momento del suo rientro nel circuito – come Serena Williams.

Se due settimane fa in Giappone per aggiudicarsi il Premier giapponese era stato necessario sconfiggere una sola top 30 (Mertens), è in Cina che Osaka ha dimostrato di essere sulla strada per poter tornare a competere per quel numero 1 del mondo detenuto sino agli ultimi US Open. Per vincere il Mandatory di Pechino, Naomi non solo ha avuto la meglio su due top 100 come Pegula (6-3 7-6) e Petkovic (6-2 6-0) e su una top 30 in gran forma come Riske (6-4 6-0), reduce dalla finale del Premier 5 di Wuhan. Dai quarti in poi Osaka ha superato (5-7 6-3 6-4) la vincitrice degli ultimi US Open, Andreescu, al suo primo torneo post New York; in semi la detentrice del titolo (e top 20) Wozniacki (6-2 6-4) e in finale, la numero 1 al mondo Barty, rimontandole un set di svantaggio, come accaduto con la canadese (3-6 6-2 6-2).

65 – la percentuale di partite vinte giocate non sulla terra rossa da Dominic Thiem nel 2019. Un incremento molto netto per un campione riuscito negli anni scorsi a salire sino al quarto posto del ranking ATP – la prima volta accadde nel novembre 2017 – sfruttando la sua grande abilità sul rosso, ma che aveva denotato sino a circa un anno fa palesi limiti sulle altre superfici. Sino a fine 2018, il finalista degli ultimi due Roland Garros aveva vinto solo il 53% dei match non giocati sul rosso: basti pensare che prima del suo successo all’ATP 250 di San Pietroburgo di un anno fa, l’austriaco classe ’93, dopo la finale persa a Metz nel 2016 aveva dovuto giocare 34 tornei su superfici diverse dalla terra per tornare nuovamente a giocare una finale.

I miglioramenti sul duro palesati nell’ultima parte della scorsa stagione (oltre al titolo in Russia, molti ricorderanno la splendida partita persa di un soffio contro Nadal nei quarti agli US Open e la semifinale raggiunta al Masters 1000 di Parigi- Bercy) non potevano tuttavia far pensare che Thiem fosse quest’anno capace di raggiungere i picchi raggiunti sul cemento all’aperto: il titolo di Indian Wells, vinto con una bellissima cavalcata ai danni di Simon e di due top 20 come Raonic e Monfils, era stato suggellato dalla bellissima finale vinta contro Federer. Se qualcuno poteva però pensare si fosse trattato di un episodio sporadico, i residui dubbi sono stati spazzati via dal successo della scorsa settimana a Pechino: Dominic non ha perso nemmeno un set per eliminare avversari scomodi come Gasquet (6-4 6-1) e Murray (6-2 7-6) e ha saputo soffrire per portare a casa l’incontro rimontando un parziale di svantaggio contro due top ten come Khachanov (2-6 7-6 7-5) in semifinale e Tsitsipas in finale (3-6 6-4 6-1). Un campione sempre più completo.

131 – la classifica di Reillly Opelka cinquantadue settimane fa.
 Il ventiduenne statunitense sta vivendo una lenta ma continua scalata nel ranking ATP: dallo scorso lunedì è entrato per la prima volta nella top 40, grazie alla semifinale (la prima in un ATP 500) raggiunta a Tokyo, dove  si è arreso a Millman (6-3 7-6) non prima di aver sconfitto senza perdere un set il connazionale e caro amico (è stato il suo testimone di nozze nel 2016) Taylor Fritz (6-3 6-4), Simon (duplice tie-break) e Uchiyama (6-3 6-3). Il 22enne del Michigan, campione di Wimbledon Juniores nel 2015 (quando fu anche finalista in doppio) si era mostrato nel circuito maggiore già tre anni fa, quando ad Atlanta raggiunse le semi sconfiggendo Anderson e Young. Sino all’anno scorso erano però rimaste appena otto in totale le vittorie nel circuito maggiore e se il 2018 è stato chiuso da 99 ATP il lungagnone del Michigan (è alto 211 cm, tre in più di Isner, che all’età attuale di Opelka non era ancora entrato nella top 100) lo deve ai risultati nel circuito Challenger, dove Reilly ha raccolto tre titoli, due finali e quattro semi.

Proprio contro Isner, l’attuale 40 ATP a inizio 2019 ha ottenuto due importanti vittorie (erano la seconda e la terza contro un top ten) che servirono da trampolino di lancio per il primo titolo conquistato lo scorso febbraio all’ATP 250 di New York. L’anno è continuato con vittorie prestigiose (Wawrinka a Wimbledon, Fognini agli US Open, Coric a Cincinnati), suggellate dalle semifinali di Atlanta e, come detto, di Tokyo la scorsa settimana. Il nuovo piazzamento nel ranking ha consentito a Opelka di divenire il numero tre di una nazione che attualmente conta nove tennisti attualmente nella top 100, di cui ben quattro under 23 (gli altri sono Tiafoe, Fritz e Paul).

 

1450 – i punti di vantaggio nella Race di Rafael Nadal su Novak Djokovic. Un mese fa, dopo la vittoria degli US Open da parte del maiorchino sembrava più che probabile la sua quinta chiusura da numero 1 del mondo (dopo quelle avvenute nel 2008, 2010, 2013 e 2017), anche perché circolavano voci su una possibile chiusura anticipata di stagione da parte del serbo. In poche settimane sono invece cambiate tante cose: nei giorni scorsi Djokovic ha partecipato per la prima volta in carriera all’ATP 500 di Tokyo – vinto a mani basse, senza perdere un set e impiegando sei ore e 21 minuti, durante i quali ha lasciato 29 giochi a Popyrin, Soeda, Pouille, Goffin e Millman – e Nadal ha invece annunciato il suo forfait a Shanghai. Con ogni probabilità  lo spagnolo rientrerà solo per giocare il Masters 1000 di Bercy e le ATP Finals (e la finale di Coppa Davis, che però non assegna punti). Tornei che in totale ai vincitori assegnano 2500 punti, ma nei quali il campione maiorchino non ha mai brillato: a Parigi indoor ha raggiunto una sola volta la finale in sei partecipazioni, al Masters di fine anno in tredici presenze ha accumulato solo due finali.

Djokovic ha ben altro feeling con questi due grandi tornei: ha vinto a Bercy quattro volte (e fatto una finale, quella persa l’anno scorso contro Khachanov) in tredici iscrizioni al torneo e ha giocato undici volte le ATP Finals, vincendole in cinque occasioni e facendo altre due finali. La corsa del serbo al sesto anno chiuso da numero 1 al mondo (già c’è riuscito nel 2011, 2012, 2014, 2015 e 2018, solo Sampras al momento lo ha del resto fatto sei volte, chiudendo la classifica in testa dal 1993 al 1998), che gli permetterebbe in tal senso di staccare Federer (l’ultima delle cinque volte per lo svizzero è stata nel 2009) è più che aperta. Molto si capirà anche dalla misura nella quale diminuirà il suo distacco da Nadal al termine del Masters 1000 di Shanghai in corso in questi giorni.

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ATP

ATP Acapulco: il polso fa ancora male, si ritira Kyrgios

Il dolore al polso sinistro costringe Nick Kyrgios all’abbandono dopo un set contro Ugo Humbert. Nessu problema per Rafael Nadal

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Nick Kyrgios - Acapulco 2020 (foto Twitter @Abiertotelcel)

La sessione serale della seconda giornata all’Abierto Mexicano di Acapulco ha visto in cartellone i rispettivi match di primo turno di quelli che nel 2019 avevano dato vita al match del torneo, ovvero il campione uscente Nick Kyrgios e la prima testa di serie Rafael Nadal.

Un piatto succulento, almeno sulla carta, per gli spettatori del Princess Mundo Imperial, che però hanno lasciato le tribune poco dopo le 23 locali con un po’ di amaro in bocca.

In apertura di serata Rafael Nadal ha rimediato a una partenza estremamente imprecisa e titubante che lo aveva visto andare subito in svantaggio per 2-0 0-30 con un rapido aggiustamento di rotta che gli è valso un prevedibile 6-3, 6-2 di routine nei confronti del suo connazionale Pablo Andujar, n. 54 del ranking ATP. Una volta presa la mira sulle prime accelerazioni di diritto, l’attuale n. 2 del mondo non si è più guardato indietro e non ha mai avuto momenti di difficoltà se non nel tentare di tamponare la sua abbondantissima sudorazione nella calura dell’umidità messicana. La sua cavalcata è stata soltanto temporaneamente rallentata dal break subito sul 4-1 “pesante” del secondo set, quando comunque il suo vantaggio era già molto consistente.

 

In 90 minuti Nadal ha concluso il suo primo match dall’Australian Open, sconfiggendo Andujar per la quarta volta su quattro incontri e avanzando al secondo turno dove incontrerà il serbo Miomir Kecmanovic, n. 50 del ranking ATP, vincitore al primo turno dell’australiano Alex de Minaur.

Ma il piatto forte della serata, almeno per il pubblico messicano, doveva essere l’esordio del campione uscente Nick Kyrgios, che lo scorso anno estrasse dal cilindro una delle più improbabili rincorse al titolo sconfiggendo uno dietro l’altro il nostro Andreas Seppi, Rafael Nadal appunto, poi Stan Wawrinka, John Isner e Sascha Zverev, ovvero tre Top 10 su cinque incontri.

Kyrgios era impegnato contro il giovane e talentuoso francese Ugo Humbert, n. 43 del mondo, ma con grande disappunto di tutta la folla presente non è riuscito a portare a termine il proprio impegno, vedendosi costretto al ritiro dopo la perdita del primo set a causa del persistere del problema al polso sinistro che già lo aveva costretto al forfait la settimana scorsa a Delray Beach.

Humbert, dal canto suo, ha messo in campo una solidissima prestazione, soprattutto nei suoi game di battuta nei quali ha concesso solamente quattro punti in tutto il set, e sicuramente non si è meritato tutti i fischi che hanno accompagnato la sua uscita dal campo. L’australiano è apparso in difficoltà sin dall’inizio, soprattutto dalla parte sinistra ovvero dalla parte del suo rovescio bimane dove ha bisogno della mano sinistra: si è fatto fasciare il polso dal fisioterapista sull’1-4, ma dopo aver giocato qualche altro game e completato il primo set ha capito che era perfettamente inutile continuare ed ha stretto la mano ad arbitro e avversario avviandosi verso gli spogliatoi, non prima però di essersi tolto le scarpe da tennis come di consueto e infilato le scarpe da basket direttamente sul campo.

Il torneo (e con lui anche tutti i party di contorno) perde così il proprio campione uscente ed un sicuro potenziale protagonista che ora però dovrà cercare di recuperare in vista dell’impegno di Davis della settimana prossima ad Adelaide contro il Brasile. Humbert avanza quindi al secondo turno dove trova l’americano Taylor Fritz, vincitore in tre set di John Millman.

I risultati completi:

[1] R. Nadal b. P. Andujar 6-3 6-2
S. Kwon b. [LL] T. Daniel 6-2 2-6 6-3
[8] D. Lajovic b. S. Johnson 6-7(5) 6-4 6-3
P. Martinez b. R. Albot 6-3 6-2
[7] G. Dimitrov b. [Q] D. Dzumhur 6-3 6-3
U. Humbert b. [6] N. Kyrgios 6-3 rit.
T. Fritz b. J. Millman 7-5 3-6 6-1
[4] F. Auger-Aliassime b. [LL] A. Bolt 6-3 7-6(5)
[5] J. Isner b. [WC] M. Zverev 6-3 7-6(4)
[2] A. Zverev b. [Q] J. Jung 7-6(6) 6-1

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WTA

Le ragazze in crisi non risorgono a Doha. Svitolina ancora travolta, bene Swiatek

L’ucraina impotente al cospetto di una ritrovata Anisimova. Fuori anche Vondrousova e Muchova. Swiatek e Bertens convincono. Pavlyuchenkova si ritira

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Momento nero che prosegue e proseguirà persino in quel di Doha per chi nel 2020 non ha ancora visto un solo raggio di luce. Prosegue per Elina Svitolina, e questo è sicuro: reduce da un inizio stagione terrificante, la più alta tra le teste di serie impegnate oggi sta facendo una sinistra abitudine alle sconfitte sonore. Ceduto il passo a Garbine Muguruza nel terzo turno dell’Open d’Australia raccogliendo tre game, Svitolina ha poi perso malissimo contro Nao Hibino a Hua Hin, dove s’era recata da super favorita sicura di rincasare con il trofeo, e a Dubai la settimana scorsa contro Jennifer Brady il passivo è stato ancor più pesante.

Il doppio seitre incassato oggi per mano di Amanda Anisimova è anche generoso, poiché il match è stato completamente controllato dall’attesissima teenager, lei pure proveniente da un periodo difficilino addebitabile in parte al dramma famigliare vissuto la scorsa estate, in parte al drastico carico tattico impostole dal nuovo coach Carlos Rodriguez. Quando è, o sembra, libera di testa com’è accaduto oggi, Amanda fa spavento per potenza e pulizia dei colpi. Toglierle il comando dello scambio è complicato per chiunque, figuriamoci per una Svitolina passiva come quella ammirata sul centrale del Khalifa International Tennis Complex.

Chi aspettava dal torneo qatariota qualche piccolo incoraggiamento dopo un inizio di 2020 lontano dalle aspettative è stato in genere respinto nel corso della seconda giornata di gare. Marketa Vondrousova e Karolina Muchova, accomunate da estrazione ceca e crisi profonda, sono state rispettivamente rimpatriate da Saisai Zheng e da Kiki Bertens. Meno grave la seconda per caratura dell’avversaria, verrebbe da dire, dopotutto era un incontro di secondo turno e almeno un match a Doha Muchova l’ha vinto. Purtroppo la cambiale firmata nel 2019 dice quarti di finale, e la fantasista da Olomouc non si è dimostrata solvibile. Marketa, non da oggi, ha la faccia di chi sta assistendo al proprio funerale. Mai più tornata all’apice dopo l’operazione al famigerato polso subita lo scorso settembre, la finalista del Roland Garros 2019 da gennaio ha vinto tre partite in croce, di cui due in rimonta dopo aver agevolmente fatto proprio il primo set. I sintomi sono quelli della fiducia sotto i tacchi, ma chi scrive continua a pensare che valga ampiamente la top ten.

 

GLI ALTRI MATCH – Per il resto, ottima vittoria di Iga Swiatek, brava a battere in due Donna Vekic riemergendo dal tre a cinque nel secondo e ottima la sempre attesissima Vera Zvnareva: wild card, l’ex numero due del mondo ha battuto con relativo agio un’altra appartenente alla triste combriccola delle ragazze in crisi, Su-Wei Hsieh. Niente crisi per Anastasija Pavlyuchenkova, dopotutto l’inizio dell’annata è stato incoraggiante, ma un ritiro pre-match per colpa di un infortunio alla gamba destra eredità di Dubai. Per dare un’avversaria a Yulia Putintseva si è dovuto ricorrere alla ripescata Timea Babos: la gran doppista ungherese ha fatto il possibile perdendo comunque in due. Altra delusione, meno cocente di quella patita la scorsa settimana ma pur sempre delusione, a casa Martic. Persa la semi con Rybakina a Dubai scialacquando l’impossibile, Petra è stata sconfitta in rimonta da Barbora Strycova, la quale ha così onorato la bandiera ceca sventolante tristemente a mezz’asta per i motivi sopra resi noti. In chiusura di programma, ha vinto in rimonta il suo match d’esordio Elena Rybakina, che perderà pure qualche finale di troppo ma è già a venti vittorie in soli 55 giorni di 2020. Toccherà ora a Van Uytvanck tentare d’impedirle di raggiungere la ventunesima.

Risultati:

Primo turno

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 7-5 6-0
[Q] T. Martincova b. [LL] M. Doi 6-2 3-6 6-2
A. Kontaveit b. A. Sevastova 6-4 7-6(3)
B. Strycova b. [10] P. Martic 4-6 6-1 6-2
[15] M. Sakkari b. J. Goerges 6-4 6-3
S. Zheng [12] b. M. Vondrousova 1-6 6-3 6-2
S-W. Hsieh vs [WC] V. Zvonareva
Y. Putintseva b. [LL] T. Babos 6-3 6-4
I. Swiatek b. [17] D. Vekic 6-4 7-5
J. Brady vs [13] A. Riske
D. Yastremska b. [Q] K. Flipkens 6-2 6-3
[14] E. Rybakina b. [WC] S. Cirstea 3-6 6-3 6-1

Secondo turno

[7] K. Bertens b. K. Muchova 6-2 6-4
A. Anisimova b. [5] E. Svitolina 6-3 6-3



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Focus

L’incredulità di Mager: “Non ho ancora realizzato quello che ho fatto”

La vittoria su Thiem, la prima finale in un torneo ATP a Rio, la Top 100. “Il tennis è uno sport pazzesco. Una settimana fa perdevo al primo turno delle qualificazioni contro un giocatore fuori dai primi 300”, ha dichiarato il ligure

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Gianluca Mager - Rio de Janeiro 2020 (via Twitter, @RioOpenOficial)

Non si è conclusa con il lieto fine la meravigliosa cavalcata di Gianluca Mager a Rio. In finale, il 25enne sanremese ha messo in difficoltà il cileno Cristian Garin, uno dei tennisti più in forma del momento, ma non abbastanza da portare a casa l’incontro. Grazie alla sua maggiore solidità, Garin si è imposto in due set, con lo score di 7-6 7-5. Il sudamericano deve però ringraziare anche l’ungherese Attila Balasz che nel prosieguo della semifinale sospesa per pioggia sabato ha trascinato Mager in una maratona di quasi tre ore, conclusasi al tie-break del terzo. E così il ligure è arrivato con la spia della riserva accesa all’epilogo del torneo. 

Oggi ero stanco. Lui ha giocato un po’ meno. Io con Balasz ho giocato una partita durissima, ha affermato con grande sincerità Mager, che comunque non ha nulla da rimproverarsi. Ho cercato di stringere gli scambi, cercando di essere aggressivo. Lui ha giocato molto bene. È un ottimo giocatore. Molto forte. Veniva dalla vittoria a Cordoba. Non mi recrimino niente. Ho avuto le mie occasioni ed è andata male”. Complimenti quindi a Garin, che con quest’altro trionfo sbarca per la prima volta in Top 20. Il 23enne cileno, che sembrava essersi un po’ perso nella transizione tra junior e professionismo, si sta imponendo come uno dei volti nuovi del circuito e soprattutto sulla terra rossa sarà un osso duro anche per i più forti.

Ma, per quanto ci riguarda, i complimenti vanno soprattutto a Gianluca, che a Rio de Janeiro è partito dalle qualificazioni, da n.128 del ranking, e ha raggiunto la sua prima finale in un torneo ATP. E nemmeno in un 250 ma in un 500. Lo ha fatto mostrando un tennis tenace e aggressivo, con colpi penetranti e che hanno lasciato di stucco gli avversari, a volte colti di sorpresa dalla sua qualità di gioco.

È stata una settimana veramente incredibile. Questo sport è pazzesco. Una settimana fa ero a Buenos Aires e perdevo al primo turno delle qualificazioni contro un giocatore 300 al mondo (il 18enne argentino Juan Manuel Cerundolo n.383 del ranking ATP ndr). Giusto una settimana dopo ho raggiunto la mia prima finale in un torneo ATP, di categoria 500, qui a Rio de Janeiro”, ha spiegato Mager, dopo la finale che gli ha aperto le porte dei primi 100 del mondo. “Un’emozione incredibile. Sette giorni di emozioni indescrivibili. Dalla gioia alla tensione pre-match. Nella mia testa non ho ancora ben realizzato il fatto di essere entrato nei primi 100. Domani forse comincerò a realizzarlo”. Attualmente il ligure occupa la 77esima posizione mondiale ed è il quinto azzurro dopo Berrettini, Fognini, Sonego e Sinner. 

Nella sua straordinaria avventura carioca, Mager ha eliminato dal tabellone avversari di altissimo livello e sulla carta molto più quotati di lui. Due su tutti: Casper Ruud e Dominic Thiem. Il nextgen norvegese ma con un grande feeling sulla terra rossa era lanciatissimo in seguito al suo primo trofeo sul circuito maggiore a Buenos Aires. Thiem di presentazioni non ne ha nemmeno bisogno e, dopo la finale persa di un soffio contro Djokovic agli Australian Open, era arrivato a Rio con l’intenzione di dominare il torneo, visto anche un field non proprio eccezionale.

Mager li ha battuti entrambi, Ruud al primo turno e Thiem ai quarti, sempre in due set. “Quando ho saputo che dovevo giocare contro Ruud, che veniva dalla vittoria a Buenos Aires, pensavo che sarebbe stato un bel test. Proprio in termini di tennis. Giocare contro uno che veniva dalla sua prima vittoria in un torneo ATP. Ho provato a godermi il momento e la situazione. Non ho pensato molto”, ha raccontato l’azzurro. “Mentre con Thiem è stata una partita sospesa. Quella sera lì non sono riuscito a dormire. Non ho chiuso occhio. Pensavo al fatto che stavo giocando con un Top 5. La mattina dopo ero nervosissimo. Il mio allenatore (Flavio Cipolla, ex n.70 del ranking mondiale ndr) e la mia fidanzata mi hanno aiutato a darmi una calmata”. Ed ha decisamente funzionato, in quello che finora è forse l’upset più grosso della stagione. 

Qualcuno può chiedersi: ma perché non ne abbiamo mai sentito parlare prima di questo Mager se è così forte? In effetti, il tennista di Sanremo si è tenuto ben lontano dai radar. Carriera da junior inesistente. Esordio tardivo tra i pro a 19 anni e poi tanta gavetta. Alla fine del 2018 era ancora attorno alla 300esima posizione mondiale e aveva compiuto il salto da future a challenger. Poi l’esplosione nel 2019, con una stagione da 48 vittorie e 29 sconfitte e l’avvicinamento alla Top 100. “Quando ero ragazzo giocavo per divertirmi. Non avevo mai preso in considerazione l’idea di provarci seriamente. Ero giovane e non me ne rendevo conto. Crescendo verso i 18 anni sono maturato e ho capito che quello che volevo fare era giocare a tennis”, ha rivelato lo stesso Mager. Ho fatto un sacco di sacrifici. Ho speso un sacco di tempo. Ogni anno mi muovevo per andarmi ad allenare. Ho imparato tanto”.

Una bella storia, di quelle in cui i sogni si realizzano e gli sforzi vengono ripagati. Anche se la settimana di Rio potrebbe essere l’inizio di un nuovo romanzo nella carriera di Mager. Quello fatto di Masters 1000 e di tornei dello Slam, e, ci auguriamo, di altri e più prestigiosi successi.

Si ringrazia il collega brasiliano João Victor Araripe, che gestisce il blog brasiliano ‘Break Point’, per aver raccolto le dichiarazioni di Gianluca Mager

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