US Open: guerriero Nadal, un grandissimo Thiem non basta – Ubitennis

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US Open: guerriero Nadal, un grandissimo Thiem non basta

NEW YORK – Una lotta di 5 set, botte tremende, 4 ore e 49 minuti. Dominic tira 74 vincenti, ma Rafa resiste e vince al tie-break decisivo. Semifinale con del Potro

Ferruccio Roberti

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dal nostro inviato a New York

[1] R. Nadal b. [9] D. Thiem 0-6 6-4 7-5 6-7(4) 7-6(5)

 

L’aggettivo “straordinario” è spesse volte abusato, ma non sapremmo come altro definire queste quasi cinque ore di partita, autentico spot per il nostro sport. Sicuramente il tennis è anche una disciplina molto crudele: non vorremmo essere per nessuna ragione al mondo al posto di Thiem, dimostratosi non solo un grande specialista della terra, ma un tennista oramai maturo a grandi livelli su ogni tipo di superficie. L’austriaco ha tirato fuori un gran numero di vincenti, servendo bene e giocando sempre con coraggio e senza timore reverenziale verso un campione straordinario come Nadal. Per lo spagnolo non vi sono più parole per descriverlo: ha vinto una partita nella quale non sempre ha giocato bene, grazie a un’eccellente e celeberrima capacità di venire fuori dai momenti difficili e giocare al meglio i punti più importanti. In un aggettivo, strepitoso. Per fortuna dello spettacolo nelle semifinali, dopo le fatiche delle ultime tre partite, ha due giorni e mezzo per riposarsi in vista di Del Potro.

Nonostante nelle ore più calde del pomeriggio la USTA abbia interrotto sui campi secondari di Flushing Meadows le partite degli Junior per preservare la loro salute, non si può dire che il caldo e l’umidità siano così insopportabili, come accaduto la sera precedente tra Federer e Millman. In un Arthur Ashe spettacolare nel colpo d’occhio della penultima sessione serale di questa edizione, tra una folla adorante lo spagnolo e tanti vip inquadrati dalla regia (tra i quali gli attori Pryanka Chopra, Ben Stiller e Sophie Turner e i cantanti Nick e Joe Jonas) si gioca in una serata d’estate senz’altro afosa, ma come tante altre già affrontate nella loro carriera da entrambi i giocatori. I due tennisti si erano affrontati già dieci volte (7-3 a favore di Nadal), curiosamente tutti sulla loro superficie preferita, la terra rossa, dove si è giocato anche l’ultimo e più importante precedente, la finale del Roland Garros di tre mesi fa.

Parte subito forte Dominic Thiem: colpisce ad un ritmo molto alto, non regala un punto e con entrambi i fondamentali riesce a trovare vincenti capaci di lasciare immobile persino un guerriero come Nadal. La partenza lenta del numero 1 del mondo perdura anche nel terzo gioco, quando lo spagnolo commette doppio fallo, mandando così a palla break Thiem, il quale subito la converte con un rovescio stretto da cineteca. Il numero nove del mondo fa quattro ace nei suoi primi due turni di servizio e fa capire come sia in una serata favorevole con questo fondamentale. Il primo set termina senza che Nadal vinca un gioco, una situazione accadutagli precedentemente solo quattordici volte nel circuito maggiore (l’ultima a Miami 2017 contro Kohlschreiber, quando poi vinse il match, come riuscitogli solo tre volte quando aveva perso il set per 6-0).

Dominic Thiem – US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

Se vi è un giocatore che nel bene e nel male non si fa influenzare dal punteggio della partita è Rafa Nadal, la cui fame di vittoria ed elevata combattività sono due tra le doti che lo hanno reso un tennista leggendario. Il numero 1 al mondo parte con umiltà nel secondo set: migliora il rendimento col servizio (sebbene chiuda i primi tre set senza aver messo a segno nemmeno un ace) e guadagna in tal modo qualche punto facile, utile a farlo entrare in partita e rimanere attaccato nel punteggio. Si arriva sul 4-3 Nadal senza sussulti particolari. Curiosamente, Thiem chiude i suoi primi sei turni alla battuta concedendo appena tre punti e vincendo un incredibile 100% con la prima, grazie anche a otto ace. Improvvisamente, l’estrema redditività del servizio di Thiem affievolisce e Rafa ne approfitta, oramai sempre più dentro alla partita. Con un gran passante di dritto guadagna le prime due palle break del suo match: basta la prima, grazie a un rovescio affossato in rete del 25enne austriaco, per vedere il maiorchino salire sul 5-3. Tuttavia il tre volte vincitore del torneo (2010, 2013, 2017) si fa sorprendere dalla pronta reazione di Thiem, bravo ad effettuare il contro break. Sul 4-5, Nadal trova nuovamente un ottimo rendimento alla risposta: complici due errori gratuiti consecutivi di Thiem, dopo un’ ora e otto minuti, la partita torna in equilibrio su un set pari.

Il terzo set è coinvolgente e spettacolare, grazie all’andamento del punteggio altalenante e a un alto numero di vincenti messi a segno da entrambi i contendenti. Il primo momento da riportare è nel quinto gioco: Nadal si distrae e, da 40-0 avanti, si trova costretto a dover salvare una palla break con un bellissimo rovescio lungolinea. Nel sesto gioco ancora il maiorchino si fa rimontare da 40-15 e finisce per ritrovarsi a essere fulminato da una grande risposta di dritto di Thiem. Quando sono passate due ore di gioco, l’austriaco si ritrova cosi a servire per portare a casa il terzo set. Non vi riesce, complice anche quello che in gergo tennistico si chiama “braccino”, o almeno così sembra guardandolo giocare a pochi metri dal campo e pensando agli errori che nel decimo gioco permettono a Rafa di riportarsi sul 5 pari. Vedere un campionissimo come Nadal giocare in queste situazioni ricorda molto osservare il predatore nella savana quando sente odore di sangue: il numero 1 ATP alza il livello del suo gioco e arriva nel dodicesimo gioco ad avere due set point, annullati da un Thiem che, a parte qualche amnesia, gioca nuovamente bene. Rafa però è in una fase in cui è particolarmente ispirato e riesce a guadagnare il suo terzo set point, che converte con un bellissimo dritto lungolinea, col quale porta a casa il set, quando la partita è iniziata da due ore e quindici minuti.

Nel quarto set, ancora più emozionante del terzo, accade tutto e il contrario di tutto: Rafa ha due palle per vincere anche lui sei giochi consecutivi (contando gli ultimi quattro del parziale precedente), ma non le converte. Una volta trovatosi sul baratro, Thiem si scuote, si libera dalla tensione e nel gioco successivo strappa il servizio allo spagnolo, che nel quinto gioco si ritrova ad annullare tre palle break che avrebbero voluto dire 4-1 “pesante” a favore dell’austriaco e, quasi sicuramente, quinto set. Nadal ha troppa paura di arrivare al quinto e riesce nell’ottavo gioco, complice un rovescio lungo sulla palla break, a riportarsi in parità nel set. Thiem oramai gioca a braccio sciolto e la partita è davvero coinvolgente: nel nono e nell’undicesimo gioco Rafa annulla una palla break (rispettivamente con un dritto e un coraggioso serve and volley) prima di conservare il servizio. Il numero 1 al mondo ha una grande occasione quando sul 30-30 del gioco successivo, si trova a due punti dalla semifinale: con pazienza guadagna campo, sino a riuscire a scendere a rete a Thiem ormai immobile, dovendo solo “benedire” la palla. Sbaglia clamorosamente e, in quel momento, persino un tennnista freddo come lui subisce il colpo. Il tie-break è una fiera degli errori gratuiti dello spagnolo, che fa involare l’austriaco prima sul 3-0 e poi sul 5-2,prima di affossare in rete l’undicesimo punto e consegnare il set a Thiem.

Rafa Nadal – US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

L’austriaco appare favorito dall’inerzia del punteggio e dall’essere più giovane, nel momento di iniziare il quinto set. Quando si arriva alle quattro ore di gioco, Nadal ha la prima grande occasione di ricordare per l’ennesima volta come questi tipi di ragionamenti valgano quasi per tutti, ma certamente non per lui: cancella dalla mente la grandissima occasione sprecata con le sue mani e trova il modo per moltiplicare le residue forze a sua disposizione. Nel quinto gioco ha due palle break, salvate però con coraggio dal numero 9 del mondo: è l’unico dei primi nove game che va ai vantaggi. Se però una partita diventa bellissima, lo deve sempre a entrambi i tennisti: il coraggio e la forza mentale mostrati da Nadal in una sua serata di non eccelso rendimento tennistico, non devono oscurare minimamente quanto di ottimo mostrato dall’austriaco. Thiem continua a cercare e trovare vincenti con coraggio estremo, non facendosi per nulla intimorire dalla grande personalità di un Nadal infinitamente più abituato a situazioni del genere, per importanza e durata dell’incontro. Nell’undicesimo game un doppio fallo di Thiem regala tre palle break consecutive a Nadal: lo spagnolo però non le converte, soprattutto per merito dell’avversario. È l’una e 45 di notte, si gioca da più di quattro ore e mezza, quando Thiem finisce di annullarle, con il pubblico dell’Arthur Ashe impazzito, a tributare una emozionante e coinvolgente standing ovation e un urlo stordente – possiamo assicurarlo – allo straordinario coraggio e alla grande abilità dell’austriaco.

Nadal tiene facilmente il suo ultimo turno di battuta e così si arriva al tie break, epilogo sin troppo crudele per chi perde un incontro così importante e lottato, che ha cambiato innumerevoli volte padrone. Il tie-break è degno del resto della partita e si evolve imprevedibile ed equilibrato: sul 5 pari, dopo 4 ore e 48 minuti, entrambi i giocatori sono a due punti dal match. Nadal arriva a match point al termine di un punto stupendo per tecnica e durata degli scambi. Sul match point a sfavore, Thiem è coraggioso come lo è stato per tutto l’incontro e, apertosi il campo, va a rete, ma sul pallonetto di Nadal le gambe e la tensione lo tradiscono, e gli scappa lungo lo smash, consegnando l’accesso alle semifinali allo spagnolo, che venerdì affronterà Del Potro per la 17esima volta (11-5 i confronti diretti per Nadal, ma sono 5 pari sul cemento all’aperto).

Del Potro è un martello: rimontato Isner, è in semi allo US Open

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US Open: il robot è tornato, finale senza storia. Djokovic aggancia Sampras

NEW YORK – Nole impeccabile, del Potro non può nulla. 14esimo Slam in carriera (come Pistol Pete), il secondo dell’anno dopo Wimbledon. 71esimo titolo totale. Tornerà n.3

Luca Baldissera

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[6] N. Djokovic b. [3] J.M. del Potro 6-3 7-6(4) 6-3

Il robot da tennis inscalfibile, Novak Djokovic, è tornato: secondo Slam consecutivo, 14esimo in totale, terzo US Open, una regolarità insuperabile perfino per le bordate del volenteroso Juan Martin del Potro. Che paga, però, la poca incisività del rovescio, non compensata a sufficienza dai missili del suo fantastico dritto. Non sarà vario, o imprevedibile, o spettacolare in senso classico il gioco di Nole, ma la feroce efficacia nel macinare palleggio e recuperi fino allo sfinimento di qualsiasi avversario ha certamente il suo fascino. E sembra costruito apposta per il tennis di questi anni, per le superfici regolari e regolarizzate, con una tendenza generale all’uniformità verso la lentezza e i rimbalzi frenati e poco rapidi. Poco da dire, perfetto e pragmatico al massimo livello possibile ora.

 

Inizio a buon ritmo da parte di entrambi, tatticamente la partita si sviluppa da subito sul prevedibile binario delle accelerazioni appena possibile con il dritto da parte di Juan Martin, opposte alla manovra in difesa e al contrattacco dal lato del rovescio per Nole. L’uscita dalla diagonale sinistra è chiaramente la chiave per l’argentino, perché una volta che si trova nella posizione di poter scatenare le sue mazzate da destra, le cose si fanno difficili per il serbo. Per Djokovic, è evidente l’intenzione di non permetterglielo, tenendolo inchiodato lì con colpi profondi e angolati. Ne escono diversi scambi con schermaglie di slice tagliati in diagonale, di rovescio, da cui il primo a uscire di solito fa il punto, che sia Nole con il lungolinea bimane o Juan Martin con lo sventaglio a uscire e inside-in. Buon livello, la palla viaggia veloce, c’è il tutto esaurito sugli spalti, i tifosi argentini accennano i primi cori “Oleee, Delpo, Delpo”. I maxischermi inquadrano le consuete celebrità ospiti nei vip-box, l’applauso più forte se lo prende Jerry Seinfield, che qui a New York è una leggenda della TV e delle sit-com. L’equilibrio in campo è assoluto per oltre mezz’ora, va ai vantaggi sulla propria battuta solo Djokovic nel terzo game. E poi, sul 4-3, da 40-0 delPo si fa rimontare e brekkare a sorpresa. Bene Nole in risposta, certo, ma le colpe sono più dell’argentino, che fallisce almeno due colpi non complicati. Al servizio per il set, Djokovic chiude alla prima occasione, grazie al dritto in rete dell’argentino, 6-3. Ordinato e solido il serbo, un singolo passaggio a vuoto pagato carissimo per Juan Martin. Tennis non esattamente brillante, delPo prova a spingere di più, dall’altra parte Nole fa sempre e solamente la stessa cosa, corsa laterale, tenuta d’incontro, e occasionali contrattacchi, diciamo che ci si è divertiti di più, ma questo passa il convento.

Quasi a voler ricompensare chi ha speso centinaia di dollari per un biglietto anche per i posti più lontani, nel primo punto del secondo set Djokovic va a rete e chiude una spettacolare volée di rovescio, intercettando il gran passante lungolinea dell’avversario. Arriva il primo applauso vero e convinto del pubblico, che finora, “torcida” argentina compresa, era stato come anestetizzato dal bum-bum soporifero e regolare come un metronomo prodotto dal gioco. Sempre nel primo game, altro lampo di Nole con il passante di rovescio, che gli vale palla break, annullata, così come una successiva due punti dopo, deve stare attento delPo, se questo apparentemente perfetto Djokovic dovesse andargli via nel punteggio, riprenderlo sarebbe durissima. Ma tennis poco esaltante o meno, il serbo è impeccabile, sta lì, dà la sensazione costante di poter andare avanti a palleggiare in eterno (per fortuna non lo fa davvero), e giustamente alla fine viene premiato dagli errori di Juan Martin, brekkandolo al terzo game. Ancora applausi per il “celebrity spotting” dei maxischermi, stavolta con Meryl Streep e Gerard Butler, nel frattempo il serbo sale 3-1. Un timido coro di incoraggiamento degli argentini prova a scuotere delPo, e la cosa incredibilmente funziona: Juan Martin tiene il servizio, e poi a furia di mazzate arriva alla sua prima palla break, ma fallisce un passante. Due punti dopo, però, ne ha un’altra, scappa largo il dritto a Djokovic, ed è 3-3. Per la prima volta dall’inizio della partita, scatta un’ovazione assordante, Nole ha anche qualcosa da dire in serbo (che comprendo, ma non riferirò per decenza) a uno spettatore particolarmente chiassoso in tribuna. In generale, il match si sta “svegliando”, l’ace esterno che manda Juan Martin avanti 4-3, con una mini-striscia di 3 game consecutivi provoca un altro boato.

Con chi stia lo stadio è chiaro, ma come si sa, se c’è uno che di queste cose se ne frega altamente è Djokovic. Che però, al salire dell’intensità più emotiva che tecnica della partita, palesa le prime incertezze, subisce un bellissimo lungolinea di rovescio, e affronta ancora palla break. Per sua fortuna l’errore di delPo lo grazia, ma la sensazione è che il controllo assoluto del palleggio non sia più sua esclusiva. Un’ingenuità, con attacco dal lato sbagliato, costa al serbo la seconda palla break da affrontare in questo lottato ottavo game, ma c’è un nuovo errore in lunghezza di Juan Martin. Arriva anche il primo doppio fallo di Nole, e poi la terza occasione per delPo, ben annullata a rete dal serbo. Alison Hughes, l’espertissima arbitro di sedia, in questa fase è piuttosto larga di manica con gli sforamenti dello shot-clock, ma ci sta, gli spettatori sono molto rumorosi adesso. Finalmente, dopo 22 punti, Djokovic tiene la battuta, e siamo 4-4. Senza altri sussulti, si arriva al tie-break. Va avanti delPo di un minibreak, si fa riprendere sul 3-3, poi superare, e un dritto in corridoio gli costa due set-point contro consecutivi, 6-4. Basta il primo, concretizzato da Nole con una buona pressione da fondo, ed è due set a zero per il serbo.

Siamo a 2 ore e 16 minuti di match, le statistiche sono mediocri ma equilibrate (23 vincenti e 32 errori delPo, 22 vincenti e 27 errori Djokovic), però i punti importanti li ha fatti Nole, preciso e continuo, e il vantaggio è meritato. Nel terzo set, sul 2-1 per il serbo, Juan Martin annulla una palla break che rischia di essere definitiva con un bel servizio, poi uno scambio con difesa da alieno di Djokovic, che raccatta tutto dai teloni e alla fine incassa l’errore avversario, ne produce un’altra, e qui il rovescio lungo di delPo è gravissimo. 3-1 per Nole, potrebbe essere l’allungo decisivo. Reazione d’orgoglio dell’argentino, che si arrampica a una palla del contro-break, Djokovic si prende un warning per time violation alla battuta, viene poi battuto nello scambio ravvicinato a rete, e cede la battuta per la seconda volta nel match. Poco dopo, con i cori “Delpoo, Delpoo” che riprendono timido vigore, Juan Martin pareggia 3-3, rimettendo in carreggiata il parziale. Ma è l’ultimo colpo di coda per delPo: il break subìto due game dopo, male, con diversi errori, manda Djokovic al servizio per chiudere il match sul 5-3. Lo US open 2018 viene chiuso poco dopo da uno smash di Nole, che va a terra esultante, per poi abbracciare Juan Martin a rete. Grande torneo per Djokovic, grande stagione in generale con due titoli Major, raggiunto Pete Sampras a 14, sono 71 i tornei vinti in tutto. La classifica di lunedì lo vedrà al numero 3 ATP, il mondo del tennis lo vedrà come uno dei favoriti ovunque giocherà.

Del Potro è emozionato alla premiazione“Non è facile parlare ora, ma vi voglio bene ragazzi. Sono felice di aver giocato la finale con un avversario che è un idolo, mi dispiace aver perso, ma tanti complimenti a lui e al suo team. Non mi sono mai arreso durante i miei periodi da fermo per infortunio, con le operazioni ai polsi, lo US open è il mio torneo preferito. Grazie a tutta la gente argentina che mi ha sostenuto, grazie agli amici, uno può vincere o perdere un torneo, ma l’amore della gente che ti vuole bene vale più di qualsiasi coppa”.

Ovviamente leggerissimo Djokovic, che sta tornando alle sue vette: Il supporto di quelli che mi sono vicini, che c’erano anche quando le cose erano dure, con l’intervento al gomito, e per questo capisco bene Juan Martin, è stato fondamentale per i miei successi di quest’estate. Stare di fianco fianco a Sampras a 14 titoli, beh, posso dire Pete, ti adoro, sei il mio mito, mi sarebbe piaciuto che tu fossi qui! A Juan Martin dico che sicuramente lo rivedremo qui, con il trofeo in mano. A un certo punto, con i fan serbi e argentini, sembrava una partita di calcio, grazie ragazzi, è stata un’atmosfera fantastica per lui e per me. C’è John McEnroe? Adoro anche lui!”.

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US Open: Del Potro per il bis, Nole per raggiungere Rafa

I due non si affrontano dai quarti di finale di Roma dello scorso anno. In quell’occasione vinse Djokovic. Chi la spunterà questa volta?

Francesco Rio

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Questa sera (ore 22:00 italiane) l’Arthur Ashe Stadium sarà teatro del capitolo numero 19 della rivalità tra Novak Djokovic e Juan Martin Del Potro. Il bilancio degli scontri diretti vede il serbo in vantaggio: 14-4, ma l’argentino in più occasioni, anche quando è stato sconfitto, ha dimostrato di poter mettere in seria difficoltà Djokovic. Indimenticabile ad esempio la semifinale a Wimbledon 2013 quando Nole l’ha spuntata solo al quinto set, dopo essere stato costretto per ben due volte al tiebreak. A livello Slam Djokovic e Del Potro si sono affrontati in sole 4 occasioni e ha sempre vinto il serbo. Di queste sfide due si sono disputate proprio agli US Open: nel 2007, al terzo turno, con Nole che si impose in tre set (6-1, 6-3, 6-4) e nel 2012, nei quarti di finale, con il serbo ancora una volta vittorioso in tre parziali (6-2, 7-6, 6-4).

Sebbene i precedenti vedano Del Potro sfavorito, il tennista argentino ha già dimostrato in passato di potersi aggiudicare il torneo contro i favori del pronostico. Il pensiero di tutti va inevitabilmente all’edizione 2009, quando in una memorabile battaglia di cinque set superò il favorito della vigilia, nonché cinque volte campione a Flushing Meadows, Roger Federer. Anche in quell’occasione l’argentino superò Rafael Nadal in semifinale. Sarà solo una coincidenza?

Del Potro ha indubbiamente l’attitudine dei grandi campioni. Ha la forza mentale e fisica che gli permettono di giocare alla pari con avversari che almeno sulla carta sono più quotati. Senza i tanti infortuni, che purtroppo hanno caratterizzato la sua carriera, avrebbe certamente vinto di più soprattutto a livello di tornei dello Slam. A distanza di nove anni dall’ultima volta, il gigante di Tandil ci proverà ancora. Proverà a bissare il successo del 2009 e a scrivere una nuova pagina nella storia del nostro sport. In caso di vittoria, Del Potro raggiungerebbe nell’albo d’oro degli US Open Stefan Edberg, Andre Agassi e Patrick Rafter.

 

Dall’altra parte della rete, però, l’argentino troverà l’avversario in questo momento più difficile da battere. Dopo aver superato l’infortunio, che gli ha condizionato gran parte della scorsa stagione, Djokovic sembra essere infatti tornato grande. Probabilmente non sarà al livello del 2011 o del 2015 ma il trionfo a Wimbledon, battendo Rafael Nadal in semifinale, e quello a Cincinnati, superando Roger Federer in finale, sono una chiara conferma che il serbo ormai è tornato ad alti livelli.

Bisogna anche ammettere, però, che il cammino di Djokovic in questo torneo non è stato brillantissimo, in particolar modo nei primi turni. È stato costretto, infatti, al quarto set sia contro il modesto ungherese Fucsovics, sia contro l’americano Tennys Sandgren. È anche vero che il serbo ci ha abituato a situazioni del genere: piccole difficoltà nei primi turni e poi via dritto verso la vittoria. In ogni caso, appare evidente come il tabellone di Djokovic non sia stato troppo impegnativo, avendo affrontato comunque avversari che, anche in altre occasioni, non l’hanno mai messo particolarmente in difficoltà. Interessante notare che la testa di serie più alta che il serbo abbia affrontato prima della finale sia stato Kei Nishikori (numero 21). Diverso, invece, il discorso per Del Potro che, nel suo percorso verso la finale, ha dovuto comunque affrontare avversari più impegnativi: dal bombardiere John Isner, alla giovane promessa Borna Coric, fino al numero 1 del mondo, Rafael Nadal.

Qualora Djokovic dovesse vincere il torneo, con i suoi tre trionfi, eguaglierebbe proprio Nadal nell’albo d’oro degli US Open. Per il serbo sarebbe lo Slam numero 14, come Pete Sampras, a meno tre da Rafael Nadal e a meno sei da Roger Federer. Per Del Potro, invece, in caso di successo, come già detto precedenza, sarebbe il secondo trionfo in un torneo dello Slam. Si tratterebbe inoltre del suo 23° titolo in carriera su 34 finali disputate.

Djokovic e Del Potro si sono affrontati l’ultima volta nei quarti di finale degli Internazionali d’Italia del 2017. L’ultimo confronto sul cemento risale, invece, al torneo di Indian Wells dello stesso anno. Una curiosità statistica è che nei 18 precedenti tra i due solo in un’occasione si sono affrontati in finale: a Shanghai nel 2013 con Djokovic che la spuntò al tiebreak del terzo set. Alle Olimpiadi di Londra, invece, si affrontarono nella finale valevole per il 3° posto, con Del Potro che si impose in due set aggiudicandosi la medaglia di bronzo.

I precedenti

2017      Rome (QF) – Clay – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-1 6-4

2017      Indian Wells (R32) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 7-5 4-6 6-1

2017      Acapulco (R16) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 4-6 6-4 6-4

2016      Olympic Tennis (R64) – Hard – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 7-6(4) 7-6(2)

2013      ATP World Tour Finals (RR) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 3-6 6-3

2013      Shanghai (F) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-1 3-6 7-6(3)

2013      Wimbledon (SF) – Grass – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 7-5 4-6 7-6 6-7 6-3

2013      Indian Wells (SF) – Hard – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 4-6 6-4 6-4

2013      Dubai (SF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 7-6(4)

2012      ATP World Tour Finals (SF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 4-6 6-3 6-2

2012      US Open (QF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-2 7-6(3) 6-4

2012      Cincinnati (SF) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 6-2

2012      Olympic Tennis (Bronze) – Grass – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 7-5 6-4

2011      Serbia v Argentina WG – SF (RR) – Hard – Juan Martin Del Potro vs. Novak Djokovic 7-6(5) 3-0 Retired

2011      Roland Garros   (R32) – Clay – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro  6-3 3-6 6-3 6-2

2009      Rome (QF) – Clay – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-3 6-4

2008      Tennis Masters Cup (RR) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 7-5 6-3

2007      US Open (R32) – Hard – Novak Djokovic vs. Juan Martin Del Potro 6-1 6-3 6-4

Il 2018 di Juan Martin Del Potro

W (2): Acapulco (d Anderson); ATP Masters 1000 Indian Wells (d Federer)

F (3): Auckland (l Bautista Agut); Los Cabos (l Fognini); US Open

SF (2): ATP Masters 1000 Miami (l Isner); Roland Garros (l Nadal)

QF (2): Wimbledon (l Nadal); ATP Masters 1000 Cincinnati (l Goffin);

Il 2018 di Novak Djokovic

W (2): Wimbledon (d Anderson); ATP Masters 1000 Cincinnati (d Federer)

F (2): London/Queen’s Club (l Cilic); US Open

SF (1): ATP Masters 1000 Rome (l Nadal)

QF (1): Roland Garros (l Cecchinato)

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US Open

US Open: Osaka nuova regina, a Serena Williams saltano i nervi

Incredibile a New York: Naomi gioca un grande match e conquista il primo Slam. Serena perde la testa con l’arbitro Ramos. Gli dà del ladro, subisce “game penalty”, poi scoppia in lacrime

Luca Baldissera

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[20] N. Osaka b. [17] S. Williams 6-2 6-4 (dal nostro inviato a New York)

Una partita bella, palpitante, purtroppo rovinata alla fine da una autentica crisi di nervi di Serena Williams, che ha subito addirittura un game di penalità per aver dato del ladro all’arbitro Ramos, infuriata per una chiamata di coaching precedente. Ma nulla di tutto questo deve sminuire la splendida prestazione della ventenne Naomi Osaka, e il suo fantastico torneo. Prima giapponese di sempre a vincere un titolo Slam, sarà numero 7 del mondo.  Abbiamo assistito contemporaneamente a qualcosa di incredibile in positivo, e anche in negativo.

 

Il primo set parte subito in modo frenetico. Un paio di errori in avvio per Serena, altrettanti vincenti, un servizio imprendibile ma anche un doppio fallo, poi un ace e una bella volée: già il primo game, tenuto da Williams ai vantaggi dopo 8 punti, è bello vivace. L’impressione è che la fuoriclasse statunitense voglia evitare le pericolose partenze “diesel” delle partite precedenti, e far capire da subito a Naomi chi è che comanda. Osaka, di contro, appare un minimo contratta rispetto al solito, ma è brava a tirare il dritto con due ottimi vincenti, e tiene a sua volta la battuta, 1-1. Picchia duro Serena, con tutti i copi a partire dal servizio, tiene botta però alla grande Naomi, e un drittaccio lungo di Williams, nel terzo game, le costa il 30-40: brutto doppio fallo, il secondo, ed è break, 2-1 Osaka. Le urla “C’mon Serenaaaa!” echeggiano dopo nemmeno un quarto d’ora di match, le ragazze se le suonano di santa ragione, ci stiamo dovertendo, il livello è molto alto. Naomi è entrata in ritmo alla grande, mena dritti e rovesci da ogni angolo del campo, e con un ace allunga 3-1, che personalità. Serena alterna belle accelerazioni ed errori banali, sta commettendo un doppio fallo a game di battuta (siamo a 3), e arriva una palla del doppio break. Errore di rovescio Williams (decimo, sono tanti in 5 game), e secondo servizio ceduto, 4-1 Osaka, è un allungo che potrebbe già essere decisivo per le sorti del set. Applausi dell’intero stadio, e di Serena, per un passante di dritto in cross della giapponese, e nel punto successivo, a sottolineare una botta vincente lungolinea, arriva un “C’mon!” di Williams urlato con tutta la cattiveria del mondo.

Sta cercando di scuotersi e fa bene Serena, si conquista una palla break (la prima in suo favore), cancellata dall’ace di Naomi, ne arriva una seconda, e qui è grave il rovescio messo in rete dalla statunitense. Bastonata esterna col servizio di Osaka, che tiene di nervi e grinta, e siamo 5-1. Doppio fallo numero 4 per Williams, che riesce lo stesso ad accorciare sul 2-5, ma la situazione è preoccupante per lei. Tra un punto e l’altro, Serena boccheggia, Naomi saltella, quella tesa delle due incredibilmente non è la ventenne alla prima esperienza in finale Slam. Coerente con il suo personaggio di svagata con la testa sempre tra le nuvole, Osaka appare davvero come una che non sta dando la minima importanza a dov’è, e a contro chi sta giocando. Che fenomeno. Senza problemi, in scioltezza, Naomi chiude il set 6-2. Ricordo pochi esordi all’atto conclusivo di un Major, contro una leggenda vivente poi, gestiti e vissuti con tanta entusiasmante leggerezza. Bravissima, se Williams non cambia marcia di brutto i guai si fanno seri per lei.

Sull’1-1 del secondo set, di nuovo a rischio la battuta di Serena. Dall’angolo di Mouratoglou arriva qualche consiglio troppo udibile, e il conseguente warning per coaching. Williams, molto seccata, va dall’arbitro e gli dice “capisco che tu possa pensare che quello sia coaching, ma io non imbroglio, voglio che tu lo sappia“. Nel frattempo, Naomi continua a essere solidissima in difesa, e a picchiare come un fabbro, e si conquista la palla break. Ci vuole la miglior Serena, prima in spinta, e poi di tocco (gran palla corta) per salvarsi e salire 2-1. I “C’mon!” arrivano in serie anche da Osaka ora, il momento di tensione agonistica è evidente, e tradisce la giapponese, che mette in rete un rovescio e affronta a sua volta una palla break (la terza in tutto). Grandissimo scambio, 19 missili a tutto braccio, concluso dal lungolinea di Naomi, che annulla, ma poi va ancora sotto di un punto: la seconda opportunità per Williams viene cancellata da un ace, questa è classe. Ma siamo nella fase in cui Serena sta dando tutto, c’è la terza palla break del game, sprecata da un errore, poi la quarta, e alla fine il rovescio lungo di Osaka manda l’avversaria avanti 3-1. Ci sono volute 6 palle break alla statunitense per ottenerne uno, vediamo se l’inerzia della partita cambia.

Il sesto doppio fallo di Serena, però, seguito da un gratuito di rovescio, restituisce subito il break a Naomi, Williams infuriata frantuma la racchetta, e si prende il secondo warning, con annesso penalty point, si partirà da 15-0 per l’avversaria nel sesto game. Protesta ancora Serena con l’arbitro portoghese Carlos Ramos: “Io non ho mai imbrogliato in vita mia, non era coaching quello di prima, ho una figlia, non imbroglio, mi devi delle scuse!“, lo sfogo è quasi una crisi di nervi. Serafica e indifferente al tutto, Naomi molla quattro bastonate e pareggia 3-3. Il dritto in cross di Osaka continua a far male a Williams, che non si allunga bene sul lato destro, si conquista un’ulteriore palla break, e la trasforma passando con il dritto, 4-3. Serena continua a dirne di tutti i colori Ramos al cambio campo: “Tu stai attaccando il mio carattere, dicendo che ho imbrogliato, sei tu il bugiardo, non mi arbitrerai mai più, mi devi delle scuse, sei tu il ladro, mi hai rubato un punto!“. Inevitabile “verbal abuse”, e a questo punto viene annunciato “game penalty”. Arriva il supervisor sul campo, Serena è sull’orlo delle lacrime. “Mi è successo troppe volte questo, non è giusto, lo so che non puoi cambiare questo, ma non è giusto!“, che dramma, roba mai vista. Nulla da fare però, 5-3 d’ufficio, e serve di nuovo Williams. Tiene a zero di rabbia Serena, 5-4, e continua a protestare con il supervisor, adesso sta apertamente piangendo, è una scena surreale e sinceramente triste, non in positivo. Ricorda la scenata del 2009 contro Kim Cljisters, con il litigo con la giudice di linea, e la conseguente squalifica.

Senza fare una piega, Naomi tiene il servizio a 30, e chiude lo US Open femminile con una battuta vincente esterna, conquistando il suo primo Slam in un’atmosfera purtroppo molto strana, che peccato. Fantastica Osaka a non scomporsi nella caciara che si è scatenata, una serenità mentale incredibile. Serena la abbraccia e si scusa con lei, ma poi va ancora a muso duro a chedere conto del suo operato a Ramos. Rimane una favolosa cavalcata di questa ragazza così fuori dagli schemi, solare, ma fortissima, la speranza è che questo primo grande trionfo non venga ricordato più per l’autentico “sbrocco” di Williams. Perchè stasera è definitivamente nata una stella, e brillerà a lungo.

Non voglio parlare di nulla, vi dico solo che lei ha giocato alla grande, ha vinto il suo primo Slam“, dice Serena in lacrime alla fine. “Siamo positivi, e festeggiamo Naomi, basta fischi, congratulazioni  a lei, se lo merita. Spero tanto di tornare qui a giocare l’anno prossimo“. Tanto istintiva ed emotiva in campo, altrettanto consapevole e sportiva nel voler subito smorzare i toni dopo il match per non rovinare la festa di Osaka, almeno questo a Williams va riconosciuto. “Mi dispiace che sia finita così, so che tutti facevano il tifo per lei“, dice quasi sottovoce una dolcissima Naomi.Grazie per aver guardato la partita. Significa molto per me che mia mamma sia venuta a vedermi, non lo fa spesso. Sognavo di giocare con Serena in una finale allo US Open, sono felice che sia potuto succedere, grazie”.

Resiste quindi il record di 24 Slam di Margaret Court, curiosamente conquistato qui allo US Open questo stesso giorno di 45 anni fa, l’8 settembre del 1973.

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