Australian Open, Sinner verso l'esordio: "Sono uno normale"

Focus

Australian Open, Sinner verso l’esordio: “Sono uno normale”

Si allena con Roger e Rafa, McEnroe lo vede in top ten, ma lui assicura: “Non ho ancora vinto niente, solo le Next Gen Finals”. Inizierà il suo secondo Slam contro il qualificato Purcell

Pubblicato

il

Jannik Sinner - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dopo aver iniziato a far parlare di sé il grande pubblico nemmeno un anno fa con il trionfo al Challenger di Bergamo, si appresta ad affrontare la sua seconda apparizione nel tabellone principale di uno Slam nonché l’esordio assoluto in quel di Melbourne. Parliamo naturalmente di Jannik Sinner, l’ultima promessa azzurra a divenire già realtà con quell’attuale 79° posto del ranking, inimmaginabile (almeno) fino a metà della scorsa stagione ma che alcuni considerano già troppo stretto. Si spiega così la necessità sentita da coach Piatti di replicare a qualche critica levatasi dopo le due sconfitte incassate dal suo pupillo in altrettanti match di inizio di 2020, questa settimana a Auckland da un Benoit Paire in grande spolvero e prima ancora a Bendigo dalla speranza finlandese Emil Ruusuvuori, ventenne ormai prossimo all’ingresso in top 100 che, tuttavia, non sarà tra i 128 al via questo lunedì, inaspettatamente eliminato nel torneo di qualificazione.

Due sconfitte che spiegano l’autoironica risposta del diciottenne altoatesino, nel corso dell’intervista a Stefano Semeraro per il Secolo XIX, a proposito dell’obiettivo che si prefigge all’Australian Open: “Beh, vincere una partita quest’anno già sarebbe qualcosa” è la battuta spontanea a cui fa subito seguire una riflessione più attenta, pur senza caricarla di aspettative: “Scherzi a parte, vediamo come me la cavo al meglio dei cinque set, se riuscissi a fare due o tre match di fila. Mi sento pronto. O forse no…”.

CHIAMALI SPARRING PARTNER – Certo non possiamo essere noi a fornire certezze al riguardo ma, di sicuro, i nomi di coloro che in questi giorni si sono dati il cambio dall’altra parte della rete per allenarsi con il nostro testimoniano come il talento e i mezzi di Jannik siano già conosciuti (e riconosciuti) nel circuito: nientemeno che Roger Federer e Rafa Nadal, nell’attesa di una sessione domenicale con Novak Djokovic. Tanto da rendere quasi superfluo citarne un quarto, il numero 7 del mondo Sascha Zverev. Al riguardo, Sinner conferma che “è una fortuna giocare con loro perché imparo tante cose. Magari mi capitasse anche nel torneo”. Non ci si può che associare a questa speranza, anche perché significherebbe raggiungere almeno gli ottavi, turno di teorico incrocio con Federer.

 

PARACADUTE – Ogni cosa a suo tempo, però: prima di un’eventuale, interessantissima sfida al secondo turno con Denis Shapovalov, si comincia affrontando il qualificato australiano Max Purcell, 21 anni e numero 216 del mondo, contro il quale Jannik metterà in campo i progressi che stanno alla base della sua principale aspettativa per questa stagione, vale a dire “di migliorare sempre. Ho lavorato sul servizio, mi sono irrobustito, con il dritto ora riesco a fare più gioco, mentre prima manovravo soprattutto con il rovescio. Devo giocare almeno sessanta partite. E prepararmi ai giorni difficili, che verranno”. Una consapevolezza indispensabile e tutt’altro che scontata per chi ha sperimentato una rapidissima progressione nella passata stagione e ha scavato un solco di oltre 200 posizioni tra sé e il secondo coetaneo più forte, il taiwanese Chun-hsin Tseng, n. 304 ATP dalla data di nascita impegnativa (quell’8 agosto di Federer già rivendicato da Felix Auger-Aliassime). Non a caso, gli viene chiesto se è preoccupato dal fenomeno tipicamente nostrano per cui il passaggio da eroi a falliti è particolarmente rapido. “No, è normale per uno sportivo”, risponde Sinner. “Te ne devi fregare. Anche quando ti dicono che diventerai numero 1”.

NATURALE – Tra i genitori che sono rimasti nel loro ruolo (“ogni tanto mi arriva un messaggio di mio padre, ‘tutto bene?'”), due o tre amici con cui sta bene e può rientrare nei panni del ragazzo che ancora è (“a Natale siamo andati a sciare, ci siamo mangiati una pizza, abbiamo giocato alla playstation”), un coach con cui c’è grande intesa (“iniziamo a discutere su una cosa e poi scopriamo di pensarla allo stesso modo”), il compagno di doppio ideale (“Paolo Lorenzi, ci capiamo al volo e ci divertiamo un sacco”) e un “no comment” sull’eventuale presenza di una fidanzata, Jannik dimostra di trovarsi a suo agio nelle più disparate occasioni. Come nel programma di Fabio Fazio: “Macché imbarazzo” assicura a proposito dell’apparizione in prima serata, “è stato divertente. Fa più paura giocare sul centrale di uno Slam che parlare dieci minuti in TV”. Oppure nel video natalizio con Sharapova: “Maria fa tutto meglio: cantare, ballare, vestire” ammette con grande ammirazione, pur con un piccolo appunto, “a tennis almeno me la gioco”.

DAVIS MA NON SUBITO –Non convocato per le Finali alla Caja Mágica e non iscritto all’ATP Cup, ci si interroga su quando sarà il momento della sua prima con la maglia azzurra in vista del turno di qualificazione di Coppa Davis, con l’Italia che giocherà a Cagliari il 6 e il 7 marzo. “Non devo avere fretta di giocarla. Ho diciotto anni, c’è tempo. Poi, magari, se ci sarà un match importante…”. E pare che nessuno consideri tale l’impegno con la Corea del Sud. Per non parlare delle condizioni (temporali, ambientali, geografiche) che caratterizzano l’appuntamento. “Si gioca sulla terra la settimana prima del cemento di Indian Wells, fai un viaggio lungo e magari devi giocare subito su una superficie diversa. Sto ancora crescendo, devo stare attento”.

FUTURO, IPOTESI E UMILTÀ – Il 2020 è da più parti annunciato come l’anno in cui i giovani finalmente sorpasseranno i Big 3 – previsione non certo nuova. Il campione next gen in carica è possibilista, anche se, più che a un sorpasso dei primi, sembra alludere a una freccia a destra verso l’uscita dei secondi. “Può essere, anche i tre grandi prima o poi dovranno andarsene, no?”. Il suo favorito per la vittoria Slam tra coloro a cui è rimasta attaccata la targhetta ‘next gen’ è… “Medvedev. Tsitsipas ci può andare vicino. O magari Berrettini. I nomi sono tanti, il bello del tennis è che tutto o quasi può cambiare in qualsiasi momento. Ancora chiamato a ipotesi futuribili, per le ATP Finals 2021, le prime che si disputeranno a Torino, Jannik ipotizza la presenza di “Berrettini, Medvedev, Tsitsipas, Thiem, Djokovic, De Minaur, Shapovalov e Nadal” tenendo sé stesso come riserva. Considerando che mancano ancora due stagioni piene, che un mese fa ha ricevuto il premio come giocatore più migliorato e che per John McEnroe è “un talento raro, dategli 2-3 anni e sarà nella top 10”, non sembra che la risposta si distacchi troppo dall’abituale umiltà. Ma è davvero così o fa solo finta? “Perché me la dovrei tirare?” ribatte con decisione. “Non ho ancora vinto niente, solo le Next Gen Finals. Sono uno normale”.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Sinner non si distrae a Marsiglia: batte Gombos e si guadagna Medvedev

MARSIGLIA – Altra prestazione di grande sostanza per Jannik, che rimonta un pericoloso svantaggio nel tie-break del secondo set. Giovedì una sfida molto stimolante contro il russo

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

da Marsiglia, la nostra inviata

J. Sinner b. [Q] N. Gombos 6-4 7-6(5)

Buona la prima in quel di Marsiglia per Jannik Sinner. Il giovane azzurro supera il primo avversario dell’Open 13, il qualificato Norbert Gombos (102 ATP), con lo score di 6-4 7-6(5). Sempre in spinta, aggressivo e centrato, Jannik ha gestito benissimo un avversario di maggiore esperienza (Gombos ha 29 anni) ma più falloso. Nonostante l’interruzione del match a causa di un allarme antincendio scattato per errore, l’azzurro ha saputo ritrovare concentrazione e le giuste misure. Giovedì lo attende la testa di serie n. 1 del torneo, il russo Daniil Medvedev.

 

AVANTI JANNIK – Un primo set giocato con autorevolezza da Jannik Sinner che, nonostante il testa a testa fino al 4-4, sul 5-4 è bravissimo a procurarsi tre preziose palle break e a chiudere la prima frazione 6-4. Fin dai primi punti, il giovane azzurro appare centrato ed estremamente aggressivo. Sempre in spinta e con i piedi dentro il campo, Jannik colpisce mettendo pressione all’avversario, imponendogli un ritmo serrato da fondo con palle tesissime e profonde. Sfumano due occasioni per ottenere il break sul 2-1, ma l’allievo di Piatti non si scompone; paziente e preciso, riesce a fare la differenza nel momento cruciale e a far suo il primo set. Un tennis di spinta e propositivo caratterizza anche il gioco dello slovacco, che cerca di far muovere da una parte all’altra del campo l’azzurro alla ricerca del colpo risolutore nel momento opportuno. Purtroppo per lui, in questo settore del gioco Sinner sembra già più forte. Come se non bastasse, il 18enne si inventa un colpo sensazionale che risulterà decisivo per la vittoria del parziale.

L’inizio del secondo set ripropone più o meno il copione dell’avvio del primo; c’è grande equilibrio tra i due anche se lo slovacco commette qualche errore di troppo, pressato senza sosta da Sinner.

Gombos cerca angoli estremi, costringendo l’avversario a spostamenti laterali ed è così che si procura due palle break sul 2-2. Non si fa attendere la reazione dell’altoatesino che le annulla entrambe per poi aggiudicarsi il vantaggio sul 3-2. Sinner sale ancora 4-3 e in quel momento scatta un allarme che costringe l’arbitro a interrompere il gioco. Per ingannare l’attesa, Sinner presta la racchetta a una bimba che comincia a palleggiare con un altro ragazzino, mentre Sinner si improvvisa raccattapalle, dimostrando grande naturalezza. Gli addetti non riescono a disattivare l’allarme antincendio che continua a risuonare per oltre trenta minuti e i giocatori decidono di rientrare negli spogliatoi.

Alla fine, la fastidiosa sirena viene interrotta e il gioco rirende. Gombos però non ha intenzione di mollare e, a differenza del primo set, raggiunge Sinner sul 5-5 per poi costringerlo al tie-break. Ora è lo slovacco a imporsi nei primi punti, la sua aggressività paga e prende il largo sul 3-0 e poi sul 4-1. Jannik appare teso, si disunisce e perde in precisione, ma rimarrà un momento isolato. Sinner accorcia sul 3-4 ma Gombos varia di più adesso, fa spostare l’avversario per poi sorprenderlo con una smorzata che lo manda avanti 5-3. Qui si incrociano un errore piuttosto sanguinoso dello slovacco e la solita serenità con cui Sinner affronta i momenti di difficoltà, che non è certo quella che si attribuirebbe a un diciottenne: ne scaturisce un 5-5 che diventa pochi istanti dopo un match point a seguito di un poderoso siluro di dritto. E finisce qui. Braccia al cielo per l’allievo di Piatti che ha gestito in modo soddisfacente un match per nulla semplice. E pensare che un anno fa esatto, il 18 febbraio 2019, Sinner vinceva il suo esordio nel challenger di Bergamo da cui è cominciato tutto. Quegli 80 punti da difendere – dopo la vittoria di oggi ne restano 60 – non fanno alcuna paura.

Il tabellone completo

Continua a leggere

Focus

Clijsters 3.0: “A un certo punto mi sono sentita davvero bene”

Sorrisi e buone sensazioni per la quattro volte campionessa Slam, rientrata nel circuito a Dubai a 36 anni e con tre figli. “Jack, il secondo, mi ha chiesto di perdere subito per tornare presto a casa”

Pubblicato

il

Kim Clijsters - Dubai 2020 (via Twitter, @ReemAbulleil)

Quel secondo set combattuto spalla a spalla con Garbine Muguruza ha tolto il velo malinconico che sembrava avvolgere il ritorno di Kim Clijsters. La campionessa belga (36 anni e 41 titoli in bacheca, di cui quattro Slam) è riuscita così a non far archiviare la sua presenza a Dubai come semplice operazione nostalgia. “Gioco per vincere, quindi non posso essere pienamente soddisfatta del match – ha dichiarato al sito belga tennisplaza.bema a un certo punto mi sono sentita veramente bene in campo, avevo quasi la sensazione di poter vincere il secondo set. Ho cominciato a leggere meglio il suo gioco e altre piccole cose hanno cominciato a funzionare. Alla fine, posso dire che ho ancora voglia e forse anche modo di fare bene“. Mica poco, dopo tre figli e – soprattutto – 2728 giorni dall’ultima partita ufficiale.

BUON VENTO – Se il primo set può essere interpretato come un significativo crash test – di fronte c’era comunque la fresca finalista dell’Australian Open – nel secondo parziale Clijsters ha persino mostrato un’insospettabile tenuta atletica, al netto della forma fisica non ottimale. Che fa parte del gioco. Considerando età e percorso alle spalle, reggere il ritmo di scambi che sono andati prolungandosi non era così scontato. “Bisognerà vedere come il mio fisico reagirà nel day after – ha ammesso, con il sorriso -, durante la partita mi sentivo bene, mi prendevo qualche secondo in più per respirare però non avevo particolari problemi. Nel secondo set ho anche avuto la sensazione di controllare alcuni scambi, non è poco considerando come ero partita. Mi porterò questa bella sensazione nei prossimi match“. Quelli in programma a Monterrey, tra un paio di settimane, seconda tappa dell’operazione rientro.

SERENITÀ – La consapevolezza, in ogni caso, sembra essere quella di chi non ha paura di macchiare la gloria passata con eventuali scivoloni. “Scrivetene pure, non ho problemi – ha scherzato in sala stampa alle domande sulle prospettive future – sarà che sono più vecchia e non mi interesserà neppure tanto, però fate pure. Io per prima sono una che fissa la barra molto in alto“. Dall’altra parte della rete, Garbine Muguruza ha sperimentato sulla sua pelle l’effetto sorpresa di un secondo set nel quale ha dovuto sudare molto più del previsto. “Credo Kim abbia giocato molto bene in quella fase – l’analisi della spagnola – il suo livello di gioco a partire dal secondo set ha reso la partita molto divertente“.

 

“MAMMA, TORNA PRESTO” – Oltre ogni discorso tecnico, la campionessa belga ha aperto anche una finestra sul suo dolcissimo dietro le quinte. “Non sono ancora riuscita a parlare con i miei figli – ha raccontato nel post match – da qui è difficile collegarsi a FaceTime, siamo solo riusciti a mandarci qualche messaggio vocale sparso qua e là, quindi non so bene cosa stiano pensando. Sulla decisione del mio ritorno al tennis c’è Jade (12 anni) che ha approvato: lei può capire, gioca a basket, viene in palestra con me per la preparazione fisica. Mi fa pensare a quando ero più giovane ed ero io ad andarci con mio padre mentre lui, da calciatore, faceva riabilitazione per il ginocchio. Jack, il secondo (sette anni), mi ha chiesto di perdere subito, così da poter tornare presto a casa. Blake, nato nel 2016, non può capire. Jade da piccola ha già viaggiato con me nel circuito, ora inizieranno a farlo anche gli altri due nelle prossime settimane. Sarà bello averli con me a Monterrey e Indian Wells“.

Continua a leggere

WTA

Insurrezione a Dubai: fuori Kenin, Bencic e Svitolina

La regina di Melbourne diventa l’ennesima vittima stagionale della lanciatissima Rybakina. La campionessa uscente cede a Pavlyuchenkova dopo aver vinto i primi diciannove punti del match. Giornata storta per l’Ucraina: fuori anche Yastremska

Pubblicato

il

Gli organizzatori probabilmente avrebbero preferito altri risultati, ma il tennis, tra le sue molte qualità, ha soprattutto quella di essere imprevedibile, specie se si parla di circuito femminile. Nel giorno del lancio del coaching dagli spalti, hanno salutato emiri ed Emirato tre alte teste di serie; tre top ten, per giunta, che ci saremmo aspettati di ritrovare nei pressi del weekend. Si parta dalla fine, visto che l’eliminazione di Sofia Kenin, alla prima uscita dopo il trionfo all’Open d’Australia, è notizia di ampio rilievo, anche se il sorteggio, che comunque non sarebbe potuto essere magnanimo visto il cut-off da capogiri del torneo, le aveva riservato l’avversaria peggiore possibile tra quelle sprovviste di una testa di serie.

Elena Rybakina sta macinando scalpi con ritmi che iniziano a essere inquietanti: per le avversarie, s’intende. Con quella ottenuta oggi a danno della quinta favorita in gara, il bilancio del suo detonante inizio stagione dice sedici vittorie e tre sconfitte, con tre finali già conquistate e l’immacolato record quando la partita si è protratta al set decisivo: sette su sette. Impressionante. Impressionante come la freddezza della ragazza, la quale ha accolto il successo sulla collega più sponsorizzata del momento quasi avesse prevalso in allenamento sulla sparring partner di turno.

E dire che s’era messa male: Kenin avanti un break e quasi, se non proprio, in controllo sulle ali di una fiducia inattaccabile. Ma Rybakina ha le proprie certezze, e a quelle s’è affidata senza smarrire la strada maestra. Al servizio, prima di tutto, fondamentale con cui guida la classifica 2020 per numero di ace messi a segno, che le ha permesso di stare agganciata e di sfruttare il primo passaggio a vuoto di Sofia. Comunque salvatasi al tie break, la numero sette del mondo non ha mai trovato la propria zona di comfort e ha ceduto abbastanza di schianto il secondo set, affannandosi a rincorrere specie sulla diagonale destra senza riuscire a muovere Rybakina, il cui tallone d’Achille starebbe proprio nel gioco di piedi.

 

Costretta alla volata, Kenin è sempre stata sotto, tanto nel punteggio quanto nello scambio, e la palla break, pericolosissima, salvata con la combinazione servizio-rovescio nel quarto gioco della partita decisiva non è valsa a garantirle la serenità tipica dello scampato pericolo. Vistosamente abbandonata dal servizio – per lei appena una prima in campo su due nel terzo set e sei doppi falli in totale – l’americana di Mosca ha finito per capitolare al secondo match point avverso nel nono gioco, dopo che il primo era stato cancellato da hawk-eye per un paio di millimetri illegali.

Rybakina nel secondo turno affronterà Siniakova, in ripresa dopo un periodo di appannamento e oggi capace di rifilare un bagel nel terzo a Karolina Muchova. Il tabellone, in attesa dei debutti di Simona Halep e Karolina Pliskova, si è aperto in modo interessante: perché hanno lasciato Dubai dirette a Doha anche Elina Svitolina e Belinda Bencic, rispettivamente terza e quarta testa di serie. La svizzera, addirittura campionessa uscente, ha ceduto di schianto a Pavlyuchenkova una partita in cui aveva vinto i primi diciannove punti in fila. L’ex Maestra di Odessa, per la quale forse dovremmo iniziare a parlare di crisi, ha raccolto appena tre giochi contro Jennifer Brady. La giornata storta dell’Ucraina è poi proseguita con l’eliminazione di Dayana Yastremska, incapace di difendere un vantaggio di cinque a due nel terzo dalla rimonta di Veronika Kudermetova.

Nel cataclisma generale e in attesa della settima testa di serie Sabalenka, l’unica tra le graduate a passare il turno quest’oggi è stata infine Petra Martic, facilmente districatasi dalle insidiose ragnatele di Su-Wei Hsieh. Semifinalista della scorsa edizione, la quadrumane da Taipei sarà costretta a lasciare la Top 50.

Risultati:

[Q] K. Siniakova b. K. Muchova 6-4 4-6 6-0
[Q] J. Brady b. [3] E. Svitolina 6-2 6-1
[Q] K. Mladenovic b. [Q] A. Sasnovich 6-4 6-3
A. Pavlyuchenkova b. [4] B. Bencic 1-6 6-1 6-1
[Q] V. Kudermetova b. D. Yastremska 5-7 6-3 7-6(2)
[8] P. Martic b. [LL] S-W. Hsieh 6-4 6-3
[SE] E. Rybakina b. [5] S. Kenin 6-7(2) 6-3 6-3
A. Kontaveit b. [Q] S. Cirstea 6-1 6-3
[7] A. Sabalenka b. M. Sakkari 6-2 4-6 6-1

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement