Coric: 'Scioccato quando ho saputo di avere il coronavirus'. Su Kyrgios: 'Proprio lui fa la predica...'

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Coric: ‘Scioccato quando ho saputo di avere il coronavirus’. Su Kyrgios: ‘Proprio lui fa la predica…’

Positivo al tampone durante l’Adria Tour, Borna Coric è tornato in campo a Belgrado (“Sono lontano dal mio miglior tennis, ma mi sono allenato bene e non ho perso la forma con lo stop”) e si prepara al tour de force della ripartenza (“L’idea è di giocarli tutti”). E non risparmia una frecciata a Kyrgios

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Borna Coric - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dopo l’Adria Tour di Zara e la successiva quarantena post contagio, a Belgrado si è rivisto in campo Borna Coric. Il tennista croato ha partecipato all’Eastern Europe Championship, l’esibizione organizzata da Janko Tipsarevic sui campi della sua Accademia, dove è stato battuto in finale da Filip Krajinovic dopo due set molto combattuti. In realtà Borna, dopo aver sconfitto al primo turno il turco Kirkin, era stato superato in semifinale da Damir Dzumhur che però ha dovuto dare forfait, permettendo così al n. 33 ATP di sfidare il giocatore serbo, che lo sopravanza di una posizione nella classifica mondiale. “Ovviamente ero lontano dal mio miglior tennis e anche Filip non è al top della forma, ma abbiamo giocato un bel match” ha dichiarato Borna Coric al quotidiano croato Jutarnji List.

Inevitabile riavvolgere il nastro e tornare a quanto accaduto a Zara, ormai più di un mese fa. Domenica pomeriggio la notizia della positività di Dimitrov, i test a seguire in serata e poi il giorno dopo la scoperta che anche lui aveva contratto il virus. “Quel lunedì c’è stato veramente il caos. Tantissime informazioni, chiamate, persone… È stato pesante leggere quegli articoli e quei commenti negativi ma non posso prestare troppa attenzione a quello che gli altri dicono e pensano. Ho accettato da tempo che è un qualcosa che fa parte della mia vita e della mia carriera”.

Borna ha ammesso di essere rimasto scioccato quando ha saputo di essere risultato positivo al test. “Sì, letteralmente. Anche perché non avevo nessun sintomo e non ne ho avuti neanche dopo. Né febbre, né altro”. Fortunatamente per lui e per Djokovic (“Ci siamo scambiati dei messaggi un paio di volte, per sapere come andava e se avevamo dei sintomi. A quanto so, anche lui non ne ha avuti”) possiamo dire, considerato anche quanto recentemente dichiarato Dimitrov, che invece ha avuto una convalescenza per niente facile.

 

La quarantena per il n. 1 croato è stata perciò tranquilla, dopo un po’ anche troppo. “I primi dieci giorni in isolamento li ho vissuti senza problemi, sinceramente. Avevo bisogno di un po’ di tranquillità e di stare un po’ da solo per staccare da tutto. Dopo però è diventato noioso e monotono, non sapevo cosa fare. Ok, mi sono allenato, avevo il tapis roulant ed i pesi e ho mantenuto la forma, tanto che dopo tre giorni di allenamento in campo ero già fisicamente ad un buon livello. Di solito dopo due settimane di stop ho bisogno di sei settimane circa per tornare in forma, invece stavolta è stato più semplice e mi sono da subito allenato bene, sia i primi giorni a Zagabria che poi per una decina di giorni a Spalato. Ed è stato un bene anche che siamo riusciti a metterci d’accordo per questa esibizione, così ho potuto provare un po’ la sensazione della partita vera”.

Parlando di Zara e dell’Adria Tour non si poteva non affrontare la questione delle critiche al torneo e all’organizzazione per quanto accaduto. “Non mi piace ‘fare il generale dopo la battaglia’ (modo di dire croato, equivalente al nostro “parlare con il senno di poi”, ndr) non è nel mio stile, ed è una cosa che non andrebbe fatta. Sono decisamente dispiaciuto che il torneo sia finito in questo modo, perché era una storia positiva, a carattere umanitario, abbiamo giocato a tennis dopo tanto tempo ed eravamo tutti felici di questo. Il fatto è che ci eravamo tutti un po’ rilassati perché fino a pochi giorni prima dell’inizio del torneo, eravamo a zero contagi o a un contagio al giorno. Ci siamo dati un motivo per “mollare” mentalmente. Per quanto riguarda le colpe, non entrerei nei dettagli né punterei il dito contro qualcuno, perché non sappiamo chi è stato il primo a portare il virus e se qualcuno avrebbe dovuto fare il test…”.

CONTRO KYRGIOS… E A FAVORE DELLO US OPEN

A Coric è stato chiesto di commentare le critiche di Kyrgios all’Adria Tour. Come suo solito, Borna è stato molto diretto. “Lui è così, non ci sono altre spiegazioni. Ho letto quello che ha scritto, ma non mi interessa assolutamente perché anche a lui piace essere ‘generale dopo una battaglia’. Se fosse qualcun altro a tenere lezioni e a fare prediche potrei capirlo, ma che lo faccia proprio Kyrgios… non è realistico. Ma va bene, è il suo stile. Lui “funziona” così, non ho nessun problema al riguardo, né mi dà fastidio a livello personale”. Kyrgios aveva anche attaccato duramente Zverev, un altro partecipante dell’Adria Tour, quando ha violato l’autoisolamento che si era imposto dopo essere risultato negativo ai test – “Sono d’accordo che non andava bene e che Zverev ha agito male, ma non vedo la necessità di apostrofare dei colleghi in quel modo. Io non lo farei, ma di nuovo: è Kyrgios”.

Borna Coric – Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Sulla questione dei test non effettuati a inizio torneo dagli organizzatori, in quanto le regole croate non prevedevano l’obbligo dei test all’ingresso, Coric ha aggiunto: “Certo, l’ho detto anch’io, ma dall’altro lato capisco le persone che hanno sentito una minaccia per la propria sicurezza, specialmente se appartenenti a categorie a rischio. Rispetto l’atteggiamento di tutti”.

Chiusa la pagina di Zara, si è parlato del futuro e della ripartenza del circuito ATP dal 24 agosto, con la disputa nelle sette settimane successive di due Slam e tre Masters 1000, senza soluzione di continuità, ma non del classico swing cinese ad ottobre. Coric ha confermato che al momento la sua intenzione è quella di partecipare a tutti e cinque gli eventi in programma. “Sì, il piano è giocare tutti i tornei, anche Madrid che inizia subito dopo lo US Open. Anche se dovesse sorgere qualche complicazione, meglio iscriversi al torneo e poi eventualmente cancellarsi piuttosto che dover chiedere successivamente una wild card. C’era da aspettarselo che l’ATP annullasse la tournée in Cina e che da Madrid alla fine della stagione si giocasse solo in Europa”.

Sulle strettissime misure di sicurezza sanitaria che molto probabilmente dovrà seguire a New York, Coric si è dichiarato del tutto tranquillo.Non ho assolutamente nulla in contrario ad alcuna misura di sicurezza, sono “easy going” da questo punto di vista. Sarà come dovrà essere, se le regole saranno uguali per tutti allora dovrò seguirle anch’io. E se hai deciso di andare negli USA allora è logico che tu debba rispettare le regole che troverai lì ad attenderti”.

Alla domanda se fosse a conoscenza se qualcuno dei suoi colleghi oltre a esprimere le proprie perplessità abbia già deciso di non andare negli USA, Borna non ha saputo dire molto (”Che io sappia nessuno, ma non ho seguito con attenzione, quindi non posso dirlo con sicurezza”, dato che ha ammesso di aver voluto evitare di seguire la questione. “Ho voluto semplicemente “staccare”, decidendo di non pensarci, perché sennò mi preoccupavo troppo e sapevo che la cosa non è minimamente nelle mie mani. Sono felice di potermi allenare, ma se giocheremo oggi, domani o tra un mese, non dipende da me.”

In chiusura, Borna ha commentato la decisione di Wimbledon di pagare il montepremi ai giocatori che in virtù del loro ranking sarebbero entrati in tabellone. ”È un bellissimo gesto, specialmente di questi tempi in cui un aiuto serve a tutti, ad alcuni di più, ad alcuni di meno. I giocatori migliori probabilmente non dipendono da questo, ma ad alcuni questi soldi salveranno la carriera. Sono rimasto sorpreso, non sapevo che stessero pensando a questo. In generale in questi mesi nel tennis c’è stata solidarietà, ed è una cosa necessaria per noi, se consideriamo che ci sono delle grandi differenze tra i premi, ad esempio, tra il n. 10 ed il n. 80 o tra il n. 30 ed il n. 100. È un bene che i giocatori si siano presi cura l’uno dell’altro“.

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WTA Lexington, Serena: “Non faccio programmi, giocherò i tornei che si disputeranno”

Ritorno del circuito WTA negli USA e ritorno in campo di Serena Williams. Potenziale scontro al secondo turno con Venus o con Azarenka

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Serena Williams - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Si è finalmente consumato sabato a Lexington, Kentucky il primo atto della stagione agonistica WTA sul suolo statunitense. Il Top Seed Open presented by Bluegrass Orthopaedics, torneo International da $202.250 nato dallo “spin off” della versione femminile del Citi Open di Washington, ha iniziato i primi turni di qualificazione e alcune delle giocatrici più blasonate in tabellone hanno incontrato (via teleconferemza) i rappresentanti della stampa.

Tra queste c’è stata anche la 23-volte campionessa Slam Serena Williams, che si è insolitamente iscritta a un torneo di livello International per ritrovare le sensazioni agonistiche dopo i lunghi mesi di stop ed essere al meglio per l’assalto al record di vittorie nei tornei del Grande Slam che da due anni le sfugge.

Non avrei mai pensato di giocare in condizioni come queste, ma forse il futuro va in questa direzione, con distanziamento sociale e telecomunicazioni – ha detto la campionessa americana, che ha trascorso tutto il periodo del confinamento nella sua abitazione di West Palm Beach con la propria famiglia – La pandemia mi ha insegnato a non programmare, perché le cose possono cambiare molto velocemente. Penso di giocare i tornei che riusciranno ad andare in scena, senza pormi degli obiettivi a priori”.

 

Il problema più complicato da risolvere per Serena al fine di poter continuare la preparazione durante la pandemia è stato quello di trovare un nuovo gruppo di fisioterapisti, dato che il suo team “titolare” è basato in Europa e non poteva arrivare in Florida a causa delle restrizioni ai viaggi. “Risolto quel problema – ha spiegato Williams – non è stato tutto troppo diverso dal solito, anche se ovviamente non sono potuta andare in palestra, e forse non ci andrò per parecchio tempo. Fortunatamente non faccio pesi, i miei bicipiti me li ha forniti direttamente la mia mamma, ma mio marito mi ha aiutato a costruire una palestra in casa, così come un campo da tennis. Il campo è una specie di rifugio per me, avrei dovuto pensarci 20 anni fa, ho cercato di chiamare quanti più giocatori possibile ad allenarmi con me, con la scusa che la superficie era esattamente quella dello US Open”.

L’aver trascorso questo periodo in Florida, dove l’epidemia si sta diffondendo in maniera molto rapida, ha costretto Serena a non lasciare nulla al caso per quel che riguarda le precauzioni: “Viaggio con circa 50 maschere, non vado da nessuna parte senza, tutti quelli che sono nella ‘Serena bubble’ sono estremamente prudenti, si parla della vita di ognuno”. L’embolismo polmonare che la tennista americana ha subito subito dopo il parto le ha compromesso la capacita dei suoi polmoni, quindi anche per questo motivo è preferibile evitare di contrarre il CoV-SARS-2. “Fisicamente mi sento in forma, ma la forma partita è un’altra cosa. Non mi sento ancora in piena forma, i match mi diranno a che punto sono”.

Il tabellone ha accoppiato Serena Williams, testa di serie n.1, alla connazionale Bernarda Pera (n. 60 ATP) al primo turno per poi eventualmente riservarle un impegno da scintille al secondo contro la vincente della sfida tra sua sorella Venus Williams e l’ex n.1 del mondo Victoria Azarenka.
Impegno potenzialmente complicato al secondo turno anche per la seconda del seeding, la bielorussa Aryna Sabalenka, che dopo Madison Brengle all’esordio potrebbe trovare la sedicenne Coco Gauff (n. 52).

Questi i quarti teorici:

[1] S. Williams – [7] S. Stephens
[4] A. Anisimova – [5] Y. Putintseva
[6] M. Linette – [3] J. Konta
[8] O. Jabeur – [2] A. Sabalenka

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Il tabellone di Praga: Giorgi e Paolini possono incontrarsi al secondo turno. C’è Halep

In Repubblica Ceca torna in campo la numero 2 del mondo, che esordirà contro Polona Hercog. Giorgi sceglierà di partecipare?

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Simona Halep - Roland Garros 2018 (foto @Gianni Ciaccia)

Il Prague Open, secondo torneo femminile di questa ‘nuova’ fase della stagione, è pronto a cominciare in una settimana che vedrà lo svolgimento di un altro WTA International – il Top Seed Open di Lexington.

A Praga rivedremo in campo Simona Halep oltre ad alcune giocatrici che hanno già esordito a Palermo, tra cui Martic, Yastremska, Siegemund e le italiane Jasmine Paolini e Camila Giorgi; quest’ultima è ancora in gioco nel torneo siciliano e in semifinale è opposta a Fiona Ferro (anche lei è iscritta al torneo di Praga). Nel primo pomeriggio è stato sorteggiato il tabellone principale ed è iniziato il torneo di qualificazione, dal quale è stata eliminata l’unica italiana presente, Giulia Gatto-Monticone.

Di seguito gli accoppiamenti del main draw:

 

Giorgi e Paolini, rientrate nel taglio a seguito di alcune defezioni, cominceranno il torneo rispettivamente contro una qualificata e contro Elise Mertens; per Jasmine si tratta chiaramente di un incrocio molto complicato, poiché la belga è la terza testa di serie del torneo, ma in caso di doppia vittoria le italiane si incontrerebbero al secondo turno.

Simona Halep indosserà la casacca di favorita e inizierà contro Polona Hercog, per poi affrontare eventualmente una tra la connazionale Tig e Krejcikova. Dalla parte opposta del tabellone c’è Petra Martic, eliminata in semifinale a Palermo in una partita durante la quale ha accusato un fastidio alla coscia che potrebbe anche compromettere la sua presenza in Repubblica Ceca. Qualche dubbio pende anche dalla parte di Camila Giorgi, che come detto è ancora in gioco a Palermo.

Quattro le giocatrici di casa presente in tabellone, tra cui la giovanissima Linda Fruhvirtova, che di recente abbiamo visto in campo da Mouratoglou. La quindicenne affronterà la connazionale Krystina Pliskova.

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Spadafora punge Binaghi (senza nominarlo): “Furbetto chi convoca le elezioni prima della nuova legge…”

In un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, il ministro difende il suo Testo Unico, ancora in attesa di approvazione: “La legge è assediata da chi teme di perdere potere. Finalmente si cambia un sistema fermo da decenni”

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Il sesto mandato di Angelo Binaghi è ormai solo una formalità, poiché sarà l’unico candidato presidente dell’assemblea elettiva del 12 settembre che si terrà presso il Parco del Foro Italico. Sarà così soprattutto in virtù dei colloqui piuttosto infruttuosi del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora con le parti politiche, che stanno ostacolando il processo di approvazione del suo Testo Unico per lo Sport. Un testo che avrebbe dovuto inserire un limite rigido di tre mandati per i presidenti federali, e che invece con ogni probabilità non verrà approvato prima della rielezione di Binaghi.

Una scelta, quella di convocare in tutta fretta l’assemblea elettiva, che Vincenzo Spadafora ha velatamente criticato in un intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Quando gli viene fatto notare che il suo tentativo di inserire il limite dei tre mandati (che non sarebbe retroattivo) sembra di fatto un mero sfoggio muscolare, risponde così: “La prova muscolare, anzi furbetta, è di chi convoca le elezioni prima che la legge entri in vigore per evitare la fine del proprio regno“. Non c’è il nome di Angelo Binaghi accanto all’accusa, ma chiaramente è uno dei destinatari.

La legge è assediata da chi teme di perdere potere, accerchiata da chi pensa alla propria poltrona. Invece che agli aggettivi, penso ad un avverbio: finalmente. Finalmente stiamo per dare al mondo dello sport una governance chiara, finalmente si cambia un sistema fermo da decenni” si difende Spadafora, che deve fare i conti anche con un problema di carattere temporale. La delega del Governo per riordinare le competenze di CONI e Sport e Salute, e più in generale per procedere con il riassetto dello sport italiano, scade il 31 agosto – dodici mesi dopo l’entrata in vigore della legge che ha stabilito questa finestra temporale. Da settembre si entrerebbe in un territorio inesplorato, e con ogni probabilità servirebbe un nuovo intervento legislativo per giustificare l’esigenza di una riforma dello Sport.

 

Spadafora ha ammesso di aver tentato di ‘restituire’ questa delega ricevendo il diniego del Premier Conte. Ma il percorso di approvazione del suo Testo Unico è assai dissestato: i presidenti federali costituiscono una opposizione compatta e Malagò, presidente del CONI, continua ad agitare lo spauracchio dell’intervento del CIO: “Si sta scherzando con il fuoco. Se dovesse cadere la legge delega sulla riforma dello sport, le conseguenze con il CIO in termini di sanzioni saranno sicure e immediate“. I rischi, già paventati negli scorsi mesi, potrebbero riguardare la partecipazione del contingente italiano alle Olimpiadi di Tokyo e l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Per Spadafora questo rischio non esiste: “A parte che onoreremo gli impegni presi, ma a lei sembra credibile che all’Italia venga tolta la bandiera, come è successo in passato solo in situazioni estreme? A me, onestamente no“.

Oltre al tempo che corre, l’altro punto critico della riforma di Spadafora sembra essere la difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra le competenze di CONI, Sport e Salute e del nuovo Dipartimento Sport del ministero, che per qualcuno potrebbe finire per rappresentare una ingerenza eccessiva della politica nel mondo dello sport. All’interno di questa linea di pensiero avversa all’operato del governo, trova spazio anche la critica per la candidatura della sindacata di Torino, Chiara Appendino, al consiglio della Federtennis. “La sindaca Appendino non si candida alla presidenza, le incompatibilità valgono per i presidenti” si difende Spadafora.

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