Era il 2018 quando Elina Svitolina alzava al cielo il suo secondo titolo consecutivo davanti al pubblico degli Internazionali BNL d’Italia.
Se adesso il Foro Italico sembra sospeso nel tempo non è solo per le sue strutture, un portale sulle epoche che furono e memoria di una storia non sempre gloriosa.
L’ucraina torna a vincere il titolo a Roma a otto anni di distanza dall’ultima volta. Le avversarie non sono più le medesime e anche il tennis è andato cambiando nella forma e nella sostanza. Eppure Elina ha saputo attraversare gli anni con la tenacia di chi pensa di non aver ancora esaurito la propria missione nel mondo della racchetta.
La 31enne di Odessa porta a termine una corsa forsennata, iniziata sfidando la qualificata azzurra Noemi Basiletti e proseguita con match sulla carta insidiosi, ma resi pressoché una formalità dalla settima forza del seeding. Hailey Baptiste, semifinalista di Madrid con tanto di vittoria su Aryna Sabalenka, e Nikola Bartunkova si sono arrese in due set, con una manciata di game all’attivo, poi il livello del tabellone si è alzato sensibilmente. Svitolina ha avuto bisogno di tre parziali e tante ore in campo per superare una dopo l’altra Elena Rybakina e Iga Swiatek. Fino al completamento dell’opera con Coco Gauff.
Il 2026 può essere l’anno di Elina, che in carriera vanta 20 titoli WTA, di cui cinque WTA 1000 e una vittoria alle WTA Finals. All’appello manca il tanto sognato Slam. Un traguardo rimasto sempre a qualche passo di distanza, ma mai veramente sfiorato.
Il 2026 di Svitolina: il ritorno in top 10 con vista sulle WTA Finals
Un celebre proverbio spiega come il buongiorno si veda dal mattino. E se questo assume contorni di realtà, per Svitolina si prospettava una stagione da protagonista sin dai suoi albori. L’anno è stato inaugurato dal successo al WTA 250 di Auckland con un solo set lasciato per strada. Un trionfo che trova il suo prosieguo naturale nella semifinale dell’Australian Open, dove l’ucraina si è arresa solamente a Aryna Sabalenka.
Il post Australian si è rivelato ancora ricco di soddisfazioni. Il mezzo passo falso di Doha lascia rapidamente spazio alla cavalcata di Dubai, con il ritorno in una finale 1000 otto anni dopo quella vinta a Roma. Tuttavia, per Svitolina la gioia è rimasta a metà: Jessica Pegula l’ha obbligata a rimandare l’appuntamento con il quinto sigillo in questa categoria di competizioni.
Il Sunshine Double ha avuto due volti per Elina. La semifinale di Indian Wells, dove ha eliminato ai quarti Iga Swiatek prima di fermarsi al cospetto di Elena Rybakina, ha preceduto l’uscita al terzo turno di Miami.
Poi il ritorno sulla terra, superficie in cui aveva vinto sette titoli in altrettante finali, è scandito da un’altra semifinale a Stoccarda e dall’inciampo all’esordio di Madrid.
Risultati tutt’altro che scontati che hanno garantito a Svitolina il riapprodo in top 10, dove il suo nome mancava dal 2021. Con il terzo successo romano, Elina si issa al settimo posto del ranking WTA. Ma soprattutto sale alla terza posizione della Race, alle spalle delle sole Elena Rybakina, ancora salda al comando, e Aryna Sabalenka.
Quante cose sono cambiate in otto anni
Il titolo agli Internazionali BNL d’Italia restituisce a Elina Svitolina lo status della campionessa 1000 che era andata smarrendo.
Nel 2017, a 23 anni, aveva rimpinguato la bacheca con tre trofei di tale caratura, cui aveva eco un quarto nel 2018.
Il percorso tennistico dell’ucraina si è impennato e con questo anche le speranze riposte in lei, che non si è lasciata scalfire dal peso delle aspettative. Il best ranking al numero 3 del mondo confermava come Elina avesse imboccato la strada verso il paradiso. Il sogno Slam si alimentava a suon di risultati e piazzamenti di prestigio. Ciononostante, le difficoltà emergevano lampanti quando Svitolina doveva compiere l’ultimo passo verso la finale. La nuova numero 7 WTA attende ancora di approdare all’ultimo atto di un Major. Ma non ha perso le speranze e, soprattutto, la pazienza della lavoratrice.
Negli ultimi cinque anni il centro della vita tennistica e privata della 31enne di Odessa è andato ricalibrandosi. Nel 2021 qualche infortunio e il sacro fuoco agonistico affievolito avevano contribuito all’uscita dalle migliori 10 giocatrici.
Dentro la mente di Svitolina si è fatta spazio l’idea che il tennis fosse solo una parte del tutto che caratterizzava la sua esistenza.
Il matrimonio nell’estate del 2021 con Gael Monfils e la volontà di creare una famiglia hanno riempito le mancanze che alcuni risultati non all’altezza delle sue potenzialità avevano scatenato nel suo animo.
Così, nell’ottobre del 2022 è arrivata Skai, la prima figlia di una delle coppie più amate del tennis.
L’idea che ha sempre albergato nella mente di Svitolina è che la maternità fosse solamente un momento di pausa temporaneo prima di riprendere un percorso che ancora attende il suo compimento ultimo.
Dal suo ritorno nel circuito, Svitolina ha sollevato al cielo quattro trofei WTA, di cui Roma è il più prestigioso.
L’ucraina ora gioca con la tranquillità della veterana e lo spirito combattivo di chi sa di rappresentare un Paese intero, che nello sport può vedere un momento di tregua dalle preoccupazioni quotidiane. Elina ne è consapevole e non si tira indietro. Da più di quattro anni ricorda con franchezza il dramma di un’aggressione che ha riportato la guerra al centro dell’Europa e su cui pretende che non sia abbassata la guardia.
Quante cose sono cambiate in otto anni. Quante situazioni hanno sostituito la normalità di allora. Nel mondo e nel tennis.
Anche gli Internazionali d’Italia non sono più quelli del 2017. A cominciare dal tabellone, che si è ampliato a 96 partecipanti e le cui partite sono spalmate adesso su 12 giorni.
A cambiare è stata anche Svitolina, che viaggia spedita verso la miglior versione di sè stessa.
