La Final Eight della Coppa Davis 2025 aveva assunto, alla vigilia, i contorni dell’incertezza. Le assenze di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti per l’Italia e quella di Carlos Alcaraz per la Spagna avevano ridefinito la griglia dei favoriti, assottigliando la differenza di valori tra le otto finaliste.
Tra le squadre più attese, allora, si erano fatte spazio Cechia e Francia. Tuttavia, per entrambe la corsa è terminata ai quarti di finale, sconfitte rispettivamente da Spagna e Belgio. Se il passo falso della compagine ceca con la Roja ha sorpreso fino a un certo punto, fragorosa è stata la caduta dei transalpini.
È vero che il capitano Paul-Henri Mathieu ha dovuto fare i conti con defezioni pesanti, con gli infortuni di Arthur Fils e Ugo Humbert, ma la sensazione è che la Francia avrebbe potuto fare meglio in un anno in cui i top ten erano rappresentati dal solo Alexander Zverev e formazioni accreditate come USA e Australia erano rimaste fuori dalla fase finale. In quell’occasione “L’Equipe” aveva analizzato con toni ruvidi la debacle della propria rappresentativa. Tuttavia, per superare la delusione non restava che la speranza di saper apprendere dai propri errori.
Un anno dopo il maggior quotidiano sportivo del Paese si ritrova nuovamente a lanciare il proprio J’accuse nei confronti della squadra di Coppa Davis. Stavolta la Francia non è riuscita neppure a staccare il pass per la Final Eight di Bologna, fermata al turno decisivo di Qualifiers dal Canada. Sul banco degli imputati non ci sono solamente capitan Mathieu con le sue scelte e i convocati recatisi a Quebec City. Le accuse più virulente sono rivolte agli assenti.
Fils dice no alla Francia in Coppa Davis
“L’Equipe” si scaglia in prima istanza contro Arthur Fils, numero 11 del mondo, prossimo all’ingresso in top 10, e 7 della Race.
Il 22enne di Bondoufle nel 2025 era stato costretto a rinunciare alla Coppa Davis a causa del grave infortunio alla schiena, da cui ha dimostrato di essersi ripreso alla grande. Pur avendo cominciato la stagione a febbraio, Fils ha inanellato una serie di risultati prestigiosi nei Masters 1000, fino alla vittoria di Cincinnati. Negli Slam, però, il percorso non è stato altrettanto all’altezza. Dopo l’Australian Open e il Roland Garros saltati, ha disputato Wimbledon non al meglio della condizione, perdendo al secondo turno contro Matteo Berrettini. È però allo US Open che era atteso al varco. Con il più importante trofeo della carriera appena messo in bacheca, da Arthur ci sia aspettavano scintille. Invece ha salutato New York all’esordio, battuto da Stefanos Tsitsipas in quattro set.
Il forfait del francese meglio classificato non aveva scosso più di tanto l’ambiente e tantomeno aveva sorpreso. La Davis rimane la più importante competizione a squadre che il tennis conosca, ma negli anni è andata perdendo prestigio. Così, il focus non si sposta dagli impegni individuali, soprattutto quando in ballo ci sono prestigiosi obiettivi personali come può essere la qualificazione alle ATP Finals. Proprio l’eliminazione al primo turno dell’ultimo Major stagionale, però, ha generato un cortocircuito. La carta della stanchezza e della salvaguardia del fisico appare depotenziata, visto che l’ultima partita di Fils risale al 31 agosto. A maggior ragione se si pensa che i due finalisti di Flushing Meadows Ben Shelton e Alexander Zverev sono regolarmente scesi in campo con le proprie nazionali.
Se Sascha per la Germania è pressoché imprescindibile, il tennista di Atlanta ha preferito non sottrarsi ai propri doveri, soprattutto perché il capitano a stelle e strisce Bob Bryan non ha avuto a disposizione Taylor Fritz, Frances Tiafoe o Tommy Paul. Assenze che spiegano, insieme all’inesistente incisività di Shelton, la sconfitta contro una Cechia a pieno regime. L’analogia con il caso francese non è squisitamente apparente.
È pur vero che il Canada si presentava senza Denis Shapovalov, ma Felix Auger-Aliassime era pronto a guidare la squadra verso la Final Eight.
La Francia in Davis: un crollo verticale
La delusione più grande tra i presenti a Quebec City porta il nome di Arthur Rinderkench, incapace di tenere testa al numero 205 del mondo Liam Draxl. Una sconfitta che fa ancor più clamore se rapportata alla prestazione, seppur non vincente, con Auger-Aliassime. Poi c’è anche Quentin Halys, capace un paio di settimane fa di portare Alexander Zverev al quinto set. Contro il numero 1 del Canada ha lottato, ma ha comunque perso in tre set. Certo, se Rinderknech avesse battuto Draxl, avrebbe potuto dire la sua nel quinto e decisivo set proprio con Liam. E che dire della scelta da parte del capitano di non schierare Luca Van Assche? Mathieu ha privilegiato senz’altro l’esperienza. L’unica certezza rimane la coppia Pierre-Hugues Herbert e Benjamin Bonzi.
Nel tie di febbraio vinto con la Slovacchia, la Francia aveva optato per le medesime convocazioni, ad eccezione della presenza di Alexandre Muller al posto di Van Assche. A tenere banco in quei giorni, però, è stato il caso Ugo Humbert, che ha rinnegato la Davis per raccogliere punti nel tentativo di risalire nel ranking.
Insomma, pare non ci sia davvero pace per questa squadra. E neppure per i tennisti transalpini. In top 100 sono presenti ben 12 bandierine tricolori, di cui cinque tra i migliori 50. La difficoltà, però, sta tutta nell’assemblare una rosa competitiva, tra defezioni e scelte diverse.
Inoltre, lo smarrimento di giocatori come Giovanni Mpetshi Perricard, Alexandre Muller e Arthur Cazaux, che si unisce alla discontinuità di Terence Atmane e Corentin Moutet, non favorisce il consolidamento di un movimento che non fatica nella quantità, ma nella qualità. Non è un caso allora che la nazionale francese solamente una volta si è qualificata per la Final Eight dal 2019, anno di messa a terra della riforma della Coppa Davis, mentre tra tra il 2001 e il 2018 era successo per ben diciassette volte in 18 edizioni, con il successo che manca dal 2017…
Forse solo la crescita di Arthur Gea, se confermata, è la notizia lieta di questi tempi per la Francia. Oltre naturalmente all’affermazione di Fils.
I numeri del tennis francese: un movimento che non incide più
I numeri del tennis francese restituiscono una difficoltà a incidere. Se in Coppa Davis può trattarsi di contingenze – con la consapevolezza che evidentemente allo stato attuale dell’arte la compagine non può prescindere dai suoi migliori giocatori – a livello individuale i dati confermano i timori. La Francia non è più una potenza nel tennis. In particolare negli Slam, quando la competitività raggiunge i massimi livelli.
Dal Roland Garros del 2017 sono solamente tre i quarti di finale in un Major con protagonista un transalpino – Lucas Pouille all’Australian Open 2019 e Gael Monfils allo US Open 2019 e all’Australian Open 2022.
Il confronto con il passato rende di facile lettura la statistica. Nei precedenti 38 Slam, ovvero dallo US Open 2007 all’Australian Open 2017, in ben 33 occasioni un francese è arrivato tra i migliori otto della competizione.
Se, invece, si parla di trionfi, l’ultimo Major risale al 1983, con Yannick Noah vincitore al Roland Garros.
