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WTA Indian Wells: il futuro arriva oggi

La finale tra Kasatkina e Osaka, prima sfida tra le due, è la più giovane dai tempi di Serena e Clijsters. Sarà uno scontro di stili, tra le variazioni della russa e le fuciliate della nipponica

Ultimo aggiornamento: 21/03/2018 13:00
Di Lorenzo Dicandia Pubblicato il 18/03/2018
6 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Una finale tanto giovane ad Indian Wells non si vedeva dall’inizio del secolo, quando a battagliarsela erano Serena Williams e Kim Clijsters, o Daniela Hantuchova e Martina Hingis.

Pare del resto, a guardare la classifica che vede le sole Venus e Kuznetsova a rappresentare le over 30 tra le prime venti giocatrici al mondo, che si sia arrivati al classico cambio di passo che prende piede a cadenza decennale nel circuito WTA (e che sembra risparmiare le sole Williams). Una decina d’anni fa vennero su, più o meno insieme, prima Ivanovic, Vaidisova, Chakvetadze e Golovin, e poi Wozniacki, Azarenka, Kvitova e Radwanska. È giunto quindi ora il momento delle enfant terrible della classe ’97, che già, ad onor del vero, hanno sfornato una campionessa Slam, Jelena Ostapenko, e una top ten, Belinda Bencic, fermata da una serie di sfortunate circostanze fisiche.

Kasatkina e Osaka (già analizzate da AGF un paio di anni fa) sono una sorpresa per pochi, almeno tra gli appassionati. Seppur giovani, entrambe hanno alle spalle almeno due anni di circuito, finali in tornei di peso, e vittorie contro top ten. Per la russa la vittoria contro Wozniacki è stata la quinta contro una delle prime due giocatrici al mondo. Delle giocatrici in attività sono solo le sorelle Williams (18 Serena e 14 Venus) e Maria Sharapova (7) ad averne ottenute di più a vent’anni. Per Osaka quelle contro Pliskova e Halep sono state la seconda e terza vittoria contro una top 5, dopo quella su Venus ad Hong Kong lo scorso anno.

La sfida, la prima in carriera tra le due, si preannuncia però interessante per gli stili di gioco profondamente diversi, più che per l’età delle giocatrici. Kasatkina ha colpi e geometrie di un’altra epoca e un gioco che richiama a tratti quello di Radwanska o di Hingis ancor prima. Idolatrata dai puristi del gioco, fatta baluardo del bon-ton tennistico, Kasatkina soffre alle volte del più classico dei problemi di chi ha troppe frecce al proprio arco e, non sapendo scegliere quale scagliare, si perde in errori banali, peccando ora di letizia, ora di pigrizia. Osaka ha invece un classico gioco di costante attacco da fondo, in continua spinta e in perenne limite tra perfezione e baseball. Più che di archi e frecce, Osaka è munita di carrarmato, che tende però a incepparsi più del dovuto, e voluto.

La russa ha avuto finora un inizio di carriera migliore: è già alla quarta finale in carriera, tutte almeno a livello Premier (Charleston, unica vittoria, e Mosca nel 2017, Dubai il mese scorso). Quest’anno ha iniziato l’anno in maniera schizofrenica, con un gennaio terribile, con una sola vittoria in quattro incontri, ed un febbraio fantastico, con la semifinale di San Pietroburgo e la finale a Dubai, entrando così tra le prime venti. Il cammino in questo torneo è stato impressionante: Stephens, Wozniacki, Kerber e Venus Williams, e un solo set perso. Con la finale arriva al numero 11, con la vittoria entrerebbe in top ten, in nona posizione.

Osaka è invece alla seconda finale in carriera, dopo quella persa da Carolina Wozniacki nel Premier di Tokyo nel 2016. La giapponese, mai stata più in alto del numero 40, raggiungerà la sua miglior classifica sia in caso di sconfitta, numero 26, che in caso di vittoria, 22. Quest’anno ha già sconfitto cinque top venti e raggiunto gli ottavi a Melbourne, persi contro Simona Halep, e i quarti a Dubai, contro Elina Svitolina. Anche lei, come Kasatkina, per arrivare in finale ha dovuto sconfiggere nomi pesanti: Sharapova, Radwanska, Pliskova e Halep, con otto giochi lasciati in totale alle ultime due. La partita più complicata è stata paradossalmente agli ottavi contro la greca Maria Sakkari, capace di prenderle il secondo set.

Ci attende quindi la più classica delle sfide incentrata sullo scontro di stili. Kasatkina, alta un metro e settanta per sessantadue chili, imposterà la partita in modo simile a quella contro Venus Williams, tentando di muovere la giapponese. Osaka, dall’alto del suo metro e ottanta, ha a disposizione un servizio più performante e dei colpi più pesanti. La russa, conscia che quando una donna con la pistola incontra una con il fucile, quella con la pistola è una donna morta (semicit), dovrà necessariamente variare il gioco e fare ampio, e saggio, uso del topspin con il dritto e degli slice e cambi di direzione con il rovescio, comprese le numerose, e ciniche, palle corte che spezzavano il fiato a Venus. Osaka dovrà invece restare concentrata sulla sua parte di campo e cercare di tenere alte le percentuali al servizio e con i fondamentali, provando a limitare gli errori che, come per le altre giocatrici iper-aggressive del circuito, tendono ad arrivare d’improvviso e tutti insieme.

Che la nuova era abbia inizio.


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TAGGED:Daria KasatkinaNaomi Osakawta indian wells 2018
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