Flavia Pennetta, apripista e modello del tennis italiano

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Flavia Pennetta, apripista e modello del tennis italiano

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TENNIS AL FEMMINILE – Conquistando Indian Wells, Flavia Pennetta è diventata la prima giocatrice italiana ad aver vinto un Premier Mandatory. Prima anche a raggiungere la Top ten nel 2009, Pennetta ha fatto da apripista ai grandi miglioramenti del tennis italiano femminile degli ultimi anni. AGF

Se settimanalmente trovate questa rubrica sul tennis femminile, e se oggi state leggendo questo articolo, il merito (o la colpa, decidete voi) è di Flavia Pennetta.
Detta così sembra una frase senza senso, ma in realtà è una semplice constatazione.
Mi spiego: senza Flavia Pennetta non so quando avrei scoperto Ubitennis, e quindi non so se avrei mai cominciato a scrivere dei commenti da semplice lettore, per poi passare a scrivere dei pezzi, con tutto quello che ne è seguito.

 

Bisogna ritornare al 2009, in agosto: mese anomalo, di vacanze e viaggi. Non avevo a disposizione il satellite né le pay tv: potevo solo contare su Internet.
Nel tennis non sono particolarmente patriottico, ma ugualmente ero interessato a seguire la rincorsa di una giocatrice italiana che cercava un risultato senza precedenti: l’ingresso nella Top ten.
Per il movimento tennistico sarebbe stato il ritorno nei primi dieci a distanza di circa trent’anni (Panatta e Barazzutti); e per una donna sarebbe stata la prima volta in assoluto.

Come sappiamo, avere come obiettivo un particolare posto nel ranking è una faccenda   complicata: non basta solo vincere partite, occorre anche tenere presente i risultati di chi precede e segue in classifica, quali sono i punti da scartare etc. etc.
Da assoluto incapace nei conteggi del ranking (anche oggi non provo nemmeno a farli) avevo bisogno di un aiuto, e trattandosi di una questione soprattutto italiana, dovevo trovare qualche sito italiano che desse le indicazioni giuste. Ecco perché ho cercato su Internet e scoperto Ubitennis.

Non avrei raccontato questo episodio personale, del tutto trascurabile, se non pensassi che il mio interesse per la rincorsa di Pennetta fosse il sintomo di qualcosa di più diffuso, che stimolava e incuriosiva molti altri appassionati.
Quanto era rilevante quel traguardo? In fondo era un semplice dato numerico: dieci o undici, concretamente non fa grande differenza; e altre tenniste la posizione undici l’avevano già ottenuta.
E però la conquista di quel decimo posto a mio avviso era importante, perché il raggiungimento aveva un valore simbolico: finalmente una giocatrice italiana sarebbe stata capace di andare oltre il limite della (pure ottima) mediocrità, raggiungendo la vera élite del tennis. Sarebbe stato abbattuto quel muro che confinava il tennis italiano alla provincia dell’impero, e che impediva di allargare lo sguardo verso l’orizzonte aperto del vero, grande tennis mondiale.

Sappiamo che ci fu il lieto fine: gli ottimi risultati di Pennetta (15 vittorie consecutive) consentirono di ottenere quel traguardo storico.

A questo Flavia aggiunse subito dopo una partecipazione agli US Open di grande qualità (la fermò solo Serena Williams nei quarti di finale), impreziosita dalla vittoria contro Vera Zvonareva, allora n° 7, dopo sei match point salvati (3-6, 7-6, 6-0).
Quella memorabile partita, vinta in una “night session” dell’enorme centrale di Flushing Meadows, non fu solo la consacrazione di una giocatrice; no, secondo me fu anche un segnale per le sue colleghe italiane: era davvero possibile diventare protagoniste del circuito ai massimi livelli.

L’anno dopo (2010) Francesca Schiavone avrebbe vinto il Roland Garros.
Le imprese di Pennetta avevano influito sull’exploit di Schiavone? Io penso di sì. Così come penso che difficilmente Errani e Vinci avrebbero avuto la stessa convinzione nel cercare di migliorarsi anno dopo anno senza l’esempio e lo stimolo di quei successi.
Intendiamoci: non che il tennis femminile italiano non avesse avuto risultati di rilievo prima di quella estate; ma se si vuole individuare un punto di svolta, un momento significativo per datare l’innegabile salto di qualità di questi ultimi anni, credo non si possa che scegliere l’ingresso nella Top ten di Flavia Pennetta.

Nelle interviste di quei giorni Flavia, ventisettenne, diceva di sentirsi altri tre, quattro anni di carriera davanti. E invece dopo cinque anni è ancora capace di abbattere barriere, essendo di nuovo la prima italiana a vincere un torneo Premier Mandatory (il livello massimo della WTA) come Indian Wells.

La Pennetta del 2009 era una giocatrice che stava vivendo una seconda fase di carriera, dopo le difficoltà del 2006-7, in cui aveva avuto problemi fisici e sentimentali molto seri, tanto da portarla ad una crisi che aveva richiesto pazienza e tempi lunghi per poter risalire.
Finalmente aveva trovato la serenità e la forza per affrontare anche le migliori, e stava raccogliendo il frutto di anni di lavoro grazie ad un tennis di ritmo, basato sulla grande capacità di muoversi in orizzontale con rapidità e leggerezza, e poter così giocare bene sia in difesa che in attacco.
Non disponendo di una potenza devastante, Flavia doveva costruirsi il punto attraverso scambi articolati, con cui mettere sotto pressione in modo progressivo le avversarie.
E tutto sommato, a parte Serena, con questa impostazione Pennetta è riuscita a tenere testa e a sconfiggere anche tenniste molto potenti come Venus Williams e Sharapova.

Il colpo di Pennetta è sempre stato il rovescio, quello che normalmente la sorregge nei momenti di difficoltà; e con il lungolinea, eseguito con un movimento di naturale eleganza, ha spesso ottenuto i punti decisivi nei match più importanti; non solo nello scambio ma anche con le risposte. Di rovescio non teme nemmeno le esecuzioni di mezzo volo su palle profonde, e questo le consente di stare nel palleggio senza essere costretta ad arretrare e a cedere campo. E con il rovescio gioca efficaci drop-shot.

Il dritto è invece un colpo più costruito, quello che può tradirla nei frangenti di difficoltà, e che nei periodi di cattiva forma fa viaggiare poco la palla. In sostanza è un po’ la cartina di tornasole della sua condizione: se il dritto funziona, significa che il momento è positivo.

Per quanto riguarda i colpi di inizio gioco, direi che Pennetta ha una risposta più che discreta, che le consente di cavarsela bene anche sui kick delle giocatrici più potenti.
Nel servizio ha rendimento incostante, più legato alla condizione psicologica che a quella fisica. Per questo anche quando è in forma può capitare la giornata di tensione che fa scendere drasticamente (sotto il 50%) la percentuale di prime.

Del resto la componente caratteriale è per Flavia un aspetto non sempre facile da gestire. In alcuni match la sua ansia diventa tangibile, e può crescere al punto da comprometterle la respirazione. Lei stessa ha raccontato che fin dal suo primissimo incontro, ancora bambina, aveva dovuto fare fronte a un attacco di panico.

Pennetta è stata anche numero uno del mondo di doppio (e ha vinto Masters e Australian Open in coppia con Gisela Dulko) e senza dubbio di volo ci sa fare.
Però su questo aspetto del gioco ho un’opinione che penso non convincerà tutti: non credo che in singolare debba cercare molto la rete.
Dopo tante partite seguite negli anni, mi sono convinto che faccia troppa fatica nel  volleare sulla corsa (con percentuali basse di colpi eseguiti al meglio) per potersi basare su tattiche che richiedano di affrontare spesso la transizione verso la rete.

A questo proposito, farei un ragionamento più generale: secondo me il movimento in verticale è un punto debole di Flavia.
In confronto alla sua esemplare mobilità orizzontale, sono sorprendenti le incertezze che incontra nel colpire in modo altrettanto efficace dopo le corse in avanti, e questo anche nelle esecuzioni al rimbalzo nel pressi della rete.
Negli ultimi anni la ricordo davvero incisiva in questa ambito del gioco nei due match vinti contro le italiane (Errani e VInci) agli US Open 2013. Ma più spesso, invece, le doti di tocco e di riflesso che mostra nei pressi della rete durante i match di doppio vengono meno se non può contare su una posizione statica.

Dicevo che nel 2009 Pennetta stava vivendo la seconda fase di carriera. Oggi, nel 2014, possiamo dire che sia alla terza.
Dopo seri dolori al polso e alcuni conseguenti ritiri, nell’agosto 2012 Flavia si è dovuta operare. Non solo, ha cambiato il suo storico allenatore, Gabriel Urpi e ha smesso di giocare con Gisela Dulko, la sua compagna dei maggiori successi in doppio, che ha deciso di ritirarsi.

In sostanza nel giro di pochi mesi Pennetta ha perso tutti insieme i principali riferimenti della sua attività di tennista: allenatore, compagna di doppio (e migliore amica nel circuito) ed efficienza fisica.

Dopo l’operazione Flavia ha iniziato a collaborare con un nuovo coach, sempre spagnolo: Salvador Navarro. La ricordo nei primi match di rientro a Bogotà (febbraio 2013) affrontare le tipiche difficoltà di chi non gioca partite da parecchio tempo: incertezze nel timing, nella posizione durante il palleggio, nell’anticipo dei colpi avversari.
Il recupero è stato lungo e faticoso; faticoso a tal punto che per la mancanza di risultati era arrivata a pensare al ritiro: in fondo a 31 anni compiuti poteva anche essere arrivato il momento di dire basta.
Ma il talento non può scomparire nel nulla: dopo grandi disagi, quasi improvvisamente Pennetta ha ritrovato il suo gioco, risalendo in poche settimane dal 166mo posto (24 giugno 2013, prima di Wimbledon) al 31mo del ranking (9 settembre, dopo gli US Open).

Oggi possiamo dire che il lavoro con il nuovo allenatore le ha procurato ulteriori progressi tecnici: ha aumentato la potenza del servizio (e in diversi match i punti ottenuti grazie alla battuta hanno fatto la differenza) e ha imparato a ”sporcare” il dritto. Con un dritto più carico di spin, finalmente Pennetta ha limitato uno dei suoi maggiori problemi: la tendenza che aveva, grazie ai colpi molto puliti, a mettere in palla con il passare dei game le sue avversarie.
Questa caratteristica finiva spesso per rendere i suoi match molto “ben giocati”: non solo però da lei, ma anche da chi aveva di fronte, che si ritrovava con il miglior assetto tecnico proprio nelle fasi conclusive e determinanti delle partite. Ed evidentemente Flavia aveva tutto da perdere da questa situazione.

Ancora una volta sono stati gli US Open (2013), con il raggiungimento della prima semifinale Slam, a dare vigore alla terza fase di carriera.
Non è stata impresa da poco arrivare in fondo ad un Major avendo come compagne di semifinale Serena, Azarenka e Li Na. Traguardo ottenuto dopo aver sconfitto le teste di serie numero 4, 27, 21, 10 (Errani, Kuznetsova, Halep, Vinci)

Nata sui campi in terra battuta italiani (e poi spagnoli) in realtà Pennetta ha raggiunto sul cemento americano i migliori risultati: a New York negli Slam; e in California (Los Angeles) nel 2009 aveva anche vinto il torneo tecnicamente più qualitativo della sua carriera.

Raccontavo all’inizio come con la conquista della Top ten Pennetta abbia in un certo senso fatto da apripista per l’intero movimento tennistico italiano, e il fatto che la nazione in cui si esprime meglio siano proprio gli Stati Uniti si sposa perfettamente con il ruolo di Flavia.
Infatti nessun popolo quanto quello americano ha radicato nella propria cultura il mito del pioniere; la figura coraggiosa e intraprendente che per prima è capace di raggiungere una nuova meta: è una classica storia dei film western.
E come ai tempi della “Gold Rush”, con la vittoria ad Indian Wells per Pennetta la Callifornia è di nuovo tornata una terra promessa. Anche per lei, la terra dell’oro.

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Indice della rubrica:

Mona Barthel, talento speciale del tennis tedesco

Dominika Cibulkova, futura top ten?

Venus e i campioni anziani: quando è giusto smettere?

Ascesa e declino dell’impero russo

Li Na, grande nonostante il carattere

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Dove può arrivare Simona Halep?

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WTA 125 Bol, trionfa Paolini: per lei titolo e best ranking

La 25enne toscana supera l’olandese Rus in finale e festeggia il suo primo titolo

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Jasmine Paolini - Roland Garros 2021 (ph. © Loïc Wacziak_FFT)

Il tennis femminile italiano torna ad esultare grazie a Jasmine Paolini: la 25enne toscana si laurea campionessa al WTA 125 di Bol (Croazia) dopo aver superato in finale Arantxa Rus con il risultato di 6-2, 7-6. Si tratta del primo titolo in questa categoria di tornei per la tennista italiana, che grazie a questo successo sale al best ranking di numero 87 del mondo.

Reduce dal secondo turno al Roland Garros dove era caduta per mano di Maria Sakkari, Paolini ha centrato una settimana da sogno infilando le vittorie contro Kuzmova, Havarcova, Kucova e Blinkova, prima della finale contro la tennista olandese, perdendo un solo set in cinque partite. Una dolce rivincita dopo che a inizio maggio Jasmine si era arrampicata fino alla finale di un altro WTA 125, a Saint-Malo, perdendo in quell’occasione dall’elvetica Viktorija Golubic.

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WTA Nottingham: Konta, Zhang e Mladenovic ai quarti. Vekic KO

Nel primo torneo di preparazione a Wimbledon la numero uno britannica prova a riprendere la corsa dopo un lunghissimo periodo buio. Heather Watson perde il derby con Boulter

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Johanna Konta - Nottingham 2021 (via Twitter, @the_LTA)

Johanna Konta prova a ritrovare qualche certezza smarrita nel primo torneo di warm up sull’erba pre-Wimbledon. La numero uno britannica, tuttora ancorata alla top 20 WTA ma reduce da un lungo periodo colmo di infortuni e risultati negativi, battendo in tre Katerina Kozlova al terzo turno di Nottingham ha raccolto la quinta vittoria stagionale e il primo quarto di finale da Cincinnati 2020: un brodino, ma ricostituente. Mentre scriviamo, l’ex numero 4 del ranking sta affrontando Alison Van Uytvanck per un posto in semifinale, ma soprattutto per ritrovare un briciolo della giocatrice che fu: nel caso, Wimbledon potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova stagione migliore.

Tra le teste di serie superstiti bene Kiki Mladenovic e Shuai Zhang, brave a sbarazzarsi di Caty McNally e Zarina Diyas, mentre abbandonano il torneo Donna Vekic, battuta da un’ottima Nina Stojanovic, e Heather Watson – recentemente multata di 1900 sterline perché sorpresa alla guida della Mercedes del fidanzato senza assicurazione -, KO nel derby con Katie Boulter: quest’ultima, nel proprio spicchio a sud del tabellone, attende la vincente del match tra Alison Riske – la quale, nella giornata, di ieri aveva già vinto grazie a un’ incredibile rimonta il suo incontro di secondo turno contro Xiyu Wang – e Lauren Davis, interrotto ieri sul punteggio di un set pari.

Risultati:

 

Secondo turno

[2] A. Riske b. Xiy. Wang 6-3 5-7 7-6(3)

Ottavi di finale

[8] A. Van Uytvanck b. [10] V. Golubic 6-1 7-5
[1] J. Konta b. K. Kozlova 6-2 1-6 6-3
[7] K. Mladenovic b. C. McNally 7-6(6) 1-6 6-1
[15] N. Stojanovic b. [3] H. Watson 6-3 6-4
[17] T. Martincova b. [LL] G. Garcia-Perez 6-1 3-6 6-2
[WC] K. Boulter b. [9] H. Watson 7-6(4) 6-3
[4] S. Zhang b. [16] Z. Diyas 6-4 6-2

Il tabellone aggiornato

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WTA Nottingham: Konta guida il tabellone. Giorgi out, entra Di Giuseppe come lucky loser

Gatto-Monticone sfiderà la statunitense Dolehide, mentre Di Giuseppe attende la cinese Xiyu Wang. Fuori anche Danielle Collins

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Johanna Konta a Nottingham (2017)

Lo spostamento di una settimana del Roland Garros ha fatto in modo che la stagione su erba prendesse il via in contemporanea con la seconda settimana dello Slam parigino. Il primo torneo femminile della stagione sarà il Viking Open Nottingham, categoria WTA 250, il cui tabellone vedrà al via ben 48 atlete, con le 16 teste di serie che beneficeranno di un bye al primo turno. 

La testa di serie numero 1 del tabellone è la atleta di casa Johanna Konta, numero 20 del ranking WTA. La 30enne, nata a Sidney, è stata eliminata al primo turno a Parigi e finora è stata protagonista di un pessimo 2021, nel quale ha ottenuto solo tre successi. Al secondo turno attende la vincente della sfida tra l’australiana Inglis e l’olandese Pattinama Kerkhove (qualificata).

(parte alta del tabellone: clicca per ingrandire)

La testa di serie numero 2 è l’americana Alison Riske. La numero 28 ha saltato lo Slam francese a causa dell’infortunio al piede sinistro che l’aveva costretta al ritiro a Roma. Il ritorno in campo avverrà al secondo turno, dove affronterà la vincente della sfida tra la 20enne cinese Xiyu Wang (n. 145) e la nostra Martina Di Giuseppe (n. 194). L’azzurra, sconfitta nel turno di qualificazione dall’inglese Moore, è stata ripescata come lucky loser dopo i forfait di Giorgi e Collins arrivati a tabellone compilato. Tra la Di Giuseppe e la giovane cinese vi è un unico precedente datato 2018, quando l’azzurra si impose in tre set nel torneo ITF di Madrid 2.

 
(parte alta del tabellone: clicca per ingrandire)

Accreditata della testa di serie numero 3 Donna Vekic (n.36), vincitrice del torneo inglese nel 2018 in finale proprio contro Konta. La croata affronterà la vincente della sfida tra la svizzera Kung e la qualificata britannica Grey. Testa di serie numero 4 per Shuai Zhang (n.46) che completa il quadro delle top-50 presenti al via. Per la cinese al secondo turno una tra la connazionale Xinyu Wang e l’australiana Arina Rodionova.

Oltre a Di Giuseppe, per i colori italiani al via anche Giulia Gatto-Monticone (n.172), che al primo turno affronterà la 22enne americana Caroline Dolehide (n. 164). L’unico precedente tra le due è datato febbraio 2020; nel turno di qualificazione del WTA di Acapulco, la statunitense sconfisse l’italiana in due set. La vincente di questo match troverà al secondo turno la testa di serie numero 17 Tereza Martincova (n. 94), rientrata all’ultimo minuto nel seeding assieme a McHale (18° e ultima testa di serie).

Il tabellone completo del torneo


Articolo a cura di Giuseppe Di Paola

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