Flavia Pennetta, apripista e modello del tennis italiano

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Flavia Pennetta, apripista e modello del tennis italiano

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TENNIS AL FEMMINILE – Conquistando Indian Wells, Flavia Pennetta è diventata la prima giocatrice italiana ad aver vinto un Premier Mandatory. Prima anche a raggiungere la Top ten nel 2009, Pennetta ha fatto da apripista ai grandi miglioramenti del tennis italiano femminile degli ultimi anni. AGF

Se settimanalmente trovate questa rubrica sul tennis femminile, e se oggi state leggendo questo articolo, il merito (o la colpa, decidete voi) è di Flavia Pennetta.
Detta così sembra una frase senza senso, ma in realtà è una semplice constatazione.
Mi spiego: senza Flavia Pennetta non so quando avrei scoperto Ubitennis, e quindi non so se avrei mai cominciato a scrivere dei commenti da semplice lettore, per poi passare a scrivere dei pezzi, con tutto quello che ne è seguito.

 

Bisogna ritornare al 2009, in agosto: mese anomalo, di vacanze e viaggi. Non avevo a disposizione il satellite né le pay tv: potevo solo contare su Internet.
Nel tennis non sono particolarmente patriottico, ma ugualmente ero interessato a seguire la rincorsa di una giocatrice italiana che cercava un risultato senza precedenti: l’ingresso nella Top ten.
Per il movimento tennistico sarebbe stato il ritorno nei primi dieci a distanza di circa trent’anni (Panatta e Barazzutti); e per una donna sarebbe stata la prima volta in assoluto.

Come sappiamo, avere come obiettivo un particolare posto nel ranking è una faccenda   complicata: non basta solo vincere partite, occorre anche tenere presente i risultati di chi precede e segue in classifica, quali sono i punti da scartare etc. etc.
Da assoluto incapace nei conteggi del ranking (anche oggi non provo nemmeno a farli) avevo bisogno di un aiuto, e trattandosi di una questione soprattutto italiana, dovevo trovare qualche sito italiano che desse le indicazioni giuste. Ecco perché ho cercato su Internet e scoperto Ubitennis.

Non avrei raccontato questo episodio personale, del tutto trascurabile, se non pensassi che il mio interesse per la rincorsa di Pennetta fosse il sintomo di qualcosa di più diffuso, che stimolava e incuriosiva molti altri appassionati.
Quanto era rilevante quel traguardo? In fondo era un semplice dato numerico: dieci o undici, concretamente non fa grande differenza; e altre tenniste la posizione undici l’avevano già ottenuta.
E però la conquista di quel decimo posto a mio avviso era importante, perché il raggiungimento aveva un valore simbolico: finalmente una giocatrice italiana sarebbe stata capace di andare oltre il limite della (pure ottima) mediocrità, raggiungendo la vera élite del tennis. Sarebbe stato abbattuto quel muro che confinava il tennis italiano alla provincia dell’impero, e che impediva di allargare lo sguardo verso l’orizzonte aperto del vero, grande tennis mondiale.

Sappiamo che ci fu il lieto fine: gli ottimi risultati di Pennetta (15 vittorie consecutive) consentirono di ottenere quel traguardo storico.

A questo Flavia aggiunse subito dopo una partecipazione agli US Open di grande qualità (la fermò solo Serena Williams nei quarti di finale), impreziosita dalla vittoria contro Vera Zvonareva, allora n° 7, dopo sei match point salvati (3-6, 7-6, 6-0).
Quella memorabile partita, vinta in una “night session” dell’enorme centrale di Flushing Meadows, non fu solo la consacrazione di una giocatrice; no, secondo me fu anche un segnale per le sue colleghe italiane: era davvero possibile diventare protagoniste del circuito ai massimi livelli.

L’anno dopo (2010) Francesca Schiavone avrebbe vinto il Roland Garros.
Le imprese di Pennetta avevano influito sull’exploit di Schiavone? Io penso di sì. Così come penso che difficilmente Errani e Vinci avrebbero avuto la stessa convinzione nel cercare di migliorarsi anno dopo anno senza l’esempio e lo stimolo di quei successi.
Intendiamoci: non che il tennis femminile italiano non avesse avuto risultati di rilievo prima di quella estate; ma se si vuole individuare un punto di svolta, un momento significativo per datare l’innegabile salto di qualità di questi ultimi anni, credo non si possa che scegliere l’ingresso nella Top ten di Flavia Pennetta.

Nelle interviste di quei giorni Flavia, ventisettenne, diceva di sentirsi altri tre, quattro anni di carriera davanti. E invece dopo cinque anni è ancora capace di abbattere barriere, essendo di nuovo la prima italiana a vincere un torneo Premier Mandatory (il livello massimo della WTA) come Indian Wells.

La Pennetta del 2009 era una giocatrice che stava vivendo una seconda fase di carriera, dopo le difficoltà del 2006-7, in cui aveva avuto problemi fisici e sentimentali molto seri, tanto da portarla ad una crisi che aveva richiesto pazienza e tempi lunghi per poter risalire.
Finalmente aveva trovato la serenità e la forza per affrontare anche le migliori, e stava raccogliendo il frutto di anni di lavoro grazie ad un tennis di ritmo, basato sulla grande capacità di muoversi in orizzontale con rapidità e leggerezza, e poter così giocare bene sia in difesa che in attacco.
Non disponendo di una potenza devastante, Flavia doveva costruirsi il punto attraverso scambi articolati, con cui mettere sotto pressione in modo progressivo le avversarie.
E tutto sommato, a parte Serena, con questa impostazione Pennetta è riuscita a tenere testa e a sconfiggere anche tenniste molto potenti come Venus Williams e Sharapova.

Il colpo di Pennetta è sempre stato il rovescio, quello che normalmente la sorregge nei momenti di difficoltà; e con il lungolinea, eseguito con un movimento di naturale eleganza, ha spesso ottenuto i punti decisivi nei match più importanti; non solo nello scambio ma anche con le risposte. Di rovescio non teme nemmeno le esecuzioni di mezzo volo su palle profonde, e questo le consente di stare nel palleggio senza essere costretta ad arretrare e a cedere campo. E con il rovescio gioca efficaci drop-shot.

Il dritto è invece un colpo più costruito, quello che può tradirla nei frangenti di difficoltà, e che nei periodi di cattiva forma fa viaggiare poco la palla. In sostanza è un po’ la cartina di tornasole della sua condizione: se il dritto funziona, significa che il momento è positivo.

Per quanto riguarda i colpi di inizio gioco, direi che Pennetta ha una risposta più che discreta, che le consente di cavarsela bene anche sui kick delle giocatrici più potenti.
Nel servizio ha rendimento incostante, più legato alla condizione psicologica che a quella fisica. Per questo anche quando è in forma può capitare la giornata di tensione che fa scendere drasticamente (sotto il 50%) la percentuale di prime.

Del resto la componente caratteriale è per Flavia un aspetto non sempre facile da gestire. In alcuni match la sua ansia diventa tangibile, e può crescere al punto da comprometterle la respirazione. Lei stessa ha raccontato che fin dal suo primissimo incontro, ancora bambina, aveva dovuto fare fronte a un attacco di panico.

Pennetta è stata anche numero uno del mondo di doppio (e ha vinto Masters e Australian Open in coppia con Gisela Dulko) e senza dubbio di volo ci sa fare.
Però su questo aspetto del gioco ho un’opinione che penso non convincerà tutti: non credo che in singolare debba cercare molto la rete.
Dopo tante partite seguite negli anni, mi sono convinto che faccia troppa fatica nel  volleare sulla corsa (con percentuali basse di colpi eseguiti al meglio) per potersi basare su tattiche che richiedano di affrontare spesso la transizione verso la rete.

A questo proposito, farei un ragionamento più generale: secondo me il movimento in verticale è un punto debole di Flavia.
In confronto alla sua esemplare mobilità orizzontale, sono sorprendenti le incertezze che incontra nel colpire in modo altrettanto efficace dopo le corse in avanti, e questo anche nelle esecuzioni al rimbalzo nel pressi della rete.
Negli ultimi anni la ricordo davvero incisiva in questa ambito del gioco nei due match vinti contro le italiane (Errani e VInci) agli US Open 2013. Ma più spesso, invece, le doti di tocco e di riflesso che mostra nei pressi della rete durante i match di doppio vengono meno se non può contare su una posizione statica.

Dicevo che nel 2009 Pennetta stava vivendo la seconda fase di carriera. Oggi, nel 2014, possiamo dire che sia alla terza.
Dopo seri dolori al polso e alcuni conseguenti ritiri, nell’agosto 2012 Flavia si è dovuta operare. Non solo, ha cambiato il suo storico allenatore, Gabriel Urpi e ha smesso di giocare con Gisela Dulko, la sua compagna dei maggiori successi in doppio, che ha deciso di ritirarsi.

In sostanza nel giro di pochi mesi Pennetta ha perso tutti insieme i principali riferimenti della sua attività di tennista: allenatore, compagna di doppio (e migliore amica nel circuito) ed efficienza fisica.

Dopo l’operazione Flavia ha iniziato a collaborare con un nuovo coach, sempre spagnolo: Salvador Navarro. La ricordo nei primi match di rientro a Bogotà (febbraio 2013) affrontare le tipiche difficoltà di chi non gioca partite da parecchio tempo: incertezze nel timing, nella posizione durante il palleggio, nell’anticipo dei colpi avversari.
Il recupero è stato lungo e faticoso; faticoso a tal punto che per la mancanza di risultati era arrivata a pensare al ritiro: in fondo a 31 anni compiuti poteva anche essere arrivato il momento di dire basta.
Ma il talento non può scomparire nel nulla: dopo grandi disagi, quasi improvvisamente Pennetta ha ritrovato il suo gioco, risalendo in poche settimane dal 166mo posto (24 giugno 2013, prima di Wimbledon) al 31mo del ranking (9 settembre, dopo gli US Open).

Oggi possiamo dire che il lavoro con il nuovo allenatore le ha procurato ulteriori progressi tecnici: ha aumentato la potenza del servizio (e in diversi match i punti ottenuti grazie alla battuta hanno fatto la differenza) e ha imparato a ”sporcare” il dritto. Con un dritto più carico di spin, finalmente Pennetta ha limitato uno dei suoi maggiori problemi: la tendenza che aveva, grazie ai colpi molto puliti, a mettere in palla con il passare dei game le sue avversarie.
Questa caratteristica finiva spesso per rendere i suoi match molto “ben giocati”: non solo però da lei, ma anche da chi aveva di fronte, che si ritrovava con il miglior assetto tecnico proprio nelle fasi conclusive e determinanti delle partite. Ed evidentemente Flavia aveva tutto da perdere da questa situazione.

Ancora una volta sono stati gli US Open (2013), con il raggiungimento della prima semifinale Slam, a dare vigore alla terza fase di carriera.
Non è stata impresa da poco arrivare in fondo ad un Major avendo come compagne di semifinale Serena, Azarenka e Li Na. Traguardo ottenuto dopo aver sconfitto le teste di serie numero 4, 27, 21, 10 (Errani, Kuznetsova, Halep, Vinci)

Nata sui campi in terra battuta italiani (e poi spagnoli) in realtà Pennetta ha raggiunto sul cemento americano i migliori risultati: a New York negli Slam; e in California (Los Angeles) nel 2009 aveva anche vinto il torneo tecnicamente più qualitativo della sua carriera.

Raccontavo all’inizio come con la conquista della Top ten Pennetta abbia in un certo senso fatto da apripista per l’intero movimento tennistico italiano, e il fatto che la nazione in cui si esprime meglio siano proprio gli Stati Uniti si sposa perfettamente con il ruolo di Flavia.
Infatti nessun popolo quanto quello americano ha radicato nella propria cultura il mito del pioniere; la figura coraggiosa e intraprendente che per prima è capace di raggiungere una nuova meta: è una classica storia dei film western.
E come ai tempi della “Gold Rush”, con la vittoria ad Indian Wells per Pennetta la Callifornia è di nuovo tornata una terra promessa. Anche per lei, la terra dell’oro.

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Indice della rubrica:

Mona Barthel, talento speciale del tennis tedesco

Dominika Cibulkova, futura top ten?

Venus e i campioni anziani: quando è giusto smettere?

Ascesa e declino dell’impero russo

Li Na, grande nonostante il carattere

Bencic e Keys: absolute beginners

Dove può arrivare Simona Halep?

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Ranking

WTA Ranking: Barty chiude da regina. Conferme e delusioni del 2019, Italia nel baratro

L’australiana termina la stagione in vetta. Un anno fa era n.15. Barty non è l’unica ad aver migliorato la propria classifica: in top 20 ci sono 8 nuove atlete rispetto alla fine del 2018. Giorgi conclude l’anno al n.98

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Ashleigh Barty (via Twitter, @WTA)

Con la vittoria alle Finals di Shenzhen Ashleigh Barty chiude la stagione al n.1 del ranking per la prima volta in carriera. Primato meritatissimo in virtù dei titoli conquistati durante il 2019. Oltre alle Finals, ricordiamo il titolo a Parigi, quelli di Miami e di Birmingham. Esattamente dodici mesi si laureava campionessa a Zhuhai e si assestava al n.15 della classifica. Un balzo di 14 posti che l’ha portata non solo in top ten ma addirittura al n.1, con un vantaggio di 1911 punti sulla seconda, Karolina Pliskova.

TOP 10 E TOP 20 – Rispetto al 2018, ci sono molte novità. Abbiamo 8 nuovi ingressi in top 20, di cui 2 direttamente in top 10. Si tratta di Bianca Andreescu (n.5), che un anno fa era addirittura n.178, e Belinda Bencic (n.8), che registra un bel +29 posti. Rientra nelle venti Johanna Konta (n.12, +27) accanto a cinque esordienti: Sofia Kenin (n.14 e ben 38 posti in più), Petra Martic (n.15, +17), Marketa Vondrousova (n.16, +51), Alison Riske (n.18, +45) e Donna Vekic (n.19, +15).

Chi sono invece quelle che mancano all’appello? Salutano il gruppo delle migliori Sloane Stephens, che precipita dal n.6 al n.25, Anastasija Sevastova, che passa dal n.12 al n.27,  Julia Goerges (n.28, -14), Qiang Wang (n.29, -9) e Garbiñe Muguruza (n.36, -18). Quelle però in maggiori difficoltà sono Caroline Wozniacki, un anno fa n.3 mentre quest’anno è in discesa di 35 posti (n.38),  Caroline Garcia (n.45, -26) e Daria Kasatkina, dal n.10 al n.69 nell’arco di un anno.

 

Mantengono la posizione di un anno fa Kvitova (n.7), Bertens (n.9) e Sabalenka (n.11). Rispetto al finale di stagione 2018, migliorano la propria classifica Pliskova, che sale dal n.8 al n.2, Osaka (n.3, +2) e Serena (+6, n.10). Simona Halep, che ha chiuso per due stagioni al n.1, quest’anno si deve accontentare di terminare al n.4, ma con uno Slam in più nel palmares. Retrocede leggermente Svitolina (n.6, -2) mentre crolla Kerber, precipitando dal n.2 al n.20.

Le giocatrici comprese in top 25 capaci di chiudere la stagione al loro best ranking sono, oltre ovviamente a Barty,
Martic (14), Riske (18), Vekic (19), Muchova (21) e Yastremska (22).

IL DETTAGLIO DELLA TOP 50

Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
0 [AUS] Ashleigh Barty 23 7851 15
0 [CZE] Karolina Pliskova 27 5940 19
0 [JPN] Naomi Osaka 22 5496 17
1 [ROU] Simona Halep 28 5462 17
-1 [CAN] Bianca Andreescu 19 5192 15
2 [UKR] Elina Svitolina 25 5075 22
-1 [CZE] Petra Kvitova 29 4776 17
-1 [SUI] Belinda Bencic 22 4745 25
1 [NED] Kiki Bertens 27 4245 27
-1 [USA] Serena Williams 38 3935 10
3 [BLR] Aryna Sabalenka 21 3120 24
-1 [GBR] Johanna Konta 28 2879 17
0 [USA] Madison Keys 24 2767 15
-2 [USA] Sofia Kenin 20 2740 24
0 [CRO] Petra Martic 28 2617 18
0 [CZE] Marketa Vondrousova 20 2390 12
1 [BEL] Elise Mertens 23 2290 26
1 [USA] Alison Riske 29 2210 24
1 [CRO] Donna Vekic 23 2205 23
-3 [GER] Angelique Kerber 31 2175 22
5 [CZE] Karolina Muchova 23 1864 15
2 [UKR] Dayana Yastremska 19 1825 24
-1 [GRE] Maria Sakkari 24 1820 23
-3 [USA] Amanda Anisimova 18 1793 17
-2 [USA] Sloane Stephens 26 1737 20
-1 [EST] Anett Kontaveit 23 1645 19
0 [LAT] Anastasija Sevastova 29 1617 23
0 [GER] Julia Goerges 31 1610 21
0 [CHN] Qiang Wang 27 1563 20
0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 28 1560 22
0 [USA] Danielle Collins 25 1558 18
0 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1505 24
0 [CZE] Barbora Strycova 33 1491 21
0 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1460 25
0 [RUS] Ekaterina Alexandrova 24 1425 28
0 [ESP] Garbiñe Muguruza 26 1412 16
0 [KAZ] Elena Rybakina 20 1401 27
0 [DEN] Caroline Wozniacki 29 1383 16
1 [CHN] Saisai Zheng 25 1375 25
-1 [FRA] Kristina Mladenovic 26 1360 27
0 [RUS] Veronika Kudermetova 22 1351 27
0 [POL] Magda Linette 27 1320 27
0 [SWE] Rebecca Peterson 24 1275 23
0 [LAT] Jelena Ostapenko 22 1250 27
0 [FRA] Caroline Garcia 26 1235 25
0 [CHN] Shuai Zhang 30 1216 25
1 [BEL] Alison Van Uytvanck 25 1175 24
-1 [CHN] Yafan Wang 25 1165 25
0 [SLO] Polona Hercog 28 1145 24
0 [BLR] Victoria Azarenka 30 1115 18

CASA ITALIA

La nota dolente è che Camila Giorgi perde ancora 4 posizioni e chiude quest’annata da dimenticare al n.98. L’Italia rischia di non avere giocatrici in top 100 a inizio 2020, quando a Camila scadranno i punti ottenuti in Australia. Un anno fa Giorgi concludeva la stagione migliore della sa carriera al 26esimo posto. Questa invece sarà la stagione peggiore dal 2011, quando si fermò per la pausa invernale al n.149. Segnaliamo, tra le altre, i 39 posti in più di Sara Errani che torna al n.200 dopo aver raggiunto la finale all’ITF di Asuncion, dove ha perso da un’altra italiana, Elisabetta Cocciaretto (+60, n.215).

Camila Giorgi
Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
98 -4 Camila Giorgi 680 17
117 2 Jasmine Paolini 571 29
153 8 Martina Trevisan 393 25
175 5 Giulia Gatto-Monticone 350 24
199 2 Martina Di Giuseppe 297 28
200 39 Sara Errani 297 20
215 60 Elisabetta Cocciaretto 281 15
311 29 Martina Caregaro 177 16
315 -5 Stefania Rubini 173 20
343 -5 Jessica Pieri 149 24
356 -4 Lucia Bronzetti 140 25
364 0 Cristiana Ferrando 134 20
371 -4 Bianca Turati 128 14
397 -11 Deborah Chiesa 112 22
411 1 Camilla Scala 106 16
429 -25 Federica Di Sarra 100 15
430 -5 Lucrezia Stefanini 99 20
447 -9 Claudia Giovine 93 15
454 -13 Gaia Sanesi 92 18
463 9 Camilla Rosatello 89 14

NEXT GEN RANKING

Dayana Yastremska supera Amanda Anisimova al n.3 nel ranking Next Gen. Entra per la prima volta in classifica Katarina Zavatska, nella posizione più bassa, il n.10. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Bianca Andreescu 2000 5
2 0 Marketa Vondrousova 1999 16
3 1 Dayana Yastremska 2000 22
4 -1 Amanda Anisimova 2001 24
5 0 Elena Rybakina 2000 37
6 0 Iga Swiatek 2001 61
7 0 Cori Gauff 2004 68
8 0 Anastasia Potapova 2001 93
9 0 Varvara Gracheva 2000 105
10 Katarina Zavatska 2000 110

NATION RANKING

L’unica novità della classifica di fine anno per compagini nazionali è l’ingresso del Kazakistan al n.10. Esce dalla top 10 la Svizzera. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Repubblica Ceca 25
2 0 Stati Uniti 37
3 0 Ucraina 98
4 0 Russia 106
5 0 Cina 114
6 0 Germania 121
7 0 Bielorussia 128
8 0 Francia 145
9 0 Australia 148
10 Kazakistan 149

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WTA

Per Barty è un trionfo da N.1: sue le Finals di Shenzhen

Grande prova dell’australiana che supera in due set Svitolina e si porta a casa l’assegno più ricco della Storia del tennis, 4,4 milioni di dollari

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Ashleigh Barty - WTA Finals Shenzhen 2019 (foto via Twitter, @WTAFinals)

[1] A. Barty b. [8] E. Svitolina 6-4 6-3

La più classica delle ciliegine sulle torte. Coronando la stagione che l’ha vista conquistare la prima posizione mondiale e il primo titolo Slam in carriera a Parigi, Ashleigh Barty ha vinto le WTA Finals, di scena per la prima volta a Shenzhen, in Cina. Per riuscire in quest’ennesima impresa del suo meraviglioso 2019, la tennista australiana ha dovuto spezzare un incantesimo chiamato Elina Svitolina, che l’aveva ipnotizzata in tutti i cinque precedenti scontri diretti. Nell’occasione più importante a prevalere è stata però Barty, in due set, con il punteggio di 6-4 6-3, facendo valere il suo tennis, composto di continue variazioni di angoli e ritmo. La regolarità e solidità da fondocampo di Svitolina non si è rivelata sufficiente per contrastare il suo talento.

Grazie a questo successo la 23enne di Ipswich consolida ulteriormente la sua leadership, portandosi a 1900 punti di distanza da Karolina Pliskova. Nella prima parte di 2020 potrebbe addirittura incrementare il vantaggio. E dire che qualcuno dopo il Roland Garros la riteneva una numero uno pro tempore.

 

Il MATCH – Inizio di match segnato dal dominio del servizio. Le due tenniste danno il loro meglio con questo fondamentale, lasciando le briciole a chi sta in ribattuta. Quando si entra nello scambio comincia ad emergere però il tanto prevedibile quanto tutto sommato gradevole tema tattico della partita. È Barty a costruire gioco, con il suo ampissimo arsenale di colpi: rovesci in slice, dritti a sventaglio e colpi al volo. Svitolina pure fa la Svitolina, ovvero si getta su ogni palla, cerca di limitare al massimo gli errori, e di tenere alto il ritmo.

Nel nono gioco, guadagnarsi la prima palla break, grazie ad un recupero straordinario, è proprio la tennista ucraina. Barty però riesce a salvarsi e ad andare avanti per 5 a 4, mettendo così pressione alla battuta alla propria avversaria. E Svitolina, che fino a quel momento era stata impeccabile nei suoi turni di battuta, si squaglia, mette poche prime e regala diversi set point. Il terzo è quello buono per la giocatrice aussie che chiude con una risposta vincente su una seconda molto morbida il primo set in suo favore, dopo tre quarti d’ora di gioco.

Di marca molto diversa il secondo parziale. Seguendo il suggerimento del suo allenatore Andrew Bettles, Svitolina tenta di essere meno remissiva e più propositiva. La tattica paga ed è lei ad ottenere un primo allungo, andando 2 a 1 e servizio. Purtroppo per Svitolina, dall’altra parte della rete c’è un’avversaria alquanto ispirata. Da sotto 0-30, Barty mette in fila una serie di punti magistrali, alternando diverse soluzioni tecniche. Con uno smash vincente, l’australiana realizza l’immediato controbreak. Non paga, Barty strappa il servizio nuovamente alla sua avversaria nel sesto gioco, salendo 4 a 2.

Svitolina è però nota per essere un osso duro ed è determinata a confermare il titolo conquistato dodici mesi fa. La 25enne di Odessa rimane mentalmente in partita e accorcia le distanze, sfruttando un passaggio a vuoto di Barty. La partita è ora più che piacevole e i break si susseguono. Quello decisivo giunge nell’ottavo di gioco. Svitolina fa fatica a contenere sulla seconda e soprattutto non appena Barty la mette sul tocco va completamente in palla. L’australiana va così a servire per il match e senza alcuna esitazione porta a casa l’incontro e le WTA Finals dopo poco meno di un’ora e mezza di gioco. Più che le percentuali di prime in campo o i punti vinti con la seconda, a raccontare l’esito di questo match è la differenza notevole nella mole di vincenti ed errori tra le due tenniste. Ovviamente a favore di Barty. A conferma di una tennista che spesso impone il suo gioco sulle avversarie. E questa è una qualità da n.1.

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WTA

WTA Finals: Pliskova spegne la luce, Barty ne approfitta e vola in finale

L’australiana perde il primo set contro un’ottima Pliskova, poi dilaga. In finale sfiderà Elina Svitolina

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Ashleigh Barty - WTA Finals Shenzhen 2019 (foto via Twitter, @WTAFinals)

[1] A. Barty b. [2] Ka. Pliskova 4-6 6-2 6-3

Sarà Ashleigh Barty la seconda finalista delle WTA Finals 2019. L’australiana se l’è vista brutta contro Karolina Pliskova, praticamente perfetta per un set e mezzo, ma, dopo aver ottenuto il break nel secondo parziale, è stata in grado di cambiare marcia e di portare a casa il match. Barty torna dunque avanti nei precedenti contro la ceca (3-2), ma soprattutto domenica potrà tentare di coronare la propria stagione da sogno contro Elina Svitolina, che l’ha sconfitta in tutti i cinque precedenti incroci

IL MATCH – La partita si prospetta combattuta fin dagli esordi. In particolare il servizio di Barty è quello che scricchiola di più anche perché Pliskova entra in campo con coraggio su ogni seconda, trovando anche soluzioni vincenti. L’australiana salva, con due rovesci vincenti e un ace, tre palle break già nel primo gioco, poi altre due nel terzo. Successivamente è lei ad avere la chance di strappare il servizio all’avversaria, ma non riesce a sfruttarla e sul 2-2 è infine costretta a capitolare all’ottava occasione concessa. Dopo questi primi cinque game di grande lotta, seguono improvvisamente quattro turni di servizi rapidi e indolori che conducono Pliskova a servire per chiudere il primo set. Un po’ di tensione della ceca regala a Barty l’occasione di rientrare. Pliskova però si riscuote e, supportata da servizio e dritto, archivia il primo set col punteggio di 6-4.

 

Il secondo set si apre sulla falsariga del primo con Pliskova molto arrembante e una Barty invece un po’ in difficoltà, soprattutto col dritto. L’australiana sbaglia troppo e subisce l’aggressività della ceca, ritrovandosi sotto 0-40 nel terzo gioco. Con l’ausilio dell’avversaria, riesce però a risalire la china e a tenere il servizio, non prima di aver annullato anche una quarta palla break. Nel gioco successivo, quasi dal nulla, Pliskova incappa in qualche errore di troppo e regala il break a Barty. Da questo momento la partita cambia volto. L’australiana infatti allunga sul 4-1 e comincia a prendere il comando degli scambi. Al servizio non soffre quasi per niente, contrariamente al difficile primo set, il dritto in manovra ora funziona a meraviglia e lo slice fa ammattire Pliskova. Costretta a colpire spesso in posizione scomoda o fuori equilibrio, la ceca cede nuovamente la battuta e il set col punteggio di 6-2.

Nel parziale decisivo i servizi tornano ad essere dominanti da entrambe le parti: nei primi cinque game si vedono solo tre punti vinti dalla giocatrice in risposta. Nel sesto però, Pliskova combina un pasticcio, come nel secondo parziale, e spedisce Barty avanti 4-2. La ceca palesa tutto il suo nervosismo quando, dopo l’ennesimo dritto in rete, scaglia con violenza la propria racchetta sul campo di gioco. Le chance per lei sono infatti pochissime perché Barty sta servendo benissimo adesso. Un piccolo momento di difficoltà arriva sul 5-3, al momento di chiudere, quando Barty che fino ad allora aveva concesso appena due punti in tutto il set con la battuta a disposizione, viene costretta ai vantaggi da una orgogliosa Pliskova. La ceca annulla infatti con coraggio due match point, ma deve poi arrendersi al terzo.

Il Ranking WTA aggiornato
Bencic si ritira, Svitolina in finale
Gironi, tabellone e risultati delle WTA Finals

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